Aprile 13th, 2023 Riccardo Fucile
POI AUSPICA CHE LA FRANCIA DEBBA USCIRE DALLA NATO: PER FARE COSA? … “BASTA ARMI ALL’UCRAINA”: HA PARLATO UN’ALTRA SERVA FINANZIATA DA MOSCA
«Sono euroscettica. Penso che la Francia debba uscire dalla Nato. E basta armi all’Ucraina». Marine Le Pen oggi è prima nei sondaggi: se le elezioni presidenziali si tenessero oggi supererebbe Emmanuel Macron con il 55%. Ma il suo Front diventato Rassemblement National ha spesso avuto exploit che poi si sono tradotti in numeri deludenti alle urne.
Oggi però c’è una novità: del suo presidente della Repubblica Le Pen apprezza il terzismo. Ovvero il rifiuto del vassallaggio nei confronti di Cina e Stati Uniti. Ma Marine parla anche di politica italiana. Dice di essere ancora “fedele” a Matteo Salvini. E di non sentirsi la sorella gemella di Giorgia Meloni. Mentre sul fronte interno dice di non sentirsi «una candidata a vita». E che anche se le presidenziali si svolgeranno nel 2027, le europee dell’anno prossimo possono diventare uno spartiacque per l’Europa sovranista.
Il comando generale dell’Alleanza Atlantica
Nell’intervista rilasciata ad Anais Ginori per Repubblica la figlia di Jean Marie si dice «convinta che la Francia debba uscire dal comando generale della Nato». Nel novembre scorso aveva detto di stare con Meloni e contro Macron sull’immigrazione. Oggi dice che dalla premier italiana la divide anche altro: «Resto euroscettica, e ogni giorno che passa lo divento di più. Non sono scettica sull’Europa, ma sull’organizzazione politica dell’Ue. Inoltre, la Francia ha un’eredità politica e un’indipendenza a livello internazionale. Meloni è favorevole alla Nato perché è italiana. Ci sono parti del suo progetto che non condivido. Politicamente mi sento più vicina a Matteo Salvini e non adatto il mio discorso ai risultati elettorali: sono una persona leale».
Le differenze tra Le Pen e Meloni
Per Le Pen la presidente del Consiglio «sta governando senza attirare le critiche agitate dalla demonizzazione in atto prima della sua elezione. La stessa cosa era successa prima che vincessimo le comunali. Questo processo alle intenzioni caricaturale, molto lontano dalla realtà, è un vantaggio per noi. Quando andremo al potere, la gente vedrà che non arriva l’apocalisse, ma anzi una politica di buon senso». E ha un altro punto di differenziazione: «Tutti sosteniamo l’Ucraina, ma io sono contraria alla consegna di armi offensive. Abbiamo delle differenze con Meloni. Nonostante questo, la preferisco al suo predecessore. E poi si sa: in Italia la politica gira veloce».
Il gemellaggio impossibile
Anche su altri temi Le Pen rimarca la sua lontananza dal governo italiano: «Meloni non è la mia sorella gemella. Io voglio darmi gli strumenti per una politica dissuasiva sull’immigrazione, facendo passare con un referendum una riforma costituzionale che sottoponga l’assistenza sociale non contributiva a un certo numero di criteri, riservando gli assegni familiari ai francesi, abolendo lo ius soli».
Anche sulla politica estera vuole cambiare tutto: «Se fossi la Presidente, quando lo sarò, la prima cosa a cui penserei è l’interesse della Francia. Fin dall’inizio abbiamo detto: la Russia sta commettendo un grave errore attaccando militarmente l’Ucraina e violando la sua sovranità territoriale e politica. Resta il fatto che il mondo è così com’è, e non come vorremmo che fosse. Perciò farei tutto il possibile affinché la Francia promuova una risoluzione pacifica del conflitto. Per una semplice ragione: non vedo altre soluzioni valide».
