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“NON MANDARE I NOSTRI UOMINI AL MACELLO”: MOGLI E MADRI RUSSE SI SONO UNITE PER CHIEDERE A PUTIN DI SMETTERE DI SPEDIRE I LORO MARITI E FIGLI “AL MASSACRO” SENZA UN ADDESTRAMENTO O RIFORNIMENTI ADEGUATI

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

LO SCRIVE CNN ONLINE CITANDO UN VIDEO CONDIVISO DAL CANALE INDIPENDENTE RUSSO TELEGRAM “SOTA”, IN CUI LE DONNE AFFERMANO CHE I LORO UOMINI VANNO AL FRONTE DOPO APPENA QUATTRO GIORNI DI ADDESTRAMENTO

Diverse mogli e madri russe si sono unite per chiedere al presidente Vladimir Putin di smettere di mandare i loro mariti e figli “al massacro” costringendoli a unirsi a gruppi d’assalto senza un addestramento o rifornimenti adeguati. Lo scrive Cnn online citando un video condiviso dal canale indipendente russo Telegram SOTA, in cui le donne affermano che i loro figli o mariti sono stati “costretti a unirsi a gruppi d’assalto” all’inizio di marzo dopo appena quattro giorni di addestramento.
Il video mostra le donne con in mano un cartello con scritto in russo “580 Separate Howitzer Artillery Division”, datato 11 marzo 2023. “Mio marito… si trova sulla linea di contatto con il nemico”, dice una donna nella registrazione, aggiungendo che “i nostri mobilitati vengono inviati come agnelli al macello per assaltare le aree fortificate, cinque alla volta, contro 100 uomini nemici pesantemente armati”, pertanto “vi chiediamo di ritirare i nostri uomini dalla linea di contatto e di fornire agli artiglieri armi e munizioni”, riferisce ancora la Cnn, precisando di non aver potuto verificare in modo indipendente le affermazioni fatte dal gruppo di donne nel video.
(da agenzie)

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ALARM PHONE: “DIVERSI MORTI SUL GOMMONE ALLA DERIVA, L’ITALIA ERA STATA AVVISATA, LI HANNO LASCIATI MORIRE”. QUESTO SI CHIAMA OMICIDIO COLPOSO E OMISSIONE DI SOCCORSO

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

ROMA AVEVA ASSUNTO IL COORDINAMENTO DEL SOCCORSO, DEMANDANDO L’INTERVENTO AI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA CHE NON E’ INTERVENUTA

