Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
“NON HA CAPITO DUE COSE. LA PRIMA: DEVE GOVERNARE IN NOME DI TUTTO IL POPOLO ITALIANO, NON SOLO DEI SUOI FAN. LA SECONDA: UN PAESE CHE PERDE ABITANTI E REDDITO, E HA UN DEBITO PUBBLICO AVVIATO A SUPERARE I TREMILA MILIARDI DI EURO, HA BISOGNO DI ANDARE D’ACCORDO CON CHI COMANDA IN EUROPA, CIOÈ TEDESCHI E FRANCESI”
Siamo in campagna elettorale, e vale tutto. Anche rinfacciare il lockdown,
visto che fu deciso quando Fratelli d’Italia era all’opposizione, e non sapremo mai cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stato. Sono comunque rimasto colpito dal messaggio che Giorgia Meloni ha inviato ai telespettatori de La7. Palesemente, non stava parlando con loro, che considera perduti alla causa, ma con i suoi elettori, come a dire: guardate come maltratto, o come irrido, i nostri nemici.
Ma, a parte il fatto che tra i milioni di spettatori de La7 ci sono senz’altro anche simpatizzanti della Meloni, o comunque donne e uomini che non si riconoscono a priori in uno schieramento politico (ad esempio c’è il 20% dei laureati italiani, categoria notoriamente antipatica alla premier, ma che qualcosa in termini di potere d’acquisto e influenza politica conta), Giorgia Meloni comincia forse a perdere il polso della situazione, se non addirittura di quel popolo di cui si sente campione.
Perché le cose in Italia non vanno bene. L’economia non va bene. La demografia non va bene. Non è certo colpa di Giorgia Meloni, che a Palazzo Chigi ha confermato le sue doti personali di calore umano e di empatia, e non ha commesso grossi errori (tranne forse la gestione del Pnrr), anzi ha riparato a qualche errore altrui, tipo Reddito di cittadinanza o Superbonus. Infatti le elezioni europee saranno per lei un successo. Dopo però verrà il difficile. Perché Giorgia Meloni non ha capito due cose fondamentali.
La prima: deve governare in nome e nell’interesse di tutto il popolo italiano, non soltanto dei suoi fan, che oggi ci sono e magari domani non ci sono più (chiedere a Renzi e a Salvini).
La seconda: un Paese che perde abitanti e reddito, e ha un debito pubblico avviato a superare i tremila miliardi di euro, ha bisogno come dell’aria di andare d’accordo con chi comanda in Europa, cioè i tedeschi e i francesi. Non di sottomettersi, per carità; ma andare d’accordo.
Se invece tu dici al liberale Macron che è molto meglio Marine Le Pen e che sei contenta per il golpe antifrancese in Niger (questo l’ha detto ai comici russi), e al socialista Scholz che non farai mai accordi con i socialisti, e magari al socialista Sánchez che ha ragione Abascal che vorrebbe appenderlo a testa in giù, delle due l’una: o nel giro di poco tempo, meglio ancora di pochissimo tempo, a Parigi, Berlino, Madrid e ovviamente Bruxelles vanno al potere gli amici tuoi; oppure, appena possono, quegli altri fanno valere il loro peso politico ed economico e ti possono creare problemi.
Tanto più che il capo del Partito popolare europeo Manfred Weber ha chiarito che lui vuole continuare a governare l’Europa con i socialisti e i liberali. Senza la Banca centrale europea che compra i titoli di Stato e garantisce il nostro debito pubblico, l’Italia farebbe la fine dell’Argentina di Milei. Ora, o noi decidiamo che Milei con la motosega è il nostro modello politico, morale e umano; oppure dobbiamo tenerci ben stretta l’Europa, non capovolgendola, ma migliorandola.
(da Corriere della Sera)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
“L’UNIONE EUROPEA RADDOPPI IL BILANCIO, ANCHE CON DEBITI COMUNI. SULLA DIFESA SERVE UNA RIVOLUZIONE COPERNICANA” … “LA RUSSIA HA ATTACCATO L’UCRAINA E POTREBBE ESSERE TEORICAMENTE QUI DOMANI O DOPODOMANI”
“La nostra pace, il nostro benessere e la nostra democrazia sono in gioco”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron Emmanuel parlando a Dresda, davanti alla Frauenkirche. “L’Europa vive un momento decisivo. L’Europa può morire, come ho detto alla Sorbona”, ha ricordato.
