Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL CRUCCO, NEMICO NUMERO UNO DI URSULA E CHE PRIMA DELLE ELEZIONI EUROPEE BRIGAVA PER UN’ALLEANZA POPOLARI-CONSERVATORI, SPIEGA CHE LA SORA GIORGIA E’ FUORI DAI GIOCHI VISTO CHE MACRON, SCHOLZ E TUSK, IL TRIO CHE COMANDA IN EUROPA, NON HA INTENZIONE DI FARLE CONCESSIONI DOPO CHE NON HA VOTATO LA CONFERMA DI VON DER LEYEN
Esce dalla fondazione Adenauer sorridente. Manfred Weber parla al telefonino. Lo attende un’auto che lo deve condurre ad una cena organizzata dal suo carissimo amico Antonio Tajani. È l’ultima tappa del suo tour italiano. Al mattino ricevuto da Raffaele Fitto, a pranzo da Giorgia Meloni. Un incontro che doveva restare riservato, anche perché il presidente del Ppe non è il miglior amico di Ursula von der Leyen.
E di politica italiana parla a lungo e senza rete nel cuore della rappresentanza della Cdu a Roma, davanti a numerosi presenti. Lo fermiamo prima che chiuda lo sportello. «Ragionamenti informali, di background» , ci dice quando gli annunciamo che pubblicheremo i concetti espressi a porte chiuse. Troppo interessanti, d’altra parte, per non riportarli.
«Meloni in questo momento è isolata — è l’avvio dei ragionamenti di Weber — Lo è perché Scholz e Macron hanno chiesto a von der Leyen di non andare oltre il perimetro di Ppe, socialisti e liberali. Le hanno fatto pressione affinché non parlasse con la premier italiana, tenendo dunque fuori i Conservatori». È la fotografia della dinamica politica che ha portato al bis di Ursula alla guida della Commissione, frutto di un patto tra le tradizionali famiglie europee. «Scholz ha posto il veto su di lei — ricorda sempre a porte chiuse il presidente dei popolari europei — e Macron ha avuto forti tensioni con Meloni».
Questo isolamento ha condotto Roma fuori dalla cabina di comando dell’Unione, almeno in partenza. Una condizione che non piace a Weber, espressione dell’ala destra del Ppe, peso massimo tedesco da anni in competizione proprio con von der Leyen, ma comunque tra i protagonisti della sua rielezione avvenuta nonostante il voto contrario di Fratelli d’Italia
«Io penso che Meloni vada fatta rientrare nei giochi per la stabilità dell’Europa», è la tesi che consegna in questo incontro romano, «anche perché il Partito popolare non può certo assumere i veti dei socialisti o dei liberali ». Ma questa possibilità dipende da due variabili, aggiunge. Anzi, «da due incognite».
Quali? «La prima incognita è Meloni: come si comporterà nei prossimi mesi? Si attesterà su posizioni europeiste o manterrà la linea assunta con il no a von der Leyen?
Noi speriamo che scelga la prima strada, ovviamente». Ma c’è un altro enorme punto interrogativo che si frappone all’eventuale disegno di tornare a coinvolgere la presidente del Consiglio, secondo Weber: «Il vero problema di Meloni è Salvini, perché è lui che fa deviare la rotta della premier sulle questioni europee». È la sindrome del nemico a destra, l’eterno inseguimento del leghista da parte di Palazzo Chigi. Fosse per il numero uno dei popolari europei, comunque, superati questi due ostacoli sarebbe necessario parlare con la presidente del Consiglio: «Noi siamo per cooperare con i Conservatori ».
Non significa una fusione con i popolari, ma collaborare all’Europarlamento «sui dossier». Uno, in particolare: «Quello dell’ambiente e dell’energia », sostiene. Si riferisce al Green deal, su cui il Ppe ha rotto in passato con socialisti e liberali.
Weber continua a ragionare di Italia e scenari futuri. Non si spinge, almeno nel chiuso della fondazione Adeneuer, a ragionare della preoccupazione sulle questioni di bilancio e del Pnrr italiano, che pure allarmano Germania e Bruxelles. Ne avrebbe però discusso con Meloni.
«Ma — rileva — esiste un problema di crescita dell’economia italiana». A Palazzo Chigi, aggiunge, abbiamo ragionato «degli accordi sui migranti con Tunisia e Albania».
A Roma, il presidente del Ppe incontra anche Raffaele Fitto. È il nome su cui punta il governo come nuovo commissario italiano per Bruxelles. Con lui l’incontro è stato m olto di più di una formalità, anzi: un faccia a faccia denso di contenuti.