Ci sarebbero diverse vittime sul gommone con 47 migranti a bordo che da sabato mattina chiede aiuto in zona Sar libica, 120 migliia nord di Bengasi. A darne notizia è la ong Alarm Phone che da ieri rilancia l’allarme ricevuto da bordo della nave dei disperati, chiedendo alle autorità italiane di coordinare i soccorsi.
“Siamo scioccati – scrivono su Twitter da Alarm Phone – Decine di persone di questa barca sono annegate. Dalle 2.28 dell’11 marzo le autorità erano informate dell’urgenza e della situazione di pericolo. Le autorità italiane hanno ritardato deliberatamente i soccorsi, lasciandoli morire”.
Secondo le prime sommarie informazioni, la barca – che per tutta la notte sarebbe stata monitorata da alcuni mercantili in attesa dell’arrivo dei soccorsi – si sarebbe rovesciata questa mattina e molte delle 47 persone a bordo sarebbero disperse. Da ieri, l’Imrcc Roma aveva dato istruzioni ai mercantili, assumendo il coordinamento dell’operazione Sar e chiedendo alla guardia costiera libica di intervenire, ma non risulta siano mai state mobilitate le navi militari operative nell’area per le missioni Eunavformed e Irini. E ora c’è anche il timore che i superstiti, presi a bordo da un mercantile, possano essere riportati in Libia.
Prima ad intervenire la neosegretaria del Pd Elly Schlein in chiusura dell’assemblea dem. “Ci arrivano notizie tristi di un nuovo naufragio in cui sarebbero morte altre persone. Mi dicono che questa imbarcazione ha chiamato il centro di soccorso che ha risposto di contattare la guardia costiera libirca. Questa è una vergogna ed è una vergogna anche per l’Europa. Vorrei che facessimo un minuto di silenzio per queste vittime”. .
L’allarme
“Abbiamo perso i contatti con le 47 persone e siamo molto preoccupati! La cosiddetta guardia costiera libica ci ha detto che le autorità italiane avrebbero coordinato i soccorsi ma non danno alcuna informazione. Le persone devono essere salvate e portate in salvo in Europa ora”. Così nella notte Alarm Phone, ong creata da una rete di attivisti per allertare i soccorsi in mare, a proposito dell’imbarcazione alla deriva da ieri tra le onde nel Mediterraneo centrale.
L’allarme e il respingimento
Il barcone era stato segnalato dalla Ong Sea Watch, con il suo aereo Sea-bird. A un mercantile di passaggio è stato richiesto dalla sala operativa dell’Imrcc Roma (il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo) di rimanere in zona a monitorare il gommone.
In serata però la stessa ong ha diffuso un comunicato allarmante: “ll tempo sta per scadere, la barca va alla deriva tra le onde alte. Il mercantile non è attrezzato per i soccorsi ed è stato ordinato dalle autorità italiane di attendere la Guardia costiera libica, ma non vengono. Dopo aver chiamato il centro di soccorso libico, hanno confermato che non avrebbero inviato una nave. Quando raggiungiamo di nuovo il centro nazionale di coordinamento di soccorso italiano con la domanda su chi assumerà il coordinamento e la responsabilità delle persone, l’ufficiale responsabile riattacca”. E oggi, arrivata la notizia della nuova tragedia, anche Sea Watch accusa l’Italia: “Il barchino avvistato ieri dal nostro aereo di ricognizione Seabird non è stato soccorso in tempo. Ancora un’omissione di soccorso. Ancora tragedie”.
(da La Repubblica)

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SALVINI A CUTRO, LO “ZIO LALLO” PARASSITA

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

IN “AMARCORD” DI FELLINI C’E’ LO ZIO LALLO, QUELLO CHE VEGETA ALLE SPALLE DEI PARENTI, LESTO AD ACCOMODARSI A TAVOLA CON ACCAPPATOIO SPUGNATO E RETINA ELASTICA

In “Amarcord” c’è un personaggio indimenticabile, lo zio Lallo, quello che vegeta alle spalle dei parenti, lestissimo, all’ora del desinare, ad annodarsi il tovagliolo. Con un accappatoio spugnato e l’immancabile retina elastica sui capelli ben impomatati, egli assiste masticando di gusto, imperturbabile, alle furiose liti di famiglia.
Giovedì, nel chiostro di Cutro, lo zio Lallo era interpretato da uno strepitoso Matteo Salvini, impeccabile nel ruolo (ma senza accappatoio e retina).
Mentre la povera Giorgia Meloni arrancava sotto il peso della trasferta del governo in Calabria – nata sotto una pessima stella considerati i tragici eventi (ma non quelli soltanto) –, i ministri circostanti si comportavano come i soliti maschi fancazzisti, quelli che recitano di malavoglia il compitino e che alla fine neppure aiutano a sparecchiare.
È stato quando la premier è apparsa abbastanza stremata (e incazzata) dalla baraonda giornalistica di domande polemiche, voci sovrapposte, urla.
Il tutto coordinato (si fa per dire) dal portavoce novello, Mario Sechi, appena estratto dall’imballaggio e catapultato nel crotonese direttamente dai drink con l’olivetta dell’hotel Locarno (Mario, ma chi te l’ha fatto fare!).
Da quel momento ecco che lo zio Lallo occupa la scena da par suo. Assorto tutto il tempo sul cellulare a digitare furiosamente, come sempre indifferente a ciò che dicevano gli altri, si è subito capito che allo spensierato ministro per le Infrastrutture interessava unicamente il consueto comizietto a uso personale.
Come se si trovasse a presenziare a una kermesse leghista in Val Brembana e non sul luogo di una strage. Infatti, dopo essersi ampiamente illustrato enumerando, alla Crozza, il listone di faticosissimi incontri e appuntamenti, ha concluso la concione citando il “ponte sullo Stretto”. Non senza la preventiva ostentazione di una cartellina, con relativa intestazione a caratteri cubitali dell’opera, onde ammaliare i cutresi che, come si sa, non avevano altro per la testa.
Ora, neppure a Nando Orfei (l’attore scelto da Fellini per la parte del parassitario cognato) sarebbe mai venuto in mente di disturbare una veglia funebre con l’esibizione di un catalogo di tegole fotovoltaiche.
Ma per lo zio Lallo, di naufragio e di governo, l’improntitudine paga sempre. Infatti, dai giornali del mattino successivo risultò che Salvini avesse letteralmente schiantato la Meloni ottenendo questo e quell’altro. Perciò se, per caso, all’underdog fosse venuta voglia di azzannare l’ineffabile alleato avrebbe avuto tutta la nostra comprensione. E invece l’abbiano ritrovata al compleanno di Lallo mentre lui e lei, avvinti come l’edera, devastavano al karaoke la “Canzone di Marinella”. L’ultimo misfatto.
(da Il Fatto Quotidiano)

