Luglio 1st, 2016 Riccardo Fucile
IL VECCHIO MOVIMENTO, PIENO DI DEBITI, NON TIRA PIU’
Ancora dolorante per essere stato «squartato» (copyright Confalonieri) ma sempre più pimpante, Berlusconi in queste settimane di riposo forzato ha avuto molto tempo per riflettere sulla sua creatura politica.
E più la osservava dal letto d’ospedale più non la riconosceva come propria, come fosse diventata un’escrescenza, una stucchevole estranea lacerata dai conflitti, una figlia da rinnegare.
Nel gergo commerciale del fondatore, Forza Italia è ormai «un brand logorato».
Da qui l’idea che si è trasformata giorno dopo giorno in convinzione, in attesa di diventare presto decisione: rottamare Forza Italia, rimetterla nell’album dei ricordi da cui era stata tirata fuori nel 2013 dopo la batosta subita dal Pdl alle amministrative e la scissione di Alfano.
E lanciare sul mercato un nuovo soggetto politico.
«Dobbiamo mettere in campo — ha spiegato l’ex Cavaliere ai pochissimi ammessi nella suite del San Raffaele — qualcosa che sia realmente competitivo con i Cinque Stelle e con Renzi. Sta cambiando tutto molto velocemente e solo noi restiamo fermi».
Anche i tempi, grosso modo, sono stati stabiliti e sono legati al risultato del referendum costituzionale di ottobre.
Sarà quello lo spartiacque della politica italiana.
Dopo il referendum si dovrebbe tenere quel congresso di rifondazione evocato ieri da Fedele Confalonieri nell’intervista a questo giornale.
Sarà quella la sede per il cambio del nome e l’auspicato rilancio, con una nuova leadership.
Per sè, come suggeriva l’amico “Fidel”, il capo ha riservato il ruolo di commissario tecnico, di «coach». Ma niente più impegni diretti.
Su questo la primogenita Marina – da quando il padre è uscito dalla rianimazione si è fatta un punto d’onore di fargli sempre compagnia a colazione — è stata categorica.
Dunque il partito sarà affidato a qualcun altro, con due nomi che al momento svettano su tutti gli altri: Giovanni Toti, il governatore della Liguria che il “partito Mediaset” considera più affidabile, e Mariastella Gelmini, forte del successo personale a Milano.
Sarà uno di questi due a sfidare Salvini e Meloni alle primarie del centrodestra. Che certamente si faranno.
Berlusconi, ed è questa la seconda notizia, è infatti sicuro che l’Italicum cambierà e si arriverà a un premio di coalizione che gli consentirà di rimettere in piedi il vecchio centrodestra.
Gli ambasciatori gli riferiscono infatti di alcuni sondaggi riservati, effettuati da persone di fiducia del premier, per testare la disponibilità di Forza Italia ad appoggiare una modifica “chirurgica” della legge elettorale.
Con passaggio, appunto, dalle singole liste alle coalizioni. E il mantenimento dei capilista bloccati, a cui tengono moltissimo sia Berlusconi che Renzi.
Il destino di Forza Italia è dunque segnato.
Oberata di debiti, nonostante la ristrutturazione operata dalla tesoriera Maria Rosaria Rossi (che ha lasciato due giorni fa il posto all’anziano Alfredo Messina, vicepresidente Mediolanum) e con tutti i suoi beni pignorati dai creditori, il partito berlusconiano è un pallido simulacro di quella corazzata che nel ’94 rivoluzionò la politica italiana e nel 2001 fece cappotto.
I risultati elettorali delle amministrative, tranne che a Milano, sono stati imbarazzanti: 4,6 per cento a Torino, 9,6 per cento in quella Napoli che idolatrava Berlusconi come una divinità pagana, fino alla catastrofe di Roma, con Forza Italia ridotta a un cespuglio del 4,2 per cento.
Proprio lo spettacolo romano, con lo scarico di responsabilità tra i dirigenti coinvolti nel tracollo, sarebbe stata l’ultima goccia che ha convinto il leader a dar retta ai consigli di Marina e farla finita con quel «covo di vecchie vipere».
