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ROMA, IDENTIFICATI I GIOVANI AUTORI DELL’AGGRESSIONE OMOFOBA A PIGNETO

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

DI QUESTA FECCIA VOGLIAMO CHE VENGANO DIFFUSI NOMI, COGNOMI E FOTO, COME AVVERREBBE SE FOSSERO MAGGIORENNI STRANIERI

Proseguono le indagini sull’aggressione omofoba che si è verificata la notte di Capodanno nel quartiere del Pigneto, a Roma. Stephano e Matteo, vittime delle botte e degli insulti di un gruppo di circa dieci ragazzi, sono tornati nella serata di ieri – venerdì 3 gennaio – dai carabinieri della stazione di Torpignattara. Ai due sono state mostrate le foto segnaletiche di alcuni pregiudicati della zona, così da poter stabilire se alcuni di loro fossero presenti al pestaggio della notte di Capodanno.
L’aggressione ai danni di Stephano e Matteo si è verificata la notte di Capodanno in via Gabrino Fondulo, a Roma. I due sono stati insultati da un gruppo di giovani che stava festeggiando la notte di San Silvestro in un appartamento al primo piano. A un certo punto, quegli stessi ragazzi sono scesi in strada e hanno picchiato brutalmente Matteo e Stephano. Quest’ultimo è stato dimesso dall’ospedale Vannini con 25 giorni di prognosi. «Con noi c’era anche un amico che è riuscito a mettersi in salvo dietro le auto parcheggiate», racconta al Corriere
Verso l’identikit degli aggressori
Le indagini sono partite e a breve potrebbero esserci anche i primi nomi da scrivere nel registro degli indagati. Nelle scorse ore, infatti, i carabinieri hanno sentito i genitori della giovane che ha organizzato la feste di Capodanno, così da avere un elenco degli invitati alla festa e acquisire i loro telefoni per capire chi abbia effettivamente preso parte all’aggressione.
Pare, inoltre, che ci sia un video del pestaggio, registrato da una delle due vittime ma cancellato dai teppisti prima di andarsene. Il reato ipotizzato nei confronti degli aggressori è di lesioni personali aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale.
(da agenzie)

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COTTARELLI: “DAL GOVERNO SOLO PROMESSE. IL TAGLIO DELLE IMPOSTE? NON C’E’ STATO

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

L’ECONOMISTA: “QUEL CHE HA FATTO IL GOVERNO E’ UN RISPARMIO SUL DISAVANZO”

«Il taglio delle imposte non è altro che la conferma delle misure precedenti. Ora migliorano i conti ma i mercati sono attenti alle fluttuazioni. Sedersi sugli allori con la nostra traiettoria di discesa del debito pubblico sarebbe pericoloso». Queste le parole alla Stampa dell’economista Carlo Cottarelli, in un’intervista a firma di Fabrizio Goria. Sulla pressione fiscale in aumento spiega: «Sebbene si tratti di un dato di un solo trimestre è un aumento coerente con quello che era stato pubblicato con i documenti correlati alla legge di Bilancio. Sia per il 2024 sia per il 2025 si era previsto un incremento oltre il 42% della pressione fiscale. Questo taglio delle tasse da parte del governo non è un vero taglio». «Ma bisogna chiedersi – aggiunge – perché nonostante le aliquote siano più o meno invariate aumenta la pressione: c’è stato un aumento inaspettato nel 2024 per circa mezzo punto percentuale di Pil. Le entrate sono andate meglio del previsto, secondo il governo, perché è aumentata l’occupazione. Ma la spiegazione del governo non è valida. Ci sono due possibilità. La prima è l’effetto di lunga gittata delle misure per combattere l’evasione fiscale, come per esempio la fatturazione elettronica. Secondo, ci può essere un extragettito delle varie rottamazioni». Oppure, per Cottarelli, ci potrebbe esser «un fattore temporaneo legato a ciò che sta succedendo alla distribuzione del reddito. I salari nel 2024 sono aumentati più dei profitti. E siccome i salari sono tassati con la ritenuta alla fonte mentre i profitti sono tassati con un certo ritardo, è possibile che ci sia uno squilibrio»
§«Quello che ha fatto il governo? Un risparmio sul disavanzo»
«Bisogna dare atto al governo che c’è stato un risparmio sul disavanzo. Il piano di rientro del deficit è in linea con le regole europee, che non sono particolarmente rigide», spiega l’economista. Giorgetti «è stato prudente. C’era margine per spendere di più. Si è deciso di non farlo. La domanda è perché l’opposizione non ha attaccato il governo su questo punto. Anzi l’esecutivo a oggi è più rigoroso di quanto richiesto dalla Commissione Ue. Non si può di certo criticare il governo sotto questo punto. Si tratta di un elemento che ha contribuito ad abbassare lo spread. Però deve essere mantenuto nel tempo».
(da agenzie)

