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“CASTA” DEI BALNEARI: LA COMMISSIONE EUROPEA HA FINITO LA PAZIENZA CON L’ITALIA SULLE CONCESSIONI DELLE SPIAGGE E STA PER SPEDIRE A ROMA LA LETTERA CHE CONCEDE SOLO DUE MESI PER “CONFORMARSI AL DIRITTO DELL’UNIONE”

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

OVVERO: ELIMINARE LA PROROGA AL 31 DICEMBRE 2024 E DARE SUBITO IL VIA AI BANDI. IL PASSO SUCCESSIVO È IL DEFERIMENTO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA, CON IL RISCHIO DI UNA MAXI MULTA

Questa volta l’ultimatum di Bruxelles è netto: la questione delle concessioni balneari «va risolta rapidamente». E per far sentire ancor di più il fiato sul collo del governo italiano, la Commissione europea sta valutando la possibilità di estrarre dal cassetto la lettera che è pronta da tempo e che contiene una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione «entro due mesi». Altrimenti scatterà il deferimento alla Corte di Giustizia.
La decisione di prorogare le concessioni balneari al 31 dicembre 2024, adottata con il decreto “Milleproroghe”, era già stata bocciata a marzo dal Consiglio di Stato e non è affatto piaciuta alla Commissione europea.
La questione ha fatto capolino anche nell’incontro di giovedì sera a Palazzo Chigi tra Thierry Breton e Giorgia Meloni. Il commissario francese, che ha la delega al Mercato Interno, già a gennaio aveva lanciato un avvertimento al ministro per gli Affari Ue Raffaele Fitto nel corso di un faccia a faccia. Ma il governo e il parlamento erano andati avanti per la loro strada, senza ascoltare i rilievi di Bruxelles, del Consiglio di Stato e del Quirinale. Ora però sembra che anche la premier abbia preso atto che la situazione deve essere sanata mettendo a gara le concessioni balneari.
Uno snodo cruciale è atteso per giovedì, quando la Corte di Giustizia sarà chiamata a pronunciarsi su nove diversi quesiti presentati dal Tar della Puglia, che nel maggio dello scorso anno aveva sollevato la questione in via pregiudiziale alla Corte in seguito al ricorso dall’Agcom contro il Comune di Ginosa (Taranto).
Tra gli interrogativi sottoposti ai giudici di Lussemburgo ce n’è uno che chiede di sancire se la direttiva Bolkestein del 2006 «è valida e vincolante per gli Stati membri» essendo stata adottata a maggioranza anziché all’unanimità. Il Tar Pugliese ha inoltre chiesto se la direttiva è «auto-esecutiva e immediatamente applicabile» oppure se lascia «spazi discrezionali per il legislatore nazionale» e se la sua applicazione spetta ai giudici nazionali oppure ai Comuni.
Sono passati 28 mesi e nulla è cambiato, per questo – come previsto dal diritto Ue – la Commissione è intenzionata a fare il passaggio successivo: emettere un parere motivato. A quel punto il governo avrà due mesi di tempo per conformarsi alla richiesta, dopodiché l’esecutivo europeo potrà chiedere alla Corte di Giustizia di avviare un procedimento nel merito. Che in caso di condanna può portare anche a una maxi-multa.
(da La Stampa)

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SILENZIO DI STATO

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

C’È STATA COLLABORAZIONE TRA ITALIANI E SPECIALISTI DI MOSCA?

