Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
IL FACT CHECKING DI PAGELLA POLITICA
Negli ultimi mesi, il tema dell’occupazione è stato un terreno fertile per dichiarazioni
politiche, spesso più enfatiche che basate su dati concreti. Sia il governo che le opposizioni sembrano indulgere in affermazioni che trovano poco riscontro nei numeri. Pagella Politica, in un recente approfondimento, ha smontato diverse di queste dichiarazioni, offrendo una fotografia più fedele alla realtà.
L’illusione del “cambio di rotta”
Una delle narrazioni più insistenti è quella del “cambio di rotta” sul mercato del lavoro, attribuito al governo Meloni. Secondo la presidente del Consiglio e altri esponenti della maggioranza, il loro operato avrebbe invertito una tendenza negativa.
Ma i dati smentiscono questa versione: l’aumento degli occupati è iniziato ben prima dell’insediamento dell’attuale governo, con la ripresa post-pandemica. Anche il calo della disoccupazione, ora sotto 1,5 milioni, non è una novità esclusiva degli ultimi due anni. Più che inversioni, si tratta di continuazioni di trend già in atto.
Il mito del Jobs Act e altre rivisitazioni storiche
Non solo la maggioranza, ma anche esponenti dell’opposizione cadono in simili semplificazioni. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, attribuisce al Jobs Act il merito di aver creato un milione di posti di lavoro durante il suo governo. Tuttavia, come evidenzia Pagella Politica, questo numero rappresenta l’intero aumento degli occupati in quel periodo, senza che sia possibile isolare il contributo specifico della riforma.
Analogamente, lo slogan di Giorgia Meloni sui “24 milioni di occupati, record dai tempi di Garibaldi” pecca di anacronismo: confrontare numeri assoluti tra epoche con dinamiche demografiche e metodologie diverse è fuorviante.
Reddito di cittadinanza e occupazione: una correlazione fragile
Tra le argomentazioni più controverse figura quella secondo cui l’abolizione del reddito di cittadinanza avrebbe alimentato l’occupazione. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, è stato tra i più vocali nel sostenere questa tesi.
Ma, come evidenziato da ISTAT, il numero degli occupati è cresciuto anche durante la vigenza del reddito. Inoltre, i dati più recenti mostrano un aumento degli inattivi – persone che non lavorano e non cercano lavoro – di 280 mila unità tra settembre e ottobre 2024, proprio dopo l’introduzione del nuovo sussidio di formazione e lavoro.
Contratti a termine e precariato
Un altro tema divisivo è l’andamento del precariato. Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha sostenuto che il record di occupati si debba a un aumento dei contratti a termine. In realtà, i dati ISTAT mostrano un calo dei contratti a tempo determinato (-266 mila) e un aumento di quelli a tempo indeterminato (+940 mila) dall’inizio del governo Meloni. Tuttavia, è vero che l’incremento degli occupati a tempo indeterminato si concentra soprattutto nelle fasce d’età più avanzate, complici le politiche di posticipo pensionistico.
Povertà lavorativa e PIL
Un ultimo aspetto riguarda la povertà tra i lavoratori. Sebbene Eurostat segnali un calo della povertà lavorativa, ISTAT evidenzia un aumento della povertà assoluta tra gli occupati, passato dall’7,7 all’8,1 per cento tra il 2022 e il 2023. Questo dato è influenzato dall’inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto delle retribuzioni.
Insomma, la narrazione politica sull’occupazione spesso si piega alle esigenze di consenso, perdendo di vista la complessità dei fenomeni. . Forse, è tempo di tornare a leggere i numeri prima di pronunciare proclami.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
L’ANALISI DI GIAN ANTONIO STELLA SUL CORRIERE DELLA SERA
Sette anni dopo la prima candidatura di Agrigento a Capitale italiana della cultura la situazione nel comune siciliano può tradursi tutta nel grande cartello stradale per «la strada degli scrittori» dedicata a «I luoghi di Luigi Pirandello» dove alla prima riga c’era l’indicazione «Valle “di” Templi», alla quarta «Casa Pirandello “contrata” Caos».
Orrori a cui l’«Anas ha già provveduto alla rimozione. Il segnale sarà sostituito». Una serie di strafalcioni che hanno spinto spiega oggi Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco a invocare il commissariamento della città per salvare quello che doveva essere un «appuntamento con la storia». «Avevo un’idea ben precisa, che fosse l’occasione delle occasioni. Credo che ci siano tutti i presupposti affinché da Roma, quindi dal comando centrale, si abbia la consapevolezza di impugnare il tutto, anche a costo di essere sgarbati nei modi, perché non si può perdere questa occasione», ha spiegato l’intellettuale. E non ha tutti i torti.
