Gennaio 5th, 2025 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON HA CONFERMATO PER IL 2025 LA RIDUZIONE DELL’IMPORTO A 70 EURO DECISA PER IL 2024 -L’ADDEBITO ARRIVERÀ AUTOMATICAMENTE SULLA BOLLETTA DELL’ELETTRICITÀ. CHI NON POSSIEDE UNA TV POTRÀ CHIEDERE UN RIMBORSO… CHI GODE? FORZA ITALIA E LA FAMIGLIA BERLUSCONI
Con il nuovo anno il canone Rai torna a 90 euro. Nell’ultima Legge di Bilancio il
governo ha infatti deciso di non rinnovare la riduzione a 70 euro decisa lo scorso anno per il 2024. Ecco quindi cosa c’è da sapere.
Come si paga il canone Rai
Il canone Rai viene prelevato automaticamente dalla bolletta dell’elettricità. Viene addebitato per famiglia anagrafica, indipendentemente dal numero di televisori posseduti. Non è quindi suddividendolo in 10 rate mensili da gennaio ad ottobre. […
Cosa succede se non ho il televisore
Il canone Rai nasce come sorta di “tassa” sul possesso del televisore ma con il trasferimento dell’addebito direttamente in bolletta il possesso è diventato “presunto”. Quindi spetta eventualmente al contribuente dimostrare di non possedere alcun televisore in casa.
Come annullare l’abbonamento
I contribuenti che non detengono più apparecchi televisivi e che vogliono disdire l’abbonamento devono presentare la dichiarazione sostituiva di non detenzione compilando e inviando questo modello – pdf. Il modello, per valere nell’anno in corso, deve essere presentato entro il 31 gennaio
Chi ha diritto a chiedere l’esenzione
Esiste poi una categoria di cittadini che sono esentati dal pagamento del canone. I cittadini che hanno compiuto 75 anni, con un reddito annuo proprio e del coniuge non superiore complessivamente a 8 mila euro possono presentare una dichiarazione sostitutiva in cui dichiarano di essere esonerati dal pagamento. In caso di addebito automatico in bolletta si può quindi chiedere il rimborso attraverso questo modulo.
Le altre esenzioni
Come spiega l’agenzia delle Entrate sono inoltre esclusi dal pagamento del canone Rai
– gli agenti diplomatici
– i funzionari o gli impiegati consolari
– i funzionari di organizzazioni internazionali, esenti in base allo specifico accordo di sede applicabile;
– i militari di cittadinanza non italiana o il personale civile non residente in Italia di cittadinanza non italiana appartenenti alle forze NATO di stanza in Italia
(da ilfattoquotidiano.it)
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Gennaio 5th, 2025 Riccardo Fucile
“DISPARITA’ TRA NORD E SUD, INIQUITA’ DELLE CURE, FLOP DI MEDICINA DIGITALE E RICERCA”…. “CON L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA SARA’ ANCHE MOLTO PEGGIO”
Disparità tra Regioni ricche e povere, iniquità delle cure, fallimento della medicina digitale. Di tutto l’Italia ha bisogno in questo frangente tranne che dell’autonomia differenziata. Una bandiera tricolore si staglia sulla copertina di The Lancet, con uno sfondo di nuvole, ad accompagnare l’editoriale che la rivista internazionale di medicina, nella sua sezione europea, dedica al nostro Paese.
Il j’accuse “Il sistema dei dati sanitari italiani non funziona” è rivolto contro una sanità spezzatino, con le Regioni che non riescono nemmeno a comunicarsi dati e informazioni utili a curare i pazienti, figuriamoci a muovere in avanti la ricerca. L’Italia si ritrova immersa in una sorta di feudalesimo in cui «ospedali e strutture sanitarie si affidano a sistemi di raccolta dei dati incompatibili fra loro e vetusti, che rendono impossibile il trasferimento di referti e immagini diagnostiche anche all’interno di una stessa città».
