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“ERANO ‘ITALIANI’ ANCHE QUELLI CHE COLLABORARONO AL MASSACRO INSIEME AI TEDESCHI”

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

LO STORICO GIOVANNI DE LUNA BACCHETTA GIORGIA MELONI PER LE SUA PAROLE SULLE FOSSE ARDEATINE: “IN QUEL DISCORSO MANCA LA CHIAREZZA. MELONI HA CHIAMATO ‘ITALIANI’ LE VITTIME DELL’ECCIDIO. MA ‘ITALIANI’ ERANO ANCHE IL MINISTRO DELL’INTERNO DELLA REPUBBLICA DI SALÒ, GUIDO BUFFARINI GUIDI; IL QUESTORE DI ROMA, PIETRO CARUSO; IL CRIMINALE DI GUERRA E CAPO DI UNA “BANDA” DI AGUZZINI, PIETRO KOCH

A questo punto è meglio che stiano zitti. L’Italia della Resistenza è chiaramente un passato ostico per la destra che ci governa. Soprattutto in quei discorsi manca la chiarezza. È stato così anche per l’anniversario delle Fosse Ardeatine, nel ricordare quel 24 marzo 1944, quando i tedeschi fucilarono 335 ostaggi per rappresaglia, in seguito all’attentato partigiano di via Rasella, a Roma.
«Italiani»: così Giorgia Meloni ha chiamato le vittime dell’eccidio. Ma «italiani» erano anche quelli che collaborarono al massacro insieme ai tedeschi: il ministro dell’Interno della Repubblica di Salò, Guido Buffarini Guidi; il questore di Roma, Pietro Caruso; il criminale di guerra e capo di una “banda” di aguzzini, Pietro Koch. «Italiani» non è un termine che fa chiarezza.
Tra il 1943 e il 1945 italiani antifascisti lottarono armi in pugno contro gli italiani fascisti. Fu così in Italia, e fu così in Europa. In Francia, ad esempio, i francesi di De Gaulle combatterono contro i francesi di Pétain. E così in Belgio, in Olanda, in Norvegia, ovunque l’occupazione nazista obbligò i popoli a schierarsi.
I fronti non erano più quelli dettati dalla geopolitica della Prima guerra mondiale (italiani contro austriaci, francesi contro tedeschi) ma scaturivano direttamente dalla dimensione tutta ideologica della Seconda guerra mondiale: fascismo contro antifascismo, nazismo contro comunismo, dittatura contro democrazia, totalitarismo contro libertà. Si era obbligati a scegliere da che parte stare.
E i fucilati alle Fosse Ardeatine avevano scelto di essere antifascisti, pagando con la vita quella scelta. Tutti erano Todeskandidaten (persone da eliminare) già rinchiusi nelle prigioni fasciste e naziste, appartenenti alle varie organizzazioni politiche che partecipavano alla Resistenza, dal Partito d’Azione alla Democrazia Cristiana, in uno schieramento che accomunava comunisti e monarchici, anarchici e socialisti.
In particolare, 154 erano persone a disposizione dell’Aussenkommando, 23 in attesa di giudizio del Tribunale militare tedesco e altre già condannate dallo stesso tribunale a pene varianti da 1 a 15 anni; 75 appartenenti alla comunità ebraica romana; 40 persone a disposizione della Questura, fermate per motivi politici; 10 fermate per motivi di pubblica sicurezza; 10 arrestate nei pressi di via Rasella subito dopo l’attentato; una persona già assolta dal Tribunale militare tedesco; sette vittime non furono identificate e non fu possibile stabilirne l’appartenenza.
La faticosa compilazione delle liste con i nomi di chi sarebbe stato mandato a morte fu un esercizio tanto macabro quanto laborioso e non avrebbe potuto svolgersi senza la collaborazione delle autorità italiane, fasciste.
Non ci voleva molto a ricordarlo, aiutando i giovani a chiarirsi le idee su quel passato. Ma Giorgia Meloni non lo ha fatto e per di più ha chiamato i fucilati vittime «innocenti». E questo è proprio un aggettivo che non meritano. L’innocenza presuppone il candore di chi viene ammazzato senza colpe, travolto da un evento inspiegabile. Non fu così.
Quelli ammazzati alle Fosse Ardeatine erano colpevoli, di sicuro lo erano per chi li uccise. E la loro colpa era stata proprio quella di scegliere da che parte stare.
(da La Repubblica)

