Destra di Popolo.net

FORTE DEI MARMI, DUE CANI BAGNINO SALVANO 5 RAGAZZI IN MARE

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

SONO INTERVENUTI KELLY E BEATRICE, DUE GOLDEN RETRIEVER DI 2 E 5 ANNI

Kelly e Beatrice. Due golden retriever di 2 e 5 anni con brevetto di cane bagnino, hanno salvato nella giornata di ieri – domenica, 6 agosto – cinque minorenni d’origine peruviana dalla corrente di risacca a Forte dei Marmi.
Armati di pettorina e guidate dai loro conduttori, Sandro Petrillo e Gabriele Casini e dal bagnino in servizio sulla spiaggia libera di Ponente, si sono entrambe tuffate dopo aver sentito le grida d’aiuto dei ragazzi sudamericani.
I cinque, che stavano facendo il bagno e non riuscivano a rientrare a riva, erano entrati in acqua verso le 14 nonostante la mareggiata e la bandiera rossa.
«Ero entrato in servizio da mezz’ora – racconta Petrillo al quotidiano -, ma ci siamo subito fiondati in acqua. I due cani hanno dato una grossa mano nella fese di rientro», accolta da un’ovazione di tutti i presenti sulla spiaggia.
«I genitori dei giovani, che erano sotto l’ombrellone, ci hanno ringraziato per tutto il resto della giornata. I giovani hanno addirittura voluto fare le foto con noi e i cani per esprimerci tutto il loro riconoscimento», conclude Petrillo.
Per Kelly, brevettata da circa un anno, quello di domenica è stato il primo salvataggio. Entrambe sono impiegate come cinofile della Scuola Italiana Cani Salvataggio, la più grande organizzazione mondiale – si legge sul sito – dedita alla preparazione dei cani da salvataggio nautico e dei loro conduttori.
(da agenzie)

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DIETROFRONT DEL NOVELLO GIORDANO BRUNO, MARCELLO DE ANGELIS: “LE MIE ERANO RIFLESSIONI PERSONALI, SONO INTERVENUTO SU UNA VICENDA CHE MI HA COLPITO PERSONALMENTE. ESPRIMO QUINDI DUBBI, COSI’ COME MOLTI HANNO ESPRESSO DUBBI SULLA SENTENZA DEFINITIVA CONTRO ADRIANO SOFRI”

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

“INTENDO SCUSARMI CON QUELLI, E SONO TANTI, A PARTIRE DALLE PERSONE A ME PIÙ VICINE, A CUI HO PROVOCATO DISAGI, TRASCINANDOLI IN UNA SITUAZIONE CHE HA ASSUNTO DIMENSIONI PER ME INIMMAGINABILI”. CHI SONO LE PERSONE A LUI PIÙ VICINE? ROCCA? GIORGIA MELONI?

