Destra di Popolo.net

L’OFFERTA DI MACRON: “UN “OMBRELLO NUCLEARE” FRANCESE PER PROTEGGERE TUTTI I PAESI UE

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

LA NECESSITA’ DELL’EUROPA DI PUNTARE SULLA DETERRENZA NUCLEARE, SOPRATTUTTO QUALORA TRUMP DOVESSE TORNARE ALLA CASA BIANCA

Un «ombrello nucleare francese» per proteggere tutti i Paesi dell’Unione europea da eventuali attacchi. È questa la proposta formulata da Emmanuel Macron, che torna ancora una volta sulla necessità di riformare la strategia di Difesa dell’Ue, uno dei temi chiave della prossima legislatura europea. Secondo il presidente francese, una task force per interventi all’estero – prevista dall’Ue nel 2021 – non è più abbastanza per far fronte alle diverse tensioni militari che minacciano la stabilità del Vecchio Continente. Ciò che serve davvero, sostiene Macron, è uno scudo contro gli attacchi missilistici e un deterrente atomico. E chi meglio della Francia potrebbe difendere i Paesi dell’Ue? Parigi, ricorda oggi Repubblica, conta 290 testate nucleari. Un arsenale tra i più vasti al mondo, che Macron vorrebbe mettere al servizio dell’Europa per rilanciare anche il ruolo centrale del suo Paese nelle politiche di difesa comunitarie.
La proposta di Macron
Già nel 2020, l’inquilino dell’Eliseo aveva auspicato l’apertura di un «dialogo strategico» sul ruolo della deterrenza nucleare nell’Unione europea. Nel 2022, dopo l’invasione russa in Ucraina, lo ha ripetuto ancora una volta, presentando l’arsenale nucleare francese come «un elemento essenziale per la difesa del continente europeo». Va anche detto, però, che le idee di Macron sui temi della Difesa non sono sempre ben accette. La sua proposta di inviare soldati europei a combattere in Ucraina è stata accolta con sdegno e critiche da quasi tutti i leader Ue. E anche l’ipotesi di puntare sulla deterrenza nucleare non sembra piacere proprio a tutti. «Non ci saranno armi nucleari della Ue, è semplicemente irrealistico», ha scritto pochi giorni fa Olaf Scholz, cancelliere tedesco, sull’Economist.
Lo “scudo” per l’Europa
A convincere gli altri leader Ue ad accettare la proposta di Macron potrebbero essere alcune evoluzioni dei prossimi mesi. Se Donald Trump dovesse tornare alla Casa Bianca, per esempio, Bruxelles si dovrebbe preparare a un possibile disimpegno americano dalla Nato. A questo punto, l’«ombrello nucleare» suggerito dal presidente francese potrebbe tornare utile. Anche se la proposta già sta incontrando non poche critiche da parte delle opposizioni francesi. Marine Le Pen, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, parla di «follia», mentre la sinistra di La France Insoumise intravede un rischio di «rottura della dottrina della deterrenza».
(da Open)

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L’ITALIA DEI DISONESTI, 20° CONDONO SOVRANISTA: DIMEZZATE DAL 240% AL 120% LE SANZIONI PER L’OMESSA DICHIARAZIONE FISCALE E TAGLIATE DAL 180 AL 70% QUELLE PER LA DICHIARAZIONE INFEDELE

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

DA INIZIO LEGISLATURA SIAMO GIÀ A VENTI CONDONI, MASCHERATI DAI NOMI PIÙ DIVERSI: ROTTAMAZIONE, PACE FISCALE, PACE CONTRIBUTIVA, SANATORIA, STRALCIO