Ricordate Herbert Kappler? Nel ferragosto del 1977 l’ex colonnello nazista è riuscito a scappare dall’ospedale militare del Celio chiuso in una valigia, trasportata lungo le scale dalla moglie Anneliese. Questa la surreale versione stesa dal governo Andreotti per nascondere la verità: la fuga dell’ufficiale malato, morì sei mesi dopo, venne agevolata in tutti i modi per evitare una crisi diplomatica con la Germania Federale, che aveva chiesto per tre volte un provvedimento di clemenza. La ragione di Stato aveva spinto a lasciare il responsabile del rastrellamento del Ghetto e del massacro delle Fosse Ardeatine senza la minima sorveglianza, permettendogli di allontanarsi indisturbato.
Qualcosa di simile è avvenuto il 22 marzo con Artem Uss, il giovane oligarca russo evaso dagli arresti domiciliari in una cascina milanese dove nessuno lo teneva sotto controllo. […] oggi il silenzio dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sulla fuga di Uss spinge ai peggiori sospetti. [Appare incredibile che non sia stata decisa una vigilanza speciale nei confronti del manager che la magistratura statunitense ritiene protagonista di traffici fondamentali per la macchina bellica russa: è accusato di permettere la costruzione delle armi tecnologiche che bombardano l’Ucraina.
Invece è stato messo ai domiciliari con un braccialetto elettronico privo di segnalatore di posizione, dove riceveva frequenti visite della moglie e dei funzionari del consolato russo. Misure di sicurezza inferiori a quelle previste per un piccolo spacciatore o uno scippatore. Perché?
L’estradizione dall’Italia agli Stati Uniti di Artem Uss avrebbe provocato una reazione feroce del Cremlino, che ha fatto pressioni su tutti i vecchi amici italiani per impedirla: tanti a Roma devono avere tirato un sospiro di sollievo alla notizia della fuga di Artem Uss. È paradossale però che il ministro dell’Interno Piantedosi e la stessa premier non abbiano ancora fornito spiegazioni al Parlamento e ai cittadini. Il danno alla credibilità del nostro Paese provocato dall’evasione è tale da minare la fiducia nell’Italia degli alleati atlantici.
E lo scenario che emerge dalle indagini della procura di Milano sembra confermare le ipotesi iniziali: è stata un’operazione pianificata al massimo livello dall’intelligence russa, condotta da “agenti a contratto” di diverse nazionalità che sono entrati in azione alle porte di Milano. Un’esfiltrazione — come si dice nel gergo delle spie — che ha trasferito il detenuto attraverso tutta l’Italia settentrionale, fino alla frontiera di Trieste e ai Balcani.
Una volta a Mosca, Artem Uss ha lodato «le persone forti e affidabili» che gli «sono state vicine». E il padre Alexander ha pubblicamente ringraziato Vladimir Putin «che ha un cuore grande e generoso». Per poi aggiungere una frase sibillina: «Il nostro Paese ha molti amici e persone oneste che lo sostengono e che al momento giusto sono pronte ad aiutare. So di cosa parlo…». Chi sono questi amici? c’è stata anche una collaborazione attiva tra italiani e gli specialisti ingaggiati da Mosca?
(da La Repubblica)

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SE ARTEM USS NON FOSSE EVASO PER TORNARE IN RUSSIA, IL GOVERNO AVREBBE DOVUTO DECIDERE A CHI DARLO: AGLI STATI UNITI O ALLA RUSSIA?

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

UN IMBARAZZO CHE GUARDA CASO, ORA L’ESECUTIVO NON AVRÀ PIU’