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IN VIAGGIO CON MELONI: IL NUOVO GOVERNO SPENDE PER LE TRASFERTE PIU’ DI RENZI, CONTE E DRAGHI

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

MEGA-DELEGAZIONI SI SPOSTANO CON LEI

Nei primi tre mesi del suo governo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tra quelle che ha speso di più in missioni e viaggi rispett
o alla fase di start-up dei suoi predecessori alla guida di Palazzo Chigi. Più dei governi Renzi, Gentiloni, Conte I e Draghi, e in parte meno solo del governo Conte II.
La presidente in passato ha criticato l’aereo noleggiato da Matteo Renzi per i voli di Stato (“Se lo vendessimo per rimborsare i cittadini fregati dalle banche?”, diceva): l’Airbus poi rottamato dai 5 stelle che però poi si accomodavano comunque (giustamente, ma senza dirlo) in altri aerei di Stato.
Ma la leader di FdI da principale inquilina di Palazzo Chigi è quella che nei primi tre mesi ha portato in giro per il mondo, e l’Italia, le delegazioni più corpose al seguito e tra queste il maggior numero di esterni all’amministrazione.
Insomma, al momento non ha invertito la “rotta”, diciamo, anzi l’ha rilanciata. Il tutto mentre crescono rispetto al governo Draghi anche i voli fatti con aerei di Stato da parte dei ministri: con il titolare del dicastero della Giustizia Carlo Nordio che ha utilizzato questi voli anche per tratte del tutto interne al Paese e sempre atterrando o partendo dalla sua città, Treviso, per “motivi di sicurezza”.
Di certo c’è che Palazzo Chigi ha appena pubblicato il report delle missioni della presidente del Consiglio nei primi tre mesi dal suo insediamento. In totale spesi 193.233 euro per undici viaggi con al seguito delegazioni composte complessivamente da 280 persone tra staff e addetti vari, tra i quali 17 esterni alla presidenza.
Soltanto a novembre la spesa è stata di 158.671 euro per quattro viaggi, uno in Italia e tre all’estero: quest’ultimi sono stati a Bruxelles, per la prima visita ufficiale fuori l’Italia, a Sharm el Sheikh per Cop27 e a Bali in Indonesia per il G20.
Per queste tre missioni previsti pernottamenti e spese di trasferta per un totale di 134 persone, 14 delle quali esterne e non dipendenti di Palazzo Chigi. Nel dettaglio spesi 80.170 euro per “trasferimenti” e altri 78.501 euro per “pernottamenti e pasti”.
A dicembre le missioni sono state quattro: tre all’estero in Albania, a Bruxelles e in Iraq, per un totale di persone in delegazione pari a 108 unità e una spesa di 26.864 euro.
A gennaio tre missioni, due all’estero in Algeria e Libia, per 52 persone al seguito e una spesa di 7.698 euro. In media per ogni viaggio Meloni ha avuto al seguito una delegazione composta da 27 persone.
Numeri superiori a quelli dei suoi predecessori. Il governo Conte II nei primi tre mesi ha registrato una spesa di oltre 260 mila euro tra settembre e novembre 2019, però per ben 36 viaggi e con una media di componenti a delegazione di 15 persone.
L’ex presidente Mario Draghi nei primi mesi di vita del suo mandato tra febbraio e giugno 2021 ha speso circa 80 mila euro per dieci viaggi, due in Italia e otto all’estero: poche trasferte, per l’ex presidente del Consiglio, anche perché si era ancora in piena fase pandemica.
Il primo governo Conte tra giugno e agosto del 2018 ha speso complessivamente 148.496 euro per 12 missioni quasi tutte all’estero e con un totale di persone portate al seguito di 223 unità. In questi primi viaggi di Conte non ci sono state missioni istituzionali come il G20 fatto da Meloni a Bali. Ma anche a voler prendere a raffronto il primo G20 che ha visto la partecipazione di Conte, a Osaka nel giugno 2019, proprio in quel mese
Andando ancora a ritroso nel tempo, il governo Gentiloni nei primi tre mesi ha speso 25 mila euro per sei missioni e il governo Renzi ha speso in totale 78 mila euro nello stesso arco di tempo in gran parte per viaggi all’estero e con una media di 11 persone a delegazione
Anche sui voli con aerei di Stato dei ministri si registra in generale un aumento rispetto, a esempio, ai primi tre mesi del governo Draghi.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ha fatto 12 missioni. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, 7. Il ministro Nordio ha utilizzato 5 volte i voli di Stato e sempre per partire o atterrare a Treviso. In totale 35 voli di Stato, contro i 20 dei ministri di Draghi. Il governo Meloni viaggia, eccome.
(da agenzie)