Negare l’evidenza è complicato. Questo è il governo dei condoni, mascherati dai nomi più diversi: rottamazione, pace fiscale, pace contributiva, sanatoria, stralcio, ravvedimento, conciliazione, definizione agevolata, concordato preventivo. Ieri se ne sono aggiunti due: casa e sanzioni tributarie dimezzate o abbonate. Per un totale che malcontato è arrivato a venti. Più di uno per ogni mese di governo.
Persino il Redditometro, ripristinato il lunedì e circoscritto ai soli «grandi evasori» il giovedì, viene venduto come un regalo «ai cittadini onesti» che non devono essere importunati dal «pizzo di Stato».
Così parlava all’inizio legislatura la premier Giorgia Meloni, riferendosi ai commercianti. Così ha ripetuto ieri: «Il fisco equo è quello che ti chiede di pagare il giusto in tempi ragionevoli, che viene incontro al cittadino in difficoltà». E infatti ieri il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nono decreto attuativo della delega fiscale, quello sulle sanzioni tributarie. Dimezzando dal 240 al 120% le sanzioni per l’omessa dichiarazione fiscale. E più che dimezzando quella per la dichiarazione infedele dal 180 al 70%. Da questi due reati deriva ogni anno il 90% del gettito da sanzioni, pari a 2,3 miliardi.
Gli sconticini così confezionati dal fedele viceministro all’Economia Maurizio Leo – scivolato sull’incidente del Redditometro ma già perdonato dalla premier – costeranno alle tasche di tutti gli italiani 75 milioni.
Non passa inosservato neppure il grosso regalo sugli scontrini non fatti e il mancato invio telematico giornaliero al Fisco degli scontrini battuti. Nel primo caso la sanzione scende dal 90 al 70%. Nel secondo caso al massimo mille euro per trimestre, anziché 100 euro per ciascuna trasmissione.
Immancabile il condono penale, questa volta per l’omesso versamento di Iva e ritenute, reato commesso da chi dichiara, ma poi non versa. Il decreto meloniano dice che i giudici devono tener conto dell'”evasione di necessità”, della «sopraggiunta impossibilità» a pagare. Ecco che il reato è escluso se il contribuente paga e lo fa pure a rate.
(da agenzie)

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NORDIO CON CHI STA? LA DENUNCIA DEL PADRE DI ILARIA SALIS: “SE L’ITALIA COMUNICA LA CANDIDATURA DI ILARIA ALLE EUROPEE SCATTERA’ SUBITO L’IMPUNITA’. MA IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NON RISPONDE AL GIUDICE UNGHERESE IN MERITO”

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

DOPO CHE L’INDIRIZZO UNGHERESE DOVE ILARIA SCONTA I DOMICILIARI, RESO NOTO DAL GIUDICE, STA GIRANDO TRA I SITI NEONAZISTI, IL GOVERNO ITALIANO COSA STA ASPETTANDO? CHE ILARIA VENGA UCCISA DA QUALCHE ORGANIZZAZIONE NEONAZISTA?

Se l’Italia comunicasse ufficialmente la candidatura di Ilaria Salis alle elezioni europee, per lei scatterebbe immediatamente l‘immunità.
Lo dice il padre della donna, Roberto Salis, parlando dell’udienza che c’è stata ieri a Budapest: “Durante l’udienza il giudice ha fatto sapere che ha mandato una istanza al ministro della Giustizia italiano perché in Ungheria l’immunità decorre dal momento della nomina. Per cui ha chiesto conferma al ministro della Giustizia italiano che effettivamente sussiste una nomina per la candidatura di Ilaria. Però il ministro della Giustizia non risponde”.
A margine di un evento per la campagna elettorale di Alleanza Verdi e Sinistra ad Aosta, Roberto Salis ha anche spiegato che, in merito alle richieste di poter trasferire sua figlia in Ambasciata o ai domiciliari in Italia – dopo che sempre nell’udienza di ieri il giudice ha rivelato il domicilio, esponendo Ilaria Salis a tutta una serie di circostanze – nessuno si sia più fatto sentire dopo l’udienza.
“Di fatto ormai sono interrotti da tempo i rapporti con il governo, parlo con l’ambasciatore che mi racconta delle cose e poi vengono puntualmente smentite dai fatti. Per cui l’unico interlocutore con cui mi è data possibilità di parlare si rivela totalmente inaffidabile, è veramente tempo perso parlare con l’ambasciatore italiano”.
Il giudice ha divulgato il domicilio di Ilaria Salis
Ieri Ilaria Salis è apparsa per la prima volta in tribunale senza catene. La donna ha passato oltre un anno in un carcere ungherese, in attesa di giudizio e con l’accusa di aver aggredito dei militanti di estrema destra durante le manifestazione per il Giorno dell’onore. Accusa per cui rischia 24 anni di carcere. Da qualche giorno le sono stati concessi i domiciliari, ma durante l’udienza il giudice ha rivelato quale sia il suo domicilio. “È stato rivelato il domicilio di Ilaria. È un sistema inaccettabile, non mi pare sia un processo giusto”, ha commentato il padre.
“Mi dicono che sui social gira già l’indirizzo di Ilaria, è una gravissima violazione della privacy alla quale ora bisogna porre rimedio. E la soluzione è liberarla”, ha detto Eugenio Losco, uno dei legali italiani di Salis. “In seguito della divulgazione dell’indirizzo di Ilaria Salis da parte del giudice abbiamo fatto subito una nota alle autorità ungheresi, segnalando quanto avvenuto e chiedendo l’adozione di tutte le misure necessarie per garantirle la sicurezza”, ha invece fatto sapere l’ambasciatore.
(da agenzie)