Quanto al nuovo nome del partito che verrà , le opzioni sono tutte sul tavolo.
Compreso quel “L’Altra Italia” già messo dai grafici su bozzetto un anno fa.
«Ma il nome – spiega uno dei pochi frequentatori del San Raffaele – dipenderà anche dai compagni di strada che avremo. Ancora non è chiaro se andremo con Salvini oppure faremo un nuovo centro con Alfano, Fitto e gli altri».
Francesco Bei
(da “La Stampa”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 30th, 2016 Riccardo Fucile
“CHI E’ DI SPIRITO LIBERALE DEVE PENSARE AL DIALOGO”
È stato sempre vicino all’amico Silvio Berlusconi, ancora in fase di convalescenza dopo l’operazione al cuore.
Ora Fedele Confalonieri può sorridere e dire che “Berlusconi si sta riprendendo bene” ed è pronto a rientrare in campo. “Non è vero niente” replica il presidente di Mediaset a chi gli chiede di commentare le voci insistenti di una sua gestione diretta di Forza Italia insieme con Gianni Letta e Niccolò Ghedini.
In un’intervista alla Stampa, Confalonieri fa capire che la carriera politica di Silvio Berlusconi non è al capolinea. Anzi, può vivere una nuova stagione, anche bisogna vedere se la fatica e lo stress della politica saranno compatibili con le sue condizioni di salute.
“Penso che il Cavaliere debba tornare al suo ruolo di leader politico. So che tanti che gli sono vicini non la pensano così, ma sono convinto che il Paese abbia ancora bisogno di lui” […] “È stata un’operazione davvero impegnativa, ve lo immaginate che cosa vuol dire essere squartati per un intervento al cuore? Però è andata bene e la ripresa è incoraggiante. Guardi, conosco una persona di 75 anni che ha avuto lo stesso problema e dopo due mesi guidava l’auto. Altri ci hanno messo di più, però tutti dopo 6 mesi stavano meglio di prima”.
Confalonieri non entra nel merito delle cronache che parlano dello smantellamento del cerchio magico. Ma riflette sulle responsabilità di chi ha chiesto troppo a Berlusconi.
“Hanno abusato delle sue forze, facendogli fare comizi anche in piccoli centri quando già aveva problemi alla valvola mitralica” […] “Immagino un partito strutturato in maniera più tradizionale, con un’organizzazione chiara, un Congresso in cui far confrontare le varie posizioni. Un’arena in cui ci sia competizione e faccia emergere i più capaci. Con Berlusconi a fare il coach, un po’ come Antonio Conte” […] “Il ct della Nazionale si è dimostrato un bravissimo leader. Con giocatori abbastanza normali, a parte i difensori della Juve, sta ottenendo ottimi risultati. A Milano c’è un proverbio che lo esprime bene, “anca i moron fann l’uga”, anche i gelsi fanno l’uva”.
Non solo il ritorno in campo, ma anche un nuovo sostegno a Matteo Renzi.
“Credo che in questa fase si debba sostenere il governo. Il Cavaliere non la pensa così, ma io sarei per qualcosa che somigli al Nazareno. Per fronteggiare i grandi problemi che abbiamo ci vuole una base ampia. Chi, come noi, è di spirito liberale, in una fase come questa deve pensare al dialogo. Non mi spingo a evocare la “grosse koalition” alla tedesca, ma guardiamo soltanto a che cosa succede in Spagna. Per uscire dalla paralisi i due partiti tradizionali dovranno lavorare insieme, è l’unica strada”. […] “Ho sentito D’Alema in tv, molto duro contro Renzi. Io invece dico che dovremmo dargli ancora fiducia, in fondo non ha fatto male. Penso a esempio al Jobs Act. E poi, con tutti i comunisti che ha tolto dalla scena, quelli di Forza Italia dovrebbero ringraziarlo. Battute a parte, oggi governare è diventata un’impresa complicata, come districarsi nel Labirinto di Creta”.
