Destra di Popolo.net

PROTESTE IN TUTTA LA FRANCIA CONTRO L’ESTREMA DESTRA DI LE PEN

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

A PARIGI OGGI IL CORTEO PARTIRA’ DA PLACE DE LA REPUBLIQUE

I gruppi antirazzisti si uniranno ai sindacati francesi e a una nuova coalizione di sinistra per protestare oggi a Parigi e in tutta la Francia contro l’avanzata dell’estrema destra nazionalista del Rassemblement National, mentre è in corso una frenetica campagna elettorale in vista delle elezioni parlamentari anticipate.
A Parigi i manifestanti, che temono che le elezioni producano il primo governo di estrema destra in Francia dalla Seconda Guerra Mondiale, si riuniranno a Place de la Republique prima di marciare attraverso la parte orientale della città.
I manifestanti si stanno radunando quotidianamente da quando il Rassemblement National di Marine Le Pen, partito anti-immigrazione, ha ottenuto una storica vittoria alle elezioni del Parlamento europeo di domenica, schiacciando i moderati del Presidente Emmanuel Macron e spingendolo a sciogliere l’Assemblea nazionale.
Ad unirsi alla protesta anche l’attaccante della nazionale francese e dell’Inter Marcus Thuram. «Dobbiamo dire a tutti di andare a votare. Come cittadino dobbiamo lottare quotidianamente affinché il RN (Rassemblement national) non vinca», ha detto l’attaccante nel corso di una conferenza stampa dal ritiro della Francia in vista dell’esordio a Euro 2024.
«La situazione è molto, molto grave», ha detto l’attaccante dell’Inter – come riporta l’Equipe – da sempre impegnato in prima linea contro il razzismo. A proposito di quanto sta accadendo in Francia, con il presidente Emanuel Macron che ha indetto nuove elezioni, Thuram ha detto: «L’ho saputo dopo la partita contro il Canada. Nello spogliatoio eravamo tutti un po’ scioccati. Questa è la triste realtà della nostra società oggi. Ci sono messaggi che passano ogni giorno in televisione per far passare questo partito (il Rassemblement national, ndr). Come ha detto Ousmane (Dembélé, ndr), dobbiamo dire a tutti di andare a votare. Come cittadino, che si tratti di te o di me, dobbiamo lottare quotidianamente affinché il RN non vinca». «Nella squadra francese, penso, anzi spero, che tutti condividano la mia stessa opinione. Capisco che alcuni dicano che dobbiamo andare a votare, ma non credo che sia sufficiente dirlo. Dobbiamo anche dire come siamo arrivati fin qui e la gravità della situazione», ha aggiunto. «Siamo in un Paese libero e ognuno dovrebbe fare ciò che ritiene giusto. Sono davanti a voi e dico certe cose. Gli altri magari non lo dicono ma, ripeto, non ho dubbi che tutti la pensino come me», ha concluso Thuram.
Le nuove elezioni per la Camera bassa del Parlamento, che sono a doppio turno, sono state fissate per il 30 giugno e il 7 luglio. Macron rimane presidente fino al 2027 e responsabile della politica estera e della difesa, ma vedrebbe la sua presidenza indebolita in caso di vittoria del Rassemblement National.
«Abbiamo bisogno di un’insurrezione democratica e sociale, altrimenti l’estrema destra prenderà il potere», hanno affermato i sindacati francesi in un comunicato pubblicato venerdì. «La nostra Repubblica e la nostra democrazia sono in pericolo», hanno aggiunto, sottolineando che in Europa e nel mondo i leader dell’estrema destra hanno approvato leggi che danneggiano le donne, la comunità LGBTQ+ e le persone afrodiscendenti.
Per evitare che Rn vinca le prossime elezioni, i partiti di sinistra si sono accordati venerdì per mettere da parte le differenze sulle guerre a Gaza e in Ucraina e formare una coalizione. Hanno esortato i cittadini francesi a sconfiggere l’estrema destra. Secondo i sondaggi di opinione, Rn, il cui fondatore, Jean-Marie Le Pen, è stato ripetutamente condannato per razzismo e antisemitismo, dovrebbe essere in vantaggio al primo turno delle elezioni parlamentari.
Il partito si è imposto alle elezioni europee, raccogliendo più del 30% dei voti espressi in Francia, quasi il doppio dei voti del partito di Macron, Renaissance. Il mandato di Macron durerà ancora tre anni e il presidente manterrà il controllo degli affari esteri e della difesa indipendentemente dall’esito delle elezioni parlamentari. Ma la sua presidenza sarebbe indebolita in caso di vittoria di Rn, che potrebbe mettere il suo leader 28enne Jordan Bardella sulla buona strada per diventare il prossimo primo ministro, con autorità sugli affari interni ed economici.
(da agenzie)