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MILLE EURO AL MESE PER 15 METRI QUADRI: LA FOLLE DERIVA DEGLI AFFITTI MILANESI

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

GRAZIE AL DECRETO SALVINI VENGONO PROPOSTI LOCALI SEMPRE PIU’ PICCOLI CON PREZZI ALLE STELLE, UN FAVORE AGLI SPECULATORI

«La casa è completamente nuova, appena ristrutturata. È in una zona residenziale. Quindi capirà che il prezzo è proporzionato ai servizi offerti». 900 euro al mese, spese a parte per 14 metri quadrati. Siamo a Milano. Un anno dopo la protesta degli studenti milanesi contro il caro affitti, ecco i primi effetti delle politiche di governo. «La vita senza casa, dimmi tu che vita è» recitava lo striscione all’ingresso della casa dello studente di viale Romagna.
Le nuove regole su affitti e case volute dal vicepremier Matteo Salvini e condivise dal governo Meloni, sono entrate in vigore il 27 luglio del 2024. Il decreto da subito è stato ribattezzato “Salva Milano”. Chi è di Milano ad essere stato salvato? Chi cerca casa a prezzi adeguati ai guadagni o chi ha loculi da affittare che però prima non potevano avere l’abitabilità e oggi invece l’avranno?
Per trovare una risposta basta una veloce ricerca su internet e il sospetto che una nuova speculazione prende corpo. Monolocale di 18 mq, zona residenziale, ammobiliato, ultimo piano con ascensore: 800 euro al mese più le spese. Monolocale 16 mq, attico, nuovo, a pochi passi dalla metro: 840 euro al mese, spese a parte. Monolocale 15 mq, con balcone, 1000 euro al mese, spese incluse, tranne internet. Chiamo, prendo vari appuntamenti. Inizio il tour.
L’esperienza di visitarli è un po’come rivivere la scena cult di Renato Pozzetto nel film Il ragazzo di campagna. Quasi 1 milione di nuovi poveri vive in affitto e soffre per la scarsa qualità degli immobili e per l’insostenibilità delle tariffe. Il decreto avrà senz’altro tenuto conto di loro. Anche perché gli sfratti per morosità incolpevole sono – numeri alla mano – la maggioranza, cioè famiglie che non riescono di colpo a pagare perché perdono il lavoro o si ammalano. Vado al primo appuntamento carica di aspettative. Siamo effettivamente in una zona residenziale di Milano. Oltre me per lo stesso appuntamento ci sono altre quattro persone.
L’agente immobiliare mi accoglie così: «A poche centinaia di metri da qui c’è stata la protesta degli studenti universitari nelle tende». Come se l’informazione giustificasse il prezzo del micro appartamento. «Lei ha busta paga e contratto a tempo indeterminato, vero?». No, sono una partita Iva, rispondo. «Allora mi dispiace, il proprietario non affitta a liberi professionisti. E se poi non fattura? Come paga?».
La mia famiglia può farmi da garante, mi fa entrare per vederla per favore? «Va bene, ma non garantisco che potremo dargliela comunque nel caso la scegliesse». Una volta aperta la porta è tutto davanti ai miei occhi. A mala pena riesci a girare su te stesso. Il letto è sul soppalco e se dal letto allunghi il braccio, apri il frigorifero.
Posso salire? «Non c’è il materasso, deve portarlo lei se vuole». Non vedo alternativa. Il bagno è una chicca. Scusi, quanto è alto il soffitto della doccia? «Un metro e ottantadue». Il mio fidanzato è 1,85 metri. «Basta piegarsi un po’». Ma è sicuro siano 18 mq? «No, sono 14». Ma l’annuncio diceva 18.