Di certo, Weber stima il ministro del Pnrr italiano e non lo nasconde: «È moderato e garantisce stabilità». A lui assicurerà l’aiuto del Ppe per superare l’esame dell’Europarlamento. Non si espone però sulla possibilità che rivesta anche l’incarico di vicepresidente esecutivo, obiettivo di Meloni: «Se lo sarà? Bella domanda! Non me ne sto occupando». Come a dire: decide Ursula
(da Il Foglio)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
SU 5.000 DOMANDE DI RISTORO PRESENTATE DAGLI AGRICOLTORI COLPITI, LE BOCCIATURE SONO L’80%
Nemmeno 14 euro di ristoro a fronte di 30 mila di danni. E dire che a un vertice del 23 settembre dello scorso anno – sui danneggiamenti alle coltivazioni provocati dall’alluvione che pochi mesi prima aveva colpito la Romagna – il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida aveva rassicurato le associazioni di categoria: la macchina era in moto per velocizzare l’iter dei risarcimenti, fino a coprire il 100% dei danni, con i 50 milioni destinati dal governo al fondo mutualistico AgriCat. A distanza di oltre un anno, invece, si assiste a una beffa crudele.
AgriCat (che viaggia su un altro binario rispetto agli stanziamenti gestiti dal commissario alla ricostruzione Francesco Figliuolo) ha respinto circa l’80% delle 5mila domande di indennizzo, come denunciano le associazioni di categoria. E molti di quelli che hanno ottenuto qualcosa hanno visto solo pochi spiccioli. Letteralmente. C’è chi ha ricevuto 181 euro, chi 38, chi addirittura 4. E peccato che i danni all’agricoltura – contando la Romagna e le altre province emiliane colpite – ammontino a quasi un miliardo, per un totale di 12 mila imprese.
“Io ho ottenuto la bellezza di 13,83 euro: non copro nemmeno le spese di presentazione della domanda”, dice Stefano Mordini. Poco meno di 14 euro a fronte di circa 30 mila di danni. Mordini insieme al fratello è alla guida di una azienda agricola a Riolo Terme, nel Ravennate. La sua impresa è in collina, le frane, l’acqua e il fango l’hanno mezza devastata: “Non riuscivamo nemmeno più a raggiungere i terreni. Non riesco a darmi una spiegazione e non riesce a darsela la mia organizzazione, la Cia. C’è una grande confusione. Nessuno di noi – conclude Mordini – riesce a capire come siano stati calcolati quei 13 euro e 83 centesimi”.
Purtroppo non è uno scherzo. E non è un caso isolato, tutt’altro. Prendiamo Stefania Malavolti, dell’azienda agricola Scania di Settefonti, che si trova a Casola Valsenio, sempre nel Ravennate e sempre nell’area appenninica. Lei è stata più fortunata, il risarcimento che le hanno accordato ammonta a ben 181 euro, ma per lei i danni ammontano ad almeno 50 mila. “Avevo fatto due domande, una per il vigneto, l’altra per la coltivazione del kiwi: una mi è stata respinta e non abbiamo neanche capito quale delle due non è andata a buon fine”, spiega Malavolti. Eppure il suo vigneto era coperto dal limo e danneggiato dal crollo di una riva che interessava mezzo ettaro. “Sarebbe stato molto meglio se non mi avessero riconosciuto nulla – aggiunge – perché questa è una presa in giro. Avevo inoltrato le domande pensando di poter recuperare qualcosa e invece eccomi qui, a cercare di ripristinare tutto con i miei soli mezzi. Non ho speranze nemmeno per i risarcimenti che devono essere erogati attraverso la struttura commissariale. Senza contare che solo tra perito, documentazione e bolli quest’altra domanda di indennizzo mi costa 12 mila euro”.
Poi ci sono quelli – la stragrande maggioranza – che non si sono visti riconoscere nemmeno quei pochi spiccioli. Come Gianni Fagnoli, agricoltore di Rocca San Casciano, sempre sull’appennino, nel Forlivese. “Perché me lo abbiano negato non lo so, non è stata fornita alcuna spiegazione – osserva Fagnoli –. Io ho danni reali per 60 mila euro, pago ancora il prezzo dell’isolamento provocato dalle frane, non posso raggiungere le coltivazioni con i mezzi, faccio tutto a piedi”.
Che le cose non funzionino affatto se ne sono ovviamente accorte le organizzazioni di categoria. “Il punto è che non conosciamo le motivazioni di quanto sta succedendo, anche se ci sono molti problemi tecnici legati alla burocrazia: tra l’altro gli indennizzi dovevano arrivare tra marzo e aprile”, conferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna.
Che siamo di fronte a un pasticcio se ne è accorto anche Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agricolo e alimentare. Si deve a Ismea la costituzione della società AgriCat, che gestisce operativamente il fondo istituito in Italia nel dicembre del 2021 per erogare indennità agli agricoltori che hanno subito un danno alle coltivazioni come conseguenza di un evento catastrofico. Eventi come gelate e, appunto, le alluvioni.