Ogni anno la necessità di ripetere gli stessi esami due volte — perché un paziente viene curato in strutture o Regioni diverse, incapaci di leggere l’una i referti dell’altra — costa all’Italia 3,3 miliardi, spiega Pooja Jha, direttrice di Lancet Regional Health—Europe. Né la frammentazione della sanità italiana permette di fare ricerca su grandi numeri di pazienti. Il numero di studi scientifici autorizzati oggi, ricorda la rivista medica, è il 15% rispetto al 2009.
Su questo panorama già parcellizzato incombe la riforma dell’autonomia differenziata, che «minaccia di peggiorare la situazione, acuendo le disparità tra le Regioni». Non è un caso che le 7 Regioni oggi sottoposte a un piano di rientro delle spese sanitarie siano tutte al Centro-Sud (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia) e che il rispetto dei livelli sanitari di assistenza sia garantito solo in Regioni del Centro-Nord (unica eccezione la Puglia).
L’alba del problema della raccolta dei dati era emersa con il Covid, con alcune strutture sanitarie che scrivevano le informazioni sui contagi a mano, su moduli di carta. «Ancora oggi il fascicolo sanitario in Italia è gestito dalle Regioni in modo autonomo e disomogeneo» lamenta Raffaele Bugiardini, professore di cardiologia dell’università di Bologna e segretario della commissione di Lancet. sulle disparità di trattamento delle malattie cardiovascolari. Questo impedisce a uno studio scientifico di estendere i suoi orizzonti al di là di poche migliaia di pazienti. Né permette a un paziente che decida di curarsi in un’altra Regione o che finisca in pronto soccorso di utilizzare diagnosi ed esami effettuati in passato. «È sicuramente un’anomalia» secondo Bugiardini. «I paesi del Nord Europa hanno una banca dati centrale consultabile da ciascun medico autorizzato».
Oggi vediamo i frutti di questo spezzettamento nel mancato decollo del fascicolo sanitario elettronico, lo strumento che secondo Lancet potrebbe finalmente unificare la storia di un cittadino per quanto riguarda malattie, esami e terapie. Ma che «resta largamente inapplicato» per «l’estesa autonomia che permette alle Regioni di agire indipendentemente, con frammentazioni e inefficienze». Spiega Bugiardini che «gestire la sanità vuol dire gestire molti soldi. È chiaro che le Regioni non vogliano cedere questo potere».
Per la sanità digitale, ricorda la rivista, l’Italia ha speso 1,8 miliardi nel 2022: il 7% in più dell’anno precedente. «Ma resta un mistero se questi fondi siano stati spesi e come siano stati usati». Sta di fatto, fa sapere la Fondazione Gimbe, che monitora e diffonde i dati sul sistema sanitario italiano, che «al 31 agosto 2024, il 41% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione dei propri documenti sanitari da parte dei medici». In 284 mila hanno invece chiesto di non veder compilato il proprio fascicolo, raggruppandosi in un movimento che, sulla scia dei No Vax, ha paura della “dittatura sanitaria”. Più che una dittatura, in realtà, la sanità italiana sembra una barca in cui ognuno rema in una direzione diversa.
(da repubblica.it)
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Gennaio 5th, 2025 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE. “E’ TUTTO TRACCIATO”… “E’ SOTTO ATTACCO PERCHE’ HA BLOCCATO AFFARI E MANGIATOIE”
Tranquillissima, presidente Alessandra Todde? Per il Collegio di garanzia della Corte
d’Appello di Cagliari lei è decaduta. Fine dei giochi?
«Non sono decaduta, sono nelle piene funzioni di presidente della Regione Sardegna. Conosco la mia situazione e mi attengo ai fatti. Quel che è arrivato dalla Corte è un atto amministrativo, non definitivo. La decadenza può essere determinata solo dal Consiglio regionale, che voterà dopo l’istruttoria della Giunta per le elezioni. Siamo stati eletti per lavorare e continueremo a farlo e intanto ci sarà un confronto nelle sedi opportune. Carta canta…».
In base alle carte, a sentire le opposizioni lei dovrà lasciare. Perché si mostra convinta di poter restare al suo posto?