Quarantotto ore di differenza il 9 novembre 2022, a vantaggio dei russi sugli americani, e la combinazione fra queste 48 ore e una norma di legge in tema di estradizioni, disvelano quale sia stato, fino all’evasione il 22 marzo 2023 dell’uomo d’affari russo Artem Uss dagli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, il vero imbarazzo politico da gestire per il governo Meloni-Nordio: superiore persino a quello ora per la beffarda fuga del magnate russo, perché impossibile da tentare di spartire con i giudici milanesi.
Uss viene arrestato il 17 ottobre a Malpensa per accuse americane di associazione per delinquere, truffa e riciclaggio, e il giorno successivo (in attesa che dagli Stati Uniti arrivi la richiesta di estradizione) i giudici convalidano la custodia cautelare in carcere, sposando la tesi americana di Uss in fuga da New York, solo di passaggio a Malpensa, e senza dimora in Italia.
IL BLITZ DI MOSCA
L’11 novembre arriva dagli Stati Uniti la richiesta di estradizione, alla quale Uss non presta consenso, sicché si avvia il normale iter giudiziario che prevede che siano la Corte d’Appello (che lo farà il 21 marzo 2023) e poi la Cassazione (che nelle prossime settimane dovrà valutare il ricorso della difesa di Uss) a verificare se esistano le basi giuridiche per concedere l’estradizione: la quale poi però, per diventare esecutiva, deve per legge passare dalla scelta di responsabilità squisitamente politica solo del governo, che può negarla anche se i giudici l’abbiano ritenuta ammissibile.
Sinora era già noto che dopo l’arresto di Uss anche la Russia paradossalmente ne aveva domandato l’estradizione per una propria inchiesta per malversazione, parsa a molti un pretesto per provare a mettere in salvo il figlio di un governatore di una regione siberiana caro a Putin. Ma quello che non si è sinora considerato è che i russi bruciarono sul tempo gli americani e chiesero l’estradizione 48 ore prima, il 9 novembre.
Uss ovviamente prestò subito consenso: e quando c’è consenso, i giudici non hanno alcun ruolo nell’estradizione, ma è solo il governo a quel punto a dover decidere il sì o no. Questo vuol dire che dal 9 novembre, e poi per oltre quattro mesi, il governo Meloni-Nordio ha preferito non prendere questa decisione.
Nel frattempo, dopo quasi 40 giorni di carcere a Busto Arsizio, i difensori di Uss, il 25 novembre 2022 ottengono dai giudici Fagnani-Curami-Caramellino gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico operativo dal 2 dicembre, nonostante il parere contrario del procuratore generale Francesca Nanni e del pg Giulio Benedetti, i quali avevano evidenziato come già l’anno precedente il braccialetto non avesse evitato la fuga di un arrestato richiesto dagli Stati Uniti.
Il 29 novembre gli americani scrivono al ministero per ribadire «l’elevatissimo pericolo di fuga» di Uss, additando negli ultimi tre anni già sei scappati dagli arresti domiciliari ottenuti nelle Corti di Firenze, Genova e Milano in attesa di estradizione. Il ministero risponde il 6 dicembre tranquillizzando gli americani sul fatto che «gli arresti domiciliari, resi più sicuri dal braccialetto, sono in tutto equiparati al carcere».
E il 9 dicembre trasmette alla Corte d’Appello questa propria risposta, senza allegare la lettera degli americani ma comunque indicandola alla prima riga: sia i giudici sia gli avvocati di Uss apprendono così dell’esistenza della lettera degli americani del 29 novembre, e la richiedono al ministero, che gliela trasmette il 19 dicembre 2022, senza ritenere di esercitare la facoltà di chiedere il ripristino del carcere riconosciutagli in ogni momento del procedimento dall’articolo 714 del codice di procedura.
UN OK E UN DILEMMA
Il 22 marzo l’altro collegio di Corte d’Appello formato dai giudici Nova-Barbara-Arnaldi concede l’estradizione di Uss agli Stati Uniti ma per il contrabbando di petrolio dal Venezuela in violazione dell’embargo, non per le esportazioni illegali di tecnologie militari sensibili Se Uss non fosse evaso, e una volta che la Cassazione avesse confermato l’ok della Corte d’Appello all’estradizione, il governo avrebbe dovuto decidere a chi darlo: agli Stati Uniti o alla Russia, che lo aveva chiesto prima, e per giunta in forza della convenzione europea sull’estradizione. Un imbarazzo che, dopo l’evasione di Uss, non avrà più.
(da Il Corriere della Sera)

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PER CONTO DI CHI LAVORAVA ARTEM USS? –NELLE INTERCETTAZIONI CONTENUTE NELL’INCHIESTA AMERICANA, EMERGE CHE LA SOCIETÀ DI USS ERA A SUA VOLTA COLLEGATA A UN GIGANTE DELL’ALLUMINIO DI STATO DELLA RUSSIA

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

UNA SOCIETÀ CHE NON VIENE NOMINATA MA SEMBRA CORRISPONDERE A QUELLA DELL’OLIGARCA OLEG DERIPASKA, A CAVALLO TRA AFFARI, CREMLINO E, SECONDO DIVERSE ACCUSE AMERICANE, MALAVITA RUSSA E SERVIZI”