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CHICO FORTI SUPERSTAR, GLI ALTRI DETENUTI FURIBONDI PER I TRATTAMENTO VIP IN CARCERE: “DISPARITA’ SCONVOLGENTE, SUCCEDONO COSE MAI VISTE”

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

INSORGE ANCHE LA CAMERA PENALE: “AGLI ALTRI DETENUTI NON SONO CONCESSI QUESTI PRIVILEGI”

Prima l’accoglienza in aeroporto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi il permesso subito accordato di poter visitare l’anziana mamma: il “trattamento” riservato in questi giorni a Chico Forti – rientrato in Italia dopo 24 anni di carcere negli Stati Uniti per una condanna all’ergastolo per omicidio – sta scatenando polemiche da più parti
Anche nello stesso carcere di Verona dove Forti è stato portato per scontare la sua pena all’ergastolo: c’è chi parla di una situazione di privilegio per il detenuto tornato dagli Usa, o comunque di un trattamento diverso dagli altri.
Nel mirino anche la visita all’anziana mamma: “Sono molto felice che Chico Forti sia tornato in Italia e che abbia potuto riabbracciare la mamma, ma come mai non c’è questa sollecitudine anche con gli altri detenuti? C’è gente che aspetta da anni per andare a trovare la madre. E a volte c’è chi non riesce ad arrivare nemmeno in cimitero, per salutare il proprio caro deceduto”, ha detto tra gli altri Marco Costantini, segretario di “Sbarre di zucchero”.
E anche la Camera penale veronese ha avuto qualcosa da dire sul permesso concesso a Chico Forti di vedere la mamma: “Si auspica che la celere tempistica nel rilascio del permesso divenga un trattamento riservato indiscriminatamente a tutti i detenuti”, ha scritto il consiglio direttivo in una nota.
A Il Dolomiti ha parlato anche Micaela Tosato, vice presidente dell’Associazione “Sbarre di zucchero”: “La disparità di trattamento tra Chico Forti e gli altri 61mila uomini e donne detenuti nelle carceri italiane, a questo punto di serie Z, è sconvolgente. Il riferimento non è solamente a una delle ‘nostre ragazze’ come Annarosa Lorenz, che è entrata in carcere per una condanna definitiva e, qualche giorno dopo, ha perso il padre. Le è stato negato il permesso di recarsi al funerale. Forti, che siamo ben contenti sia potuto rientrare in Italia, ha invece avuto la possibilità di riabbracciare la mamma quattro giorni dopo essere sbarcato all’aeroporto. È giustizia questa? Il fatto che il sindacato di polizia penitenziaria abbia preso una posizione così dura e netta la dice lunga su quanto sta accadendo ed è estremamente indicativo a riguardo”.
Tosato ha detto anche di aver ricevuto diverse segnalazioni di familiari di altri detenuti a Verona: “Hanno visto con i loro occhi Forti fare il giro della struttura accompagnato dal personale, quasi fosse un visitatore. Cose mai viste”.
(da Fanpage)

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LA NATO HA UN SUSSULTO CONTRO PUTIN: LA SVOLTA DEL SEGRETARIO GENERALE ALL’ALLEANZA ATLANTICA, JENS STOLTENBERG: “È IL MOMENTO CHE GLI ALLEATI VALUTINO DI ELIMINARE ALCUNE RESTRIZIONI SULL’USO DELLE ARMI CHE HANNO DATO ALL’UCRAINA”

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

“NEGARE A KIEV LA POSSIBILITÀ DI USARE QUESTE ARMI CONTRO OBIETTIVI MILITARI LEGITTIMI SUL TERRITORIO RUSSO RENDE MOLTO DIFFICILE PER LORO DIFENDERSI”… I VIGLIACCONI SOVRANISTI AL SERVIZIO DI PUTIN SI DISSOCIANO