“Se in Ucraina vige la legge del più forte, se la Carta delle Nazioni Unite viene calpestata a poche centinaia di chilometri da qui, allora non abbiamo pace. Per questo motivo dico che sì, in Ucraina si tratta davvero della nostra pace e della nostra sicurezza”
“La Russia ha attaccato l’Ucraina e potrebbe essere teoricamente qui domani o dopodomani”. E dunque l’Europa deve confrontarsi con “quale debba essere la sicurezza europea”, la sfida dei prossimi anni, secondo Macron.
“Già nei prossimi mesi ci serve definire quali siano i rischi e quali i pericoli. E da dove arrivano: dalla Russia, dall’Iran, dalla Cina?” “Non si cada nella trappola di diventare nazionalisti o di guardare soltanto agli Usa”, ha detto Macron, ribadendo a Dresda la necessità che l’Europa pensi alla sua difesa anche da sola.
“La pace non sarà la capitolazione dell’Ucraina, ma quello che l’Ucraina decide per sé”. “Difenderemo l’Ucraina quanto a lungo sarà necessario e con l’intensità che sarà necessaria”, ha aggiunto.
“Noi dobbiamo raddoppiare il nostro bilancio europeo, l’Ue “ha bisogno del doppio degli investimenti”. Il presidente francese ha anche citato “l’opzione di debiti comuni”. Serve un nuovo paradigma per la crescita, secondo il presidente francese, “non dobbiamo avere paura del futuro”.
“È davvero una rivoluzione degna di Copernico costruire questo nuovo quadro di sicurezza e difesa, e farlo come europei. Questa nuova epoca di cui lei ha parlato, Signor Presidente, lo richiede da parte nostra”: rivolgendosi al collega tedesco Frank-Walter Steinmeier
“Questa non è solo una tendenza, è una realtà in Ungheria. E fino a poco tempo fa era anche la realtà in Polonia, fino alle ultime elezioni. Queste idee si diffondono ovunque. Vengono alimentate dagli estremisti, in particolare dall’estrema destra. E questo vento di autoritarismo tira ovunque in Europa. Per questo motivo dobbiamo svegliarci”
“I nostri Paesi sono davanti a un grande numero di sfide: il cambiamento del clima, la guerra di nuovo in Europa, l’estrema destra, gli attacchi alla nostra democrazia e ai nostri valori, i cambiamenti sociali, nulla sembra essere come prima. Noi francesi ci poniamo le stesse domande dei tedeschi. Ma c’è una costante: l’amicizia franco-tedesca. Solo insieme possiamo affrontare queste sfide”.
“La Germania può contare sulla Francia, e la Franci può contare sulla Germania. L’Europa può contare su di noi”, ha aggiunto. Macron ha anche affermato che “mai prima di oggi una generazione si è trovata ad affrontare tante sfide tutte assieme”. E alla fine del discorso, alternando di nuovo francese e tedesco, e rivolgendosi innanzitutto ai giovani, cui la giornata è dedicata a Dresda, ha anche gridato “libertè, egalitè, fraternitè”, come valori fondanti. Il discorso è stato salutato da una grande ovazione dei presenti, davanti alla Frauenkirche di Dresda.
“Conto su di voi perché l’umanesimo continui a essere la nostra misura facendo del nostro continente un continente della pace”. Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron rivolgendosi ai giovani a Dresda, davanti alla Frauenkirche. “Conto su di voi, e sul fatto che non cederete alla tentazione della divisione, ma che sceglierete ancora l’amicizia e la via della collaborazione”, ha aggiunto.
“Abbiamo creato il Green Deal in Europa. È uno strumento valido. Ma in realtà non abbiamo bisogno di più regolamentazioni. Al contrario, dovremmo semplificare. Perché ci confrontiamo con americani e cinesi che non sottostanno a nessuna regola. Per questo motivo dobbiamo investire di più, adesso”: lo ha detto a Dresda il presidente Emmanuel Macron parlando di “Fondi pubblici e fondi privati”.
“Dobbiamo investire nella decarbonizzazione della nostra economia, investire in energie pulite. Energie rinnovabili, ma anche energia nucleare. Perché si tratta di rendere l’energia anche efficiente”, ha aggiunto. “L’efficienza energetica è la nostra parola d’ordine”, ha scandito Macron sottolineando la necessità della “decarbonizzazione del nostro sistema di trasporto, decarbonizzazione delle nostre città.