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IL CALL CENTER UCRAINO PER I SOLDATI RUSSI CHE VOGLIONO SCAPPARE

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

COSI KIEV PROVA A SVUOTARE LE TRUPPE DI MOSCA: “I SOLDATI RUSSI STANNO VEDENDO CON I LORO OCCHI CHE PUTIN LI CONSIDERA CARNE DA CANNONE”

La guerra della Russia contro l’Ucraina si trova in una fase cruciale. E l’esercito di Kiev ha istituito un servizio di sostegno psicologico per i soldati russi che vogliono deporre le armi.
Le forze ucraine, così facendo, sperano di poter rendere più semplice possibile la resa, ma anche l’aiuto a quanti sono stati chiamati a combattere anche contro la loro volontà. Ma molti soldati russi non vogliono morire in Ucraina.
A riportare la notizia è il Los Angeles Times. E così, dallo scorso settembre, l’esercito ucraino ha gestito una hotline denominata “Voglio vivere” che fornisce assistenza e istruzioni per i soldati russi che vogliono abbandonare il campo di battaglia.
I militari russi, secondo quanto riferito dal tenente ucraino Vitaly Matvienko, portavoce dell’operazione How to Surrender «vedono con i loro occhi che non sono altro che carne da cannone» e «vedono che a uno dei loro compagni viene ordinato di entrare in un campo minato per trovare un percorso, e lui viene fatto saltare in aria, mentre a un altro viene detto di andare dopo, e anche lui viene fatto saltare in aria, e così via. E il pensiero che viene loro in mente è: “Come posso salvarmi?”».
Come funziona il centralino di sostegno
La hotline e il canale Telegram crittografato sono gestiti da 10 membri del personale delle forze militari di Kiev, con particolare esperienza in ambito psicologico. Una volta passate al vaglio le richieste di resa per distinguere le possibili spie russe dai soldati normali, i militari russi ricevono indicazioni per poter deporre le armi e abbandonare il campo di battaglia, senza essere richiamati dai generali di Mosca.
«Ai russi che vogliono costituirsi viene detto di sventolare un panno bianco, rimuovere i caricatori dalle pistole, puntare le canne verso terra ed evitare di indossare giubbotti antiproiettile ed elmetti – spiega il Times -. Viene loro assicurato che, nel caso in cui vogliano essere rimandati a casa mediante uno scambio di prigionieri, i loro documenti rispecchieranno che sono stati catturati, e non che si sono arresi volontariamente. Se si dovesse trattare invece di una resa mentre ci si trova su un carro armato, cosa che non accade raramente, la torretta deve essere girata nella direzione opposta».
Secondo un recente sondaggio del Levada Center, la resa dei soldati russi impegnati nella guerra contro l’Ucraina è percepita in malo modo dai connazionali. Secondo la rilevazione, infatti, il 51% degli intervistati ha un parere fortemente negativo nei confronti dei “disertori”, mentre solo il 10% degli intervistati risulta avere un atteggiamento positivo e comprensivo nei confronti dei soldati russi che si arrendono.
(da agenzie)

