Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile
LA TESI DELL’ESTREMA DESTRA SMENTITA DALLE CARTE
La cosiddetta pista palestinese per la strage della stazione di Bologna è stata già oggetto di indagine. L’inchiesta è terminata nel 2014 con un’archiviazione. Anche se oggi c’è chi, come Marcello De Angelis, continua a propugnare l’innocenza di Francesca Mambro, Giuseppe Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini parlando di depistaggi e di verità nascoste. Persino dalle istituzioni.
Mentre in realtà l’unico depistaggio accertato sulla strage di Bologna è quello che ha portato alla condanna a dieci anni per gli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte e al consulente Francesco Pazienza. Per aver agito «al fine di assicurare l’impunità agli autori della strage». Ovvero l’estrema destra eversiva. La «matrice neofascista» della strage è stata quindi accertata.
La commissione Mithrokin e il terrorismo internazionale
In compenso la pista del terrorismo internazionale per la strage di Bologna gira ormai da venti anni. Oggi La Stampa ne rievoca la genesi. È nata a Palazzo San Macuto, sede dal 2002 al 2006 della commissione d’inchiesta Mithrokin. Nella relazione finale c’è un capitolo dedicato alla strage. Con l’ipotesi di una connessione tra la bomba del 2 agosto 1980 e il gruppo Separat. Diretto da Ilich Ramirez Sanchez, detto “Carlos Lo Sciacallo”. Il punto di partenza è la presenza del cittadino tedesco Thomas Kram a Bologna il 2 agosto. E il suo ipotetico collegamento con l’organizzazione. Lo sfondo geopolitico è la rottura del patto tra l’Italia e le organizzazioni palestinesi, il Lodo Moro, dopo l’arresto ad Ortona, alla fine del 1979, di Abu Anzeh Saleh, militante del FPLP di George Habash.
La tesi dell’estrema destra sull’innocenza di Mambro e Fioravanti
Secondo questa tesi la strage di Bologna fu la vendetta per i fatti di Ortona. Ma c’è un problema. Alcune note che arrivano dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Viminale raccontano la genesi e lo sviluppo della pista internazionale. La commissione all’epoca acquisì la documentazione degli archivi dell’intelligence dei paesi comunisti. In particolare quelli della Stasi. Queste carte, avverte il quotidiano, stanno tornando a girare nelle redazioni. Ma il giudizio degli investigatori antiterrorismo del Ministero dell’Interno è netto: «Da tali documenti, piuttosto analitici sulle progettualità dell’organizzazione (di Carlos, ndr), nulla sembra emergere circa la realizzazione della strage di Bologna».
I documenti del Viminale
Ma c’è di più: «D’altro verso la Stasi in ben due rapporti del 1985 attribuisce a Separat l’attentato del 23 dicembre 1984 sul treno rapido 904 nella tratta Bologna Firenze. Tale circostanza, tuttavia, non risulta oggetto di approfondimenti». L’unica informazione di rilievo presente negli archivi della DDR portava ad un altro attentato, per il quale sono stati condannati uomini di Cosa Nostra, legati a Pippo Calò. La procura di Bologna ha indagato sulla pista palestinese dal 2014. Una seconda nota su carta intestata del Viminale, datata 31 luglio 2009, riporta una serie di informazioni inviate al Capo del Dipartimento centrale della Polizia di Prevenzione. I funzionari del Ministero dell’Interno riferiscono che «le rogatorie condotte in Germania ed in Francia non hanno permesso di consolidare la tesi investigativa».
Carlos lo sciacallo
La colonna portante dell’intera ipotesi palestinese, la figura di Carlos detto “lo sciacallo”, era crollata: «Il terrorista, oltre ad escludere il coinvolgimento della sua organizzazione, per quel che concerne la presenza di Thomas Kram a Bologna ha affermato di non aver mai avuto alcun rapporto personale con lui». Lo stesso terrorista disse in un’intervista al Corriere della Sera che Kram non faceva parte della sua organizzazione. Il sostituto procuratore bolognese Nicola Proto ha spiegato nella sua requisitoria al processo d’appello nei confronti di Gilberto Cavallini che una trattativa con i palestinesi ci fu. Ma anche che il buon esito della trattativa tolse al Fplp ogni interesse nei confronti degli atti di ritorsione.