La seconda micro casa che vedo è sulla linea della metro, ma in periferia. L’ascensore porta all’ultimo piano. Poi c’è ancora una rampa di scale da fare. È un sottotetto? Chiedo all’agente immobiliare. «Si, a destra sono rimaste le cantine, a sinistra sono state trasformate in piccole abitazioni». Le porte delle cantine sono chiuse con delle catene. Alcune sono semiaperte, dentro si intravedono resti di mattoni e calcinacci. Ci sono ovunque trappole per topi. Faccio finta di non sapere cosa sono e chiedo: «Penso siano dei diffusori di profumi». Originale come risposta! L’appartamento che devo visitare è l’ultimo del corridoio sulla sinistra. Letto singolo. Nel bagno non c’è il bidet. Per aprire il frigo bisogna inginocchiarsi, in piedi si sbatte la testa sulla trave. Unico spiraglio di luce, una piccola finestra sul tetto spiovente. È sicuro che la casa sia regolare? «Certo, si. Perché?». Affitto con contratto 700 euro al mese più 45 di spese condominiali, utenze a parte».
Quanto per averla subito? «Mille euro all’agenzia, più due caparre e il mese entrante, totale 3.100 euro». Per prendere possesso di 16 mq? «Sono 14». È claustrofobico, ma li affittate veramente? «Si, vanno via velocemente». E chi li prende? «Non gli studenti». Non mi stupisce. «Molti vogliono vivere da soli e preferiscono adeguarsi piuttosto che condividere con altri la casa per avere spazi più grandi». Capisco.
Da luglio 2024 sono divenuti abitabili – e quindi affittabili – monolocali di 20 metri quadrati con soffitto di 2, 40 metri (prima i limiti per una persona erano 28 mq e 2, 70 l’altezza).
Ma tra gli annunci spopolano micro case ben al di sotto di 20 mq. Se chiedi ad un geometra come è possibile che sul mercato le agenzie immobiliari di Milano offrano micro case da 14 mq la risposta è esilarante: «Sono talmente tanti i fattori che vanno considerati per la concessione dell’abitabilità che tutto potenzialmente può trasformarsi in affittabile. Condoni delle leggi precedenti, dimensioni e posizioni delle finestre. Con le nuove regole inoltre i comuni potranno fare meno controlli e meno richieste di certificazioni ai proprietari, la logica è semplificare per i proprietari le regole».
Se per loro dunque il governo si è speso, per chi è in emergenza abitativa meno. La Legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei Ministri non prevede fondi sufficienti per affrontare la grave crisi che colpisce migliaia di famiglie italiane. In Commissione Bilancio della Camera è stato approvato un emendamento che stanzia per gli affitti appena 10 milioni di euro per il 2025 e 20 milioni per il 2026.
Secondo Sunia, Cgil, Spi, Unione Inquilini, con i fondi stanziati, sarà possibile affrontare solo il 20% dei casi problematici, lasciando le restanti famiglie senza alternative. Fake news dice il vice premier della Lega, che anzi rivendica il provvedimento perché «20 metri quadrati sono meglio di niente», anzi «beato chi può permettersi di più, ma chi non può si accontenta».
E forse si accontenterebbero anche gli studenti se gli affitti costassero un terzo delle cifre di mercato. Peccato invece che oltre a rendere abitabili loculi più o meno tecnologici non si siano preoccupati di renderli sostenibili e a prezzi ponderati. Per poterti permettere un sottotetto in affitto a Milano devi comunque guadagnare almeno 2.500 euro al mese.
Non è un caso che la protesta contro il caro affitti sia partita proprio daqui: 628 euro di media al mese per una stanza singola, Bologna 467 e Roma 452 euro. Insomma è rimasto tutto com’era. Anzi peggio. L’aumento dei prezzi da record nel capoluogo lombardo può continuare a galoppare indisturbato. Una riforma, quella del decreto casa Salvini, che probabilmente non passerà alla storia per aver migliorato le nostre vite.
(da lastampa.it)

