Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
I SINDACI LASCIANO FIORI SULLA SPIAGGIA
Almeno diecimila persone si sono radunate oggi a Cutro e, in corteo,
hanno raggiunto la spiaggia di Steccato dove, il 26 febbraio scorso, sono morti decine di migranti in un naufragio.
Associazioni, partiti, sindacati e movimenti hanno preso parte alla manifestazione «Fermare la strage subito», in testa alla quale una croce realizzata con il legno della barca della tragedia ha guidato i partecipanti fino a poche centinaia di metri da dove sono stati recuperate le vittime. Qui i sindaci, non solo del crotonese, che indossavano la fascia bianca in segno di lutto per i bambini morti nel naufragio, hanno deposto una corona e molti fiori.
Settantasei, in tutto, i corpi recuperati finora nelle operazioni di ricerca: 31 i bambini – 22 dei quali sotto i 12 anni – con il ritrovamento oggi, sabato 11 marzo, di altre due bambine.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
I RAPPORTI CON IL TERZO POLO SARANNO IMPORTANTI QUANDO ARRIVERANNO I MOMENTI DI FIBRILLAZIONE, CIOÈ PRIMA, DURANTE E DOPO LE EUROPEE DEL 2024 CHE FISSERANNO I RAPPORTI DI FORZA NEL PAESE
Il Guardasigilli ha smesso di parlare ma non di scrivere. E ha inviato alla premier i provvedimenti sulla giustizia da varare per i prossimi mesi. L’obiettivo di Carlo Nordio è ristabilire le priorità che si era dato quando è entrato al ministero. Ha illustrato a Giorgia Meloni i progetti che vorrebbe licenziare in Consiglio dei ministri per poi sottoporli all’esame delle Camere. In agenda ha inserito l’abuso d’ufficio (che mira sempre a cancellare), il traffico d’influenze (che intende quantomeno cambiare) e la custodia cautelare (che vuole assolutamente modificare).
«Le norme sono in fase di elaborazione», ha assicurato a un dirigente del Terzo polo, con cui ha discusso come se fosse un alleato più che un avversario. Forse perché l’ostilità il Guardasigilli ce l’ha in casa. In ogni caso perché sulle riforme della giustizia il partito di Calenda ha manifestato in più occasioni un atteggiamento di aperta collaborazione.
Il dialogo tra Palazzo Chigi e i vertici della forza riformista in realtà non si è mai interrotto. E spazia su molti altri temi: dalla politica internazionale a quella energetica. Fino alla difesa e addirittura all’immigrazione.
Raccontano infatti che la presidente del Consiglio abbia apprezzato l’atteggiamento del Terzo polo verso il governo dopo la tragedia di Cutro. E in particolare il discorso tenuto al Senato da Matteo Renzi: l’ex premier — nonostante abbia criticato la gestione del naufragio e la relazione presentata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi — è parso costruire «un ponte» verso l’esecutivo. Dall’altro lato della barricata, Azione e Italia Viva mostrano «interesse» verso la parte del decreto sull’immigrazione che si occupa della gestione dei flussi.
Il fatto che il provvedimento preveda l’ingresso di forza lavoro straniera in Italia, e che la quota di migranti a cui concedere il visto possa essere aumentata all’occorrenza attraverso un semplice Dpcm, non testimonia solo l’accentramento della materia a palazzo Chigi.
È il segno di una svolta per un gabinetto di destra-centro. Fa capire come palazzo Chigi stia lentamente modificando la sua rotta «sovranista». Accredita con un ulteriore indizio quel progetto europeo che il lungo colloquio fuori protocollo di Meloni con il premier olandese ha reso ancor più manifesto. Specie se fosse vero che Mark Rutte starebbe pensando di succedere a Charles Michel alla presidenza del Consiglio dell’Ue.
Esistono chiari punti di contatto tra la leader del partito di maggioranza e la forza di opposizione, rappresentanti dell’esecutivo non nascondono che i rapporti alla linea di confine tra maggioranza e opposizione «saranno importanti quando inevitabilmente arriveranno i momenti di fibrillazione».
Cioè a cavallo delle Europee, «prima durante e dopo» il voto del 2024 che darà il fixing dei rapporti di forza nel Paese, per effetto del sistema elettorale proporzionale. Per allora è previsto un ulteriore (e sostanziale) mutamento della geografia politica nazionale.