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NEL BILATERALE CON LA MELONI, BIDEN HA CHIESTO RASSICURAZIONI ALLA DUCETTA SUL POSIZIONAMENTO DELL’ITALIA: SIA QUELLO ATLANTICO CHE QUELLO EUROPEO

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

A PREOCCUPARE WASHINGTON È LO SCARSO CONTRIBUTO FINANZIARIO DELL’ITALIA, CHE FATICA AD ARRIVARE ALLA QUOTA OBBLIGATORIA DEL 2% DEL PIL IN DIFESA… IL PRESSING SU ABORTO E DIRITTI E LA RISPOSTA BALBETTANTE DELLA MELONI: “CI SARANNO SFORZI…”

A colloquio con Giorgia Meloni, Joe Biden si informa di cosa sta accadendo. E le chiede conto dei prossimi passi, preoccupato essenzialmente da due scenari.
Il primo: la vittoria in Germania e Francia dell’Afd e Rn, che tradizionalmente intrattengono legami solidi con il Cremlino. Il secondo: la capacità dell’Italia di garantire il posizionamento atlantico. Non è un dubbio senza fondamento, perché il riavvicinamento tra la premier e Marine Le Pen è stato notato, studiato, segnalato. E poi, pesa sempre il fattore Salvini: governare un Paese con il leghista è di per sé un dettaglio che non lascia tranquilli gli Usa.
È soprattutto un tema di garanzie che Meloni può offrire, nel corso di un incontro durato quaranta minuti. La presidente del Consiglio cerca ovviamente di rassicurare l’interlocutore, ricordando quanto fatto finora: un’adesione solida alle ragioni dell’alleanza che le ha garantito un filo diretto con Biden. Meloni ribadisce il sostegno a Kiev. E prova a rasserenare i rapporti anche sul fronte degli aiuti che Roma deve destinare all’Ucraina. «Ci saranno sforzi comuni, anche finanziari», giura, in vista del prossimo vertice Nato a Washington dal 9 all’11 luglio.
Eppure, non tutto torna. Ad esempio, sul fronte delle risorse finanziarie destinate alle spese militari l’Italia non riesce a inviare segnali graditi alla Nato: la quota di Pil resterà sotto il 2% su cui si sono impegnati tutti i partner. Ma va anche peggio. A Borgo Egnazia risuonano le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, che mette in prosa i pensieri – e i problemi – di Meloni: «Il pacchetto da 40 miliardi all’anno per l’Ucrainaè un discorso posticipato. L’Italia ha detto che non è d’accordo a un impegno di questo tipo, che avrebbe significato per noi 3,5 miliardi all’anno aggiuntivi. Già facciamo difficoltà ad arrivare al 2%. Quando lo raggiungeremo, discuteremo di ulteriori investimenti».
Proprio l’asticella del 2% è oggetto della distanza tra la premier e la Casa Bianca, come conferma sempre Crosetto: «Quasi tutti i Paesi della Nato si impegnano ad aumentare oltre il 2% la spesa militare. Ho ribadito la difficoltà dell’Italia, collegata ai vincoli del patto di stabilità europeo».
Insomma, Palazzo Chigi chiede a Bruxelles di scorporare quelle spese, per ora senza esito. E non si capisce come fronteggerà l’esborso della quota con cui contribuirà ai 25 miliardi di dollari del prestito all’Ucraina legati agli asset russi. Non è dettaglio, se si considera anche un altro terreno su cui Roma continua a tenersi un passo indietro rispetto agli Stati Uniti e agli altri partner: il via libera a colpire obiettivi oltre il confine russo con missili a media gittata.
Per Washington, è possibile solo contro target a ridosso della linea del fronte Est. Per Meloni non è il momento, unica a negare l’autorizzazione tra i big. La discussione è entrata anche nel dibattito a porte chiuse dell’altro ieri. E la premier, nonostante la distanza da Biden, Macron e Scholz, ha ribadito il suo veto.
Ma a rovinare il secondo giorno di lavori è stato anche un altro dossier: quello dei diritti Lgbtq. Nel chiuso del bilaterale, Biden chiarisce che l’opzione di approvare un testo senza neanche menzionarli non è considerata praticabile.
Per il leader dem, è un terreno su cui si gioca la campagna elettorale contro Trump. E se sull’interruzione volontaria di gravidanza la Casa Bianca si accontenta del richiamo alle conclusioni del summit di Hiroshima – senza citazione – su questo fronte il presidente chiarisce la linea: nessuno può sbianchettare quelle righe senza incorrere nel veto statunitense. Alla fine, la pressione ha un parziale effetto: almeno la parola Lgbtq torna nella bozza
(da la Repubblica)

