Destra di Popolo.net

L’INCUBO DELLA RAGAZZA BRASILIANA STUPRATA A MAIORCA DA QUATTRO ITALIANI

Aprile 10th, 2024 Riccardo Fucile

LA VIOLENZA DI GRUPPO IN UN RESIDENCE: “NON SI FA COSI’”, HA URLATO LEI CHE PRIMA DI SCAPPARE DALLA CASA È RIUSCITA A PRENDERE IL PASSAPORTO DI UNO DEGLI ITALIANI E LI HA FATTI ARRESTARE…I QUATTRO RISCHIANO UNA CONDANNA FINO A 25 ANNI

Una chiacchiera come altre. «Hai una sigaretta?» ha chiesto lei. Più tardi, verso le cinque, hanno raggiunto in taxi l’appartamento, nella vicina Playa de Palma, dove il giovane alloggiava con gli altri tre amici, non lontano dalla spiaggia.
Secondo la cronaca che viene da Ultima Hora, quotidiano delle Baleari, il primo rapporto sarebbe stato consenziente. Ma poi sarebbero comparsi altri due e sarebbe cominciata la violenza alla quale il quarto del gruppetto non avrebbe partecipato, pur avendo assistito alla scena.
«Non si fa così!… Non si fa così…» ha gridato la vittima che prima di uscire dalla casa è riuscita a prendere il passaporto di uno degli italiani. Poi, di nuovo in taxi, ha raggiunto il commissariato per firmare la denuncia.
L’indagine è scattata subito. È stato attivato il protocollo previsto per le vittime di violenza sessuale. La giovane, assistita dagli specialisti della «Unidad de Familia», è stata portata in un centro medico.
Intanto gli investigatori hanno raggiunto la casa dei quattro italiani per una prima ispezione. A questo punto è scattato l’arresto. Il filmato della polizia ritrae i ragazzi con felpe e t-shirt, sneaker, capelli rasati, tatuaggi.
Davanti al giudice, tutti avrebbero negato le accuse. Avrebbe negato anche il quarto, quello che durante la presunta violenza sarebbe rimasto su un balcone. Ma le manette sono scattare pure per lui: secondo il giudice non si sarebbe opposto allo stupro.
Stupro di gruppo, pericolo di fuga, detenzione senza cauzione, il rischio di una condanna fino a venticinque anni per la severa legge spagnola. I quattro italiani finiscono in manette nel giro di poche ore domenica, prima di riuscire a salire sull’aereo che in serata avrebbe dovuto riportarli in Italia a conclusione del loro weekend bravo.
In carcere viene loro prelevato il Dna, un elemento decisivo per provare la loro responsabilità nello stupro denunciato dalla giovane brasiliana.
(da agenzie)

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L’AZIENDA DI SCARPE IN VENETO CHE CHIUDE TRE SEDI PER LA FINE DEL RAMADAN: IL 30% DEI SUOI DIPENDENTI E’ MUSULMANO

Aprile 10th, 2024 Riccardo Fucile

“CI E’ SEMBRATA LA COSA GIUSTA DA FARE PER RISPETTO DEI NOSTRI LAVORATORI, CI FA PIACERE CHE ABBIANO ACCOLTO CON ENTUSIASMO LA NOSTRA INIZIATIVA, NOI PUNTIAMO ALL’INCLUSIONE”