«Perché sento che alla fine riuscirò a far valere le mie ragioni. Non sono un indovino, ma ho moltissima fiducia nei miei avvocati e nella magistratura. Ho fornito un memoriale alla Corte d’Appello e ora aspetto con serenità una decisione che sta all’indipendenza di chi è chiamato a valutare».
Se dovesse andare male per lei, potrebbe arroccarsi?
«Io sono una donna delle istituzioni e rispetterò qualunque decisione. Per me in questo momento l’importante è continuare a lavorare».
Nel merito, lei davvero non pensa di aver commesso errori nella rendicontazione?
«La decadenza è una decisione estrema che avviene solo per due fattispecie, che non si sia fatta la dichiarazione nei termini o che siano state sforate le spese e nessuna delle due fattispecie mi è stata contestata nell’atto reso pubblico. Altre contestazioni sono state fatte al comitato che mi ha rappresentato e sarà importante distinguere gli ambiti. Sono fiduciosa perché le cose sono lineari».
Lineare non aver nominato il mandatario obbligatorio, non aver aperto un conto corrente dedicato e che non risultino i soggetti che hanno erogato i finanziamenti?
«Riporto il parere di giuristi, non il mio. Mandatario e conto corrente sono obbligatori quando si ricevono contributi da terzi e si spende per la campagna personale. Io non avrei accettato contributi da terzi, li ha raccolti il comitato con nomi e cognomi e non ho sostenuto spese sopra soglia».
Si ipotizza il reato di falso.
«Non è nella logica delle cose. È tutto tracciato, tutto rendicontato sul sito del M5S, gli estratti conto, i movimenti bancari… Non sono una giurista, ma mi sento veramente tranquilla nel merito. Voglio chiarire che io sono legittimata ad andare avanti fino a quando ci sarà il provvedimento definitivo, se ci sarà».
Non teme il logoramento politico?
«Ho ricevuto attacchi scomposti da destra, ma chi è impegnato a lavorare si preoccupa poco del logoramento. Non mi faccio dare lezioni da chi in Parlamento difendeva la nipote di Mubarak. Loro si occupino del piccolo cabotaggio, che io mi concentro sui temi cogenti per i sardi».
Lei ha presentato ricorso. La preoccupa il rischio che i tempi possano allungarsi
«Io non sono preoccupata, perché non essendo decaduta sono legittimata a lavorare. I cittadini invece sì, sono preoccupati. Stiamo impegnando soldi pubblici, dobbiamo chiudere la finanziaria e anche il tema sanitario è urgentissimo. Recentemente la Regione ha avuto la maglia nera per i Lea e i sardi si aspettano un cambiamento sostanziale. Ho illustrato la legge che porteremo in Consiglio e mi piacerebbe che venisse discussa al più presto».
La fermo, presidente. É difficile credere che non abbia paura.
«Devo essere sincera fino in fondo? Mi creda, non ne ho. Intanto perché penso di avere ottime motivazioni per difendere la nostra posizione e poi perché interpreto il mio ruolo come di servizio. Nel momento in cui le mie funzioni venissero meno e non fossi più in grado di portare a termine le cose per cui sono stata eletta vedrei cosa fare. Vengo dal privato, non devo per forza restare in politica».
Vuol dire che non è attaccata alla poltrona?
«Proprio no, io un lavoro ce l’ho, sono una imprenditrice e a fare questo mestiere sto perdendo dei gran soldi. Il che mi mette in una posizione di forza. Certo, mi dispiacerebbe non riuscire a realizzare le aspettative dei miei concittadini, ho visto tante speranze e mi dispiacerebbe deluderle».
Sui suoi account social si legge che è «sotto attacco perché ha bloccato affari e mangiatoie». Lo pensa anche lei?
«Non sono complottista e non voglio pensare a dietrologie. Credo che bisogna rispondere con coraggio rispetto agli atti che si fanno ed essere responsabili delle proprie azioni, senza coperture di sorta. Non è mia abitudine nascondermi dietro complotti».
Spera di poterne uscire con una ammenda?