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IL WEB È UNA FOGNA: NEL 2024 SONO STATE ARRESTATE 144 PERSONE CON L’ACCUSA DI PEDOPORNOGRAFIA, LA POLIZIA POSTALE NE HA DENUNCIATE OLTRE 1028. IN TOTALE LE INDAGINI PER REATI SESSUALI ONLINE AI DANNI DI MINORI SONO STATE 2809

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

SONO STATI 11 MILA GLI ATTACCHI DA PARTE DI HACKER A INFRASTRUTTURE INFORMATICHE SENSIBILI, LA MAGGIOR PARTE DEI QUALI SONO STATI REGISTRATI A LUGLIO… LA POLIZIA POSTALE HA AVVIATO 54 MILA INDAGINI

Il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (Cnaipic), ha rilevato nel 2024 in Italia, 11.887 attacchi hacker ad infrastrutture informatiche sensibili, ed ha diramato 59.373 alert. Sono state 178 le persone indagate per hackeraggio mentre le richiesta di cooperazione internazionale di Polizia ‘High Tech Crime G8’ sono state 63.
Il maggior numero di attacchi hacker è stato registrato nel mese di luglio del 2024, con un aumento significativo, rispetto al 2023 del 38% ma con una diminuzione, pari al 46%, dei soggetti denunciati, dovuta all’importante opera di prevenzione effettuate dalla Polizia di Stato.
Nell’anno appena trascorso, la Polizia Postale ha trattato 2.809 casi di pedopornografia online. Sono state invece 1.028 le persone denunciate per reati sessuali online ai danni di minori e 144 le persone arrestate. Oltre 900 le perquisizioni personali ed informatiche effettuate dagli investigatori.
I siti inseriti nella black list sono stati 2.775 con il monitoraggio di 42.031 siti, con un incremento del 43% rispetto al 2023 e un aumento degli arresti del 33%. Inoltre spiegano dalla Postale nel report dei dati diffuso oggi che, la fascia d’età dei minori maggiormente a rischio è quella che va dai 14 ai 16 anni dove è stato registrato un incremento significativo dei casi pari al 22%.
Nel 2024 sono stati oltre 53 milioni gli accessi al sito della Polizia di Stato, Commissariato di Ps online. La maggior parte delle segnalazioni, il 36.3% riguarda problemi legati ai social media. Questo dato riflette l’ubiquità e l’uso quotidiano delle piattaforme sociali, che possono essere sfruttate per varie forme di abuso e crimine digitale, come il cyberbullismo e le molestie online.§
Il 31.2% ha riguardato invece segnalazioni relative all’hacking rappresentano una parte consistente del totale. Questo indica la crescente preoccupazione per la sicurezza dei sistemi informatici e la necessità di proteggere le informazioni sensibili da accessi non autorizzati. Le segnalazioni di phishing continua a essere una delle principali minacce, con un numero significativo di segnalazioni, che hanno riguardato 28.9% del totale. Il 2.2% sono state le segnalazioni per pedopornografia e il 1.5% hanno interessato quelle relative al terrorismo.
Nel 2024 gli investigatori della Polizia Postale, hanno avviato 54.554 indagini, che hanno portato alla denuncia di 7.884 persone, dato in linea con il 2023, dove erano stati segnalati all’autorità giudiziaria, 7.780 soggetti per varie tipologie di reati informatici (truffe online, pedopornografia, cyberterrorismo, attacchi hacker e reati contro la persona). Molte delle notizie di reato sono giunte negli uffici della Polizia di Stato , attraverso il Commissariato di P.S. Online un baluardo di sicurezza in un mondo sempre più interconnesso e più utilizzato.
(daagenzie)

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“CI SONO DELLE IRREGOLARITÀ FORMALI CHE POSSONO DETERMINARE SANZIONI PECUNIARIE MA NON LA DECADENZA”: L’AVVOCATO DI ALESSANDRA TODDE COMMENTA IL PROCEDIMENTO APERTO DAL COLLEGIO DI GARANZIA ELETTORALE

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

“STO CERCANDO DI CAPIRE MEGLIO LA SITUAZIONE CHE A PRIMA VISTA MI PARE ASSURDA” … INTANTO LEI OSTENTA SERENITA’: “HO PIENA FIDUCIA SULLE AZIONI FATTE DAL COMITATO CHE MI HA RAPPRESENTATO PER LE ELEZIONI E HO LA PIENA LEGITTIMAZIONE DI CONTINUARE A LAVORARE PER I SARDI E COSÌ FARÒ”

