Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
L’ASSE AFFARISTICO: VIA LA PARTE CIVILE DAI PROCESSI, RIFORMA DELLA GIUSTIZIA E NOMINE
Il “cambio di stagione” è avvenuto molto prima della decisione di
venerdì sera di Silvio Berlusconi di sostituire il capogruppo Alessandro Cattaneo con Paolo Barelli e depotenziare Licia Ronzulli. Risale a metà febbraio e ha due artefici: una palese, la compagna dell’ex premier, Marta Fascina, che ha fatto asse con Antonio Tajani, e l’altra più occulta, la figlia Marina Berlusconi.
Della prima si dice che gestisca l’agenda e i gruppi parlamentari di Forza Italia, ma la vera responsabile della virata governista di Berlusconi è la figlia Marina (responsabile di Mondadori e Fininvest), in tandem con il fratello Pier Silvio, Ad Mediaset.
È lei ad avere stretto un patto politico con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegano due fonti che chiedono l’anonimato per parlarne. Una telefonata decisiva sarebbe avvenuta a metà febbraio, mentre il governo era nel caos per le parole di Berlusconi anti-Zelensky (“non lo avrei incontrato”). L’accordo è questo: in cambio di un atteggiamento più “responsabile” di Forza Italia nei confronti di Palazzo Chigi dopo le tensioni dei primi mesi, il governo si farà garante degli interessi di Berlusconi. Cioè i processi (per quel che può fare un governo), ma soprattutto gli affari che riguardano Mediaset.
Meloni ha sempre avuto un buon rapporto con le “colombe” di Arcore: oltre a Marina e Pier Silvio, la premier ha capito che il vero potere di consigliori resta sempre quello di Gianni Letta, Fedele Confalonieri e Marcello Dell’Utri.
Nei primi mesi di governo da Palazzo Chigi sono partite spesso chiamate a Letta, che infatti ora si è seduto al tavolo delle nomine. Confalonieri, patron di Mediaset, invece ha espresso anche pubblicamente apprezzamenti nei confronti di Meloni: “Berlusconi deve puntare su di lei”. Anche Dell’Utri, seppur più in disparte, si è convertito al melonismo: sui suoi social condivide spesso discorsi della premier. Posizioni filo-governative per difendere gli interessi della casa.
Sulla giustizia, l’accordo ha già dato i primi frutti. Il 13 febbraio Palazzo Chigi ha ritirato la costituzione di parte civile nel processo Ruby ter alla vigilia della sentenza di primo grado (poi Berlusconi è stato assolto) nonostante chiedesse 10 milioni all’ex premier per il “discredito planetario” causato dal processo.
La stessa decisione è stata ufficializzata il 10 marzo nel processo Escort a Bari in cui Berlusconi è imputato per induzione a mentire. Due segnali di tregua inviati ad Arcore. Sulla giustizia, inoltre, le posizioni tra Fratelli d’Italia e Forza Italia si stanno avvicinando: a inizio maggio, il ministro della Giustizia Carlo Nordio presenterà un disegno di legge per riformare l’abuso d’ufficio, il traffico di influenze e la legge Severino. Storiche battaglie berlusconiane.
Poi c’è la questione Mediaset. Il rapporto tra le televisioni e le piattaforme di streaming sta diventando sempre più importante e a Cologno Monzese sono molto preoccupati della concorrenza di Netflix, Amazon, Disney+ e Youtube che raccolgono pubblicità. Netflix lo sta già facendo provocando, secondo le stime, un buco di bilancio alla Rai che potrà arrivare fino a 65 milioni. Mancate entrate che potrebbero proiettarsi anche su Mediaset che, quindi, chiede al governo di intervenire. Lo ha fatto Stefano Selli, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo, il 22 febbraio in audizione in commissione Cultura. “Soggetti come Mediaset sono sempre più in difficoltà nella concorrenza con piattaforme fortissime e del tutto libere di operare”, ha detto Selli chiedendo di superare la “legislazione italiana vecchia di 7-8 anni”.
Così il governo sta pensando a un disegno di legge proprio per regolare l’attività delle piattaforme streaming, dice un esponente dell’esecutivo. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, giovedì ha spiegato lo scopo: “Garantire una vera libertà di scelta all’utente”.