«Se la magistratura deciderà una multa la pagherò, posto che non ne vedo le ragioni».
Nel M5S ha avuto la solidarietà piena di tutti, o invidie e gelosie si sono fatte sentire
«Ho parlato con Conte e ho ricevuto messaggi da tutti indistintamente, con nessuna possibilità di fraintendimenti. Ho parlato a lungo con Elly Schlein e sono orgogliosa e fiera della coesione fortissima della nostra maggioranza. Mi ha fatto grande piacere anche la vicinanza di tanti sindaci di centrodestra».
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 5th, 2025 Riccardo Fucile
HA SEMPRE FATTO L’ITALIANO MEDIO, CONTRO LE TASSE, L’EUROPA, GLI IMMIGRATI, LA GUERRA, PROPONENDO SOLUZIONI DA SEMPLICIOTTO… CON IL CODICE DELLA STRADA HA PERO’ SBAGLIATO MIRA ED E’ PROPRIO L’ITALIANO MEDIO A RIVOLTARGLISI CONTRO
Niente è più efficace della triste parabola di Matteo Salvini a dimostrare la sempreverde attualità del vecchio detto “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Vale per gli uomini comuni, ma ancor più per gli uomini politici: ciascuno resta fatalmente vittima della maschera che indossa.
La maschera di Matteo Salvini era quella dell’italiano medio: quello del “tengo famiglia” (Longanesi), quella del “fatta la legge trovato l’inganno” (Abelardo), quella per cui “contro l’arbitrio che viene dall’alto non si è trovato altro rimedio che la disobbedienza che viene dal basso” (Prezzolini).
Una vita politica trascorsa così, indicando scorciatoie. Prima la secessione, a rincuorare le aspettative di benessere crescente dei “padani”. Poi, come nulla fosse, il nazionalismo, a lasciar intendere un destino di grandezza per “l’Italia proletaria”.
E la retorica di un inattuabile superamento della legge Fornero, a confortare i desideri irrealizzabili dei pensionandi. E le reiterate rottamazioni delle cartelle esattoriali, a coltivare i voti degli evasori fiscali. E l’antieuropeismo, a far leva sui sentimenti, secolarmente radicati, di vittimismo e di irresponsabilità nazionale.
E il finto pacifismo, a soddisfare la paura della guerra data in crescita nei sondaggi. E poi, naturalmente, le auto.
Siamo un popolo di proprietari di case e di automobilisti, e la demagogia in questi campi comprensibilmente sguazza. Perciò: la campagna contro il bollo auto, quella contro le revisioni, quella contro gli autovelox. “Se mi metti un autovelox all’uscita delle autostrade a 70 chilometri all’ora, non è sicurezza stradale: è una rapina. E quell’autovelox dovrebbe essere distrutto, massacrato, disintegrato, annientato, rubato”: così parlò, in tempi non sospetti, il Matteo Salvini nazionale. E giù applausi, naturalmente. Retweet e condivisioni.
Analoghi retweet e analoghe condivisioni fecero risplendere e diffusero i messaggi social di Salvini quando l’uomo che ambiva a rappresentare l’italiano medio si contrappose, anima, corpo e tasso alcolemico, alle teorie, effettivamente esorbitanti, di una nota immunologa pervicacemente ostile al consumo di vino.
Ecco che poi giunse, fatalmente, la nemesi. Giunse sotto le mentite spoglie del “Nuovo Codice della Strada”. E, come è giusto, picchiò duro. Ma i fatti, in questo caso, non contano. O contano poco. Conta poco il fatto che il ministro dei Trasporti Matteo Salvini abbia celebrato, a meno di un mese dall’approvazione, la funzione salvifica del codice che porta il suo nome (“i morti sulle strade sommo calati del 25%”). E conta poco il fatto che i dati ufficiali lo abbiano sbugiardato.
Quel che conta è la reazione a caldo della gente comune. Degli italiani medi, si potrebbe dire. Quegli italiani medi che Matteo Salvini riteneva di rappresentare. Una reazione devastante.