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SONDAGGIO PAGNONCELLI SU MATERNITÀ SURROGATA: LA PRATICA VIENE BOCCIATA DAL 65% DEI CITTADINI. SOLO IL 19,7% E’ FAVOREVOLE, MA IL 47% È PER LE ADOZIONI DA PARTE DI COPPIE GAY

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

E IL 45% E’ FAVOREVOLE ALLA REGISTRAZIONE IN ITALIA DEI BIMBI NATI CON QUESTA PRATICA ALL’ESTERO

Nelle ultime settimane il tema dell’omogenitorialità ha fatto irruzione nel dibattito radicalizzando le posizioni di leader e partiti. Si tratta di un tema che investe la sfera etica rispetto alla quale le opinioni dei cittadini sono solitamente meno influenzate dall’orientamento politico. […] La maternità surrogata, vietata in Italia e nella stragrande maggioranza dei Paesi, suscita reazioni diverse a seconda che avvenga a fronte di un corrispettivo in denaro o meno.
Nel primo caso, infatti, prevale nettamente la contrarietà (due italiani su tre, il 65,4%), i favorevoli sono il 19,7%, gli altri non rispondono. Nel secondo i contrari, pur prevalendo, diminuiscono al 40,3%, i favorevoli salgono al 34,6, mentre il 25,1% non si pronuncia.
I giudizi Il sondaggio odierno evidenzia che il 45% degli italiani si dichiara favorevole al fatto che i figli nati a seguito di maternità surrogata nei Paesi in cui questa pratica è consentita, vengano registrati nei comuni di residenza della coppia dopo il loro rientro in Italia, perché ritengono che sia un dovere dello Stato concedere anche a questi figli gli stessi diritti di tutti gli altri.
Viceversa, uno su quattro (26%) è contrario perché registrarli significherebbe dare il via libera alla maternità surrogata anche in Italia e il 29% non prende posizione. La contrarietà prevale solo tra gli elettori di FdI (49%) e della Lega (41%), tra i quali però si registra una minoranza numericamente molto rilevante di favorevoli, rispettivamente il 28% e il 37%.
La possibilità di adottare un figlio da parte delle coppie omosessuali vede prevalere i favorevoli (47%) sui contrari (32%).
Peraltro, gli atteggiamenti di apertura sono in aumento di 5 punti rispetto al 2021. Si conferma un atteggiamento di maggiore contrarietà tra gli elettori di FdI (58%) e Lega (48%), pur in presenza di una quota pari al 30% e al 39% di favorevoli.
Un italiano su due (53%) è convinto che la politica in Italia su questi temi stia arrancando rispetto alla società, mentre uno su quattro (25%) si mostra più benevolo, ritenendo che su un tema così complesso, l’assenza di una legislazione chiara per le famiglie omogenitoriali sia preferibile piuttosto che avere una legge «di parte».
L’idea di famiglia E a proposito dei cambiamenti della società, va osservato che gli italiani sono sempre meno legati ad una visione tradizionale di famiglia, dato che il 43% ritiene che la famiglia sia l’unione che nasce tra un uomo e una donna uniti in matrimonio civile o religioso (20%) oppure che convivano senza essere sposati ma semplicemente uniti da un legame affettivo (23%), mentre il 45% considera famiglia l’unione che nasce tra due individui anche dello stesso sesso che hanno un legame affettivo e decidono di convivere sotto lo stesso tetto uniti civilmente (15%) o meno (30%, ossia la maggioranza relativa). E va osservato che tra i cattolici praticanti oltre uno su tre consideri famiglia anche le coppie omosessuali, e questo la dice lunga sui cambiamenti che attraversano la Chiesa.
(da Corriere della Sera)

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RAGAZZA NON VEDENTE SFRATTATA DI CASA: LA PROPRIETARIA NON VUOLE IL CANE-GUIDA