Jens Stoltenberg ha invitato gli alleati della Nato che forniscono armi all’Ucraina a porre fine al divieto di usarle per colpire obiettivi militari in Russia. Lo riporta il settimanale The Economist, che ha intervistato il Segretario generale dell’Alleanza.
Il chiaro obiettivo di Stoltenberg, anche se mai nominato, è la politica del presidente statunitense Joe Biden – scrive l’Economist – di controllare ciò che l’Ucraina può e non può attaccare con i sistemi forniti dagli americani.
I Paesi Nato che forniscono armi all’Ucraina dovrebbero permettere alle forze armate di Kiev di utilizzarle anche per colpire obiettivi militari in Russia. Lo ha detto, in un’intervista all’Economist, il segretario generale Jens Stoltenberg. Secondo il settimanale britannico il leader dell’Alleanza si riferisce in particolare agli Stati Uniti.
«È il momento che gli alleati valutino di eliminare alcune delle restrizioni sull’uso delle armi che hanno dato all’Ucraina», ha detto nell’intervista, citando in particolare le battaglie in corso nella zona di Kharkiv. «Negare all’Ucraina la possibilità di usare queste armi contro obiettivi militari legittimi sul territorio russo rende molto difficile per loro difendersi», ha spiegato.
(da agenzie)

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GUIDO CROSETTO, LA PERICARDITE E LO SCIACALLAGGIO POLITICO: “C’E’ GENTE CHE NON MI AMA, ANCHE IN FDI”

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

“ELLY SCHLEIN SI E’ DIMOSTRATA UNA PERSONA DI CUORE NEI MIEI CONFRONTI”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto è in netto miglioramento dopo il malore che l’ha colpito nei giorni scorsi. Il ministro è stato ricoverato in ospedale dopo aver avuto un’indisposizione durante il consiglio di difesa.
Per lui si parla di una pericardite. «In forma molto più dolorosa rispetto all’episodio precedente», secondo i dottori. Il primario di Cardiochirurgia del San Carlo di Nancy Giuseppe Speziale ha spiegato che ora è «passata la fase acuta di dolore». Ieri Crosetto, che aveva lamentato un dolore al petto, è tornato a casa: «Non ci sono altri problemi se non un’infezione da curare e una profilassi un po’ lunghetta», dice oggi al Foglio. Secondo i dottori, dice Crosetto, il suo sistema cardiovascolare è ottimo «ma mi hanno avvisato che dovrò convivere con questo problema per poterlo arginare al meglio».
Il sistema cardiovascolare
Il quotidiano chiede subito a Crosetto se è vero che potrebbe dimettersi per motivi di salute. «Davvero dicono così? E in quali palazzi? Quelli del Movimento 5 Stelle o dei nemici dell’Italia», replica. Secondo il ministro nei suoi confronti si è verificato uno sciacallaggio politico: «C’è chi ha attaccato il governo perché non sono andato a rispondere a un’interrogazione mentre ero ricoverato in unità coronarica. Si rende conto?».
Perché, dice Crosetto, nei suoi confronti c’è un nutrito gruppo di persone che non lo amano. Tra questi anche persone che si trovano in Fratelli d’Italia, il suo partito. Mentre Giorgia Meloni gli ha detto di tornare appena può: «Ci manchi».
Anche Elly Schlein si è dimostrata «una persona di cuore» nei suoi confronti. Adesso, dice, la sua vita non cambierà: «Ma dovrò trovare una cura farmacologica che non interferisca con le malattie pregresse».
(da agenzie)

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L’EUROPARLAMENTARE LEGHISTA GIANNA GANCIA CRITICA IL CAPITONE: “E’ UN PARTITO CUCITO SU MISURA SU SALVINI”

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

“SIAMO RIMASTI CINQUE ANNI IN UN GRUPPO CON I NEONAZISTI TEDESCHI”… “VANNACCI NON HA NULLA DA SPARTIRE CON LA LEGA”