Dopo la polemica scoppiata per le sue parole in merito alla strage di Bologna, il responsabile della comunicazione Istituzionale della Regione Lazio, Marcello De Angelis, sempre tramite Facebook, si scusa “con quelli – e sono tanti, a partire dalle persone a me piu’ vicine – a cui ho provocato disagi, trascinandoli in una situazione che ha assunto dimensioni per me inimmaginabili”.
“Negli ultimi giorni ho espresso delle riflessioni personali sul mio profilo social, che sono invece diventate oggetto di una polemica che ha coinvolto tutti. Intendo scusarmi con quelli – e sono tanti, a partire dalle persone a me piu’ vicine – a cui ho provocato disagi, trascinandoli in una situazione che ha assunto dimensioni per me inimmaginabili”, sottolinea De Angelis.
Inoltre, il responsabile della comunicazione sente “il dovere di fare chiarezza su affermazioni che possono essere fraintese per l’enfasi di un testo non ponderato, ma scritto di getto sulla spinta di una sofferenza interiore che non passa ed e’ stata rinfocolata in questi mesi. I colleghi giornalisti – continua – che quotidianamente e pubblicamente mi definiscono un ex-terrorista – pur nella consapevolezza del fatto che non sono mai stato condannato per nessun atto criminale o gesto di violenza – infangano il mio onore e mi negano la dignita’ di una intera vita. Perche’ un terrorista e’ una persona schifosa e vile”.
De Angelis sottolinea di aver “servito e rappresentato le istituzioni democratiche per anni e ne ho il massimo rispetto, cosi’ come per tutte le cariche dello Stato, che da parlamentare ho contributo ad eleggere e che oggi sostengo come cittadino elettore – aggiunge -. Fra queste e prima di tutte, la Presidenza della nostra repubblica.
In merito alla piu’ che quarantennale ricerca della verita’ sulla strage di Bologna, l’unica mia certezza e’ il dubbio. Dubbio alimentato negli anni dagli interventi autorevoli di alte cariche dello Stato come Francesco Cossiga e magistrati come il giudice Priore e da decine di giornalisti, avvocati e personalita’ di tutto rispetto che hanno persino animato comitati come ‘E se fossero innocenti’.
Purtroppo – osserva De Angelis – sono intervenuto su una vicenda che mi ha colpito personalmente, attraverso il tentativo, fallito, di indicare mio fratello, gia’ morto, come esecutore della strage. Questo episodio mi ha certamente portato ad assumere un atteggiamento guardingo nei confronti del modo in cui sono state condotte le indagini.
Esprimo quindi dubbi, cosi’ come molti hanno espresso dubbi sulla sentenza definitiva contro Adriano Sofri senza per questo essere considerati dei depistatori o delle persone che volessero mancare di rispetto ai familiari del commissario Calabresi”.
Infine, per tutte le vittime “della folle stagione dei cosiddetti anni di piombo e dei loro familiari ho il massimo rispetto – sottolinea ancora De Angelis -, vieppiu’ per chi sia finito sacrificato innocentemente in eventi mostruosi come le stragi che hanno violentato il nostro popolo e insanguinato la nostra Patria massacrando indiscriminatamente”.
