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VANNACCI E’ GIA’ IN CAMPAGNA ELETTORALE? CANDIDATURA IN VISTA ALLE EUROPEE PER LA LEGA

Agosto 23rd, 2023 Riccardo Fucile

L’ESERCITO SAPEVA DELLA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO E GLI AVEVA CHIESTO COPIA PER AUTORIZZARLO, MA LUI SI ERA TRINCERATO DIETRO LA FRASE “NON TRATTA DI ARGOMENTI RISERVATI DI CARATTERE MILITARE O DI SERVIZIO”

L’Esercito sapeva in anticipo della pubblicazione del libro di Roberto Vannacci. Ai primi di agosto il generale, scrive il Fatto Quotidiano, avrebbe avvisato il suo superiore dell’uscita de Il Mondo al contrario, in cui il parà – destituito dagli incarichi di vertice dal ministero della Difesa – spara a zero su omosessuali, migranti e femministe.
Il suo superiore, il generale di divisione Massimo Panizzi, gli avrebbe infatti chiesto di vedere il libro ai fini dell’eventuale autorizzazione. Ma per Vannacci non ci sarebbe stato nulla da temere non trattandosi di «argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio». Intanto, ieri – mercoledì 23 agosto – l’Esercito ha confermato, tramite una nota, l’inchiesta interna a carico del generale al fine di tutelare le forze armate italiane e Vannacci stesso, sovraesposto mediaticamente dalla vicenda legata al suo libro.
«Più passano i giorni e più viene fuori che in diversi tra i paracadutisti sapevano che Vannacci stava lavorando a un libro – racconta un ufficiale a la Repubblica – e che alcuni hanno anche collaborato con lui allastesura di alcuni capitoli».
Dopo l’autopubblicazione, inoltre, il 10 agosto scorso ci sono state due segnalazioni positive dell’uscita del saggio: una su Analisi Difesa, a firma del direttore (già consulente di Salvini ai tempi del governo gialloverde); l’altra sul sito dei congedati della Folgore (da un generale, ex candidato FdI).
Da più parti, il generale ha infatti incassato il sostegno politico: da Donzelli, a Sgarbi, fino a Montaruli. Forza Nuova gli ha chiesto di candidarsi alle suppletive di Monza per il seggio rimasto vacante dopo la morte di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini gli ha fatto una «cordiale telefonata». In serata lo stesso Vannacci ha fatto inoltre sapere di essere stato contattato da «altri esponenti politici».
Ma la “via d’uscita” dall’Esercito potrebbe arrivare direttamente dalla Lega con una candidatura indipendente alle Europee magari sorretto da quella destra che contesta le linee di governo e in particolare FdI ritenuto troppo lontano dalle aspirazioni anti-sistema di un tempo.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“TRUMP COINVOLTO NELLA MANOMISSIONE DELLE PROVE”

