Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
DEDICATO A QUELLA FOGNA DI SEDICENTI CATTOLICI DELLA DOMENICA CHE VOTANO SOVRANISTA… A LAMPEDUSA ALTRI 450 ARRIVI
Ieri sera, dal porto di Trapani è partita una nuova missione di ricerca e soccorso (Sar) nel
Mediterraneo che coinvolge la nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea Saving Humans. Insieme a lei, anche la barca a vela Migrantes, della Fondazione Migrantes, che fa riferimento alla Chiesa cattolica. Poche ore dopo la partenza, è arrivato un messaggio direttamente da Papa Francesco: “Vi auguro il meglio e invio la mia benedizione all’equipaggio di Mediterranea Saving Humans e a Migrantes. Prego per voi. Grazie tante per la vostra testimonianza. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca. Fraternamente, Francesco”.
Nel corso della spedizione, la Mare Jonio effettuerà le stesse operazioni di ricerca e soccorso che svolge da tempo, nonostante i contrasti con il governo Meloni. La Migrantes, invece, avrà un ruolo di osservazione, documentazione e informazione. Mediterranea Saving Humans, in un messaggio sui social, ha detto che l’equipaggio è pronto a “soccorrere le persone in fuga da tortura, violenze e violazioni dei diritti umani e contrastare le intercettazioni e le deportazioni in Libia e Tunisia”.
Non è la prima volta che Papa Francesco mostra sostegno per la causa dei soccorsi in mare, e anzi il pontefice ha preso posizione più volte negli ultimi anni. La Ong che gestisce la Mare Jonio, in particolare, era stata ringraziata personalente dal Papa all’udienza in generale in Vaticano nel dicembre scorso: “Saluto il gruppo di Mediterranea Saving Humans, che è qui presente, e che va in mare a salvare i poveretti che fuggono dalla schiavitù dell’Africa. Fanno un bel lavoro questi: salvano tanta gente, tanta gente”, aveva detto. La missione partita ieri, però, è la prima iniziativa portata avanti in modo congiunto.
Nel frattempo, negli scorsi giorni sono continuati gli arrivi di persone migranti in Italia. La Guardia costiera oggi ha soccorso un barcone di dieci metri e ha portato a Lampedusa 125 persone: era salpate dalla Libia, pagando tra i 5mila e i 7mila euro a testa. Sono stati otto gli sbarchi nelle ultime ore, e il totale degli arrivi è di 450.
Proprio questa mattina, all’alba, una giovane donna etiopa ha partorito su una barca su cui viaggiava insieme a 46 persone. Anche questa imbarcazione era partita dalla Libia ed è stata soccorsa dalla Guardia costiera. I sopravvissuti sono stati fatti sbarcare a Lampedusa: a quanto risulta, sia la donna che la neonata sono in buone condizione di salute: sono state trasferite in Sicilia in elisoccorso. Ad accompagnarle, anche un’altra figlia.
È attivo il nuovo centro di trattenimento di Porto Empedocle, varato dal governo Meloni poco prima di Ferragosto nonostante il numero di persone giunte in Italia sia nettamente calato rispetto allo scorso anno. Questa mattina vi sono state portate cinque persone tunisine, traferite da Lampedusa. Il centro dovrebbe servire ad accelerare le procedure di rimpatrio, in linea con quello aperto lo scorso anno a Pozzallo, che però era stato stroncato dalle sentenze di vari giudizi in quanto non in linea con le norme italiane, europee e internazionali. Al momento i posti disponibili sono appena dieci, in via sperimentale.
(da Fanpage)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
SULLA NOTIZIA FARLOCCA DELL’INDAGINE SU ARIANNA MELONI: “SE UNO VUOLE SOSTENERE CHE SALLUSTI È UN ASINO, CHE NON SA SCRIVERE IN ITALIANO E NON CONOSCE NEMMENO LA PUNTEGGIATURA, POTREI ANCHE ESSERE D’ACCORDO. PERÒ, ALMENO IN QUESTO CASO, CREDO ABBIA SOLO RIPORTATO UN’INFORMAZIONE CHE RITIENE VERA”… “SALLUSTI CON PALAMARA SONO CULO E CAMICIA, L’IPOTESI DELL’INDAGINE VIENE DA LUI, NE HO LA CERTEZZA”
Che i rapporti tra Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti non siano bagnati da un oceano di stima reciproca – per usare un eufemismo – è ben noto a chi lavora nei quotidiani
Le riunioni di redazione al Giornale, dove Sallusti è direttore responsabile e Feltri direttore editoriale, devono essere uno spettacolo strabiliante. Ma Sallusti è l’editorialista da cui è partito il giallo dell’estate: l’immaginifico complotto politico-giudiziario nei confronti di Arianna Meloni, sorella della premier, sulla quale starebbero indagando non meglio precisate procure o “agenzie”
Al riguardo, Vittorio Feltri non sente l’immediato bisogno di fare ironia: “Ancora non è uscito niente di concreto, ma penso che Sallusti non si sia inventato nulla, credo abbia delle informazioni”.