(da Dagoreport)

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GIORGIA BIFRONTE: POST-DEMOCRISTIANA ALL’ESTERO, POST-FASCISTA A PALAZZO CHIGI

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

MARIO MONTI METTE IL DITO NELLA PIAGA QUANDO TESSE LE LODI DI MELONI IN MODALITÀ GEOPOLITICA (FILO-BIDEN, FILO-KIEV, FILO-PPE) PER POI STRONCARLA IN VERSIONE DOMESTICA

Uno dei maggiori rappresentanti dell’establishment internazionale, all’anagrafe Mario Monti, mette dito e gomito nella piaga quando tesse le lodi di Giorgia Meloni in modalità geopolitica (filo-Biden, filo-Kiev, filo Ppe) per poi stroncarla per la sua la gestione domestica: post-democristiana all’estero, post-fascista in casa.
L’analisi di Monti è chiara: “Credo che la Meloni abbia perfettamente capito che per chiunque governi l’Italia se si va troppo fuori dalle linee tracciate dall’Europa sul bilancio il governo cade in due settimane”.
Dopo la carota, il senatore a vita cala il bastone sulla politica domestica: “Trovo che la politica fiscale di questo governo sia estremamente negativa, mi fa specie che una formazione che dà molto peso alla nazione non esiga un maggiore rispetto della nazione da parte dei cittadini, tutto quello che viene detto e praticato sul fisco è una diseducazione folle”.
Essì, non si può avere la siringa piena e la moglie drogata. Gianfranco Fini, con la svolta di Fiuggi, fece l’abiura del fascismo, tagliando nettamente ogni radice col passato. L’ha fatto persino Ignazio La Russa sull’anniversario della strage di Bologna quando ha sottolineato come vada “doverosamente ricordata la definitiva verità giudiziaria che ha attribuito alla matrice neofascista la responsabilità di questa strage”.
La Sora Giorgia gna’ fa proprio a mandare il passato in soffitta. “Quel 2 agosto 1980, ha detto la premier, “il terrorismo ha sferrato all’Italia e al suo popolo uno dei suoi colpi più feroci”. Davanti a 93 morti, butta lì il termine passpartout “terrorismo” anziché ‘’neofascismo’’ perché all’interno di Fratelli d’Italia son già tutti pronti a rinfacciarle quello che diceva in passato.
Così quando Marcello De Angelis, portavoce del presidente della regione Lazio Francesco Rocca, ex direttore del Secolo d’Italia, nonché fratello dell’ex fidanzato di Giorgia, rilancia sulle sue dichiarazioni a proposito delle responsabilità nella strage neofascista di Bologna (“Mambro e Fioravanti innocenti”), paragonandosi a Giordano Bruno e dicendosi “orgoglioso” ad “andare sul rogo per aver violato il dogma”, avete per caso sentito alzarsi la voce del premier Meloni per sconfessarlo?
Ha ragione Monti quando soffrigge la Ducetta con ironica perfidia: “In Italia si risolverebbe l’annoso problema del debito pubblico se si potesse mettere un’imposta sul trasformismo. Questa tassa non c’è perché noi, inclusi i nostri media, abbiamo la memoria corta e pretendiamo poco dai politici che eleggiamo”.
(da agenzie)