Secondo le carte dell’inchiesta americana riassunte nell’«atto d’accusa» contro Artem Uss e il suo socio russo, Yuri Orekhov, Uss e il socio (proprietari al 50% ciascuno della società NDA GmbH, con sede in Germania, ad Amburgo), utilizzavano la società – tra le tante attività illegali, tra le quali c’era anche far arrivare in Russia tecnologia militare sotto sanzioni, come semiconduttori, radar, satelliti – per spedire milioni di barili di petrolio dal Venezuela ad acquirenti in Russia e Cina, collaborando con altri due imputati, Juan Fernando Serrano e Juan Carlos Soto, due trader assai spregiudicati che mediavano gli accordi con la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, su cui gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni già nel 2019.
Tuttavia nelle intercettazioni contenute nell’inchiesta americana, emerge che la società di Uss era a sua volta collegata a un gigante dell’alluminio di stato della Russia, una società che non viene nominata ma sembra corrispondere […] a quella dell’oligarca Oleg Deripaska, uno dei più grandi oligarchi a cavallo tra affari, Cremlino e, secondo diverse accuse americane, malavita russa e servizi.
In uno degli scambi di messaggi intercettati, il 4 dicembre 2021, Orekhov (il socio di Uss, che tiene Uss informato passo passo) scriva a “Juanfe” Serrano (il trader) «questa è la nostra società madre», e gli posta il link al sito della società di alluminio russa e un link alla pagina Wikipedia di quello che nelle carte viene chiamato “l’Oligarca”.
Orekhov dice: «Anche lui (“l’Oligarca”) è sotto sanzioni. Ecco perché noi stiamo agendo attraverso questa società [NDA GmbH]. Come front». E Serrano risponde: «Anche il mio partner, ah ah ah… È molto vicino al governo. È una delle persone più influenti in Venezuela. Vicinissimo al vicepresidente».
E gira a sua volta il link di un avvocato e uomo d’affari venezuelano ricercato dagli americani per corruzione internazionale e riciclaggio. Più tardi, Orekhov e Serrano trattano un contratto da un milione di barili di petrolio al mese, e chiariscono che «con la società di alluminio è un contratto annuale, ogni mese, ogni mese… Stabile, di sicuro».
Nelle carte ufficiali, gli Usa non scrivono chi sia “l’Oligarca”. ma sanno chi è, e ne scrivono l’identikit davvero molto preciso: le carte dicono testualmente che la società dell’alluminio «è stata sottoposta a sanzioni statunitensi il 6 aprile 2018 e il 27 gennaio 2019. Cosa che coincide perfettamente con le due date in cui è stata sanzionata la società russa di alluminio Rusal. I commerci illegali, secondo gli americani, sono continuati anche dopo l’aggressione russa all’Ucraina.
Uss e Orekhov parlano apertamente dell’Oligarca. Orekhov ha dei dubbi se continuare apertamente a trattare affari con la Russia dopo l’aggressione di Putin all’Ucraina. Il 30 marzo del 2022, discutendo apertamente dei loro affari illegali con la società di alluminio della Russia, Uss scrive a Orekhov: «Se dici seriamente… Incontrerò [e Uss scrive le iniziali dell’Oligarca] quando torno a Mosca… e gli comunicherò personalmente il tuo desiderio di saldare tutti i debiti… se non vuoi lavorare con la Russia ora e è davvero tossico, allora non ci lavorare. Seguirò da vicino questa vicenda».
È come se, nella piramide, Orekhov riferisca a Uss, che a sua volta riferisce all’Oligarca. E non è chiaro se le parole di Uss abbiano sapore rassicurante o minaccioso per Orekhov – se parliamo di Deripaska, gli americani sono convinti sia uno snodo tra affari, servizi russi e criminalità organizzata – fatto sta che i traffici del tandem Uss-Orekhov continuano, e Orekhov alla fine non si tira indietro affatto. Anzi.
Trasferiscono petrolio venezuelano illegale non solo alla Russia, ma anche alla Cina, dalla società venezuelana (PDVSA) a una società cinese a Hong Kong, non nominata nelle carte, ma che gli americani conoscono. Ai cinesi mandano petrolio Boscan (un particolare tipo di greggio).
Vengono a volte usate criptomonete per nascondere i soldi. O altre volte banche opache (viene citata la “Melissa Bank”, degli Emirati), o altre a Panama. Pronte a riversare contati anche il giorno dopo un trasferimento milionario. Uss faceva tutto questo dall’Italia, viaggiando spesso a Istanbul. Orekhov dalla Germania.
Ma anche da altre parti si arriva all’Italia, Dettagli interessanti riguardano il trader spagnolo Serrano. Si occupa, secondo i documenti americani che abbiamo letto, oltre che di mediare servizi coi venezuelano, o col Medio Oriente, anche di fornire i «portafogli» in criptomonete (con pagamenti, ripetiamo, a botte di milioni).
Serrano ha una società, che nelle carte americane non è nominata ma si dice che è una società con sedi in Emirati Arabi, Spagna e indovinate dove? In Italia, ovviamente. Secondo quanto risulta a La Stampa, al nome Juan Fernando serrano Ponce, risulta in Italia solo una srl che fornisce servizi, si trova a Bergamo, e è stata messa in liquidazione (al telefono listato nei documenti della società non risponde nessuno).
Abbastanza difficile pensare che di tutte queste ricorrenze “italiane”, i poteri dello stato italiano – che adesso fanno a scaricabarile sulla fuga di Artem Uss – non sapessero niente.
(La Stampa)