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

LA RAGAZZA E’ LAUREATA E OPERATRICE DELLA COMUNICAZIONE… STIAMO DIVENTANDO UN PAESE DI MERDA

Una storia triste dalla quale traspaiono poca solidarietà ed empartia: Camilla, ragazza non vedente che vive a Bologna, il prossimo settembre dovrà lasciare l’appartamento in cui vive perché la padrona di casa non le rinnoverà il contratto d’affitto, visto che con lei ci sarà anche il suo nuovo cane guida.
La ragazza, Camilla Di Pace, 31 anni, originaria di Latina, laureata al Dams e operatrice della comunicazione, ha raccontato la sua storia sulle pagine del QN.
«Mi ritenevo fortunata – ha spiegato al quotidiano – perché ero in una stanza in affitto, una singola, in centro con tutti i comfort, 550 euro bollette incluse. I prezzi per le case, oggi, sono folli, quindi speravo di continuare dov’ero. E invece niente, mi è stato detto che la padrona non vuole per il cane».
La 31enne dice di sentirsi «discriminata e anche un po’ tradita da Bologna», sottolineando poi che altri proprietari di case le hanno detto che non affittano a chi ha dei cani. Camilla non ha tentato di nascondere la nuova `inquilina´. «Sono in un appartamento in condivisione, come faccio a non dirlo? Ma un cane non è mica un giocattolo, mi serve per vivere, faccio ad aprile l’esame con la Scuola Triveneta dei cani guida».
Ora sta pensando di lasciare la città. «Forse mi trasferirò a Padova, dove vorrei provare un percorso da assistente sociale, per lavorare con le Ong».
(da agenzie)

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RUSSIA, LA DISSIDENTE VIKHAREVA SULL’AVVELENAMENTO: “NON STARO’ ZITTA, RESTO NEL MIO PAESE GOVERNATO DA ASSASSINI”

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

ELVIRA, 32 ANNI, E’ STATA AVVELENATA MESI FA CON SALI DI METALLO PESANTE, I SOLITI SISTEMI CRIMINALI EREDITATI DAL KGB

«Smettetela di seppellirmi prima del tempo. Morire non è assolutamente nei miei piani». Inizia così il lungo post pubblicato sui profili social da Elvira Vikhareva, la dissidente dell’opposizione russa avvelenata mesi fa con sali di metalli pesanti e le cui analisi avevano riscontrato nel sangue la presenza di bicromato di potassio, una sostanza altamente tossica e cancerogena.
Un messaggio, quello di Vikhareva, in cui spiega di aver taciuto sulla sua condizione per «timori ragionevoli e giustificati per l’incolumità della mia vita e di coloro che mi sono vicini oggi» e chiede ai giornalisti di «trattare con comprensione» la sua situazione.
La politica dell’opposizione si rivolge direttamente a chi l’ha avvelenata: «Non sperate, non rinuncerò alla mia posizione, non mi nasconderò in un angolo aspettando compassione e non starò zitta».
Ringrazia, invece, chi si preoccupa per lei e le chiede di lasciare la Russia, ma chiede loro di non fare di lei «un eroe o una vittima del regime» perché, «come molti altri, ho scelto da tempo la direzione e so che è ricoperta di mine».
«Per ora, intendo restare in Russia», aggiunge. Vikhareva si rivolge poi a chi non sostiene il regime dello zar ma ha paura a fare opposizione dicendo che «questo è ciò che vuole Putin e il suo apparato» e che bisogna dimenticare la «frase tossica» che molti ripetono: «Non dipende da me».
«Se vogliamo respirare dobbiamo continuare a resistere. L’indifferenza è figlia della guerra e del caos, e oggi ne stiamo raccogliendo i frutti». La giovane 32enne lancia infine un appello a chi leggerà le sue parole: «Il Paese è governato da assassini e codardi, ora lo so meglio di chiunque altro, sulla mia pelle. Il loro potere si basa sul dispotismo e sulla paura. Dobbiamo essere forti di fronte al nemico».
(da agenzie)

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RUSSIA, L’EX AUTORE DEI DISCORSI DI PUTIN INSERITO NELLA LISTA DEI RICERCATI

