NON È SOLO QUESTIONE DI ORDINE PUBBLICO, LA VERA SFIDA È SANARE LA CRISI SOCIALE
SORGI: “SE NON VOGLIAMO RITROVARCI COME LA FRANCIA CON LE SUE PERIFERIE INGOVERNABILI, BISOGNA CHE ACCANTO ALLA MACCHINA DELL’ORDINE PUBBLICO SE NE MUOVA UN’ALTRA CAPACE DI INTERVENIRE NELLA SOCIETÀ PER AFFRONTARE LA GRANDE CRISI SOCIALE…”
Era abbastanza scontato che dopo il week end di guerriglia di sabato e domenica scorsi, il bilancio della giornata di ieri, malgrado tensioni e anche scontri, con feriti, tra manifestanti e forze dell’ordine registrati a Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma e Napoli, e malgrado le centinaia di fermi, sarebbe stato, complessivamente, meno pesante. Meglio così. E d’altra parte, sfidare l’eccezionale servizio d’ordine messo a punto dal Viminale e dalla Difesa, con poliziotti, carabinieri e soldati delle Forze Armate schierati fianco a fianco, avrebbe significato per il “Movimento 17 Ottobre” un suicidio, non solo politico, ma dei militanti.
Dopo un breve periodo di stordimento il governo aveva annunciato che l’unica cura, contro questi ragazzi violenti, non poteva che essere il bastone e il carcere. Ma basterà? E qui si apre il secondo corno della questione, non soltanto perché il Presidente della Repubblica ha invitato a un’attenta analisi di quel che sta accadendo.
La sensazione è che possa non bastare ciò che è stato deciso con l’ottavo decreto sicurezza – beninteso, subito firmato da Mattarella, seppure dopo qualche correzione, perché si tratta di una legittima scelta politica del centrodestra.
È impossibile ripetere ogni sabato e domenica una mobilitazione di forze dell’ordine e soldati come quella di ieri.
Sarebbe una sorta di militarizzazione del Paese, che, pur mirata a diffondere un maggiore senso di sicurezza, specialmente in quartieri di città disavvezzi da tempo alla violenza paraterroristica (vedi Milano), alla fine cambierebbe il volto dell’Italia […] . Per intendersi, una copertura come quella organizzata ieri non si ebbe in modo continuativo neppure ai tempi del terrorismo, quando appunto la lotta contro organizzazioni come le Brigate rosse
In questo caso l’insidia è diversa: non c’è nessuno di questi giovani, a quel che sembra dalle prime indagini, che pensi di fare o rifare la rivoluzione. Nel caso delle seconde generazioni, vogliono semplicemente costruirsi una vita migliore di quella dei loro padri e madri immigrati, che si spaccano la schiena perché spesso, troppo spesso, hanno accettato condizioni di sfruttamento indegne dell’Italia.
E allora, se non vogliamo ritrovarci, nel giro di qualche anno, come la Francia con le sue periferie ingovernabili, che anche in questo sabato ha vissuto la sua giornata di follia, bisogna che accanto alla macchina dell’ordine pubblico, la quale, va detto, nell’insieme ha funzionato, se ne muova un’altra, come chiamarla?, capace di intervenire nella società per affrontare la grande crisi sociale cresciuta negli ultimi tempi, i cui sintomi sono ormai diventati preoccupanti.
Marcello Sorgi
per “La Stampa”
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