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MAL COMUNE E NESSUN GAUDIO: PER SALVARE I COMUNI ITALIANI DALLA BANCAROTTA CI SAREBBE UNA SOLUZIONE SEMPLICISSIMA: FAR PAGARE LE TASSE

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

UN’IMPRESA NON FACILE, IN UN PAESE GUIDATO DA UNA PREMIER CHE LA LOTTA ALL’EVASIONE SIA “PIZZO DI STATO”… IL DISSESTO DEI MUNICIPI È STRETTAMENTE CORRELATO ALLA CAPACITÀ DI RISCOSSIONE

C’è uno stretto legame tra dissesto finanziario e incapacità di riscossione dei Comuni. Dalla ricerca appena diffusa dalla Fondazione nazionale dei Commercialisti emerge che tre delle Regioni meridionali che presentano le situazioni peggiori di bancarotta comunale sono anche quelle che più faticano a riscuotere i tributi.
La capacità di riscossione della Sicilia si ferma al 44% nel 2022, e la Regione ha il record del tasso di dissesto, il 28%. La Calabria ha un tasso di riscossione del 34% e di dissesto del 27%; la Campania rispettivamente del 38% e 23%. Vale a dire, se i Comuni del Sud riuscissero a far pagare tutte le tasse ai loro cittadini, forse non finirebbero in crisi.
Il dissesto finanziario non è un fenomeno raro […]: dal 1989 […] ne sono stati dichiarati 761, e dal 2012 sono state attivate 556 procedure di riequilibrio. Dunque oltre un Comune su dieci è stato o è tuttora in crisi. Ma i 470 Comuni che attualmente si trovano in stato di crisi sono concentrati prevalentemente nel Mezzogiorno. E la metà ha meno di 5.000 abitanti.
(da la Repubblica)