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
NEL LAZIO L’UNICA COSA CERTA È CHE FRANCESCO ROCCA SI TIENE LA SANITÀ (IN QUOTA ANGELUCCI, VISTI I RAPPORTI DI LUNGO CORSO CON I RAS DELLE CLINICHE ROMANE)
Di emergenze Francesco Rocca ne ha gestite tante, sia con la Croce
Rossa Italiana che con quella internazionale, ma forse non si immaginava che la vera maxi emergenza una volta eletto governatore sarebbe stata quella di tenere insieme la sua coalizione.
Neppure l’incontro di mercoledì scorso a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni ha portato all’attesa fumata bianca sulla formazione della giunta. La Lega non rinuncia alla presidenza del consiglio regionale, decisa a bilanciare lo strapotere di Fratelli d’Italia, Forza Italia non accetta assessorati di seconda fascia, e pure all’interno di FdI, tra quote rosa, rappresentanza delle province e soprattutto le correnti tanto combattute dalla leader del partito, il clima non è sereno.
L’unica certezza resta quella che Rocca terrà per sé la delega alla sanità. Sembra ce ne siano anche altre, seppure non troppe. L’ipotesi principale resta infatti quella della presidenza del consiglio regionale ad Antonio Aurigemma, di Fratelli d’Italia, di sei assessorati a FdI, due alla Lega e due a FI.
Sostanzialmente certi inoltre gli assessorati a Giancarlo Righini, Mr. preferenze di FdI, vicinissimo a Francesco Lollobrigida, a cui dovrebbero andare le deleghe al Bilancio e all’Agricoltura, a Roberta Angelilli, a cui dovrebbero andare la vicepresidenza ( a cui ambisce però pure FI) e la delega allo Sviluppo economico, a Massimiliano Maselli, sostenuto dal deputato ex centrista Luciano Ciocchetti, a cui dovrebbe andare l’Urbanistica, e a Fabrizio Ghera, a cui potrebbero andare Trasporti e Rifiuti.
LOMBARDIA, ECCO LA GIUNTA: 7 DI FDI SU 16
Il primo round si è concluso alle 3 di notte. La ripresa ieri mattina tra veti incrociati e strascichi polemici. Si è andati avanti fino a sera quando si è sciolto l’ultimo nodo che riguardava la casella della Cultura. Habemus giunta lombarda. Con alcune sorprese dell’ultima ora. Il passo indietro di Stefano Zecchi dalla poltrona della Cultura e la mancata nomina a vicepresidente della giunta di Romano La Russa, fratello di Ignazio, presidente del Senato. Confermato alla Sanità, Guido Bertolaso. Grazie alla nomina in giunta dell’azzurro Gianluca Comazzi rientra in Consiglio regionale l’ex assessore alla Sanità, Giulio Gallera, primo dei non eletti.
Sedici assessori e quattro sottosegretari per il governatore Attilio Fontana. Il bilancino del voto ha premiato Fratelli d’Italia con sette assessorati e la vicepresidenza, segue la Lega con cinque, due a Forza Italia e due in «quota Fontana».
Nel partito di Meloni fa l’en plein Marco Alparone, che oltre al Bilancio ha cucito addosso i gradi di vicepresidente. Romano La Russa si deve accontentare di una serie di deleghe tradizionalmente in mano a FdI: la Sicurezza, la Polizia locale e la Protezione civile. Ma la vera sorpresa della giornata arriva con la nomina di Francesca Caruso, avvocata di Varese, per il posto che fu di Stefano Bruno Galli, ossia la poltrona della Cultura.
Il giallo riguarda Vittorio Sgarbi. Il critico ha puntato il dito contro Licia Ronzulli che avrebbe posto il veto alla sua nomina. […] Nessun veto — replica la capogruppo di FI —: il problema non è mai stato sulla sua persona ma sull’assegnazione degli assessori tra gli alleati».
Alla Lega toccano le Infrastrutture con la conferma di Claudia Terzi. Mantengono la stessa delega anche Guido Guidesi allo Sviluppo economico, Massimo Sertori alla Montagna e enti locali, Elena Lucchini alla Famiglia e pari opportunità. Alessandro Fermi, ex presidente dell’Aula, diventa assessore all’Università e ricerca. Per Forza Italia ci sono Comazzi e Simona Tironi, dirottata all’Istruzione. Infine i due assessorati in quota Fontana. La conferma di Bertolaso e l’arrivo di Giacomo Cosentino all’Ambiente.