Chi ne avesse il tempo e la voglia, legga i commenti ai messaggi social diffusi il 20 novembre da Salvini per celebrare le magnifiche sorti e progressive del Nuovo Codice della Strada. Un linciaggio. Il linciaggio di Matteo Salvini.
Così, a titolo di esempio. Renato Crevet: “Multe incredibili che colpiranno i lavoratori (i ricchi se ne fregano). Voglio vedere chi voterà ancora Lega”. Riccardo Valentini: “Certe cose ivi contenute sono vergognose. Degne della peggiore sinistra liberticida ed esattrice fiscale”. Gianpaolo Squarcina: “Da elettore del centrodestra dico che questo è un errore che costerà molti voti”.
Per carità di patria salviniana, e per esigenze di spazio, evitiamo di citare le furibonde reazioni dei ristoratori e dei produttori di vino.
Ecco, dunque, consumata la triste parabola di Matteo Salvini: l’uomo che più d’ogni altro seminò il vento, per poi, inesorabilmente, dover fronteggiare una tempesta.
Nella Lega c’è chi lo definisce “un Re Mida al contrario”. Il più delle volte sono quelli che finché l’oro risplendeva non avvertivano il problema.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
L’INCONTRO ALLE 19.30 (ORA AMERICANA)… ANDRA’ A CHIEDERE IL PERMESSO A TRUMP DI CONCEDERE GLI ARRESTI DOMICILIARI ALL’IRANIANO ABEDINI E POI NEGARE L’ESTRADIZIONE SFRUTTANDO QUALCHE CAVILLO GIURIDICO
L’aereo della presidenza del Consiglio, IAM9002, risulta in volo in questo momento
verso l’aeroporto internazionale di Palm Beach. Non uno scalo qualunque, ma la pista di riferimento per chi solitamente si reca a Mar-a-Lago, la residenza in Florida di Donald Trump.
Da quanto risulta a La Stampa a bordo ci sarebbe Giorgia Meloni, che vedrà il presidente eletto alle 19.30 ore americane. Nell’incontro, che era previsto, si discuterà di gas, dazi, Ucraina, e ovviamente del caso che intreccia i destini dell’iraniano Abedini, detenuto in Italia su mandato Usa, e della giornalista italiana Cecilia Sala, arrestata dal regime di Teheran.
Dal monitoraggio delle rotte aeree il velivolo è decollato da Roma Ciampino questa mattina alle 11.13, atterrando due ore e un quarto più tardi in Irlanda, all’aeroporto di Shannon, per una sosta di poco più di un’ora. Quello che sappiamo, dopo diverse verifiche con Palazzo Chigi, la Farnesina, e altre fonti di governo, è che nelle ultime 48 ore ci sarebbero state delle accelerazioni nei contatti Italia-Usa anche con gli uomini dello staff del presidente incaricato che giurerà il 20 gennaio sul caso dell’iraniano Mohammed Abedini-Najafabadi, detenuto dal 17 dicembre nel carcere di Opera su mandato americano.
Il suo arresto si è fatalmente incrociato con quello di Sala, rinchiusa nel carcere di Evin e usata come pedina di scambio dagli ayattolah.
Il governo ha comunicato agli americani che sta pensando seriamente a respingere l’estradizione di Abedini, nel tentativo di arrivare a una rapida liberazione di Sala.
A complicare ancora di più l’intreccio internazionale sono le coincidenze della storia: i prossimi giorni sono quelli che segnano la fase finale del passaggio di consegne tra la presidenza di Joe Biden e il suo successore. Il presidente uscente, inoltre, tra il 9 e il 12 gennaio compirà l’ultima visita del suo mandato proprio in Italia, a Roma, dove sarà per omaggiare il papa e avrà un colloquio con Meloni. Trump giurerà il 20 e il governo italiano non fa mistero di volere trovare una soluzione al caso Abedini-Sala prima di quella data. Si teme che l’approccio più rigido verso l’Iran del tycoon repubblicano possa compromettere definitivamente i negoziati e non permettere così facilmente all’Italia di rifiutare l’estradizione
(da La Stampa)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
I MORTI ANNEGATI HANNO RAGGIUNTO QUOTA 2.200, MA NON FREGA NULLA A NESSUNO… SE NON RIESCI A RIMPATRIARE NEANCHE IL 10% DI CHI ARRIVA INUTILE FARE I BULLI DEI GIARDINETTI A USO ELETTORALE
Il 2024 si chiude con un bilancio significativo per il fenomeno migratorio nel Mediterraneo. Secondo i dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), oltre 66.300 persone sono arrivate sulle coste italiane nel corso dell’anno.