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CONTE DA GRILLO: LA DIFFICILE TRATTATIVA SUI DUE MANDATI

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

SI E’ DISCUSSO PURE IL CONTRATTO DEL GARANTE

Breve e chissà quanto intenso. L’incontro a Roma tra Giuseppe Conte, leader dei Cinque Stelle frastornati dal 9,99 per cento rimediato nelle Europee, e Beppe Grillo, il Garante che nulla ha detto in campagna elettorale e nulla sta dicendo dopo la batosta, va in scena nell’abituale dimora romana del fondatore, un hotel con vista sui Fori.
E dura un’ora e mezza, poco per gli standard di Grillo, e lo notano in tanti nel Movimento. “Non sembra un ottimo segnale” commentano fuori taccuino un paio di big.
Anche se dal M5S assicurano che è andata bene e che si è parlato “di temi, di visione”. Ma è evidente che il risultato elettorale ha occupato la conversazione. Così come il primo nodo che ha posto, quello della regola dei due mandati, una tagliola che ha contribuito alla composizione di liste fragili.
E anche se entrando Conte ha negato a il fatto quotidiano.it – “se devo convincere Grillo a cambiare regole? Voi vi fate troppi film” – la questione è stata toccata.
Inevitabile, visto che grandissima parte dei parlamentari e degli eletti invoca la cancellazione del totem. E Conte ha aperto spiragli, annunciando per settembre un’assemblea costituente sulle regole, inclusi i due mandati.
Però poi bisogna sempre fare i conti con Grillo, che di togliere la norma base del M5S non vuole saperne, almeno per i parlamentari. “Non si tocca, è una norma che ci distingue dagli altri partiti” aveva ribadito agli europarlamentari incontrati a Bruxelles, qualche settimana fa. E non pare che voglia cambiare idea, raccontano voci di dentro. Ma qualcosa va fatto.
Conte vuole ritoccare la regola almeno per le elezioni locali, consentendo ai parlamentari che abbiano svolto i due mandati di candidarsi come sindaci (attualmente potrebbero correre solo come consiglieri comunali, grazie al mandato zero, in base a cui il primo mandato in consiglio non si conta). Su questo ci sarebbe il via libera di Grillo. Mentre è aperta la discussione sulla possibilità di candidarsi alle Regionali. E qui il tema si fa già rovente, perché investe anche l’ex presidente della Camera Roberto Fico, possibile candidato alla Regione Campania il prossimo anno se il vincolo venisse rimosso (ma le voci su una sua candidatura come sindaco di Napoli sono corpose). Sui parlamentari, invece, la partita resta molto complicata. Conte sa che dovrà procedere con molta attenzione, anche nel definire le modalità dell’assemblea. Dopodiché la discesa di Grillo a Roma a naso non è legata solo alla disfatta nelle urne e ai due mandati. Subito dopo l’ex premier, il Garante ha incontrato un fedelissimo, il tesoriere Claudio Cominardi. “Beppe vola sempre alto e, quindi, lui parla sempre di temi e di visione”, ha spiegato l’ex deputato uscendo dal Forum.
Ma è un dato di fatto che il contratto di Grillo con il Movimento da 300 mila euro annui sia prossimo alla scadenza. Ergo, potrebbe essere finito nelle conversazioni di ieri. L’inizio di una trattativa, difficile. E il silenzio di Conte all’uscita forse è una conferma.
(da ilfattoquotidiano.it)

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FECCIA RAZZISTA: IN VENTI AGGREDISCONO A CALCI IN FACCIA DUE BAMBINE DEL GHANA IN GERMANIA, POI INSULTANO PURE LA POLIZIA

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

DERATTIZZARE SENZA PIETA’ QUESTA FOGNA, PRIMA CHE I CITTADINI ONESTI CI PENSINO DA SOLI

A Grevesmühlen, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore nel nord-est della Germania un gruppo di giovani ha aggredito e insultato in maniera razzista due bambine ghanesi di otto e dieci anni.
La più piccola è stata colpita a «calci in faccia» da uno degli aggressori. Ora è ricoverata in ospedale.
A parlarne oggi p il sito del quotidiano Die Welt, che sintetizza informazioni della polizia. Il giornale precisa che l’episodio è avvenuto «venerdì sera», ovvero il 14 giugno.
Secondo le prime informazioni il gruppo era composto da «circa 20 persone». «Quando i genitori delle bambine sono intervenuti, fino a otto persone hanno aggredito anche loro, ferendo leggermente il padre», si aggiunge. Mentre «anche dopo l’arrivo della polizia, una persona non identificata avrebbe insultato usando parole razziste le vittime. La bambina di otto anni e il padre sono stati trasportati in ospedale con un’ambulanza, ha spiegato la polizia». Per l’aggressione di Grevesmuehlen, si indaga per violazione della quiete pubblica, lesioni personali aggravate, incitamento all’odio e ingiurie.
(da agenzie)

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DOVE SI EVADONO PIU’ TASSE IN ITALIA? MAGLIA NERA ALLA CALABRIA, MA IN TERMINI ASSOLUTI PRIMEGGIANO LOMBARDIA, LAZIO, CAMPANIA E VENETO