Una nuova guerra dei cent’anni
Per Le Pen «o la Russia vince la guerra, e sarebbe catastrofico perché tutti i Paesi che hanno un conflitto territoriale penseranno di poterlo risolvere con le armi. O l’Ucraina vince, e questo significherebbe che la Nato è entrata nel conflitto, e quindi l’inizio della Terza guerra mondiale. Non mi sembra una prospettiva felice. Oppure, continueremo a fornire armi all’Ucraina a pioggia e allora ci troveremo di fronte a una nuova guerra dei cent’anni che, viste le perdite umane, sarebbe una tragedia».
(da Open)
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Aprile 13th, 2023 Riccardo Fucile
CONTRO IL DELIRIO DI CHI VUOLE ABBATTERE JJ4 SI LEVA LA PROTESTA ED EMERGONO LE RESPONSABILITA’ DELLA REGIONE SULLA CARENZE DI INFORMAZIONE
Sono iniziate le ricerche dell’orsa Jj4, responsabile della morte del
runner Andrea Papi. Da quando è stato reso noto il nome in codice del plantigrado che ha aggredito il 26enne la guardia forestale trentina ha intensificato le operazioni di monitoraggio su tutta l’area de monte Peller.
Attività non facili perché, anche se Jj4 ha il radiocollare essendo un’orsa nota, la zona del Peller è quasi completamente senza copertura Gsm
L’orsa Jj4 era stata già condannata a morte per l’aggressione a padre e figlio. Ma successivamente il tribunale amministrativo regionale del Trentino aveva annullato l’ordinanza. All’epoca gli animalisti esultarono: «Non potevamo sperare di meglio per un’orsa che non ha mai fatto nulla di male, ha solo difeso i suoi cuccioli, ma per questo era stata condannata a morte».
Oggi il presidente della provincia Maurizio Fugatti sembra invece deciso a procedere nell’abbattimento dell’animale che ha ucciso Papi. La madre del runner invece dice che la morte dell’orsa non le restituirà il figlio.
La Lega Anti Vivisezione con Massimo Vitturi attacca la Regione: «Non ha mai fatto nulla per informare i cittadini. E per prepararli ad eventuali aggressioni di orsi. Ucciderli non significa avere sicurezza. È importantissimo sapere come comportarsi quando si incontrano».
Lo spray contro gli orsi
Lo scrittore milanese Paolo Cognetti in un’intervista al Quotidiano Nazionale si dice favorevole all’uso dello spray anti orsi: «Io ho visitato l’Alaska e il Canada, dove nelle ampie foreste gli orsi e gli altri animali selvatici pullulano. In ogni supermercato di qualsiasi cittadina lo vendono e funziona. Però tanti da quelle parti vorrebbero un fucile. E visto che è facile comprarlo le persone preferiscono girare armate».
In Val d’Aosta, dove vive, il problema degli orsi non c’è: «Esiste un affresco sulla parete di una chiesetta di Antagnod, un paesino della mia Val d’Ayas, in cui c’è la rappresentazione di una caccia all’orso. L’ultimo ad essere abbattuto risale al Settecento». Ma in generale «manca un’educazione che ci faccia sapere chi vive nel bosco e come lo dobbiamo affrontare».
Licia Colò e l’abbattimento
La conduttrice Licia Colò in un’intervista a La Stampa si schiera contro l’abbattimento di Jj4. «Abbatterla ed eliminare altri orsi problematici è scorretto. Siamo noi che li abbiamo messi lì e poi abbiamo cambiato idea. Ha “fatto l’orsa”. Perché ucciderla? Va spostata o catturata: vivrà il resto dei suoi giorni in gabbia».
Colò spiega la differenza tra Abruzzo e Trentino: «Se si parla con gli zoologi, sono convinti che l’orso abruzzese sia più docile. Io credo che si possa trovare quello più nervoso e quello che lo è meno, come del resto accade a noi umani. Sono stata molte volte in Abruzzo e ho notato che gli abitanti sono più abituati a convivere con l’orso. Lo abbiamo visto passare in paese e non c’era panico, anzi: fin troppa confidenza. Poi c’è un fattore aggiuntivo: una diversa considerazione dell’animale. Ho sempre sentito un certo orgoglio nel dire: “Noi abbiamo gli orsi nel parco nazionale”. Tutto sta nell’educazione alla convivenza».