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MELONI ATTACCA I MAGISTRATI PER DIFENDERE BELLONI E MANTOVANO: LO SCARICABARILE DELLA PREMIER SUL CASO ARTEM USS SERVE A TUTELARE LA CAPA DEL DIS E L’AUTORITÀ DELEGATA ALLA SICUREZZA

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

GLI 007 ITALIANI NON AVREBBERO CONSIDERATO ARTEM USS COME UN AGENTE SEGRETO PERCHÉ L’INTELLIGENCE AMERICANA NON L’AVREBBE INDICATO COME TALE, MA LA VERSIONE SCRICCHIOLA

Chi è davvero Artem Uss, l’imprenditore fuggito dai domiciliari italiani mentre era in attesa di estradizione negli Usa? Una spia dei russi […] oppure è semplicemente un criminale di alto bordo?
È uno dei nodi di fondo. E la risposta è che Artem Uss – almeno a quanto risulta finora – non è un agente segreto. Due diverse fonti di intelligence confermano quanto detto dalla premier due giorni fa in Etiopia: l’intelligence americana non ha mai interessato gli 007 italiani perché, banalmente, Uss ai loro occhi non era «un target».
Certo, nel pieno di una guerra, ogni aiuto sottobanco può essere considerato degno di attenzione dai servizi segreti occidentali. Tanto più se la persona da tenere sotto osservazione è un russo incriminato negli Usa, durante i mesi in cui il Cremlino scatena l’inferno in Ucrai
Qui va chiarito un punto. Se il governo italiano era stato informato presso il ministero della Giustizia, com’è possibile che le notizie giunte da oltreoceano riguardassero solo un reato limitato, e per giunta minore rispetto agli altri, come la frode fiscale?
Ripercorrendo le ricostruzioni di questi giorni, infatti, non è così. Il ministero e dunque i magistrati conoscevano i reati per i quali gli americani volevano giudicare in patria Uss. In realtà, quello di Meloni è il tentativo di difendere gli apparati di intelligence che riferiscono direttamente a Palazzo Chigi, a due persone che considera di estrema fiducia, come la direttrice del Dis – dipartimento che coordina gli 007 – Elisabetta Belloni, e il sottosegretario che è anche Autorità delegata sui servizi, Alfredo Mantovano.
Giovedì scorso siedono entrambi accanto a Meloni, quando la premier parla al Copasir, il comitato di controllo parlamentare sull’intelligence. È lì che matura la linea difensiva del governo, sintetizzata in una frase che però non sarebbe mai stata pronunciata in quella sede – «La colpa è di un altro organo dello Stato» –, e riportata dall’Agi, agenzia il cui ex direttore è l’attuale capo ufficio stampa della premier Mario Sechi
Sta di fatto che 48 ore dopo, in Etiopia, Meloni ribadisce il concetto, con parole diverse. A suo avviso «l’anomalia principale» va ricercata nella decisione della Corte d’Appello di Milano che ha mantenuto il faccendiere ai domiciliari. Nella giornata di sabato, però, […] ormai anche Meloni sa che era nei poteri del ministro della Giustizia […] imporre il carcere dopo la segnalazione dagli Usa. Per questo, aggiunge, presto vedrà Carlo Nordio, per «approfondire la vicenda e capire meglio».
Nel rimpallo di responsabilità c’è così un terzo attore di cui va tenuto conto, ed è l’intelligence. Gli 007 non ci stanno a finire sul banco dei sospetti. L’Fbi – è la spiegazione offerta dalle nostre fonti – nel momento in cui si è rapportato agli italiani, per il tramite del loro ministero della Giustizia, operava come forza di polizia. […] Fuori dagli Usa a fare intelligence è la Cia che nel caso Uss non c’entra.
In verità tutti gli atti portano ad altro. C’era il rinvio a giudizio a opera del Gran Giurì Federale degli Stati Uniti. C’era un mandato di cattura internazionale che la polizia italiana ha eseguito a ottobre, mentre Uss tentava di raggiungere Istanbul. Il percorso, insomma, era quello classico della cooperazione giudiziaria. Ed è qui che qualcosa s’è inceppato.
L’attaché legale dell’ambasciata americana s’è dannato per avvertire il ministero della Giustizia che Uss sarebbe scappato se lo mandavano ai domiciliari. C’è una sua nota inviata a Via Arenula del 29 novembre esplicita, e ultimativa nei toni. «Ai sensi del codice di procedura penale italiano – scriveva – le misure coercitive devono tenere conto delle esigenze di garantire che la persona della quale è domandata l’estradizione non si sottragga all’eventuale consegna». La nota è arrivata ai magistrati tre settimane dopo, e il ministro non ha disposto alcunché.
da agenzie)