Il programma che per ora non esiste. Le opposizioni «non è stata sistemata una strada, uno svincolo, un marciapiede, una fontana»
Quattordici prima dell’attesa visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad Agrigento dove secondo le opposizioni «non è stata sistemata una strada, uno svincolo, un marciapiede, una fontana», non c’è uno straccio di programma per l’annata. Salvo lo slogan «Lasciati abbracciare dalla cultura».
Spiega Stella che quando i promotori si sono ritrovati agli sgoccioli di dicembre hanno annunciato: ne parleremo a Roma il 14 gennaio alla presentazione ufficiale col ministro Alessandro Giuli. E ricorda il concerto de Il Volo di Natale (registrato ad agosto al Tempio di Giunone e infine le polemiche sul nuovo Telamone, «presentato l’anno scorso e criticatissimo da larga parte degli archeologi, da Salvatore Settis ad Adriano La Regina: come ha potuto la “Capitale italiana della cultura” spendere mezzo milione di euro per costruire di sana pianta una specie di grande Telamone-Frankenstein mettendo insieme oltre novanta pezzi di otto telamoni diversi violando tutte le regole del buon restauro?».
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
DAGLI USA UN APPELLO AL GOVERNO ITALIANO: “VOI ITALIANI IN 5 ANNI VI SIETE GIA’ FATTI SCAPPARE DAI DOMICILIARI SETTE ESTRADABILI”
La condizioni detentive di Cecilia Sala, giornalista di Chora Media e del Foglio e
“dell’uomo dei droni” Mohammad Abedini Najafabani, arrestato a metà dicembre su richiesta degli Stati Uniti, sono legate a doppio filo. Non è più un mistero. E se da una parte l’Iran chiede la liberazione del proprio cittadino, dall’altra il dipartimento di giustizia americano si rivolge ai giudici della Corte d’Appello di Milano. Che sono chiamati a pronunciarsi il prossimo 15 gennaio sulla richiesta degli arresti domiciliari presentata dalla difesa dell’ingegnere.
Dagli Usa è arrivato ieri un appello ai magistrati italiani, che suona un po’ come una (mezza) minaccia: «Non azzardatevi a mettere Abedini ai domiciliari, voi italiani che in 5 anni vi siete già fatti scappare dai domiciliari 7 estradabili».
E a cominciare da Artem Uss, l’imprenditore russo figlio di un oligarca vicinissimo a Vladimir Putin su cui pendeva una richiesta di estradizione avanzata sempre dagli Stati Uniti ed evaso dai domiciliari a Milano a marzo del 2023.
Chi sono gli altri sei?
Dopo il russo, compaiono altri nomi: il nigeriano Efeturi Simeon, accusato dagli Stati Uniti di aver frodato tra il 2019 e il 2021 enti pubblici e privati, inclusi numerosi distretti scolastici, università e ospedali, ed evaso da Milano prima di essere trasferito in Oregon; Laura Virginia Fernadez Ibarra, manager spagnola fuggita dai domiciliari a Firenze. Lo statunitense Christopher Charles Garner, ricercato dagli investigatori statunitensi per reati sessuali, è invece fuggito da Genova, mentre il greco Christos Panagiotakopoulous da Venezia. La svizzera Daisy Teresa Rafoi Bleuler, accusata dai procuratori del Texas di corruzione, reati finanziari e di aver intascato tangenti, è scappata da Milano. E, infine, il tedesco Uwe Bangert mandato ai domiciliari dai giudici di Trento nel 2019 e poi fuggito prima dell’estradizione.
I due fuochi
L’ingegnere iraniano, con permesso di soggiorno svizzero, si trova ora nel carcere di Opera dove ha fatto sapere tramite il suo legale che «pregherà» anche per Sala, e dove per la giustizia Usa dovrà rimanere poiché ritenuto un «soggetto pericoloso». Di parere contrario l’ambasciatore dell’Iran a Roma che spinge invece per i domiciliari: «Vi garantiremo che non scapperà, ci teniamo a mantenere ottimi rapporti con l’Italia», il messaggio del diplomatico. Sulle sorti di Abedini si pronuncerà la Corte d’Appello di Milano. Ieri, la procura generale ha dato parere negativo alla richiesta della misura cautelare presentata dalla difesa dell’ingegnere. L’ufficio ritiene, infatti, che «le circostanze espresse nella domanda e in particolare la messa a disposizione di un appartamento e il sostegno economico da parte del Consolato dell’Iran, unitamente a eventuali divieti di espatrio e obbligo di firma, non costituiscano un’idonea garanzia per contrastare il pericolo di fuga».
