Agosto 30th, 2024 Riccardo Fucile
E’ UN ITALIANO DISOCCUPATO DI 31 ANNI CON PROBLEMI PSICHICI, INCENSURATO
E’ un 31enne italiano disoccupato l’uomo fermato dai carabinieri del comando provinciale di
Bergamo, primo accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni. L’uomo ha confessato l’omicidio e avrebbe detto agli inquirenti: “L’ho uccisa tanto per farlo”.
Si tratta della persona che era stata ripresa dalle telecamere dei sistemi di videosorveglianza del comune di Terno d’Isola, immortalato mentre si allontanava su una bicicletta dal luogo del delitto la notte del 30 luglio, ovvero via Castegnate dove Sharon Verzeni è stata raggiunta da quattro coltellate.
Da quello che si vede nei filmati, l’uomo pedalava velocemente in contromano sulla via, passando vicino al tabaccaio della strada. La decisione del fermo è arrivata perché era concreto, secondo gli inquirenti, il rischio di fuga e di occultamento delle prove, ma anche di reiterazione del reato.
Secondo una prima ricostruzione, Sangare avrebbe ucciso la 33enne senza un movente preciso: sarebbe affetto da problemi psichici non certificati. Incensurato, non viveva a Terno d’Isola e non conosceva la vittima.
Secondo gli inquirenti quindi l’omicidio di Sharon Verzeni sarebbe avvenuto senza un apparente motivo: non sarebbe legato né a una tentata violenza sessuale, né a presunti versamenti a Scientology, né a una rapina o questioni di droga.
Altri dettagli dell’operazione verranno dati nel corso di una conferenza stampa alle 12 presso la procura di Bergamo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
PAROLA D’ORDINE: INTEGRAZIONE. L’EUROPA O È UNITA O NON È. L’UE NON DEVE ESSERE SOLO UNA SOMMA DI NAZIONI AUTOSUFFICIENTI, COME SOGNANO I SOVRANISTI DI MELONI E I PATRIOTI DI LE PEN, MA UN GIGANTE POLITICO ED ECONOMICO IN GRADO DI TENERE TESTA A USA E CINA
Energia, Industria, Difesa e Innovazione, con una solida base fornita dal pilastro sociale. Sono le parole d’ordine nel rapporto sulla competitività realizzato da Mario Draghi per conto della Commissione europea.
Un’analisi dettagliata della situazione attuale condensata in circa 400 pagine che offre chiare vie d’uscita in dieci macro-settori cruciali dell’economia europea attraverso la definizione di beni pubblici e delle modalità per reperire gli investimenti necessari.
È il piano per quel “cambiamento radicale” che l’ex premier italiano ha già pubblicamente evocato per superare la frammentazione interna e spingere l’Ue verso una maggiore integrazione.
Un’Europa sovrana, nel senso più federalista del termine, contro le pulsioni sovraniste che indeboliscono il Vecchio Continente sullo scacchiere globale. Mancano pochi giorni e il lavoro che ha tenuto impegnato l’ex premier per quasi un anno, verrà finalmente presentato.
L’incarico affidato il 3 ottobre di un anno fa, inizialmente in scadenza a luglio, è stato prorogato fino alla fine di settembre, ma tra dieci giorni al massimo finirà sulla scrivania di Ursula von der Leyen.
La presidente della Commissione ha deciso di usarlo come traccia della sua agenda per la prossima legislatura e infatti le lettere d’incarico che verranno distribuite ai nuovi commissari tra due settimane rifletteranno proprio le “missions” indicate nel rapporto Draghi. Che con ogni probabilità andrà a Bruxelles per presentarlo pubblicamente nel corso di una conferenza stampa.
Dai pochi dettagli che vengono fatti trapelare, si può anticipare che il rapporto fornirà una sorta di guida pratica e pragmatica per rafforzare la competitività dell’Ue, attraverso l’investimento politico su alcuni pilastri.
Nessun dogma se non uno: serve un’Europa più integrata, dunque lontana dall’Unione spezzettata, di nazioni autosufficienti in molti settori, sognata e difesa dai sovranisti, come Giorgia Meloni, o dai nuovi Patrioti, come Marine Le Pen, Matteo Salvini e Viktor Orban.