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CHE PACCHIA I DOMICILIARI DI ARTEM USS: IL RUSSO, RICERCATO INTERNAZIONALE, POTEVA USARE IL TELEFONO, NAVIGARE SU INTERNET, INCONTRARE PERSONE, MOVIMENTARE DENARO E PERSINO OSPITARE PER UN MESE LA SORELLA, IL TUTTO IN UNA CASA DI LUSSO

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

E MENO MALE CHE IL MINISTRO NORDIO, RISPONDENDO AI DUBBI DEGLI AMERICANI, AVEVA SOSTENUTO CHE “LA MISURA DEI DOMICILIARI, RESA PIÙ SICURA DAL BRACCIALETTO ELETTRONICO, È IN TUTTO EQUIPARATA AL CARCERE”

A giudicare dalla libertà di cui Artem Uss ha potuto godere durante i domiciliari, la domanda da porsi non è tanto come abbia fatto a scappare, piuttosto perché ha aspettato tanto a farlo
Al russo ricercato dagli Stati Uniti sono stati lasciati i telefoni, l’accesso a Internet, la possibilità di incontrare persone, di movimentare denaro, di ospitare per un mese la sorella nella casa di lusso di Basiglio affittata dalla moglie e individuata dalla Corte d’Appello di Milano come luogo di detenzione.
Tre mesi e venti giorni di arresto dorato fino al 22 marzo scorso quando, saputo che l’avrebbero estradato, Uss ha spaccato il braccialetto elettronico, si è fatto venire a prendere in macchina e portare in Slovenia.
Dunque, a conti fatti e con Uss a Mosca, suona imbarazzante la risposta che il ministro Carlo Nordio a dicembre ha dato al dipartimento di Giustizia americano che aveva scritto al governo italiano segnalando “l’altissimo pericolo di fuga” ed esprimendo perplessità sulla decisione della Corte. “Nell’ordinamento italiano la misura cautelare degli arresti domiciliari – che nel caso di Artem è resa più sicura dal braccialetto elettronico – è in tutto equiparata al carcere”, sostenne Nordio.
Non risulta però che in carcere i reclusi possano utilizzare il servizio di videochiamata Teams come faceva Uss. Il 40enne parlava non solo con gli avvocati, russi e americani, ma anche con il padre Alexander, governatore della regione siberiana di Krasnojarsk ed esponente di Russia Unita, il partito di Putin.
Uss ha inoltre avuto a disposizione i suoi telefoni e le sue carte di credito per oltre tre mesi. Nonostante una prima richiesta di sequestro da parte Usa, al momento del fermo a Malpensa a Uss non vengono sequestrati né i due cellulari, né le carte che aveva con sé.
Il 2 dicembre, quando viene scarcerato e trasferito nell’appartamento di Basiglio, tutto gli viene restituito. Sarà solo dopo una rogatoria degli americani che gli verranno tolti, il 13 marzo. Su questa strana tempistica la procura generale ha chiesto lumi ai colleghi della procura, anche perché dopo il 13 marzo, pare che Uss abbia continuato a usare un cellulare.
Dall’indagine sulla fuga condotta dai carabinieri emerge poi che quel “radicamento in Italia” alla base del provvedimento della Corte d’Appello sia più di forma che di sostanza. Artem Uss non ha mai vissuto nel nostro Paese. Nel giugno 2022 la moglie Maria Yagodina ha acquistato in regime di comunione dei beni l’appartamento di Basiglio come prima casa, dichiarando di trasferire entro 18 mesi la residenza nello stesso Comune. Al momento della richiesta di domiciliari, la casa era ancora in ristrutturazione e gli avvocati Vinicio Nardo e Fabio De Matteis hanno informato i giudici che Yagodina aveva affittato un’altra casa nello stesso complesso immobiliare, in via Cascina Vione. In realtà la presenza dell’imprenditore russo in Italia sarebbe stata limitata negli ultimi anni a pochi viaggi di una settimana o poco più. La moglie, ancora meno di lui.
(da La Stampa)

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GIADA CANINO, LA CAMPIONESSA PARALIMPICA INSULTATA SU TIKTOK: “PAPA’, PERCHE’ MI SCRIVONO COSE BRUTTE?”