E per questo sono necessari investimenti, affinché possiamo crescere”. Oltre a quello delle “tecnologie verdi”, il capo di stato francese ha parlato di un “secondo pilastro” che “è l’Europa dell’innovazione, dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo investire molto di più nella nostra ricerca, nella nostra innovazione. Siamo ancora lontani dal raggiungere il tre percento previsto dall’Agenda di Lisbona”.
“Siamo qui a Dresda, città gemellata con la capitale europea di Strasburgo” e che “la guerra aveva distrutto” assieme alla “Frauenkirche bombardata nel ’45 e ricostruita nel 2005. E questa chiesa si erge come un messaggio di speranza verso il cielo”: lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nel suo discorso tenuto nel capoluogo sassone e trasmesso in diretta dalla tv Phoenix. Dresda è “una sorta di Fenice che risorge dalle ceneri. Una città storica che è riuscita a rivolgersi al futuro, a stare al passo con i tempi”, ha detto ancora Macron parlando da un palco allestito accanto alla “chiesa di Nostra Signora”, un edificio di culto luterano che è soprattutto il simbolo della città-martire tedesca della Seconda guerra mondiale.
L’Europa deve “uscire dalla propria ingenuità” e “proteggersi meglio” sul piano commerciale costruendo una “preferenza europea” in alcuni settori, ha dichiarato Emmanuel Macron a Dresda, dove ha anche chiesto di “raddoppiare” il bilancio dell’Ue. “L’Europa è l’ultimo posto dove si è aperti al resto del mondo senza preferenza europea e senza regole”, ha deplorato il capo di Stato francese durante un discorso in Germania, un paese ostile alle regole protezionistiche. “Raddoppiamo il nostro bilancio europeo, sia aumentando le dimensioni del bilancio, sia attraverso strategie di prestiti comuni, sia con strumenti che già esistono”, ha esortato ancora il capo di Stato.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
RETORICA NO PASS E SOLITA ARROGANZA
Per Giorgia Meloni deve essere una vera fatica la vita da presidente del
Consiglio e allo stesso tempo candidata capolista di Fratelli d’Italia alle europee. Da un lato la necessità di presenziare agli eventi pubblici e rappresentare l’Italia. Dall’altro il bisogno di attaccare gli avversari.
Così ha riesumato i vecchi cavalli di battaglia della sua comunicazione: la critica all’Europa, le carezze al popolo dei no-pass, e qualche new entry, come l’attacco diretto degli «spettatori di La7», colpevoli di seguire programmi che non srotolano tappeti rossi al governo. Un salto di qualità: non più le liste di giornalisti sgraditi, ma viene direttamente bacchettato il pubblico di una rete televisiva.
POPULISMO E COMIZI
Meloni, nelle ultime ore, ha però fatto una scelta precisa: un passo in avanti verso la postura più populista, quella prediletta che ha favorito l’ascesa dal 2 per cento alla guida del paese. Ed è un ritorno al passato che la riporta nella comfort zone, preparando la lunga volata verso l’appuntamento di sabato, quello di chiusura della campagna elettorale a piazza del Popolo, a Roma.
Meloni è pronta all’unico vero comizio prima delle prossime elezioni. L’appuntamento, spiegano fonti a lei vicine, «lascerà il segno nell’ultima settimana di campagna elettorale». Parole da tifo organizzato, necessarie a galvanizzare la curva di accoliti. Le anticipazioni sul discorso scarseggiano, ma con i suoi strateghi la premier sta mettendo a punto l’elenco dei nemici che, nello storytelling della destra meloniana, ostacolano l’esecutivo. Il solito mix di poteri forti, quanto occulti, usati negli interventi quando serve far crescere il clamore. Con la leader di partito che prende definitivamente il sopravvento sulla presidente del Consiglio.
Del resto, le urne stanno diventando un pensiero ricorrente, quasi un’ossessione, a palazzo Chigi e a via della Scrofa, sede di Fratelli d’Italia. Sarà stata solo una coincidenza, ma appena sono stati divulgati sondaggi meno lusinghieri per il partito, la premier ha cambiato lo stile di comunicazione. Il Pd è in avvicinamento, almeno stando alle ultime rilevazioni pubblicate prima dello stop previsto per legge (due settimane dal voto).