Da chi?
Conosciamo tutti il rapporto che ha con Luca Palamara. Hanno scritto due libri insieme, sono ancora molto legati, sono convinto che la notizia esca da lì.
Addirittura la considera una notizia?
Diciamo che è uno spiffero, suvvia. Poi lei saprà già cosa penso di Sallusti: non è che sia Montanelli (ride). Ma con Palamara sono culo e camicia, l’ipotesi dell’indagine su Arianna Meloni viene da lui, ne ho la certezza.
Se dice che ne ha la certezza, con Sallusti deve averne parlato.
Macché parlato, me ne frega una sega. Vedremo cosa succede. Ho seguito anche lo scazzo che Sallusti ha avuto con il direttore del suo giornale. Io ho stima di Travaglio, ma stavolta non credo che sia giusto attaccare Sallusti. Mi spiego: se uno vuole sostenere che è un asino, che non sa scrivere in italiano e non conosce nemmeno la punteggiatura, potrei anche essere d’accordo (ride fragorosamente). Però, almeno in questo caso, credo abbia solo riportato un’informazione che ritiene vera.
Il presunto reato ipotizzato su Arianna Meloni è davvero il traffico d’influenze?
A me sembra una cazzata. Se sono una persona di potere faccio le nomine, è normale. Voglio mettere Pinocchio in un’azienda di Stato? Ce lo metto. Qual è il reato? Chi le dovrebbe fare le nomine, se non chi amministra i partiti di governo?
È normale che sia la sorella della premier?
Il suo ruolo non lo scopriamo oggi, è chiaro che Giorgia Meloni le ha affidato responsabilità importanti nella gestione del partito . Quindi cosa c’è di strano se Arianna ha un ruolo nelle nomine? Fratelli d’Italia è un partito come gli altri.
Tra i registi occulti di questa operazione ci sarebbe Matteo Renzi. Ma lei ci crede davvero?
A questo non credo nemmeno io, mi sembra un argomento debole. Con tutti i cazzi che ha avuto Renzi con la magistratura, pensare che possa diventare un discepolo dei pubblici ministeri mi pare un po’ esagerato. Ma poi, diciamoci la verità: a questa storia si sta dando troppa importanza, non mi pare che sia una questione fondamentale per i destini dell’universo. Non resta che aspettare e vedere, al massimo è una balla in più. Che sarà mai? Sallusti ne ha scritte talmente tante…
Pensa che l’ipotesi di complotto favorisca Meloni agli occhi dell’opinione pubblica?
Credo che la gente non ci abbia capito un cazzo, non penso abbia effetti sulla popolarità della premier.
Ha visto che Sallusti è stato invitato alla Festa dell’Unità per parlare proprio di Giustizia?
Contento lui. Io alla festa dell’Unità non andrei a prendere neanche uno spritz.
Non ha grandi amici a sinistra…
Ho appena ricevuto minacce di morte da un gruppuscolo di comunisti . Me ne farò una ragione, sono già sotto scorta. Che poi non è nemmeno male: non si paga la benzina e hai qualcuno che cerca parcheggio al posto tuo.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
“NON MI INTERESSANO I SUOI SOLDI, LEI NON E’ GRADITO, SE NE VADA”
«Ehi tu, invece di stare a chiacchierare, alza le chiappe e vieni a sparecchiare». È con
questa frase che un cliente della Casa del Popolo di Solaio a Pietrasanta, in provincia di Lucca, si è rivolto a una cameriera. L’episodio risale a una sera di mercoledì 21 agosto, quando il locale è pieno di commensali e soci.