Proprio Ismea – al quale il Fatto ha chiesto spiegazioni senza ricevere risposta – ha comunicato ieri che AgriCat ha convocato, per il 3 settembre, un tavolo tecnico con i Coordinamenti nazionali dei Centri di assistenza agricola che fanno capo alle associazioni di settore. All’ordine del giorno le “modalità di determinazione dei danni alle coltivazioni e le procedure di liquidazione”.
Non si sa se sarà presente anche il ministro Lollobrigida. Non si sa neanche che fine faranno quei 50 milioni (visto che la maggioranza delle domande è stata respinta). Le risorse furono stanziate con la legge 100 del 31 luglio 2023, legge di conversione del decreto alluvioni. E facevano parte di un pacchetto di 100 milioni: gli altri 50 sono destinati sempre all’agricoltura, per danni a strutture e zootecnia ma vengono gestiti dalle Regioni. Ora i primi ristori. Si fa per dire.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
LA STAR DI TIK TOK: “MOLTI STANNO ANCORA ASPETTANDO”
Arrivato in Italia quando aveva un anno ma si è «sempre sentito italiano». Eppure la
cittadinanza italiana per il tiktoker con più follower al mondo, Khaby Lame, 24 anni, è arrivata solo dopo la maggiore età: il 17 agosto 2022. Così anche la star dei social alla Stampa dice la sua sul dibattito sullo Ius scholae tra il leader di Forza Italia Antonio Tajani e il segretario della Lega Matteo Salvini: «Molti meritano la cittadinanza come e più di me. Semplicemente non hanno avuto la possibilità che ho avuto io, così stanno ancora aspettando. Io sono un ragazzo fortunato, lo so».
«Se cresci in un posto sei di quel posto»
Ora Lame studia a Hollywood, sta imparando l’inglese, un consiglio che gli ha dato il noto attore Robert Redford. Ed è essenziale per la carriera da attore che vuole intraprendere. Ma solo qualche anno fa abitava a Chivasso, a 30 km da Torino, nelle case popolari insieme ai due genitori senegalesi. Ha firmato per due film e un documentario sul cambiamento climatico, una completa rivoluzione rispetto alla vita di allora. «Sono cresciuto in Italia, facevo la scuola italiana, parlavo italiano, avevo amici italiani. Ero già italiano prima che me lo riconoscessero ufficialmente. Se cresci in un posto sei di quel posto. Non sono gli altri che devono dirti chi sei», sostiene Lame.
Quelli che aspettano
Non tutti hanno però la sua fortuna: «Troppi stanno ancora aspettando. Sono stato fortunato a ottenere la cittadinanza. Non è giusto che molti ragazzi non ci riescano». Tutto per lui è iniziato dal viaggio che i suoi genitori hanno fatto per cercare lavoro in Italia, una scelta che in qualche modo l’ha portato dove è ora: «So che devo tutto a loro», riconosce Lame che con i primi soldi ha comprato una casa vicino Milano alla madre. La testa ora è orientata allo studio e a quel sogno «vincere un Oscar».
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
LA FEDE MUSULMANA: “MAI AVUTO PROBLEMI IN ITALIA, LA VIVO CON NATURALEZZA. E POI IL RAMADAN SI CONCILIA CON L’ATLETICA: È UN PERIODO DI PURIFICAZIONE”
Ancora «sotto shock» per l’argento olimpico nei 10.000 metri, Nadia Battocletti domani ne corre altri 1.500, al Golden Gala di Roma. Si aggiungono agli ulteriori 5.000 di Parigi chiusi con un quarto posto dopo un bronzo dato e tolto, nel giro di due ore, dentro un’infinità di chilometri percorsi per raggiungere l’Africa: il continente che dà il ritmo delle lunghe distanze ed è anche un pezzo di cuore e di casa.
Prima di questi Giochi un podio in mezzo a Kenya ed Etiopia pareva impossibile. Come ci è salita?
«Faccio fatica a capirlo però so di aver raggiunto un nuovo livello, quello in cui sei pronta a qualsiasi attacco. Tanto determinata che non ho ancora gioito sul serio. Come se dopo tanta rincorsa mi fossi detta: tutto qui? ».
La sua personale quota di Africa, ereditata dalla mamma ha aiutato?
«Molto di più il fatto di venire da una famiglia di atleti, diversi da loro, con tradizioni, anche di corsa, distanti. Papà, che mi allena, faceva cross, mia madre ex mezzofondista in Marocco. Due campane. Papà è la guida, ma l’ultima parola pre gara è della mamma, il consiglio senza il quale non parti. Sono mammona, però per me lei è il Trentino, dove viviamo noi due. Io e lei. Mentre l’Africa è tanta gente sotto lo stesso tetto, la famiglia allargata e rumorosa a Taourirt, al confine con l’Algeria».
Musulmana in Italia. Mai avuto problemi su questo fronte?
