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SONDAGGIO TERMOMETRO POLITICO: SCENDONO FDI E LEGA, VANNACCI SALE AL 4%

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

FDI CALA AL 28,1%, LEGA AL 6,8%

Fratelli d’Italia scende al 28,1%. Calo anche per la Lega che tocca un nuovo minimo, al 6,8%. Futuro Nazionale invece supera il 4%, consolidando la sua posizione. Nel centrosinistra il Pd si conferma al 22,2%, seguito dal Movimento 5 Stelle, al 12,5%. Vediamo nel dettaglio l’ultimo sondaggio di Termometro politico con i voti partito per partito.
Le intenzioni di voto: chi vince tra centrodestra e campo largo
Partiamo dal centrodestra. Fratelli d’Italia si attesta al 28,1% perdendo 0,3 punti rispetto alla settimana scorsa e facendo segnare uno dei dati più bassi dell’ultimo periodo. Tra fine febbraio e metà maggio infatti, il partito di Meloni aveva oscillato tra il 29,6% e il 28,4%.
Un calo di per sé poco rilevante per FdI, che continua ad essere la prima forza nazionale, ma che pesa sulla coalizione. Tanto più se letto assieme al crollo della Lega, ora al 6,8% staccato esattamente di un punto da Forza Italia, al 7,8%.
Nonostante il pressing sull’emergenza sicurezza e il rilancio di proposte anti migranti dopo i fatti accaduti Modena, il Carroccio non sembra aver fatto breccia tra gli elettori.
Sicurezza e immigrazione, fino a poco tempo fa terreni favorevoli al centrodestra, non sembrano avere più la stessa presa sull’elettorato. In una fase internazionale particolarmente delicata il caro energia e i costi delle bollette hanno la meglio sui cittadini e il governo, diviso tra le spese energetiche e gli impegni presi per il riarmo, si trova in difficoltà.
Una situazione che pare avvantaggiare Futuro Nazionale, il partito dell’ultradestra di Roberto Vannacci, in crescita nei sondaggi. Fn sale fino al 4,1% e ora si trova a meno di tre punti dalla Lega. Il suo incremento è un segnale per la maggioranza: l’ex generale è in grado di intercettare un elettorato specifico, in cui confluiscono con ogni probabilità anche i delusi dall’attuale centrodestra.
Spostandoci nel centrosinistra, troviamo il Partito democratico, che raccoglie il 22,2%. Attualmente la distanza da FdI è di 5,9 punti percentuali. Non è un divario incolmabile ma rappresenta un margine di sicurezza considerevole per il suo avversario. Dal canto loro i dem confermano il loro ruolo di principale forza di opposizione e di asse portante del campo largo.
Segue il Movimento 5 Stelle che fa registrare un solido 12,5%. Sebbene i deludenti risultati delle amministrative, che confermano la difficoltà dei 5 Stelle a livello locale, sul piano nazionale il Movimento di Giuseppe Conte mantiene un suo peso specifico.
Tra gli alleati del campo largo c’è anche Alleanza Verdi-Sinistra che ottiene un lusinghiero 6,2% e si posiziona a pochi decimali dalla Lega. Di area politica centrista e liberale si segnala Italia Viva al 2,4% e +Europa all’1,8%, entrambe sotto la soglia di sbarramento.
Azione per ora naviga in acque relativamente sicure, mantenendosi al 3,1%. Chiudono la classifica Democrazia Sovrana Popolare, al 1,3% e Noi Moderati, ultimo partner della coalizione di governo, all’1%.
(da Fanpage)

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SENZA STRANIERI L’ITALIA CROLLA: L’ISTAT SMONTA IL RACCONTO DI MELONI E SALVINI

