Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
NEL FRATTEMPO TAGLIA NASTRI, MANGIA SALCICCE E INAUGURA STRADE DEI SUOI PREDECESSORI
Meloni s’impantana sulla riforma dell’abuso d’ufficio per evitare
che i sindaci italiani vadano in galera, Salvini esce fresco con la testa al vento e propone il condono tombale delle tasse. Non si pagano. Basta. Mai più. Ma vuoi mettere? Lei se ne va a Vilnius con le scarpe che le fanno male a discutere di allargamento della Nato e altre cose impopolari, poi deve pure spiegare che il patto europeo sull’immigrazione è complicato visto che i tunisini fanno cose da turchi, mentre lui la mattina è a una festa della Lega con salsicciata a Parco Lagozza e infine annuncia l’alta velocità Bari-Napoli (che va più lenta dell’autobus, ma sono dettagli). Adesso ha all’incirca in programma Luino, Ponte Seveso e Pallanza. E lo hanno anche richiesto in qualche sperduto casolare dove mancano le distrazioni.
Ogni tappa un nastro. Ogni paesino ecco l’inaugurazione d’una strada provinciale (i cui cantieri però aveva aperto un altro ministro, ma anche questo è un dettaglio).
Vuoi mettere? Altro che Giorgia Meloni. Uno nella vita vuole essere come Matteo Salvini. “Non posso pensare che un terzo degli italiani, tolti i minorenni, sono persone che hanno avuto un problema con il fisco”, ha detto ieri quest’uomo circolare che ha capito tutto della vita.
Lui sa che sulla bandiera italiana, dopo tengo famiglia, c’è scritto ho problemi col fisco. E allora siamo tutti con Salvini e malediciamo il Papeete che ci ha impedito d’averlo oggi a Palazzo Chigi. Lui le tasse le elimina. E come Bello Figo, il rapper nero e immigrato, cantava “io no pago affitto”, adesso con Salvini è tutto un “io no pago tasse”. Un disco per l’estate. E’ già un successo.
E che nella delega fiscale approvata mercoledì scorso (relatore un leghista) sia stato previsto addirittura un severissimo prelievo diretto dai conti correnti degli evasori fiscali, come dire, questo è un po’ come l’alta velocità Bari-Napoli che va a bassa velocità. Dettagli.
(da Il Foglio)
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Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
“CASI DI MOLESTIE, RAZZISMO E BULLISMO”… INTERVISTATI CENTINAIA DI EX DIPENDENTI, 78 HANNO RACCONTATO DI AVER SUBITO MOLESITE SESSUALI
Aggressioni sessuali e verbali, episodi di razzismo e atti di bullismo contro i dipendenti. È quanto emerso da un’inchiesta della Bbc incentrata sull’ambiente lavorativo della catena di fast food McDonald’s, nel Regno Unito.
L’inchiesta, condotta da tre giornaliste, ha coinvolto oltre 100 persone, tra dipendenti ed ex dipendenti della catena di fast food. A seguito della pubblicazione dell’inchiesta, l’ente britannico per la tutela dell’uguaglianza ha emesso una nota in cui ha espresso «preoccupazione» per quanto emerso, stilando una serie di linee guida comportamentali, inviate via e-mail ai vertici aziendali.
Palpeggiamenti e molestie
Dall’inchiesta è emerso che diverse dipendenti sono quotidianamente vittime di abusi fisici e verbali, venendo palpeggiate e molestate quasi quotidianamente, secondo quanto accertato dalla Bbc. palpeggiati e molestati quasi di routine, scrive l’emittente. Su una platea di oltre 100 intervistati, tra dipendenti ed ex dipendenti, inclusi giovani di appena 17 anni, è risultato che 78 di loro sono state vittime di molestie sessuali, e solo 31 hanno sporto denuncia per gli abusi subiti. Dall’inchiesta sono emersi anche 18 di episodi di razzismo e 6 di omofobia. Dopo lo scandalo emerso, McDonald’s ha ammesso di aver «fallito», scusandosi «profondamente» per quanto subito dai dipendenti ed ex dipendenti, sottolineando che «tutti i dipendenti meritano di lavorare in un luogo sicuro, rispettoso e inclusivo».