“Sto cercando di capire meglio la situazione che a prima vista mi pare una situazione abbastanza assurda, perché sostanzialmente non c’è nessuna irregolarità sostanziale, ma ci sono delle irregolarità formali che possono determinare sanzioni pecuniarie, ma non certo la decadenza”.§
Lo dice all’ANSA l’avvocato Benedetto Ballero, dello studio cui la presidente Alessandra Todde si è rivolta per tutelarsi nel procedimento aperto dal Collegio di garanzia elettorale, e che ha potuto vedere l’ingiunzione-ordinanza soltanto a tarda sera.
Per il legale il provvedimento “appare forzato e anche un’invasione del risultato elettorale, perché non si può determinare una decadenza per un brufolino, tra le altre cose contestano una fattura che è arrivata dopo, di 130 euro dell’Enel per un locale”. Sette i profili di irregolarità contestati, uno già chiarito con una memoria.
“La cosa certa – aggiunge Ballero – è che per scelta prioritaria, la presidente non ha ricevuto un contributo né ha fatto alcuna spesa personalmente e quindi ovviamente non si possono contestare i mancati adempimenti che deve rispettare chi si occupa della campagna elettorale”.
In sintesi Alessandra Todde avrebbe scelto di non essere in prima persona la referente della propria campagna, in termini economici, dunque la tesi è che nulla le si potrebbe contestare.
“Il mandatario deve essere nominato per fare spese o ricevere contributi, chi non fa né spese né contributi non deve nominare il mandatario”, chiarisce il legale.
Quali sono i prossimi passi al momento non è ancora chiaro, anche perché al momento sarebbe l’unico caso in Italia in cui viene pronunciata una decadenza in questo modo: “Essendo un provvedimento amministrativo, preso da un organo amministrativo per quanto straordinario, le regole dovrebbero dire che è impugnabile al Tar, ma stiamo ancora valutando i termini”, spiega, facendo capire che il ricorso al tribunale ordinario non sarebbe l’unica strada percorribile.
“Sono serenamente al lavoro, come potete vedere, dopo anche un confronto con la mia maggioranza. Ovviamente l’atto amministrativo è arrivato dalla Corte d’Appello di ieri, seguirà il suo percorso e sarà ovviamente gestito dai miei avvocati. Io ribadisco la piena fiducia nei confronti della magistratura, la piena fiducia ovviamente su quelle che sono le azioni che sono state fatte dal comitato che mi ha rappresentato per le elezioni e quindi quello che io posso dire è che ho la piena motivazione e la piena legittimazione di continuare a lavorare per i sardi e così farò”. Lo ha detto la presidente della Regione sarda Alessandra Todde.
“Voglio ricordare a tutti che noi siamo stati eletti per servire i sardi e questo chiaramente non finisce fino a quando non ci sono atti definitivi quindi noi continuiamo a lavorare con assoluta motivazione perché per questo siamo stati eletti e per questo riceviamo soldi pubblici quindi ci mancherebbe che non continuiamo a lavorare in maniera motivata come dobbiamo fare – ha proseguito la governatrice a rischio decadenza dopo l’ordinanza-ingiunzione del comitato di garanzia che ha analizzato le spese elettorali della presidente – Il tema della legittimazione non si pone, ripeto, nella misura in cui non ci sono atti definitivi, quindi il Consiglio regionale farà il suo percorso e nel frattempo continuiamo a lavorare con assoluta motivazione e soprattutto con assoluta legittimazione”.
(da agenzie)

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MOHAMMAD ABEDINI, L’ATTO DI ACCUSA DELL’FBI DIMOSTRA CHE IL 38ENNE INGEGNERE IRANIANO DETENUTO IN ITALIA E’ STATO DETERMINANTE NELL’INDUSTRIA MILITARE DEGLI AYATOLLAH

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

CON UNA SOCIETÀ SVIZZERA AGGIRAVA LE SANZIONI DEGLI STATI UNITI A TEHERAN E SI FACEVA INVIARE TECNOLOGIA DALLE AZIENDE AMERICANE PER SVILUPPARE IL SISTEMA DI NAVIGAZIONE SEPEHR PER I DRONI “UAV” DEI PASDARAN …LE VENDITE DEL SEPEHR SONO AUMENTATE DEL 556% E I CONTRATTI CON I PASDARAN RAPPRESENTANO IL 99,5% DEI PROFITTI DELLA SOCIETA’ DI ABEDINI