(da il Corriere della Sera)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
IN CAMBIO GRILLO NON RICEVEVA SOLO SOLDI (TRAMITE UN CONTRATTO DI PARTNERSHIP TRA LA MOBY SPA E LA BEPPE GRILLO SRL, DA 240 MILA EURO IN DUE ANNI) MA ANCHE LA PROMESSA DI VOTI E L’ORGANIZZAZIONE DI COMIZI IN GIRO PER IL SUD ITALIA… I MESSAGGI CON TONINELLI E PATUANELLI, LO SBLOCCO DI 62 MILIONI PER ONORATO
Beppe Grillo «sfruttava le relazioni esistenti con pubblici ufficiali, ossia i parlamentari eletti, nominati ministri» per «veicolare» le richieste dell’armatore partenopeo Vincenzo Onorato. In cambio Grillo non riceveva solo soldi, tramite un contratto di partnership tra la Moby spa e la Beppe Grillo srl, da 240 mila euro in due anni. Ma anche la promessa di voti e l’organizzazione di comizi in giro per il sud Italia per gli esponenti del M5s: «Ora sarà battaglia per i voti del Sud». E ancora: «Ti porto la città in piazza … 60 mila persone. Torre del Greco è la capitale del regno dei marittimi disoccupati».
Entrambi sono ora accusati di traffico di influenze illecite, in un’indagine appena conclusa. C’è da dire che il modus operandi di Onorato, secondo quanto ricostruito dai pm Maurizio Romanelli e Cristiana Roveda, era sempre lo stesso, anche con altri «mediatori» che si interfacciavano col mondo politico bipartisan, non solo dell’area dei M5s.
Contratti e contatti sono stati ricostruiti anche per esempio con la Casaleggio Associati. In questi casi però i pm, al termine delle indagini del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, non hanno ritenuto ci fossero gli estremi per contestare un reato e hanno avanzato una richiesta di archiviazione
Non solo nel giugno – luglio del 2019, quando il fondatore del M5s chiese al ministro Toninelli di attivarsi davanti alla Commissione europea per dare efficacia agli sgravi fiscali previsti dal decreto Cociancich, «a tutela di Moby e anche a fronte di interessi confliggenti». Grillo scrive a Onorato: «Ho convinto Toninelli a occuparsi della questione a Bruxelles. A sorete!» .
Ma anche tra il luglio e l’agosto del 2019, quando Grillo ha chiesto a Toninelli e all’allora vicepremier Luigi Di Maio di intervenire per ottenere l’immediato pagamento dei 62 milioni di euro che il ministero doveva a Cin, controllata da Moby, per il servizio di collegamento con Sicilia, Sardegna e Tremiti. «Ti devo spiegare – scriveva Onorato – il ministero da gennaio non ci paga più la sovvenzione perché la struttura è di Grimaldi. Sono senza soldi, mi stanno strozzando! Toninelli è circondato da Giuda. Si fermano i collegamenti e la colpa sarà solo sua!». Lo stesso giorno Toninelli rassicura Grillo: «Prima di Ferragosto la mia direzione paga». E così succede. Scrive Onorato: «Caro comandante, grazie di cuore. Senza di te saremo nella m…».
E ancora, tra settembre e novembre del 2019, dopo le istanze di fallimento – Onorato è anche accusato in un’altra indagine di bancarotta fraudolenta – l’armatore si rivolge a Grillo: «Comandante, Unicredit sta impedendo la vendita di due navi, si può fare qualcosa?» . E Grillo: «Contatto Patuanelli» allora ministro dello Sviluppo economico. Che risponde: «Approfondisco la questione». Grillo rassicura l’armatore: «Sei seguito dal suo ufficio e comunque ti chiama. Un abbraccio, fratello!» .
(da La Stampa)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
PER NON PARLARE DELLA MANCATA VISITA AI PARENTI DELLE VITTIME E DELLA PESSIMA PERFORMANCE DEL CAPO UFFICIO STAMPA MARIO SECHI
Il ritorno a Roma dopo il Consiglio dei ministri a Cutro non è stato
facile. La trasferta in Calabria è andata male per molti motivi, politici, di agenda e persino logistici. Così tra molti collaboratori e fedelissimi della premier si è radicata una convinzione: portare il governo nella cittadina in provincia di Crotone, a oltre dieci giorni dal tragico naufragio, è stato un errore. Da quello sbaglio, poi ne sono scaturiti altri, culminati con l’invito ai parenti delle vittime a Palazzo Chigi, un messaggio riparatorio che ha sortito un effetto contrario.