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IL CAPO DELLA BBC COSTRETTO A SCUSARSI PER IL CASO LINEKER

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

IL FIGLIO DELL’EX CALCIATORE: “ORGOGLIOSO DI MIO PADRE, NON SI RIMANGERA’ MAI QUEL CHE HA DETTO”

Non accenna a placarsi la bufera che si è abbattuta sulla Bbc, la tv pubblica del Regno Unito. Nei giorni scorsi, la «zietta» – come la chiamano affettuosamente gli inglesi – ha deciso di sospendere il giornalista sportivo Gary Lineker per alcuni suoi tweet contro il governo di Rishi Sunak. In particolare, Lineker ha criticato la linea dura di Downing Street sull’immigrazione irregolare e ha paragonato il linguaggio dell’esecutivo inglese «a quello usato dalla Germania negli anni ’30».
La sospensione di Lineker ha scatenato un boicottaggio della rete pubblica da parte di dipendenti, calciatori e opinione pubblica. I programmi sportivi del weekend sono andati in onda finora senza conduttore e con lo staff ridotto.
Secondo George Lineker, figlio del conduttore, il padre non ha nessuna intenzione di indietreggiare. «Mio padre è una brava persona e sono orgoglioso del fatto che abbia voluto prendere posizione – ha detto oggi George Lineker ai media inglesi -. Credo che tornerà a condurre Match of the day, ma non farà alcun passo indietro rispetto a ciò che ha dichiarato».
Le pressioni della politica
Nel frattempo, la polemica mediatica ha già raggiunto le stanze della politica. Ieri, il leader del Partito liberaldemocratico, Ed Davey, ha chiesto le dimissioni di Richard Sharp, capo della Bbc.
La parlamentare laburista Rachel Reeves, invece, ha accusato i conservatori di aver spinto la rete pubblica a sospendere Lineker.
«Le persone che credo siano da incolpare sono i parlamentari e i ministri conservatori, che si sono allineati per criticare Gary Lineker, mettendo pressione alla Bbc affinché lo sospendessero dalle trasmissioni», ha detto Reeves.
La bufera mediatica sulla tv pubblica ha dominato il dibattito pubblico inglese degli ultimi giorni. Al punto da spingere il direttore generale della Bbc, Tim Davie, a chiedere scusa agli spettatori che pagano il canone per il caos nei palinsesti sportivi di ieri. Davied ha detto di essere al lavoro «molto duramente per risolvere la situazione» e di considerare «un successo far tornare in diretta Lineker perché è solo insieme che diamo ai nostri spettatori quel servizio di livello mondiale che mi dispiace di non essere riusciti a garantire» in questi ultimi giorni.
(da Open)

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VERSO L’EMERGENZA SBARCHI ENTRO L’ESTATE, L’ALLARME DEI SERVIZI SEGRETI: “DALLA LIBIA PRONTE A PARTIRE 685.000 PERSONE”

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

OVVERO QUELLE COSTRETTE A PAGARE I TRAFFICANTI COLLEGATI ALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA CHE L’ITALIA FINANZIA A MILIONATE

