Destra di Popolo.net

STUPRO PALERMO, IL RAGAZZO SCARCERATO: “GALERA DI PASSAGGIO, PIU’ FORTI DI PRIMA”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

OTTIMA IDEA SCARCERARE UN DELINQUENTE DEL GENERE, DECISIONE CONSONA A UN PAESE RIDICOLO

Poco dopo essere stato scarcerato dal gip del Tribunale dei minori, il il ragazzo arrestato nei giorni scorsi assieme ad altri sei amici per lo stupro di gruppo di Palermo non ha perso occasione di provocare sui social.
Il ragazzo, diventato maggiorenne, pochi giorni dopo la presunta violenza sessuale, è stato trasferito in una comunità. Contro la sua scarcerazione si è opposta la procuratrice dei minori, Claudia Carampana, che ha presentato ricorso per far tornare il ragazzo in carcere.
Prospettiva che al diretto interessato non sembra spaventare. Subito dopo la scarcerazione, riporta l’Adnkronos, ha lanciato una provocazione: «C’è qualche ragazza che vuole uscire con noi?».
E poi a una persona che scrive: «Lo hanno già scarcerato e condotto in comunità, anche se è diventato maggiorenne. Ha confessato e anche se dal video sembra tra i più violenti. L’Italia», il 18enne ha risposto con un’emoticon sorridente e il braccio forzuto accompagnato dalla frase: «La galera è di passaggio, si ritorna più forti di prima».
(da agenzie)

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LA CHAT DEGLI ORRORI SU TELEGRAM DOPO LO STUPRO DI PALERMO, PARTE LA CACCIA: “AVETE IL VIDEO?”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

LE RICHIESTE DI SCAMBI IN DUE GRUPPI DI MATERIALE PEDOPORNOGRAFICO: MA ANDATE A PRENDERLI A CASA UNO PER UNO, POI TSO OBBLIGATORIO O GALERA PER QUESTI INFAMI

Due gruppi Telegram, uno pubblico e privato, che contano rispettivamente 12mila e 14mila iscritti. Le chat sono intitolate ad Andrea Dipré – il «re del trash» – e da qualche giorno hanno un unico obiettivo: trovare il video dello stupro di gruppo di cui è stata vittima una ragazza di 19 anni a Palermo lo scorso 7 luglio.
A pubblicare alcuni stralci delle chat della vergogna è la Repubblica, che ha ricostruito alcuni scambi di messaggi sui due gruppi Telegram. «Avete il video dello stupro di Palermo?», chiede un utente. In cambio del filmato c’è chi offre foto e video di bambini in biancheria, madri e sorelle riprese dai buchi della serratura. Ma anche donne che prendono il sole in spiaggia o filmate di nascosto in un qualsiasi momento della loro giornata.
Il video della violenza sessuale, girato da uno dei sette indagati, ancora non si trova. In compenso, c’è chi è riuscito a identificare la vittima dello stupro e posta la sua foto sul gruppo. «È la ragazza di Palermo?», chiede un utente. «Sì», confermano altri tre.
Quelle chat, spiega oggi la Repubblica, vengono usate in genere da utenti che chiedono di creare porno deep fake, ossia foto o video e audio creati grazie a software di intelligenza artificiale partendo da contenuti reali. «Scrivetemi se volete mettere la vostra amica su un porno o spogliata», offre uno degli utenti. In cambio si accettano scambi di contenuti oppure pagamenti tramite PayPal.
Da qualche giorno, però, molti utenti del gruppo Telegram sembrano essere ossessionati dal video dello stupro di Palermo. E a intervalli più o meno regolari c’è chi scrive nella chat: «Ma quindi ancora niente?».
(da agenzie)

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SARKOZY. LE RIVELAZIONI SU BERLUSCONI: “PATETICO E DELIRANTE, COSI’ NEL 2011 CON MERKEL GLI CHIEDEMMO DI DIMETTERSI”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

AL G20 DI CANNES IL TENTATIVO DI FARLO RAGIONARE: “LUI CI RISPOSE CON UNA BATTUTA DELLE SUE”