L’interlocuzione
C’è anche un dettaglio che non considerano i cosiddetti fautori della pista palestinese. L’interlocuzione proseguì anche dopo il 2 agosto. Cosa che «non sarebbe stata logica, così come non sarebbe stato logico indennizzare il Fplp per il valore dei lanciamissili sequestrati, se nel frattempo i palestinesi avessero commesso una strage». La verità giudiziaria sulla strage di Bologna dice che nel 1995 la Corte di Cassazione ha confermato le condanne all’ergastolo per Mambro e Fioravanti e quelle per banda armata nei confronti di Cavallini ed Egidio Giuliani. Il secondo processo si svolge tra 1997 e 2007. Luigi Ciavardini riceve una condanna a 30 anni di reclusione dopo due appelli: era minorenne all’epoca dei fatti. Nel 2017 Gilberto Cavallini riceve in primo grado una condanna all’ergastolo.
Gelli e Bellini
Per la procura uno dei mandanti della strage fu Licio Gelli. Attualmente è in corso il processo nei confronti di Paolo Bellini. L’ex Avanguardia Nazionale è stato condannato all’ergastolo in primo grado. Di recente è stato arrestato. Agli atti delle indagini su di lui ci sono alcune intercettazioni che riguardano l’ex moglie. Maurizia Bonini aveva fornito un alibi all’ex marito nel giorno della strage. Durante il processo però lo ha riconosciuto in un video amatoriale girato proprio il 2 agosto. E ha detto che quel giorno Bellini arrivò a casa all’ora di pranzo e non alle 9. Quindi in un orario compatibile con l’esecuzione della strage. «Bonini pensi che finisce qui? Ho appena finito di pagare 50mila euro per fare fuori uno di voi Bonini eh, non si sa quale! Che Dio vi stramaledica tutti», dice Bellini in alcune intercettazioni. Che però Marcello De Angelis non cita quando dice nel suo status su Facebook che Cristo non è morto di freddo.
(da Open)
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Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile
I VACANZIERI NOSTRANI SCELGONO DI TRASCORRERE LE FERIE ALL’ESTERO, SOPRATTUTTO IN ALBANIA, DOVE LE VACANZE COSTANO MENO – GLI AUMENTI INDISCRIMINATI DI HOTEL, RISTORANTI E STABILIMENTI BALNEARI HANNO RIDOTTO LE PRENOTAZIONI DEL 25% NELLE STRUTTURE ITALIANE
In Italia non sarà l’estate dei record. E non perché non ci siano
stranieri. Anzi. L’afflusso di statunitensi e olandesi, scandinavi e polacchi è senza precedenti. Il fatto è che sono venuti meno proprio gli italiani. Chi scoraggiato dai rincari, chi ha deciso di trascorrere vacanze più «low cost» in Montenegro, Albania, Grecia, Turchia, Tunisia, Egitto e chi è andato molto lontano — Nord America, Africa, estremo Oriente, Oceania — perché con i tempi che corrono è probabile che nel 2024 toccherà stringere la cinghia.
Le associazioni italiane di categoria in questi giorni hanno snocciolato diversi numeri. Le stime, a fare una media, puntano a una riduzione del 20-25% delle prenotazioni. E se luglio — come spiega la ministra del Turismo Daniela Santanchè — «è andato ben oltre le aspettative, superando i dati del 2019», è agosto che preoccupa per il suo calo significativo, in alcuni casi del 30-33% secondo la piattaforma Sojern e proprio nell’area che un tempo trainava il settore: il Sud.
Sullo sfondo ci sono i rincari. I dati della società di analisi Str dicono che l’Italia registra uno degli incrementi più alti in Europa del costo giornaliero per il pernottamento in albergo (+12,3% rispetto al 2022). A fine luglio la quota di letti occupati è stata del 77% (74% nel 2022). Il rialzo dei prezzi ha avuto un impatto maggiore da noi perché, certifica ForwardKeys, a muoversi sono soprattutto le famiglie che devono così sopportare una spesa maggiore, mentre restano lontani dai valori pre Covid le coppie (-14%), i single (-16%) e i gruppi (-20%).
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile
L’ESILARANTE TESI DEI RISTORATORI: “CI ADEGUIAMO AL TURISMO CHE CAMBIA”
Non solo Puglia e Toscana. Anche in Liguria le vacanze estive si fanno sempre più costose.
A raccontarlo è il Corriere, secondo cui dietro i prezzi sempre più salati non si nasconde solo l’inflazione ma anche un’evoluzione del turismo stesso. «Ci sono perlopiù stranieri e hanno abitudini diverse a cui ci siamo dovuti adeguare. Apriamo presto e chiudiamo prima la sera – spiegano alcuni ristoratori -. Per questo siamo stati costretti ad alzare i prezzi. Se no non riusciamo a coprire i costi. In generale c’è molta meno gente, il turismo sta cambiando».