Tuttavia, il calo degli sbarchi non ha impedito il verificarsi di numerose morti durante le traversate via mare. Il bilancio reso noto ieri, 2 gennaio 2025, dall’Unicef registra infatti più di 2.200 vittime e dispersi nel Mediterraneo nel 2024, di cui quasi 1.700 lungo la rotta centrale.
Tra le vittime si contano centinaia di bambini e adolescenti. L’ultima tragedia si è verificata nella notte del 31 dicembre, quando un’imbarcazione è affondata al largo di Lampedusa, lasciando 20 dispersi, tra cui donne e bambini. Tra i pochi sopravvissuti c’è un bambino di otto anni, rimasto senza la madre.
Nonostante l’impegno di organizzazioni umanitarie, il Mediterraneo centrale continua a rappresentare una delle rotte più pericolose per chi tenta di raggiungere l’Europa.
Dall’inizio dell’anno, il totale degli arrivi via mare si attesta a oltre 66.300, segnando una riduzione del 58% rispetto al 2023. Questo declino, tuttavia, non attenua la complessità del fenomeno migratorio e le sue implicazioni.
La maggior parte delle persone, circa il 71%, è approdata sull’isola di Lampedusa, mentre altri porti coinvolti sono stati Ravenna, Pozzallo, Ortona, Reggio Calabria, Porto Empedocle, Taranto e Ancona.
Le nazionalità prevalenti fra i migranti riflettono la complessità geopolitica delle aree di provenienza: al primo posto i cittadini del Bangladesh (21%), seguiti da siriani (19%), tunisini (12%) ed egiziani (6%). Altri flussi significativi provengono da Guinea, Pakistan, Sudan, Eritrea, Mali e Gambia.
Nella lista dei Paesi sicuri ci sono Paesi non sicuri
Il 23 ottobre 2024, il governo italiano ha approvato il decreto legge 158/2024, che include 19 Paesi nella lista di quelli considerati “sicuri” per i richiedenti asilo. Tra questi figurano Tunisia, Bangladesh, Egitto, Costa d’Avorio e Perù. Tuttavia, queste nazioni presentano situazioni di insicurezza per alcune categorie di persone, come vittime di tratta, violenza di genere o persecuzioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Inoltre, alcuni di questi Paesi non sono inclusi nelle liste di “Paesi sicuri” adottate da altri Stati membri dell’Unione Europea.
Questa inclusione potrebbe comportare per le persone provenienti da tali Paesi e in cerca di protezione un’ulteriore violazione, negando loro l’accesso al diritto di asilo o, nel peggiore dei casi, privandole della libertà personale e trasferendole in un Paese terzo prima ancora di poter rivendicare tale diritto.
Un esempio significativo è la Tunisia, dove numerosi rapporti di organizzazioni internazionali e delle Nazioni Unite hanno documentato gravi violazioni dei diritti umani. Negli ultimi report è stato denunciato che in alcuni casi, le autorità tunisine, dopo aver intercettato imbarcazioni in mare o arrestato persone migranti, tra cui donne e bambini, le hanno abbandonate in zone desertiche o lungo i confini con la Libia e l’Algeria, esponendole a gravi rischi.
Testimonianze di rifugiati e migranti, documentate da organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, hanno rivelato poi che centinaia di migranti sono stati consegnati anche alle autorità libiche, esponendoli così a detenzioni arbitrarie, torture e lavori forzati.