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

IL RAPPORTO ANNUALE 2026 DISTRUGGE LE BALLE DEI SOVRANISTI

Mentre il governo si affanna da quattro anni a questa parte a varare misure securitarie, a gridare slogan anti migranti e ad alimentare le paure tra i cittadini, c’è
un dato che si impone nel dibattito: senza l’apporto dei flussi migratori l’Italia sprofonderebbe. Lo dice l’Istat, nel suo Rapporto annuale 2026, dove si afferma a chiare lettere che il contributo degli stranieri è stato il fattore che ha impedito il crollo della popolazione italiana nell’ultimo anno.
Cosa dice l’ultimo Rapporto Istat su demografia e migranti
Il saldo naturale tra nascite e decessi nel nostro Paese continua a essere negativo (pari a -296 mila unità nel 2025). In altre parole, si continua a morire molto più di quanto si nasca.
Che in Italia si facciano sempre meno figli è cosa nota. L’inverno demografico è ormai una crisi strutturale che ogni anno tocca nuovi picchi. Le nascite sono scese a 355mila, il livello più basso di sempre. Stesso discorso per il numero dei figli per donna, sceso al minimo storico di 1,14.
Un calo dovuto a fattori diversi: dalla minore propensione ad avere figli alla tendenza a posticipare il momento in cui si diventa genitori a causa di un contesto estremamente instabile. Crisi, incertezza economica, salari inadeguati, lavori precari, servizi carenti allontanano le nuove generazioni dalla genitorialità, in un continuo conflitto interiore tra desideri e realizzazioni.
Ma i numeri raccontano anche altro. Nonostante il collasso demografico italiano, l’Istat restituisce la fotografia di una Paese che si regge in piedi anche grazie ai flussi migratori.
Dopo anni di declino infatti nel 2025 la popolazione risulta stabile rispetto al 2024, esclusivamente grazie ai numeri delle immigrazioni dall’estero. Sebbene il saldo naturale tra nascite e decessi continui a essere negativo, la dinamica migratoria positiva è in grado di compensare questo deficit. Un incremento di +296 mila unità che bilancia perfettamente il saldo naturale, consentendo alla popolazione di rimanere stabile.
L’immigrazione “contribuisce alla tenuta demografica e al ricambio generazionale”, sottolinea l’Istituto. In buona sostanza, l’Istat ci sta dicendo che oggi il saldo migratorio compensa interamente il crollo naturale della popolazione. Senza quell’equilibrio, l’Italia sarebbe già dentro una fase di declino demografico ancora più pesante.
Oggi i cittadini stranieri residenti sono 5,6 milioni (il 3,5% in più rispetto all’anno precedente) e rappresentano il 9,4% della popolazione totale. La popolazione straniera è in aumento sia rispetto a dieci anni fa, quando contava 4,8 milioni di individui (l’8% del totale), sia rispetto allo scorso anno (+3,5%). Molti degli stranieri giunti nel nostro Paese hanno avviato percorsi di integrazione che si sono conclusi con l’acquisizione della cittadinanza italiana. Nell’ultimo decennio se ne contano 1,7 milioni.
Tuttavia nel 2025, le acquisizioni sono diminuite rispetto agli anni precedenti: 196mila contro l e 217 mila del 2024 e le 214 mila del 2023. E questo – osserva l’Istituto – soprattutto a causa delle modifiche al quadro normativo che hanno introdotto limiti e requisiti all’ottenimento della cittadinanza per rafforzare il principio del legame effettivo e concreto con l’Italia. Il riferimento è al decreto approvato in via definitiva un anno fa, che impedisce ai discendenti degli italiani emigrati all’estero, i cosiddetti oriundi, di diventare automaticamente cittadini italiani (a meno che non abbiano almeno un genitore o al massimo un nonno nato in Italia).
“Affinché le migrazioni possano contribuire in modo strutturale al riequilibrio demografico del Paese – si l legge nel report – è necessario anche favorire la permanenza dei migranti sul territorio, attraverso percorsi di integrazione di lungo periodo. Sebbene nel tempo sia aumentata la capacità di trattenimento dei migranti in Italia, possono ancora esserci margini di miglioramento”.
L’Istat smonta la propaganda del governo
Checché ne dicano Meloni e Salvini, i migranti sono una risorsa demografica ed economica fondamentale. Queste statistiche smontano la narrativa del governo, che negli ultimi quattro anni ha cavalcato a più riprese l’emergenza migratoria, sfoderando un ampio arsenale di misure repressive: la difesa dei confini, i centri in Albania, le espulsioni, la stretta sulla cittadinanza, il blocco navale. Tutto in nome di una presunta “invasione” che la Lega promette di combattere da tempo (evidentemente, con scarse riuscite)
L’abbiamo visto di recente. L’attentato di Modena è stato sfruttato per riaprire il tema sicurezza e immigrazione, sebbene Salim El Koudri fosse un cittadino italiano, non uno straniero con permesso di soggiorno. Salvini ha parlato di “integrazione di seconda generazione fallita”, chiedendo di revocare la cittadinanza e il permesso di soggiorno agli “stranieri che delinquono”. Vannacci ha rincarato la dose, in una sorta di derby tutto interno alla destra, impegnata a fare la conta dei voti in vista delle prossime politiche.
L’immigrazione diventa una minaccia permanente da agitare ogni qual volta convenga. Funziona perché è immediata, polarizzante, elettoralmente efficace. Ma i dati Istat parlano chiaro e ciò che emerge è la diapositiva di un Paese che invecchia rapidamente, fa pochi figli e perde popolazione attiva. In un contesto simile, senza nuovi ingressi, l’Italia rischia di sprofondare.

(da Fanpage)

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“LA SPAGNA E’ UN PAESE PROFONDAMENTE CORROTTO”. ALDO CAZZULLO MINIMIZZA LE TEORIE DI CHI VEDE NEI GUAI DI PEDRO SANCHEZ E DEL PARTITO SOCIALISTA SPAGNOLO LA “MANINA” DI ISRAELE E STATI UNITI (UNA VENDETTA PER LE CRITICHE DI MADRID A NETANYAHU E PER IL NO A TRUMP ALL’USO DELLE BASI IN SPAGNA PER LA GUERRA ALL’IRAN)

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

MA TRA I SOCIALISTI SPAGNOLI È FORTE LA CONVINZIONE CHE I DOCUMENTI CHE METTONO SOTTO ACCUSA ZAPATERO SIANO ARRIVATI DAGLI STATI UNITI DOPO LA CATTURA DI MADURO E L’ACCORDO DI TRUMP COL REGIME DI DELCY RODRIGUEZ: “ESISTE UNA TRAMA INTERNAZIONALE CONTRO SÁNCHEZ, CHE HA DATO MOLTO FASTIDIO AGLI STATI UNITI E A ISRAELE. TRUMP VORREBBE BUTTARLO GIÙ DA MOLTO TEMPO”

La Spagna è un Paese profondamente corrotto. Il Partito popolare non è senza scandali; semplicemente sono stati in parte dimenticati perché è da sette anni lontano dal potere. Gli scandali oggi travolgono Pedro Sánchez, che è alla fine del suo ciclo politico; le prossime elezioni le vincerà il Partito popolare, il cui leader è un moderato come Feijóo, l’ex presidente della Galizia, ma dovrà convivere con la corrente radicale guidata dalla presidenta della comunità di Madrid Díaz Ayuso e dovrà allearsi con i populisti di Vox, che radicali lo sono ancora di più. Vedremo cosa sapranno fare.
Sánchez ha governato l’economia molto bene (del resto è un economista), la Spagna tra i grandi Paesi europei è quello che cresce di più, ha assunto posizioni coraggiose in politica estera. Per restare al potere però non ha esitato a fare alleanze con baschi e catalani, sia quelli di destra sia quelli di sinistra, e a concedere ai secessionisti di Barcellona un’amnistia che in campagna elettorale aveva escluso.
Questo ha provocato una torsione al sistema democratico spagnolo, nell’opinione pubblica e anche negli apparati dello Stato. Per gli spagnolisti Sánchez è diventato il nemico pubblico numero uno. Che ci sia nei suoi confronti un accanimento
giudiziario è chiaro come il sole. Le inchieste contro la moglie e contro il fratello sono state avviate da un sindacato di estrema destra. Le accuse sono abbastanza ridicole. In sostanza Sánchez è accusato di aver trovato un posto di lavoro al fratello. Applicando questo metodo al nostro Paese, l’intero parlamento italiano dovrebbe diventare un supercarcere.
Molto più serie sono le accuse contro i suoi due stretti collaboratori, Ábalos e Cerdán. Poi c’è il caso Zapatero, che è il più grave, perché Zapatero ha vinto due elezioni, è stato a lungo capo del governo, e mentre González è palesemente ostile a Sánchez, Zapatero l’ha sempre appoggiato e ha gestito il delicato dossier venezuelano.
Le accuse contro di lui sono da provare. Da una parte è palese che Zapatero, come hanno fatto molti altri ex primi ministri, si è messo a fare soldi: cosa poco commendevole, soprattutto se avviene violando la legge. Dall’altra parte gli americani non gli hanno certo dato una mano, anzi sono stati decisivi nel costruire l’indagine. In sintesi, la corruzione nel Partito socialista e nel governo spagnolo esiste. Ma che ci sia una manovra interna ed esterna contro Sánchez sarebbe davvero ingenuo non vederlo.
Alla fine la vera sanzione arriverà dall’elettorato.
(da Corriere della Sera)