(da Open)
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Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
“DJ NICO” NON ESISTE, LA PERSONA INDICATA DAL FIGLIO DI LA RUSSA SAREBBE UIN REALTA’ UNO DEI TRE DELL’APOPHIS
La caccia al secondo uomo del caso di Leonardo La Russa va
verso l’Inghilterra. Nella vicenda del presunto stupro del 19 maggio scorso c’è infatti quello che fino a ieri è stato chiamato Dj Nico. Anche lui, secondo quanto ha riferito il figlio del presidente del Senato alla ragazza che lo accusa di stupro, ha avuto rapporti con lei.
Il nome è presente nella denuncia che ha portato all’apertura dell’indagine. Ma, scrive oggi La Verità, il suo vero nome non è quello. La persona indicata da Apache alla ragazza sarebbe invece uno dei tre Dj che lavorava all’Apophis la notte del 18 maggio.
Intanto l’avvocato di uno dei tre parla con il quotidiano. Esclude che il suo assistito sia “Dj Nico” e spiega che è stato ingaggiato soltanto per quella festa da La Russa Jr.
Tommy Gilardoni, Luca Valenti e Roy Ventura
«Se ci fosse stato lui non sarebbe successo quello che è successo», aggiunge il legale. I tre dj che hanno suonato all’Apophis quella sera si chiamano Tommy Gilardoni, Luca Valenti e Roy Ventura, che in realtà si chiama Andrea Picierno.
Tutti e tre sono in attesa della convocazione da parte degli inquirenti. La serata si chiamava “Eclipse”. Il quotidiano parla con Tommaso Signorini, l’avvocato di Picierno. Il quale nega che il suo assistito sia andato a casa di La Russa. E aggiunge che ad andarci è stato «uno di quelli che erano a Londra». Tuttavia Picierno ha nominato un legale. Perché, spiega Signorini, «sono stato ingaggiato per altre cose e mi ha chiesto di gestire anche questa situazione. Perché l’hanno subissato di chiamate per questa cosa, visto che era uno dei dj della serata».
«Se ci fosse stato lui non sarebbe successo»
Però, fa sapere l’avvocato, «lui di questa storia sa poco e la ragazza non la conosceva. Ha invece conosciuto La Russa. Credo quella sera, perché è stato ingaggiato per quella festa che ha organizzato». Il legale aggiunge che a Picierno era stato offerto di andare a dormire a casa di La Russa ma lui ha rifiutato «perché era da un altro amico». E dice, piuttosto sibillino, che «quindi ha fatto bene, però forse per la ragazza è stato un male». Perché «se ci fosse stato lui, conoscendo il ragazzo, non sarebbe successo quel che è successo. Perché Picierno è molto serio. Fa il dj, ma ha anche una partita Iva. Credo come geometra. È una persona perbene». Ma il suo assistito «non vuole dare dettagli sulla vicenda. Perché dice che questo di Londra lo conosce…».
La pista che porta a Londr
Secondo il quotidiano invece Dj Nico sarebbe proprio Tommy Gilardoni. Nato a Como nel 1999, è l’unico che su Internet risulta lavorare a Londra, ovvero all’Omeara Club. Ma quando il cronista gli telefona per chiederlo lui attacca il telefono. La procura di Milano non ha ancora sollevato accuse nei suoi confronti. Perché della sua presenza in casa, a quanto pare, c’è prova soltanto per le parole dette dai La Russa. Sì, perché anche il presidente del Senato ne ha parlato.
Spiegando che quel giorno in casa erano ospiti altri due amici di suo figlio. Si tratterebbe di «italiani che studiano e lavorano a Londra». Il ragazzo presente in casa, ha spiegato il presidente del Senato, «dormiva in un altro piano». E che «era uno dei due ospiti» che studiano con suo figlio. Mentre l’altro «non c’era e non sa niente».
Il telefonino
Intanto ieri gli avvocati di La Russa jr hanno fatto sapere che Leonardo ha consegnato sia il cellulare che la Sim alla polizia di Milano che indaga sull’accusa di stupro. Come hanno riferito fonti qualificate, le verifiche riguarderanno solo il cellulare, che è stato accertato essere nella disponibilità del giovane. E non la Sim che è stata restituita in quanto non oggetto di sequestro perché intestata allo studio legale del fratello Geronimo in cui lavora anche il padre. Da quanto si sa al momento gli accertamenti verranno effettuati «con esclusione nella successiva analisi di comunicazioni» coperte dall’articolo 68 della Costituzione. Riguarderanno immagini rimaste impresse nella memoria e conversazioni o telefonate avvenute attraverso i social che abbiano pertinenza con le indagini.