E i cuccioli di Jj4?
Per la conduttrice «se la popolazione non vuole l’orso, è una causa persa. Non voglio difendere gli orsi a prescindere. Ma interroghiamoci sul fatto che quello di Caldessia il primo episodio in cento anni di un orso che uccide un essere umano in Italia».
Lo zoologo Filippo Zibordi, che vive da vent’anni in Trentino, ricorda invece con Il Messaggero che Jj4 ha partorito all’inizio del 2022. «Gli orsacchiotti nascono a gennaio, si staccano dalla madre nella seconda estate di vita. Potrebbero averla già lasciata o vivere ancora con lei», sostiene. Se l’orsa venisse uccisa però i cuccioli sarebbero abbastanza grandi da potersela cavare da soli: «Se fossero venuti al mondo quest’anno invece non avrebbero possibilità». Secondo Zibordi la strategia dello sfoltimento degli animali è un rischio «perché è impossibile distinguere i “buoni” dai dannosi».
Cosa rende pericoloso un incontro con un orso
Lo zoologo spiega a Stefano Ardito che a rendere pericoloso un incontro con un orso «è soprattutto la sorpresa. Gli orsi sono animali notturni, al mattino o al tramonto non si aspettano di vederci arrivare. Se lo si incontra bisogna muoversi lentamente e annunciare la propria presenza parlando, cantando o portando con sé un sonaglio. La velocità e il silenzio fanno aumentare il rischio». Lui va spesso a correre nei boschi che sono accanto a casa sua: «Ma prima di ogni curva o dosso faccio rumore. Se c’è un orso, gli lascio il tempo di allontanarsi».
(da Open)
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Aprile 13th, 2023 Riccardo Fucile
LA LORO AUDIZIONE ALLA CAMERA, DATI ALLA MANO
Per Matteo Salvini il Ponte sullo Stretto di Messina sarà la più grande opera green al mondo. Ma gli ambientalisti non la pensano allo stesso modo. E parlano di un impatto devastante su un ecosistema delicato, oltre che dei rischi troppo elevati dal punto di vista sismico.
Oggi alcune associazioni per la tutela dell’ambiente sono state ascoltate in commissione alla Camera e hanno criticato duramente il progetto. Per il Wwf si tratta di un’opera “insostenibile” dal punto di vista ambientale, mentre il Kyoto Club parla di un’infrastruttura “dannosa”. Non solo: anche dal punto di vista economico e finanziario gli ambientalisti hanno espresso forti dubbi.
Per il WWF il Ponte sullo Stretto ha “costi ambientali elevatissimi”
Stefano Lenzi è il responsabile relazioni istituzionali del Wwf e in audizione a Montecitorio ha ribadito come il Ponte sullo Stretto verrebbe realizzato in un’area “compresa in zone protette”, che sono tutelate dalla Direttiva comunitaria Habitat. Proprio per questo, quando si parlò della possibilità di costruire un ponte per collegare Calabria e Sicilia, all’inizio degli anni Duemila, l’Italia rischiò una procedura di infrazione.
Insomma, l’opera avrebbe “elevatissimi e insostenibili costi ambientali”, ma non reggerebbe nemmeno “da un punto di vista economico-finanziario”. Lenzi ha sottolineato come di questo progetto si parli ormai da 50 anni, ma in tutto questo tempo “nessuno è mai riuscito a dimostrarne l’utilità o la redditività”. Per il Wwf, inoltre, c’è anche un problema pratico: “Sulla fattibilità bisogna porsi un problema visto che, come ha rilevato il gruppo di lavoro nominato dal Mims nel 2021, si tratta di costruire un Ponte a doppio impalcato, stradale e ferroviario, ad unica campata di 3300 metri, quando al mondo con queste caratteristiche esiste una lunghezza massima di 1991 metri. E non è una questione secondaria dal punto di vista tecnologico e ingegneristico”. Infine, si tratterebbe di un ponte con “quattro torri di 400 metri di altezza, il tutto in una delle aree a maggior rischio sismico del Mediterraneo”.