Esce oggi, 22 agosto, in Francia Le temps des combats (Il tempo delle battaglie), l’autobiografia dell’ex presidente Nicolas Sakorzy.
Nel libro, l’ex inquilino dell’Eliseo – alla guida della Francia dal 2007 al 2012 – ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua esperienza politica. E tra questi ce n’è uno che riguarda anche l’Italia.
La data è il 3 novembre 2011 e l’occasione è il vertice del G20 a Cannes. Quel giorno, rivela il libro dell’ex presidente francese, Sarkozy e Angela Merkel chiesero a Silvio Berlusconi di dimettersi da presidente del Consiglio.
Il summit del G20 era stato convocato per occuparsi del collasso dell’economia greca ma, ricorda Sarkozy, «a questo punto si trattava di salvare la terza economia dell’eurozona: l’Italia». In quel momento nel nostro Paese i tassi di interesse sul debito pubblico avevano raggiunto il 6,4% e da più parti si levavano richieste per convincere Berlusconi a farsi da parte.
Il faccia a faccia a Cannes
«Angela Merkel e io decidemmo di convocare Berlusconi per convincerlo a prendere ulteriori misure per provare a calmare la tempesta in atto», scrive l’ex presidente francese nel suo libro. L’allora premier provò a sviare il discorso.
«Cominciò a spiegare – prosegue Sarkozy – che non avevamo capito che non c’erano rischi sui mercati internazionali, perché il debito pubblico italiano era nelle mani degli italiani. Voleva creare altro debito da mettere sulle spalle solo dei suoi compatrioti. Tutto ciò era abbastanza delirante». Durante l’incontro, ricorda l’ex presidente francese, Berlusconi cercò di alleggerire l’atmosfera «con qualche battuta delle sue, completamente fuori luogo».
«È stato crudele, ma necessario»
A quel punto, la discussione tra i tre leader europei si fa più accesa. «Ci fu tra di noi un momento di grande tensione, quando ho dovuto spiegargli che il problema dell’Italia era lui!», aggiunge Sarkozy sempre a proposito di Berlusconi. Sia il presidente francese che la cancelliera tedesca pensavano «sinceramente che la situazione sarebbe stata meno drammatica senza di lui e il suo atteggiamento patetico… L’ora era grave». Il 12 novembre, nove giorni dopo quel faccia a faccia a margine del G20, Berlusconi rassegnò le dimissioni da presidente del Consiglio. Un episodio che oggi Sarkozy ricorda così: «Abbiamo dovuto sacrificare Papandreu (l’ex premier greco – ndr) e Berlusconi per tentare di contenere lo tsunami… I mercati hanno capito che noi auspicavamo le dimissioni di Berlusconi. È stato crudele, ma necessario».
(da agenzie)

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BIMBO RISUCCHIATO IN PISCINA, L’ACCUSA DEL BAGNINO: “LA GRATA NON C’ERA PER FARE IN FRETTA: NON VOLEVANO PAGARCI GLI STRAORDINARI”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

“LA PISCINA DOVEVA ESSERE SVUOTATA ENTRO LE 8″… EVVIVA LO SFRUTTAMENTO SELVAGGIO ULTRALIBERISTA

«Ci dicevano di sbrigarci perché non volevano pagare gli straordinari. La piscina doveva essere vuota entro le otto. Per questo non c’era la grata. Così finivamo prima». A rivelarlo è uno dei due bagnini delle Terme di Cretone dove è morto il piccolo Stephan di 8 anni dopo essere stato risucchiato dallo scarico della piscina durante lo svuotamento dell’acqua. Nel corso dei sopralluoghi che le autorità hanno effettuato nei giorni scorsi era emerso che nella struttura mancava la grata di sicurezza che avrebbe potuto salvare il bambino di origini russe. Il motivo non era chiaro, finché l’interrogatorio del bagnino – citato da la Repubblica – ha fatto emergere che potrebbe trattarsi di una mera questione di costi da tenere sotto controllo. Al momento, gli indagati per omicidio colposo sono quattro in tutto: i due amministratori e due bagnini, di cui uno appena maggiorenne.
Il racconto del bagnino: «La grata? Mai vista»
«Io quella grata non l’ho mai vista», ha detto il 18enne che aveva deciso di lavorare alle Terme per la stagione. «Sono sicuro che in acqua non c’era più nessuno quel pomeriggio. Erano tutti dietro la corda con cui veniva isolata l’area delle piscine per la fase dello svuotamento. Molta gente era già nell’area del bar che rimane aperta. Poi sono stato chiamato ad attivare il sistema di svuotamento e non ho visto cos’è successo», ha raccontato il 18enne. Ma il processo di svuotamento aveva delle direttive molto chiare dall’azienda: «Ogni giorno ci veniva detto di sbrigarci, perché se avessimo finito dopo le otto avrebbero dovuto pagarci gli straordinari». La versione del bagnino è stata confermata anche dalle testimonianze di altri dipendenti della struttura.
(da agenzie)