Sostenere Renzi, secondo Confalonieri, è un dovere anche per evitare che vincano i 5 Stelle.
“Chi vota Cinquestelle o auspica collaborazioni con loro ha letto i programmi che hanno? Penso al reddito di cittadinanza e agli aumenti automatici di tasse che servirebbero per finanziarlo. È un programma dirigistico e totalitario” […] “I limiti che vogliono mettere alle televisioni sono incredibili, potremmo avere il 10% di un canale e basta. Un canale, si rende conto?”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 29th, 2016 Riccardo Fucile
C’E’ CHI LO DEFINISCE LA “FINE DEL CALIPPATO”, TORNANO IN SCENA CON MARINA I VESSILLI DI SEMPRE: CONFALONIERI, LETTA, GHEDINI E VALENTINI
La cosa più strabiliante, fanno notare alcuni, è che giusto adesso — fuori tempo e con un altro bersaglio – viene soddisfatta in qualche modo la richiesta che fece invano Veronica Lario.
Nel 2009, l’allora moglie di Silvio Berlusconi spiegava infatti, annunciando il divorzio, di aver “implorato coloro che gli stanno accanto” di “aiutare mio marito”, “come si farebbe con una persona che non sta bene”.
Cioè toglierlo dai giri delle Noemi Letizia e dalle trappole delle cene eleganti prima, dalle Ruby poi. Difenderlo da se stesso, forse.
Accade adesso, anche se non esattamente nel senso che avrebbe auspicato Lario: comunque è un ciclo che pure si chiude, con la fine del cerchio magico.
Tanto si porta dietro la “caduta del calippato”, come lo chiamano prosaicamente taluni a Palazzo, intendendo con ciò il dominio da califfa di Francesca Pascale (e relativa cerchia), fidanzata trentenne cui è stato concesso tutto ma non la grazia di cancellare l’eco del video Telecafone sulla spiaggia con in mano quella “specie di ghiacciolo che in un tubo chiuso sta”.
Via la più recente accolita intorno al Cavaliere, via le “tre badanti”, o quattro, come le chiamò persino lui una volta, per scherzare.
Quel gineceo che nel momento stesso in cui ha strappato Berlusconi dalle grinfie esose delle olgettine e dei fagiolini ottanta euro al chilo lo ha chiuso però dietro a un muro invalicabile di filtri, continuando a sostenere la sua permanenza nella politica. Un sistema troppo ingombrante, tale da attirarsi sia le antipatie di Forza Italia, sia quelle dell’azienda-famiglia dell’ex Cav.
E’ stato dunque il cuore, come altre volte per lui, a dare la svolta. Stavolta però in senso clinico: al San Raffaele, con la rottamazione della valvola aortica, è stato rottamato anche ciò che quell’equilibrio garantiva.
Dunque anzitutto Maria Rosaria Rossi, la tesoriera, detentrice per volontà del caro Silvio del potere più forte di tutti: quello della firma.
Era lei, in fondo, che teneva fattivamente ancorato il Cavaliere alle beghe del suo partito: si vedrà se senza di lei anche lui si sposterà via via ai margini della scena, dalle parti del padre nobile.
Via anche Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione. Via la giornalista Alessia Ardesi, che forse andrà al Tg5. Via le Pascale-girls, insomma. Disarcionate, in qualche modo, da coloro che disarcionarono.
E’ in effetti stupefacente assistere alla contro-rivolta, guidata dalla primogenita Marina, cuore di papà e luce dei suoi occhi, di tutto l’apparato di amici e sodali e professionisti che per anni nella penombra e nel silenzio ha guardato succedersi i tonfi e i trionfi, i bunga bunga e gli scandali, le condanne e le decadenze della decadenza.
Sembrava di no e invece erano tutti ancora lì, evidentemente, i vessilli di stagioni migliori o magari di sempre.
Pronti a intervenire, l’uno a chiamare gli altri, ciascuno a tornare al suo posto: Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Niccolò Ghedini, ma anche Valentino Valentini, Sestino Giacomoni, Niccolò Querci, persino la segretaria Marinella Brambilla — alla quale ora si fa la ola perchè ritorni, dopo l’accantonamento voluto dal cerchio magico.