L’obiettivo principale sarà quello di mantenere il duopolio Rai-Mediaset: l’ipotesi allo studio è quella di una riforma del telecomando, della trasparenza e della pubblicità che preveda un tetto agli spot delle piattaforme e mantenga il limite del 20% per le tv commerciali. In questo quadro si inseriscono le resistenze di FdI e FI sulla proposta della Lega di abolire il canone Rai: Mediaset si troverebbe ad affrontare la concorrenza della Rai sulla pubblicità. Il duopolio Rai-Mediaset sarebbe garantito pure da Rai Way che detiene le torri del segnale: l’obiettivo è quello di una fusione che stabilizzerebbe il sistema. Il governo non si opporrà.
I primi frutti dell’accordo si stanno già vedendo sulle nomine: al tavolo a Palazzo Chigi partecipano Tajani e Letta mentre i ronzulliani sono stati tagliati fuori. La sostituzione dei capigruppo è una vendetta di Tajani nei confronti dell’ala ronzulliana che fino a febbraio ha terremotato il governo dopo la decisione di estromettere Ronzulli dall’esecutivo. §
L’asse Tajani-Fascina domina in Forza Italia. Cambiano, dunque, gli equilibri nel governo. Ora i dioscuri dell’esecutivo sono la premier e Tajani, mentre sarà la Lega a smarcarsi, come è già avvenuto sulle armi all’Ucraina, sulle nomine e sul ponte sullo Stretto.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
SVOLTA AFFARISTICA PRO MELONI E L’ALA RINZULLI ORA MEDITA LA SCISSIONE
Forza Italia si consegna a Giorgia Meloni, al termine di due giornate da film. E con l’ira dei “ronzulliani” che, messi ai margini, non escludono l’addio a quel che resta dell’ex corazzata azzurra.
È una storia che si dipana silenziosa: quel che emerge, in chiaro, sono solo i complimenti a Berlusconi da parte dei beneficiati da un’ampia tornata di nomine. Ma non c’è il Cavaliere al centro della scena, stavolta, perché protagonista assoluta è Marta Fascina, che da timida e silenziosa compagna del Capo è diventata il nuovo centro politico del partito, con l’appoggio della famiglia.
Ed è lei anche il simbolo del cambiamento della linea forzista. Solo un paio di mesi fa, raccontano, Berlusconi arringava i suoi citando i Manneskin per definire l’ostilità di Meloni: “Ci vuole zitti e buoni”. E invece oggi avalla un ribaltone interno che ridimensiona la presidente dei senatori Licia Ronzulli (privata del coordinamento della Lombardia e sostanzialmente del ruolo di ufficiale di collegamento fra il presidente e il mondo esterno) e silura il capogruppo alla Camera Alessandro Cattaneo.
L’operazione che affonda i due, ritenuti interpreti dell’anti-melonismo, avviene su pressione di Fascina, che con la premier ha ormai un contatto diretto: si sentono, si scrivono spesso via chat. Sullo sfondo la famiglia Berlusconi – con Marina e Piersilvio poco inclini per ragioni aziendali a farsi nemico l’esecutivo – e naturalmente Antonio Tajani, ministro degli Esteri e vicario di Meloni nel governo. Che ha ottenuto la nomina, al posto di Cattaneo, del fido Paolo Barelli.
Tutto comincia mercoledì sera, con una cena ad Arcore fra Berlusconi, Fascina e Tajani. È in quell’occasione che viene messa a punto l’ultima, mesta, rivoluzione di un Berlusconi in realtà sempre più defilato. Definito quasi inconsapevole da chi è stato silurato.
I due deputati più vicini a Fascina, Alessandro Sorte (che prenderà il ruolo di Ronzulli al timone del partito in Lombardia) e Stefano Benigni, hanno già lanciato una informale raccolta di adesioni per la sostituzione di Cattaneo: ci sono dei fogli che girano con l’invito a comportarsi da “berlusconiani veri” e Fascina ci mette tutto il peso di Arcore, chiamando direttamente qualche parlamentare per invitarlo a sottoscrivere l’appello. Nessuno sa esattamente in quanti alla fine diranno sì: si parla del 70% dei componenti del gruppo. Nel frattempo – siamo a giovedì – Cattaneo capisce l’aria che tira e chiede un appuntamento a Berlusconi. Che prima lo concede per le 18, poi fa sapere di avere un impegno. L’ex sindaco di Pavia si sposta ugualmente da Roma a Milano, Berlusconi lo chiama per dirgli che, in presenza di una raccolta di firme, è meglio che lasci l’incarico proponendogli il ruolo di vicecoordinatore: è la promozione-rimozione che alla fine arriverà.