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

DA MESI LA DANZATRICE, IPOVEDENTE E CON LA SINDROME DI DOWN, E’ BERSAGLIO DI ODIO E SCHERNO… LO STATO DOV’E? ANDATE A NOTIFIFICARE A QUESTA FECCIA UNA BELLA DENUNCIA, VEDRETE CHE PERDONO IL SORRISO

«Perché mi scrivono cose brutte su TikTok? Io quando ballo mi diverto e sono felice». Giada Canino, campionessa regionale e italiana di danza sportiva paralimpica, si chiede il perché della cattiveria di un mondo che non comprende.
Vincitrice di decine di coppe, nel 2025 rappresenterà l’Italia ai mondiali Special Olympics di Torino. 17 anni e un grande talento, la giovane balla anche su TikTok: lontano dalla pista di gara si muove libera sulle note delle hit del momento.
Ma tra i suoi 14mila follower c’è qualcosa che non va. Da mesi la ragazza è bersaglio di commenti di odio e scherno: «Sembri ubriaca, fai schifo, mettetela nel riso immediatamente», scrivono gli utenti. Ipovendente e con la sindrome di Down, la promessa della danza ha pensato persino di abbondare i social per sempre.
E ora nel video pubblicato sui social si chiede insieme a suo padre il perché di tanto odio. «Divertiti a fare i tuoi video e fregatene di quello che dice la gente», le spiega il papà.
«Sono dei mocciosini, che si permettono il lusso di prenderti in giro». Poi il riferimento alla decisione di lasciare i social: «E invece no. Non lo farà», spiega il genitore, «perché mia figlia quando balla sta bene e non fa nulla di male. Speravo non sarebbe mai successo, ci siamo battuti perché non fosse discriminata per il suo handicap. Perché questa cattiveria? Faremo la guerra per questo, stop al bullismo».
«Non salta mai un allenamento»
Gli interventi agli occhi e al cuore quando era piccolissima non hanno mai fermato la grande passione di Giada. La giovane frequenta l’ultimo anno all’istituto superiore Rota di Calolziocorte e nel frattempo si dedica a quello che più ama in assoluto, la danza. Il primo titolo sulla pista da ballo lo ha conquistato quando aveva soli 13 anni. «Quando ci ha chiesto di iscriverla a una scuola di danza siamo stati i primi ad avere qualche dubbio, non ci credevamo. E invece ancora una volta ci ha stupito», racconta il papà. «Tre ori e due medaglie d’argento alla sua prima esibizione con la Federazione italiana danza sportiva. Giada è un’atleta della squadra paralimpica «Rosy Dance» di Villongo. Si tratta della sua è la sua vita. Non salta mai nemmeno un allenamento».
(da agenzie)

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“SEI COME EBOLA, UCCIDITI”: IN UNA CHAT SU WHATSAPP 15 STUDENTI DI UNA CLASSE DELLE MEDIE INCITAVANO AL SUICIDIO UNA COMPAGNA