(da Open)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
“IL GIRO D’AFFARI NON SUPERERÀ I 4 MILIARDI DI EURO, NON CI SARÀ ALCUN PICCO NEGLI ACQUISTI, MA GRANDE PRUDENZA”
Quelli che partiranno domani saranno saldi “che non vedranno l’attesa impennata delle vendite e si manterranno invece all’insegna dell’incertezza, visto che le tasche degli italiani sono già state svuotate dalle feste natalizie”.
È quello che sostiene il Codacons, che stima un giro d’affari che “non supererà i 4 miliardi di euro”. Nessun “picco negli acquisti”, dunque spiega il presidente Carlo Rienzi, perché “il periodo dei saldi arriva a ridosso del Natale, con i budget delle famiglie già erosi dai rincari delle scorse settimane, come confermano anche i dati delle partenze” e “gran parte degli acquisti anticipati alla settimana del Black Friday”.
“Anche quest’anno si registra da parte dei cittadini una grande prudenza sul fronte della spesa da destinare ai saldi – prosegue -. In base alle nostre stime, il giro d’affari dei saldi invernali non supererà i 4 miliardi di euro, in netta diminuzione rispetto ai livelli di spesa pre-Covid”, quando invece “superava abbondantemente i 5 miliardi di euro”.
Come di consueto, il Codacons ricorda ai consumatori qualche dritta “anti-fregature”: “non è vero che i capi in svendita non si possono cambiare”, ma anzi si hanno “due mesi di tempo”, e comunque meglio diffidare “degli sconti superiori al 50%, spesso nascondono merce non proprio nuova”, prosegue.
“Le vendite devono essere realmente di fine stagione – continua – deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino”, dunque “è improbabile che a fine stagione il negozio sia provvisto, per ogni tipo di prodotto, di tutte le taglie e colori”. Inoltre attenzione all’etichetta: sia per “valutare la bontà” dell’articolo che per verificare che sia indicato “il vecchio prezzo”, meglio ancora se si acquista merce della quale “si conosce già” e dopo aver girato anche per altri negozi. Codacons rammenta anche che “il commerciante è obbligato ad accettare forme di pagamento elettroniche” e, in ogni caso, se si pensa “di avere preso una fregatura” ci si può rivolgere all’associazione o “ai vigili urbani”.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2025 Riccardo Fucile
IL 23 DICEMBRE, QUANDO LA GIORNALISTA ERA GIÀ IN CARCERE DA QUATTRO GIORNI E IL GOVERNO LO SAPEVA, ABEDINI ERA IN CELLA A ROSSANO CALABRO, ACCANTO A ESTREMISTI ISLAMICI QUASI TUTTI SUNNITI E NEMICI DELL’IRAN, E NON HA POTUTO INCONTRARE IL SUO AVVOCATO… TAJANI E MELONI SONO STATI INOLTRE PRESI CHIARAMENTE IN GIRO DAGLI IRANIANI SUL TRATTAMENTO DI SALA, CHE DOVEVA ESSERE DIGNITOSO E NON LO È
La questione sarebbe comunque complicata ma il ritardo nel metterla a fuoco pesa:
fino al 26 dicembre l’esecutivo ha agito come se non avesse compreso che l’arresto di Cecilia Sala a Teheran, avvenuto il 19, era una ritorsione per quello di Mohammad Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano 38enne residente in Svizzera fermato tre giorni prima dalla polizia italiana a Malpensa su richiesta Usa.
Richiesta diplomatica diretta, senza nota Interpol, come è prassi nei casi più delicati. Richiesta indirizzata alla polizia, a quanto pare, aggirando i Servizi. La cattura di Abedini è stata annunciata trionfalmente il giorno dopo, 17 dicembre.
Nessun allarme è scattato per Sala, giornalista molto nota della società di podcast Chora Media e del Foglio, per quanto un sito ben informato su questioni diplomatiche e di intelligence come Formiche.net avesse segnalato fin dal 17 il rischio che il regime iraniano prendesse ostaggi italiani, secondo una pratica piuttosto consolidata.
Il 23, quando la nostra collega era già in cella da quattro giorni e il governo lo sapeva, l’avvocato di Abedini e il console iraniano a Milano non hanno potuto incontrare l’ingegnere nel carcere di Busto Arsizio, sebbene fossero autorizzati dai magistrati, perché l’avevano portato a Rossano Calabro, accanto a estremisti islamici quasi tutti sunniti e nemici dell’iran.