Agosto 23rd, 2023 Riccardo Fucile

UN DIPENDENTE DELLA TENUTA MAR-A-LAGO VUOTA IL SACCO

Addetto al sistema tecnologico del resort di Mar-a-Lago, aveva scagionato Donald Trump dall’aver chiesto di cancellare le immagini delle telecamere di sicurezza. Ora però ha cambiato testimonianza. E ha ammesso che tra le persone che gli avevano chiesto di svuotare il software c’era anche il tycoon.
Il colpo di scena è arrivato dopo che il dipartimento Giustizia aveva sollevato il conflitto d’interesse del legale del testimone, pagato da ’Save America’, un’organizzazione trumpiana, ingaggiato anche per sostenere la difesa dell’assistente personale di Trump, Walt Nauta, incriminato assieme all’ex presidente. Un avvocato non può rappresentare nello stesso processo testimone e imputato. Con il cambio difensivo, l’uomo, identificato nei documenti ufficiale come “impiegato 4” ma il cui nome è Yuscil Taveras, ha ritirato la sua testimonianza fatta di “non ricordo” e fornito al gran giurì una nuova versione.
Trump era stato incriminato a giugno per la gestione illegale di documenti presidenziali, alcuni top secret, trasferiti dalla Casa Bianca al resort in Florida di proprietà dell’ex presidente. A luglio i procuratori federali guidati dal consigliere speciale Jack Smith avevano aggiunto una nuova accusa a carico di Trump: l’aver ordinato a Carlos De Oliveira, il manager di Mar-a-Lago, di cancellare le immagini registrate dalle telecamere del servizio di sicurezza interna. Per nascondere che cosa? Trump ha sempre sostenuto di “non aver fatto niente di male”, ma intanto avrebbe cercato di cancellare alcune prove. Quali? De Oliveira, secondo la ricostruzione fatta dai procuratori federali, si era rivolto a Taveras per chiedergli come fare, ma il tecnico informatico gli aveva risposto che non c’era possibilità di farlo. Nel corso della prima testimonianza, Taveras aveva detto al gran giurì di non ricordare conversazioni legate al sistema di sicurezza di Mar-a-Lago. Lo stesso aveva dichiarato De Oliveira.
Le due versioni, combacianti in un primo momento, sono risultate false. Dopo che la procura federale ha sollevato dubbi sul ruolo dell’avvocato Stanley Woodward, difensore di Taveras e Nauta, il ‘dipendente 4’ ha nominato un nuovo legale e ha cambiato versione. Improvvisamente gli è tornata la memoria. “Il 5 luglio 2023 – si legge in un documento depositato presso la corte federale – l’impiegato 4 ha informato il capo giudice Boasberg di non voler più essere rappresentato da Woodward”. “Subito dopo – si legge – aver ricevuto una nuova difesa, l’impiegato 4 ha ritrattato la precedente falsa testimonianza e fornito informazioni che coinvolgono Nauta, De Oliveira e Trump nel tentativo di cancellare la copertura delle camere”. Al momento non si conoscono altri dettagli. Lo staff di Trump non ha voluto commentare.
(da agenzie)

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SVANITI I SOLDI EXTRA, ARRIVA LA FUGA DEI MEDICI DAGLI OSPEDALI

Agosto 23rd, 2023 Riccardo Fucile

IL GOVERNO HA TAGLIATO I 4 MILIARDI CHE AVEVA CHIESTO IL MINISTRO DELLA SALUTE SCHILLACI… MANCANO MEDICI E INFERMIERI, MA IL GOVERNO DEI RICCHI FA MACHETTTE SOLO ALLA SANITA’ PRIVATA

La sanità ha bisogno di più soldi ma il governo non ha intenzione di dare stanziamenti extra. Il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, è stato chiaro: i 4 miliardi in più nel fondo sanitario che aveva chiesto il ministro alla Salute, Orazio Schillaci, nella manovra non saranno previsti. E per un settore in grande difficoltà sarà sempre più difficile assicurare un’assistenza di qualità, tra liste di attesa, servizi territoriali deboli, ospedali da rimodernare.
Intanto, difficilmente si risolverà il problema del personale. In molti reparti e servizi territoriali mancano medici e infermieri. Il lavoro è sempre più duro e lo stesso Schillaci ha più volte detto che bisogna dare compensi migliori ai professionisti. «Siamo stanchi di essere mortificati professionalmente ed economicamente, di garantire assistenza in condizioni precarie e disumane, per il malato e per noi stessi»: sono parole dei medici del Cardarelli di Napoli, che ieri hanno deciso di lavorare con il lutto al braccio. Solo uno dei tanti segnali del disagio che attraversa il mondo sanitario.
Più soldi vorrebbero dire anche compensi migliori per i professionisti. Stipendi o comunque progressioni di carriera più frequenti ridurrebbero (azzerarle è difficilissimo) le uscite verso l’estero di giovani neo laureati ma anche di figure più esperte, così come gli spostamenti nelle strutture private e pure il fenomeno dei gettonisti. Questi liberi professionisti, che si spostano da una struttura all’altra, tengono ancora in piedi i pronto soccorso in molte Regioni. Nel decreto “Bollette” di fine maggio era stato inserito un articolo per ridurre il fenomeno, ma per ora non se ne vedono gli effetti. Si dava alle Asl un ultimo anno di tempo per arruolare i gettonisti, ma solo in casi di emergenza. E soprattutto si prevedeva la stesura di un tariffario per evitare sfide al rialzo tra le Asl per accaparrarsi i medici. Per ora il tariffario non c’è.
«Se si parla di personale, il problema non è soltanto la mancanza di soldi. Se le Asl assoldano i gettonisti evidentemente hanno denaro a disposizione — spiega Piero Di Silverio dell’Anaao, il principale sindacato degli ospedalieri —. Il punto è anche politico. C’è un tetto di spesa per il personale a tempo indeterminato, il governo dovrebbe toglierlo. E invece, oltre a non mettere soldi non fanno neanche politiche favorevoli alla sanità. Andrebbe poi depenalizzato l’atto medico e tolte le incompatibilità per fare in modo che i professionisti non scappino dal sistema pubblico». Per Di Silvero, sui soldi, ci vorrebbe una presa di posizione forte: «Bisogna aumentare il valore della spesa sanitaria sul Pil, se non lo fanno vuol dire che non c’è la volontà politica di sostenere la sanità».
Ma il governo Meloni non ha intenzione di aumentare i soldi destinati alla spesa sanitaria, che secondo le previsioni dell’esecutivo arriverà addirittura al 6,2%, dato tra i più bassi di sempre. Per chiedere più fondi e addirittura promuovere una legge che porti il rapporto spesa/Pil al 7% (vorrebbe dire 16-17 miliardi in più) si è mossa l’Emilia-Romagna, che potrebbe essere seguita dalla Toscana. Intanto, però, ci vorrebbero almeno quei 4 miliardi. L’assessore alla Salute dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini, spiega di aver organizzato una mobilitazione con tutti i sindacati e le società scientifiche dei medici, gli Ordini e i Comuni, anche quelli amministrati dalla Lega. «Il ministro dell’Economia Giorgetti — dice — è apparso timido rispetto alle richieste del suo collega Schillaci, ma una volta fatta la Finanziaria sarà troppo tardi. Bisogna muoversi subito, questa è una battaglia bipartisan».
(da agenzie)