Nel Mediterraneo si continua a morire
Anche se gli sbarchi sulle coste italiane sono in calo rispetto al 2023, il Mediterraneo continua a essere teatro di morti e tragedie. Nel mese di dicembre, almeno 70 persone risultano disperse in due naufragi che hanno spezzato altre vite nel tentativo di attraversare il mare. Nel primo incidente, avvenuto tra l’8 e il 9 dicembre, una bambina ivoriana è l’unica sopravvissuta. La barca su cui viaggiava, una struttura di ferro partita da Sfax, in Tunisia, si è capovolta a causa delle onde molto alte. Circa 45 persone, tra cui uomini, donne e bambini, sono state inghiottite dal mare, lasciando la piccola sola, in balia del mare.
Anche l’ultimo giorno dell’anno si è consumata un’altra tragedia. Una barca partita da Zuwara, in Libia, con circa 30 persone a bordo, si è trovata in difficoltà poche ore dopo la partenza. Sette sopravvissuti, tra cui un bambino di otto anni, che ha perso la madre durante il naufragio, sono stati salvati e condotti a Lampedusa. Il mare, ancora una volta, non ha fatto sconti, aggiungendo altre vite alle sue profondità. Nonostante gli sforzi delle organizzazioni internazionali queste storie continuano a emergere, testimoniando il prezzo umano di un viaggio che, per molti, rimane l’unica possibilità di speranza.
(da Fanpage)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
MASTELLA, SINDACO DI BENEVENTO: “UN ATTO STUPIDO , RAZZISTA E COLMO DI INCULTURA MUSICALE”… AL KARAOKE SI POTEVA CANTARE IN TUTTE LE LINGUA, VIETATO IL NAPOLETANO: CURATEVI FINCHE’ SIETE IN TEMPO
Nei locali di Firenze non è gradito il dialetto napoletano? A chiederselo è Pasquale
Abbatiello, 26enne originario di Benevento che sta facendo un dottorato in Diritto amministrativo nel capoluogo fiorentino.
Con un video pubblicato sui social, il ragazzo racconta che gli è stato impedito di cantare al karaoke un brano di Angelo Famao, dal titolo Tu si a fine do munno.
«Qui non si canta in napoletano», gli avrebbe detto il titolare di un noto locale del capoluogo toscano. «Io, offeso, sono andato via dal locale insieme ai miei amici chiedendomi: ma Firenze è davvero razzista?», si chiede sui social il giovane. Il 26enne fa notare inoltre come questo episodio si sia verificato «in coincidenza con il decennale della scomparsa di Pino Daniele».
Il racconto sui social
Il racconto di Pasquale Abbatiello sui social comincia così: «La sera del 1° gennaio 2025, dietro suggerimento, mi avventuro, per brindare al nuovo anno, in questo locale situato nel centro storico di Firenze. Una volta entrato, scopro che il posto propone il karaoke a tutti i clienti: infatti, si alternano canzoni di tutti i tipi, dai classici italiani, alle canzoni americane, passando per i nuovi generi musicali».
A quel punto, il 26enne si mette in fila e propone una canzone napoletana piuttosto nota. Ma le cose prendono una piega inaspettata: «Una volta salito sul palco del locale, inserisco il titolo della canzone sul computer per far partire il karaoke; immediatamente, l’addetto all’evento, avendo notato dal titolo che si trattava di una canzone in lingua napoletana, mi impedisce di continuare, avvertendomi che non si può cantare in napoletano», continua il racconto di Abbatiello. Il 26enne chiede spiegazioni e dal locale gli rispondono che si tratta di una scelta del proprietario, «che consente di cantare solo in italiano, francese, inglese e tedesco, ma non anche in napoletano. Quasi come se, in quel locale, proprio il napoletano fosse la lingua “straniera”!». A quel punto, Abbatiello e i suoi amici decidono di andarsene dal locale.