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“VOGLIAMO PIÙ POSTI PERCHE’ PERDEREMO TROPPI SEGGI”: LEGA E FORZA ITALIA ACCETTANO DI DARE L’OK ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE SOLO IN CAMBIO DI COMPENSAZIONI (IL VIA LIBERA DEFINITIVO DOVREBBE ARRIVARE ENTRO L’8 AGOSTO)

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO IL NO ALLE PREFERENZE E LA CANCELLAZIONE DEI COLLEGI UNINOMINALI, UNITE ALLA PAURA CHE NON SCATTI IL PREMIO DI MAGGIORANZA (E QUINDI BYE BYE AI POSTI IN PIU’ IN PARLAMENTO), SALVINI E TAJANI PRETENDONO DI SOVRACCARICARE DI CANDIDATI DI LEGA E FORZA ITALIA IL LISTONE DELLA COALIZIONE, QUELLO CHE VIENE APPROVATO CON SISTEMA PROPORZIONALE

A Palazzo Chigi intendono sfruttare fino in fondo il clima di rinnovata fiducia che si respira nel centrodestra dopo le recenti elezioni amministrative. Lo spettro del crollo dei consensi è più lontano e allora «meglio chiudere rapidamente la partita sulla legge elettorale».
L’obiettivo è il via libera definitivo entro la pausa estiva dell’8 agosto. Segno che il «dialogo proficuo» tra maggioranza e opposizione invocato dal presidente della Camera Lorenzo Fontana, così come dal presidente Ignazio La Russa sono nobili appelli che non hanno più presa nemmeno all’interno del centrodestra.
Non ci sarà un confronto, dunque, ma una corsa forsennata. Che nasce soprattutto da una paura, coltivata da tempo nelle file di Fratelli d’Italia: «In autunno i sondaggi potrebbero scatenare nuovi timori tra i nostri alleati», spiega un big del partito di Giorgia Meloni. Le recenti parole di Matteo Salvini dal Festival dell’Economia, con cui ha legato la durata del governo alla situazione economica, sono state smussate nei giorni seguenti, ma non sono mai uscite dai pensieri più neri dei colonnelli della premier. Nel caso – si sono detti – meglio avere una nuova legge elettorale in cassaforte.
Se pure non venisse messa in pericolo la stabilità dell’esecutivo, Lega e Forza Italia con il passare del tempo (e un ulteriore calo dei consensi del centrodestra) potrebbero rifarsi i conti in tasca e scoprire, magari, che gli conviene restare con la
legge attuale, il Rosatellum, sabotando quindi lo Stabilicum di Meloni. Per questo, dentro Fratelli d’Italia iniziano a scandagliare il calendario dei lavori parlamentari.
La legge elettorale approderà in Aula alla Camera il prossimo 26 giugno e con il contingentamento dei tempi di discussione si potrebbe, tra le inevitabili proteste delle opposizioni, ottenere il primo disco verde a metà luglio. Da lì, con tre settimane a disposizione, si dovrebbe fare lo slalom tra i provvedimenti in scadenza al Senato, disinnescare l’ostruzionismo delle opposizioni e arrivare, con un balzo, a mettere la fiducia sul voto finale.
Tra gli uomini della Lega e di Forza Italia si è accettata la sfida. Se non ci saranno problemi lungo il percorso parlamentare, come sul nodo delle preferenze (che il vicepremier azzurro Antonio Tajani non vuole per nessun motivo), c’è la disponibilità a chiudere la partita entro l’8 agosto, senza modifiche al testo. Gli alleati chiedono però a Fratelli d’Italia di placare anche le loro paure.
La più forte è quella di restare a bocca asciutta, se non scatterà il premio di maggioranza. Hanno acconsentito a eliminare i collegi uninominali dove avevano incassato un buon numero di parlamentari alle scorse elezioni, ma serve sempre una «compensazione» E non può esserci una compensazione nel listino del premio di maggioranza, perché «se dovesse arrivare una sconfitta – ragionano dentro FI – ci ritroveremmo con Fratelli d’Italia nel ruolo di grande partito di opposizione, mentre noi e la Lega usciremmo decimati».
L’accordo prevede di sovraccaricare di candidati di Lega e Forza Italia il listone della coalizione, quello che viene approvato con sistema proporzionale. Un numero che dovrebbe essere superiore a quello a cui i due partiti avrebbero diritto se ci si basasse solo sui sondaggi a due mesi dalle elezioni. Insomma, sintetizza un veterano leghista, «devono darci più posti».
La trattativa è ancora lontana, ma i patti devono essere chiari fin da subito. Come devono esserlo sulle preferenze, perché qualcuno potrebbe pensare di usarle, magari con il favore di un voto segreto, proprio per far saltare tutto.
(da “La Stampa”)

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DIETRO IL LICENZIAMENTO DI MARIO SECHI DALLA DIREZIONE DI “LIBERO” C’E’ L’IRRITAZIONE DELL’EDITORE ANTONIO ANGELUCCI, EX DEPUTATO DI FORZA ITALIA POI PASSATO ALLA LEGA CON CUI È STATO ELETTO, PER L’ECCESSIVO SCHIACCIAMENTO DELLA LINEA DEL QUOTIDIANO SULLE POSIZIONI DEL SOTTOSEGRETARIO FAZZOLARI, BRACCIO DESTRO DI MELONI