«No, è la mia religione, la vivo con naturalezza e poi è una necessità. Come il ramadan, che si concilia pure con l’atletica: è un periodo di purificazione che fa bene a corpo e anima. Sono cresciuta musulmana: mio padre si è convertito per sposarsi. Quando i miei genitori si sono separati lui ha perso un po’ la pratica, ma mai si è sognato di mettere in dubbio la mia».
Lei al tema matrimonio e conversioni ci pensa?
«In astratto. Mettere su famiglia e di certo una prospettiva, solo che non so ancora se il mio fidanzato si dovrebbe per forza convertire, se lo dovrei fare io… Non ci ho guardato. Non voglio dire che è presto anche se ho 24 anni. Non metto scadenze fisse, dico solo che nel mezzofondo il meglio si raggiunge più avanti».
Non lo ha fatto quando ha visto, a pochi metri da lei, Tom Cruise con la bandiera?
«Ballonzolavamo nel campo, tranquilli e in un attimo: “Mission Impossible”, lui, la moto, le urla… troppo cinema per pensarmi in pista. L’ho fatto quando sono rientrata e il mio fidanzato mi ha detto che al parco le ragazzine correvano facendo finta di essere me».
Nell’ultimo, argento agli Europei, ha ballato nel fango.
«Bella foto, a volte fa proprio bene vedersi felici».
Che foto si porta a casa di Giochi?
«Il mio nome sul tabellone. Ma quello al quarto posto, perché ha sbloccato una dimensione in cui prima non mi sentivo ammessa.
Estate 2023. Mondiali di Budapest, lei fa una super batteria nei 5.000 e in finale arriva ultima. È vero che i fallimenti insegnano il successo?
«Lì mi sono ripromessa di non ritrovarmi mai più a soffrire così. Avrei lavorato più sodo».
Per questo è stata tanto lucida dopo il bronzo temporaneo ai Giochi?
«Non l’ho considerato per proteggermi. Sentivo dire “sei terza”, mi ripetevo “calma”. Quell’aspettativa me lo sono ritrovato nelle gambe nei 10.000, insieme all’esperienza che ti fa furba».
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
TUTTI I MESSAGGI DELLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE PARALIMPIADI
Il padrone di casa Emmanuel Macron s’alza in piedi, saluta, stringe la mano al presidente del
comitato paralimpico internazionale Andrew Parsons e anche questi Giochi hanno inizio. Pianoforti a coda, stampelle, carrozzine, fumo, giacche e cravatte nere, occhiali da sole e pregiudizi davanti al colore che danza. Conto alla rovescia: «Welcome to Paris!» e la place de la Concorde si incendia di bianco, rosso e blu.
Il capo di Stato italiano Sergio Mattarella stavolta è all’asciutto, in una cerimonia d’apertura benedetta dal meteo. Iniziano undici giorni di gare e, di nuovo, una grande festa cittadina, con il braciere alle Tuileries che si riaccende, le partite di calcio sotto la Tour Eiffel, l’equitazione ai giardini della Reggia di Versailles, le sfide di scherma al Grand Palais, fino alla chiusura dell’8 settembre. Oltre quattromila partecipanti alla sfilata e allo spettacolo. E anche una protagonista italiana: la stella al di là dello sport Bebe Vio, scelta tra i tedofori.
Attorno all’obelisco si gira, si balla e si canta, in un movimento continuo, Edith Piaf in versione techno con Christine and the Queens. I «men in black» vengono mandati via. E con l’Afghanistan, in ordine alfabetico, inizia la sfilata delle 168 delegazioni sportive, un arcobaleno a ritmo di musica. Portabandiera dell’Italia, la sprinter Ambra Sabatini e l’handbiker Luca Mazzone, 141 atleti in tutto, mai così tanti. Tra questi, 52 gli esordienti. Mattarella in piedi sorridente ad applaudire e a sostenere.
Commozione per Lucky Love, artista nato senza un braccio, che canta My Ability; tutti in piedi per una Marsigliese introdotta dal flauto traverso. «Benvenuti nel Paese dell’amore e della rivoluzione — così il presidente dei Jeux di Parigi Tony Estanguet — ,la rivoluzione delle Paralimpiadi». «L’evento sportivo più trasformativo della Terra», s’infervora Parsons: «Liberté, egalité, fraternité: anche se diversi apparteniamo alla stessa famiglia». A Macron tocca solo dire: «I Giochi sono ufficialmente aperti!»
Con la fiaccola arriva anche il momento di Bebe Vio, adorata in Francia, ieri Le Figaro le ha dedicato un ritratto col titolo «il furore di vivere», riportando la determinazione a conquistare ancora una medaglia nel fioretto (dopo i due ori 2016 e 2021): «Prima le Paralimpiadi erano percepite come gare di amatori, non è più così». Bebe tiene alta la fiaccola sotto l’obelisco, mentre risuonano le note del Bolero di Ravel.