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GIORGIA MELONI CI VUOLE FARE FESSI, LA POSIZIONE UFFICIALE SUL CASO DI MARCELLO DE ANGELIS È: “QUESTO È UN PROBLEMA DI ROCCA”

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

GLI ALLEATI DI FORZA ITALIA E LEGA MUGUGNANO E SOTTOLINEANO IL PESO DELLA SORELLA DELLA PREMIER, ARIANNA, NELLE SCELTE FATTE DAL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO … LA PREMIER È STATA FIDANZATA CON SUO FRATELLO, RENATO

Meloni in queste ore ha preferito il silenzio pubblico, la posizione ufficiale del partito è «questo è un problema di Rocca». Una ricostruzione che non convince gli alleati, Forza Italia e Lega, che interrogati, rispondono «parlate con FdI», sottolineando il peso di Arianna Meloni, la sorella della premier, nelle scelte fatte dal governatore.
De Angelis non è iscritto a Fratelli d’Italia, è stato senatore di Alleanza Nazionale, ma ha rotto con il partito dopo la rimozione dalla direzione del Secolo d’Italia.
L’amicizia con Meloni è antica, la premier è stata fidanzata con suo fratello Renato, anche se Marcello militava nella destra sociale, la corrente che si opponeva a quella dei “gabbiani” di Fabio Rampelli, nella quale è cresciuta la premier. Proprio per quel legame personale è difficile immaginare che De Angelis abbia voluto mettere in difficoltà Meloni.
Chi invece sta provando in tutti i modi ad aprire un fronte a destra è Gianni Alemanno, che accusa Meloni di tradimento ed è pronto a fondare un suo movimento. L’ex sindaco di Roma, non a caso, è stato il primo e praticamente l’unico a difendere pubblicamente De Angelis.
C’è anche una questione di equilibri di maggioranza: Lega e Forza Italia vivono con particolare imbarazzo questa fase e non da oggi. «Non abbiamo condiviso la nomina di De Angelis», spiegano dal Carroccio, parole simili a quelle utilizzate da Forza Italia. Un fronte a destra, e uno al centro, la vicenda De Angelis è più complicata di un post su Facebook
(da agenzie)

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LA TELA DI ARIANNA: FRATELLI COLTELLI. DIETRO AL POST DI DE ANGELIS C’E’ UN ATTACCO FRONTALE A LA RUSSA