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

LA COLPA DI GALLYAMOV? ESSERE CONTRARIO ASLLA GUERRA IN UCRAINA

La polizia russa ha inserito nella lista dei ricercati Abbas Gallyamov, ex autore dei discorsi del presidente Vladimir Putin. Gallyamov ha scritto i discorsi per Putin mentre il leader ricopriva l’incarico di premier dal 2008 al 2012.
In seguito, è diventato un consulente e analista politico schietto, spesso citato dai media russi e stranieri. Negli ultimi anni ha vissuto all’estero.
Alcuni organi di stampa russi e un reporter dell’Associated Press hanno scoperto che Gallyamov era presente nel database del ministero dell’Interno, in cui si legge che l’uomo é ricercato «in relazione a un articolo del Codice penale», senza specificazioni su quale sia l’articolo in questione.
Il mese scorso il ministero della Giustizia russo ha aggiunto Gallyamov al registro degli agenti stranieri, una designazione che comporta un ulteriore controllo da parte del governo e una forte connotazione peggiorativa volta a minare la credibilità del destinatario.
Il ministero ha dichiarato che Gallyamov «ha distribuito materiale creato da agenti stranieri a una cerchia illimitata di persone, si è espresso contro l’operazione militare speciale in Ucraina (e) ha partecipato come esperto e rispondente a piattaforme informative fornite da strutture straniere».
Gallyamov ha dichiarato ad AP di aver appreso di essere sulla lista dei ricercati dai media. Nessuna agenzia di polizia si è messa in contatto con lui, quindi non sa quale sia l’accusa che deve affrontare in Russia.
“Presumo che formalmente si tratti del reato di discredito dell’esercito”, ha detto Gallyamov in un’intervista telefonica, «Viene usato contro chiunque si rifiuti di amplificare il manuale del Cremlino e cerchi di condurre un’analisi obiettiva e imparziale di ciò che sta accadendo».
Screditare le forze armate russe è diventato un reato in base a una nuova legge adottata dopo l’invio di truppe russe in Ucraina nel febbraio 2022. I critici del Cremlino sono stati regolarmente accusati in base a questa legge.
Gallyamov ha descritto l’azione contro di lui come parte della «strategia di intimidazione» del governo russo. «Non è un tentativo di arrivare a me – è impossibile. È un messaggio per gli altri», ha detto. «Come a dire: `Non criticate, non pensate che la vostra visione indipendente di ciò che sta accadendo rimarrà impunita´».
(da Globalist)

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LA REPUBBLICA CECA SI SMARCA DA ORBAN: “GIUSTO FORNIRE ARMI ALL’UCRAINA, NON VOGLIAMO TORNARE UNA COLONIA RUSSA”

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

“MOSCA E’ UNA MINACCIA PER LA SICUREZZA EUROPEA”

Con l’elezione del presidente Petr Pavel, l’ex generale della Nato che alle elezioni dello scorso mese ha archiviato i populisti del miliardario Andrej Babis, la Repubblica Ceca sembra aver allineato tutti i suoi pianeti in modo deciso e inequivocabile verso l’Alleanza atlantica, l’Unione europea e il sostegno all’Ucraina.
Messi da parte i due predecessori di Pavel, gli imprevedibili Miloš Zeman e Václav Klaus, il Paese che fa parte del Gruppo Visegrad e dei Nove di Bucarest 9, si è ricompattato con un governo e una presidenza che procede, almeno per ora, di pari passo.
Entrambe le istituzioni sono decise europeiste e determinate a mantenere il ruolo consolidato di Praga come uno dei primi dieci sostenitori militari di Kiev, smarcandosi dalle posizioni sempre più estreme di Budapest. «Mosca è una minaccia per la sicurezza europea – dice il ministro degli Esteri Jan Lipavský –. Noi, che sappiamo cosa vuol dire, non vogliamo rischiare di tornare ad essere una colonia russa».
Ministro, qual è la priorità della politica estera della Repubblica Ceca?
«Senza dubbio affrontare l’aggressione russa contro l’Ucraina. Stiamo facendo tutto il possibile per fermare questa barbara e ingiustificabile aggressione. Stiamo inviando a Kiev molti aiuti umanitari e militari, e stiamo facendo pressione in seno alla Ue affinché tutti i membri lo facciano. Inoltre, la Repubblica Ceca ha accolto il più alto numero pro capite di rifugiati di guerra, aprendo le porte a oltre mezzo milione di ucraini. Non da ultimo, stiamo facendo di tutto per ottenere sanzioni più pesanti contro Mosca, che incidano sulla capacità russa di produrre armamenti. Dobbiamo fare in modo che non possano produrre nuovi missili, tank e armi. Più armi producono, più ucraini verranno massacrati».
Dopo l’invasione cos’è cambiato all’interno del Gruppo Visegrad?
«Siamo decisamente in una situazione delicata. L’Ungheria ha formalmente aderito alla linea europea, ma Orban e il suo ministro degli esteri Péter Szijjártó continuano a dire cose completamente diverse. Sulla guerra i V4 non sono uniti».
Siete più vicini alla Polonia?
«Assolutamente, condividiamo posizioni strategiche e il convincimento che la Russia è la più grave minaccia alla sicurezza per l’Europa. E a questo proposito vorrei ringraziare l’Italia per quello che sta facendo, per gli aiuti all’Ucraina e per la promessa di inviare sistemi antimissile».
Tradizionalmente i Paesi del cosiddetto Blocco Est sono in prima linea nel contrastare le minacce russe. Anche i Baltici?
«A volte possiamo differire su come diciamo le cose, ma tutti i paesi dell’Europa centrale e orientale hanno una cosa in comune: la paura».
Di cosa?
«Dell’aggressività russa, che noi conosciamo molto bene. Non volgiamo tornare indietro di trent’anni, non vogliamo in alcun modo tornare a essere colonie di Mosca».
Quali sono le sue previsioni per il conflitto in Ucraina?
«Durerà a lungo, dobbiamo essere pazienti e chiederci ogni giorno che cosa possiamo fare di più, e continuare con gli aiuti a Kiev. Vorrei darvi un piccolo esempio di come vede il mondo la Russia: Vladimir Solov’ëv è uno dei maggiori propagandisti del Cremlino. Ogni giorno nel suo programma televisivo chiama alle armi i giovani russi per convincerli a combattere in Ucraina, li manda a morire. Ogni giorno. Allo stesso tempo si lamenta perché non può andare nella sua villa in Italia, sul lago di Como. Sono convinto che non dovremmo permettere a queste persone di venire in Europa, di godere della nostra prosperità, della nostra libertà, dei nostri valori, mentre stanno lavorando alla loro distruzione».
Cosa ne pensa dell’invio di caccia all’Ucraina?
«Penso che l’Ucraina debba avere tutto ciò di cui ha bisogno per proteggere se stessa e la sua integrità territoriale. Le armi non servono per attaccare la Russia, servono a difendersi»
Pensa che un attacco nucleare sia possibile?
«La politica russa si basa sulla paura, quindi nella loro retorica la minaccia della bomba atomica funziona benissimo, ma Mosca sa esattamente come reagirebbe la Nato a un attacco atomico. Vorrei anche ricordare che nel piano di pace in dieci punti di Zelensky la sicurezza nucleare è il primo punto. Non dobbiamo pensare solo all’eventualità di bombe nucleari, ma anche a possibili incidenti nelle centrali, come a Zaporizhzhia, attualmente sotto controllo russo».
(da agenzie)