La chiamata su Instagram
Come la chiamata su Instagram che Leonardo avrebbe fatto alla presunta vittima il 20 maggio, è riportato nella querela, «utilizzando Instagram» poiché non aveva il numero “diretto” della ragazza. La quale però «per paura» non avrebbe risposto. Insomma si punta ad ottenere elementi per ricostruire quanto è accaduto sia durante la serata all’Apophis, il club esclusivo dove i due giovani un tempo compagni di scuola si sono rivisti dopo essersi persi di vista sia nelle ore successive.
(da Open)
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Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
LE CITTA’ PIU’ ROVENTI, IL CODICE CALORE E IL CAMBIAMENTO CLIMATICO… MERCALLI: “LE ESTATI A 50 GRADI CI CAMBIERANNO LA VITA”
La settimana di caldo record è iniziata. L’Italia è avvolta in una bolla di calore con temperature dai 37,8 gradi in su per almeno tre giorni consecutivi. Il responsabile del caldo record è l’anticiclone africano Caronte. Di giorno e all’ombra si arriveranno a toccare i 38-39 gradi nel centro-nord e 42-43 a Roma. In Sicilia sono attesi 45-46 gradi, in Sardegna fino a 47 e 44-45 in Puglia. La notte la temperatura non scenderà sotto i 20 gradi. Venti città hanno il bollino rosso.
Ma da dove proviene e quando finirà il caldo record? Il climatologo Luca Mercalli spiega che «Un grosso anticiclone africano domina la nostra penisola. Ormai dopo il 2003 è diventato una presenza costante delle nostre estati». Fino a mercoledì sarà così in tutta la penisola. Poi al Nord si comincerà a respirare, mentre per un calo delle temperature al Sud bisognerà aspettare il 25-27 luglio.
Dove si respira oggi e domani
Oggi le uniche città meno roventi saranno Bari, Catania, Civitavecchia, Milano, Reggio Calabria, Torino e Genova. Mercoledì, invece, su 27 città monitorate solo Milano e Reggio Calabria saranno arancioni. Mentre Bolzano e Genova avranno bollino giallo. Mercalli spiega nell’intervista a La Stampa che dal 2003 per la prima volta «abbiamo avuto 40 gradi a Torino, 40 a Milano, 40 a Parigi, temperature che prima non si erano mai viste. Quell’estate fece 70 mila morti, di cui 20 mila in Italia. Una situazione drammatica, stile Covid per capirci. Dopo il 2003 abbiamo avuto altre stagioni difficili, quella del 2015, il 2017, il 2019 e poi ancora quella dell’anno scorso, il 2022, che è da classificare quasi a pari merito con il 2003, quando abbiamo contato 60 mila morti, 18 mila in Italia. Sono dati del Cnr, numeri veri». Il ministero della Sanità ha raccomandato alle Regioni l’attivazione del cosiddetto “codice calore”.
Il codice calore
Ovvero un percorso assistenziale preferenziale e differenziato nei Pronto Soccorso per permettere di affrontare in maniera più efficiente l’ondata di calore. La settimana di temperature estreme che sta investendo l’Italia potrebbe arrivare a sfiorare l’attuale record, sia italiano che europeo, detenuto dalla Sicilia, vicino Siracusa, anche se non ancora confermato. È stato registrato l’11 agosto 2021 dalla stazione del Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano di Contrada da Monasteri, dove sono stati toccati i 48,8 gradi. Mercalli spiega che fare i conti per ora è prematuro: È ancora troppo presto, l’estate è appena iniziata. Un consuntivo potremo farlo a settembre. Possiamo solo guardare mese per mese. A giugno molti pensano che ha fatto fresco. Invece è stato tra i più caldi in 220 anni, sempre dati Cnr. Solo che è stato molto nuvoloso e nessuno si è accorto di questo caldo»
Il climate change
E quindi, secondo il climatologo, questo luglio «un record lo dovrebbe già aver raggiunto, quello di una ondata di calore di grande intensità mai così prolungata». Il tutto proviene dal cambiamento climatico: «È il sintomo per eccellenza. Con il riscaldamento globale il primo sintomo è l’ondata di calore. Non solo in Italia. In tutto il mondo. In Cina hanno superato i 50 gradi. Pensi agli incendi in Canada, che non c’erano mai stati di quelle dimensioni. Poi abbiamo gli oceani, che non sono mai stati così caldi. Soprattutto l’Atlantico, che è ai suoi massimi storici: 4,6 millimetri all’anno è la media mondiale della crescita degli oceani». Il pianeta, dice Mercalli nel colloquio con Pierangelo Sapegno, «sta dando i numeri. Con conseguenze gravissime per l’agricoltura, l’energia, la salute, le migrazioni. Noi queste cose le diciamo da 31 anni, dal 1992, quando ci fu l’accordo internazionale di Rio de Janeiro. Questa roba ha un timbro di formalizzazione politica di 31 anni. E invece continuiamo solo a fare chiacchiere»