Sono intrecciati, ormai, i destini di Cecilia Sala e di Mohammad Abedini, il cittadino iraniano arrestato il 16 dicembre scorso all’aeroporto di Malpensa su mandato degli Stati Uniti. Teheran pretende che non venga consegnato agli Usa. Washington invece ha già chiesto l’estradizione ed entro 21 giorni invierà alla Farnesina il fascicolo dell’inchiesta sulla base del quale la Corte d’appello di Milano deciderà del destino di Abedini.
La Stampa è in possesso di un resoconto delle indagini portate avanti dal controspionaggio americano su cui si fonda l’accusa contro Abedini e contro Madhi Sadeghi. Entrambi sono imputati di aver cospirato per esportare tecnologia statunitense in Iran, aggirando le sanzioni, e di aver supportato le Guardie rivoluzionarie che gli Usa
Quella che segue è la ricostruzione della rapida ascesa di Abedini nel mondo dei pasdaran. Ne emerge un personaggio che supera la semplice definizione di «ingegnere dei droni». Come risulta chiaro, ad esempio, dal ruolo di consulente, dal 2019 al 2021, al servizio dell’Ente di ricerca per l’autosufficienza del jihad, un’organizzazione collegata alle Forze aerospaziali delle Guardie rivoluzionarie.
In questo ramo delle milizie pasdaran vengono sviluppati sistemi missilistici, veicoli militari, equipaggiamento per cyber attacchi, radar, e ha tra i suoi “clienti” organizzazioni terroristiche come Hamas e Hezbollah. La carriera di Abedini inizia prestissimo. Ed è folgorante.
Nel 2010, mentre sta svolgendo un dottorato in ingegneria meccanica all’università Sharif di Teheran, viene avvicinato dal dipartimento per le Relazioni industriali dell’ateneo, grazie al quale nel 2011, appena 24enne, fonda insieme a due soci l’azienda San’at Danesh Rahpooyan Aflak, nota come “Sdra”. E ottiene il ruolo di amministratore delegato, oltre al 32% delle quote della società.
Non sembra una start-up qualunque, almeno a giudicare dall’identità di uno dei due soci, Amid Fazeli, già amministratore dell’Agenzia spaziale iraniana. Dal 2011 al 2013 l’azienda di Abedini raccoglie soprattutto informazioni, struttura l’azienda, abbozza i primi progetti. È un periodo che coincide con gli anni centrali del dottorato di Abedini alla Sharif University.
Per l’intelligence americana, già dal 2014 il giovane Ceo della Sdra è a conoscenza del divieto di esportare in Iran tecnologia statunitense. Manda infatti una mail a un’azienda in Massachussets – che chiameremo A.D. -, vuole farsi spedire dei sensori per la sua tesi di dottorato in robotica e meccatronica. Un dipendente di A.D. gli risponde, però, che non può fornirglieli a causa del divieto di esportazione dovuto alle sanzioni.
Nonostante questo, secondo il business plan della Sdra ottenuto dall’intelligence, nel 2014 l’azienda di Abedini inizia comunque a stipulare contratti con i pasdaran tramite il Centro industriale di ricerca per la Marina e le Forze aerospaziali Shahed. Dalle carte dell’inchiesta risulta, poi, che i tecnici della Sdra abbiano lavorato con e per le Forze aerospaziali delle Guardie rivoluzionarie su progetti per la produzione di missili balistici.
Abedini, però, compie il primo salto di qualità quando, grazie anche al doppio passaporto iraniano e svizzero, nel 2015 ottiene un posto da ricercatore all’École polytechnique fédérale di Losanna, in Svizzera. Dunque, è in Europa. E dal gennaio 2016 […] è in grado di procurarsi materiale tecnologico americano. Si rivolge ancora all’azienda A.D., ma questa volta chiede di spedire tutto al nuovo indirizzo di Losanna. «Destinatario: Mohammad Abedini, Sdra», si legge sui pacchi che contengono componenti per sistemi di navigazione, utilizzabili su droni militari.
L’obiettivo successivo è riuscire a portarli in Iran. Sempre nel gennaio 2016 Abedini invia quindi una mail alle autorità dell’aeroporto di Ginevra chiedendo se può trasportare «campioni» di prodotti di A.D. sul volo per Teheran. Per i servizi Usa «mente alle autorità svizzere» quando sostiene che siano «prodotti generici, non coperti da restrizioni», utilizzati per progetti universitari. Gran parte di quei materiali – si legge nel report – erano invece soggetti a restrizioni. Sarebbe un reato, ma il viaggio è un successo.
Nei successivi due anni, Abedini inizia a ordinare materiale elettronico da molte aziende Usa, sempre con lo stesso metodo. Attraverso queste spedizioni ottiene – secondo l’intelligence – anche i microtelecomandi che utilizzerà per il futuro prodotto di punta della Sdra: il sistema di navigazione Sepehr per i droni “Uav” dei pasdaran.
Nel 2018 Abedini deve però superare un nuovo ostacolo. L’8 maggio l’allora presidente Donald Trump annuncia l’uscita degli Usa dal Jpcoa, l’accordo sul nucleare iraniano che, in cambio di restrizioni sullo sviluppo della tecnologia nucleare, allentava le sanzioni alla Repubblica islamica. Poco dopo, gli Usa tornano a imporre un massiccio sistema di sanzioni sull’export verso l’Iran.
Per Abedini è un problema serio. Non può continuare a farsi spedire materiale per scopi universitari dalle aziende americane. Il 9 agosto un professore universitario, suo amico, gli dice quindi che, «alla luce delle proposte di partnership e del ritorno delle sanzioni americane, deve spostare i suoi affari lontano dall’Iran. La Svizzera – lo consiglia – sembra una buona opzione».
E Abedini si è già dimostrato intraprendente. Appena un mese dopo, il 10 settembre 2018, insieme a un nuovo socio svizzero, invia un business plan in cui risulta cofondatore di una nuova società, la “SadraLab”, che – si legge nel business plan – si occuperà di fornire sistemi di navigazione alle aziende. Viene omesso, invece, qualunque riferimento alla Sdra e ai collegamenti con i pasdaran.
A metà 2019 il nome SadraLab viene però bocciato dal “board” (l’intelligence pensa che si tratti del consiglio d’amministrazione della Sdra) , perché se l’azienda deve essere una “vetrina pulita” attraverso cui far arrivare materiale tecnologico dagli Usa, non può avere un riferimento così smaccato alla Sdra iraniana. Nasce, così, “Illumove”. lo scopo principale di Illumove è quello di aggirare le sanzioni all’Iran
Nasce quello che per gli Usa diventerà il cavallo di Troia attraverso cui Abedini e la Sdra si avvicineranno alle aziende tech americane, penetreranno al loro interno e riporteranno informazioni e tecnologie in Iran. Due anni dopo nasce il sistema di navigazione Sepehr e i pasdaran lo adorano. Nel 2021 l’87% di vendite del sistema di navigazione per droni della Sdra è rappresentato da contratti con le Guardie della rivoluzione. Nel 2022, con la guerra in Ucraina e la vendita di droni a Mosca – si legge nel resoconto – le vendite del Sepehr aumentano del 556% e i contratti con i pasdaran rappresentano, ormai, il 99,5% dei profitti della Sdra. Il trucco funziona.
(da agenzie)