Dopo le scuole e l’università, si sta diffondendo nel mondo del lavoro la consapevolezza che – oltre alle feste cattoliche – anche le celebrazioni di altre religioni siano meritevoli di un’interruzione delle attività. Succede in Veneto – a Fossò nel Veneziano, Vigonza e Arzergrande nel Padovano -, dove sui cancelli delle tre sedi produttive del calzaturificio Tre Zeta Group è apparso un cartello: «Chiuso per festa di fine Ramadan». Un clima di entusiasmo misto a stupore si è diffuso tra i dipendenti. Circa il 30% di loro è di religione musulmana: questo è il motivo principale che ha portato i vertici aziendali a propendere per la chiusura degli impianti.
«Ci è sembrata la scelta più giusta da prendere per dare concretezza al concetto di inclusione – ha dichiarato il ceo di Tre Zeta Group, Fabrizio Mecheri -. Quella musulmana è una comunità importante per noi, sulla quale nel corso degli anni abbiamo investito tanto, in primis accompagnandoli in un percorso di formazione integrale ma anche fornendo alloggi a tutti quei lavoratori che non ne avevano uno. Fino a che ne hanno bisogno, i nostri dipendenti sanno di poter contare sul nostro appoggio. Siamo felici che tutti abbiano reagito con grande entusiasmo alla nostra decisione».
È il primo anno che l’azienda decide di chiudere gli impianti produttivi per la conclusione del mese di Ramadan, così da permettere ai lavoratori di festeggiare insieme alle proprie famiglie. L’obiettivo è rendere strutturale la decisione per gli anni futuri. «Siamo rimasti chiusi anche lo scorso venerdì santo. Per i Musulmani – la fine del Ramadan – è una festa tanto significativa da essere paragonata al nostro Natale, perciò per dimostrare ancora una volta quanto la loro comunità è importante per noi, nei limiti del possibile continueremo a chiudere in occasione di questa ricorrenza. Per il momento soltanto per questa, non per altre», ha concluso Mecheri.
L’azienda, originaria di San Miniato in provincia di Pisa, è leader nella produzione di suole per scarpe di lusso. Ha una forza lavoro di circa 600 dipendenti in tutta Italia, di cui il 25% ha una provenienza estera. La percentuale arriva al 30% nelle sedi venete. Il Corriere riporta la gioia di un dipendente bengalese, che al quotidiano ha affermato: «Vivo nel Veneziano da 24 anni e non avevo mai sentito di un’azienda italiana che decidesse di chiudere per la festa dell’interruzione del digiuno prima d’ora. Nemmeno avrei mai creduto potesse accadere. È un’iniziativa meravigliosa, che lancia un forte messaggio di inclusione e che dovrebbe essere presa ad esempio».
(da agenzie)

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IL LOTTATORE CHE DENUNCIA UN TENTATIVO DI CORRUZIONE: “MI HA OFFERTO 300.000 DOLLARI PER PER PERDERE, LI HO MANDATI A FANCULO”

Aprile 10th, 2024 Riccardo Fucile

FRANK CAHMIZO, CUBANO IMMIGRATO A GENOVA: “HO L’ONORE DI RAPPRESENTARE L’ITALIA, NON MI FACCIO CORROMPERE”

Frank Chamizo è nato a Matanzas a Cuba. Poi è immigrato a Genova, dove è diventato un lottatore. E oggi racconta a Repubblica un tentativo di corruzione durante il torneo di qualificazione alle Olimpiadi a Baku. Sono ancora sconvolto. Triste, addolorato, pieno di vergogna per quello che è successo», dice.
Parte dal verdetto che ha fatto vincere l’atleta di casa Bayramov togliendogli i due punti che lo avrebbero portato a Parigi: «I cinque giudici sul tappeto hanno preso la stessa decisione, riconoscendo che avevo messo a terra il ginocchio destro dell’avversario, quindi avevo vinto».
Right knee down
Poi però è cambiato tutto «dopo un incontro in cui il mio avversario, che ho sempre battuto, per cinque minuti non ha fatto che scappare. Poi si sono inventati un challenge a tempo scaduto, che non si può fare. A questo punto il presidente di tappeto ha guardato le immagini di una sola telecamera della video review e ha stabilito che quella mossa non c’era, contraddicendo gli altri cinque giudici». I telecronisti hanno urlato “right knee down”: «Li conosco, sono amici, capiscono dai particolari quando si imbroglia, dal modo in cui si fermano certe azioni. Hanno urlato così forse perché sanno quel che c’è dietro, è come se avessero voluto dire: “Non lo fate, non lo fate”. Ma alla fine l’hanno fatto, incredibile».
Cosa c’è dietro
Poi racconta il tentativo di corruzione: «Sapevo che dovevo dare il doppio, il triplo in Azerbaigian, perché lottavo a casa loro e avevano comprato tutto. Lo stesso arbitro è stato con gli azeri per tutto il torneo. Io ce l’ho fatta, ma poi è successo qualcosa che ricorda il pugilato di tanti anni fa. E allora sì, lo voglio dire, sono venuti da me offrendomi dei soldi, 300.000 dollari per perdere. Non voglio dire chi, ma è successo la mattina del peso». Dice di averli «mandati aff… perché non rappresento solo me stesso, ma anche l’Italia, la mia federazione, la Fijlkam, e l’Esercito. Non è facile rompere la mia integrità».
Le prove
Infine, dice, non servono prove per dimostrare la corruzione: «Io sono la prova vivente, soffro sulla mia pelle quel che è successo, basta guardare l’incontro. Sono così schifato che non mi sembra di parlare di sport. Ti guardano negli occhi come a dire: “Se non li prendi tu i soldi li prende qualcun altro”. I soldi muovono tutto. Mi esprimono solidarietà dagli Stati Uniti, dove combatto spesso, mi dicono che il responsabile dello scandalo sarà fermato: ma io che me ne faccio?».
(da agenzie)

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VINCENZO, MARIO, PAVEL: CHI SONO GLI OPERAI MORTI NELL’ESPLOSIONE ALLA CENTRALE IDROELETTRICA DI SUVIANA