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LO STORICO CARDINI SUL VANNACCI: “UN IGNORANTE, SI DEFINISCE EREDE DI GIULIO CESARE? SE AVESSE STUDIATO SAPREBBE CHE DI SICURO ERA BISEX”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

“L’ESERCITO SPESSO SERVE CAUSE SBAGLIATE, PIU’ CHE MACHISMO C’E’ UNA FORZA DI INERZIA CONSERVATRICE”

«Il generale Roberto Vannacci che si definisce erede di Giulio Cesare, dovrebbe sapere come funzionava la sessualità ai tempi dei romani. Se non era gay, l’imperatore di sicuro era bisessuale, come era normale ai suoi tempi».
Il professore Franco Cardini, medievalista, storico e docente universitario, Il mondo al contrario lo ha letto.
Cardini, 83 anni, iscritto al Msi dal 1953 al 1965, finito recentemente al centro delle polemiche per aver definito i giovani della Repubblica sociale di Salò, «ragazzi seri e onesti, in buona fede», esprime un giudizio impietoso. «Se il generale avesse scritto di tecniche militari forse avrebbe avuto meno successo, ma sarebbe stato meglio. Di storia ne mastica pochina».
Cardini, è un brutto libro?
«Un trattato di sociologia storica rischia di scivolare nel brutto se l’autore non è abbastanza preparato. . Mi ha per esempio sorpreso che un generale che è stato a capo dell’istituto geografico militare, se la prenda con i migranti ignorando la ragione profonda del fenomeno, e cioè lo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali che hanno ridotto le popolazioni alla fame. Da quello che scrive, sembra quasi che partano per fare una gita in gommone».
A indignare è stata anche la sua definizione dei gay come anormali.
«E Platone? E Socrate? È il concetto stesso di normalità che è stato superato, per studi scientifici ma anche etici. Se il tema è la morale cattolica, anche in questo caso dovrebbe aggiornarsi: se qualcuno domani impazzisse e decidesse di proporre una legge per far diventare reato l’omosessualità, io sarei tra i primi a battermi per fermarla. E non sono certo un progressista. Ma la società è laica».
Nell’esercito continua a esserci una deriva machista, omofoba, fascista?
«Sono stato ufficiale di complemento, a me l’esercito fa simpatia. Spesso però, non per colpa sua, serve cause sbagliate. Nell’esercito come nella società ci sono sacche di resistenza. Più che di machismo, parlerei di forza di inerzia conservatrice. Bisogna avere un po’ di pazienza, i cambiamenti hanno bisogno di tempo».
Cos’altro non l’ha convinta del libro?
«Parla della necessità che l’uomo si imponga sulla natura: fa i ragionamenti di mio padre negli anni Sessanta, quando si pensava che le risorse fossero infinite. Gli consiglio di leggere il filosofo Chomsky sul progresso».
Perché se il libro è tanto debole, la destra si spacca e attacca il ministro Crosetto che lo ha rimosso dal suo incarico, a cominciare da Matteo Salvini?
«Crosetto è Giorgia Meloni, e Meloni non piace a tutta la destra. Un caso per tutti? La guerra Russia-Ucraina: sono in molti a non schierarsi con Zelensky. Ogni occasione è buona per far emergere il dissenso».
Continua a definirsi fascista?
«Io mi definisco da anni cattolico, socialista, europeista. Non rinnego la mia storia”
(da agenzie)

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CROSETTO SUL CASO VANNACCI MASSACRA I SOVRANISTI: “RIFAREI QUELLO CHE HO FATTO E NON CONSIDERO AMICO CHI HA PARLATO DI ME MISTIFICANDO LA REALTA’, NON HO BISOGNO DI CARICHE PER METTERE INSIEME IL PRANZO CON LA CENA