Cattaneo prova a opporsi, dice al presidente che intende parlargli di persona; il Cavaliere lo invita a raggiungerlo dopo cena. Ma da quel momento scompare.
A tarda ora, all’ennesima telefonata, al posto di Berlusconi risponde la moglie: “Il presidente è andato a riposare”. E per l’intera giornata di venerdì nessuno riuscirà più a contattarlo: ad Arcore ci sono soltanto Fascina, Sorte e Benigni. Prova a chiamare, invano, pure Matteo Salvini. In questo clima c’è persino un medico che si attiva per far sapere che è meglio evitare cause di stress a Berlusconi. In serata arriva la nota che annuncia tutte le novità in casa azzurra. I “ronzulliani” – tutti, da Cattaneo a Giorgio Mulé – incassano il colpo senza parlare.
“È tutto finito”, il commento più frequente. Con l’esplicita apertura alla possibilità di migrare verso altri lidi. Ma Tajani minimizza: “Queste nomine rendono più efficiente la macchina in vista delle elezioni europee”. Il progetto è quello di un asse fra Ppe e conservatori, la formazione di Meloni in Europa. Traguardo possibile? Si capirà nei prossimi mesi. Intanto la premier ha “riconquistato” Forza Italia.
(da La Repubblica)
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Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
LA PROPRIETÀ DELLO STABILE, LA CA.SA. DELLA FAMIGLIA SALINI, VORREBBE REALIZZARCI 252 NUOVI APPARTAMENTI. MA L’EDIFICIO NON È MAI STATO SGOMBERATO DALLE FORZE DELL’ORDINE: PER I GIUDICI, LO STATO “HA TENUTO UNA CONDOTTA INGIUSTIFICATAMENTE OMISSIVA”
Il Maam, il Museo dell’altro e dell’altrove, costa altri 6,3 milioni di
euro alla presidenza del Consiglio e al Viminale. Così ha deciso il tribunale civile, che il 13 marzo ha condannato la premier Giorgia Meloni (la stessa che promette tolleranza zero sulle occupazioni abusive) e il ministro Matteo Piantedosi a versare la somma ai proprietari dell’ex salumificio Fiorucci in via Prenestina di proprietà della famiglia Salini ma occupato senza soluzione di continuità dal 27 marzo 2009.
Un nuovo colpo alle casse dello Stato dopo il primo, pesantissimo, assestato sempre dalla seconda sezione del tribunale di viale Giulio Cesare nel 2018.
In quell’occasione palazzo Chigi venne condannato a pagare 27,9 milioni per la sua inerzia rispetto alle richieste di sgombero dei titolari dello stabile. Ora il bis per le mensilità comprese tra il gennaio 2014 e il giugno 2022. Ma non è finita qui: per ogni altro mese di silenzio da parte della prefettura, a partire già dal luglio 2022, vanno aggiunti al maxi-conguaglio altri 58.618 euro al mese.
Un’indennità di occupazione, se così si vuole chiamare, da capogiro per il museo in cui da quasi 15 anni vivono 200 persone in emergenza abitativa. La società Ca.Sa. srl della famiglia Salini avrebbe voluto realizzare 252 nuovi appartamenti nell’ex Fiorucci. Nulla da fare, così come per l’affitto della struttura su cui, tra gli altri nel 2018 aveva messo gli occhi anche la Croce Rossa italiana del neogovernatore Francesco Rocca.
Per il tribunale civile, lo Stato “ha tenuto una condotta ingiustificatamente omissiva, caratterizzata dalla protrazione nel tempo di una sostanziale dismissione dei compiti di pubblica sicurezza” andando a ledere “il diritto di proprietà e libera iniziativa imprenditoriale”.
Lo stabile è al primo posto nella lista delle occupazioni da sgomberare. E, al pari dello Spin Time, è tra i palazzi che il Campidoglio ha dichiarato di voler acquistare per mitigare il fenomeno dell’emergenza abitativa. La trattativa, però, deve ancora partire.
(da La Repubblica)
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Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
CHE NE PENSERANNO A BRUXELLES? E COSA DIRÀ MATTARELLA, CHE HA GIÀ BACCHETTATO LA MELONI SU QUESTO PUNTO?
Da un lato la tagliola della Commissione Ue. Dall’altro lo sguardo vigile del Colle. Una strada stretta attende al varco il governo Meloni alle prese con la annosa questione delle concessioni balneari.