Il timore di non bissare il risultato delle politiche del 2022 sta crescendo. E ha spinto a fare più rumore per essere “più Giorgia”, donna del popolo, e meno (aspirante) Angela Merkel, guida razionale per l’Europa.
Certo, dentro FdI non è scattato l’allarme, ma gli umori sono cambiati, virando sul nervosismo che la leader non ha fatto nulla per nascondere nelle ultime uscite. Così prima si accarezzava il sogno del 30 per cento per raggiungere soglie impensabili in passato per il partito erede della fiamma missina. Da qualche giorno prevale una maggiore cautela. L’asticella è stata abbassata al 28 per cento.
Lo scopo? Crescere in termini numerici rispetto a quasi due anni fa e mantenere comunque un significativo vantaggio sul Partito democratico, che nel frattempo ha cambiato la leadership con Elly Schlein. Il target è insomma fissato e in questo clima è stato confezionato lo spot elettorale “voto Giorgia perché è una del popolo” o “voto Giorgia perché si è fatta strada partendo dal basso”. Il core business della propaganda per le europee, quello della premier della porta accanto.
Intanto tra un «o la va o la spacca» sul premierato ma «chissene» se alla fine la riforma della Costituzione non dovesse essere approvata, l’aumento della carica di aggressività è tangibile. Meloni sta dando maggior ascolto ai suggerimenti del sottosegretario e ascoltatissimo consigliere, Giovanbattista Fazzolari, mente e braccio di ogni mossa propagandistica. Uno che preferisce la strategia d’attacco. Il video su TeleMeloni ha in particolare segnato lo spartiacque di una campagna elettorale finora trascinata stancamente tra un “ravvedimento operoso” sul redditometro (introdotto e sospeso in poche ore) e la difficoltà a mettere in campo una proposta dirompente, che possa spostare centinaia di migliaia di consensi.
Nel filmato diffuso sui social, gli “Appunti di Giorgia”, il monologo social riesumato ogni qualvolta occorre fare un po’ di propaganda, sono stati un attacco a testa bassa contro la sinistra. Il Pd è stato accusato di occupare la televisione pubblica, «non come noi, che siamo orgogliosamente diversi» ha ribadito Meloni, con attacchi diretti alla segretaria Schlein («dica quali libertà abbiamo limitato») e una rispolverata delle pulsioni No vax, no-pass: «Loro (la sinistra, ndr) hanno votato provvedimenti per chiudere la gente in casa».
Fino a una spruzzata di antieuropeismo d’antan con l’affondo sulla procedura di infrazione aperta sul funzionamento dell’assegno unico. La presidente del Consiglio promette battaglia.
PASSERELLA SICILIANA
Certo, poi il ruolo istituzionale dà palcoscenici preziosi anche in ottica elettorale. Meloni ha fatto la passerella a Palermo dopo la firma dell’accordo per lo sviluppo e la coesione tra il governo e la regione Sicilia. «Arrivano 6,8 miliardi di euro», ha gongolato la presidente del Consiglio, «di cui 1,3 miliardi per il Ponte sullo Stretto».
Uno spot elettorale perfetto, dunque, insieme al governatore dell’isola, Renato Schifani, seguendo la rotta tracciata in passato.
Un esempio? A pochi giorni dalle regionali in Abruzzo è stato siglato l’accordo per la tratta ferroviaria Roma-Pescara, precedentemente definanziato dal Pnrr. Ecco allora un bis in salsa palermitana: «Non solo il Ponte, finanziamo oltre 150 progetti. Un miliardo complessivamente di questo accordo è destinato alle infrastrutture di trasporti». Insomma, più strade per tutti. Perché da capolista in tutte le circoscrizioni, Meloni è ben consapevole che ha bisogno anche del voto dei siciliani.
(da La Repubblica)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA CONSIDERATO LA NUOVA NORMATIVA CHE VIETA LA COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTRURE NELLA “ZONA DI ATTENZIONE” FISSATA PER LE FAGLIE ATTIVE… LA STRUTTURA RICADE IN UN’AREA TOTALMENTE NON EDIFICABILE
Il 2 giugno scadrà il termine dei 60 giorni per le osservazioni al piano degli espropri depositato dalla società Stretto di Messina al ministero delle Infrastrutture, propedeutico alla realizzazione del fantomatico ponte.