E chissà se pure il maggiordomo Alfredo Pezzotti, che fu congedato tre anni fa e aprì un ristorante, sarebbe disponibile ora a rientrare.
In fondo, dopo tante rabdomanti e vane ricerche dello spirito del ’94, ci si accontenterebbe ormai di recuperare lo spirito del Duemila.
Cancellare, cioè, tutto ciò che è venuto dall’addio di Veronica in poi.
Anche sul fronte politico, sia pur escludendo il ritorno in campo di Berlusconi: non è un caso che si parli di rimettere insieme tutti i vari pezzi dell’ex Pdl, da Alfano a Fitto passando per Verdini, e che vada per la maggiore l’ipotesi di affidare la guida del partito (se non la leadership) a Giovanni Toti. Un uomo, finalmente, dopo tanto femmineo dominio.
Sul fronte personale, si salva giusto Pascale. Purchè appunto resti là , fuori dalla politica come deve starci Silvio: senza sconfinare nelle polemiche, nelle dichiarazioni gay friendly, ma neppure su Instagram (pare sia stato Ghedini a insistere perchè chiudesse il profilo).
Che si contenti al massimo di coccolare Dudù e tenere da conto i selfie con Marina. Che poi non è affatto poco, a pensarci.
Susanna Turco
(da “L’Espresso”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 28th, 2016 Riccardo Fucile
LA FIGLIA DI SILVIO PIAZZA UOMINI DELL’AZIENDA NEI SETTORI CHIAVI
C’è un filo rosso che unisce la vendita del Milan e il riassetto di Forza Italia, gestito col pugno di
ferro. Passando per le nuove nomine in Fininvest. Nell’Impero è l’ora della svolta di Marina Berlusconi. La quale, col consenso del padre, sia pur dubbioso su alcuni dossier, sta mettendo le basi per la nuova era, quella dell’uscita dal campo.
Da padre nobile che si gode la salute ritrovata e il cuore nuovo, senza assecondare l’istinto alla pugna e i suoi rischiosi ritmi.
Ecco il dossier più complicato: il Milan. Forse anche il più “politico” perchè parte integrante della narrazione berlusconiana per un ventennio, quando sarebbe stato inimmaginabile pensare a Berlusconi politico senza Berlusconi patron del Milan.
Tra il 7 e il 15 luglio le firme, poi l’annuncio all’uscita di Berlusconi dal San Raffaele. L’accordo prevede che la cordata cinese acquisterà subito l’80 per cento del Milan — con una valutazione attorno ai 750 milioni (debiti compresi).
Il 20 per cento resta a Fininvest, per tre anni, poi potrà essere rilevato. In questi tre anni Berlusconi rimane presidente, un ruolo evidentemente più onorario che operativo.
Proprio ieri il Cavaliere ne ha parlato con Adriano Galliani e i manager che hanno seguito la trattativa. Ma, raccontano i ben informati, è stato indeciso fino all’ultimo, per ragioni di cuore, dopo trent’anni di presidenza, e consapevole dell’inquietudine dei tifosi.
È stata soprattutto Marina, che ha seguito la trattativa con attenzione, a mantenere la fredda lucidità del manager di fronte alle incertezze dei sentimenti, fornendo così al padre — col suo comportamento — un appoggio per andare avanti in una decisione che, razionalmente, aveva identificato come la più giusta.
L’argomento cessione è entrato nella grande faida tra la famiglia e il famoso cerchio, ormai in dismissione.
“Lo stanno facendo soffrire”, “lui non voleva”, “Marina non asseconda la sua volontà ”: sono alcune delle frasi, pronunciate in modo concitato e scomposto dalle signore che stavano attorno al Cavaliere.
E che hanno sortito, nella primogenita, l’effetto di rafforzarla nei suoi convincimenti di “impacchettarle tutte”.