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ELLY SCHLEIN ALL’ATTACCO: “MELONI ISOLATA IN UE, FDI VOLEVA USCIRE DALL’EURO”

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

“ITALIA COSTRETTA DIETRO I MURI CHE I NAZIONALISTI ALLEATI DI MELONI VOGLIONO COSTRUIRE”

Giorgia Meloni si dice “soddisfatta” del Consiglio europeo terminato ieri a Bruxelles. La leader del Pd, Elly Schlein, la pensa all’opposto: il governo, attacca la segretaria del Pd, ne esce isolato, schiacciato sull’asse di Visegrad e senza avere portato a casa risultati.
“È un misero bilancio quello con il quale la presidente Meloni torna dal Consiglio europeo – è l’affondo dell’inquilina del Nazareno – I nodi vengono al pettine e la mancanza di credibilità sulla scena europea è il risultato non solo delle scelte e delle alleanze strette in questi anni, ma anche dell’atteggiamento propagandistico ed euroscettico che ha portato spesso la leader di Fratelli d’Italia su posizioni vicine a chi vorrebbe l’uscita del nostro Paese dall’euro”.
Schlein, che giovedì ha esordito proprio a Bruxelles al vertice del Partito socialista europeo, dove ha incontrato i primi ministri Pedro Sanchez, Olaf Scholz e Sanna Marin e i commissari europei Frans Timmermans e Paolo Gentiloni, gioca sul dualismo con Meloni.
Sta tessendo la sua rete di relazioni internazionali e batte sul chiodo della solitudine della premier nel consesso europeo. “Il governo italiano – sostiene Schlein – resta isolato nella condivisione di responsabilità sull’accoglienza, con l’Italia costretta dietro i muri che i nazionalisti alleati di Meloni vogliono costruire. La propaganda non risolve nulla, gli italiani e le italiane se ne stanno accorgendo. In passato quando si è provato a riformare il Regolamento Dublino la destra non si è fatta trovare, i primi da convincere sono i loro alleati, chissà se con loro ha il coraggio di parlarne Giorgia Meloni”.
(da agenzie)