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SEI FRANCESI SU DIECI SONO FAVOREVOLI ALLE DIMISSIONI DI MACRON, IL CUI MANDATO ALL’ELISEO SCADE NEL 2027: È QUANTO EMERGE DA UN SONDAGGIO PUBBLICATO DAL GIORNALE “LE FIGARO”

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

NEL DETTAGLIO, L’85% DEI SIMPATIZZANTI DEL RASSEMBLEMENT NATIONAL (RN) DI MARINE LE PEN E IL 92% DEI SIMPATIZZANTI DI FRANCE INSOUMISE (LFI) INVOCANO LE DIMISSIONI DI MACRON

Oltre la metà dei francesi si dice favorevole alle dimissioni del presidente, Emmanuel Macron, il cui secondo mandato all’Eliseo scade nel 2027: è quanto emerge da un sondaggio Odoxa-Backbone Consulting pubblicato per il giornale Le Figaro.
Secondo lo studio, l’uscita anticipata del presidente viene auspicata dal 61% dei francesi, due punti in più rispetto a dicembre e sette punti in più rispetto a settembre.
Nel dettaglio, l’85% dei simpatizzanti del Rassemblement National (Rn) di Marine Le Pen e il 92% dei simpatizzanti della France Insoumise (Lfi) invocano le dimissioni presidenziali.
Solo i simpatizzanti del partito macroniano risultano fortemente contrari a questa ipotesi (90%).
Sempre secondo lo studio, il 71% è preoccupato per l’operato di Macron e il 5% ritiene che il capo dello Stato non sia legato ai valori democratici. Oltralpe, i sondaggisti sono tuttavia divisi sull’opportunità di interrogare i connazionali sulle dimissioni del presidente. Il direttore dell’Ifop, Frédéric Dabi, ha dichiarato ieri su Sud Radio di ”rifiutare di porre domande” in merito.
”Non spetta a un istituto di sondaggi fare questo tipo di domande che potrebbero essere sfruttate nel campo politico”, ha spiegato, aggiungendo che ”non esiste quasi nessun francese che invoca spontaneamente la sua uscita dall’Eliseo, i francesi restano sull’agenda 2027″, assicura Dabi, tra i più autorevoli sondaggisti francesi.
(da agenzie)