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

IL BERSAGLIO E’ IL PRESIDENTE DEL SENATO CHE HA PARLATO DI MATRICE FASCISTA DELLA STRAGE DI BOLOGNA

Dalla vicenda De Angelis, Palazzo Chigi vuole restare il più lontano possibile, «è un problema del presidente della Regione Lazio», ripetono i fedelissimi di Giorgia Meloni. Eppure il caso nato da un post dove si nega la verità delle sentenze della strage di Bologna costringe tutti a fare i conti con la difficile transizione dal post fascismo al “partito conservatore” che la premier spera di realizzare in un futuro non troppo lontano. Dietro alle parole di Marcello De Angelis, uomo della comunicazione di Francesco Rocca, si nasconde una guerra interna alla destra, che rischia di complicare i piani della premier. Un messaggio della vecchia guardia alla generazione Atreju: non dimenticatevi di noi.
Per Meloni quella del collaboratore del presidente della Regione Lazio, con una storia familiare legata all’eversione nera, era un’uscita sicuramente evitabile. Intanto per i toni, ma anche per ragioni di opportunità politica: il 2 agosto era passato, con tutta la sua carica polemica e gli imbarazzi del caso
In molti sono convinti che questa storia nasca in realtà da una lotta interna alla destra. Per capirlo occorre concentrarsi sulla seconda parte del post pubblicato da De Angelis sulla sua pagina Facebook: «Che non c’entrino Fioravanti, Mambro e Ciavardini lo sanno tutti: giornalisti, magistrati e “cariche istituzionali”; e se io dico la verità, loro, ahimè, mentono. Ma come i martiri cristiani io non accetterò mai di rinnegare la verità per salvarmi dai leoni». Al di là dei paragoni forti, il riferimento alle “cariche istituzionali” non sarebbe diretto a Sergio Mattarella, che peraltro non è la prima volta che definisce “fascista” la strage di Bologna, ma piuttosto a Ignazio La Russa. Il presidente del Senato, nel commemorare le vittime dell’attentato del 2 agosto, ha detto: «Va doverosamente ricordata la definitiva verità giudiziaria che ha attribuito alla matrice neofascista la responsabilità di questa strage». Una svolta per un dirigente storico della destra italiana, che quella matrice ha sempre negato, e sulla quale Meloni, in un messaggio inviato poco dopo, ha sorvolato, parlando genericamente di «terrorismi». È lui quindi colui il quale avrebbe «rinnegato la verità per salvarsi dai leoni», secondo la prosa enfatica di De Angelis? Gli indizi portano tutti lì. Anche perché nelle ore successive al discorso tenuto in Senato, La Russa ha dovuto subire la reazione indignata di tanti militanti della destra che hanno considerato quella frase un cedimento al “pensiero dominante”.
La Russa si è difeso con i suoi dicendo, in sostanza, «sono la seconda carica dello Stato, non posso trascurare il fatto che ci siano state delle sentenze». Il co-fondatore di Fratelli d’Italia, sempre con i militanti ex missini, ha provato poi a fare delle distinzioni, «ho parlato di “verità giudiziaria” e non di “verità storica”, ho pesato le parole». Ma le giustificazioni non sono servite ad affievolire le proteste. Tanto più che, come detto, Meloni aveva dimostrato, agli occhi dei duri e puri, che si poteva benissimo evitare di citare la matrice fascista, senza perdere il senso delle istituzioni. La Russa, infatti, avrebbe in quella maniera messo in difficoltà la premier.
La vicenda De Angelis rischia adesso di vanificare gli equilibrismi di Meloni e di riportare il dibattito sulle zone grige del Movimento sociale e dell’eversione di destra, un terreno che mal si concilia con la svolta conservatrice che la premier vuole imporre al suo partito. Gli sforzi diplomatici intorno al 2 agosto peraltro non sono stati fatti soltanto a Palazzo Chigi. È servita molta pazienza e spirito di mediazione, per esempio, al capogruppo alla Camera Tommaso Foti per disinnescare un altro potenziale pericolo per il cammino istituzionale di FdI: la mozione sulla guerra fredda in Italia, presentata il 2 agosto alla Camera da Federico Mollicone, altro storico esponente della destra romana oggi presidente della Commissione cultura. Il testo di Mollicone, convinto della “pista palestinese”, alternativa a quella della sentenza che ha condannato i terroristi neri, è stato infatti oggetto di un lungo lavoro di editing, a quanto raccontano in via della Scrofa, per evitare l’accusa di “revisionismo”, che è arrivata, in forma molto attenuata rispetto a quanto temuto.
Meloni in queste ore ha preferito il silenzio pubblico, la posizione ufficiale del partito è «questo è un problema di Rocca». Una ricostruzione che non convince gli alleati, Forza Italia e Lega, che interrogati, rispondono «parlate con FdI», sottolineando il peso di Arianna Meloni, la sorella della premier, nelle scelte fatte dal governatore. De Angelis non è iscritto a Fratelli d’Italia, è stato senatore di Alleanza Nazionale, ma ha rotto con il partito dopo la rimozione dalla direzione del Secolo d’Italia. L’amicizia con Meloni è antica, la premier è stata fidanzata con suo fratello Renato, anche se Marcello militava nella destra sociale, la corrente che si opponeva a quella dei “gabbiani” di Fabio Rampelli, nella quale è cresciuta la premier. Proprio per quel legame personale è difficile immaginare che De Angelis abbia voluto mettere in difficoltà Meloni. Chi invece sta provando in tutti i modi ad aprire un fronte a destra è Gianni Alemanno, che accusa Meloni di tradimento ed è pronto a fondare un suo movimento. L’ex sindaco di Roma, non a caso, è stato il primo e praticamente l’unico a difendere pubblicamente De Angelis.
C’è anche una questione di equilibri di maggioranza: Lega e Forza Italia vivono con particolare imbarazzo questa fase e non da oggi. «Non abbiamo condiviso la nomina di De Angelis», spiegano dal Carroccio, parole simili a quelle utilizzate da Forza Italia. Un fronte a destra, e uno al centro, la vicenda De Angelis è più complicata di un post su Facebook
(da agenzie)