Un tema sul quale il Comune di Villa San Giovanni – facente parte della Città metropolitana di Reggio Calabria – ha tenuto oggi un Consiglio comunale aperto, nel quale il grande protagonista è stato lo studio firmato dall’ingegnere Paolo Nuvolone che il Comune depositerà al ministero insieme alle altre osservazioni.
Secondo quanto anticipato da La Repubblica, infatti, lo studio mostra che «a norma di legge il Ponte sullo Stretto non si può fare. Sul versante calabrese la struttura ricade per intero nella fascia di non edificabilità stabilita nel 2015 all’esito gli approfondimenti avviati dall’Ispra sulle faglie attive in Italia. I punti di ancoraggio, il pilone, il pontile e gli svincoli previsti ricadono esattamente nell’area di totale inedificabilità indicata per legge».
Si tratta dell’ennesimo, enorme problema per un’opera contestata in blocco dagli ambientalisti e non solo, che ancor prima di nascere si presenta come inutile, costosa e molto rischiosa, come spiegato sulle nostre pagine da Mario Tozzi con dovizia di particolari.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
“OGGI I MEDIA PIU’ FORTI SONO QUELLI CHE OPERANO IN NICCHIE PROFONDE E RISTRETTE. BISOGNA COSTRUIRE UNA CONNESSIONE DIRETTA COL PROPRIO PUBBLICO”
La trasformazione dei media è al centro del libro Traffic (Altrecose) di Ben
Smith, 48 anni, giornalista americano che di redazioni ne ha attraversate tante: da Politico alla direzione di Buzzfeed news, alla rubrica da editorialista sui media del New York Times. Due anni fa ha fondato Semafor, uno dei siti globali più innovativi.
Perché media come Buzzfeed o Vice basati sui clic sono crollati?
«Hanno fallito per ragioni fondamentalmente economiche. La loro scommessa era che i media digitali sarebbero stati strutturati come tv via cavo. Pensavano che i nuovi canali come Facebook, YouTube, Snapchat e altri, sarebbero stati in competizione tra loro pagando le società di media per contenuti migliori, e che Buzzfeed e Vice avrebbero potuto essere le nuove Cnn, Mtv o Espn dell’era digitale. Ma le piattaforme non la pensavano così: preferivano, per ragioni commerciali e ideologiche, contenuti personali gratuiti e trattavano con creator o influencer piuttosto che con le aziende».
Lei ha lavorato come editorialista sui media al New York Times, com’è cambiata la Signora in grigio?
«Il Times è in una posizione commerciale estremamente forte, avendo ricreato il vecchio pacchetto di newsletter: grandi temi, questioni locali, cucina, sport e giochi. Le persone hanno molti motivi diversi per abbonarsi e penso che sia il business più salutare al mondo. Il giornale sta prendendo una strada per ridimensionare la politica interna e ritirarsi dall’attivismo dell’era Trump».
Quali sono i media più forti oggi?
«Sono quelli che operano in nicchie profonde e ristrette: che si tratti di pubblicazioni commerciali su tutto, dal cibo alla gestione dei rifiuti, o di una categoria come Semafor, la mia impresa attuale, che cerca di parlare alla classe dirigente su argomenti specifici e vendere pubblicità alle aziende che vogliono raggiungerla».
Traffico, newsletter, abbonamenti, eventi, presenza sui social, cosa funziona davvero?
«La ricetta giusta cambia di continuo e ci sono molte strade verso il successo, ma in questo momento secondo me conta costruire una connessione diretta col proprio pubblico».
I siti web di informazione dovrebbero essere tutti a pagamento?
«Non credo, dovrebbero esserci una serie di approcci diversi».
Qual è il limite da non oltrepassare tra giornalismo e pubblicità?
«Su questo mi sento molto tradizionale: gli inserzionisti non devono avere alcuna voce in capitolo sul contenuto del giornalismo».
C’è stato un momento nella sua carriera in cui hai perso la speranza?
«Onestamente no, avviare testate giornalistiche richiede un ottimismo fanatico e penso che questo sia un mio difetto personale. Sembrava folle pensare che Politico potesse sfidare il Washington Post o che Buzzfeed, inizialmente un sito di gattini, potesse diventare un editore di notizie. Devo dire che Semafor ha molto più senso, ma fare giornalismo richiede sempre una sorta di sospensione dell’incredulità in se stessi».