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UE, INTESA RAGGIUNTA CON LA GERMANIA SULLO STOP ALLE AUTO INQUINANTI

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

LA MELONI RESTA A MANI VUOTE

Dopo qualche settimana di stallo, il nuovo regolamento europeo sulle auto sembra destinato a diventare realtà. Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans ha annunciato oggi su Twitter di aver raggiunto un accordo con la Germania sullo stop, a partire dal 2035, alla vendita di nuove auto a benzina e diesel.
Salvo ulteriori sorprese, questa intesa dovrebbe portare al via libera definitivo alla riforma già la prossima settimana. Allo stesso tempo, la trattativa tra Bruxelles e Berlino lascia a mani vuote il governo italiano e gli altri Paesi scettici, che dovranno rassegnarsi di fronte all’approvazione del nuovo testo definitivo della riforma.
«La legge secondo cui il 100% delle auto vendute dopo il 2035 deve essere a zero emissioni sarà votata invariata entro martedì prossimo. Le regole sono chiare: il Parlamento deciderà a tempo debito sulle future proposte della Commissione sugli e-fuel», ha commentato il presidente della Commissione Ambiente Pascal Canfin.
Martedì il voto definitivo
Il regolamento sulle auto è stato approvato lo scorso 14 febbraio dal Parlamento europeo e fa parte del pacchetto di misure a favore del clima contenute nel Green Deal di Bruxelles. Il testo avrebbe dovuto ricevere l’ultimo via libera – apparentemente solo una formalità – da parte del Consiglio Ue.
Alcuni Paesi, però, si sono ribellati alla riforma, mettendo in stallo l’approvazione del testo e facendo saltare l’accordo definitivo. A pesare sono state soprattutto le posizioni scettiche di Italia e Germania. In particolare, il governo di Olaf Scholz chiedeva di introdurre una deroga per l’uso degli e-fuels, combustibili prodotti combinando idrogeno e carbonio provenienti da fonti non fossili.
L’Italia invece premeva per inserire i bio-fuels, ottenuti da scarti agricoli e organici. Alla fine, nel tentativo di raggiungere un’intesa definitiva, la Commissione europea ha deciso di accontentare soltanto uno dei due Paesi scettici – la Germania – lasciando inevase le richieste del governo italiano.
A questo punto, il via libera definitivo al regolamento potrebbe arrivare già al prossimo Consiglio Ue dei ministri dell’Ambiente, che si terrà martedì 28 marzo a Bruxelles.
«L’accordo tra Germania e Ue sull’uso dei carburanti sintetici, con l’esclusione dei biocarburanti, è semplicemente intollerabile», ha commentato Luca Squeri, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Energia.
(da agenzie)

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LA POLEMICA SUL DAVID DI MICHELANGELO

Marzo 25th, 2023 Riccardo Fucile

IN AMERICA I FESSI HANNO UN SERIO PROBLEMA CON LE STATUE

Ormai è appurato che in America i fessi hanno un serio problema con le statue. Mentre i fessi progressisti le fanno abbattere, quelli reazionari fanno licenziare la preside che ha osato tenere una lezione d’arte sul David di Michelangelo.
Siamo a Tallahassee, nella Florida di Ron deSantis, la versione «light» di Donald Trump, ma sarebbe potuto succedere in qualsiasi altro Stato dell’Unione, eccetto forse in quello di New York, in California e in qualche altro.
Ad accendersi di sacro sdegno sono stati i genitori dei ragazzi. Immaginate la scena: gli studenti tornano a casa e mostrano ai loro cari l’immagine del capolavoro rinascimentale come se l’avessero appena trovata su Onlyfans.
L’occhio di mamma e papà non indugia sull’armonia delle forme, ma va a cascare proprio là, dove si aspetterebbe di trovare delle mutande di marmo, magari sponsorizzate. Le chat dei genitori prendono fuoco: si chiede e si ottiene la testa della professoressa reproba, per propaganda e smercio di materiale pornografico.
Come passa (male) il tempo. Cinque secoli fa Firenze ospitò un dibattito sul luogo più adatto a ospitare il David di Michelangelo a cui parteciparono, tra gli altri, Botticelli e Leonardo.
Cinque secoli dopo, in Florida, si caccia da scuola chi lo mostra. Certo, quella era una élite di statura mondiale mentre costoro sono degli ignoranti. È proprio questo il problema: hanno censurato il David perché li disturba, ma li disturba perché non sanno che è il David.
(da Il Corriere della Sera)

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