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MELONI COME DOTTOR JEKILL E MISTER HYDE

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

L’IMBARAZZO SUL CASO DE ANGELIS… TELEFONATA A ROCCA: RISOLVI, MA TIENI FUORI SIA ME CHE IL PARTITO”… MELONI SI ASPETTAVA LE DIMISSIONI DI DE ANGELIS ,A TEME IL MALCONTENTO DEI SUOI

È il passato che non passa a condannare Giorgia Meloni all’ennesima domenica di passione. Quel cordone ombelicale mai reciso con la galassia neofascista promossa sugli altari delle istituzioni, locali e nazionali, intrisa di nostalgismo che nessuno può né vuole ripudiare: non adesso che è possibile riscrivere la storia, compito che da sempre spetta ai vincitori.
La premier l’ha capito che è soprattutto questo il nemico da tenere a bada. Dacché siede a Palazzo Chigi, lei sta provando in ogni modo a ripulire la foto di famiglia, allontanare da sé le ombre nere che faticano a staccarsi, senza tuttavia tagliare del tutto le radici su cui Fratelli d’Italia poggia, giocando sul filo dell’ambiguità sulle matrici, disconosciute a dispetto di verità giudiziarie ormai divenute storiche. Ecco perché quando ha letto il primo post di Marcello De Angelis, una vecchia conoscenza non solo politica — è il fratello di Renato, autore tv e suo ex fidanzato — va su tutte le furie. Risucchiata in un magma di sospetti e veleni deleteri per l’immagine che sta cercando di proiettare, dentro e fuori i confini nazionali: una leader conservatrice di stampo europeista e atlantista, lontana anni luce dall’ideologia mussoliniana cara a Giorgio Almirante e ai suoi eredi.
Meloni si rende conto che l’esternazione del capo della Comunicazione della Regione Lazio — «So per certo che con la strage di Bologna non c’entrano nulla Fioravanti, Mambro e Ciavardini, magistrati e istituzioni lo sanno. E mentono» — non può essere liquidata con un’alzata di spalle.
Va contrastata, tenendosi però a debita distanza. Con una doppia strategia. Innanzitutto chiama il ‘suo’ governatore Francesco Rocca per dirgli brutalmente che dall’ex estremista nero si sarebbe aspettata un passo indietro. Spiegando al presidente che avrebbe dovuto sbrigarsela da solo, senza coinvolgere il partito, né tanto meno lei che sta al governo. Quindi impartisce a tutti i “fratelli” la consegna del silenzio, pregando pure gli alleati di non alzare polveroni. Se qualche giornalista avesse chiamato, si sarebbe dovuto rispondere che né De Angelis e neppure Francesco Rocca sono iscritti a FdI, sono due tecnici prestati alla politica. Il primo ha oltretutto espresso – questa la versione concordata – un’opinione personale sul suo profilo social privato, dunque non impegna l’istituzione nella quale opera.
Un tentativo evidente di separare destini e responsabilità, derubricando il tutto a questione locale. Il fatto è, però, che la storia e la militanza di De Angelis si mescolano non solo a quelle di Rocca, con cui ha lavorato in Croce Rossa, ma anche al nucleo originario degli ex giovani del Fronte della gioventù al quale Meloni è appartenuta. «Ai nostri tempi c’erano Bussola e lui», racconta chi ha orbitato intorno a Colle Oppio, tempio della destra romana. “Bussola” era Giampaolo Rossi, attuale direttore generale Rai: i due erano gli ideologi di quella frangia cresciuta all’ombra di Fabio Rampelli, che è stata la casa della premier per molti anni.
Tutti, da quelle parti, premier compresa, sapevano come la pensava l’ex ragazzo di Terza posizione, condannato per banda armata e marito della sorella di Luigi Ciavardini, esponente dei Nar ritenuto responsabile in via definitiva (con Fioravanti e Mambro) di essere l’esecutore materiale della strage alla stazione di Bologna.
Tutti ne erano a conoscenza eppure nessuno ha impedito a Rocca di reclutare De Angelis ai vertici della Regione. Certo, non si poteva immaginare quel che è accaduto. Non dopo le parole del presidente Sergio Mattarella, che ha ribadito «la matrice neofascista» della bomba piazzata il 2 agosto del 1980. E il funambulismo della presidente del Consiglio, che per tenere insieme i negazionisti presenti nel suo partito e lo spirito costituzionale imposto dal ruolo, si è limitata a parlare di «atto terroristico», chiedendo che «si arrivi alla verità», nonostante sia stata ampiamente accertata con sentenze passate in giudicato.
Da qui l’imbarazzo della premier, decisa a tenersi alla larga dalle polemiche sollevate da Anpi e opposizioni, che la chiamano direttamente in causa, ma consapevole di dover rendere conto anche a un pezzo del suo partito che sta con De Angelis. Il quale, pur scusandosi con Rocca, ha fatto capire chiaramente di non essere disposto a ritrattare. Anzi, ha rivendicato le sue tesi sulla strage ed è perciò «finito sul rogo», pronto a pagarne le conseguenze. Una resistenza che sembra testimoniare come si sia messa in moto la rete di protezione che affonda le radici nel mondo da cui De Angelis proviene, per cercare una via d’uscita e scongiurarne le dimissioni.
È la ragione per la quale Rocca esita, tentenna, impiega un giorno intero per partorire una nota con cui — secondo i rumors circolati fino a sera — prima doveva dissociarsi e poi licenziarlo, producendosi infine in una timida presa di distanza. Dalla quale si capisce solo che per adesso il capo della Comunicazione resta al suo posto. «Valuterò» è la parola chiave. Per dirla con Tolkien, fin dai ‘70 fonte di ispirazione dei giovani neofascisti: «Le radici profonde non gelano».
(da agenzie)

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GUZZANTI: “DE ANGELIS E’ CONVINTO DELL’INNOCENZA DEI NEOFASCISTI COME LO RESTARONO QUELLI DI LOTTA CONTINUA SU SOFRI”

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

IL GIORNALISTA PERO’ PRECISA: “MA TIRI FUORI LE PROVE”