L’ultimo piano partorito dalle fila di Fratelli d’Italia prevede di rispolverare una proposta del partito risalente al 2018. E cioè sbloccare l’impasse ricorrendo a un “doppio binario”.
Mettendo a gara le concessioni balneari successive all’entrata in vigore della Direttiva Bolkestein, la legge sulla concorrenza Ue del 2009, le altre invece no.
Un compromesso per venire incontro alle richieste di Bruxelles e però al tempo stesso garantire una proroga alla grande maggioranza degli stabilimenti, assegnati ben prima che la direttiva di Bruxelles diventasse realtà.
Del resto, la proposta di legge di FdI presentata a inizio della scorsa legislatura ha tra i primi firmatari Giorgia Meloni, «e se c’è la sua firma…», nicchiano dal partito.
Un parere legale chiesto a uno studio fiorentino rassicura il governo sulla solidità giuridica di una simile soluzione. Chi va rassicurata, però, è anzitutto la Commissione europea. Lo sa bene Raffaele Fitto: dalle sue interlocuzioni a Bruxelles sul piano di ripresa il ministro al Pnrr ha raccolto lo scetticismo dei commissari sui temporeggiamenti del governo, che nel decreto milleproroghe ha inserito il rinvio di due anni della messa a gara delle concessioni fino al 2025, inizialmente prevista per dicembre 2023.
Sul destino delle spiagge italiane incombe peraltro la procedura di infrazione già aperta dalla Commissione Ue contro l’Italia – quest’anno, a causa dell’inflazione, le multe europee costeranno a Roma il 20% di più – al centro dei rilievi del Colle, che ha promulgato con riserva il decreto milleproroghe.
Senza contare le peripezie giurisdizionali. Dalla pronuncia del Consiglio di Stato che ha chiesto di mettere a gara le concessioni fino all’attesissima sentenza in materia della Corte di Giustizia Ue.
(da Il Messaggero)
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Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
ROBA DA COSTITUIRSI PARTE CIVILE E CHIEDERLE I DANNI ALL’IMMAGINE … SCATTA L’ILARITA’ SUL WEB: “TI SEI DIMENTICATA CHE MANGIANO I BAMBINI”
“Tipi di destra: amanti delle tradizioni, del buon cibo, di un calice
di vino italiano, di decoro, ordine e sicurezza. Tipi di sinistra: adoratori di farine di insetti, imbrattatori di monumenti, fans di droghe libere e occupazioni abusive. Ecco perché sono una tipa di destra!”.
La deputata di Fratelli d’Italia, Alessia Ambrosi, con un tweet torna alla carica su uno degli argomenti più discussi delle ultime settimane: le farine di insetti e la loro presenza sulle nostre tavole.
E lo fa distinguento tra “tipi di sinistra” e tipi di destra”.
Gli utenti sui social si sono scatenati tra cui Elio Vito, ex parlamentare di Forza Italia: “E soprattutto senza stereotipi e luoghi comuni!”.
E ancora altri: “Ti sei dimenticata che mangiano i bambini”, “Quante banalità, io sono di sinistra ma non ho mai fatto uso di droga amo la cucina italiana e non imbratto monumenti. Di contro conosco persone di destra che con l’ordine e la sicurezza non vanno per nulla d’accordo. E quindi? Il suo tweet è solo propaganda?, chiede un altro utente commentando il post di Ambrosi.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2023 Riccardo Fucile
“PER QUESTO ZELENSKY HA ORDINATO DI RESISTERE AD OLTRANZA”
L’esercito ucraino è pronto a lanciare un imminente contrattacco su Bakhmut. Ad annunciarlo è stato ieri il comandante delle forze di terra di Kiev, Oleksandr Syrsky, aggiungendo che le truppe russe vicino alla città, teatro della battaglia più lunga e sanguinosa dall’inizio dell’invasione, sono “stremate”.
“L’aggressore non ha perso la speranza di prendere Bakhmut a tutti i costi, nonostante le perdite di uomini e attrezzature, molto presto approfitteremo di questa opportunità, come abbiamo fatto vicino a Kiev, Kharkiv, Balakliya e Kupiansk”, ha detto Syrsky, riferendosi alle controffensive ucraine riuscite lo scorso anno.
A dire il vero la situazione appare molto difficile anche per Kiev: appena una settimana fa un’analisi del Washington Post rivelava che le forze armate ucraine, dopo oltre un anno di guerra, soffrono una grave carenza di uomini e munizioni. Nonostante gli aiuti militari occidentali continuino ad arrivare al fronte le armi non bastano e non possono sopperire la scarsità di soldati adeguatamente addestrati e pronti a combattere.