Il Kyoto Club dice che è “più utile spendere sulla transizione”
Le questioni dell’impatto ambientale e del rischio sismico sono sicuramente le più rilevanti, ma il Kyoto Club ne ha sottolineata una anche di mera utilità. “Siamo sempre stati contrari al progetto del Ponte sullo Stretto, non ne capiamo il senso dal punto di vista dei trasporti. Per noi non è una priorità del Paese: è un’opera dannosa e inutile”, ha detto il vicepresidente dell’associazione, Francesco Ferrante.
Anche lui ha sottolineato come se ne stia parlando da tantissimi anni, “ma è una perdita di tempo e di risorse economiche”. Secondo il Kyoto Club, quindi, “sarebbe molto più logico investire su nuove tecnologie che consentirebbero di risparmiare sulle tempistiche di attraversamento dello Stretto. Non si capisce perché spendere miliardi di euro per un’opera che ridurrebbe di poco la percorrenza”. Insomma ci sono in ballo (tanti) soldi pubblici che dovrebbero essere invece “spesi per opere più utili alla transizione ecologica”.
Italia Nostra: “Il Ponte sarebbe l’ennesima cattedrale nel deserto”
Ad essere ascoltata a Montecitorio c’era anche Italia Nostra, una delle più antiche associazioni di ambientalisti nel Paese. Secondo Walter Fratto, che è stato audito in commissione, il Ponte sullo Stretto sarebbe “l’ennesima cattedrale nel deserto”. Da un tempo di percorrenza di una ventina di minuti si passerebbe ad attraversare lo Stretto in un quarto d’ora, risparmiando appena una manciata di minuti, ma “sbarcati in Calabria ci si troverebbe comunque di fronte a una realtà amara, sia su gomma che su rotaie”. Per l’associazione, quindi, sarebbe più urgente “mettere al passo Sicilia e Calabria con le altre Regioni d’Italia”, per quanto riguarda la rete di infrastrutture. Fratto quindi ha concluso: “Ci accontenteremmo di autostrade e ferrovie moderne sulla tirrenica e sulla ionica”.
(da Fanpage)
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Aprile 13th, 2023 Riccardo Fucile
“E’ MORTO DEFINITIVAMENTE, OGGI NIENTE RIUNIONE”…ITALIA VIVA: “SCELTA UNILATERALE, AUTOGOL CLAMOROSO”
Volano stracci nel Terzo polo già di prima mattina. Subito la lite via
social, poi le parole di Carlo Calenda che mettono un punto definitivo all’alleanza con Matteo Renzi. Dopo essere stati in mattinata entrambi in aula, al Senato per il voto sul decreto Pnrr, il leader di Azione lasciando il palazzo dice: “La riunione di oggi non si fa, non c’è il clima giusto. Non abbiamo parlato in aula, non c’è stato modo che c’erano voti serrati. In ogni caso il progetto del partito unico è definitivamente morto. Andremo avanti con due partiti e, se ricomporremo il clima, ci alleeremo dove sarà possibile”.
Salta la nuova riunione di oggi
La riunione di questa sera dunque non ci sarà. Tanto, commenta Calenda riferendosi a Renzi, “lui non viene alle riunioni. Non ci ho parlato, perché lui parla solo con Obama e Clinton”. E quindi “il partito non lo riusciremo a fare, perchè non lo vuole fare Renzi – continua il leader di Azione intercettato da Striscia la notizia – Perché vuole tenersi soldi e il partito di Italia Viva e non si può far nascere, da due partiti, tre partiti. Diventa ridicolo”. Dichiarazioni che colgono di sorpresa Italia Viva: “Mentre Calenda dichiarava noi eravamo con Matteo Renzi e tutti i senatori, a partire da Gelmini e gli altri, a trovare una soluzione al documento, in aula”.