L’obiettivo dei realizzatori della cerimonia è stata quella di giocare anche con la suggestione della «Concordia», «in un’idea di riconciliazione», ha spiegato il regista.
Archiviato il tema dei supereroi delle Olimpiadi lanciato a Londra nel 2012, gli atleti paralimpici diventano allora portatori di inclusione, e al tempo stesso mettono in evidenza i limiti del vivere comune. Tema della coreografia è «il Paradosso»: la difficoltà di muoversi liberamente in una città in ragione dell’handicap.
Scendere una rampa di scale non deve essere un atto eroico — ha spiegato Jolly —. Dare la piazza più grande, il viale più lungo, a persone con handicap è già un segnale politico, quasi un gesto militante». Oggi si entra nel vivo della sfida con il nuoto.§Il passaggio finale della torcia olimpica
Sulle note del Bolero di Maurice Ravel, la torcia olimpica compie il suo ultimo viaggio verso l’accensione del braciere. Tra i tedofori c’è anche la nostra Bebe Vio.
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL CODACONS: “SI TRATTA DI AUMENTI INGIUSTIFICATI CONSIDERATO CHE L’EMERGENZA È TERMINATA DA UN BEL PEZZO E LE BOLLETTE DI LUCE E GAS SONO DIMINUITE”
L’estate di quest’anno sta per terminare ma tra le famiglie il ricordo dei prezzi salati che hanno dovuto affrontare resterà vivo a lungo. La paura è che sia solo un inizio. La lista di beni e servizi rialzati è lunga e fa discutere. «Si tratta di aumenti del tutto ingiustificati considerato che l’emergenza energetica è ormai terminata da un bel pezzo e le bollette di luce e gas sono diminuite, e che l’inflazione dopo un biennio di rincari pesanti è rientrata nella norma» sottolinea il Codacons.
Per l’associazione di consumatori, i rialzi delle tariffe sono legati alla ripresa delle partenze degli italiani per le vacanze e a una maggiore presenza dei turisti stranieri nelle nostre località. Molte voci di spesa però sono salite nella fase di picco della stessa crisi energetica e da quel momento non sono più diminuite, in ogni tipo di località, anche in quelle che non sono turistiche. È il caso, per fare un esempio, del prezzo del coperto al ristorante che ormai viaggia intorno ai 3 euro a persona, arrivando in alcuni casi a toccare i tre euro e mezzo.
«Le vacanze sono sempre più roventi sul fronte dei prezzi e c’è chi approfitta della voglia di ferie degli italiani per rincarare in modo esagerato i propri listini», dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. Il timore è che il copione si possa ripetere anche l’anno prossimo.
Non solo sull’anno scorso: i rincari si sono visti anche mese su mese. Stando ai dati Istat di luglio (che sono i più recenti), a gonfiarsi sono stati i servizi ricettivi e di ristorazione, che ha segnato la salita del 4,3% su luglio 2023 (+4,5% sul mese prima).
Su questo fronte pesa poi il caro caffè che quest’estate in alcune città ha già raggiunto il prezzo di 1,5 euro a tazzina. L’espresso al bar costa oggi il 15% in più rispetto al 2021 […] Andamento analogo per il gelato che ormai è un piacere che si paga il 30% in più rispetto al 2021. Per un cono piccolo artigianale si spendono in Italia in media 2,7 euro, arrivando a sfiorare i 5 euro in alcune gelaterie del centro storico di Roma.
Una vera e propria stangata si è poi abbattuta sulle tariffe dei villaggi vacanze, campeggi, ostelli, che rispetto a giugno 2024 sono rincarati del 18,8% (+8,2% sull’anno prima). In forte rialzo anche i pacchetti vacanza nazionali con un incremento in appena un mese, da giugno a luglio, del 14,5%. Sull’anno prima le tariffe sono però impennate addirittura del 29,9%.
Sempre secondo i dati ufficiali, anche il trasporto marittimo è lievitato in poco tempo (+11,4%) […] È stata questa una nota dolente dell’estate con biglietti di andata e ritorno a quota 1.274 euro per la tratta Genova-Porto Torres per una famiglia che ha deciso di spostarsi all’ultimo momento. Livelli analoghi, 1.094 euro, anche per la tratta Livorno-Olbia. Un caso particolare è poi quello degli stabilimenti balneari e delle piscine con rialzi del 10% sul mese precedente (+13% sul 2023).
«Dal 2020 ad oggi hanno applicato costanti aumenti delle tariffe per il servizio di noleggio ombrelloni, lettini, sdraio, cabine e per gli abbonamenti stagionali – sottolinea Assoutenti –. Prima i maggiori costi legati alle misure imposte dal Covid, poi il caro-bollette, hanno spinto al rialzo i prezzi dei lidi, al punto che oggi per affittare un ombrellone e due lettini la spesa media si attesta In Italia tra i 30 e i 35 euro al giorno, con forti differenze sul territorio: si va da 25 euro della Romagna ai 90 euro del Salento, fino a superare i 120 euro al giorno in alcune località della Sardegna».