I rincari si fanno sentire soprattutto a tavola: 25 euro per un piatto di spaghetti con le vongole, dai 18 a 30 euro per un chilo di focaccia, 30 euro per un fritto misto di pesce. Ed è proprio a causa di prezzi come questi che secondo Federalberghi sempre più italiani stanno scegliendo di trascorrere le proprie vacanze all’estero.
Tornando alla Liguria, c’è da considerare poi il costo dei trasporti. Ad aumentare non è solo la benzina ma anche i parcheggi, spesso introvabili, che partono da un minimo di 1,80€ all’ora.
A Paraggi, comune di Santa Margherita Ligure di appena 16 abitanti, lasciare l’auto parcheggiata per 60 minuti costa fino a 6 euro. Una volta scesi dal treno o dalla propria auto, si va dritti in hotel.
Per una pensione completa di una settimana per due adulti e due bambini servono fino a 7mila euro a Santa Margherita ligure, 4.200 euro a Diano Marina e almeno 3.500 euro a Lerici.
Spostandosi alle Cinque Terre o a Portofino, sempre più mete del turismo di lusso, si arriva a spendere il 40% in più per mangiare, bere o trascorrere qualche ora in spiaggia.
Se ad Alassio in alta stagione un ombrellone e due lettini costano circa 60 euro al giorno, a Lerici e Portofino ne servono 355. E sempre nel golfo del Tigullio, per frequentare i locali che affacciano direttamente sul mare serve un portafoglio piuttosto pieno: 5 euro per una bottiglia d’acqua, 8 euro per una spremuta d’arancia, 10 euro per un gelato e 45 euro per una pizza margherita.
(da agenzie)
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Agosto 7th, 2023 Riccardo Fucile
PREZZI BASSI E SPIAGGE INCONTAMINATE, MA POTREBBE DURARE POCO
Mentre aumentano i costi per chi programma una vacanza
italiana, scegliendo mete come Toscana, Liguria e Puglia, altre spiagge aspettano in silenzio di essere riscoperte. Come quelle albanesi, bagnate da acque così cristalline che hanno già procurato loro il soprannome di «Maldive dell’Europa» (ricalcando la fama di Marina di Pescoluse, nel non troppo distante Salento).
Il caso è raccontato oggi da Repubblica: se in Puglia un ombrellone e due lettini arrivano ormai a costare 50 euro al giorno, sulla costa albanese si trovano a ancora a 10-15 euro. Discrepanze che si accentuano prendendo in esame i gazebo deluxe, che in Italia superano facilmente il costo di mille euro e qui si riescono ad accaparrare per meno di 100. Il paragone, al momento, è schiacciante.
I milioni di turisti
E se ne sono accorti i nove milioni di turisti con cui il governo albanese conta di chiudere la stagione, tre in più del 2022. Un incremento dei visitatori superiore al 33% è già accertato, e potrebbe spezzare l’idillio: «Con questa storia delle Maldive d’Europa, a un tiro di schioppo e senza jet leg, gli sviluppatori albanesi stanno incoraggiando la distruzione della costa albanese – avverte Auron Tare, membro del consiglio Unesco per i siti archeologici e tour operator per vip -. Si sta andando verso un mercato di massa a basso costo, si attirano folle interessate solo a stanze e alcol a prezzi stracciati. Ma è una strategia che si è rivelata fallimentare in tutti i Paesi mediterranei».
Un idillio a rischio
Ciononostante, il pericolo è concreto e confermato da Neritan Ceka, uno dei padri del parco archeologico di Butrinto. Un altro sito che rischia di essere danneggiato dalla corsa alla speculazione: «Dieci anni fa si costruiva senza permessi e si vendeva a prezzi bassissimi, poche centinaia di euro a metro quadro. Anziché mettere i soldi in banca, con ventimila euro compravi un appartamento. È per questo che abbiamo migliaia di letti a prezzi ridicoli. Ma il costo del lavoro adesso nel privato sta aumentando vertiginosamente. E fra poco vedremo tanti resort stile Cisternino in Albania».
Secondo Arben Cipa, presidente dell’associazione nazionale dei tour operator, ogni settimana duemila italiani arrivano a Saranda, piccolo centro di ventimila abitanti. Altra gettonatissima meta appare Ksamil, piena di locali notturni a poco prezzo che attirano i giovani. La convivenza tra tariffe accettabili e invasione turistica però ha, come si sa, vita breve: «Se continua così, se i prezzi continueranno a salire così tanto, sarà un problema per la nostra destinazione», ammette Cipa.
(da agenzie)
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