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

L’ANALISI DELLA CGIA: EVASIONE FISCALE IN ITALIA PARI A 83,6 MILIONI DI EURO

In termini assoluti, sono le regioni più popolose a far registrare i dati più alti sull’evasione fiscale. Ma se si ragiona in termini percentuali, è soprattutto al Sud che si concentra il mancato gettito nelle casse dello Stato. È quanto emerge da un’analisi della Cgia, la Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato. Stando ai dati diffusi a inizio anno dal ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione fiscale in Italia si attesta a quota 83,6 miliardi di euro.
Un dato che fa riferimento al 2021, l’ultimo anno per cui i dati sono disponibili. L’ufficio studi della Cgia ha approfondito questo dato, cercando di capire quali sono i territori più fedeli al Fisco e quali invece quelli che fanno registrare i livelli più elevati di evasione fiscale.
L’evasione al Nord e al Sud
Dall’analisi è emerso che in termini assoluti sono le regioni più popolose, ossia quelle dove si concentrano anche più attività economiche, a far registrare i livelli più alti di mancato gettito: 13,6 miliardi di euro in Lombardia, 9,1 miliardi nel Lazio, 7,8 miliardi in Campania e 6,5 miliardi in Veneto.
Se si guarda però al rapporto tra l’importo evaso ogni 100 euro di gettito incassato, sono le regioni del Sud Italia a finire in cima alla classifica. La maglia nera va alla Calabria, con il 18,4% di evasione fiscale, seguita da Campania (17,2%), Puglia (16,8%) e Sicilia (16,5%).
A livello nazionale, la media dell’importo evaso ogni 100 euro di gettito incassato è pari all’11,2%. Nelle regioni del Mezzogiorno, la percentuale sale al 16,5%. I territori più virtuosi sono invece la provincia autonoma di Trento, con un’evasione fiscale stimata all’8,6%, la Lombardia, con l’8%, e la provincia autonoma di Bolzano, con il 7,7%.
La distribuzione dei 43,3 milioni di contribuenti
Complessivamente, rivela l’analisi della Cgia, l’Italia conta 43,3 milioni di contribuenti. Di questi, 42 milioni sono persone fisiche e 1,3 milioni sono persone giuridiche. Delle 107 province monitorate dall’ufficio studi di Mestre, è Roma a presentare il più alto numero di contribuenti Irpef: 2,9 milioni di persone. A seguire ci sono Milano (2,4 milioni), Torino e Napoli (entrambe con 1,6 milioni di contribuenti). Se si guarda invece alle società di capitali, è la Lombardia a far registrare il dato più elevato: 259.805. Seguono il Lazio con 183.800, la Campania con 129.300 e il Veneto con quasi 106.800
L’amara conclusione della Cgia
In base agli ultimi dati diffusi dal ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione nel 2021 risultava pari a 83,6 miliardi di euro, di cui 73,2 miliardi di mancate entrate tributarie e 10,4 miliardi di mancate entrate contributive. Il dato è sceso del 3,1% rispetto al 2020, ma resta comunque molto elevato rispetto alla media europea. Eppure, secondo la Cgia, il Fisco italiano dispone di 190 banche dati collegate digitalmente tra loro, che contengono un’enorme quantità di informazioni fiscali.
Com’è possibile, dunque, che non si riesca a stanare chi non paga le tasse? La conclusione amara a cui giunge l’analisi della Cgia è la seguente: «Se ogni anno il popolo degli evasori sottrae al fisco quasi 84 miliardi di euro e la nostra Amministrazione Finanziaria riesce a recuperarne solo una ventina, vuol dire che verosimilmente sappiamo tutto o quasi su chi è conosciuto al fisco, mentre brancoliamo nel buio nei confronti di chi non lo è, con il risultato che l’evasione rimane molto elevata, penalizzando oltremisura chi le tasse le paga fino all’ultimo centesimo».
(da agenzie)

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NELLA RISSA ALLA CAMERA DAI VIDEO EMERGE CHE IL LEGHISTA IEZZI HA COLPITO DIVERSI COMMESSI, TRA CUI UNA DONNA