Verso la fine della cena, racconta Il Tirreno, un uomo sulla sessantina richiama con fare spazientito una cameriera, urlandole due volte, davanti a tutti, di «alzare le chiappe» e sbrigarsi a sparecchiare e portare i caffè. In un primo momento, la ragazza prova a replicare con una battuta, poi si allontana e scoppia a piangere.
L’intervento del titolare
La parte più interessante della storia arriva poco più tardi, quando Matteo Giubilato – gestore del circolo – chiede conto di cosa è successo e senza pensarci due volte invita il sessantenne e il suo gruppo di amici ad andarsene. Subito, senza nemmeno passare dalla cassa. «Non mi interessano i suoi soldi, se ne vada», intima Giubilato. E il socio in questione esce dal locale, mentre gli altri commensali applaudono.
«Ho fatto ciò che andava fatto»
«Questo modo di approcciarsi a una lavoratrice che, al pari delle altre, andava avanti e indietro per la sala per garantire un servizio, l’ho trovato legato a una logica padronale che non può appartenerci», ha commentato il titolare del circolo a Il Tirreno. Credo, ha aggiunto Giubilato, «di avere fatto semplicemente quello che andava fatto. Tutto qui». Insomma, niente di eccezionale da parte sua. C’è una cosa però su il ristoratore ammette di essere rimasto spiazzato: la reazione delle persone presenti. «Quello che mi ha colpito – racconta – è stato il comportamento e la reazione dei soci che si trovavano nel giardino dove è accaduto il fatto. Tutti, nessuno escluso, hanno preso le parti della cameriera, criticando l’uomo e contestandone parole e atteggiamento». Quanto all’autore dell’episodio, conclude Giubilato, «non è più gradito» al Circolo.
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
I SOLDI DELL’ATENEO TELEMATICO VENIVANO “DRENATI” DAL CLUB CALCISTICO E DA ALTRE SOCIETÀ DELLA GALASSIA DI BANDECCHI: IMPRESE ALIMENTARI, IMMOBILIARI E PERFINO DUE SOCIETÀ ESTERNE, UNA RUSSA E UNA CINESE. IL TUTTO, SECONDO LA PROCURA, “AL FINE DI EVADERE L’IMPOSTA SUL REDDITO”
I soldi dell’università telematica venivano “drenati” a società private che, per i pm, sono a tutti gli effetti “attività commerciali”. La Ternana Calcio, innanzitutto, ma anche la radio aziendale, imprese alimentari e immobiliari e perfino due società estere (una russa e una cinese). Il tutto “al fine di evadere l’imposta sul reddito” avvalendosi “dell’illecita fruizione dell’agevolazione fiscale” dedicati agli Enc, gli Enti non commerciali, strumentali all’Ateneo.
È per questo motivo che il 3 giugno scorso la Procura di Roma ha chiesto e ottenuto il sequestro di circa 2,6 milioni di euro all’Università “Niccolò Cusano” di Roma, la creatura e a tutti gli effetti la cassaforte imprenditoriale di Stefano Bandecchi, il vulcanico imprenditore e sindaco di Terni. Bandecchi è indagato per reati tributari (d.lgs. 74/2000) in qualità di presidente del Cda e rappresentante legale di Unicusano.
La somma contestata riguarda il solo 2021. Unicusano, infatti, aveva già subito il sequestro, a gennaio 2023, di circa 20,2 milioni di euro in relazione agli esercizi dal 2016 al 2020. Il provvedimento fu poi confermato dal Tribunale del Riesame il 13 marzo 2023 e dalla Corte di Cassazione. La stessa Unicusano, secondo chi indaga, non può essere qualificata come “ente non commerciale”.
Già nell’informativa dei finanzieri del 7 luglio 2022, si parlava di “abnorme quantità di investimenti” effettuati nelle imprese controllate. Tra queste proprio la Ternana Calcio – circa 14 milioni di euro nel solo 2021 – il giocattolo sportivo di Bandecchi che però lo ha aiutato a diventare sindaco e che ha venduto nel giugno 2023. Ci sono poi la Suzhou Pappa Pronta Food Co. Ltd, che ha sede a Jiangsu, e la Solnechnyj Llc Sunlite, che invece si trova a Ceboksary, sul fiume Volga.