Per Assoutenti, considerando tutte le voci di spesa che compongono una vacanza, quest’anno andare in ferie è costato in media tra il 15% e il 20% in più rispetto al 2023. […] A fronte di tale situazione, il rischio concreto è che le vacanze diventino un lusso per pochi e che si allarghi sempre di più la fetta di popolazione che sarà costretta a rinunciare alle vacanze estive.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
“SI PRESENTA COME STILISTA, INFLUENCER E PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE FASHION WEEK MILANO MODA CHE PERÒ NON C’ENTRA NULLA CON LA MILANO FASHION WEEK” … “GENNY, ARTISTA FUTURISTA, SI RACCONTA, AVREBBE FATTO LA SCENEGGIATA NAPOLETANA, ‘ECCO, CARA, HO MESSO LA FIRMA’. MA LA FIRMA NON SI TROVA”
Genny Sangiuliano, nove secondi e mezzo. Una donna lo sta inguaiando. Si attende già
l’intervista del Mickey Rourke della Cultura: “Genny è un’altra cosa”. La donna si chiama Maria Rosaria Boccia e fa sognare i fan di Sangiuliano. Il web sta esplodendo di fotografie tra la misteriosa di Pompei e Genny futurista. Boccia scrive sui social: “Sono consulente per i grandi eventi.
Il ministro Sangiuliano ha firmato la nomina”. Al ministero sono terrorizzati: “Non è vero nulla”. Pd e Iv hanno presentato un’interrogazione: esiste o no la collaborazione? Chi è Boccia? Si definisce influencer, esibisce il titolo di presidente dell’associazione Fashion week Milano moda ma, non ha nulla a che vedere con la moda e Milano. La Camera della moda al Foglio: “Non abbiamo mai sentito parlare di questa associazione e non sappiamo in quale ambito operi”. Genny è fatale.
La storia: da due mesi una donna si aggira per il ministero della Cultura. Arriva con un trolley bianco, ha accesso allo studio di Sangiuliano. È Maria Rosaria Boccia, di Pompei, volto che i funzionari del ministero cominciano a salutare con regolarità, anche perché Boccia segue il ministro ovunque come fosse parte dello staff. Lo segue anche al Meeting di Rimini. Lo testimonia il profilo social di Boccia, un album di scatti con Genny fatale.
Lo segue a Sanremo, ma anche a Taormina e poi in Puglia, a Polignano a Mare (ci sono le foto insieme) per l’evento “Il libro Possibile”, la famosa serata del fischio western a Genny. Al ministero non capivano: “Ministro, ma perché vai a Polignano? Forse è il caso che non vai dopo Taormina”. Lui si è intestardito: “Ci voglio andare”. A Polignano, chi arriva? Arriva lei, la misteriosa di Pompei. Dagospia sta aprendo casse di vino Gaja. Di nuovo, chi è Boccia?
Si presenta sui social come stilista, influencer e presidente dell’associazione Fashion Week Milano Moda che però non c’entra nulla con la Milano Fashion week. La Camera della Moda ne prende le distanze anche perché è la sola a detenere il marchio “Milano Fashion Week”. È un gioco di parole. Boccia ha aggiunto “moda” a “fashion”. Si parla di un settore che vale 98 miliardi di euro e che non ha voglia di scherzare con le parole.
Boccia è amica di Gimmi Cangiano, lo scugnizzo napoletano, deputato di FdI, che ha stregato Valeria Marini. Sarebbe lui a presentarla agli altri deputati di Fratelli d’Italia. Boccia inizia a fotografarsi con i ministri del governo Meloni, a cominciare da Lollobrigida che, come si sa, era troppo preso dalle sue vicissitudini, dalla famiglia Meloni bar Mocambo. Niente.
A quel punto Boccia impara a memoria tutte le biografie di Genny Rourke. Lei, forte di questo rapporto che sui social chiama di stima e bene, fa da sensale per conto del ministro. Si deve organizzare un evento e Boccia dice: “Io parlo con il ministro Sangiuliano”.
Genny, che è sposato con Federica Corsini, una straordinaria giornalista del Tg2, una donna che Meloni dovrebbe nominare al posto del ministro nove secondi e mezzo, ecco, Genny comincia a preoccuparsi. Boccia dice in giro, e il problema è che lo scrive su social, che è consigliera ai grandi eventi del ministero, a titolo gratuito, ma la nomina non è mai stata protocollata.
Genny, artista futurista, si racconta, avrebbe fatto la sceneggiata napoletana con Boccia, “ecco, cara, ho messo la firma”. Ma la firma non si trova. Quale altre foto, e messaggi ha Boccia? Che vuole fare? Da tre giorni il suo profilo social cresce di follower. Tra i suoi post la frase dell’intervista di Arianna Meloni al Foglio: “L’amore è un’altra cosa. Top!” e poi il commento: “L’amore ha sempre un nome, un sorriso e un paio di occhi bellissimi, e quando finisce bisogna avere il coraggio di andare!”.