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

NON SOLO: IL CLIMA DI ASTIO, TRA IL GIORNALISTA SARDO E I SUOI EDITORI, SI E’ ACUITO NEGLI ULTIMI MESI ANCHE PER L’OSTILITA’ DI SECHI SU UN POSSIBILE INVESTIMENTO DELLA FEDERTENNIS DI BINAGHI SU “LIBERO”…ORA GLI EDITORI CONTANO DI RECUPERARE COPIE AFFIDANDOSI A SALLUSTI” (AUTORE DI BEN DUE BIOGRAFIE DELLA DUCETTA)

«Angelucci mi ha appena licenziato». La resa dei conti arriva ieri intorno alle 17 quando il direttore di Libero Mario Sechi viene costretto a lasciare il posto. Il giornalista si sfoga sui social e il primo commento pubblicato su X è sibillino: «Libero». Subito dopo aggiunge: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti». Fonti vicine alla società editrice di Libero all’Adnkronos bollano la ricostruzione come «strumentale».
I tempi, sostengono, non collimano e il «richiamo alle minacce ricevute ha il solo effetto di presentare la vicenda come una ritorsione personale». Sechi, ricostruiscono, «non sarebbe stato licenziato direttamente da Angelucci, ma sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano, legate anche all’insoddisfacente numero di copie vendute». E il direttore «ne sarebbe stato informato già da diverse settimane».
Degli attriti tra l’editore e il giornalista si vociferava da giorni. Secondo voci e indiscrezioni che si rincorrono nei palazzi della politica, a irritare Antonio Angelucci, editore di riferimento per l’area di destra, ex deputato di Forza Italia poi
passato alla Lega con cui è stato eletto, sarebbe stato l’eccessivo schiacciamento della linea del quotidiano su certe posizioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, braccio destro di Giorgia Meloni
Sechi, cinquantotto anni, direttore de Il Tempo dal 2010 al 2013, dell’agenzia Agi dal 2019 al 2023 e poi capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi per tre mesi e ventitré giorni, ha guidato il quotidiano fondato da Vittorio Feltri dal 2023 sino a ieri. Ora, dicono i bene informati, la nuova nomina potrebbe arrivare già nelle prossime ore. E secondo Il Foglio ci sarebbe l’intenzione di richiamare Alessandro Sallusti, direttore prima di Libero, poi del Giornale, che ha scritto con la premier il libro “La versione di Giorgia”.
Angelucci, editore oltre che di Libero anche de Il Tempo e Il Giornale, completa in questo modo la rivoluzione dei direttori delle tre testate. Da dicembre dello scorso anno, infatti, sono cambiati tutti. E ancora. Oltre alle ragioni politiche che riguarderebbero il delicato equilibrio all’interno della coalizione di centrodestra tra Lega e Forza Italia, evidenti anche all’interno del microcosmo editoriale, alcune delle incomprensioni tra Angelucci e il suo ormai ex direttore sarebbero riconducibili ad alcuni articoli, sollecitati da ambienti vicini al senatore leghista, che Sechi si sarebbe rifiutato di pubblicare.
Fonti vicine alla società editrice di Libero, però, invitano a non fare confusione e definiscono «improprio» unire i due episodi: la scorta e il licenziamento. All’Adnkronos sottolineano come le misure di tutela nei confronti di direttori di giornale ed esponenti dell’informazione «non siano un fatto eccezionale. E, in altri casi, risultino anche più estese e rilevanti».
SOLDI, LINEA PRO GIORGIA E BALLETTO SULLA SCORTA: ANGELUCCI SILURA SECHI
Mario Sechi è imbestialito. Fumantino e orgoglioso, ieri a metà pomeriggio ha comunicato alla redazione che in serata avrebbe firmato l’ultimo editoriale da direttore di Libero, senza nascondere di averla presa malissimo: “Angelucci mi ha licenziato proprio mentre mi minacciano di morte”. E anche questa volta, come sempre quando si parla di giornali (soprattutto di destra), la questione è politica ancor più che editoriale
Mercoledì, infatti, Sechi – che sarà sostituito da Alessandro Sallusti – ha deciso di aprire il giornale (titolone in prima pagina, editoriale e due pagine di articoli all’interno) sulle minacce a lui rivolte dagli anarchici che gli sono costate la scorta: “Vogliono ammazzare il direttore di Libero”. Una situazione che […] gli stessi editori minimizzano. Gli Angelucci infatti non hanno gradito questa personalizzazione, vista come un estremo tentativo di barricarsi alla guida di Libero da parte di Sechi, puntando su un fatto in grado di far convergere la solidarietà pubblica sul direttore e di mettere in cattiva luce l’onorevole leghista e il figlio imprenditore
Dettaglio non secondario: mentre Libero faceva delle minacce a Sechi un caso nazionale, gli altri giornali del gruppo (Il Tempo e Il Giornale) non dedicavano neanche una riga alla vicenda, chiaro segnale al direttore.
Chi conosce gli Angelucci parla di “una sceneggiata” pensata solo per metterli in difficoltà, visti i comunicati di vicinanza a Sechi arrivati persino dal Quirinale. Non solo. Gli Angelucci fanno pure sapere che “misure di tutela nei confronti di direttori di giornale non sono un fatto eccezionale e, in altri casi, risultano anche più estese e rilevanti”. Una sconfessione pubblica che rivela posizioni inconciliabili e un clima di astio, acuito negli ultimi mesi anche da diverbi per esempio su un possibile investimento della Federtennis sul quotidiano.
Come anticipato dal Foglio, gli Angelucci avevano fatto la bocca al tesoretto portato in dote da Antonio Binaghi, n. 1 del tennis, magari sotto forma di pubblicità. Binaghi invece alla fine ha scelto di entrare con una quota ne La Stampa, a dire degli Angelucci anche per colpa dell’atteggiamento ostile di Sechi. Ora gli editori contano di recuperare affidandosi a Sallusti, a sua volta cacciato quando venne chiamato Sechi, col problema che nel frattempo le copie sono crollate. Ci sarebbe anche Pietro Senaldi, attuale condirettore, ma gli Angelucci non lo amano e anzi, in passato avrebbero ragionato anche su come accompagnarlo alla porta, operazione però ritenuta troppo onerosa.
(da “il Fatto quotidiano”)