In questo quadro, specialmente a Bakhmut, russi e ucraini stanno conducendo una battaglia di attrito e di lento logoramento: ma a chi gioverà guadagnare tempo? A Mosca, dotata di più uomini e mezzi? Oppure a Kiev, che attende le poche – ma migliori – armi occidentali? Fanpage.it ne ha parlato con il generale di Corpo d’Armata Giorgio Battisti.
Qual è l’attuale situazione a Bakhmut e qual è la sua rilevanza strategica?
È in corso una delle battaglie più importanti e complicate di questo conflitto; come ci ha insegnato la Seconda Guerra Mondiale i combattimenti nei centri abitati delle città sono sempre estremamente difficili e dispendiosi. Basti pensare a Stalingrado. Bakhmut rappresenta oggi un caposaldo della seconda linea di difesa ucraina. Nel 2014, dopo la proclamazione d’indipendenza delle cosiddette repubbliche di Donetsk e Luhansk, l’Ucraina realizzò tre linee difensive fortificate: la prima è stata travolta dall’esercito russo nei primi mesi del conflitto, poi la progressione di Mosca si è spinta alla seconda linea, di cui Bakhmut è una delle città principali: lì confluiscono infatti molte strade e una rete ferroviaria strategica per i rifornimenti logistici.
In che modo stanno manovrando i russi?
I russi stanno attaccando frontalmente, ma anche da sud e da nord nel tentativo di oltrepassare il fiume, operazione che diventerà estremamente complicata tra qualche settimana, quando il disgelo ne ingrosserà le acque: ricordo che attraversare un fiume non è mai stato facile per nessun esercito perché ci si espone facilmente agli attacchi delle artiglierie nemiche.
Si parla anche dell’importanza simbolica di questa città.
E questo è un altro aspetto molto rilevante. Bakhmut è considerata da Kiev un punto di riferimento anche dal punto di vista simbolico: qui gli ucraini vogliono dimostrare la loro volontà e capacità di resistere a ogni costo all’aggressione russa. Ma anche Mosca punta molto su questa battaglia: Putin ha bisogno di un grande successo militare dopo le controffensive subite lo scorso autunno.
A Bakhmut è in corso una guerra di attrito. Che cosa significa?
Gli ucraini stanno tenendo duro per logorare le migliori forze russe, ovvero i contractors della Wagner e i paracadutisti dell’esercito. Kiev vuole “consumare” uomini e mezzi del nemico in attesa di quella che i comandanti preannunciano come la grande controffensiva di primavera, quando il terreno sarà praticabile dai mezzi pesanti anche fuori strada e quando gli ucraini avranno a disposizione un numero sufficiente di carri armati occidentali coi quali controbattere la superiorità numerica di corazzati russi.
Ma la battaglia di logoramento logorerà anche gli ucraini. Alcuni analisti militari sostengono che il tempo possa giocare a favore dei russi, dotati di un numero maggiore di uomini e mezzi. Cosa ne pensa?
I russi hanno certamente più mezzi; ma in termini di uomini ritengo che l’Ucraina disponga – tra esercito regolare, milizie e guardia nazionale – di numeri ancora adeguati. E per quanto riguarda il fattore tempo ricordo che Zelensky in persona poche settimane fa ha ordinato ai suoi uomini di resistere a oltranza nonostante i suoi stessi comandanti gli avessero suggerito una ritirata da Bakhmut: evidentemente il presidente ha bisogno di tempo per ricevere le armi occidentali, tecnologicamente molto migliori di quelle russe, e completare l’addestramento dei soldati che dovranno utilizzarle. Insomma, a Bakhmut è in corso uno “scontro di volontà”: entrambe le parti accettano l’idea di perdere molti uomini pur di ottenere una vittoria.
Dal fronte di Bakhmut si racconta di combattimenti nelle trincee e nelle case, un po’ come nella Prima Guerra Mondiale.