Genny è andato a Venezia, con la moglie, per la mostra del Cinema, il Pd, i deputati Manzi e Sarracino chiedono a Meloni della notizia e se la “nomina sia stata formalizzata o se si è davanti a una gestione opaca degli incarichi fiduciari”.
Poi c’è Matteo Renzi che annusa la preda. I deputati di Iv, Ivan Scalfarotto e Daniela Sbrollini, vogliono sapere: ma queste trasferte di Boccia sono solo le trasferte di una fan adorante o altro? Boccia è di Pompei e Pompei è candidata come capitale della Cultura per il 2027. E qui la storia si complica ancora.
Al ministero nessuna parla, Genny nove secondi e mezzo non risponde alle telefonate. Le foto di Boccia si moltiplicano, aumentano. Da Pompei ne arriva una magnifica. Il sindaco ha consegnato le chiavi della città al ministro e accanto a lui c’è Boccia. Un’altra ancora. Genny, Boccia e il sindaco di Pompei, Carmelo Lo Sapio.
(da Il Foglio)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
RAFFAELE BORRIELLO, IL PRIMO FUNZIONARIO AL MINISTERO DELL’AGRICOTURA, NON CE LA FA PIU’ A SOPPORTARE LE SPARATE E GLI SCIVOLONI DELL’EX COGNATO D’ITALIA E STA PER PASSARE ALL’ISMEA…NEL FRATTEMPO LOLLOBRIGIDA NOMINA LA SUA PORTAVOCE, BARBARA CATIZZONE, COME DIRIGENTE ALL’IPPICA
Lollo separato, Lollo scatenato. Vuole lasciarlo pure il suo capo di gabinetto. La sua
portavocel’ha nominata alla direzione per l’Ippica, l’amico di Subiaco, il paese di Lollobrigida, nuova nomina, va a dirigere un altro ufficio per l’Ippica, il primo funzionario sta invece per salutarlo come Arianna Meloni, ma lui non si butterà nel Tevere: va a Ismea (Istituto di servizi per il mercato agroalimentare).
Raffaele Borriello, strappato a Coldiretti, vuole allontanarsi. Il vice capo di gabinetto, Stefano Scalera, un altro, lo ha preceduto ed è stato nominato ad di Invimit. Il Lollo separato ha bisogno di affetti. Tramite selezione pubblica ha scelto Antonello Ricci per dirigere l’ufficio Disai I. Chi è Ricci? Era assessore ai Lavori pubblici di Subiaco, almeno fino al 9 luglio, quando si è dimesso per “motivazioni professionali che lo attendono”.
Era il primo agosto, quando il Foglio, elencava tutti i nuovi dirigenti che il massaio d’Italia intendeva nominare. E infatti li ha nominati. Attenzione, non sono nomine di consiglieri, sono nomine operative e si procede tramite interpello, selezione pubblica. Partecipano i funzionari del ministero, si mettono in gioco competenze, storie, e ovviamente qualsiasi ministro si guarda bene dall’eccedere nella fedeltà.
Al Masaf, c’era un problema. La portavoce del ministro, sulla carta, era Barbara Catizzone, e non si comprendeva la ragione, ma da mesi Catizzone non poteva accedere all’area riservata. I suoi compiti li svolgeva Anna Nastri, il capo del cerimoniale. Da qui la decisione del Gratta Lollo: nominare Catizzone al Dipp II, l’ufficio di ippica che si occupa di supporto giuridico e contenziosi.
Dopo l’indiscrezione del Foglio i funzionari, e pure il capo di gabinetto, hanno consigliato al ministro prudenza. Ma Lollo separato è Lollo scatenato. Se al Dipp II o al IV, non importa, ma un ufficio sia. Catizzone, e la nomina è del 27 agosto, viene indicata all’ufficio Dipp IV, programmazione e organizzazione corse ippiche.
Sempre con interpello, Stefano Vaccari, un dirigente, inviso a Lollobrigida, relegato a guardare il soffitto, dopo che il ministro lo aveva sollevato dall’incarico di direttore generale del Crea, è stato nominato alla direzione generale Antifrodi. Solo una nomina di quelle anticipate è saltata ed è saltata solo alla fine. E’ quella di direttore al Pemac III (Pesca marittima e acquacoltura) carica promessa a Massimiliano Rossi.
Cosa sta succedendo al Masaf, il bilocale Lollo? Succede che dopo tutte le scivolate del dl Agricoltura, dopo le strepitose uscite del ministro (ultima questa, al Meeting di Rimini: “Durante l’impero romano non si diventava cittadini romani d’emblée, ma per amore, per quello che rappresentava Roma all’epoca”. Torniamo a Spartaco?) il capo di gabinetto, Borriello, è in difficoltà. E’ più di un funzionario. E’ stato capo di gabinetto con l’ex ministra Teresa Bellanova, già direttore generale di Ismea, e prima di seguire Lollobrigida ha ricoperto il ruolo di capo area legislativo, e relazioni istituzionali di Coldiretti.
