LE BOLLETTE SALGONO, LA CRISI IMPOVERISCE GLI ITALIANI, MA IL GOVERNO HA UN’ALTRA PRIORITÀ: IL “MELONELLUM”
FDI D’ITALIA ACCELERA SULLA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, PER PORTARE IL PROVVEDIMENTO IN AULA ENTRO FINE GIUGNO: IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI ALLA CAMERA ARRIVERÀ IL TESTO “MODIFICATO”, CON UN INNALZAMENTO DAL 40 AL 42% DELLA SOGLIA PER OTTENERE IL PREMIO DI MAGGIORANZA E L’ABOLIZIONE DEL MECCANISMO DEL BALLOTTAGGIO – RESTA IL NODO DELLE PREFERENZE: LA BASE DI FDI PRETENDE DI REINTRODURLE, MA FORZA ITALIA E LEGA FANNO MURO: “NON SE NE PARLA, SE PASSANO SALTA TUTTO”
Per una legge elettorale «scritta insieme» c’è ancora da attendere: probabilmente un pezzo. Per lo Stabilicum, la legge elettorale voluta dal centrodestra invece i lavori proseguono.
Le novità rispetto al testo precedente sono state messe a punto dagli sherpa del centrodestra e sono sostanzialmente tre: per ottenere il premio di maggioranza sarà necessario che una coalizione raggiunga il 42%, il 40% non basta più.
Punto secondo, il tetto massimo che una coalizione può raggiungere alla Camera grazie al premio non è più di 230 seggi (con la possibilità di arrivare a 240 con gli eletti all’estero e le autonomie), ma soltanto di 220, al Senato si passerebbe da 114 a 113. Infine, è scomparsa qualunque ipotesi di ballottaggio, fin qui prevista se entrambi gli schieramenti non raggiungessero la soglia utile a far scattare il premio.
Ieri si sono aperti i lavori della commissione Affari costituzionali della Camera, presente la ministra delle Riforme Casellati. E subito i toni si sono accesi. Le opposizioni chiedevano un nuovo testo prima di proseguire con la discussione generale, il leghista Igor Iezzi a dire che un testo ancora non c’era.
La maggioranza non intende presentare un testo per farlo subito impiombare da «milioni di emendamenti». In breve: alla richiesta di un nuovo testo, il centrodestra ha risposto picche.
«È un po’ il gioco dell’oca — ha detto il dem Gianni Cuperlo —. Abbiamo chiesto che almeno i relatori ci illustrassero le modifiche, ma invece siamo partiti con il dibattito».
Resta ancora assolutamente aperta la questione delle preferenze. FdI da sempre vorrebbe reintrodurle, FI e Lega si voltano solo a sentirle menzionare
La mediazione potrebbe essere i capilista bloccati. Roberto Vannacci ieri ha promesso di fare «tutti gli emendamenti e tutti gli ordini del giorno possibili» per reintrodurle: «Anche se sappiamo che le dinamiche di potere e le mosse del cavallo delle segreterie dei partiti saranno difficili da superare».
L’imperativo di Palazzo Chigi è correre. E la maggioranza corre veloce sulla legge elettorale. ieri mattina alle 8.30 – un’ora prima dell’inizio dei lavori – gli sherpa del centrodestra, ospiti degli uffici di FdI a Montecitorio, erano già riuniti per limare l’iter
A sera i tecnici legislativi ancora ragionavano sulle sudate carte per portare a casa il risultato: salvo ritardi last minute, arriverà oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera il testo bis con i correttivi concordati.
La capigruppo di Montecitorio calendarizzerà il provvedimento in aula per la fine di giugno, probabilmente il 30. È il passaggio che permetterà di velocizzare i tempi. A ridosso della data, infatti, davanti all’ostruzionismo delle opposizioni, la maggioranza potrà decidere di far cadere tutti gli emendamenti in commissione e arrivare all’esame dell’assemblea senza mandato al relatore.
Aggirando così l’ostruzionismo garantito delle minoranze. Giorgia Meloni vuole a tutti i costi chiudere a Montecitorio entro luglio: «O così o salta» è il ragionamento ripetuto in FdI.
L’ipotesi del restyling sostanziale, già anticipata dai giornali, ieri ha messo ancor più sul piede di guerra le opposizioni. «Perché iniziamo il dibattito su un testo che di fatto voi stessi dite che non c’è più?», osservava il deputato Pd Gianni Cuperlo a margine della seduta.
Il vero problema rimane sempre lo stesso: le preferenze. FI e Lega sono state perentorie: «Non se ne parla, se passano salta tutto». FdI ha recepito il messaggio. Tant’è che gli stessi meloniani hanno smesso di assicurare nelle dichiarazioni pubbliche che tenteranno di introdurle
Un emendamento, dovesse esserci, arriverà non in commissione, ma in aula: lì dove è già pronto il paracadute del voto segreto, che può essere richiesto da venti deputati o da un capogruppo. Eventualità, appunto: non è escluso che alla fine la proposta non venga nemmeno azzardata
I Fratelli per salvare la faccia stanno prospettando agli alleati una via di mezzo: un sistema misto tra nomi bloccati e preferenze. Per risolvere l’impasse, sarebbe stato arruolato un esperto e veterano di complicanze parlamentari: il presidente del Senato Ignazio La Russa.
(da “Corriere della Sera”)
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