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

POI MANDA UN SILURO AD ALEMANNO: “L’HO DIFESO A SUO TEMPO NONOSTANTE SAPESSI CHE TIPO DI PERSONA FOSSE. QUANDO NON SARO’ PIU’ MINISTRO POTRO’ RACCONTARE COSE SU CERTE PERSONE CHE OGGI IL MIO RUOLO MI IMPEDISCE”

“Ho detto solo due cose: che non si dovevano giudicare tutte le Forze armate sulla base del pensiero di una persona e che il caso sarebbe stato affrontato secondo le regole dell’ordinamento militare e non sui social. Non ho preso decisioni sulla base di ciò che penso del libro, ma di ciò che devo per rispetto all’istituzione che servo”.
Così il ministro Guido Crosetto in una intervista al Corriere della Sera. “Il cambiamento di funzioni del generale non l’avrei neppure fatto proprio per evitare che si trasformasse in un martire. Avrei atteso per vagliare tutte le informazioni, ma le persone che poi hanno agito avrebbero preteso più durezza”.
Sul “fuoco amico” che lo ha investito da esponenti del centrodestra, il ministro della Difesa dichiara: “Non considero amico nessuno di quelli che hanno parlato di me, non capendo che io non parlavo della libertà di opinione di una persona, ma del rispetto delle regole e delle istituzioni”. Nomi e cognomi di chi lo ha attaccato: Donzelli, Salvini, Alemanno, tra gli altri. E Crosetto risponde su ciascun “amico”: “Mi sembra che Donzelli abbia espresso le sue opinioni politiche ma sulla mia decisione mi abbia dato ragione. Così come Salvini si è limitato a dare un giudizio politico su alcune affermazioni del libro di Vannacci senza discutere le mie scelte. Su Alemanno mi limito a dire solo che non mi sono pentito di averlo difeso, a suo tempo, anzi ne vado orgoglioso. Sapevo bene già allora che tipo di persona fosse, ma l’ho difeso lo stesso. Proprio perché io non mi muovo con calcolo politico, ma sulla base di principi. Magari, quando mi svestirò del mio ruolo, dirò anch’io quello che penso e potrò raccontare cose che oggi non posso su alcuni di quelli che hanno speculato in questi giorni”.
Il ministro poi ribadisce: “Non mi sento particolarmente isolato. Peraltro, anche se lo fossi, sono abituato a fare battaglie abbastanza solitarie: la Wagner, la guerra, l’Africa, la Bce, la Pa, i dossieraggi… Quello che ritengo sia giusto dire o fare lo faccio e lo dico. Non ho bisogno di uno scranno per sopravvivere: ho scelto di rivestire un ruolo politico, rinunciando a molto e non lo faccio per mettere insieme il pranzo con la cena. Anche molti avversari me lo riconoscono”.
Infine un giudizio proprio sul libro di Vannacci ‘Il mondo al contrario’’: “Non è compito mio commentarlo, ma il libro l’ho letto e non è nemmeno innovativo nell’attaccare il pensiero unico e, senza questa pubblicità, non sarebbe un successo. Io, a differenza dei soloni di destra e sinistra, non posso permettermi il lusso intellettuale di chi trincia giudizi sul mondo dalla sua poltrona”
(da agenzie)

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DELIRIO SOVRANISTA, NAVE DI SEA WATCH SEQUESTRATA DOPO AVER SALVATO 72 MIGRANTI: “IL GOVERNO VOLEVA CHE ANDASSIMO IN TUNISIA”

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

ALLA FINE LA NAVE AURORA HA ATTRACCATO A LAMPEDUSA INVECE CHE A TRAPANI PER LE DIFFICILI CONDIZIONI A BORDO… BLOCCATA 20 GIORNI, SE PER QUESTO MORIRANNO IN MARE ALTRI BAMBINI SAPPIAMO CHI SARANNO I RESPONSABILI