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EMERGENZA MIGRANTI, IL SINDACO DI PARMA: “PER IL VIMINALE ALLARME SURREALE? VENGANO QUI A VEDERE LE PERSONE AMMASSATE”

Agosto 23rd, 2023 Riccardo Fucile

“SINDACI DI CENTRODESTRA PREOCCUPATI COME NOI, SERVONO RISORSE”… SE AL GOVERNO CI FOSSE DRAGHI E LAMORGESE I CIATRONI SOVRANISTI SAREBBERO GIA’ SULLE BARRICATE, MA DATO CHE C’E’ IL PRESTANOME DI SALVINI TUTTI ZITTI

Sindaco Michele Guerra (Guerra è stato eletto un anno fa come indipendente alla guida di una coalizione di centrosinistra ndr), il suo intervento, come quello di altri sindaci coinvolti nella gestione dell’accoglienza dei migranti arrivati in Italia, ha fatto discutere. Partiamo dai numeri, quali sono quelli di Parma?
«La situazione è preoccupante e riguarda sia comuni di destra sia comuni di sinistra. Durante il vertice convocato in Regione la scorsa settimana dall’assessore Taruffi abbiamo fatto un primo bilancio e, in Emilia Romagna, la situazione è al limite in tutte le città, è una questione che sta riguardando tutti, le grida d’allarme arrivano anche dalle città di centrodestra. I numeri degli sbarchi sono noti, ma questo vuol dire portare poi i migranti sui territori e nelle strutture che le città hanno a disposizione si stanno superando abbondantemente le capienze. Parma al momento accoglie 1.200 migranti, dei quali circa 700 nell’area del comune, inclusi gli 85 minori non accompagnati che sono un problema ancora più delicato perché sono ragazze e ragazzi molto giovani che vanno trattati con maggiore attenzione rispetto agli adulti».
Sono numeri importanti, come state fronteggiando la situazione?
«La prefettura sta cercando aree che non nascono come adibite all’accoglienza, nel nostro caso è un’ex area industriale privata, e andrà a collocare lì forse 60, forse 70 persone, per dare un po’ di respiro alle strutture territoriali. Sta cercando di fare la stessa cosa nei comuni della provincia, fronteggiando anche coloro che non vogliono accogliere nessuno. La settimana scorsa io sono stato a trovare i migranti che stiamo ospitando in un quartiere di Parma, il Cornocchio, in spazi che normalmente dedichiamo all’emergenza freddo, per accogliere persone che rischiano di essere in strada. Sono posti non adatti alla stagione, non hanno refrigerazione sebbene in questi giorni a Parma ci siano punte di 38 gradi, e ci stiamo mettendo molte persone, più di quante dovrebbero starcene. Ecco, il governo mette i comuni in condizione di non garantire un’accoglienza dignitosa, col rischio che le persone poi vadano in strada o cerchino di scappare. Questo fa il male delle città e dei pensieri dei cittadini perché da lì passa la retorica della paura, del conflitto. Dobbiamo avere le risorse per garantire un’accoglienza dignitosa e lavorare a percorsi di integrazione».
Cosa si dovrebbe fare?
«Mancano molte cose fondamentali, i mediatori culturali per dirne una. Se quelli che arrivano, ad esempio i minori non accompagnati, non parlano inglese o francese, non riusciamo neppure a comunicare, figuriamoci ad integrarli e costruire percorsi di vita. Io capisco che il governo stia lavorando a politiche di regolazione dei flussi migratori, che hanno bisogno di un percorso lungo e dell’impegno anche di altri paesi in politica estera, anche se per ora non stanno dando risultati. Ma nel frattempo sul territorio devono arrivare le risorse necessarie».
Queste emergenze si ripetono ciclicamente, anche se i numeri sono alti rispetto agli anni passati più recenti. Cosa è cambiato?