Tra i vari beni mobili registrati di lusso, acquistati con i fondi dell’Ateneo telematico e, per i pm, “totalmente estranei all’attività svolta dalla Unicusano e privi dei caratteri della strumentalità”, vi sono anche una Rolls Royce Phantom VIII del valore di 550 mila euro, una Mercedes Gls da 109 mila euro, una Bmw Serie 6 cabrio da 115 mila euro e un’altra Bmw, Serie 7, da 75 mila euro.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
BERSANI SFIDA VANNA: “PRONTO AD ANDARE A PROCESSO”
“Sono disponibile a chiudere la vicenda da cui è scaturita la condanna dell’onorevole
Bersani per diffamazione nei miei confronti se egli riterrà di formulare scuse pubbliche per il linguaggio utilizzato”. Così l’ex generale Roberto Vannacci, europarlamentare eletto da indipendente nelle file della Lega.
Nei confronti dell’ex ministro e segretario Pd era stato comunicato un decreto penale di condanna per l’epiteto “coglione” rivolto all’autore de “Il mondo al contrario” durante la festa dell’Unità di Ravenna di un anno fa.
Bersani può decidere di opporsi al decreto in questione annullandolo ma finendo a processo. Ed è questa l’intenzione che ha: “Si vada pure a processo. Così capiremo finalmente se qualcuno, magari con le stellette, può definire anormale un altro essere umano senza per questo insultarlo”, ha dichiarato l’ex segretario del Pd.
Ma ecco l’apertura di Vannacci. “Non nutro alcuna ossessione personale nei suoi confronti; – continua – tuttavia, da parte di un rappresentante delle istituzioni del suo livello, non è tollerabile l’uso di un linguaggio offensivo sul piano personale, che rischia di legittimare ed incentivare violenze verbali estranee al dibattito civile”.
“Detto ciò, offro la possibilità di chiudere definitivamente questa vicenda impegnandomi a ritirare la querela, a condizione che le scuse pubbliche dell’onorevole Bersani siano associate ad una donazione a un’associazione di militari e poliziotti vittime del dovere”, aggiunge.
Tuttavia Bersani non si mostra convinto dell’apertura di Vannacci. “Quando avrà chiesto scusa a ebrei, femministe, omosessuali, neri e a tutti gli ‘anormali’ del mondo avrà anche le mie scuse”, la replica del dem
(da agenzie)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
I REATI CONTESTATI SI RIFERISCONO AGLI ASSALTI COMPIUTI DURANTE I FESTEGGIAMENTI PER LA VITTORIA DEL MAROCCO SULLA SPAGNA AI MONDALI 2022
Trentadue persone, tre delle quali minorenni, sono indagate nell’ambito dell’inchiesta della Procura delle Repubblica di Verona sulle violenze compiute da giovani dell’area di estrema destra (alcuni dei quali militanti di Casapound) che lo scorso 12 luglio aveva portato all’arresto di 7 persone. L’indagine è stata chiusa dal pubblico ministero Silvia Facciotti, che contesta a carico di tutti gli indagati i reati, in concorso, di violenza privata, lesioni e danneggiamento, aggravati dal numero di persone. A 12 giovani viene imputata anche l’aggravante della discriminazione razziale.
Nello specifico i reati contestati dalla Procura si riferiscono agli assalti compiuti durante i festeggiamenti per la vittoria del Marocco sulla Spagna ai campionati Mondiali di Calcio nel dicembre 2022, quando si verificarono aggressioni a colpi di bastoni e cinture, danneggiando anche le auto in transito. Nel mirino degli indagati anche le baby gang, con l’invito via Telegram a presidiare varie zone dalla città, per poi aggredire invece un gruppo di ragazzini incontrati nella centralissima via Mazzini. Le violenze erano state commesse con i volti bardati da cappelli, sciarpe, passamontagna, camuffamenti che tuttavia non hanno impedito ai presunti responsabili di essere riconoscibili.
L’ultimo episodio contestato risale a luglio dello scorso anno, un assalto a colpi di spranghe e sassi all’organizzatore e all’addetto alla sicurezza della Festa in Rosso di Rifondazione Comunista, nel quartiere di Quinzano. In quel caso un dirigente del partito era stato ferito e alcune strutture danneggiate dopo che per giorni si erano susseguite provocazioni, come il lancio di bottiglie e altri oggetti e il transito – davanti ai militanti – facendo il saluto romano. I responsabili sono comunque stati individuati.