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

I SOVRANISTI NON HANNO NEANCHE CHIESTO SCUSA A QUESTI LAVORATORI CHE DEVONO SOPPORTARE I BULLI DEI GIARDINETTI CHE AGGREDISCONO QUANDO SONO IN DIECI CONTRO UNO

Una minuta commessa di Montecitorio è stata letteralmente travolta dal corpulento deputato leghista Igor Iezzi, nel momento in cui sia era lanciato verso Donno per colpirlo con pugni e schiaffi.
Iezzi dalle immagini rallentate non ha alcun riguardo verso la poveretta, la travolge mentre lei lo guarda esterrefatta.
Come non fosse bastato lo sfondamento, Iezzi poi se la leva di torno tirandole una gomitata che per fortuna la commessa riesce a parare con il braccio evitando di essere colpita in faccia. Poi nella foga la travolge ancora e lei viene risucchiata dal capannello di altri deputati che seguono Iezzi.
Il corpulento leghista però non si ferma lì, e per quattro volte liberandosi di molti ostacoli umani di fronte a lui, si dà la spinta con alcuni saltelli per cercare di sferrare un pugno o allungare uno schiaffo a Donno. In tutti e quattro i casi il suo smanacciare fa altrettante vittime fra i commessi di Montecitorio. Schiaffi e pugni finiscono sulle loro spalle o sulle loro braccia.
In due casi Iezzi però fa più male: nelle immagini si scorge una sua gomitata alla gola di un commesso che si piega e cade, e poi una smanacciata che manca l’obiettivo e finisce invece sulla faccia di un altro commesso, con le dita infilate nei suoi occhi.
Un comportamento senza dubbio da ring Mma, non da aula parlamentare e infatti Iezzi per questo è stato sospeso 15 giorni dai lavori d’aula, la punizione massima che può comminare l’ufficio di presidenza.
Le scuse che la Lega dovrebbe a questi lavoratori a cui non è concesso protestare
Nessuno dei commessi si è fatto ricoverare o dare ufficialmente giorni di riposo in infermeria, ma senza dubbio sono loro le vittime di questa incredibile rissa. A loro le scuse sono dovute senza se e senza ma.
(da agenzie)

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BALLOTTAGGIO A VITTORIO VENETO: LA LEGA INVITA A VOTARE PER IL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

SPACCATURA SEMPRE PIU’ FORTE NEL CENTRODESTRA

Dopo la sconfitta alle elezioni comunali dello scorso fine settimanail leghista Giovanni Braido, candidato della coalizione composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Vittorio, Indipendenza Veneta e civica Giovanni Braido Sindaco, si è espresso a sorpresa sul ballottaggio del 23 e 24 giugno fra la candidata del centrosinistra Mirella Balliana (Pd, Rinascita Civica-Partecipare Vittorio, Progetto Vittorio Futura, Vittorio Vive e civica Mirella Balliana Sindaco) e il candidato di Forza Italia (ex leghista) Gianluca Posocco, sostenuto da Toni Da Re.
Braido ha invitato i suoi sostenitori a votare per Mirella Balliana, boicottando Posocco.
La spaccatura nel centrodestra vittoriese appare dunque sempre più insanabile. Braido avrebbe apprezzato l’interessamento di Balliana nei suoi confronti dopo la sconfitta elettorale. Non si schiererà ovviamente insieme alla candidata di centrosinistra al ballottaggio ma l’invito a votarla è stato chiaro.
Nel caso di elezione di Posocco a sindaco Braido ha già annunciato che rinuncerà all’incarico di consigliere di minoranza che gli spetta di diritto dopo i risultati del primo turno elettorale mentre, se Balliana dovesse essere eletta è pronto a tornare in consiglio comunale. Mercoledì sera, nella sede della Lega vittoriese, c’era stato un primo incontro tra militanti e simpatizzanti post esito elettorale ma Braido non vi ha preso parte. L’ex candidato sindaco se l’è presa anche con il segretario provinciale del Carroccio, Dimitri Coin. Dopo la prima presentazione pubblica di Braido non ha più partecipato alla campagna elettorale ma Braido lo accusa di aver continuato a sentire più volte Toni Da Re e per questo, Braido ha chiesto l’espulsione di Coin dalla Lega. La tensione nel partito è sempre più alta.
(da agenzie)