«Che il sistema di accoglienza è stato smantellato, Salvini da ministro dell’Interno ha cancellato praticamente tutto. Oggi i bandi hanno tariffe così basse che vanno deserti e il paradosso è che paghiamo le conseguenze di queste scelte proprio quando al governo ci sono i partiti che hanno annunciato la politica dei porti chiusi. Le persone invece arrivano e il problema è sentito sempre di più, ed è trasversale. Anche Zaia è solidale coi sindaci che fanno accoglienza perché ha ben capito che i sindaci in prima linea sono di tutti gli schieramenti. Io dico, ascoltino anche i prefetti. I rappresentanti del governo non fanno dichiarazioni ma io sono in contatto quotidiano con il prefetto di Parma e vedo che alle riunioni è il primo che pone temi di ulteriore preoccupazione».
Secondo lei è vero, come sostiene qualcuno, che il governo sta caricando di più le Regioni di sinistra?
«Certamente due Regioni di centrosinistra, come Emilia Romagna e Toscana, stanno facendo tanto, anche sulla base della vocazione per solidarietà e accoglienza che hanno da sempre. Non voglio credere che esista una strategia per penalizzare le, poche, regioni a guida sinistra, anche perché l’emergenza è ormai trasversale. Ho citato Zaia, ma potrei citare il sindaco di Ancona (Daniele Silvetti ndr) che pure si è lamentato. Al vertice in Regione, l’assessore di Ferrara, a guida leghista, si è detto preoccupato e ha parlato anche lui di emergenza».
Una parte della destra accusa le Regioni di sinistra di non aver accettato il commissariamento e lo stato di emergenza. Cosa sarebbe cambiato?
«E’ una scelta che non cambia minimamente la situazione. Queste Regioni non hanno aderito allo stato di emergenza valutando una serie di criticità molto forti, intuendo che i problemi sarebbero arrivati presto. E’ stata una scelta fatta per segnalare il proprio dissenso, probabilmente già allora più ampio, solo che le Regioni di centrodestra non potevano fare diversamente. Secondo me ha sintetizzato bene Stefano Bonaccini nelle giornate di Cesena, quando ha presentato la sua area. Ha detto “non voglio accusare nessuno, mi piacerebbe però che Meloni chiedesse scusa” perché, dopo aver additato di incapacità politica chi ha gestito il tema delle migrazioni, vincendo poi le elezioni, oggi sta naufragando nello stesso mare con numeri molto peggiori. I 100mila sbarchi superati ad inizio agosto fanno pensare che l’anno sarà ancora molto duro».
Il Viminale ha dato segnali di apertura o dialogo in questo senso?
«Al momento no, né ci danno previsioni sugli arrivi. L’Anci, l’associazione dei comuni, si è mossa quantificando la richiesta e segnalando che servirebbero 700-800 milioni di euro. Al di là dell’arrivo immediato dei soldi, vorremmo almeno che la posizione dei sindaci, di sinistra come di destra, fosse presa in considerazione. Se invece, come ho letto, la risposta del Viminale è dire che il nostro allarme è surreale allora noi diciamo “venite nei comuni, vi accompagniamo nelle strutture dove facciamo accoglienza e vi facciamo vedere se è reale o surreale quello che stiamo dicendo”. Dire surreale mi pare perlomeno irrispettoso, queste persone esistono».
(da agenzie)

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NELLA SERATA DEL TRIONFO, TAMBERI DEDICA L’ORO AL PADRE: “NON CI PARLIAMO PIU’, MA QUESTA MEDAGLIA E ANCHE SUA”

Agosto 23rd, 2023 Riccardo Fucile

“NON E’ STATO FACILE SEPARARMI DA LUI, MI HA INSEGNATO A SALTARE, MA DOVEVO FARLO”