(da Fanpage)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
LA CASSAFORTE CHE HA EREDITATO IL PATRIMONIO DI AN (200 MILIONI) NEL 2021 HA EROGATO 30MILA EURO ALL’ASSOCIAZIONE VICIT LEO, E 3MILA AD “AMICI DELLA PATRIA”… IN QUEL PERIODO NEL CDA DELLA FONDAZIONE AN C’ERANO, TRA GLI ALTRI, LA RUSSA, DELMASTRO E LOLLOBRIGIDA
La Fondazione Alleanza nazionale in anni recenti non ha finanziato solo
l’associazione di estrema destra Acca Larentia. Ma ha sostenuto anche il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, per il tramite di un’associazione no vax che in piena diffusione del Covid-19 poneva dubbi sulla pandemia e sui “virologi”.
La cassaforte che ha ereditato il patrimonio di An, immobili, titoli azionari e beni per un valore di oltre 200 milioni, ha finanziato la galassia di Fiore quando nel consiglio di amministrazione sedevano, tra gli altri, anche volti oggi al governo o con alti incarichi istituzionali: dal presidente del Senato Ignazio La Russa, al sottosegretario della Giustizia Andrea Delmastro, passando per gli attuali ministri Francesco Lollobrigida, Edmondo Cirielli, oltre ai senatori Roberto Menia e Maurizio Gasparri.
Attenzione: i vertici della Fondazione avrebbero potuto anche non sapere che dietro questa associazione di fatto c’era Fiore. A leggere le informative della Guardia di Finanza emerge che sarebbe stato Fiore il regista di tutti i passaggi. Tanto che sarebbe stato lui, secondo la Finanza, a fare da tramite tra la Fondazione An e l’associazione in questione.
Questa storia emerge da un’indagine della procura di Bari, guidata dal procuratore Roberto Rossi, su Forza Nuova: indagine poi in parte archiviata. Il sospetto in questo caso era quello di possibili reati per riciclaggio ed evasione fiscale.
Reati che però la procura ha ritenuto di non poter sostenere in giudizio, così da chiedere e ottenere l’archiviazione. Cristallina però è la questione politica che l’indagine pone: e cioè la ricostruzione del vorticoso giro di denaro attorno a Fiore, condannato a 8 anni e 8 mesi per l’assalto alla Cgil.
Si legge nell’informativa del 2021: «Fiore dispone di disparate risorse finanziarie che gestisce non in via diretta o per mezzo di persone terze compiacenti. Difatti, il Fiore trae le sue fonti di finanziamento sia attraverso il merchandising sia attraverso finanziamenti percepiti dall’estero: finanziamenti di anonimi benefattori anglosassoni e australiani della società di Trust la Saint George Educational (che fa capo a Fiore, ndr) nonché della Fondazione An».
Perché viene ritirata in ballo la Fondazione? Secondo i finanzieri «dalle indagini sarebbe emerso che sui conti di alcune associazioni arrivavano fondi del trust di Fiore e della Fondazione».
In particolare la cassaforte di An nel 2021 ha erogato 30 mila euro all’associazione Vicit Leo e 3 mila euro all’associazione Amici della patria. Ed è sulla prima che si concentrano i finanzieri: «La disamina della documentazione bancaria acquisita ha consentito di appurare che la quasi totalità del denaro confluito sui conti correnti delle citate associazioni è stato impiegato per pagamenti attinenti all’acquisto di beni o servizi, ovvero, più in generale, ad iniziative di interesse del partito politico Forza Nuova o della famiglia di Roberto Fiore».
A supporto di questa tesi allegano una conversazione tra una responsabile della Vicit Leo, Luisa Acanfora, e Fiore. Prima del bonifico della Fondazione An, Acanfora chiede al leader di Fn: «Senta, dalla Fondazione quando la risposta? Oggi?». E Fiore: «Domani…Il bonifico». Conclude la Finanza: «Dall’ascolto delle conversazioni si acclara il dato che proprio il Fiore amministra in prima persona i flussi di denaro che in buona parte utilizza per sovvenzionare le attività e le finalità dell’associazione di cui si pone di fatto a capo».