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I MORTI SONO DIMINUITI CON IL NUOVO CODICE? SALVINI SMENTITO DALLE ASSOCIAZIONE: “MA CHE DIMINUITI DEL 25%, SONO RADDOPPIATI”

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

“DA SALVINI DATI FUORVIANTI, SONO IL DOPPIO DI QUELLO CHE DICHIARA”

Incalzato da un sottofondo musicale dai toni epici, tre giorni fa il ministro dei Trasporti Matteo Salvini affermava che nei primi 15 giorni dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, le morti sarebbero diminuite del 25% rispetto alle stesso periodo dello scorso anno, passando dalle 67 tra il 14 e il 28 dicembre 2023 alle 50 del 2024. Ma a smentire il ministro, nelle scorse ore è arrivata l’Associazione Sostenitori e Amici della Polizia Stradale (Asaps), da tempo impegnata nella raccolta di dati sulla sicurezza stradale e nella sensibilizzazione al tema, facendo notare che il calcolo di Salvini non tiene conto delle vittime rilevate dalla polizia municipale.
Le vittime non calcolate
Questa ha competenza sulle strade urbane, dove si verificano il maggior numero di collisioni: circa il 66% secondo i dati Istat citati dall’associazione. Consultando i dati si rileva anche che il 79% delle morti nei grandi comuni si verifica su strade urbane, così come il 73% degli incidenti.
L’Asaps fa notare che i dati a cui fa riferimento il ministro non terrebbero conto dei morti entro 30 giorni dalla collisione. Se si inseriscono anche queste vittime nel conteggio complessivo, «nei 15 giorni successivi all’entrata in vigore delle modifiche al codice della strada sono morte sulle strade italiane almeno 111 persone, più del doppio delle 50 dichiarate dal Ministro».
(da agenzie)

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IL SILENZIO STAMPA E’ UN’UTOPIA: COSI SI CONSEGNA LA VERITA’ AI REGIMI

Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile

QUANDO E’ CONSAPEVOLE, SPESSO IL SILENZIO E’ COMPLICE

I genitori di Cecilia Sala, preoccupati come tutti noi per la salvezza della figlia ieri hanno chiesto il silenzio stampa per evitare di complicare l’evoluzione della vicenda: “La fase a cui siamo arrivati,” scrivono, “è molto delicata e la sensazione è che il grande dibattito mediatico su ciò che si può o si dovrebbe fare rischi di allungare i tempi e di rendere più complicata e lontana una soluzione.”
Chiedere il silenzio stampa in un Paese disintermediato dai social è un esercizio utopistico. La richiesta è legittima,decidere di continuare a porre domande e dare notizie pure.
Il lungo iniziale silenzio sull’arresto di Sala non ha evidentemente portato alcun risultato. La differenza sostanziale tra l’Italia e i regimi come quello iraniano sta proprio nella funzione incalzante del giornalismo, ancor di più quando si tratta di una collega diventata ostaggio per forzature diplomatiche tra due Paesi sulla testa dell’Italia.
Nel silenzio i regimi hanno sempre dimostrato di fare ancora meglio i regimi. Nel silenzio iniziale il ministro Tajani ha definito una “speculazione” lo scambio di detenuti voluto dall’Iran che oggi è scritto nelle dichiarazioni ufficiali.
Con il silenzio l’Egitto ha provato a storpiare la verità scritta sul corpo di Giulio Regeni.
Con il silenzio Orbàn sperava di continuare a trattenere in carcere Ilaria Salis dopo 15 mesi di detenzione, fallendo grazie al rumore di 178 mila voti e non certo per la diplomazia italiana.
Il “dibattito su ciò che si può o si dovrebbe fare” è uno dei fini del giornalismo. Consapevoli di un prerequisito essenziale: la famiglia Sala legittimamente si fida del governo e altrettanto legittimamente una parte dei cittadini, della politica e della stampa rivendica il diritto di non fidarsi e di voler sapere.
Ciò che in questi giorni non ha fatto bene a Cecilia Sala sono gli insulti e i complotti evocati via social (anche da giornalisti), sono le parole del ministro Tajani (“la ragazza è in buona salute e si trova in una cella singola, ricevendo un trattamento dignitoso”) smentite dai fatti.
Come ha detto ieri il giornalista Francesco Merlo “quando è consapevole, il silenzio è complice, e non al di là delle buone intenzioni, come spesso si dice, ma al servizio delle buone intenzioni”.
Scriveremo responsabilmente, come abbiamo sempre fatto. Ma senza sconti, quelli no.
(da lanotiziagiornale.it)

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