Sì, è così. Si usano le trincee perché la tecnologia delle nuove armi è diventata micidiale e per i soldati l’unico modo di ripararsi dai droni o dalle artiglierie di precisione è quello di interrarsi o nascondersi nelle case. In questo quadro si combatte essenzialmente per sopravvivere, più o meno come accadeva nella Grande Guerra. E come un secolo fa si utilizzano le stesse armi: i russi, ad esempio, impiegano spesso le vanghe da trincea. Cinicamente parlando sono migliori delle baionette nei combattimenti corpo a corpo in una trincea di pochi metri o nelle stanze di una palazzina. Insomma, nell’ambito del conflitto più tecnologico della storia si usano ancora tecniche di combattimento della Prima Guerra Mondiale.
Un’ultima domanda: è da poco terminata la visita di Xi Jinping a Mosca, cosa pensa del piano di pace avanzato dalla Cina?
Più che un piano di pace direi che è un elenco di buone intenzioni piuttosto generiche con delle velate accuse al ruolo dell’Occidente in questo e in altri conflitti: penso che la Cina, evocando il rispetto della sovranità territoriale, parli non solo e non tanto dell’Ucraina quanto della situazione in Indopacifico, dove la Nato tende ad espandere la sua influenza, soprattutto a Taiwan. Ma non solo: Pechino vuole ritagliarsi quel ruolo di mediatore internazionale “buono” perso durante la pandemia, presentandosi come l’unico Paese che ha tentato di mettere a sedere intorno a un tavolo i leader di Mosca e Kiev.
(da Fanpage)
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Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile
IL TENTATIVO DI NON FAR ANDARE IN ONDA IL SERVIZIO DELLE IENE, SCATTA LA DENUNCIA
Ha finto di essere avvocato e falsificato una sentenza del tribunale
del lavoro di Firenze. Tutto per convincere la sua cliente, una badante, che la sua pratica stava andando avanti e che aveva vinto la causa.
Protagonista, secondo Il Tirreno, Diletta Chiara Verdini, figlia dell’ex senatore Denis. La vicenda è stata raccontata in un servizio delle Iene di Italia 1, in cui la donna viene solo definita “figlia di un noto politico fiorentino” senza rivelarne il nome.
Ora però sul caso indaga la Procura del capoluogo toscano, perché la badante una volta scoperta la truffa l’ha querelata.
La badante puntava ad ottenere dei soldi dalla famiglia presso cui aveva lavorato e aveva quindi avuto bisogno di assistenza legale. Verdini l’avrebbe offerta.
Quando la cliente ha chiesto come stava andando il procedimento e perché non aveva ancora ottenuto il risarcimento, le ha consegnato una falsa sentenza, su carta intestata del tribunale di Firenze. “Il documento è carta straccia – ha spiegato il nuovo avvocato della badante Mattia Alfano a Le Iene –, il giudice lo ha disconosciuto subito”.
La prima denuncia è scattata d’ufficio, da parte degli addetti degli uffici del Palazzo di Giustizia. Poi è arrivata quella della vittima. Che avrebbe ricevuto da Verdini anche false mail intestate al “dipartimento finanze del ministero della giustizia” – ricostruisce Il Tirreno – secondo le quali quell’ente avrebbe provveduto al pagamento.
Alla fine del servizio la donna si dice disposta a pagare pur di far sì che il video non vada in onda, cosa invece puntualmente avvenuta.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile
CON IL MARITO VICTOR HA FONDATO UN’ASSOCIAZIONE DI BENEFICIENZA A SOSTEGNO DEL POPOLO UCRAINO
La 24enne Giulia Schiff, ex allieva pilota dell’Aeronautica militare, è ritornata in Italia, ma solo per pochi giorni. Da mesi vive infatti in Ucraina, dove ha combattuto al fianco delle truppe di Kiev, con il nome di battaglia Kida.
Pochi giorni fa ha presenziato in tribunale a Latina all’udienza del processo a carico di otto sergenti dell’Aeronautica, accusati di aver commesso atti di nonnismo contro di lei, durante il rito di iniziazione per il suo battesimo del volo. In questo procedimento penale, a seguito dei fatti avvenuti nel 2018, Giulia Schiff si è costituita parte civile.
Non è stato facile per lei rivivere quei momenti in nell’aula del tribunale, dove è stato proiettato anche il video di quel rito di passaggio, che qualcuno ha considerato semplicemente un episodio goliardico, come ne avvengono tanti nell’Arma Azzurra: dopo la denuncia delle violenze e degli atti di mobbing che ha subito è stata espulsa dall’Accademia aeronautica, e ha dovuto mettere da parte il sogno di diventare pilota.
Giulia Schiff però guarda avanti, e per il futuro ha molti progetti, che intende portare avanti con il suo Victor, un 29enne israelo-ucraino che ha conosciuto lo scorso maggio al fronte e che ha sposato.