Gianna Gancia, eurodeputata uscente della Lega, in un’intervista a La Stampa oggi dice che è una buona notizia che le strade del Carroccio e di AfD si siano divise: «Per cinque anni abbiamo dovuto subire l’umiliazione di rimanere in un gruppo insieme con gli eredi non rinnegati del nazismo. E non nascondo di essere stata molto male per tutto questo tempo. Finalmente potremo assistere a un cambio di percorso positivo. Spiace solo che la Lega ci sia arrivata a seguito della Le Pen».
Dice di aver capito subito che i suoi alleati erano pericolosi, ma i dirigenti del Carroccio non hanno avuto percezione della gravità della situazione: «Mi sono opposta fin da subito alla deriva estremista. Alleandoci con loro è calato su di noi un cordone sanitario, serio e forse anche giusto, per bocciare qualsiasi nostra proposta. A quel punto ho dovuto portare avanti le mie battaglie in autonomia e in piena libertà».
Mentre nella Lega secondo lei decide tutto Salvini: «Le alleanze si fanno dopo il voto. E questa volta possibilmente nella sede giusta, che è il consiglio federale della Lega. Dove ormai non viene più discusso nulla. Che lo decida tutto il movimento, con gli eletti al congresso, i ministri e i governatori. Non solo Salvini».
Dice che quella di candidare il generale Roberto Vannacci è stata «un’altra scelta non condivisa, voluta da Salvini per prendere voti. Vannacci resta un volto triste della nostra società, che non propone nulla. Non si capisce perché una persona di questo tipo debba rappresentare la Lega in tutte le circoscrizioni».
Anche se secondo lei l’esperimento «avrà successo, perché in Italia l’elettore vota il personaggio che vede su televisioni e giornali. L’operazione politica è già riuscita, anche se non ha nulla a che fare con la Lega ma con un partito cucito su misura su Salvini».
(da agenzie)

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LE MAMME, I PAPA’ E I PARA’

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

POVERE MAMME, COSTRETTE A FARE DA TESTIMONIAL DI SALVINI E VANNACCI

Il Salvini è tornato al suo cavallo di battaglia, il pezzo più eseguito del suo repertorio: le mamme! I papà! Contro il logorio della vita moderna: la famiglia come ai bei tempi, mica come la vorrebbe l’Europa corrotta e debosciata! Nell’Italia centrale non esiste nemmeno un papà, si dice babbo, ma sono lande infestate da comunisti, e poi “i babbi” non suonerebbe schioppettante e lieto come “i papà”. E il Vannacci, l’altro omone del tandem leghista, apprezzerà anche l’assonanza tra papà e parà.
Quanto alle mamme, oh, le mamme! Scampate ai poetastri, alle canzoni mielose, alle feste della mamma, a un carico retorico che schianterebbe una portaerei, alla chiusura dei reparti maternità di mezza Italia, alla penuria di asili nido, alla lacerazione tra lavoro e prole, ai buoni maternità che fanno venire in mente i punti-premio del supermercato (questi ultimi, però, più attendibili e puntuali), al recente stigma contro la limitata produttività (signora, non si vergogna di fare solo 1,3 figli? Arrivi almeno a due!), ora sono pure chiamate, ultimo oltraggio, a fare da testimonial del Salvini e del Vannacci.
Nella campagna elettorale della Lega sono contrapposte, insieme ai papà, a una figura-fake, un giovanotto identico al Gesù di Zeffirelli però incinto, con la barba ma anche un po’ di tette, e in grembo un bambinello (l’intero presepe in un corpo solo).
Come è noto, il problema degli uomini incinti è uno dei più sentiti e discussi, in vista delle elezioni europee. Nelle case, nei bar, nei posti di lavoro non si parla d’altro, malgrado i poteri forti vogliano nascondere alle mamme e ai papà, ma anche alle nonne, ai cognati, agli zii, la durezza dei tempi che corrono.
(da repubblica.it)

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TOTI LO SMEMORATO

Maggio 25th, 2024 Riccardo Fucile

34 “NON RICORDO” DI TOTI AI MAGISTRATI… GLI EQUILIBRISMI DEL GOVERNATORE NELLE OTTO ORE DI INTERROGATORIO… FAVORIRE ESSELUNGA ERA “UN OBIETTIVO POLITICO PREMINENTE”