Le città più calde in Italia
Fino a mercoledì 19 il caldo aumenterà, con 38-39 gradi centigradi sia sulla Valle Padana, come a Bologna, Ferrara, Rovigo, Mantova, Alessandria e Pavia, sia al Centro come a Firenze e in Umbria (la parte più meridionale). Nel Lazio invece si toccheranno punte di 42-43 gradi, specie a Roma. E la nostra vita, in prospettiva, rischia di cambiare completamente. Spiega ancora Mercalli: «Pensi ai vigneti del Piemonte, non ci saranno più, faremo datteri. Se faranno gli interventi che chiediamo, entro la fine del secolo i mari si alzeranno di 40 centimetri e la temperatura salirà di due gradi». E prosegue: «Ma se la politica non farà niente, allora le acque si innalzeranno di un metro e 20. E allora che ne sarà, ad esempio, di Venezia? Ma guardi che queste cose non le dico io. Le dice Antonio Guterres, segretario Onu. Le ha dette il Papa nel 2015. Le dice anche Giorgio Parisi, Nobel per la fisica 2021. E se vogliamo essere efficaci dobbiamo intervenire entro il 2030, è come una malattia, non si può più perdere tempo. Se no condanniamo i nostri figli».
Il caldo record e l’aumento delle temperature dal 1800
«A partire dal 1800 in Italia, come anche in altri paesi del Mediterraneo, l’aumento delle temperature è stato particolarmente pronunciato, più che nel resto d’Europa. E l’aumento sta accelerando», aggiunge il ricercatore Isac-Cnr Michele Brunetti: «Questo vuol dire che gli attuali record si apprestano indubbiamente ad essere superati». La dimostrazione arriva dall’Agenzia Nazionale statunitense per gli Oceani e l’Atmosfera. I dati mostrano che il giugno appena concluso è stato il più caldo degli ultimi 174 anni. La temperatura media globale è stata di 1,05 gradi sopra la media. 0,13 gradi in più rispetto al precedente record stabilito a giugno 2020.
Le regole per gli anziani
Andrea Ungar, 55 anni, presidente della società italiana di Geriatria e cardiologo al Careggi di Firenze, spiega al Corriere della Sera le regole per gli anziani: «Devono chiamare il loro medico e informarsi se sia il caso di modificare la terapia farmacologica. I farmaci per l’ipertensione arteriosa, scompenso cardiaco o infarto abbassano la pressione. Attenzione in particolare ai diuretici». Per il professore «calo di pressione e disidratazione sono un pessimo binomio. Bere molta acqua, aiuta a diluire la concentrazione dei farmaci e a prevenire l’accumulo. L’acqua è fonte di salute, non è uno slogan. È un salvavita». Per quanto riguarda la pressione, ci vuole «attenzione se la massima è sotto 120, pericolo sotto i 100. Gli organi non ricevono abbastanza sangue e c’è un decadimento generale delle funzioni». Si possono avere «cadute e svenimenti. Nelle settimane di caldo estremo aumentano le fratture e quelle di femore nei fragili portano guai».
Come usare l’aria condizionata
Paolo Martelletti, presidente della Fondazione italiana studio cefalee e professore alla Sapienza di Roma, spiega invece come usare l’aria condizionata. «È necessario utilizzare l’apparecchio in modalità deumidificatore. L’umidità è acerrima nemica degli emicranici che dovrebbero muoversi in ambienti freschi e in assenza di ventilazione». Quando si va nei negozi, bisogna invece «coprirsi il capo per mantenere la temperatura del cranio stabile». In auto, invece, è necessario «tenere la ventilazione al minimo. In altre parole, e questo vale per tutti, sfruttare con ragionevolezza una comodità che migliora la vita». Il professore ricorda anche che è necessario «pulire il filtro rima della riaccensione con le apposite sostanze disinfettanti. Un’operazione semplice che previene la diffusione nell’aria di particelle allergeniche».