Aprile 10th, 2024 Riccardo Fucile

UN ELETTRICISTA INDUSTRIALE, UN EX DIPENDENTE ENEL DI 74 ANNI E UN IMMIGRATO RUMENO

Si chiamavano Vincenzo Franchina, Mario Pisani e Pavel Petronel Tanase le tre vittime dell’esplosione alla centrale idroelettrica di Suviana. Cinque feriti sono ricoverati in gravi condizioni. Quattro operai risultano ancora dispersi. L’appalto di manutenzione era in carico alle aziende Abb e Siemens: non si conoscono ancora i nomi delle ditte subappaltanti. Lo scoppio è avvenuto durante la messa di prova in esercizio, che doveva precedere il vero e proprio collaudo. Prima dell’esplosione secondo i testimoni si è verificato un rumore strano nella turbina oggetto di manutenzione. Un rumore «simile a quello di un grosso motore fuori giri». Poi le fiamme hanno devastato e fatto crollare il solaio tra l’ottavo e il nono piano sotto terra dell’impianto di Bargi.
L’elettricista industriale e l’ex dipendente Enel
Vincenzo Franchina era nato a Patti in provincia di Messina il 12 maggio del 1988. Risiedeva a Sinagra. Diplomato, era un elettricista industriale. Nessuna delle vittime era un dipendente di Enel Green Power, che gestisce l’impianto. Il Corriere della Sera dice che sul suo profilo Facebook c’è la foto del suo matrimonio: si era sposato a maggio di un anno fa. Mario Pisani, 74 anni, è la vittima più anziana dell’esplosione. Era nato a Taranto ed era residente a San Marzano di San Giuseppe. Pavel Petronev Tanase invece aveva quasi 46 anni. Nato in Romania, era residente a Settimo Torinese. Secondo Repubblica Franchina e Tanase lavoravano per Abb e Siemens. Uno dei feriti più gravi invece è Leonardo Raffreddato.
I feriti
Ha 42 anni e presenta ustioni sull’80% del corpo. «Mio figlio è ustionato alle mani, al viso e al corpo. Lo hanno sedato, lo stanno facendo dormire per il dolore, ce l’hanno fatto vedere soltanto per un secondo. Non abbiamo ancora capito niente di quello che è successo alla centrale. Siamo stravolti. Sappiamo solo che sembra che abbia preso fuoco una turbina», ha detto al quotidiano Sonia Bartolotti, la madre di Leonardo, dall’ospedale di Cesena dove è accorsa insieme al marito Luigi, fuori dalla stanza del figlio. Un altro degli operai feriti, Jonathan Andrisano, invece è stato portato ieri sera all’ospedale Sant’Orsola di Bologna.
Il ristoratore
Simone Carpi, che insieme alla moglie Stefania Pollazzi gestisce il ristorante La Piazzetta dove pranzavano gli operai, dice di aver sentito un boato prima del fumo: «Verso le 15 si è sentito un gran boato e si è alzato un fumo enorme. Tra il ristorante e la centrale il dislivello non è piccolo e nonostante questa distanza l’aria per qualche minuti è diventata irrespirabile. Abbiamo capito subito che c’era un problema nell’impianto, ma fino all’ultimo abbiamo sperato non fosse successo nulla di grave. Quando abbiamo iniziato a sentire le sirene abbiamo capito che, purtroppo, eravamo davanti a qualcosa di molto serio. Poi abbiamo saputo dei dispersi, ma con l’arrivo degli elicotteri abbiamo capito che questa era una formula dettata dalla prudenza ma la situazione era più grave».
Gli operai
Carpi dice che gli operai che lavoravano alla manutenzione della centrale di Bardi venivano tutti i giorni da lui a pranzo. «Con alcuni di loro siamo diventati quasi amici, ci scambiavamo doni culinari, venivano con le famiglie, si rideva e si scherzava», spiega a Repubblica. Secondo lui nella squadra «c’erano un padre e un figlio che lavoravano in una delle ditte subappaltanti, un capocantiere che era il più anziano di tutti (Mario Pisani, ndr). Alcuni erano di qui, in particolare i dipendenti Enel. Quelli che lavoravano in appalto venivano da varie città anche fuori regione, come Frosinone, Caserta ed altre».
(da Open)

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ESPLOSIONE ALLA CENTRALE IDROELETTIRCA DI SUVIANA: IL COLLAUDO, LO SCOPPIO E IL CATTIVO ODORE SENTITO DAGLI STUDENTI IN GITA A BARGI