Nella narrazione sterilizzata di Giovanni Toti, qualsiasi azione del presidente finisce per rientrare nella legittima attività politica. Aver lavorato per assicurare all’imprenditore Aldo Spinelli il buon esito di una pratica in porto e subito dopo battere cassa non è una mazzetta, come la vede la Procura. È una «captatio benevolentiae».
Tra l’altro proprio «il gruppo Spinelli inizia a sostenere i miei comitati politici dal 2015», ma tutto per il governatore è legittimo. Poi: definire un membro del comitato portuale – l’avvocato Andrea La Mattina – uno che «si compra con una carta unta», secondo il presidente arrestato vuol dire «dargli più considerazione». Fare pressioni sul sindaco di Genova Marco Bucci per «raddrizzare» un altro componente dello stesso board, Giorgio Carozzi, significa invitare il primo cittadino «a fare allineare Carozzi e farlo convergere». E compiere «il giro del porto», come da Toti suggerito a Bucci, è doveroso «per ragionare dei piani di sviluppo e non per parlare dei finanziamenti».
Insomma Toti, nel verbale che racconta le sue 8 ore di interrogatorio di fronte ai pm Luca Monteverde e Federico Manotti (oltre all’aggiunto Vittorio Ranieri Miniati), ha risposto a 167 domande ma con 34 fra «non ricordo» e «non so». Soprattutto, ha dato un’interpretazione dei fatti (mai negati) diametralmente opposta a quella accusatoria. Per dirla con il legale che lo assiste, Stefano Savi, «le richieste di finanziamenti a sovventori abituali non erano collegate ad alcun tipo di favore». Anzi si tratta di «richieste fatte in modo esplicito e diretto, proprio nella convinzione di avere indirizzato i suoi interventi all’interesse pubblico».
Il problema è che gli inquirenti non la pensano affatto così. E l’aria che tira, resta per nulla favorevole al governatore. Non è casuale che Savi, nonostante le dichiarazioni della vigilia, al momento abbia deciso di non presentare alla gip l’istanza di revoca dei domiciliari. Una richiesta del genere senza un parere favorevole della Procura è un enorme azzardo. E così la posizione del presidente sospeso resta congelata, e potrebbe rimanervi fino alle Europee.
Di certo nella villa di Ameglia le dimissioni non sono in discussione e, anzi, Toti rivendica «la dignità» di uomo politico azzoppato dai pm. Quegli stessi magistrati che gli hanno consentito di parlare 17 giorni dopo l’arresto, e lo hanno tenuto una giornata nella caserma dentro il porto (uniche pause per focaccia e sigarette).
Toti ha risposto in primis sui contatti elettorali con la comunità dei riesini e con i gemelli Italo Maurizio e Arturo Angelo Testa. Se il presidente è accusato di voto di scambio, ai fratelli è contestata pure l’aggravante di agevolazione mafiosa. Il governatore riconosce che «sicuramente chiesi espressamente i voti per Ilaria Cavo (parlamentare, ndr) parlando con uno dei due Testa. Ma di certo non ho mai immaginato un collegamento diretto tra voti e posti di lavoro».
Pure un’intercettazione di Matteo Cozzani divenuta ormai celebre, quella in cui il capo di gabinetto teme di essere «squartato» dai riesini, viene ridimensionata: «Era un dialogo ironico».
Ma è sulle accuse più gravi di corruzione che Toti dà l’impressione di cercare equilibrismi semantici pericolosamente vicini a un’ammissione.
La Procura chiede conto di una conversazione chiave con Spinelli: «Lei afferma: “Il 29 va la tua roba… ricordati che io sto aspettando anche una mano..?”. C’era una correlazione tra la pratica del rinnovo e il finanziamento?». Il governatore risponde che a scio’ Aldo «davo una buona notizia e cioè che il 29 andava all’ordine del giorno la sua pratica, e gli reiteravo la richiesta di finanziamento. Non ho posto in relazione le due cose; al massimo era una captatio benevolentiae; volevo fare vedere che mi ero interessato per velocizzare la pratica». Poi c’è il discorso della spiaggia di Punta dell’Olmo, ancora un interessamento per Spinelli, e quel «bisogna trovare una soluzione» rivolto al consigliere regionale Alessandro Bozzano: «Intendevo dire che, sempre che la normativa lo avesse consentito, sarebbe stato bene anche secondo il nostro indirizzo politico venire incontro alla richiesta di Spinelli».
Pure le pratiche per sbloccare l’apertura di un supermercato Esselunga non sono state agevolate da tangenti versate dal manager Francesco Moncada, ma avviate «perché l’arrivo del colosso in Liguria era per noi obiettivo politico preminente».
(da La Repubblica)

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