(da Open)
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Luglio 18th, 2023 Riccardo Fucile
SOLO 114 SONO REALISTICAMENTE RECUPERABILI… I RISULTATI DELLE PRECEDENTI ROTTAMAZIONI: INCASSATI QUASI 20 MILIARDI MA SE NE STIMAVANO OLTRE 50
Ci sono alcuni numeri ben precisi nell’audizione che l’Agenzia
delle Entrate ha depositato lunedì sera al Senato – al termine di una giornata di botte e risposte sulle ipotesi di nuovi condoni – e che spiegano perché il direttore dell’Ade, Ernesto Maria Ruffini, e il viceministro Maurizio Leo, padre della delega fiscale, siano fermi nel limitare le fughe in avanti del vicepremier Matteo Salvini su nuove tregue fiscali tombali. Da una parte, le varie rottamazioni che si sono succedute hanno portato sì quasi 20 miliardi nelle casse dell’Erario. Ma è molto meno di quel che si metteva in conto.
E allora, dall’altra parte, viene da chiedersi se il gioco a promettere un altro condono valga la candela. Perché, dicono gli esperti, è anche a causa di queste promesse continue di pace fiscale che gli italiani rinviano i propri impegni con l’Erario. E non è un caso che il magazzino del non riscosso sia una cifra monstre, 1.153 miliardi di euro.
Il magazzino della riscossione da record
Nel commentare la delega di riforma del Fisco, le Entrate riconoscono che il testo prova a semplificare e rendere più efficiente il processo di riscossione e rimborso, dicendo che ora è una “disciplina estremamente farraginosa che, nonostante le parziali modifiche intervenute nel tempo, risulta ancora sostanzialmente ispirata a principi appropriati ad un contesto di alterità tra la pubblica amministrazione e i soggetti privati incaricati dell’attività di recupero coattivo, ormai superato da molti anni”.
Ecco che così il “magazzino della riscossione” – fatto di “crediti vetusti, non riscossi e, di fatto, in buona parte non riscuotibili” – è arrivato alla cifra monstre di circa 1.153 miliardi di euro ed è composto da oltre 170 milioni di cartelle di pagamento che contengono circa 290 milioni di singoli crediti affidati. Riguardano 23 milioni di soggetti debitori. Un importo, quello di oltre mille miliardi, “già al netto degli importi annullati a seguito dell’integrale pagamento delle somme dovute per le precedenti edizioni della definizione agevolata (cd. rottamazioni) e del cd. “Saldo e Stralcio”, nonché delle somme oggetto delle disposizioni di annullamento ex-lege – stralcio dei cd. “mini-crediti””. Se si guarda il “magazzino netto”, ovvero quello senza considerare i debitori falliti, deceduti, nullatenenti, su cui è già scattata una azione cautelare o esecutiva, si scende a soli 114 miliardi.
Da una seconda tabella emerge per altro come la mancata riscossione sia concentrata tra i grandi soggetti. Ripartito per fasce di debito del contribuente, infatti, quel debito si concentra per quasi il 70% dell’ammontare in pacchetti di valore superiore ai 500mila euro. Grandi debiti, dunque, o grandi “evasori”. Solo il 3,3% dell’ammontare fa riferimento a carichi sotto i 10mila euro. E se si guarda alla tipologia di contribuenti, nel 64% dei casi si tratta di persone giuridiche.
Il punto sulle rottamazioni
Nel testo si trova anche la ricognizione di aspettative e risultati effettivi delle prime tre rottamazioni e il Saldo e Stralcio. Hanno portato nelle casse dell’Erario complessivi 19,9 miliardi di euro, considerando anche 400 milioni ancora attesi quest’anno, con un impatto sul magazzino dei crediti non riscossi pari a 30,4 miliardi. La rottamazione Quater – che prevedeva la richiesta entro la fine di giugno – non ha ancora un gettito previsto ma ha registrato 3,8 milioni di istanze da un totale di contribuenti di poco superiori ai 3 milioni.
I dati mostrano comunque una forte riduzione degli incassi rispetto a quanto programmato. Per la prima rottamazione si stimavano importi per 17,8 miliardi, contro gli 8,4 di quelli realmente versati; nella riapertura della rottamazione Bis si prevedevano 8,5 miliardi ma il gettito si è fermato 2,8 miliardi; la versione Ter aveva un’attesa di incasso di 26,3 miliardi ma sono 8 si sono concretamente realizzati. I Saldo e Stralcio, poi hanno dato 700 milioni contro gli 1,3 miliardi previsti.
(da La Repubblica)
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