Ma formalmente di cosa si occupava l’associazione Vicit Leo in quegli anni? L’ente si dichiarava apartitico e si poneva a difesa della «religione cattolica apostolica romana, delle tradizioni del popolo italiano e dei popoli europei», ma anche per la promozione di studi epidemiologici «al fine di vigilare sull’appropriatezza di somministrazione di vaccini e farmaci». Nel comitato scientifico appariva in quegli anni Stefano Scoglio, riferimento del mondo no vax e che ha risarcito il virologo Roberto Burioni dopo averlo accusato di conflitti di interesse.
Tra le attività dell’associazione sul sito si trova un convegno del 2020, pochi mesi prima del finanziamento arrivato dalla Fondazione: «Vicit Leo, nelle persone di Carlo Taormina, Roberto Fiore e Pierfrancesco Belli, ha organizzato una conferenza dal titolo “Delenda Organizzazione mondiale della sanità”». Il tema della conferenza? In sintesi «la grande crisi sanitaria origina dal modus operandi dell’Organizzazione mondiale della sanità, con i suoi “virologi” e falsi scienziati e i suoi governi di riferimento, sostanzialmente sotto tutela di Gates». Ecco i filoni “culturali” sostenuti dalla Fondazione di An quando nel cda c’era mezzo governo di oggi.
(da La Repubblica)
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
UN CAVILLO BUROCRATICO HA PERMESSO ALL’ASSOCIAZIONE “ACCA LARENZIA” DI VINCERE L’ASTA BANDITA DALL’INAIL PER RILEVARE L’IMMOBILE: LO STABILE UFFICIALMENTE ERA OCCUPATO DA “IGNOTI SINE TITULO”. CHE IN REALTÀ ERANO GLI STESSI CHE POI L’HANNO RILEVATO A PREZZO DI SALDO
Non c’è solo il finanziamento da 30mila euro ricevuto dalla fondazione Alleanza nazionale, cassaforte della memoria della destra sociale italiana e del patrimonio immobiliare del partito Fratelli d’Italia. C’è molto altro nella storia della sezione di Acca Larentia acquistata a un prezzo stracciato dai neofascisti dell’omonima associazione.
Domani ha infatti scoperto che all’asta bandita dall’Inail, proprietario dell’immobile, si è presentato un solo candidato, e cioè l’associazione costituita da un gruppo di militanti che già da anni si occupavano di gestire la sede. Ed è emerso, anche, che gli occupanti della sezione erano abusivi. Morosi incalliti, in pratica: nessuno pagava l’affitto da anni.
Un cortocircuito confermato a Domani dall’ente previdenziale presieduto da Fabrizo D’Ascenzo, nominato prima commissario nei mesi in cui Inail stava definendo l’accordo per la dismissione di Acca Larentia, e poi nel 2024 scelto come presidente (in quota Meloni-Lollobrigida) con decreto del governo.
Domani aveva chiesto, alcuni giorni prima della pubblicazione, alla Fondazione An una replica su alcune questioni specifiche, senza ricevere risposta. Solo dopo l’uscita dell’articolo, in serata, è arrivata una nota che ci imputa di non aver tenuto in considerazione che in questo periodo dell’anno il personale è in ferie.
Il comunicato del presidente della Fondazione, Giuseppe Valentino, è un tentativo di arrampicata sugli specchi. «Arianna Meloni non ha incarichi esecutivi nella fondazione», scrive, aggiungendo: «Non c’è nessun rapporto economico tra la fondazione il partito di cui è presidente Giorgia Meloni, salvo l’affitto di alcune sedi sul territorio italiano a valore di mercato». Ma è un fatto che all’interno del Cda siedono numerosi esponenti apicali di Fdi.
Non solo: Arianna Meloni, così come tanti altri, ha votato per approvare, è scritto nel verbale di assemblea, il bilancio 2023, quello cioè interessato dall’affaire Acca Larentia. Inoltre la nota prosegue confermando che il contributo ai neofascisti è stato dato, come rivelato da Domani, per comprare la sezione storica di Acca Larentia. «Un contributo ritenuto opportuno», precisa. E spiega che l’erogazione è stata messa a bilancio. Domani ha verificato nei documenti contabili e pur non avendola rintracciata aveva scritto che poteva essere stata inserita nella voce del rendiconto “altri oneri di gestione”. E così, confermano fonti interne alla fondazione, è avvenuto.