Nei report settimanali sull’immigrazione, che vengono inoltrati con cadenza settimanale al governo, i servizi segreti italiani hanno evidenziato che in Libia sono presenti 685mila persone pronte a partire e attraversare il Mediterraneo per sbarcare sulle coste italiane.
Negli ultimi giorni, oltre al drammatico naufragio di Cutro, gli sbarchi sono andati via via crescendo, con migliaia di arrivi sulle coste italiane. Una situazione che, secondo gli 007 italiani, potrebbe rappresentare il preludio di una nuova ondata di sbarchi, a cui il governo italiano – unitamente all’Unione Europea – dovrà saper dare risposte «concrete», come dichiarato a chiare lettere dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, l’anno scorso sono sbarcati in Italia 104mila migranti, in parte anche a causa della pandemia. Ma secondo le previsioni dell’intelligence i numeri di arrivi per il 2023 saranno esponenzialmente superiori. Dall’inizio del 2023, i migranti sbarcati sulle coste italiane sono stati 17.592, il triplo rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (5.976). E per far fronte a questa situazione ed evitare nuove tragedie, l’esecutivo si è più volte confrontato con il governo Tripoli per contenere le partenze dalla sola Libia, ma il controllo territoriale – con questi numeri – risulta essere impraticabile.
Che fare, dunque? Il governo Meloni intende puntare sul rafforzamento dei corridoi umanitari e sul rafforzamento dei programmi di trasferimento dalla Libia in Italia per le persone fragili e vulnerabili, richiamando anche l’Unione Europea all’accoglienza nella ridistribuzione dei migranti. La presidente della Commissione Ue von der Leyen, rispondendo alla lettera inviata dalla premier italiana, ha annunciato nelle scorse ore uno stanziamento di mezzo miliardo di euro per il «reinsediamento» in Europa di 50mila migranti attraverso i corridoi.
Ma visti i numeri, non potrebbe bastare per la ricollocazione dei migranti. Ma non solo. Un altro fronte che desta preoccupazione è quello della tenuta – già fragile – dei centri di accoglienza italiani, dove attualmente sono ospitate 109.294 persone. Ma davanti a una nuova ondata di massicci arrivi, i timori per la tenuta e la sostenibilità delle strutture d’accoglienza e la ridistribuzione nei centri italiani, che potrebbe andare in cortocircuito.
(da Open)

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ASSEMBLEA PD, IL PRIMO DISCORSO DA SEGRETARIA DI ELLY: “BASTA LITI INTERNE, PER NOI SARA’ UNA NUOVA PRIMAVERA, A FIANCO DELL’ITALIA CHE FA PIU’ FATICA”

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

“CON ALTRE OPPOSIZIONI CI SONO TERRENI COMUNI”… “NON MI CIRCONDERO’ DELLE PERSONE PIU’ FEDELI MA DI QUELLE PIU’ COMPETENTI”