Tornano con insistenza le voci di un trasloco di Francesca nella villa in Brianza comprata qualche tempo fa Berlusconi, mentre si è di fatto già insediato colui che sostituirà la Rossi nella gestione dei conti di Forza Italia.
È un uomo azienda tout court: Alfonso Cefaliello, trent’anni in Fininvest, poi membro del consiglio di amministrazione del Milan e curatore del progetto del nuovo stadio del club rossonero.
Cefaliello vanta anche un passato in Fininvest. Finora ha affiancato la Rossi. Ora la sostituzione è imminente, nell’ambito di un riassetto complessivo dell’azienda. Cifaliello è molto legato a Danilo Pellegrino, un altro uomo chiave di Marina Berlusconi, nominato ieri amministratore delegato di Fininvest, la holding di famiglia che ha tra i propri asset rilevanti Mediaset, Mondadori, Mediolanum oltre a Milan, partecipazioni in Mediobanca e Teatro Manzoni.
Pellegrino è, in assoluto, uno dei più stretti collaboratori di Marina, sin da quando la primogenita del Cavaliere ha iniziato a lavorare nel gruppo.
Ed è del tutto ovvio che, in questo contesto, il riassetto del partito sia una variabile del resto più che un urgente obiettivo.
Raccontano quelli che ci hanno parlato che Berlusconi è rimasto molto colpito dal successo dei Cinque Stelle: “È innamorato di Di Maio come all’inizio era innamorato di Renzi, gli piace, dice che funziona in tv”.
Ma la politica è nelle salde mani di Gianni Letta, uno che non ha mai amato nè Renzi nè Di Maio nè altri, ma è consapevole che bastano due righe ostili in un decreto per colpire gli interessi aziendali e quindi col potere si tratta.
E dunque meglio non innervosire i manovratori. Anzi, ora che Renzi appare in difficoltà già sogna le larghe intese dopo il referendum.
Non proprio la costruzione di una alternativa.
Un ex ministro di Forza Italia varcando il Transatlantico, ammette sconsolato: “La verità è che noi non ci siamo e non c’è più il centrodestra. Altro che direttori, cabine di regia. Il paese sta archiviando Renzi e noi siamo appesi a una stanza del San Raffele, sperando che il futuro passi di là . C’è l’azienda e basta”.
A rifletterci il finale è all’insegna del paradosso, dopo anni di tormentone sulla discesa in campo di Marina.
Ecco, Marina è scesa in campo. E questo coincide con la grande dismissione della politica, delle sue strutture, di badandi e codazzi. E con essa del Milan.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 27th, 2016 Riccardo Fucile
AVREBBERO IMPOSTO IL CAMBIO LA FIGLIA MARINA, CONFALONIERI, LETTA E GHEDINI
Licenziato il cerchio magico di Berlusconi. “Via Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini e Alessia Ardesi” scrive oggi La Repubblica descrivendo “il terremoto nel mondo berlusconiano”.
Al loro posto uomini fedeli all’azienda.
Ecco alcuni passaggi da Repubblica:
Via Mariarosaria Rossi, Deborah Bergamini e Alessia Ardesi, dentro uomini azienda e fedelissimi del vecchio corso. Così ha stabilito il board che ha in mano l’impero dell’ex Cavaliere, i provvedimenti formali nei prossimi giorni.
Una mossa studiata da Fedele Confalonieri e Marina Berlusconi, Gianni Letta e Nicolò Ghedini, per sottrarre il leader all’abbraccio soffocante dei pretoriani di Arcore, in vista dell’uscita del “patriarca” dal San Raffaele, slittata intanto tra il 10 e il 14 luglio.
La Rossi sarà sostituita con un uomo di Mediaset, la Bergamini probabilmente da Valentino Valentini scrive sempre Repubblica.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 15th, 2016 Riccardo Fucile
CON SILVIO IN TERAPIA INTENSIVA I NOTABILI PENSANO A STRAPPARLE IL POTERE DI FIRMA SUL SIMBOLO CHE PERMETTE DI PRESENTARE LE LISTE… IN REALTA’ LA ROSSI HA SEMPRE FATTO QUELLO CHE BERLUSCONI LE DICEVA DI FARE
Lasciato il San Raffaele è tornata a Milano, per qualche ora di sonno. 