Un’altra nave di Ong sequestrata, dopo aver effettuato un soccorso di persone migranti in mare, perché non ha rispettato le norme del decreto Piantedosi. Era successo a inizio giugno alla Mare Go e a Sea Eye 4, invece questa volta è stata la nave Aurora (della Ong Sea Watch) a essere messa in stato di detenzione, nel porto di Lampedusa.
A comunicarlo è stata la stessa organizzazione: “Le autorità italiane ci hanno comunicato poco fa che il nostro assetto veloce Aurora è in stato di detenzione per aver sbarcato 72 naufraghi sabato 19 agosto a Lampedusa, contravvenendo alla legge Piantedosi”. Il fermo durerà per venti giorni. In particolare, la contestazione sarebbe che l’equipaggio non si è “coordinato con le autorità tunisine per sbarcare nel paese nordafricano i naufraghi”, cosa che avrebbe “messo in pericolo la sicurezza delle persone soccorse”.
Dopo il salvataggio, infatti, le autorità italiane avevano indicato come porto di sbarco quello di Trapani. Che però, per le condizioni delle persone a bordo, era impossibile da raggiungere secondo quanto riportato da Sea Watch. La mancanza di acqua e di benzina, oltre al caldo fortissimo di questi giorni, rendeva pericoloso allungare la navigazione. Per questo, la richiesta era di poter sbarcare a Lampedusa.
Invece, l’Italia avrebbe chiesto che la nave, non potendo andare a Trapani, si mettesse d’accordo con la Tunisia. “In Tunisia in queste settimane sono in atto veri e propri pogrom razzisti contro le persone migranti vengono perseguitati e deportazioni verso i confini desertici del Paese”, ha ricordato Sea Watch, “dove non esiste un sistema di asilo e di accoglienza e dove i diritti umani fondamentali delle persone migranti non sono garantiti”.
Alla fine lo sbarco è avvenuto a Lampedusa. Già sabato l’organizzazione aveva dichiarato: “Non è chiaro se Aurora sarà bloccata. Ciò che è certo è che non avevamo scelta”.
Secondo la Ong quindi quella usata dall’Italia sarebbe “una motivazione semplicemente assurda”, a riprova di una “pretestuosa politica di guerra alle Ong che il governo sta combattendo sulla pelle dei migranti”. In più, invece di permettere lo sbarco immediato, “Aurora sabato è stata costretta a una lunga attesa sotto il sole davanti alla costa di Lampedusa e questo ha messo in grave pericolo le persone a bordo: una di esse ha perso conoscenza per il caldo. È stato lo Stato italiano a mettere in pericolo la salute delle persone a bordo e non le decisioni dell’equipaggio di Aurora”.
La portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi, ha affermato che “l’Italia ha assegnato a Aurora un porto che la nave non era in grado di raggiungere e ha poi utilizzato questo pretesto per detenerla. L’indicazione di rivolgersi a Tunisi potrebbe essere un fallace tentativo di attuazione per vie operative del memorandum voluto da Meloni. Triste e assurdo utilizzare la guardia costiera per servire le politiche di esternalizzazione ad ogni costo verso il Nord Africa.”
(da Fanpage)

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IL GOVERNO SCOPRE L’EMERGENZA ACCOGLIENZA, DOPO AVER DEFINANZIATO I CENTRI E IMPOVERITO I COMUNI

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL’EX CAPO DEL DIPARTIMENTO MARIO MORCONE: “BASTA CERCARE CONSENSO ELETTORALE SULLA PELLE DELLE PERSONE, SERVONO SERVIZI DI INTEGRAZIONE E ACCOGLIENZA DIFFUSA”