Oro alle Olimpiadi. Oro agli Europei. Oro ai Mondiali di Atletica.
Con la medaglia conquistata nel salto in alto a Budapest Gianmarco Tamberi ha fatto un capolav…oro, scolpito il proprio nome nella storia dello sport iridato.
L’ha inciso con un balzo pazzesco, volando oltre l’asticella posta a 2,36 metri. Lo ha fatto al primo tentativo, quando s’è librato nell’aria spinto dalla corrente ascensionale.
Lo ha fatto sotto gli occhi di Mutaz Barshim, l’amico/avversario con il quale aveva condiviso la vittoria ai Giochi di Tokyo e che gli ha reso omaggio con grande sportività: “È formidabile, per me è uno di famiglia”, dice l’atleta del Qatar che l’ha portato in trionfo caricandolo sulle spalle.
Lo ha fatto saltando nella piccola vasca d’acqua dei tremula siepi fino a correre dalla moglie, Chiara Bontempi, al cui ha dato un bacio e messo al collo quel metallo prezioso che vale una vita intera.
A 31 anni è arrivato al top, è salito fin lassù dove osano le aquile. E ha sistemato il nido. “Gimbo mezza-barba”, con una scarpa di colore viola e un’altra gialla, coi calzini spaiati non ha lasciato le cose a metà: la sua è stata una vittoria piena.
In quei momenti puoi vedere tutta la carriera passarti davanti agli occhi in un attimo: la mente aziona il rewind, in una frazione di secondo di ritrovi risucchiato indietro nel tempo e poi soffiato nel presente. E quell’essenziale (che spesso è invisibile agli occhi) diventa più chiaro.
Ecco perché il valore speciale del successo iridato va oltre l’aspetto sportivo, le critiche di chi – dice il campione a caldo – ha creduto poco in lui. Ce n’è un altro più intimo che ha un peso e un’importanza che non si possono spiegare a parole. È questione di sangue, di richiamo della foresta, di quello che sei, delle tue radici, di gratitudine e intelligenza, di buon senso e onestà emotiva.
Tamberi, che vive i suoi sentimenti sempre al massimo senza paura di mostrarsi al mondo per come è, nel bene e nel male, in quei suoi atteggiamenti che sembrano eccessi ma sono solo un modo per caricarsi e darsi fiducia, toglie un peso dal cuore e rende omaggio al padre-allenatore ex saltatore, dal quale nell’inverno scorso s’era separato con uno strappo doloroso.
Gimbo aveva azzerato tutto per dimenticare, ricominciare, rimettersi in discussione, crescere. S’è affidato a Giulio Ciotti dopo i dissapori divenuti problemi e poi situazioni inconciliabili con il genitore. “Mio padre mi ha insegnato a saltare – ha spiegato Tamberi nell’intervista a Sky -, quello che sto facendo oggi è anche grazie al percorso iniziato e fatto per un bel po’ con lui. Purtroppo, le cose non andavano più bene e avevo bisogno di un cambiamento”.
È stato difficile ma necessario, dentro di sé sentiva che la cosa giusta da fare era quella anche se faceva male, nonostante la paura che è dietro l’angolo e di atterrare chissà dove con un salto nel vuoto. Ha aperto gli occhi e il boato del pubblico è stato una liberazione, la certezza di avercela fatta.
“Il cambiamento genera paura, perché si esce dalla comfort zone e io quest’anno mi sono caricato di tantissime responsabilità che prima erano in capo a mio padre. Non è stato facile separarmi e affrontare un cambiamento del genere sia a livello personale che atletico nonostante il nostro rapporto sia stato sempre difficile. Non ci parliamo da tanto tempo ma questa medaglia è anche merito dei suoi insegnamenti”.
(da Fanpage)

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INIZIA LA SCENEGGIATA. UNO DEI SETTE STUPRATORI DI PALERMO È SCOPPIATO A PIANGERE DAVANTI AL PM: “MI ERA STATO DETTO CHE ERA CONSENZIENTE”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

SETTE INFAMI CHE CONTINUANO A DIFFAMARE LA VITTIMA, QUALCUNO HA PURE IL CORAGGIO DI DIRE CHE E’ STATA LEI A CONDURLI NEL LUOGO DELLA VIOLENZA E A SOSTENERE CHE “NON PENSAVAMO CHE SI TRATTASSE DI VIOLENZA”