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SONDAGGIO SWG: SUI DIRITTI CIVILI GLI ELETTORI DI CENTRODESTRA SONO MENO TROGLODITI DEI LORO LEADER

Giugno 15th, 2024 Riccardo Fucile

SUL MIGLIORARE L’ACCESSO ALLA INTERRUZIONE DI GRAVIDANZA SI SCHIERA IL 62% DEGLI ELETTORI DI FDI, IL 61% DI CHI VOTA LEGA E IL 78% DI CHI SCEGLIE FORZA ITALIA… PERCENTUALI ANCORA PIU’ ALTE SULL’EUTANASIA

Aborto: l’accesso alla interruzione volontaria della gravidanza è da migliorare, anche per garantire autodeterminazione delle donne secondo il 62% di chi vota FdI, il 61% di chi sceglie Lega e il 78% di chi vota FI. Eutanasia: l’83% degli elettori di FdI è a favore della legalizzazione dell’eutanasia, in linea con il resto della popolazione. Anche da chi vota FI e Lega forte sostegno. Gravidanza per altri: il 65% degli italiani è favorevole alla regolamentazione (la metà apre alla forma “solidale”).
Vincitori e vinti delle ultime europee seppur divisi su tutti i temi trovano un campo largo largamente condiviso sul tema dei diritti civili. O almeno i loro elettori. Questo quanto emerge dal sondaggio commissionato dall’Associazione Luca Coscioni a Swg, che conferma un sempre più forte sostegno dell’opinione pubblica per il diritto all’autodeterminazione individuale, ed evidenziano una discrepanza sul tema dei diritti civili tra le scelte di Governo e le posizioni dei loro stessi elettori, in particolar modo in tema di eutanasia e aborto.
Sull’ eutanasia l’attuale esecutivo sollecitato, come i precedenti, dalla Corte costituzionale all’approvazione di una legge in grado di regolamentare il tema della morte volontaria assistita (tecnica già legale, in determinate condizioni, con la sentenza Cappato/Dj Fabo ma senza una norma non viene applicata in maniera uniforme).
Ben l’84% degli italiani risulta a favore di una legge sull’eutanasia, come l’83% degli elettori di Fratelli d’Italia e Forza Italia e il 77% di chi ha votato Lega alle ultime politiche. Pieno appoggio alla legalizzazione dell’eutanasiada parte delle opposizioni, i cui elettori si dichiarano ampiamente sensibili alla tutela di tutti i diritti civili oggetto dell’indagine.
Netto scollamento tra elettori e partiti anche rispetto al tema dell’aborto. Solo il 25% degli italiani non lo ritiene un diritto a livello nazionale (il 36% tra chi vota FdI, 29% Lega, 26% Forza Italia).
La legge ultraquarantennale per la maggior parte degli italiani è da modificare: solo per il 12% in senso più restrittivo, per il 69% in modo migliorativo (nonostante i principali partiti di maggioranza e opposizione siano contrari a modificare la legge) in termini di accesso alla interruzione volontaria di gravidanza e tutela al diritto all’autodeterminazione e alla salute (62% FdI, 61% Lega e FI)
Nello specifico, tra chi auspica un’evoluzione della legge 194 (il 55% degli italiani) occorre agevolare l’interruzione di gravidanza farmacologica, permettendo l’autosomministrazione del secondo farmaco, il misoprostolo, e ove possibile a domicilio, come avviene nel resto del mondo.
La pensa così anche il 49% del popolo FdI, il 48% di quello Lega, e ben il 65% degli elettori Forza Italia. Un’area di miglioramento comunemente intesa riguarda anche la gratuità della contraccezione per tutti 35% (43% FdI, 38% Lega, FI 29%) insieme a un migliore accesso alla tecnica, necessario per il 45% degli italiani (FdI 42%, Lega 48%, FI 52%).
(da agenzie)

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