Gli Stati Uniti d’Europa immaginati da Draghi sono considerati dall’ex premier una necessità storica, per non soccombere, e per garantire la sopravvivenza del Continente nella sua identità e specificità di attore politico unico in mezzo ad altri giganti globali (Cina e Usa, innanzitutto).
«Se diventa ininfluente – è il pensiero di Draghi – l’Europa, come soggetto istituzionale, rischia di scomparire». Secondo le parole attribuibili all’ex premier la sola «sovranità da difendere adesso è quella europea».
Tre i punti sui quali il rapporto Draghi suggerirà all’Europa di insistere. Il primo: la necessità di sfruttare le economie di scala, in contrapposizione con la concorrenza interna che spesso finiscono per farsi gli Stati membri.
Un discorso che secondo l’ex premier vale soprattutto per la Difesa, dove è necessario adottare sistemi sempre più integrati, ma anche nel campo delle telecomunicazioni e in quello farmaceutico. Il secondo: l’individuazione dei beni comuni (secondo Draghi l’energia è tra quelli che meritano maggiore attenzione) e la necessità di trovare adeguate fonti di finanziamento per i relativi investimenti.
Draghi non nasconde la sua preferenza per gli strumenti di debito comune, ma riconosce che la maggior parte degli investimenti dovrà arrivare dal privato e dunque bisogna accelerare con l’unione dei mercati di capitali. E infine c’è l’esigenza di garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche, il che passerà anche da una rivisitazione delle relazioni commerciali con alcuni Paesi terzi e dalle nuove dinamiche geopolitiche.
Le linee di policy conterranno indicazioni chiare e operative, propedeutiche alla nascita di incarichi sconosciuti fino a oggi sul palcoscenico della burocrazia e della politica dell’Unione. È evidente che il grande cambiamento sollecitato da questo studio, Draghi lo intende realizzabile solo attraverso un serio ripensamento del senso dell’Europa, della sua leadership e della sua governance.
Cioè, la domanda da farsi è: l’attuale assetto delle istituzioni comunitarie è in grado di reggere la sfida della competitività globale, in uno scenario geopolitico mutato che rischia di schiacciare l’Ue? Commissione, Consiglio e Parlamento dovranno prendersi carico degli obiettivi non più rinviabili.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL PD HA BUON GIOCO: “QUESTO SAREBBE SERVIZIO PUBBLICO?”… GRRENPEACE: “SIAMO ALLA CENSURA CLIMATICA”
Telemeloni colpisce ancora e questa volta oscura la crisi climatica. A denunciarlo è il fisico del
clima Antonello Pasini che proprio ieri, ospite del primo servizio del Tg1 delle 13.30, ha visto il suo intervento tagliato su una questione non di poco conto.
Lo racconta lui stesso sui social: «Ieri il “maltempo” come prima notizia al Tg1 delle 13.30; però non ci crederete, ma la mia frase “La presenza persistente degli anticicloni africani, impronta digitale del cambiamento climatico nel Mediterraneo, ha caricato la nostra atmosfera di una grande quantità di energia” ha subìto un taglietto strategico ed è diventata “La presenza persistente degli anticicloni africani ha caricato la nostra atmosfera di una grande quantità di energia».
Una sforbiciata denunciata anche da Greenpeace Italia, che parla di “censura climatica” riferendosi al “taglietto strategico” in cui viene eliminata la connessione tra cambiamento climatico e il maltempo che sta colpendo l’Italia.
Non è la prima volta che le dichiarazioni di Pasini sul cambiamento climatico vengono tagliate dal servizio del Tg1 sul meteo.
Lo stesso climatologo già il 19 agosto sui social scriveva: “Ieri sera al Tg1 avevo spiegato anche perché negli ultimi anni siamo sempre più in preda agli anticicloni africani, che in particolare surriscaldano suoli e mari. Ma quel pezzo è stato tagliato”.
«Mi era già successo – conferma all’AGI – ma certo l’episodio di oggi è particolarmente grave. Non voglio aggiungere altro a quanto scritto su Facebook, a questo punto però – conclude con ironia – forse converrebbe loro intervistare qualcun altro».
«È assurda e gravissima» commenta Annalisa Corrado, eurodeputata del Pd: «Sarebbe questo il servizio pubblico? Sottrarre alle persone la possibilità di comprendere i fenomeni complessi e sempre più pericolosi significa giocare con la sicurezza di tutte e tutti noi. Non nominare la crisi climatica non la farà scomparire».