All’amica che l’ha portata a mangiare, per distrarsi un po’, Maria Rosaria Rossi è apparsa amareggiata, provata.
Per la salute di Silvio Berlusconi, ma anche perchè è additata come la principale responsabile del tour elettorale che lo ha fiaccato e del declino politico: “Guarda quanti giornalisti mi chiamano — si è sfogata — ma io non voglio parlare. Sono due anni che non gestisco l’agenda di Berlusconi”.
È appena terminato l’ufficio di presidenza in cui è stata messa nel mirino da Paolo Romani e Altero Matteoli, che hanno minacciato di non votare il bilancio, il che avrebbe rappresentato la chiusura di Forza Italia visto che la scadenza fiscale era prevista per oggi.
Attorno alla “badante”, custode di molti segreti di corte, per anni principale collaboratrice del Capo è iniziata la grande manovra, si consuma con Silvio Berlusconi ancora in terapia intensiva.
Un parlamentare azzurro, uscito dall’ufficio di presidenza qualcuno evoca l’immagine di Kostantin ÄŒernenko, all’epoca segretario generale del Pcus: “Quando era attaccato al respiratore il Politburo preparava la successione: vogliono far fuori la Rossi per prendersi Forza Italia”.
Perchè la potente “tesoriera” ha un potere cruciale, il vero snodo del “dopo”.
Che non è l’agenda, gestita interamente da altri collaboratori, Alessia Ardesi e la portavoce Deborah Bergamini, artefice del comizio a Ostia e dei ritmi di questa campagna elettorale.
Il potere è la firma sul simbolo di Forza Italia, di cui la Rossi è il rappresentante legale: “Guarda — ha detto Maria Rosaria Rossi all’amica — io sono molto tranquilla. Il mio mandato è nelle mani di Berlusconi, non dell’ufficio di presidenza. È lui che me lo ha dato in modo fiduciario, mica si è votato. E nelle sue mani, se vorrà , lo rimetterò, con la lealtà di sempre”.
Il simbolo è l’oggetto della feroce tensione all’interno del Politburo. Perchè ormai è acclarato che la famiglia ha fatto del “basta politica” un imperativo categorico, riconosciuto da tutti.
E che, al massimo, “Berlusconi avrà un ruolo onorario e non operativo” spiega una fonte aziendale di alto livello.
Simbolo significa chi farà le liste e i capolista, chi resterà capogruppo, insomma — in assenza di un erede nominato dal Cavaliere o dalla famiglia – chi comanderà e gestirà le spoglie di Forza Italia.
Da giorni il capogruppo al Senato Paolo Romani interpreta il suo ruolo come quello di un numero due, per anzianità e status.
Come il presidente del Senato fa le veci del capo dello Stato in caso di impedimento, si sente una sorta di numero due del partito. È amareggiata anche con lui la Rossi, che riceve telefonate di senatori che, a loro volta, hanno da ridire sui bilanci del gruppo al Senato, sui collaboratori.
Nell’Unione Sovietica attorno a ÄŒernenko, c’era la ferocia e la gelida compostezza del Pcus. Attorno a Berlusconi veleni, chiacchiere, ambizioni di un partito da sempre sguaiato.
Asse del Nord, partito del Sud, cerchio magico anch’esso diviso: la famiglia ha chiuso la porta di fronte agli schiamazzi, il Politburo azzurro li alimenta, nel grottesco della situazione.
Far fuori la Rossi è il primo passo, per poi procedere a un “direttorio a 5” di cui già circolano i nomi: i capigruppo Paolo Romani e Renato Brunetta, il governatore della Liguria Giovanni Toti, Mara Carfagna (nelle intenzioni dei promotori, ma non è stata interpellata) e la portavoce Deborah Bergamini, la vera regista dell’ultima fase.