Il giornalista Paolo Guzzanti si getta in difesa di Marcello De Angelis. In un commento su Il Giornale l’ex Forza Italia che è stato a capo della commissione Mithrokin parla di un «accanimento politico e mediatico» sul responsabile della comunicazione del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
Poi aggiunge: «Nel caso di De Angelis si deve però aggiungere che da lui, per la sua conoscenza e coerenza ci si aspetta di più: se è così sicuro che Mambro, Fioravanti e Ciavardini siano innocenti, provi a fare un passo in più e documenti la sua convinzione».
La convinzione di De Angelis deriva proprio dalla pista palestinese di cui ha parlato la commissione Mithrokin presieduta da Guzzanti.
I cospicui premi giudiziari
Che paragona i “neri” agli esponenti di Lotta Continua: «Chi scrive, lo dico a mo’ d’esempio, non crede alle sentenze su Ustica, sul caso Moro e sulle morti di Falcone e Borsellino. Quando Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, fu arrestato e condannato per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi il 17 maggio del 1972 molti intellettuali di destra e di sinistra si schierarono contro quella sentenza ritenendola inadeguata a rappresentare il contesto storico dei fatti».
Poi spiega: «È certamente vero che Mambro, Fioravanti e Ciavardini avrebbero ricevuto cospicui premi giudiziari se avessero accettato di accollarsi la strage di Bologna, essendo già ergastolani per feroci delitti che avevano confessato con sfrontato orgoglio. Sarebbe stato nel loro interesse e invece hanno detto: “Abbiamo sempre rivendicato la nostra responsabilità, ma con questo crimine non c’entriamo, neghiamo le accuse e rinunciamo ai vantaggi”». E infine: «Il dissenso era considerato doveroso, più che legittimo durante il caso Sofri mentre nel caso De Angelis la libertà di dissentire viene criminalizzata. Proprio per questo chiediamo a De Angelis di aiutare la verità fornendo elementi di prova».
(da agenzie)

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TRAVAGLIO: “DE ANGELIS NON DEVE RINUNCIARE ALLE SUE OPINIONI, NON E’ UN ELETTO”

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

MA ROCCA E MELONI SI’

Anche il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio oggi dice la sua sul caso di Marcello De Angelis. Nel consueto editoriale pubblicato sul giornale Travaglio dice che «le sentenze non sono dogmi di Stato e ciascun privato cittadino può condividerle o contestarle (possibilmente con argomenti).
Perciò chiedere le dimissioni di De Angelis è un atto illiberale: in democrazia tutti hanno diritto di esprimere le proprie idee, anche le più aberranti».
Il portavoce di Rocca ha parlato della strage di Bologna e dell’innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. Un cavallo di battaglia della destra dall’epoca della pista palestinese e della commissioni Mithrokin.
Il punto
Ma il punto sollevato dal direttore del Fatto è un altro. E riguarda da vicino sia Giorgia Meloni che Francesco Rocca: «Ma chi rappresenta le istituzioni ha un onere in più: non deve usarle per riscrivere sentenze, cioè per interferire in un altro potere dello Stato. Perciò il governo nazionale e regionale dovrebbero isolare De Angelis con dichiarazioni inequivocabili, pur senza torcergli un capello o levargli il lavoro. Anche perché, se bastasse contestare una sentenza sacrosanta per andare a casa, si sarebbero dovute chiedere le dimissioni di fior di parlamentari che da anni sposano la linea revisionista-negazionista sui neri a Bologna: non solo di destra, ma anche radicali e di centrosinistra. Per non parlare di chi tuttoggi predica l’innocenza di Sofri, Bompressi, Pietrostefani (e persino del reo confesso Marino) sul delitto Calabresi, malgrado ben due sentenze della Cassazione».
Infine: «O di chi vota commissioni parlamentari su Bologna o sulla gestione del Covid per ribaltare i verdetti dei giudici: quelli sì dovrebbero vergognarsi e sparire».
(da agenzie)

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CHI E’ MARCELLO DE ANGELIS E PERCHE’ GIORGIA MELONI SI ASPETTA LE SUE DIMISSIONI

Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile

SI PARLA DI UN REGOLAMENTO DI CONTI TRA ESTREMA DESTRA E GOVERNATIVI… I RICORDI DI ROBERTO FIORE

La premier Giorgia Meloni “si aspetta” le dimissioni di Marcello De Angelis da capo della comunicazione del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Ma non le chiede. Le scuse non le bastano. Ma la presidente del Consiglio non vuole che l’addio appaia una conseguenza della polemica politica. Perché così darebbe ragione a Elly Schlein, Pier Luigi Bersani e alla sinistra che le ha chieste.
Il presidente Rocca concorda. Ma vuole prima parlare con lui. Proverà a superare le sue resistenze «guardandolo negli occhi», fa sapere oggi il Corriere della Sera.
Intanto i meloniani contano le ore. E pensano che le dimissioni siano «l’unica via d’uscita». Mentre a destra c’è il sospetto che la polemica sia stata scatenata proprio per “spaccare” la linea. E c’è chi punta il dito su Gianni Alemanno. Che è pronto a fondare un movimento alternativo a Fratelli d’Italia. E ha lodato il «coraggio» di De Angelis.
Un regolamento di conti?
L’idea che si vede dai retroscena sulla vicenda è proprio quella di un regolamento di conti interno alla destra. Dove c’è chi vuole tenere il punto sulla cosiddetta pista palestinese per la strage di Bologna. Perché questa comporterebbe l’innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti. E quella di Luigi Ciavardini, che è il marito di Germana De Angelis. Ovvero la sorella di Marcello. Il fratello Renato De Angelis, autore tv, è invece proprio l’ex fidanzato di Meloni.
Anche Repubblica racconta che la premier ieri ha chiamato Rocca. Per dirgli brutalmente che si aspettava le dimissioni di De Angelis. E per spiegargli che adesso avrebbe dovuto risolvere la grana da solo. Senza coinvolgere partito e governo. La premier ha impartito a Fratelli d’Italia l’ordine del silenzio. Nel colloquio con Rocca De Angelis ha fatto capire chiaramente di non essere disposto a ritrattare.
Chi è Marcello De Angelis
Marcello De Angelis, 63 anni, sposato con Francesca, giornalista Rai, è stato sei mesi in carcere a Brighton. Nel 1989 è tornato in Italia per rispondere del reato di banda armata. Condannato a 5 anni e mezzo, ne ha scontati 3 per uscire nel 1992. L’anno dopo ha fondato il gruppo musicale 270bis, ovvero l’articolo del codice penale sulle associazioni eversive. Da extraparlamentare poi è entrato nel Movimento Sociale Italiano e in Alleanza Nazionale. Nel 2006 è stato eletto senatore di An, nel 2008 deputato con il Pdl. Dal 2011 al 2014 ha diretto Il Secolo d’Italia. L’allora leader di Terza Posizione Roberto Fiore lo ricorda: «Lui era dei Parioli, veniva dal liceo “Azzarita”, io dal “Lucrezio Caro”. Avevamo vent’anni, eravamo peronisti, vestivamo come i montoneros argentini, portavamo i jeans, la maglietta bianca, i capelli lunghi e andavamo tutti i giorni in piazza a fare a botte con quelli di Autonomia operaia».
Le canzoni
Fiore ricorda anche le canzoni di De Angelis: «Fui io a dargli la notizia della morte in carcere di suo fratello Nanni, era il 6 ottobre 1980, il giorno dopo la tragedia che l’ha segnato per sempre. Stavamo a Roma nascosti nello stesso appartamento e non potrò mai dimenticare la sua reazione. Marcello chiuse gli occhi e cominciò a cantare piano una canzone di destra, bellissima e struggente, “Biondo eroe che in ciel t’en vai…”. La musica ce l’aveva nel sangue, è sempre stato un artista, era il nostro grafico e anche l’inno di Tp lo compose lui insieme con un altro camerata: “Più non risplende il denaro americano…”».
(da Open)

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