«Siamo indignati e preoccupati» commenta il vicepresidente di Avs alla Camera Marco Grimaldi che annuncia una interrogazione del Gruppo Alleanza Verdi e Sinistra «La comunità scientifica è unanime nell’indicare le attività umane quali responsabili della crisi climatica, in particolare a causa dell’aumento dei gas serra immessi nell’atmosfera e della nostra impronta fossile e la presenza persistente degli anticicloni africani è una degli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo. Di fronte a questa emergenza i vertici Rai sono più preoccupati di tagliare Pasini: vergognatevi!».
Il 3 agosto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, aveva attaccato l’esecutivo e in particolare la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Ha diffuso un video in cui si parla di “eventi meteo catastrofici” e di “dissesto idrogeologico”, senza mai citare il clima, poteva essere girato negli anni Novanta, non nel 2023”.
(da lespresso.it)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
L’IPOTESI È OFFIRE RISARCIMENTI PER LE PROPRIETÀ USCENTI CALIBRATI SUI FATTURATI, MA LA DUCETTA VUOLE ESSERE CERTA CHE SALVINI E TAJANI NON FACCIAMO SGAMBETTI
Il governo cerca in extremis di correggere il piano sulle concessioni balneari inviato alla Commissione europea prima della pausa estiva. La bozza, anticipata da Sole 24 Ore del 10 agosto, conteneva una dettagliata griglia di criteri per bandire le nuove gare. Ma nelle more prevedeva anche un sistema di proroghe su base regionale, fino al 31 dicembre 2029 dove – all’esito del completamento della mappatura delle coste – la percentuale di superficie ancora concedibile risulterà superiore al 25 per cento.
Però, nei giorni scorsi gli uffici tecnici della Commissione avrebbero mosso una serie di rilievi a partire dalle maxi-proroghe fino al 2029. Sarebbero state bocciate anche l’ipotesi della prelazione ai concessionari uscenti e le modalità con cui il governo ha inizialmente prospettato gli indennizzi. Osservazioni più lievi riguarderebbero i criteri di gara.
Sulla base del riscontro avuto dalla Commissione, l’esecutivo continua a lavorare in queste ore a un piano di riserva per una mini-proroga tecnica, da inserire nel decreto legge salva-infrazioni.
Chiudere bene, chiudere in fretta. Alla fine anche Giorgia Meloni si è convinta: l’Italia non può più seguire i pasdaran anti-Bolkestein e, a meno di nuovi colpi di scena, è in arrivo la legge quadro che porterà all’adozione della normativa Ue.
Come anticipato sarà all’interno del Dl Salva-infrazioni che andrà in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni. Con buona probabilità non domani, anche per evitare di sovrapporre il tema alla nomina di Raffaele Fitto a candidato italiano per un posto nella seconda Commissione europea a guida Ursula von der Leyen.
È lo stesso Fitto infatti, in qualità di ministro per gli Affari Ue, che sta portando avanti in queste settimane un negoziato sottotraccia. Per di più, prima di poter mettere nero su bianco una versione definitiva dell’intesa con Bruxelles, Meloni vuole accertarsi con Antonio Tajani e Matteo Salvini che non vi siano in Parlamento colpi di coda dell’ala anti-bolkestein che è corposa in tutti i partiti.
Una situazione che avrebbe spinto il pur conciliante Fitto a sbattere più volte i pugni sul tavolo rifiutandosi di sottoporre alla Commissione delle soluzioni che sono già informalmente state indicate come irricevibili. Non per una questione di principio – non solo quanto meno – ma per una motivazione piuttosto semplice: una nuova bocciatura rischia di accelerare il lento percorso che porta ad una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.
Le linee guida per una conciliazione insomma ci sarebbero, e prevedono risarcimenti per le proprietà uscenti calibrati sui fatturati e riconoscimenti degli investimenti fatti basati su perizie asseverate. Al massimo, solo per alcuni casi specifici, lo slittamento dell’avvio delle gare per riassegnare le concessioni scadute a fine 2024.