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“QUAL’E’ IL LAVORO GIUSTO PER TE?”. VIAGGIO NELLE PERIFERIE DI BERLINO, DOVE IL FUTURO E’ UN GIOCO DA RAGAZZI”

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

PROGETTARE IL FUTURO LAVORATIVO GUARDANDO DENTRO SE STESSI

«Ok ragazzi, ora prendete il bicchiere, lanciatelo in aria e provate a farlo cadere in piedi. Pronti? Partenza, via». Campus Efeuweg, comprensorio scolastico all’estrema periferia sud di Berlino. Una luminosa mattina di primavera, fuori. Alexander, Ahmed, Demir, Asil, Lutio, Esna e Alejandro, 16 anni, ridono e scherzano mentre si dilettano al banco col gioco di equilibrio. Non è l’ora di ricreazione. È il cuore di una mattinata decisamente diversa dal solito per la loro classe. Al posto dei soliti insegnanti, oggi alla lavagna c’è una formatrice esterna di nome Antonia. Quello del glass-flip è solo uno dei tanti giochi creativi che propone ai ragazzi. Tra le sfide manuali da tentare in 60 secondi, c’è pure un cordino pieno di piccoli nodi da sciogliere; un foglio di carta da trasformare in aeroplanino in grado di volare; due immagini similari tra cui trovare le differenze. Ci si mette alla prova con occhi, mani e dita. Ma l’obiettivo vero è ragionare poi con la testa su ciò che si è fatto, e non. «Quali sono le attività che vi riescono meglio, e quali meno? Quali sono i vostri punti di forza, e in cosa sentite di dover migliorare?», sono le domande chiave che Antonia pone ai ragazzi.
La ricetta per il lavoro ideale
Antonia è una delle operatrici sociali di JOBLINGE, un’organizzazione no profit attiva dal 2008 in Germania che combatte la disoccupazione giovanile aiutando i ragazzi sin dall’età scolastica a trovare la loro strada nel mondo del lavoro, e a perseguirla. Il punto di partenza è sempre l’esplorazione da parte dei ragazzi di loro stessi. In quella scuola di Neukölln – uno dei quartieri più multiculturali di Berlino
e tra i più poveri della Germania – Antonia non è mai stata. Eppure la chimica con la piccola classe del Produktives Lernen – un percorso d’istruzione superiore orientato al lavoro, che alterna le lezioni in aula a diversi tirocini – è dal primo minuto eccellente. Antonia ha in serbo per gli allievi una lunga serie di quiz e riflessioni guidate con cui stimolare le loro domande interiori – anche quelle che forse non si erano mai posti. Sulla lavagna digitale scorrono le immagini di oggetti e strumenti vari – ai ragazzi il compito di dire ad alta voce a quali mestieri potrebbero servire. Poi compaiono le icone che indicano le varie possibili qualità di una posizione lavorativa: buoni guadagni, attività stimolanti, riconoscimento sociale, lavoro in team, contatto con altre persone, e così via. Qual è davvero il segreto per il mestiere “perfetto”? I ragazzi intervengono, discutono, se la ridono. Poi tornano seri, per dedicarsi a disegnare sulla mappa individuale la propria ricetta personale per un lavoro in linea con le loro attitudini. Per alcuni di quei 16enni è la prima occasione di porsi domande così di lungo termine, per altri no. Per tutti, la mattinata di esercizi si rivela una palestra mentale eccellente. «Fantastico, abbiamo pensato a questioni su cui non avevamo mai riflettuto», ci dicono uno dopo l’altro i ragazzi a workshop finito.
Le fragilità della Germania e il gap scuola-impresa
Quello che Antonia ha condotto al Campus Efeuweg è il primo step di un percorso che JOBLINGE intraprende con i ragazzi delle scuole superiori che aderiscono per cercare di giocare d’anticipo sui problemi, poco visibili, che piagano la società e l’economia tedesca. «Troppo spesso in Germania il successo dipende dalle origini famigliari, forse non tutti sanno che siamo tra i peggiori Paesi in Occidente per mobilità sociale», ci spiega Nora Ackermann, una delle responsabili dei programmi di JOBLINGE. Secondo i dati dell’Ocse, in effetti, tra le famiglie in cui i genitori non hanno un titolo di studio superiore solo un figlio su cinque arriva alla laurea. E tra il 2019 e il 2024 il tasso di giovani che hanno abbandonato la scuola prima del diploma superiore è salito, dal 13 al 15%. La forbice delle disuguaglianze si allarga dunque, e inizia dall’adolescenza. Ecco perché iniziare da qui, e prevenire piuttosto che curare, è la chiave di volta. Il sistema d’istruzione tedesco è già più orientato verso il mondo del lavoro di quello di molti altri Paesi europei, con periodi di
stage/apprendistato previsti in tutti i percorsi scolastici. Eppure questo non basta a garantire che domanda e offerta di lavoro poi s’incrocino, specialmente in un periodo di crisi e trasformazione profonda, per l’economia globale e per il modello tedesco in particolare. «Le scuole spesso hanno collegamenti solo superficiali col mondo del lavoro, gli insegnanti a loro volta difficilmente sanno come funziona un’azienda. E dalla nostra esperienza abbiamo imparato che agli studenti servono più tirocini per capire davvero per cosa sono tagliati».
L’ultimo miglio prima del lavoro
Il lavoro da fare con i ragazzi, insomma, specialmente quelli che provengono da contesti famigliari o sociali più svantaggiati, è lungo e profondo. C’è da provocare coi metodi giusti le riflessioni e gli interrogativi di partenza. C’è da far conoscere il mondo là fuori, illustrando la varietà dei percorsi possibili e i relativi pro e contro, portando le imprese dentro le scuole e viceversa. C’è da dare fiducia ai ragazzi, farli sperimentare, capire, sbagliare, ritentare – mentre continuano a formarsi, ovviamente, lungo il normale sentiero scolastico. Se hanno potuto contare su questo percorso di esplorazione interna ed esterna, quando si avvicina il momento della fine della scuola e la fatidica domanda sul “che fare”, per molti dei ragazzi la strada è in discesa. Più facile da intravedere. Non certo garantita. In quest’ultima fase, cruciale, JOBLINGE gioca ancora un ruolo di rilievo. Addestra i ragazzi a predisporre le candidature per i primi programmi di avviamento al lavoro: cosa scrivere, cosa no, cosa mettere in evidenza di sé, come gestire i tempi, i modi, le fisiologiche ansie.