Solo la sera del 26 l’ hanno riportato a Milano, nel carcere di Opera, dove il console il 27 ha potuto vederlo perché altrimenti Sala non avrebbe incontrato, lo stesso giorno, l’ambasciatrice Paola Amadei. L’unica visita concessa alla giornalista in questi terribili 16 giorni a Evin, nel carcere dei dissidenti.
Quel giorno il ministero degli Esteri ha reso pubblica la notizia dell’arresto di Sala, pur negando almeno ufficialmente il legame con il caso di Abedini. E poi sembra essersi fatto prendere in giro dagli iraniani sul trattamento di Sala, che doveva essere dignitoso e non lo è: la 29enne romana è in isolamento assoluto, senza nemmeno un materasso, costretta a dormire sul pavimento tra due coperte quando la notte il termometro va sotto zero, privata perfino degli occhiali da vista e del pacco con i generi di conforto, gli abiti, i libri e la mascherina per poter riposare nonostante la luce accesa 24 ore su 24.
Altro che “cella singola”, come aveva detto il ministro Antonio Tajani, facendo intendere che fosse più confortevole di altre, sporche e affollate. Non è un albergo. Sala è nelle mani dei pasdaran, i guardiani della rivoluzione islamica, l’ala conservatrice e più dura di un regime tutt’altro che monolitico.
Interpellate sulle iniziali sottovalutazioni, fonti governative invitano a guardare, più che alla Farnesina e a Palazzo Chigi, al ministero della Giustizia. E ora che l’unica strada per riportare a casa Sala sembra passare per la concessione degli arresti domiciliari ad Abedini, al ministero guidato da Carlo Nordio sembrano intenzionati a lasciar fare ai giudici.
(da Il Fatto Quotidiao)
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Gennaio 3rd, 2025 Riccardo Fucile
L’AUMENTO DEL POTERE D’ACQUISTO DELLE FAMIGLIE È VANIFICATO DAL CROLLO DELLA PROPENSIONE AL RISPARMIO
“Nel terzo trimestre 2024 la pressione fiscale è stata pari al 40,5%, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Lo comunica l’Istat diffondendo i dati sul contro trimestrale delle Amministrazioni Pubbliche relativi al terzo trimestre 2024.
Nel terzo trimestre 2024 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al -2,3% (-6,3% nello stesso trimestre del 2023). “L’incidenza del deficit delle Amministrazioni Pubbliche sul Pil migliora sensibilmente”, osserva l’Istat.
Nel terzo trimestre 2024, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,6%.
Lo stima l’Istat osservando che “Il potere d’acquisto delle famiglie, pur segnando uno sviluppo più contenuto rispetto ai periodi precedenti, risulta in crescita per il settimo trimestre consecutivo”.
D’altra parte, osserva sempre l’Istat “la propensione al risparmio diminuisce congiunturalmente, ma in termini tendenziali prosegue il suo sentiero di crescita”. Questa “è stata pari al 9,2%, in diminuzione di 0,8 punti percentuali sul trimestre precedente”.
A fronte di un aumento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,4%.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2025 Riccardo Fucile
CON TUTTO IL RISPETTO PER LA PREOCCUPAZIONE DELLA FAMIGLIA, SIAMO SICURI CHE NON PARLARE DELLA VICENDA SERVA ALLA CAUSA? IL LUNGO, INIZIALE SILENZIO SUL SUO ARRESTO NON HA FAVORITO NESSUNA TRATTATIVA, ANZI L’HA RITARDATA, NEL SILENZIO SI TORTURA FACILE; NEL CHIASSO, QUANTO MENO, CI SI VERGOGNA
La lettera dei genitori
La situazione di nostra figlia, Cecilia Sala, chiusa in una prigione di Teheran da 16 giorni, è complicata e molto preoccupante.
Per provare a riportarla a casa il nostro governo si è mobilitato al massimo e ora sono necessari oltre agli sforzi delle autorità italiane anche riservatezza e discrezione.
In questi giorni abbiamo sentito l’affetto, l’attenzione e la solidarietà delle italiane e degli italiani e del mondo dell’informazione e siamo molto grati per tutto quello che si sta facendo.
La fase a cui siamo arrivati è, però, molto delicata e la sensazione è che il grande dibattito mediatico su ciò che si può o si dovrebbe fare rischi di allungare i tempi e di rendere più complicata e lontana una soluzione.
Per questo abbiamo deciso di astenerci da commenti e dichiarazioni e ci appelliamo agli organi di informazione chiedendo il silenzio stampa.
Saremo grati per il senso di responsabilità che ognuno vorrà mostrare accogliendo questa nostra richiesta.