Le due articolazioni del Masaf sono Ismea e Crea, entrambe commissariate da Gratta Lollo. Dato che Borriello e Lollobrigida lavorano “da separati in casa”, l’idea è di spostare Maria Chiara Zaganelli, attuale direttrice generale di Ismea. Lei passa al Crea, Borriello torna a Ismea.
(da agenzie)
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Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
EXPORT, DISEGUAGLIANZE, EVASIONE, CORRUZIONE E GIUSTIZIA: LE BALLE DI FDI
“Sono i numeri a parlare”, scrive Fratelli d’Italia. “Con il governo Meloni stiamo cambiando
l’Italia”, è il senso del post del 26 agosto del partito guidato da Giorgia Meloni. Con tanto di grafiche che dovrebbero raccontare i “successi” e i “nuovi primati” raggiunti dall’Italia grazie al governo.
Eppure, come evidenzia Pagella Politica, Fratelli d’Italia tende a gonfiare i dati e soprattutto i meriti dell’esecutivo. I numeri vengono “usati da Fratelli d’Italia per dare un quadro distorto della realtà”.
I presunti successi economici per Fratelli d’Italia
Partiamo dal primo punto analizzato da Pagella Politica: l’evasione fiscale. Fratelli d’Italia scrive che nel 2023 si è registrato un significativo incremento delle entrate fiscali, con “4,5 miliardi in più” rispetto al 2022. Il merito viene dato alla riforma fiscale del governo che, però, non c’entra nulla.
L’Agenzia delle Entrate, infatti, spiega che i 4,5 miliardi raccolti in più con il contrasto all’evasione derivano per 4,1 dalla rottamazione quater, ovvero un condono. E una misura già introdotta in passato e copiata dal governo.
Inoltre la riforma fiscale non ha avuto alcun effetto, se pensiamo che i primi decreti attuativi sono arrivati solamente a dicembre 2023, senza tempo per vedere gli effetti.
Passiamo poi al commercio internazionale, con Fdi che segnala nel 2023 il “record storico nelle esportazioni, con vendite per 666 miliardi”.
Ma le elaborazioni dei dati Istat fatte dall’Osservatorio economico del ministero degli Esteri dicono cose diverse: nel 2023 le esportazioni hanno raggiunto quota 626 miliardi, una quota più alta solo di 9 milioni rispetto al 2022, tanto che la variazione viene considerata nulla. E dal 2014 la cifra è sempre aumentata anno per anno, con l’unica eccezione della pandemia nel 2020. Tra l’altro i numeri sono “il risultato di una riduzione dei volumi, a fronte di un aumento dei prezzi”.
Quindi l’export non è aumentato, anzi.
Infine, le diseguaglianze: il tasso usato da Fratelli d’Italia è l’indice di Gini, “passato dal 31,9% al 31,7%”. Insieme al rischio di povertà sceso dal 20% al 18,8%.
Il rapporto Istat si basa però su tre misure: assegno unico, Reddito di cittadinanza e taglio del cuneo fiscale. Tutte introdotte dal governo Draghi, anche se Meloni ha aumentato gli investimenti per l’assegno unico e il taglio del cuneo. Ma cancellando il Reddito.
Quindi la riduzione a cui fa riferimento FdI vale solo per queste tre misure, su cui non c’è alcun particolare merito del governo.
Le rivendicazioni sulla giustizia
Altro capitolo è quello della giustizia, con uno sbandierato “miglioramento del sistema giudiziario”, attraverso la riduzione “delle pendenze che nel settore civile è pari al 4,8%”. Dati confermati dal ministero della Giustizia, ma ciò che non viene detto è che dal 2011 il calo delle pendenze è costante ed è quindi in atto da tempo, non dall’arrivo del governo Meloni.
Infine la corruzione, che secondo FdI è in discesa. Ma lo stesso partito di Meloni parla di dati secondo cui dal 2004 al 2023 la concussione è scesa del 55,8%, i reati corruttivi del 50,5% e i casi di peculato del 5,8%.
Ecco, come dice lo stesso post però, questi dati riguardano un periodo di venti anni, in cui solo nell’ultimo anno Meloni era al governo.
Insomma, questi dati poco hanno a che fare con l’operato dell’esecutivo attualmente a Palazzo Chigi. E la conclusione è semplice: Fratelli d’Italia tende a gonfiare, oltre che a interpretare a proprio piacimento, le cifre sull’economia e sulla giustizia in Italia per rivendicare meriti che non sono invece ascrivibili al governo Meloni.
(da lanotiziagiornale.it)
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