(da Il Sole24ore)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
NEGATIVI ANCHE I DATI SUI SERVIZI, IN CALO SIA RISPETTO A MAGGIO (-0,7%) CHE A DODICI MESI PRIMA (-1,5%)… UNA PESSIMA NOTIZIA PER GIORGETTI, VISTO CHE I SERVIZI PESANO PER DUE TERZI DEL PIL E CHE, NEGLI ULTIMI 18 MESI, HANNO TRAINATO LA CRESCITA
Il primo dato diffuso dall’Istat dopo la pausa di metà agosto dovrebbe preoccupare assai il
governo: il fatturato di industria e servizi di giugno conferma la crisi della prima e la fermata dei secondi, una pessima notizia per le prospettive di crescita del Paese e per il relativo effetto sui conti pubblici nel contesto della rinnovata austerità europea.
Partiamo dai numeri: a giugno il fatturato dell’industria italiana è aumentato dello 0,1% su maggio in valore, ma diminuito dello 0,7% in volume (maggio, va ricordato, aveva fatto segnare pessimi numeri); su base tendenziale invece, cioè rispetto a un anno prima e corretto per gli effetti del calendario, il calo del fatturato è assai più marcato e riguarda sia il valore (-3,7%) che i volumi (-3,3%).
L’aumento del 28% delle ore di cassa integrazione richieste dalle aziende a luglio, appena comunicato da Inps, è un altro segnale d’allarme da non sottovalutare: sono stati in larga parte i buoni dati dell’occupazione a trainare quelli delle entrate fiscali in questi mesi.
Ancor più rilevante, anche se certo meno negativo guardato in prospettiva, è forse il dato del fatturato dei servizi: in calo sia rispetto a maggio (-0,7% in valore e -1% in volume) che a dodici mesi prima (-1,5% e -2,6%) e con tutte le categorie dei servizi, a partire dal commercio, che mostrano il segno “meno” con l’eccezione del comparto “agenzie di viaggi e servizi di supporto alle imprese” (+0,2%).
Fatto più rilevante, si diceva, non solo perché i servizi pesano per circa due terzi del Prodotto interno lordo italiano, ma anche perché negli ultimi 18 mesi hanno trainato la crescita: nella media degli ultimi tre mesi registrata da Istat il loro fatturato è in sostanza fermo.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
INFATTI IL “REATO” PER I SOVRANISTI E’ PROPRIO QUESTO… MSF: “C’ERA GENTE IN ACQUA, IN BALIA DELLE ONDE, ERA UN OBBLIGO MORALE E GIURIDICO TRARLE IN SALVO”
Le autorità italiane hanno emesso un provvedimento di fermo amministrativo di 60 giorni nei confronti della Geo Barents, la nave di ricerca e soccorso di Medici Senza Frontiere (MSF), per presunte violazioni delle norme di sicurezza marittima.
Il provvedimento di fermo è stato emesso a seguito di diverse operazioni di salvataggio avvenute nelle prime ore del mattino del 23 agosto nel Mediterraneo centrale, in cui la Geo Barents non avrebbe fornito informazioni tempestive al Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano (MRCC) e avrebbe messo in pericolo la vita delle persone. MSF respinge queste accuse, che si basano su informazioni fornite dalla Guardia costiera libica.
Il 23 agosto il team di MSF a bordo della Geo Barents ha condotto 5 operazioni di salvataggio. MSF è accusata di non aver fornito informazioni tempestive per la terza operazione, avvenuta dopo che il team dell’organizzazione aveva visto un numero significativo di persone finire in acqua nelle vicinanze della nave.
“Era un obbligo etico e morale iniziare tempestivamente le operazioni di soccorso” afferma Riccardo Gatti, responsabile del team di ricerca e soccorso a bordo della Geo Barents. “Era nel cuore della notte; abbiamo visto persone che saltavano da una barca, che cadevano o venivano spinte in acqua. Il team dei soccorritori non aveva altra scelta se non quella di tirare fuori dall’acqua le persone il più velocemente possibile” afferma Riccardo Gatti, responsabile del team di ricerca e soccorso a bordo della Geo Barents.
“C’era un pericolo imminente che le persone annegassero o si perdessero nel buio della notte”. Il responsabile sottolinea che le leggi italiane sono contrarie alle normative internazionali.. Al momento la Geo Barents non è in grado di effettuare operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale a causa del fermo.