Domani intanto sarà nella sua città, a Mira (Venezia), per partecipare – in piazza Nove Martiri dalle 15 alle 17 – a una manifestazione per la pace in Ucraina, Paese che l’ha adottata e di cui si è innamorata.
Prima si è arruolata come volontaria nella Legione Internazionale dell’intelligence ucraina, poi nel team Masada con l’esercito di Kiev, dove ha conosciuto il suo compagno Victor.
A fine agosto suo marito è stato ferito in missione, a causa di un’esplosione, e lei si è unita alle Forze Speciali della Legione Internazionale.
“Dopo un periodo di riposo in Italia a novembre ho chiuso un contratto perché Victor da solo non ce la faceva, aveva bisogno di me. Lui adesso è direttore di una clinica e io mi occupo di un’organizzazione e fondazione di beneficenza che abbiamo fondato insieme. Facciamo missioni umanitarie al fronte: raccogliamo e spediamo aiuti umanitari, sia per i soldati, amici nostri e no, impegnati principalmente in Donbass, sia nella zona di Kharkiv. Ma portiamo anche gli aiuti umanitari alle persone in difficoltà, come anziani e disabili, che non si possono permettere i beni di prima necessità”, ha raccontato Giulia Schiff a Fanpage.it.
Cosa ti ha spinto a partire per l’Ucraina?
Il bisogno di avere uno scopo. Io ho deciso di essere militare e mi ero innamorata di quel tipo di vita quando ero in Aeronautica, non avendo potuto coronare quel sogno quando è scoppiata al guerra in Ucraina ho visto la possibilità di ritornare sui miei passi, anche se non più come pilota, per poter essere al servizio del prossimo.
Kida era il tuo nome di battaglia, da dove viene?
Quel nome lo ha scelto un mio compagno di team nella Legione Internazionale dell’intelligence. Un nome che proviene dal mondo ebraico, è un segno di rispetto che si usa prima degli incontri di combattimento.
Sei un militare, ti sei preparata per questo. Ma hai avuto momenti di crisi in cui hai pensato di tornare indietro?
Non ho mai avuto momenti di crisi, mai pensato di ritirarmi, di tornare indietro. Mai, nemmeno un secondo. Ci sono stati però tanti momenti difficili. Più di quelli in cui sono stata in pericolo io, i momenti più duri per me sono stati quando il mio compagno è stato ferito durante l’ultima missione. È stato durante il periodo della controffensiva di Kharkiv, c’era tanto bisogno di personale al fronte, non sono riuscita molto a stargli vicino, lui era il team leader del nostro team, mi sono dovuta unire ad un altro gruppo per continuare ad aiutare. Però quando mi ha detto che non ce la faceva da solo ho dovuto rompere il contratto per potergli stare vicino, come civile. Entrambi abbiamo iniziato questo percorso come volontari.
Mesi fa raccontavi che tua madre ti chiedeva ogni giorno di tornare a casa, mentre tuo padre è orgoglioso della tua scelta. Qual è oggi il tuo rapporto con loro?
Mia mamma non era d’accordo con la mia scelta. Diceva che quella non era una guerra mia, ed era preoccupata per la mia incolumità. Con lei comunque ho sempre avuto un rapporto molto distaccato, i miei sono divorziati, io vivevo a casa con mio padre. Anche lui era molto preoccupato, mi dice sempre che per giorni invece di mangiare cibo mangiava Maalox. A maggio era venuta anche a mancare sua moglie, io sono tornata per i funerali in gran segreto, mi avevano dato un permesso di una settimana. Lui non era contento che tornassi al fronte, mi diceva ‘ho appena perso lei non voglio perdere anche te’. Mio padre vive all’estero, fa il pilota istruttore, ma ci sentiamo quasi tutti i giorni.
Poi in autunno hai smesso di combattere. Cosa è successo?
Dopo le ferie in Italia sono rientrata, Victor mi ha chiesto di stargli accanto, così ho chiuso il contratto.
Insieme a tuo marito hai deciso di fondare un’organizzazione di beneficenza. Ci racconti questo progetto?
L’organizzazione si chiama Cloud Walker. Il nostro obiettivo è mandare aiuti umanitari al fronte, ma anche ai più bisognosi e ai civili nei punti più caldi.
C’è anche l’idea di aprire un orfanotrofio, come mai?