È stata una strategia difensiva orchestrata fin dal weekend dell’arresto, per arrivare a una confessione con tanto di giustificazione di fronte al magistrato? Christian Maronia è uno dei sette ragazzi palermitani arrestati per lo stupro di gruppo al Foro italico del capoluogo siciliano, a luglio. Dopo il suo arresto su un profilo TikTok intestato a lui compaiono post particolari: video in cui si vede un ragazzo che canta, o che balla, che non parla del caso, accompagnato però da scritte che fanno riferimento alla vicenda dello stupro di gruppo.
Da quanto risulta i nuovi post sono stati pubblicati dai familiari
Per esempio: «Quando tutta Italia ti incolpa per una cosa privata ma nessuno sa che sei stato trascinato dai tuoi amici». Oppure: «Con che coraggio la gente insulta gli innocenti». «Per colpa di certe persone non potrò vivere».
Concetti, quelli dei video, che a quanto pare sono emersi anche durante l’interrogatorio di garanzia sulla custodia cautelare, questa mattina (22 agosto) in carcere. Maronia avrebbe ammesso di essere stato presente allo stupro di gruppo, specificando però che, in base a quanto gli aveva detto uno degli amici, la ragazza sarebbe stata consenziente. Uno dei conoscenti, appunto, l’avrebbe tratto in inganno.
Pronunciando certe parole e ricostruendo la vicenda Christian Maronia è esploso in lacrime di fronte ai magistrati: «Mi sono rovinato la vita». «Sono addolorato per ciò che è successo — ha aggiunto — chiedo scusa alla ragazza e alla sua famiglia. Sono tornato per aiutarla. Ma mi era stato detto che lei era consenziente».
È spuntato per esempio un profilo che farebbe riferimento ad alcuni video del minorenne coinvolto, rilasciato dal carcere su decisione del giudice. Con la scritta incollata sopra un video: «Qualche ragazza vuole uscire con noi stasera?». Sarebbe, nel caso di un profilo vero, una gravissima provocazione.
Dopo Maronia, hanno risposto al gip anche Samuele La Grassa ed Elio Arnao, gli altri due ragazzi indagati per lo stupro della 19enne palermitana. La Grassa ha raccontato di non aver avuto rapporti sessuali con la vittima. «Mi sono fatto trascinare dagli altri, li ho seguiti e non ho nemmeno capito cosa stava accadendo. Ma io non l’ho toccata», ha detto, confessando, però, di aver ripreso col cellulare la violenza.
«Non dovevo andare e non dovevo lasciarla lì, avrei dovuto aiutarla», ha aggiunto, ammettendo di non essere intervenuto in soccorso della giovane, abbandonata per strada dopo gli abusi. Oltre a la Grassa a riprendere lo stupro era stato anche un altro dei sette indagati, Angelo Flores, l’amico della vittima che l’aveva adescata su Instagram e invitata a passare la sera con lui e i suoi amici. Sulla stessa linea di La Grassa, Arnao. «Ho fatto una cazzata», ha detto al gip.
«Nessuno di noi pensava si trattasse di una violenza – ha spiegato – sapevamo che la ragazza in passato avesse fatto queste cose. È stata lei a indicare il percorso, da dove prendere per non farsi vedere dal suo fidanzato. Ci ha portato lei al Foro Italico. Lei stessa ha indicato i due con cui iniziare. Ma noi abbiamo sbagliato. E’ stato un errore, un grave errore”.
Dichiarazioni incredibili che contrastano con i video a disposizione degli inquirenti e con altre testimonianze raccolte
(da agenzie)

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SOVRANISTI IPOCRITI: SONO ANNI CHE FANNNO A GARA A SPARARLA PIÙ GROSSA CONTRO LA TEORIA GENDER, LE ADOZIONI GAY E LA COMUNITÀ LGBT

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

IL “CAPITONE”, CON IL SOTTOSEGRETARIO MORELLI, INTONÒ LA CANZONE “AMICI GAY” – IL SENATORE DI FDI MALAN HA DEFINITO L’OMOSESSUALITÀ “UN ABOMINIO” – IL CONSIGLIERE VENETO JOE FORMAGGIO PROPOSE “UNA TASSA SUI GAY PERCHÉ NON SI RIPRODUCONO” – E POI LA RUSSA, GASPARRI, CENTINAIO: CATALOGO DEI MIGLIORI (O PEGGIORI) SCIVOLONI OMOFOBI