Ma appunto, la catena degli errori è partita molto prima e cioè quando la presidente del Consiglio ha deciso, dopo aver tentennato, di non andare a rendere omaggio alle vittime della strage del mar Ionio così come ha fatto Sergio Mattarella.
Da lì in poi la gestione della vicenda, ora appare chiaro a molti, è sfuggita di mano alla premier. L’aver organizzato in fretta e furia il Consiglio dei ministri a Cutro ha costretto ad anticipare di molto i tempi della scrittura di un decreto che è stato redatto rapidamente.
L’altro punto debole della trasferta in Calabria riguarda la mancata visita ai parenti delle vittime, radunate davanti a un palazzo dello sport a Crotone, né alla spiaggia di Steccato di Cutro dove continuano a approdare i resti umani e materiali di quella strage. Politicamente, poi, questo decreto ha significato un ritorno sulla scena di Matteo Salvini, che in questi primi mesi di governo si era volutamente defilato, con grande soddisfazione degli alleati.
(da La Stampa)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
“VIOLATE LE REGOLE DEL SOCIAL NETWORK”
L’account Twitter di Casapound è stato sospeso per aver violato le regole del social network. Sulla pagina del profilo dell’organizzazione di estrema destra appare infatti la scritta «account sospeso» da oggi 10 marzo.
La decisione di bloccare l’account sarebbe arrivata dopo diverse segnalazioni degli utenti. Tra i primi a segnalare la sospensione è stato l’utente @alekosprete che ha pubblicato uno screenshot della risposta di Twitter dopo l’invio a sua volta di una segnalazione contro Casapound. Nell’immagine si legge che il tweet segnalato «proviene da un account sospeso», spiegando che si tratta di una violazione delle regole del social per incitamento all’odio: «Abbiamo sospeso l’account @casapounditalia – si legge nella nota di Twitter – per infrazione della nostra regola sulla condotta che incita all’odio. Abbiamo constatato tale infrazione attraverso diverse segnalazioni che abbiamo ricevuto a proposito di tale comportamento».
Con la sospensione, Twitter spiega che il titolare di quel profilo «non può create nuovi account. Comunichiamo agli utenti la loro sospensione, le regole di sicurezza che hanno infranto e quali contenuti hanno comportato l’infrazione di tali regole».
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
CON IL 36% HA SUPERATO CONTE, SALVINI E BERLUSCONI
Elly Schlein corre. I sondaggi di Ipsos illustrati oggi da Nando
Pagnoncelli sul Corriere della Sera dicono che tra chi dice di conoscerla il suo gradimento è a quota 36%. La neosegretaria del Partito Democratico in questa classifica è seconda solo a Giorgia Meloni, che arriva al 52%.
E distanzia sia Giuseppe Conte che Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Schlein per adesso ha un deficit di riconoscibilità: il 30% ancora dichiara di non conoscerla. Mentre il 45% dà nei suoi confronti un giudizio negativo. Ma la prevalenza di giudizi negativi su quelli positivi, avverte il sondaggista, è una costante per tutti i leader tranne la premier.
Le valutazioni più positive invece arrivano dagli elettori con età più elevata, più scolarizzati, più abbienti e residenti nei capoluoghi. La vera sfida per lei adesso sarà conquistare i centri rurali.
Il Pd e le alleanze
Ma il clima del campione nei suoi confronti rimane comunque positivo. Con la sua guida il rilancio del Pd è più probabile per il 32% dell’elettorato, anche se tra gli scettici c’è un gran numero di elettori del Terzo Polo.
Con lei il partito sarà più vicino alle tematiche ambientali, alle istanze dei giovani e dei ceti deboli, e sarà più radicale.
Per quanto riguarda le alleanze il campione di Ipsos vede in arrivo una più stretta alleanza strategica con il M5s. Limitata alle elezioni locali per il 20% o in una coalizione che si candidi a guidare il paese per il 18%. Più bassa la percentuale di collaborazione solo su alcuni temi specifici (16%). Mentre quella con il Terzo Polo è difficile anche per la freddezza del relativo elettorato.