La gioia più grande che ho provato in Ucraina è stata quella dei bambini che quando ci vedevano in divisa correvano a salutarci. Una volta un bambino è venuto a regalarmi delle caramelle. Ci vedono come eroi lì, non è come l’Italia, dove fra un po’ le persone per strada ci sputano sulla divisa. L’idea del centro di riabilitazione per i legionari viene dal fatto che quando siamo rimasti feriti, o quando i nostri amici sono rimasti feriti, mi sono accorta che manca un po’ la concezione degli ospedali occidentali, magari non c’era nessuno che parlava inglese oppure non ci permettevano di andare a trovare i nostri colleghi. Stiamo facendo un ospedale mobile su un grosso van, con una parte anche di primo soccorso.
Il processo a Latina va avanti, per le violenze che hai subito al battesimo del volo presso il 70esimo Stormo di Latina. Speri ancora di riuscire a ottenere giustizia? Cosa è stato deciso in udienza?
Io esigo giustizia perché mi hanno rovinato anni di vita e condizionato tutta la mia esistenza. Ho pagato tantissimo le conseguenze di quel giorno del 2018. È giusto che qualcuno paghi, i responsabili o la catena gerarchica. All’udienza non è stato deciso niente, perché è stata la prima, hanno sentito me come testimone, e verranno sentite poi le altre parti il 16 ottobre. Sono stata molto contenta di come è andata l’udienza, perché i video sono stati sviscerati ampiamente. Però la controparte cerca di screditarmi facendo leva sulla mia attendibilità a seguito della mia espulsione: ma stanno cambiando le carte in tavola, perché l’argomento trattato è il mio battesimo del volo, non l’espulsione. Questo è estremamente offensivo per me come donna, come vittima. La mia attendibilità è dimostrata dalle urla in cui io dicevo di smetterla di frustarmi e dal fatto che io mi dimenavo per cercare di liberarmi. Tutto quello che è successo dopo ai fini del giudizio che riguarda quel rito di iniziazione è ininfluente. Ricordo che è stata l’Aeronautica stessa a denunciare il battesimo del volo, prima che lo facessi io ufficialmente. Si stanno arrampicando sugli specchi.
(da Fanpage)
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Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile
E’ IL PATTUGLIATORE 656, REGALATO DALL’ITALIA AI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA… UN VIDEO DOCUMENTA L’AGGRESSIONE: L’ITALIA FINANZIA UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Il rumore degli spari nel video diffuso da Ocean Viking si sente
distintamente. Sono diverse raffiche, probabilmente sparate in aria, ma straordinariamente vicine alla Ocean Viking. L’equipaggio della nave di Sos Mediterranée è stato pesantemente minacciato dalla Guardia Costiera libica e costretto ad allontanarsi da un barchino in difficoltà, che si stava apprestando a soccorrere.
“Guardia Costiera libica, Guardia costiera libica, stiamo lasciando l’area, smettete di sparare, ci state mettendo in pericolo”, ripete inutilmente la capomissione Luisa Albera alla radio. “Siamo una nave umanitaria, non potete spararci addosso, non potete spararci addosso”, scandisce. Nessuna risposta, come sempre. Lo stesso succede quando uno dei mediatori di bordo ripete il messaggio in arabo. L’unica reazione, sono nuove raffiche di armi da fuoco e la sirena che suona insistentemente.
“Questa mattina, l’equipaggio è stato minacciato con armi da fuoco dalla guardia costiera libica sponsorizzata dall’Ue”, fanno sapere dalla Ocean Viking. La nave umanitaria si stava avvicinando a un gommone con ottanta persone in pericolo segnalato nelle ore precedenti da Alarm Phone. Improvvisamente, in area è arrivata a tutta velocità una motovedetta della Guardia Costiera libica. Si tratta del pattugliatore 656, uno di quelli che l’Italia negli anni ha donato ai libici.
Nelle immagini registrate da bordo lo si vede puntare dritto contro la fiancata della Ocean Viking, per poi virare rapidamente a distanza di sicurezza ampiamente superata, mentre la sirena suona insistentemente. “Siamo stati costretti a lasciare l’area perché il nostro equipaggio era in pericolo”, dicono da bordo. Sea Bird ha continuato a monitorare l’area dall’alto. “Hanno visto persone lanciarsi in acqua mentre la Guardia costiera intercettava il barchino”. Almeno in ottanta sono stati deportati nuovamente in Libia.
(da La Repubblica)
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