Mastella: «Stupida forma di razzismo»
L’episodio, avvenuto la notte di Capodanno, è diventato virale sui social e ha finito per finire anche sotto i riflettori della politica. «Leggo che a Firenze hanno vietato a un ragazzo beneventano di cantare in dialetto napoletano, in un locale. Depreco questo atto stupido, razzista e colmo di incultura musicale», commenta Clemente Mastella, sindaco di Benevento. «‘O sole mio è la canzone italiana più conosciuta al mondo. Questa forma di strisciante razzismo che si inietta pure nei gusti musicali è stupida, preoccupante e velenosa”
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
CI SONO 1.267,6 MILIARDI DI EURO DI CARTELLE NON RISCOSSE (MA QUELLE “AGGREDIBILI” PORTEREBBERO “SOLO” 100 MILIARDI)
Per tasse e multe non pagate il Fisco punta sulle rateizzazioni per convincere i contribuenti a versare e allo stesso tempo non perdere troppo gettito con la strategia delle definizioni agevolate (più conosciute come rottamazioni).
Definizioni da cui sono arrivati incassi per 7,2 miliardi nel 2023 e 4,6 nel 2024 ma dovendo comunque rinunciare a sanzioni, interessi e aggio che alla fine dei conti fanno perdere allo Stato oltre un miliardo di euro.
Le rateizzazioni, anche lunghe dunque, come leva per agevolare i contribuenti nel chiudere i debiti con l’Erario e gli altri enti che si affidano all’agente pubblico della riscossione.
Uno strumento che negli anni è sempre più utilizzato: il carico di cartelle a rate a fine novembre, infatti, ammontava a 33,3 miliardi di euro, frutto di piani di rientro concessi nel tempo e su cui l’agente pubblico della riscossione (prima Equitalia e ora agenzia delle Entrate della Riscossione) ha costruito una vera e propria certezza negli anni in un mare magnum di crediti difficilmente recuperabili.
I tassi di riscossione tramite i piani di rateazione sono cresciuti nel 2024 rispetto al calo che si era verificato nel 2023 e nel 2022. I dati contenuti nella relazione con cui Ernesto Maria Ruffini si è congedato dalla guida di Entrate ed Entrate Riscossione testimoniano, infatti, che al 30 novembre scorso sui 9,7 miliardi incassati attraverso ruoli e cartelle ben 4,3 miliardi arrivano attraverso i pagamenti scaglionati nel tempo.
Naturalmente i 33,3 miliardi ancora da incassare potrebbero rappresentare una goccia (tradotto in cifre appena il 2,6%) sui 1.267,6 che affollano il magazzino della riscossione.
(da agenzie)
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Gennaio 4th, 2025 Riccardo Fucile
L’EURODEPUTATO DELLA LEGA POTRÀ USARE LOGO PER “ABBIGLIAMENTO”, “ATTREZZATURE SPORTIVE”, “GESTIONE DI BENI E ASSISTENZA FINANZIARIA” E “MANIFESTAZIONI DI COMUNITÀ”
La scritta ‘IL MONDO AL OIRARTNOC’ con quest’ultima parola ‘contrario’ che si legge
da sinistra a destra, il tutto in caratteri maiuscoli su due righe, con accanto un cerchio nero contornato dal colore arancione.
E’ questo il logo depositato a fine dello scorso novembre dal generale Roberto Vannacci, eurodeputato della Lega che ha messo in sicurezza il suo ‘marchio’ di fabbrica, contenente la frase che riporta il titolo del suo best seller, pubblicato nel 2023.
La richiesta di registrazione del marchio, visionata dall’AdnKronos, è stata fatta presso l’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Il generale ha associato al marchio -che dovrebbe vedere l’approvazione entro marzo- una serie di categorie tra cui ‘Abbigliamento’, Attrezzature sportive’, Gestione di beni; Assistenza finanziaria’ e Organizzazione di manifestazioni culturali di comunità’
Il nuovo logo di Vannacci è presente nel volantino, diffuso oggi, che dà appuntamento per l’assemblea regionale della Campania del comitato ‘Mondo al contrario’, convocata per l’8 gennaio a Vietri sul mare, nel Salernitano, dove sarà presente lo stesso generale.
(da Adnkronos)
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