Resta acceso lo scontro tra Enti Locali e Ministero dell’Interno sul sistema di accoglienza di migranti nelle Regioni e nei Comuni.
Dopo gli allarmi lanciati da alcuni Sindaci dell’Emilia Romagna, che parlano di “sistema dell’accoglienza al collasso”, dal Ministero dell’Interno stanno provando a suddividere nuovamente tra le regioni l’accoglienza ai migranti ospitati a centinaia negli Hotspot siciliani e nella tendostruttura di Porto Empedocle.
Negli ultimi anni il sistema dell’accoglienza, grazie alle misure volute da Matteo Salvini ai tempi in cui era Ministro dell’Interno, ha avuto un poderoso definanziamento.
Un taglio netto ai fondi per le strutture di accoglienza di prima soglia, i CAS, la cancellazione degli SPRAR in favore dei SAI, gestiti dai Comuni ma con meno fondi, la cancellazione e l’opposizione a qualsiasi forma di accoglienza diffusa, ed ancora il taglio dei servizi di integrazione come le scuole di italiano ed i corsi di formazione professionale.
Tutte misure che avrebbero favorito l’integrazione dei migranti, soprattutto dei richiedenti asilo politico. Ora si fanno i conti con pochi posti all’interno dei CAS, la cui gestione da parte degli enti del terzo settore è diventata complicatissima a causa delle esigue risorse, con gare d’appalto che vanno continuamente deserte. Intanto chi scappa da guerra, povertà e cambiamenti climatici continua ad arrivare sulle nostre coste e vengono ospitati in strutture assolutamente inadeguate, basti pensare alla stessa “tendopoli” a Porto Empedocle. Abbiamo raccolto l’opinione del prefetto Mario Morcone, ex direttore del Dipartimento immigrazione del Ministero dell’Interno, ed oggi Assessore all’immigrazione della Regione Campania.
Prefetto la polemica che sta montando sul sistema dell’accoglienza sembra avere cause nelle scelte politiche degli ultimi anni, cosa ne pensa?
Il definanziamento è uno dei motivi principali. Le risorse sono sempre di meno ed inoltre i pagamenti agli enti del terzo settore arrivano con grande ritardo, si tratta di enti che non si possono permettere di avere dalle banche un sostegno infinito, il Ministero dovrebbe pagare in maniera puntuale. Poi c’è soprattutto il sistema SAI che è stato un po’ fermato per favorire i CAS, le strutture di prima accoglienza che sono la parte “meno nobile” del sistema di accoglienza. Nei CAS i servizi sono limitati e di scarsa qualità, le persone si incazzano e le associazioni serie non lo vogliono fare perché sentono di mettere a rischio la loro credibilità. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di riattivare la rete SAI e ampliarla, finanziarla, ed arrivare poi ad un sistema di accoglienza diffusa.
L’accoglienza diffusa era basata su piccole unità abitative in cui i migranti erano sostanzialmente autonomi e ricevevano dei servizi per integrarsi, ad oggi c’è davvero poco in questo senso in Italia.
Io credo che dovrebbe essere obbligatorio da parte dei Comuni ad aderire al servizio nazionale dell’ANCI per sviluppare l’accoglienza attraverso i SAI. Poi il futuro è quello dell’accoglienza diffusa, non possiamo più giocare sulla presa di posizione del Sindaco veneto che dice che non vuole i migranti, questa roba non può esistere. E’ un servizio che deve essere offerto da tutti i Comuni italiani, è chiaro che deve essere sostenibile, va finanziato, c’è chiaramente un problema sull’accoglienza per i minori non accompagnati, perché per legge costano di più. La Legge Zampa mette a carico del servizio per i minori dei Comuni una serie di misure abbastanza costose, ma d’altra parte quello è un investimento. Non si può non capire che l’accoglienza ai minori non accompagnati è un’investimento, rappresentano i cittadini italiani di domani quasi certamente. Se non vanno via, se li formiamo, saranno una parte della generazione di domani. Quando parliamo di mancanze di figure professionali in alcuni settori, quando parliamo di calo delle nascite, la presenza di questi ragazzi è un’opportunità, ma se la sai gestire come un’opportunità e la vuoi gestire come un’opportunità.
Molto spesso si fa fatica a liberare i posti in accoglienza perché i tempi per l’esito delle richieste di asilo sono lunghissimi, anche uno o due anni, come si esce da questa situazione?
Sono anni che proviamo ad affrontare questo problema. Le commissioni per il diritto d’asilo sono state più che raddoppiate, ma non siamo mai riusciti ad invertire la tendenza, è un problema vecchio. I tempi sono lunghi e bisogna aggiungere che la persona a cui viene negato lo status di rifugiato ha diritto a presentare ricorso al giudice e quindi deve rimanere in Italia nel sistema di accoglienza, in questo modo si va in corto circuito e si creano i tappi.
Qual è la strada per un’accoglienza degna e senza situazioni emergenziali?
Dobbiamo ritornare all’accoglienza nei SAI con un sistema di servizi di integrazione, che vanno dalla scuola d’italiano ai corsi di formazione professionale. I richiedenti asilo vanno inseriti nel mercato del lavoro, che sia un lavoro dignitoso e regolare con i contratti di lavoro collettivi nazionali. C’è tutto il tema del caporalato ad esempio, che va affrontato ed ormai non è più una questione di qualche ragione. Insomma sull’accoglienza bisogna fare un ragionamento di buon senso, non è il tempo degli approcci ideologici. Qualche direttore di giornale sostiene che l’approccio ideologico lo abbia io, ma il mio è puro buon senso. Bisogna cogliere questa occasione problematica per avviare una riflessione seria, non ideologica, non si può fare più consenso elettorale sulla vita delle persone, è una cosa inammissibile. Il Papa ce lo dice tutti i giorni, ma il Papa è il Papa, qui ognuno di noi ha una soglia di umanità, ci sono poi i precetti costituzionali, le persone sono persone e vanno trattate come tali. Affrontiamo questa situazione per accogliere le persone e per farne anche un’occasione di sviluppo per il nostro paese.
(da Fanpage)