Già artefice della grande cacciata di collaboratori che gestivano l’agenda in modo oculato come Paolo Bonaiuti, del ridimensionamento di Antonio Palmieri che si occupava di web, ariete della guerra Toscana con Denis Verdini, ora immagina un ruolo di cerniera tra vecchio e nuovo.
Nella geografia del cerchio figura lei da un lato insieme ad Alessia Ardesi, dall’altro Maria Rosaria Rossi e Francesca Pascale.
La famiglia ha chiuso la porta agli schiamazzi e Berlusconi pure.
L’amica della Rossi racconta che la tesoriera, anzi la “debitiera” si prenderà qualche giorno. Durante la cena il telefono era preso d’assalto dai giornalisti: “Io non parlo. Quello che dovevo dire l’ho detto a Berlusconi. Il mio mandato è nelle sue mani. Ho sempre rispettato la sua volontà e lui lo sa e per questo mi ha dato il potere di firma. Certo non lo metto nelle mani dell’ufficio di presidenza. Così questi preparano le liste, mentre il presidente è in terapia intensiva”.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 14th, 2016 Riccardo Fucile
IL CIRCO ATTORNO A LUI NON SI FERMA NEANCHE OGGI…LA FAMIGLIA SPINGE PER UN RITIRO DALLE SCENE PER SALUTE E DECORO
Il circo non si ferma neanche davanti alla sala operatoria. 
Di tutte le finestre del San Raffaele, Francesca Pascale sceglie quella a favore di telecamera per farsi vedere, addolorata, con la lacrima ben in vista.
Il circo non si ferma, ma i domatori hanno già avvolto Silvio Berlusconi con una sorta di programma di protezione, per un futuro in cui nulla sarà come prima.
Perchè è vero che l’intervento è andato bene, anzi meglio delle aspettative.
Ma ora, la “difesa della salute” di cui parla Marina è l’unica bussola, attorno a cui far ruotare tutto, dallo stile di vita all’impegno politico.
L’intervento è andato bene, nel senso che è durato il tempo previsto, quattro ore, e non si sono verificate complicanze legate al recente scompenso cardico, nè imprevisti.
Il che dimostra, come dicono quelli attorno, che “la fibra di Silvio ha una capacità di resistenza in più”.
E questo consente di guardare con fiducia a una ripresa comunque molto impegnativa. Difficile, anzi impossibile che l’ex premier possa uscire prima del 15-20 luglio dal San Raffaele, perchè dopo la settimana di terapia intensiva, se tutto va bene, c’è il periodo della riabilitazione, per far riprendere al cuore funzionalità e compenso.
È una fase molto delicata, in cui la presenza al San Raffaele è d’obbligo, sia per la necessità di costanti controlli radiologici e strumentali sia perchè ogni spostamento rischia di essere faticoso e controproducente.
“Tornerà più determinato di prima” dicono i parlamentari più vicini, che ne conoscono l’indole e quasi rimuovono la cartella clinica, nel circo che non si ferma.
I domatori però, nel senso della famiglia allargata, sanno che nulla tornerà come prima e hanno già isolato la stanza, dove prima dell’intervento è stata pressochè respinta Maria Rosaria Rossi, che ha offerto le sue dimissioni da tesoriere del partito: “Se il problema sono io, sono pronta a lasciare questo incarico”.
Le “badanti”, l’asse del Nord, le trame, i questuanti e gli adoranti: tutti rumori di fronte ai quali la famiglia ha chiuso la porta, e non solo quella della stanza al San Raffaele.
Perchè è chiaro che l’indole di Berlusconi è quella di chi, in qualche modo, proverà a tornare. Ma il modo assomiglia più a una presenza onoraria che a una presenza sul campo, che potrebbe compromettere salute e decoro, cuore e immagine pubblica.
In questi giorni i figli hanno approfondito molto con i medici il quadro entro cui potrà Berlusconi potrà tornare operativo, senza entrare in una situazione di rischio.
E se era immaginabile che sarà impossibile vederlo di nuovo come un leone come fu nell’arena di Santoro, il quadro sconsiglia anche duelli più blandi, trasmissioni che comportino uno stress in onda ma anche nella preparazione, comizi e bagni di folla.