Elisabetta Vernoni e Renato Sala
Nascondere per dieci giorni la notizia dell’arresto di Cecilia Sala a cosa è servito?
Il lungo, iniziale silenzio sul suo arresto non ha favorito, come abbiamo purtroppo visto, nessuna trattativa per liberare Cecilia Sala, anzi l’ha ritardata.
E non è vero che una sana, tempestiva e indignata informazione avrebbe impedito la visita che l’ambasciatrice italiana le fece in carcere. Nel silenzio si tortura facile; nel chiasso, quanto meno, ci si vergogna
Nel silenzio è stato straziato Giulio Regeni. Il chiasso ha “alleggerito” la detenzione di Ilaria Salis e ha convinto gli italiani a eleggerla al Parlamento europeo per liberarla. Quando è consapevole, il silenzio è complice, e non al di là delle buone intenzioni, come spesso si dice, ma al servizio delle buone intenzioni.
È la sindrome di donna Prassede, “una gentildonna molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il piú degno che l’uomo possa esercitare; ma che pur troppo può anche guastare, come tutti gli altri”. La citazione di donna Prassede (capitolo XXV) che per il bene di Lucia prova a distogliere Lucia da Renzo, è molto lunga e meriterebbe di essere riproposta, per intero e a tutti, nel caso di Cecilia Sala. La riassumo con parole mie: voleva fare del bene a tutti i costi, anche a costo di fare del male.
(da Repubblica)
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Gennaio 3rd, 2025 Riccardo Fucile
PROSEGUIRÀ ANCHE CON LA PROCEDURA LEGATA ALLA ISTANZA DI ESTRADIZIONE DEGLI STATI UNITI
La corte d’appello di Milano ha fissato per il prossimo 15 gennaio l’udienza per discutere la richiesta dei domiciliari avanzata dalla difesa di Mohammad Abedini Najafabadi, l’ingegnere iraniano bloccato in Italia il 16 dicembre scorso per una richiesta di estradizione degli Usa. L’istanza ha il parere negativo della Procura generale di Milano.
Sarà un collegio della Corte d’Appello ad hoc e che non contempla il giudice che ha convalidato l’arresto, a valutare l’istanza dei domiciliari avanzata dalla difesa di Mohammad Abedini Najafabad, l’ingegnere iraniano in carcere dallo scorso 16 dicembre dopo essere stato bloccato a Malpensa per via di una richiesta di estradizione avanzata dagli Usa.
Da quanto si è saputo il collegio della quinta sezione, che si riunirà all’udienza del 15 gennaio, sarà composto di certo dal presidente più anziano e da altri due giudici, ma non da chi finora ha trattato il caso proprio per dare una ulteriore garanzia di imparzialità, e proseguirà anche con la procedura legata alla istanza degli Stati Uniti.
Intanto si è in attesa dell’ordine di arresto del distretto del Massachusetts che, per quel che si sa, è stato deciso da una giuria e non dovrebbe essere motivato, mentre potrebbero essere inviati da oltreoceano altri documenti a sostegno delle accuse che dovranno essere vagliate dalla corte milanese che si pronuncerà anche sulla loro sussistenza.
Nella primavera del 2023, ad esempio, era stata concessa l’estradizione di Artem Uss, il figlio dell’oligarca russo poi evaso, solo per due delle quattro contestazioni mosse dalle autorità americane.
(da agenzie)
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Gennaio 3rd, 2025 Riccardo Fucile
LA MOTIVAZIONE NON E’ CHIARA: PRESUNTE INADEMPIENZE SULLE SPESE SOSTENUTE IN CAMPAGNA ELETTORALE… SARA’ IL CONSIGLIO A DECIDERE
Terremoto alla Regione Sardegna. Il collegio regionale di garanzia elettorale ha fatto
una dichiarazione di decadenza da consigliere regionale per Alessandra Todde, che così perderebbe anche la carica di presidente della Regione
Sarebbero state rilevate delle inadempienze sulle spese tenute durante la campagna elettorale dell’anno scorso, che hanno portato all’emissione di un’ordinanza ingiunzione indirizzata al Consiglio regionale, che ora deve stabilire una data per la decisione sulla decadenza. L’atto è impugnabile presso il tribunale ordinario.
Todde: «Vado avanti, impugnerò nelle sedi opportune»
«La notifica della Corte d’appello è un atto amministrativo che impugnerò nelle sedi opportune. Ho piena fiducia nella magistratura e non essendo un provvedimento definitivo continuerò serenamente a fare il mio lavoro nell’interesse del popolo sardo». Così la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, commenta a caldo la decisione del collegio regionale.
(da agenzie)
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