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COME SI È ARRIVATI ALLA DESTITUZIONE DEL GENERALE ROBERTO VANNACCI? GUIDO CROSETTO HA SUBITO INVOCATO UN “ESAME DISCIPLINARE”, IL CAPO DI STATO MAGGIORE DELLA DIFESA, GIUSEPPE CAVO DRAGONE, SPINGEVA PER UN APPROCCIO PIÙ DRASTICO: VOLEVA LE DIMISSIONI DI VANNACCI

Agosto 22nd, 2023 Riccardo Fucile

GOVERNO SPACCATO: MELONI COSTRETTA A TACERE PER NON PERDERE VOTI, SALVINI NE APPROFITTA SCHIERANDOSI PRO-VANNACCI, TAJANI CONTRO IL GENERALE

Come si è arrivati alla destituzione di Roberto Vannacci? Il ministro della difesa, Guido Crosetto, ha subito preso le distanze dalle opinioni dell’ex Folgore.
Con un tweet, subito dopo l’esplosione del caso, ha precisato: “Non utilizzate le farneticazioni personali per polemizzare con le Forze armate. Sarà avviato l’esame disciplinare”. Esame che in effetti è partito subito, visto che il giorno successivo, venerdì 18 agosto, Vannacci è stato destituito.
Come ha scritto oggi Matteo Pucciarelli su “Repubblica”, “il ministro infatti si era mosso con il consenso del Quirinale, cioè con il capo delle forze armate”.
Nella gerarchia dell’esercito, dopo il Capo dello Stato, c’è il capo di Stato Maggiore della Difesa, Giuseppe Cavo Dragone. Anche lui è stato ovviamente coinvolto nella decisione e, come Dagospia è in grado di rivelare, aveva chiesto un approccio più drastico.
Cavo Dragone era infatti intenzionato a far dimettere dall’Esercito lo scriba Vannacci, anziché optare per la semplice sospensione e destituizione dall’incarico. A fargli cambiare idea, è stato un intervento di Palazzo Chigi.
Giorgia Meloni è in forte difficoltà: Salvini ha espresso pubblicamente il suo appoggio a Vannacci, per prendere voti a destra, e la Ducetta, per non perderli, è costretta a tacere e mandare avanti i “colonnelli” Donzelli e Montaruli.
Per la sora Giorgia il caso è scottante: Vannacci in definitiva ripete quello che lei ha sempre sostenuto quando era all’opposizione, ma ora, che è appollaiata a Palazzo Chigi, non può più permettersi il “Colle Oppio Style”, per non rischiare una squalifica europea.
In più, tanti camerati d’Italia sottoscrivono parola per parola il libercolo del mal-destro generale (vedi Alemanno) e vogliono approfittarne.
Il problema è sempre il solito: da un lato non può prendere le distanze dai vecchi arnesi , pena l’accusa di tradimento, dall’altro questo le impedisce di fare il salto di qualità che le impone il ruolo di premier, e le viene richiesto dall’Europa.
Senza considerare il dato politico: come in tutti i dossier scottanti (l’ultimo, la tassa sugli extraprofitti delle banche), la Ducetta è nel mezzo di due spinte opposte: da un lato Salvini che la vuole fregare a destra, dall’altra ciò che resta di Forza Italia, che spinge verso il centro. Si vedano a tal proposito le dichiarazioni del ronzulliano Giorgio Mulè: “Sto convintamente con Crosetto”
(da Dagoreport)

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