Il nuovo fronte della destra omofoba è aperto e Matteo Salvini si intesta il ruolo di frontman. La mossa del capo leghista — che abbraccia il generale Vannacci per mettere in contropiede la silente Giorgia Meloni – è il sigillo in ceralacca su un “libro” nero – giustappunto. Un libro alla cui scrittura contribuiscono, da anni, prime, seconde e terze file di FdI e Lega. Ma anche Fi.
E non è un caso che dagli archivi emerga l’iperattivismo – sul tema gay, unioni civili, gender – proprio del ministro delle Infrastrutture. «No ai matrimoni gay», Pontida 2015. «Il matrimonio si fa fra l’uomo e la donna e i bimbi vengono adottati dalla mamma e dal papà».
È lo stesso Capitano che, a una festa della Lega, insieme all’attuale sottosegretario all’Economia Alessandro Morelli, tra bevute e crasse risate intona la canzone Amici gay, battute intonate. In seguito verrà la crociata per l’appello per cognome nelle scuole. «Elsa di Frozen non deve diventare lesbica».
«Non votare con il culo». È uno spot elettorale di FdI in Veneto per le elezioni regionali 2013. «Domenica e lunedì vota con la testa e con il cuore… non votare con il culo» (il video-parodia omofobo diffuso su YouTube da due candidati padovani riprendeva l’esibizione a Sanremo della coppia omosessuale Stefano e Federico). Meloni si scusò a nome del partito.
Il caso Vannacci, adesso, fa riaffiorare scorie depositate sui fondali: dichiarazioni, gaffe più o meno volute, offese agli Lgbtq. «L’omosessualità è contro natura», dice in aula, il 14 settembre 2020, il consigliere e vicesindaco di Potenza, Michele Napoli […] Richiamato? Punito? Macché. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso lo ha nominato consigliere del ministero per lo sviluppo del Mezzogiorno.
Un altro ultrà: Carlo Ciccioli, capogruppo meloniano in Regione Marche. Nel 2016 pubblica un articolo sul Secolo d’Italia, house organ di FdI. Titolo: “Il suicidio dell’Europa di oggi è come quello dell’Impero romano”. Scrive che il crollo dell’impero romano è dovuto anche ai “maschi effemminati” e alla “pansessualità”. Musica per le orecchie di Joe Formaggio, consigliere regionale veneto di FdI.
Dopo avere avanzato l’idea di una tassa sui gay “perché non si riproducono”, Formaggio interviene in aula mentre si discute una mozione delle opposizioni sull’adesione della Regione alla rete Ready e ai Pride. “Io non ho nulla contro gay, lgbt, però non dobbiamo portarli al circo. Perché tra poco c’è Carnevale”.
E ancora: “Vestiamo gli assessori di Zaia da drag queen e li mettiamo sopra il carro”.
Tra i “patrioti” che oggi si dividono sul libro-shock di Vannacci, le derive omofobe sono diffuse. Il senatore Lucio Malan l’anno scorso definì l’omosessualità “un abominio… lo dice anche la Bibbia”. Bignami (quello che si travestì da nazista), Donzelli, Montaruli (croci celtiche e saluti romani): i pro-Vannacci – all’estrema destra ci sono poi gli Alemanno, gli Storace, i Fiore – si muovono su un terreno bene arato.
Ignazio La Russa in un’intervista del 2013: «Genitori gay? Anche il bambino crescerebbe gay». Due mesi fa a Lissone (Monza-Brianza) la consigliera comunale Felicia Grazia Scaffidi ha argomentato: «I gay li tratto come qualsiasi altra persona normodotata…ho più amici gay che amici normali».
Nell’album omofobico — come detto — un posto di assoluto rilievo lo occupa la Lega. A partire dal suo segretario federale neo tifoso di Vannacci. Un messaggio a Meloni, certo. E la linea da dare ai suoi. Che pure sono già rodati. Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato: «Le unioni civili? Di questo passo sposeremo il cane». «Dire a qualcuno frocio non è offensivo»: Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia.
Da menzionare infine le uscite dei forzisti. Al netto del Berlusconi del «meglio guardare una bella ragazza che essere omosessuali», Licia Ronzulli si scagliò contro il Pride: «Non voglio vedere Cristo in tacchi a spillo». Più in là si spinse Maurizio Gasparri, che etichettò così le coppie omogenitoriali: «Trafficanti di bambini».
(da La Repubblica)