Perché i social media, che sono stati creati per aprire la società, finiscono per incoraggiare polarizzazione e populismo?
«I social media e le informazioni diffuse velocemente sul web da un lato hanno degradato le competenze e dall’altro hanno permesso alle persone di notare i difetti delle istituzioni e dei leader, che ci sono sempre stati ma restavano più nascosti. Tutto questo ha favorito il populismo di chi cercava di dimostrare di non appartenere all’élite con affermazioni oltraggiose che sfondavano sui social media».
(da La Stampa)
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Maggio 28th, 2024 Riccardo Fucile
L’UOMO SORPRESO NEL SONNO, HANNO DATO FUOCO ANCHE AI SUOI VESTITI… I SEI RIFIUTI UMANI IDENTIFICATI E DENUNCIATI, MA NON GLI FARANNO UN CAZZO, COME SEMPRE… I LORO CATTIVI MAESTRI, I PREDICATORI DI ODIO SEMPRE A PIEDE LIBERO
Sei giovani, tutti minorenni, hanno aggredito e picchiato selvaggiamente un clochard di origine romena che dormiva nei locali abbandonati di un centro di formazione professionale, riprendendo con i loro cellulari le varie fasi del pestaggio.
É accaduto a San Costantino Calabro, nel Vibonese. I responsabili sono stati individuati dai carabinieri e denunciati alla Procura della Repubblica per i minorenni di Catanzaro con l’accusa di maltrattamenti, percosse e lesioni, con l’aggravante dei futili motivi.
Il clochard è stato sorpreso nel sonno dai minori e picchiato con calci, pugni e schiaffi. I giovani responsabili dell’aggressione hanno anche dato fuoco agli oggetti che il romeno aveva con sé, compresi gli effetti personali ed i vestiti. A fare scattare le indagini che hanno portato all’identificazione dei sei aggressori è stata la denuncia presentata dallo stesso senzatetto alla caserma di San Costantino Calabro dei carabinieri.
Il sindaco del centro del Vibonese, Nicola Derito, ha condannato l’accaduto. “Episodi del genere . ha detto Derito – sono assolutamente da censurare e certamente danneggiano l’immagine della nostra comunità, che nella stragrande maggioranza è fatta di persone perbene. Si tratta di un fatto gravissimo anche perché commesso ai danni di una persona che non poteva difendersi. San Costantino Calabro, comunque, non è un paese violento. Ci tengo a ribadirlo”.
(da Dagoreport)
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Maggio 27th, 2024 Riccardo Fucile
AMA COSI’ TANTO IL POPOLO CHE HA TOLTO A MILIONI DI POVERI IL REDDITO DI SOPRAVVIVENZA, HA FATTO 20 CONDONI AGLI EVASORI, PROTEGGE LE LOBBY DEI PARASSITI E STA DISTRUGGENDO LA SANITA’ PUBBLICA… MA PER QUANTO TEMPO ANCORA VI FARETE PRENDERE PER IL CULO DALLA “DESTRA ASOCIALE” ?
Il cameriere, lo studente, la pensionata al mercato, l’agricoltore, il medico,
la donna diversamente abile, l’operaio, la mamma lavoratrice… Nello spot ufficiale di Fratelli d’Italia sorridono tutti.
E tutti votano «Giorgia». Perché «è una del popolo». Perché «non si arrende mai». Perché «si è fatta strada partendo dal basso». Perché «è una di noi e non si è montata la testa». E via così, in un crescendo di slogan esilaranti con cui la leader di Fratelli d’Italia chiede il voto agli italiani, mettendo in musica e in immagini la retorica dell’underdog ed elencando una serie di balle che sostiene di aver fatto per i cittadini nei primi venti mesi di governo.
Le parole chiave del bombardamento pubblicitario con cui Meloni spera di confermare il consenso del 25 settembre 2022 sono due soltanto: «Scrivi Giorgia».
Nell’Italia immaginaria della premier, che corre per un seggio in Europa anche se mai lascerà Palazzo Chigi per occuparlo, splende forte il sole, le corsie degli ospedali sono tirate a lucido, aumentano i fondi per la sanità, le mamme riescono a «conciliare famiglia e lavoro», lo Stato è «amico dei professionisti e degli imprenditori».