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

MANDATE QUESTA FECCIA UN ANNO A ZAPPARE LA TERRA 10 ORE AL GIORNO, VEDRETE CHE IMPARANO A STARE AL MONDO

Un gruppo di 15 studenti di una scuola media di Latina rischia un’indagine per stalking e incitazione al suicidio.
Sette di loro sono stati segnalati alla procura dei minorenni di Roma. Perché avrebbero trasformato una chat di classe su Whatsapp in uno strumento di tormento nei confronti di una 13 enne loro compagna.
Il nome della chat era Anti-Ebola. Ed è stato scelto proprio per discriminare la ragazzina. «Lei come l’Ebola, lei che è da evitare come una malattia, deve togliersi di mezzo. Si dovrebbe suicidare», è uno dei messaggi.
Per tre mesi è stata trascinata a sua insaputa nelle conversazioni quotidiane. Nelle quali si creavano anche prove che i partecipanti dovevano superare. Come lo “strusciamento senza contatto”. Che consisteva in questo: «Passatele accanto, senza toccarla. Se lei vi sfiora vi infettate e chi si contagia esce dal gruppo».
La postura
Un’altra prova era quella della postura. Il corso di studi della ragazzina è ad indirizzo musicale. Ogni volta che la classe si metteva in fila per la lezione extra didattica, l’ordine era: «Imitate la sua postura e prendetela in giro». E così tutti assumevano le stesse movenze della compagna.
La ragazzina aveva percepito che c’era qualcosa che non andava. E il suo rendimento a scuola era peggiorato. Finché una delle ragazzine iscritte non è uscita dal gruppo e ha confessato alla ragazzina.
La quale si è rivolta alla madre: entrambe sono andate alla polizia postale. Ora lei è tornata in classe. Monica Sansoni, garante per l’adolescenza nel Lazio, ci ha parlato. Nell’istituto adesso sono previsti altri tre incontri con la scuola. Mentre l’inchiesta della magistratura prosegue.
(da agenzie)

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IL CORAGGIO E LA DIGNITA’ CHE SFIDANO IL REGIME CRIMINALE: L’OPPOSITORE DI PUTIN KARA MURZA CONDANNATO A 25 ANNI DI CARCERE

Aprile 17th, 2023 Riccardo Fucile

“LA RUSSIA UN GIORNO SARA’ LIBERA”: SI E’ RIFIUTATO DI CHIEDERE ALLA CORTE DI ASSOLVERLO… ALTRO CHE I “PATRIOTI” FIGHETTI SOVRANISTI

Accusato di aver diffuso informazioni false sull’esercito russo e di tradimento, lo storico e politico di opposizione Vladimir Kara-Murza oggi, 17 aprile, è stato condannato a 25 anni di carcere.
Il tribunale di Mosca ha emesso la sentenza adeguandosi alle richieste dell’accusa di pochi giorni fa.
Quella di Kara-Murza è una condanna senza precedenti per un prigioniero politico. 41 anni, padre di tre figli ed ex giornalista con passaporto russo e britannico, Kara-Murza ha trascorso anni all’opposizione politica del presidente Vladimir Putin, facendo pressione su governi e istituzioni per imporre sanzioni alla Russia e ai singoli russi per violazione dei diritti umani.
Le parole incriminate di Kara-Murza
Dopo aver criticato quella che Mosca chiama la sua «operazione militare speciale», riferendosi all’invasione dell’Ucraina, Kara Murza è accusato di tradimento e di screditamento dell’esercito russo.
«I criminali dovrebbero pentirsi di ciò che hanno fatto. Io, invece, sono in prigione per le mie opinioni politiche. So anche che verrà il giorno in cui l’oscurità sul nostro Paese si dissiperà», ha detto il 41enne nel suo discorso finale alla corte.
Paragonando la sua accusa a uno dei procedimenti farsa di Josef Stalin negli anni ’30 e rifiutandosi di chiedere alla corte di assolverlo.
Secondo il capo d’accusa di false informazioni, il tribunale riporta il discorso dell’imputato tenuto ai membri del senato dell’Arizona il 15 marzo 2022. In quell’occasione Vladimir Kara-Murza avrebbe «diffuso informazioni non vere circa l’impiego delle forze armate russe per il bombardamento di aree residenziali, edifici di utilità sociale, come scuole, cliniche ostetriche e scuole. E su metodi e mezzi di guerra proibiti impiegati nell’operazione militare speciale in Ucraina».
L’ultimo discorso
Nel suo ultimo discorso alla corte il 41enne si è detto orgoglioso di aver pronunciato le parole di cui è accusato: «Durante la mia deposizione il presidente del tribunale mi ha ricordato che una possibile attenuante sarebbe stata il “rimorso per quanto fatto”. E sebbene ci fosse poco da ridere, un sorriso mi è scappato comunque», ha spiegato Kara-Murza.
«A pentirsi di quanto hanno fatto dovrebbero essere i criminali. Io sono in carcere per le mie idee politiche. Per essermi espresso contro la guerra in Ucraina. Per avere osteggiato per anni la dittatura di Putin. E per avere chiesto sanzioni internazionali ad personam ai sensi della legge Magnitskij contro chi viola i diritti umani».
Il politico e i suoi sostenitori sostengono che le autorità russe abbiano già eseguito in passato due tentativi di avvelenamento ai danni dell’imputato stesso.
(da agenzie)

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