Piano A, B e C
Alla Willy-Brandt-Teamschule, un’altra scuola al capo opposto di Berlino, incontriamo due ragazze che si trovano proprio a questo stadio del programma. Stanno per terminare le superiori, e dopo aver svolto il percorso “esplorativo” con JOBLINGE ora stanno preparando le candidature per le prime vere esperienze lavorative. Ranem, 17 anni, nata in Germania da genitori libanesi, confessa che prima di iniziare quel percorso non aveva idea di quante lettere bisognasse inviare per ottenere un posto, e di come impostare una strategia vincente. Ora ha le idee piuttosto chiare sul futuro: «Mi immagino tra qualche anno come arredatrice
d’interni, progettare stanze e mobili, consigliare i clienti e aiutarli a sentirsi a proprio agio. Sento di avere un istinto naturale per questo», sorride. L’idea sul percorso prediletto è chiara e ben formata, ma per una ragazza della sua età sono notevoli pure i ragionamenti che fanno da corollario. «Personalmente so già qual è il mio piano, ma è sempre necessario averne uno di riserva nel caso in cui il primo non funzioni, È un peccato che ci siano altri studenti che non sappiano esattamente quale sia il loro piano A e quello B». Ranem si dice pure ben consapevole del fatto che nei prossimi anni la professione che sogna – come moltissime altre – potrebbe cambiare molto con l’impatto dell’intelligenza artificiale. «Certo, basterà inviare a un’IA la richiesta su dove piazzare i mobili e si riceverà subito il progetto pronto. Ma non per questo abbandonerei il mio piano, perché non credo che un’IA possa cogliere esattamente ciò che una persona prova davvero».
Come fare la differenza coi ragazzi
In un mondo stravolto da guerre, polarizzazione politica, evoluzione tecnologica prorompente, i punti fermi su cui possono contare i ragazzi forti di un percorso del genere sono come gli appigli su una parete da scalare. La salita, poi, spetta a loro. «Non possiamo essere con loro tutto il tempo, ma ci siamo se hanno bisogno di noi, e loro lo sanno. Questo è il cuore della nostra relazione», ci spiega ancora Nora. Per condurre i suoi programmi con scuole e imprese JOBLINGE può contare anche sul sostegno di UniCredit Foundation, fondazione impegnata a combattere in tutta Europa la povertà educativa e la dispersione scolastica supportando il lavoro di associazioni che operano sul terreno in contesti diversi. «Al momento nella sola Berlino lavoriamo con 800 studenti in dieci scuole diverse: aiutiamo in particolare 250 ragazzi all’ultimo anno delle superiori nel ponte verso il mercato del lavoro o l’educazione superiore», racconta Nora. Uno sforzo titanico, ma anche un lavoro in grado di regalare grandi emozioni. «Si potrebbe pensare che successo sia per noi quando sappiamo che i ragazzi hanno trovato il posto che desideravano. Ma personalmente i momenti di soddisfazione si verificano già prima», ci spiega Antonia dopa la mattinata con la classe di Neukölln: «Quando qualcuno dei ragazzi si rende conto che esistono cose di cui prima non sapeva, e viene da noi a chiedere aiuto; quando si accorgono che c’è qualcuno che crede in loro e sa che c’è qualcuno
che li può guidare». «Per quasi tutti i ragazzi con cui abbiamo lavorato alla Willy-Brandt-Teamschule», testimonia all’altro capo della città la collega Zoe, «tutto è cambiato in modo forte, si sono aggiunte così tante nuove competenze. Sono diventati molto più sicuri di sé, sanno già esattamente cosa stanno facendo in quel momento e qual è il passo successivo. Con ogni piccola abilità che viene “sbloccata” si crea una nuova pressione positiva, un nuovo senso di realizzazione. E lo vediamo ogni giorno».
Dalla classe al reparto, il percorso JobLinge alla prova
Chi il percorso con JOBLINGE l’ha sfruttato al massimo, e ora ne sperimenta tutti i giorni i benefici, è Juan, un ragazzo di 17 anni nato in Venezuela e arrivato in Germania coi genitori dal Venezuela quando ne aveva 13. «Quando a scuola ho sentito che c’erano queste persone che potevano aiutare a orientarsi sul futuro mi sono detto: perché no? Beh, è stato impressionante. Mi hanno chiarito le idee sui diversi percorsi possibili nel mondo della medicina, e mi hanno aiutato un sacco a prepararmi per i colloqui o a scrivere le lettere di candidatura, su cui non avevo proprio idea da dove iniziare». Vagliate tutte le varie opzioni possibili, per decidere il da farsi dopo le superiori Juan ha guardato dunque prima di tutto dentro sé stesso, ci racconta. Ha capito di essere una persona concreta, cui piace sperimentare, “sporcarsi le mani”. Così ha deciso di mettersi subito alla prova con un’esperienza di lavoro concreta nel mondo della sanità: ha intrapreso un apprendistato in infermeria in un ospedale a ovest di Berlino. Ed è elettrizzato da quello che ora ha l’opportunità di fare, nonostante gli sforzi – sveglia quotidiana prima delle 5 compresa. «Alterniamo teoria e pratica, e già nel primo anno è incredibile quello che ci danno l’opportunità di fare, lavorando coi pazienti, anche in situazioni d’emergenza». La prova provata, per lui, che è sulla strada giusta. Terminato il periodo di apprendistato, progetta di iscriversi a Medicina, magari per diventare tra qualche anno chirurgo. C’è ancora tanto da imparare. Ma il percorso di vita e carriera davanti appare chiaro, e luminoso. «Se dovessi dare un consiglio ai ragazzini di 14 o 15 anni che hanno le idee confuse o magari gozzovigliano la notte mentre io sto già andando al lavoro? Direi loro di non avere timore di farsi aiutare –
da JOBLINGE o altri. Nella vita non bisogna per forza fare tutto da soli».
(da Open)