E la presidente del Consiglio si fa carico in prima persona pure della libertà delle donne. Le pensioni salgono e il governo difende i posti di lavoro e l’agricoltura da quella Europa che, con la sinistra, vuole «imporre regole assurde».
Il messaggio che i comunicatori di FdI stanno lanciando su tutti i social e anche sui telefoni di tanti italiani tiene insieme famiglia, lavoro, portafoglio. E lascia fuori elezione diretta del premier, autonomia differenziata e separazione delle carriere dei giudici da quelle dei pm: nemmeno un cenno alla «madre di tutte le riforme» e ai provvedimenti bandiera di Lega e FI.
(da agenzie)
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Maggio 27th, 2024 Riccardo Fucile
MAGISTRATI INSODDISFATTI: “INTERROGATORIO DI NESSUN INTERESSE INVESTIGATIVO”… SIGNORINI HA CONTRADDETTO SPINELLI SUI SOLDI CHE GLI AVREBBE PRESTATO PER IL MATRIMONIO DELLA FIGLIA

È durato circa tre ore l’interrogatorio di Paolo Emilio Signorini, arrestato e in carcere nell’ambito della maxi inchiesta sulla corruzione in Liguria, davanti ai pm. Per lui una decina di domande da parte dei pm Federico Manotti, Luca Monteverde e Ranieri Mniati e poi circa un’ora di dichiarazioni spontanee prima di essere nuovamente trasferito in carcere.
“Non era previsto che fosse un interrogatorio molto lungo – ha detto all’uscita dal tribunale l’avvocato Enrico Scopesi, riferendosi ai rapporti con Aldo Spinelli – Ha chiarito la frequentazione con quello che ha sempre ritenuto e ritiene un amico. Riconosce tanto più evidentemente oggi, con il senno di poi, che fossero comportamenti non così appropriati, detto questo ha ribadito che tutto l’operato è nell’interesse del porto e degli operatori, è stato molto fermo”
Gli avvocati Enrico e Mario Scopesi si dicono “moderatamente soddisfatti” e dicono che nei prossimi giorni presenteranno istanza di revoca o attenuazione della misura. Ricordiamo che Signorini è l’unico tra gli arrestati del 7 maggio ad essere detenuto in carcere.
I legali sanno però che l’interrogatorio non ha soddisfattto i pm. “Ha respinto tutti gli addebiti” dicono in Procura e il fatto che l’interrogatorio non sia stato secretato è anch’esso indicativo del fatto che al nono piano di Palazzo di giustizia non è risultato di alcun interesse investigativo.
La conseguenza quasi certa è che, senza ammissioni i pm daranno parere negativo a un’eventuale richiesta di revoca della misura. Alla domanda di un cronista su quando Signorini potrà lasciare il carcere, il legale ha risposto un laconico “prima o poi uscirà”.
Signorini ha fra l’altro anche negato che sia stato Aldo Spinelli a prestargli i 15mila euro per il catering del matrimonio della figlia affinché li potesse restituire all’amica che per prima glieli aveva dati ma che li rivoleva indietro: “Me li ha prestati un’amica e poi glieli ho restituiti quando ho vinto 40mila euro al Casinò” ha detto ai pm, smentendo le stesse dichiarazioni di Aldo Spinelli che ha confermato nell’interrogatorio di aver dato i soldi a Signorini per la figlia ma ha detto che “erano un prestito, doveva ridarmeli quest’anno con il bonus dello stipendio”.
(da Genova24)
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Maggio 27th, 2024 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIO DI STATO A LASCIATO IL GOVETNO SENZA ALIBI, LE PROROGHE SONO ILLEGITTIME… ANZICHE’ INDIRE IMMEDIATAMENTE LE GARE, I SOVRANISTI PENSANO AGLI INDENNIZZI AI CONCESSIONARI USCENTI
La storia delle concessioni balneari, e della loro mancata messa a gara, necessita che saltuariamente si faccia il punto della situazione. Specie perché da ultimo sono accaduti alcuni fatti che vanno messi in relazione fra di loro, riannodandone i fili.
Le norme che dispongono proroghe delle concessioni balneari sono illegittime e, pertanto, vanno disapplicate. Il Consiglio di Stato (CdS) ha ribadito con tre recenti pronunce quanto già affermato in sentenze precedenti. Ma stavolta ha lasciato il governo privo di alibi normativi.