Di certo l’accordo segreto è contenuto nel rogito del 6 luglio 2023 con cui i neofascisti hanno definito l’acquisto della storica romana sede. L’operazione immobiliare, tramite asta dell’Inail, è costata alle casse dell’associazione 68.500 euro, 30mila euro, è scritto nell’atto del notaio, «l’associazione li ha ottenuti in virtù della liberalità modale dalla fondazione An».
L’asta è stata gestita dal Notariato, spiegano dall’Inail. La prima chiamata dell’asta è andata deserta, solo successivamente è arrivata l’unica offerta, quella dell’associazione neofascista che coincide con il gruppo che ha sempre gestito senza alcun titolo la sezione.
«Se non fosse arrivata una proposta di acquisto in seconda chiamata, l’ente avrebbe potuto procedere tramite trattativa privata ma non è avvenuto», dicono dall’Inail. L’associazione ha così fatto un’offerta da 68.500 euro: chiudendo un ottimo affare per la zona. Un metratura di quel tipo, in quell’area della Capitale, seppure a piano terra, costa almeno il doppio.
L’Inail anche nel caso della sezione ex missina ha seguito le regole stabilite nell’ambito dei piani di dismissione degli immobili. Ma è bastato un cavillo burocratico per trasformare questa vicenda in una beffa. Gli occupanti della sezione erano senza nome, da quando questa non aveva più padroni paganti, ossia fino allo scioglimento della fondazione che il Movimento sociale italiano usava per versare regolarmente il canone di locazione all’ente. «Dopo di allora lo stabile è rimasto occupato da ignoti sine titulo sino all’acquisto del luglio 2023», rispondono dall’Inail.
Come è possibile definire ignoti il gruppo che ogni anno organizza un raduno di livello nazionale e che richiama migliaia di persone da tutta Italia? «Non avevamo certezza di chi fosse l’occupante abusivo, dovrebbero dircelo gli inquirenti.
Se ci fosse stata certezza della corrispondenza tra gli occupanti e i compratori di certo non sarebbe stato possibile la cessione all’asta nei confronti dell’associazione», è la replica dell’ente, che aggiunge un elemento utile e che sposta la responsabilità su altre istituzioni mai intervenute in tanti anni: «L’ente ha inviato diverse segnalazioni nel tempo agli organi competenti, anche ai carabinieri, persino diffide a chi avrebbe dovuto liberare l’immobile». Ma nessuno a quanto pare ha ritenuto opportuno muoversi per garantire all’Inail (cioè lo stato) un suo diritto, quello di liberare un immobile e metterlo a reddito
La confusione sull’identità formale degli occupanti ha prodotto un’ ulteriore beffa: chi ha acquistato, cioè l’associazione neofascista con i soldi della fondazione An, non deve nulla degli arretrati all’ente, «chi compra lo fa a titolo originario», spiegano. Peccato però che l’acquirente è un’organizzazione fatta dagli stessi «camerati» che hanno gestito la sezione da abusivi.
Di certo dopo l’ultimo 7 gennaio, sulla selva di braccia tese in onore dei caduti “neri” c’è un’inchiesta della magistratura, anche se va a rilento. Il reato è di apologia del fascismo. Tra gli indagati ci sarebbero alcuni dei militanti di Casapound.
Di quel giorno, tuttavia, a restare impresso nella memoria è stato il silenzio della presidente del Consiglio e del partito. All’epoca non conoscevamo l’esistenza dell’accordo segreto sul finanziamento dato dalla fondazione di riferimento di Fratelli d’Italia ai neofascisti legati a Casapound. […] Ora che le carte ottenute da Domani hanno svelato l’intreccio finanziario è più chiaro il motivo di tanta reticenza. Ancora più difficile per Meloni e i suoi fratelli recidere i fili che li tiene ostaggio di quel nerissimo passato.
Giovanni Tizian e Nello Trocchia
per “Domani
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Agosto 24th, 2024 Riccardo Fucile
I SOLDI DELLA FONDAZIONE AN GIRATI AGLI ESTREMISTI
Nessuno, dopo la vittoria schiacciante alle ultime europee, poteva immaginare che
per la premier Giorgia Meloni l’estate sarebbe stata così avara di sorrisi. E che i segni di debolezza della sua leadership si sarebbero mostrati in tempi così stretti e in modo così evidente.