Questo aggraverà ulteriormente la già insufficiente capacità di ricerca e soccorso in mare, rendendo la rotta del Mediterraneo centrale – una delle più pericolose al mondo per le persone migranti – ancora più letale. Medici senza frontiere esorta le autorità italiane a revocare il fermo alla Geo Barents in modo tale che possa adempiere al dovere di salvare vite umane e a cessare immediatamente ogni ostacolo all’assistenza umanitaria in mare. MSF chiede inoltre all’UE e ai suoi stati membri di sospendere ogni sostegno materiale e finanziario alla Guardia Costiera libica e alle autorità che violano i diritti umani.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
IL “FINANCIAL TIMES” CRITICA IL VERGOGNOSO FERMO DI 60 GIORNI PER LA “GEO BARENTS”, LA BARCA DI SOCCORSO DI “MEDICI SENZA FRONTIERE”, DECISO DAL GOVERNO MELONI
Il governo di Giorgia Meloni ha sequestrato una nave di soccorso umanitario per la 23esima
volta, mentre l’Italia rafforza il suo giro di vite sull’immigrazione irregolare nel Mediterraneo.
Medici senza frontiere ha accusato l’amministrazione Meloni di una “decisione arbitraria e disumana” dopo che la sua nave civile di ricerca e soccorso, la Geo Barents, è stata trattenuta questa settimana nel porto di Salerno, vicino a Napoli.
Le autorità italiane hanno ordinato un fermo di 60 giorni, uno dei sequestri più significativi di una campagna di 18 mesi contro le navi umanitarie nel Mediterraneo, dopo che la Geo Barents ha sbarcato 191 migranti salvati nel porto.
Roma ha accusato la Geo Barents di aver messo in pericolo vite umane e di non aver fornito informazioni tempestive alle autorità italiane durante un salvataggio notturno nel Mediterraneo centrale la scorsa settimana.
MSF rifiuta qualsiasi illecito e ha dichiarato che l’equipaggio di Geo Barents è intervenuto dopo aver visto un numero significativo di persone cadere – o essere spinte – fuori bordo da una piccola imbarcazione in vetroresina, mentre una nave della guardia costiera libica si avvicinava. Martedì l’ente di beneficenza ha dichiarato di non aver avuto “altra scelta” se non quella di effettuare il salvataggio.
Il partito di destra Fratelli d’Italia della Meloni ha pubblicizzato il suo successo nel frenare l’afflusso irregolare di migranti, dopo un forte calo del numero di migranti che raggiungono le coste italiane senza permesso.
Tuttavia, gruppi umanitari come MSF, Oxfam Italia e SOS Humanity hanno accusato Roma di “ostacolare sistematicamente le attività di ricerca e salvataggio dei civili”, che secondo loro starebbero causando un tributo di vite umane.
I gruppi hanno presentato un reclamo formale a Bruxelles più di un anno fa, chiedendo alla Commissione europea di determinare se le regole di Roma fossero coerenti con il diritto comunitario e internazionale. Bruxelles sta ancora valutando le argomentazioni.
“Lo stanno vendendo all’opinione pubblica come un successo, ma il prezzo è la morte e le gravissime violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Juan Matias Gil, che guida l’équipe di ricerca e soccorso di MSF nel Mediterraneo.
(da Financial Times)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
PER LA NOMENCLATURA DESTRORSA, IL CINEMA RESTA UN BULBO PILIFERO CHE NON ATTECCHISCE IN UNA CALOTTA CRANICA MENO FERTILE DI QUELLA DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA
La mostra su Tolkien, fatta. L’evento sul futurismo, lo sta organizzando Osho. Manca il convegno su Prezzolini, tempo al tempo.
La fantasia non è il forte della nuova destra in cerca di egemonia culturale, con il direttore del Maxxi Alessandro Giuli che fa libri su Gramsci e Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale, che ieri elegantissimo ha accolto sul tappeto rosso una cariolata di divi hollywoodiani attirati dalla rinascita del Lido e cerca una terza posizione, come il vecchio Fronte della Gioventù: né Usa-né Urss-Barbera nazione.
In attesa di un guizzo sangiulianesco che non sia una retrospettiva Blasetti o una monografia su Buzzanca, la Mostra di Venezia dell’anno II e.M. – era Meloni – la prima davvero in piena nuova stagione, si industria dunque come può a dare segnali di rivincita degli ex vinti.
Il riconfermato Barbera – ma in alcuni ambienti culturali vicini al potere meloniano si preferisce dire «prorogato» – qualcosina ha concesso all’aria dei tempi: il film di chiusura a Pupi Avati, per esempio, cantore del piccolo mondo antico che da tempo ha raccolto la bandiera che fu di Pasquale Squitieri, nel ristretto novero dei cineasti dall’altra parte della barricata. Poca cosa, però: sarà proiettato quando la gran parte del pubblico e degli accreditati è tornato alla vita borghese.