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VOLANO PORCHETTE IN FORZA ITALIA, LO SCAZZO TRA I SINDACI FORZISTI DI TODI, ANTONINO RUGGIANO, E DI GUALDO CATTANEO, ENRICO VALENTINI: I PRIMI CITTADINI UMBRI LITIGANO PERCHÉ IL FESTIVAL “PORCHETTIAMO” SI È TRASFERITO DALLA PIÙ PICCOLA GUALDO CATTANEO ALLA PIÙ “CHIC” TODI

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

ENRICO VALENTINI, PER RIPICCA, HA ORGANIZZATO UN’ALTRA RASSEGNA (“PORQUESÌ”) SIMILE A QUELLA CHE GLI E’ STATA “SCIPPATA” DA ANTONINO RUGGIANO (I DIRIGENTI DI FORZA ITALIA A ROMA SI SONO DOVUTI IMPEGNARE MOLTO PER RIPORTARE LA CALMA TRA LE DUE AMMINISTRAZIONI)

I suini allo stato semibrado che teneva una volta in località Farnetta, nel comune di Montecastrilli: «Ora puntiamo sui cereali», dice. Però lo stesso resta un grande cultore della materia, così come il suo collega Francesco Battistoni, il responsabile dell’organizzazione del partito, «e a lui sì che la porchetta piace molto…», chiosa Nevi.
Così adesso i due dirigenti apicali si trovano alle prese con quella che Michele Masneri, ieri sul Foglio, ha ribattezzato «la disfida umbra della porchetta targata FI», la guerra ipercalorica a colpi di panini imbottiti che vede di fronte due comuni quasi confinanti: da una parte Gualdo Cattaneo (dal nome del conte germanico Edoardo Cattaneo che lo fondò nel 975) e dall’altra Todi, da sempre patria di grandi artisti e buen retiro di vip. Davide contro Golia, insomma. Entrambi i sindaci sono di Forza Italia.
Quello di Todi, Antonino Ruggiano, al suo secondo mandato, ha letto ieri dal Kazakistan (dove si trova per una missione di cooperazione internazionale) della presunta «disfida della porchetta», ma giura che i suoi rapporti col collega di
Gualdo Cattaneo, Enrico Valentini, non si sono mai guastati: «Lui c’è rimasto male, è vero, ma è comprensibile dopo tanti anni…». E Valentini conferma via sms: «Con Ruggiano? No problem».
Il problema, però, è nato quest’anno quando Anna Setteposte, l’organizzatrice di «Porchettiamo», storico festival delle «porchette d’Italia» che dal 2009 si era sempre svolto a Gualdo Cattaneo, ha deciso di traslocare puntando sul maggior fascino di Todi: «Sono un’imprenditrice, nessun tradimento, da anni dicevo a Valentini che volevo cambiare», spiega. Col sindaco si rivedranno in tribunale
E così dal 22 al 24 maggio scorso, a Todi, c’è stato il boom, con oltre 30 mila panini venduti. Valentini, però, orgogliosissimo («i nostri porchettai, tutti col codice Ateco, sono rimasti a Gualdo»), ha bruciato i tempi (dal 15 al 17 maggio) e si è inventato un festival di porchette alternativo, dal nome spagnoleggiante («Porquesì») nello stesso posto, San Terenziano, dove fino all’anno scorso si teneva «Porchettiamo».
Anche in questo caso è stato un successo: «Volevo tutelare un’identità territoriale — dice — e ci sono riuscito. Eppoi la nostra porchetta è più buona e non lo dico io, ma chi la prova…». Comunque sia, i dirigenti di Forza Italia a Roma si sono dovuti impegnare molto per riportare la calma tra le due amministrazioni. E Raffaele Nevi, Francesco Battistoni e la deputata Catia Polidori (umbra come Nevi), in questi mesi si sono adoperati per riuscire a trovare alla Camera una sala conferenze sia per l’una che per l’altra rassegna. Presentazioni separate in giorni separati, per far contenti tutti.
(da il “Corriere della Sera”)

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MICHELA BRAMBILLA E L’INCHESTA SULLE FATTURE FALSE: 900.000 EURO PER IL PROGRAMMA, LE ACCUSE DEI PM