Nel complesso un elettore dem su tre (34%) pensa che a Schlein convenga allearsi con il M5S. L’11% con Azione-Iv, il 23% con entrambi, riportando d’attualità l’ipotesi del «campo largo». Mentre il 18%, probabilmente nostalgico della «vocazione maggioritaria», ritiene sia meglio evitare qualsiasi alleanza.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
NON C’E’ LIMITE ALLA (IN)DECENZA: ELIMINATO L’AUDIO CON I CORI DI “ASSASSINI”
Della débâcle calabrese di Giorgia Meloni non resta traccia sulla Rai. Anzi, a giudicare dalla cronaca del Tg1 di giovedì sera, parrebbe che a Cutro è stato un mezzo trionfo.
Tanto per cominciare, abbiamo un efficace decreto: “Fermezza e pene più severe contro i trafficanti di esseri umani. Reati contro gli scafisti perseguibili anche all’estero e prevedono fino a 30 anni di reclusione”. Per Meloni, dice il Tg1, è “la miglior risposta per evitare altre tragedie del mare”.
Come chiedere all’oste se il vino è buono. L’inviato spiega che il Consiglio dei ministri nel luogo della tragedia “è stato voluto fortemente dalla premier, come anche il provvedimento varato per contrastare i trafficanti e disincentivare le partenze illegali”.
Non bastassero le omissioni – gli imbarazzi, le contestazioni, i litigi nella maggioranza – a rubare l’orecchio sono i dettagli: la premier che “ribadisce con forza il messaggio”, i ministri che “restituiscono il segno della compattezza intorno ai provvedimenti decisi dal governo”.
Poi l’afflato retorico dalla viva voce di Giorgia: “Questa gente io la voglio combattere. Questa gente io la voglio sconfiggere”.
Scorre qualche immagine dei peluche lanciati per protesta contro le auto del governo, ma non c’è l’audio, quindi non si possono sentire i cori: “Vergogna” e “assassini”. Il cronista del Tg1, laconico, si limita a una frase: “All’arrivo del corteo del governo sia applausi che contestazioni”.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 11th, 2023 Riccardo Fucile
ABBINATO A UN INDEGNO MESSAGGIO DEL GOVERNO, POI IL DIETROFRONT: “NON LEGGETELO, FATE SOLO IL MINUTO DI SILENZIO”
Brusco dietrofront del Coni sulle disposizioni per commemorare
le vittime del naufragio di Steccato di Cutro su tutti i campi per il weekend. In una prima comunicazione del presidente Giovanni Malagò si invitava le società sportive a rispettare un minuto di silenzio prima delle gare. Momento però che sarebbe stato accompagnato dalla lettura di un testo che sarebbe stato indicato dal ministro dello sport Andrea Abodi.
Le poche righe indicare dal governo così recitano: «L’Italia onora la memoria delle 72 vittime del naufragio di Cutro con un minuto di silenzio, riflessione e preghiera da condividere attraverso la comunità sportiva, e si unisce al dolore delle loro famiglie e dei loro cari. Il governo rinnova il suo massimo impegno per contrastare la tratta di esseri umani, tutelare la dignità delle persone e salvare vite umane». Tanto è bastato però per scatenare la polemica, a cominciare dal responsabile dello sport del Pd, l’ex ct dell’Italvolley e attualmente deputato dem Mauro Berruto: «Sono sbalordito. Lo sport italiano si presta a fare da ufficio stampa al governo, riuscendo perfino a sporcare il minuto di raccoglimento per le 72 vittime del mare e ora anche della propaganda. Non credo ai miei occhi – aveva scritto su Twitter – Ovviamente è doveroso il minuto di raccoglimento, così come la solidarietà alle famiglie delle vittime, ma si tolga quell’ultima frase che suona come una indecorosa propaganda filo governativa».
Visto il polverone, il Coni ha fatto marcia indietro. Ormai però il testo era stato diffuso e indicato alle federazioni sportive, per cui la precisazione arrivata in serata dal presidente Malagò, come riporta l’Ansa, non ha potuto far altro che mettere una pezza: «Si precisa – si legge nella nota del Coni – che il testo del messaggio governativo è di trasmissione e non dovrà essere letto in pubblico ma sarà sufficiente condividerlo facendo osservare il minuto di silenzio. Grazie».
(da agenzie)
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