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ABOLITO IL REDDITO DI CITTADINANZA, TORNANO GLI ANNUNCI DI LAVORO INDECENTI: 3 EURO L’ORA

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

L’ASSIST DEL GOVERNO ASOCIALE ALLE LOBBY DEGLI SFRUTTATORI … VOGLIAMO LA STESSA PAGA APPLICATA ANCHE A CHI CI GOVERNA: 3 EURO L’ORA

Il salario minimo, attualmente oggetto di discussione politica in Italia imporrebbe una retribuzione di almeno 9 euro all’ora. A Napoli dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza si rivedono gli annunci di lavoro vergognosi, quelli illegali poiché in nero, senza contratto né previdenza sociale né assicurazione ma soprattutto con una proposta economica ridicola, inaccettabile: 3 euro all’ora, ovvero un terzo del salario minimo.
Dal lunedì al venerdì dalle 7.30 del mattino alle 19, il sabato dalle 7 del mattino alle 19 di sera, per 1.000 euro al mese. Non si parla di contratto e non potrebbe essere altrimenti, visto che l’orario è illegale.
L’annuncio di lavoro, raccolto e rilanciato dal deputato napoletano Francesco Emilio Borrelli, tra i più “social” d’Italia, su Instagram genera l’immancabile discussione. Da una parte c’è un mondo di persone convinte del fatto che sia necessaria una «gavetta» non si sa bene di quanto tempo e a che titolo, prima di poter aspirare ad un posto di lavoro regolare e ad uno stipendio non fuorilegge.
Altri invece attaccano:
Il problema è che la trovano comunque la persona da schiavizzare, quindi il problema è sempre di chi rifiuta e non riesce a trovare di meglio.
Purtroppo ormai trovare una busta paga ottima e un orario di lavoro giusto (8 ore per 5 giorni lavorativi) è quasi impossibile, io ho cambiato tre aziende prima di arrivare a questi “privilegi”.
Il tutto arricchito da altre testimonianze:
Io ne prendevo 4 di euro e dopo 7 mesi l’ho mandato a quel paese. Era tutto a nero, perché per questi pseudo imprenditori è tutto normale.
(da Fanpage)

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NAPOLI, LA FAME NON VA IN FERIE: LE CODE ALLA MENSA SOCIALE IN CENTRO

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

COSA ACCADE OGNI GIORNO ALLA MENSA SAN VINCENZO DE PAOLI… DITE AI FIGHETTI SOVRANISTI CHE GOVERNANO DI USCIRE DAI RESORT DI LUSSO E VENIRE A VEDERE I RISULTATI DELLA LORO DESTRA ASOCIALE

Decine di persone in attesa questa mattina per mangiare alla mensa sociale San Vincenzo De Paoli in via Santa Sofia, al centro storico di Napoli. In tanti hanno atteso pazientemente il turno dell’apertura dei cancelli per poter consumare un pasto gratuito. La mensa è aperta ogni giorno, dal lunedì al venerdì, a chi non ha la possibilità di poter mettere un piatto a tavola. A disposizione ci sono 40 posti a sedere a pranzo e si cercano volontari per dare una mano a servire le pietanze.
Questa mattina, 21 agosto 2023, l’associazione Comitato Pescatori del Molo San Vincenzo ha donato diverse decine di chili di pesce pescato alla mensa. “Stamattina – racconta Carmine Meloro, del Comitato pescatori – la nostra associazione di pescatori ha donato diversi chilogrammi di pescato che potranno essere serviti a chi non ne ha la possibilità. Considerato il costo del pesce e che non tutti possono permetterselo, abbiamo pensato di darlo in offerta a chi non può comprarlo. È giusto che ognuno faccia la sua parte”.
“Il richiamo della nostra coscienza – conclude Meloro – ci ribadisce la strada maestra: aiutare gli altri. Ne abbiamo la possibilità e lo facciamo con piacere nel nostro piccolo. Il pescato è stato volontariamente offerto dal Comitato portuale molo San Vincenzo all’associazione del centro storico che aiuta a sfamare circa 50 persone socialmente fragili al giorno. Ringraziamo gli amici per aver chiesto il permesso di entrare nella casa di Dio, la casa di tutti”.
La mensa sociale San Vincenzo De Paoli è aperta dal lunedì al venerdì. La prenotazione del pranzo e del caffè avviene dalle 9 alle 10 del mattino. Il pranzo viene servito ai tavoli alle 11,50. Non sono distribuiti cestini.
(da Fanpage)

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