È stata accolta con un’ovazione del pubblico la proclamazione ufficiale di Elly Schlein a nuova segretaria del Partito Democratico.
Al centro congressi La Nuvola di Roma si sta svolgendo la prima assemblea dei dem sotto la guida della nuova segretaria. Un evento a cui hanno partecipato oltre 700 delegati e tutti i big del partito. «È cambiato clima dopo le primarie. Molti si auguravano il nostro fallimento e invece siamo più forti di prima. Questa per noi sarà una nuova primavera», ha detto Schlein nel suo primo discorso ufficiale da segretaria del Pd.
Poi la sfida rivolta al governo e a Giorgia Meloni: «Abbiamo bisogno di porre fine alle conflittualità interne che ci sottraggono energie preziose a costruire l’alternativa alle destre che governano questo Paese e che sono le peggiori d’Europa», ha detto Schlein dal palco. Perché questo accada, la nuova segretaria del Pd ha offerto la sua ricetta per il rilancio del partito: ripartire da quei territori e da quelle fasce sociali con cui i dem hanno perso sintonia. «La nostra risposta è chiara: vogliamo essere al fianco dell’Italia che fa più fatica. Affinché possa rialzare la testa, darsi strumenti di emancipazione e riscatto», ha aggiunto Schlein.
La sponda a M5s e Terzo Polo
La neo segretaria dei dem ha poi rivendicato i risultati degli ultimi giorni, che hanno portato a 10mila nuove tessere di partito solo nell’ultima settimana. Per portare avanti le proprie battaglie, però, Schlein lancia un segnale anche a Movimento 5 Stelle e Terzo Polo.
«Dobbiamo cercare di dialogare con le altre forze di opposizione. Ci sono terreni comuni e abbiamo la responsabilità di esplorarli insieme», ha precisato la segretaria del Pd. Oltre a cercare la sponda degli altri partiti, Schlein ha anche aperto al dialogo e alla collaborazione con chi, all’interno del Pd, avrebbe preferito un altro segretario.
«Da oggi, chi ha votato chi non conta più niente. Sarò la segretaria di tutte e tutti, questo è il mio impegno», ha scandito Schlein dal palco. «Sarò la segretaria anche di chi non mi ha sostenuta. E vi prometto che mi circonderò delle persone più competenti e non di quelle più fedeli», ha aggiunto. Da qui, dunque, la proposta – già anticipata nei giorni scorsi – di nominare il candidato sconfitto delle primarie, Stefano Bonaccini, come nuovo presidente di partito.
Le prossime battaglie
Schlein ha poi anticipato quali saranno le due priorità su cui il Pd, insieme a Terzo Polo e M5s, incalzerà il governo: la difesa della sanità pubblica e l’introduzione di un salario minimo.
«Lo dico al governo da questo palco: faremo le barricate per difendere la sanità pubblica», ha scandito Schlein davanti ai delegati Pd. Tra le altre priorità della sua segreteria, poi, Schlein cita le politiche abitative per il diritto alla casa, il sostegno per la cura della salute mentale e la giustizia climatica. Sul fronte del lavoro, il nuovo volto dei dem promette un contrasto alla precarietà e allo sfruttamento seguendo l’esempio della Spagna, che – oltre ad approvare il salario minimo – ha messo un freno ai contratti a tempo determinato e agli stage. Una ricetta complessiva che Schlein riassume con tre parole: «Disuguaglianze, clima, lavoro».
La questione migranti
Il discorso di Schlein ha toccato poi la questione relativa al naufragio di Cutro, su cui la segretaria dem ha chiesto al governo «di chiarire e fare luce sulla dinamica dei fatti». Schlein ha criticato la scelta di Meloni di non omaggiare le vittime, lodando invece l’iniziativa presa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La destra, ha rimarcato la neo segretaria del Pd, «è debole con i forti e forte con i deboli». Secondo Schlein, i partiti al governo «non hanno il coraggio di dire ai loro alleati in Europa, come Orbán, che non si può volere i benefici dell’Ue se non se ne condividono le responsabilità. Vorrei sentirlo dire a Giorgia Meloni. Vorrei che facesse una battaglia per cambiare il regolamento di Dublino e che interrompesse la battaglia folle contro le Ong», ha aggiunto Schlein dal palco
(da Open)

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ASSEMBLEA PD, SCHLEIN SULLA GUERRA IN UCRAINA: “AGGRESSIONE RUSSIA CRIMINALE, KIEV DEVE POTERSI DIFENDERE, VOGLIAMO UNA PACE GIUSTA”

Marzo 12th, 2023 Riccardo Fucile

“NON SI PUO’ ESSERE EQUIDISTANTI TRA AGGRESSORE ED AGGREDITO”

La guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina è «un’invasione criminale e nazionalista». Questa la linea dettata da Elly Schlein, che all’assemblea di oggi a Roma è stata proclamata ufficialmente nuova segretaria del Partito Democratico.
«Dobbiamo continuare a sostenere in modo pieno il popolo ucraino, che ha diritto di difendersi. Dobbiamo continuare a sostenerlo, ma accanto a questo dobbiamo chiedere un protagonismo più forte all’Unione Europea per uno sforzo politico e diplomatico», ha precisato Schlein dal palco del centro congressi La Nuvola, davanti a oltre 700 delegati.
Schlein, dunque, conferma la linea dei dem a favore dell’invio di aiuti militari a Kiev. Allo stesso tempo, però, rilancia sulla necessità di trovare una soluzione diplomatica come una via d’uscita del conflitto. «La dico come l’avrebbe detta il professor Prodi: la pace non è una parolaccia», ha detto la neo segretaria del Pd all’assemblea del partito. «Per noi a sinistra la pace deve essere un’aspirazione quotidiana, una mobilitazione costante. Ma deve essere una pace giusta: non si può essere equidistanti da chi è stato aggredito e da chi ha aggredito, violando le norme del diritto internazionale», ha scandito Schlein.
(da agenzie)

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