La lite sui social
L’accordo non è stato trovato già ieri dopo il vertice di tre ore. La giornata di oggi è iniziata subito con una nuova lite. Calenda si scatena su Twitter contro Matteo Renzi: “Queste volgarità nascondono un nervosismo esagerato. Semplicemente hai provato a darci una fregatura e sei stato rispedito al mittente. Questa volta lo ‘stai serenò non ha funzionato. Fine”, scrive su Twitter il leader di Azione. Si riferisce a un virgolettato di Renzi riportato dalla Stampa al termine del comitato politico riunito ieri (“Calenda è pazzo, ha sbagliato il dosaggio delle pilloline”). Frase poi smentita da Italia viva. Con Renzi che lancia l’ultimatum: “In queste ore ci sono polemiche inspiegabili dentro il Terzo Polo perché non vedo un motivo politico per la rottura. E la Leopolda si farà”.
Calenda furioso, la proposta di Iv
Calenda chiede conto di queste parole che tradiscono, spiega in un cinguettio, un “nervosismo esagerato”. La replica arriva attraverso l’ufficio stampa del partito di Renzi, che nega le parole riportate dal quotidiano (“Le dichiarazioni rilasciate dal senatore Renzi sono quelle contenute nella Enews”) e rilancia la proposta di un accordo: “Qui c’è il testo pronto: vuoi firmare o preferisci di no? Nessuna fregatura guarda il documento”, scrivono su Twitter pubblicando il testo dell’accordo proposto da Azione e corretto da Italia viva. Renzi lancia così il suo ultimo appello: “Eviterei di inseguire le polemiche e i retroscena. Andrei al sodo. Ieri Azione ha presentato un documento, a noi va bene con piccole modifiche assolutamente accettabili. Le abbiamo pubblicate: i vecchi partiti si sciolgono con l’elezione del Segretario nazionale del partito unico. Se Calenda ci sta, noi firmiamo. Se Calenda ha cambiato idea, lo rispettiamo e ne prendiamo atto”.
La questione economica
Riassumendo: i due partiti dissentono su due punti in particolare. Il primo riguarda il finanziamento del partito unico: Calenda chiede che ciascuno dei due soggetti debba corrispondere il 70 per cento delle risorse ricevute con il 2 per mille oltre a una dote iniziale di 200mila euro per finanziare il congresso. Renzi vorrebbe cedere solo il 50 per cento del 2 per mille. Per il leader di Azione si tratta della prova che Renzi non è convinto sulla strada del partito unico.
La Leopolda
Infine c’è la questione della Leopolda. Calenda avrebbe chiesto che il leader di Iv si impegni a non tenerla più. “Chi conosce quell’esperienza sa che è un momento bello di confronto politico tra generazioni e storie diverse – la replica di Renzi questa mattina su Twitter – È un momento in cui tante persone si avvicinano alla politica. Dire che non può essere più fatta la Leopolda non ha senso. La facciamo con migliaia di volontari dal 2010, non vedo perché dovremmo smettere di farla oggi in un momento in cui la politica va difesa dai populismi e dai sovranismi. Il mio è un appello finale: basta polemiche, rimettiamoci al lavoro tutti insieme.
Noi ci siamo, consapevoli della responsabilità verso tanta gente che ci chiede di tornare a sognare, non di volare rasoterra”.
Calenda e Renzi in aula al Senato
Mentre la lite continua, i due leader questa mattina sono in Aula al Senato separati da tre senatrici tra cui Mariastella Gelmini, vicesegretaria di Azione. Presenti anche quando è stato approvato un ordine del giorno al Pnrr – proposto da Calenda e sostenuto da Renzi – che invita, nel capitolo RepowerEu a valutare specifici finanziamenti per incentivi fiscali per le cosiddette misure ‘Industria 4.0’.
(da La Repubblica)
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