È inutile – affermano i giudici – continuare a invocare la «questione della scarsità delle risorse», presupposto per l’applicazione della direttiva Bolkestein. Scarsità che il governo di Giorgia Meloni tenta di comprovare mediante la mappatura di un Tavolo tecnico. Innanzitutto, anche qualora si dimostrasse che «in alcuni casi specifici non c’è scarsità» – dice il CdS – le norme che attualmente dispongono le proroghe vanno disapplicate perché riguardano tutti i casi, quindi precludono in assoluto le gare, vanificando la direttiva.
Inoltre, anche ove si ritenesse che le spiagge non siano una risorsa generalmente scarsa, le procedure selettive sarebbero comunque imposte dal Trattato sul funzionamento dell’Ue (art. 49 Tfue) in presenza di un interesse transfrontaliero certo per le relative concessioni. Interesse rilevato già nel 2021dall’Adunanza plenaria del CdS, che aveva sottolineato la «eccezionale capacità attrattiva» verso le imprese di altri Stati membri che «da sempre esercita il patrimonio costiero nazionale per conformazione, ubicazione geografica, condizioni climatiche e vocazione turistica».
E se non ci fosse né scarsità della risorsa né interesse transfrontaliero, è lo stesso diritto nazionale a prescrivere in ogni caso una procedura selettiva. Le concessioni – precisano i giudici – sono «provvedimenti per loro natura limitati nel tempo, soggetti a scadenza, e comunque non automaticamente rinnovabili in favore al concessionario uscente», ma da assegnarsi con una «procedura comparativa ispirata ai fondamentali principî di imparzialità, trasparenza e concorrenza».
GLI INDENNIZZI AI CONCESSIONARI USCENTI
Dunque, ben tre normative – direttiva Bolkestein, art. 49 Tfue e diritto nazionale – impongono le gare, e il governo deve prenderne atto.
Invece, cosa fa la maggioranza? Anziché indirle immediatamente, anche per bloccare la procedura di infrazione già avviata in sede Ue, inizia dalla fine, cioè dagli indennizzi ai concessionari uscenti, per offrire loro un salvagente, forse per la consapevolezza che dalle gare ormai non si sfugge. Un disegno di legge di Fratelli d’Italia prevede l’abrogazione dell’articolo 49 del codice della navigazione, secondo cui, al cessare della concessione, le opere non amovibili degli stabilimenti vengono acquisite dallo Stato senza indennizzo ai concessionari uscenti.
Gli indennizzi erano stati già previsti, nell’agosto 2022, dalla legge sulla concorrenza varata dal governo di Mario Draghi (n. 118), che individuava alcuni criteri per la messa a gara delle concessioni balneari e delegava il governo a definirli in appositi decreti. L’esecutivo di Giorgia Meloni, però, aveva lasciato scadere i termini della delega. Ora il disegno di legge recupera e valorizza il principio dell’indennizzo, ma non i criteri per le gare. A ciò supplisce il CdS che, nelle ultime sentenze, ribadendo la necessità di bandire subito procedure competitive, afferma che comunque si potranno utilizzare «i principi della legge 118/2022 ancorché non santificati in decreti attuativi».
Ancora un elemento. La norma sui mancati indennizzi che si vuole abrogare è ora al vaglio della Corte di Giustizia dell’Ue, che si pronuncerà a breve sulla sua compatibilità con il diritto europeo (artt. 49 e 56 Tfue). Prima di modificarla, forse sarebbe meglio attendere la pronuncia.
LA STAGIONE BALNEARE 2024
Secondo le citate sentenze del CdS, per la stagione balneare 2024 è ammissibile «la sola proroga “tecnica”», prevista dalla legge sulla concorrenza del 2022, «per il tempo strettamente necessario» a concludere le gare. Per fruire di tale proroga – dicono i giudici – le autorità amministrative «devono avere già indetto la procedura selettiva o comunque avere deliberato di indirla in tempi brevissimi». In tutti gli altri casi, la maggior parte, le concessioni sono illegittime. Per ribadire questo punto, gli attivisti di Mare libero stanno occupando in modo pacifico – con asciugamani e ombrelloni – varie spiagge, Papeete e Twiga tra le altre.
Chissà se queste iniziative riusciranno a sensibilizzare sul tema gli altri bagnanti, e i cittadini in generale, in modo più efficace delle sentenze.
(da agenzie)
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