Aprile 10th, 2024 Riccardo Fucile

GLI OPERAI ERANO AL LAVORO SULLA REVISIONE DI UNA VALVOLA ROTATIVA…LO SCOPPIO DURANTE LA PROVA DI MESSA IN ESERCIZIO

È di tre morti, cinque feriti e quattro dispersi per ora il bilancio dell’esplosione alla centrale idroelettrica di Bargi sul lago di Suviana. La strage è stata causata da una turbina a circa 40 metri sotto il livello dell’acqua mentre si stava svolgendo una manutenzione programmata da temo. Lo scoppio è avvenuto durante la prova di messa in esercizio, che doveva precedere il collaudo. La revisione complessiva del “Gruppo 2” di produzione dell’impianto gestito da Enel Green Power riguardava la valvola rotativa, l’adeguamento del sistema oleodinamico, la sostituzione dei quadri elettrici e dei trasformatori. L’appalto della manutenzione è in carico ad Abb e a Siemens. L’esplosione ha causato il collasso del solaio tra l’ottavo e il nono piano. Che ha provocato la rottura dei condotti di refrigerazione. Allagando l’intero piano.
Le cause
Erano dodici gli operai della squadra che stava lavorando alla manutenzione della centrale. Erano tutti dipendenti di ditte esterne. Tra queste proprio Abb e Siemens. Le ipotesi sulle cause dell’esplosione, spiega oggi Repubblica, sono tre. Una è che durante la manutenzioni alcune componenti della turbina siano state montate in modo sbagliato. La seconda è quella di una manovra azzardata proprio durante il pre-collaudo. La terza è che lo scoppio sia in qualche modo collegato all’uso di materiali scadenti usati nei lavori di manutenzione. Per questo gli investigatori stanno già verificando se le ditte abbiano rispettato i capitolati d’appalto. L’impianto di Bargi è posizionato a monte di Suviana nel comune di Camugnano. Si tratta della centrale idroelettrica più potente dell’Emilia-Romagna: ha una capacità installata di 330 megawatt.
Struttura telecontrollata
La realizzazione della centrale idroelettrica di Suviana risale agli anni Trenta. E la sua costruzione all’epoca aveva causato la morte di 13 operai oltre a una innumerevole quantità di infortuni. L’impianto di Bargi invece risale al 1975. Lo ha costruito l’Enel. La centrale attinge l’acqua dal bacino del fiume Brasimone. La Stampa spiega che si tratta di una centrale che in funzione delle esigenze riesce a scambiare notevoli volumi d’acqua tra i due bacini che la servono. Durante le ore di massima richiesta l’acqua si utilizza per produrre energia. Nelle ore di minimo carico ripompa l’acqua da Suviana al Brasimone. Una sua caratteristica è che l’impianto è telecontrollato. Non ha bisogno cioè di personale in presenza. Ma sono presenti squadre di manutentori. Sono composte in media da cinque o dieci persone.
Le due turbine
La centrale di Bargi è di tipo a pozzo. La dimensione è di 61 metri per 37 a pianta rettangolare. È alta 54 metri. A farlo funzionare ci sono due turbine costruite da Riva Calzoni e da De Pretto Escher Wiss. Una delle due è esplosa. Entrambe erano collocate all’ottavo piano, hanno una potenza di 165 megawatt l’una e pompano 47 metri cubi di acqua al secondo verso il lago Brasimone. La valvola rotativa di ogni turbina ha un diametro interno di 2.30 metri e pesa 160 tonnellate. Un impianto idroelettrico, spiega il Corriere della Sera, è costituito dalla diga che crea il relativo invaso o lago artificiale, dalle condotte forzate che incanalano l’acqua verso la turbina, dalla centrale idroelettrica con i gruppi di generazione dell’energia costituiti dal complesso turbina-alternatore.
Gli studenti in gita prima dello scoppio
La centrale di Bargi ha la particolarità di essere in grado di scambiare a seconda delle esigenze i volumi d’acqua tra due bacini. Lo fa sfruttando una conduttura che sfrutta i 384 metri di dislivello tra i due invasi. Ieri, fa sapere il Quotidiano Nazionale, in visita alla centrale c’erano una sessantina di studenti delle scuole medie Muratori di Vignola. Un cattivo odore che si era sparso in zona ha fatto spostare l’intero gruppo che è partito con mezz’ora di anticipo verso Rocchetta Mattei, seconda tappa della gita. Proprio da lì studenti e professori hanno sentito l’esplosione. Tutti gli studenti che erano in gita stanno bene. Tra gli aspetti ancora da chiarire della dinamica ce n’è uno riportato dall’agenzia di stampa Ansa: pare che prima dell’esplosione si fosse sentito un rumore strano che ha spinto alcuni lavoratori ad allontanarsi.
(da Open)

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