Il turning point è stato l’improvvida decisione di votare contro tutti i nuovi Top Job europei (il no alla super atlantista Kaja Kallas, Alto rappresentante della Ue per la politica estera non è affatto piaciuto nemmeno agli americani, finora solidi sostenitori di Meloni) e di bocciare a Bruxelles il bis dell’amica Ursula von der Leyen. Uno svarione politico a cui sono seguiti altri gravi errori di valutazione: puntare molto sulla vittoria di Marine Le Pen in Francia, nettamente sconfitta dalla sinistra radicale e dalle tattiche dell’odiato Emmanuel Macron, e sottovalutare la voglia di rivalsa dei due fratelli Berlusconi.
A luglio i due dominus di Forza Italia hanno infatti imposto al reggente Antonio Tajani una svolta “di tono” su diritti e nomine rovesciando l’appeasement che ha caratterizzato finora i rapporti tra gli azzurri e Meloni, aprendo d’improvviso una stagione assai più muscolare con l’inquilina di Palazzo Chigi.
Il nervosismo dell’ex missina si è plasticamente manifestato nella scelta surreale di cavalcare la fake news costruita dal suo biografo Alessandro Sallusti, in merito a un presunto complotto contro Arianna Meloni ordito dalla magistratura insieme alle opposizioni e la stampa avversa. Una balla sesquipedale usata dolosamente dalla premier (sapeva da mesi che la procura di Roma non aveva alcun fascicolo aperto sulla sorella) per “avvisare” il potere giudiziario, che però ha creato tensioni anche nel deep state del paese, preoccupato da un vittimismo ossessivo dietro cui nascondere un’azione di governo giudicata – anche da chi era persuaso dalle capacità della capa di FdI – sempre più deludente.
Se le fake news vengono usate dalla premier per una narrazione tossica (e pericolosa per l’equilibrio dei poteri), ci sono notizie verissime che i vertici di FdI preferiscono tenere ben nascoste. Come quella dei soldi girati dalla Fondazione An, cassaforte del partito della premier, ai neofascisti dell’associazione Acca Larenzia, che ogni anno organizzano il rito del “Presente”.
La questione ha grande rilevanza etica e politica. In primis, è la pistola fumante che dimostra una volta per tutte i legami strettissimi, addirittura economici, tra gli attuali capi di Fratelli d’Italia è la peggiore feccia fascista del paese. Meloni, quando lo scorso gennaio le immagini dei camerati di Acca Larentia con le braccia tese finirono sui media di tutto il mondo, preferì non condannare l’episodio.
Viceversa attaccò la stampa che chiedeva numi sulla sua posizione: «Il mio silenzio su Acca Larentia? In cambio avete parlato voi, regalando un grande assist alla propaganda russa», disse. I 30mila euro donati ai filonazisti chiariscono meglio l’atteggiamento del presidente del Consiglio, che difficilmente avrebbe potuto censurare i camerati generosamente finanziati appena sei mesi prima dalla fondazione che fa riferimento al suo partito.
Possibile che la leader o i vertici di FdI non fossero al corrente dell’operazione? Improbabile: nel board della cassaforte siedono (o sono stati seduti) tutti i fedelissimi della fiamma magica di Giorgia: prima il cognato Francesco Lollobrigida e il mentore Ignazio La Russa, oggi la sorella Arianna Meloni, il maestro Fabio Rampelli e plenipotenziario per le relazioni istituzionali romane di FdI Luca Sbardella, che della fondazione è segretario.
Infine, lo scoop di Giovanni Tizian e Nello Trocchia mette in risalto le ipocrisie della premier che ama autodefinirsi «non ricattabile». Dopo l’inchiesta di Fanpage Meloni dichiarò infatti di aver «ripetuto decine di volte, ma casomai ce ne fosse bisogno lo ripeto, che non c’è spazio in FdI per posizioni razziste o antisemite, come non c’è spazio per i nostalgici dei totalitarismi del ’900 o per qualsiasi manifestazione di stupido folklore». Parole a cui seguì la sospensione delle dirigenti di Azione giovani immortalate a inneggiare al Duce e Hitler. Un’impostura a tutti gli effetti, scopriamo oggi, visto che la fondazione dove siede la sorella della moralizzatrice i razzisti e i nostalgici li finanzia in segreto.
(da editorialedomani.it)
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