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

LA DEPUTATA E’ INDAGATA ANCHE PER EVASIONE DELL’IVA… COME FUNZIONAVA IL MECCANISMO SECONDO LA PROCURA

Tra il 2020 e il 2023 alla deputata di Noi Moderati Michela Vittoria Brambilla sarebbero finiti oltre 900mila euro, una somma quasi identica a quella che nello stesso triennio l’Enci aveva versato alle società che producono il suo programma televisivo per sponsorizzarlo. Lo mettono nero su bianco i pm milanesi Antonio Pansa e Giancarla Serafini nel decreto di perquisizione eseguito dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza e dalla Squadra mobile. Alla parlamentare viene contestata, in concorso, anche un’ipotesi di evasione fiscale sull’Iva.
Come funzionava il meccanismo delle fatture
Secondo la Procura, le «società di produzione interposte» avrebbero girato alla deputata «sostanzialmente, l’intero flusso economico percepito» dall’Ente nazionale cinofilia italiana. In quei tre anni il denaro fatturato dalle tre società all’Enci, pari a 976mila euro, risulta «sostanzialmente sovrapponibile» a quanto Brambilla aveva a sua volta fatturato alle stesse società, ossia poco più di 937mila euro. Per gli inquirenti quelle aziende «non trattengono alcunché per la attività “asseritamente” svolta di realizzazione del programma, situazione di fatto incompatibile con l’esistenza delle attività economiche dedotte in fattura»
Su cosa indaga la procura di Milano
L’inchiesta, coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo e diretta dal procuratore Marcello Viola, contesta fatture false tra il 2020 e il 2026 per circa 1,5 milioni di euro, legate al sistema con cui l’Enci sponsorizzava la trasmissione «Dalla parte degli animali». Di quella cifra la deputata avrebbe incassato circa il 90%, mentre solo la parte restante sarebbe servita davvero alla produzione. Le perquisizioni delle Fiamme Gialle hanno toccato Milano, Torino e Roma, la sede dell’Enci e tre studi di produzione, senza riguardare direttamente la parlamentare.
Chi sono gli altri indagati e di cosa sono accusati
Nel registro degli indagati, oltre a Brambilla, che risponde di sei capi di imputazione, figura il presidente dell’Enci Espedito Massimo Muto, insieme agli amministratori delle società di produzione, ritenuti consapevoli del giro di denaro. Per i pm Muto avrebbe agito «per far affluire risorse economiche all’onorevole Brambilla», utilizzando «l’annotazione in contabilità di fatture» per «operazioni inesistenti». Un doppio scopo, secondo l’accusa, «dare copertura contabile al flusso economico in uscita, dall’altro per avere un risparmio fiscale, generato dalla deduzione dei costi, diversi e non deducibili in quanto illegali».
Da dove nasce l’inchiesta
Il fascicolo sarebbe nato dopo alcune puntate di Report su Raitre andate in onda circa un anno fa, che avevano acceso i riflettori sul rapporto tra l’ente e la trasmissione. L’Enci, con sede nel capoluogo lombardo, è un’associazione di diritto privato ma con funzioni di natura pubblicistica, e proprio il titolo della sua sponsorizzazione è uno dei nodi al centro delle verifiche. Gli indagati, almeno sei, sono assistiti dagli avvocati Antonio Tomaso Pisapia, Luca Olivetti, Alessandro Diddi e Daniele Pezza.
La versione dell’avvocato di Michela Brambilla
«Le fatturazioni dell’onorevole Brambilla sono per prestazioni esistenti, come conduttrice della trasmissione – spiega l’avvocato Mario Zanchetti, difensore di Michela Vittoria Brambilla – I suoi redditi, inoltre, sono pubblici in quanto parlamentare». Il legale sottolinea anche che «l’Enci è uno sponsor dell
trasmissione con regolari contratti stipulati con le società di produzione» e non con l’onorevole Brambilla.
(da agenzie)

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LE “DUE PAROLE” DI MARIO SECHI SUL LICENZIAMENTO DA LIBERO E LA REPLICA: “UNA SCENEGGIATA”

Maggio 29th, 2026 Riccardo Fucile

COMICHE SOVRANISTE: L’EDITORIALE DI ADDIO DEL DIRETTORE ALL’EDITORE E I RETROSCENA

«Due parole sul mio addio a Libero»: così Mario Sechi intitola oggi il suo editoriale di saluto sul quotidiano degli Angelucci che lo ha ufficialmente licenziato ieri. L’articolo è piuttosto criptico, visto che si apre con una domanda sulla libertà di stampa, la scontata citazione di George Orwell («È il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire») e la considerazione che questa riguarda anche l’editore «a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire». Dalle parti degli Angelucci intanto arriva una risposta: quella sulla scorta è «una sceneggiata» e Sechi avrebbe avuto un «atteggiamento ostile» nei confronti di un investitore. Ovvero il presidente della FederTennis Angelo Binaghi.
Il lungo addio di Mario Sechi a Libero
Nel suo editoriale piuttosto criptico Sechi dice che «parleranno i fatti. Come sempre». E poi: «La stampa ha un legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive. I quotidiani vivono un periodo di profondissima crisi, molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma. È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità. Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo».
I retroscena
Il Corriere della Sera racconta invece alcuni retroscena sull’addio di Sechi. Che ha lamentato pressioni continue da parte dell’editore, aumentate negli ultimi sei mesi, accompagnate da ripicche, come il diniego delle sostituzioni estive, necessarie per coprire i periodi di ferie. Ma in particolare quello che ha portato alla rottura è il caso Binaghi. Il quale oggi è azionista di minoranza de La Stampa. Secondo le stesse fonti, Sechi non sarebbe stato licenziato direttamente da Angelucci, ma «sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano», legate anche «all’insoddisfacente numero di copie vendute», e il direttore «ne sarebbe stato informato già da diverse settimane». Mentre il direttore defenestrato è pronto a dimostrare in tribunale che il licenziamento non è adeguatamente motivato, poiché il calo delle copie è un fenomeno generalizzato dell’editoria.
La linea editoriale
Il Fatto Quotidiano invece dice che la linea di Libero era troppo schiacciata su Giorgia Meloni a scapito della Lega. Il rapporto con Angelucci era pessimo ed è peggiorato nelle ultime ore. Proprio per la prima pagina sul direttore da ammazzare. Gli Angelucci hanno visto la scelta come un estremo tentativo di barricarsi alla guida del quotidiano. E infatti Il Tempo e il Giornale non hanno scritto una riga sulla vicenda. Proprio per ordine dell’editore. Qui si parla di “una sceneggiata” pensata solo per mettere in difficoltà, visti i comunicati di vicinanza a Sechi arrivati persino dal Quirinale. Gli Angelucci fanno pure sapere che «misure di tutela nei confronti di direttori di giornale non sono un fatto eccezionale e, in altri casi, risultano anche più estese e rilevanti».
Il tesoretto di Binaghi
E qui si parla del possibile investimento della Federtennis sul quotidiano. Come anticipato dal Foglio, gli Angelucci avevano fatto la bocca al tesoretto portato in dote da Antonio Binaghi, n. 1 del tennis, magari sotto forma di pubblicità. Binaghi ha scelto invece La Stampa, secondo gli Angelucci anche per l’atteggiamento ostile di Sechi.
(da agenzie)

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