I maligni dicono che Barbera abbia voluto compensare la presenza in programma della serie M – Il figlio del secolo, tratto dal primo libro di Antonio Scurati, cioè la serie su di Lui, Benito Mussolini, dove ci si permette di sbeffeggiare il vate futurista Filippo Tommaso Marinetti.
Agli occhi della nomenclatura destrorsa che oggi nomina e dispone, indirizza ed esautora, il cinema resta un bernoccolo che non si spiana, un bulbo pilifero che non attecchisce in una calotta cranica evidentemente meno fertile di quella del ministro Lollobrigida.
Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha cominciato a metterci mano partendo dal vil denaro, la riforma del tax credit, cioè dei contributi pubblici alle pellicole. «Abbiamo visto all’opera rampolli di famiglia con risultati davvero modesti», ha scritto Sangiuliano in una lettera al Foglio per motivare la riforma, deplorando, sempre senza citarlo, il flop al botteghino di un film che pareva proprio quello di Saverio Costanzo, Finalmente l’alba).
Ma costruire l’egemonia cambiando il tax credit e destinando una cinquantina di milioni a non meglio precisati «film di identità nazionale» è un po’ come sperare che nasca una Leni Riefenstahl solo perché hai dato alle fiamme il Reichstag – a proposito, in cartellone a Venezia c’è un film sulla grande documentarista tedesca, pure qui bilanciato da uno sul compagno Gian Maria Volonté.
Se l’esempio delle fiamme vi pare maligno non sbagliate, dato che a distanza di due mesi dall’incendio che ha devastato i locali del Centro sperimentale di cinematografia diretto da Sergio Castellitto, altra nomina di nuovo conio, non si sa ancora come, perché e cosa sia andato distrutto (centinaia di copie di vecchi film, pare, rare o uniche). Castellitto tace.
Al Lido invece si ciacola già e molti addetti ai lavori si interrogano sul curriculum della neo nominata ad di Cinecittà, Manuela Cacciamani («Ha iniziato a lavorare fin da giovane nelle più grandi produzioni americane tra cui Gangs of New York di Martin Scorsese e Ocean’s Twelve di Steven Soderbergh», recitano le biografie on line), che come produttrice vanta l’esordio nel 2012 con Fairytale, un horror ambientato a Latina, guarda tu la lungimiranza della location. Ministro, una mostra su Littoria no?
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Agosto 29th, 2024 Riccardo Fucile
SE I VICEPRESIDENTI ESECUTIVI DELLA COMMISSIONE RIMARRANNO TRE, SARANNO DESTINATI AI VINCITORI DELLE EUROPEE: FRANCIA, GERMANIA E POLONIA. UN EVENTUALE QUARTO SARÀ CONCESSO ALLA SPAGNA, NON CERTO ALL’ITALIA DELLA MELONA, VISTA COME IL FUMO AGLI OCCHI PER LA SUA ARROGANZA POLITICA (QUANDO LO FIRMA IL MES?)
A Bruxelles hanno sogghignato beffardi quando hanno letto dell’incontro romano di Giorgia
Meloni con il leader del Ppe, Manfred Weber. Come può venire in mente alla premier della Garbatella di farsi raccomandare, per ottenere un commissario con deleghe economiche, dal nemico più intimo di Ursula von der Leyen?
Che errore politico, hanno sottolineato gli euro-burocrati ben ricordando di quando Ursula, supportata all’epoca da Angela Merkel, bruciò le speranze del bavarese Weber, esponente di destra della Csu, di diventare presidente della Commissione.
Da parte sua, Ursula non ha ancora deciso se riconfermare lo schema della sua precedente Commissione: tre vice presidenti esecutivi con deleghe importanti con tanti vice intorno che non contano un tubo.
Se i vice esecutivi rimangono tre, è ovvio che saranno destinati ai vincitori delle elezioni europee: Francia, Germania e Polonia. Ursula potrebbe aggiungere un quarto ma allora sarà la Spagna di Sanchez a godere.
Non certo l’Italia della Melona, vista come il fumo agli occhi per la sua arroganza politica (quando lo firma il Mes?).
(da Dagoreport)
argomento: Politica | Commenta »