È una fase di oscuramento che, certamente, durerà fino a settembre, nei due-tre mesi di recupero, ma anche dopo, nelle intenzioni della famiglia.
Certo, non si può passare dal pieno al vuoto in modo brusco e traumatico. Ed è immaginabile che, dopo le prime settimane, qualche comunicato stampa per rassicurare l’esterno sarà scritto.
Ma la sua presenza sarà , da costante, molto più occasionale. Soprattutto in pubblico.
Oltre alla salute, c’è il decoro, drammaticamente appassito nell’era delle badanti. Marina, che si muove da “capofamiglia affettivo”, ruolo riconosciuto anche dai figli di Veronica, è rimasta molto contrariata dall’immagine del padre portato in giro come una macchietta, che da un improbabile palco di Ostia racconta una barzelletta sul “carciofo” non proprio elegante o, in giro con la Pascale al seggio, fa battute sui “preservativi” con un gruppo di ragazzotti.
Ecco, togliere Berlusconi dal circo che pure ha alimentato, per indole, per scelta, per paura di uscire di scena o per esorcizzare il tempo che passa.
Questa è la ferma decisione dei figli, per la prima volta davvero determinati ad essere in campo con tutto il peso del loro ruolo.
Ora la necessità è più forte della volontà : “Al massimo — sussurra una fonte di primo livello dell’azienda – potrà fare il presidente onorario, del Milan e del partito, ma nulla di più”.
E c’è un motivo se la politica è tutta nelle mani di Gianni Letta, dopo giorni in cui al San Raffaele hanno osservato, con grande disappunto, tutti i “proci” che si agitano nell’Itaca del centrodestra: Toti e il famoso asse del Nord, Parisi un po’ sogna di fare il federatore, Fitto che ha ricominciato a parlare con Romani, Zaia e Maroni.
Il motivo è una constatazione e un programma, per i prossimi mesi. La constatazione è che è difficile pensare che dove non è riuscito oggi, ovvero a fare il federatore, Berlusconi possa riuscire in futuro: “E dunque — prosegue la fonte — bisogna essere realisti. Con Berlusconi fuori fino a settembre e non più in campo in futuro se non episodicamente, si deve evitare che ci infilino due righe che ci ammazzano in qualche decreto”.
Il circo attorno si muove ignaro di quel che sarà , quando in tardo pomeriggio inizia un surreale ufficio di presidenza, per approvare il bilancio: “Io — sbotta la De Girolamo con qualche collega — non ci vado. Ma vi pare possibile fare una riunione il giorno che si opera Berlusconi?”.
Inizia un periodo di vuoto, tra l’inconsapevolezza dei più, l’attivismo dei “proci”, la fideistica litania del “tornerà in campo più forte di prima”.
In serata, alla basilica di Sant’Agostino, un gruppo di parlamentari si danno appuntamento per recitare un rosario.
(da “Huffingtonpost“)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 14th, 2016 Riccardo Fucile
ORA TRASCORRERA’ 48 ORE NEL REPARTO DI TERAPIA INTENSIVA
Dopo quattro ore e mezza di sala operatoria, l’intervento a cuore aperto su Silvio Berlusconi è terminato.
Tutto è andato come previsto.
Lo confermano il primario di cardiochirurgia Ottavio Alfieri che l’ha operato (“L’intervento è stato portato a termine senza complicazioni, tecnicamente è andato tutto come previsto”) e il suo medico personale, Alberto Zangrillo che è anche primario di Anestesia e Rianimazione nell’ospedale San Raffaele di Milano, dove Berlusconi è stato operato: “Tutto come previsto”.
Il leader di Forza Italia tornerà nella sua stanza al sesto piano del padiglione D solo tra un paio di giorni, quando avrà superato la prima fase post-operatoria: ora si trova nel reparto di terapia intensiva chirurgica dove resterà 48 ore affinchè i medici possano monitorare costantemente gli esiti dell’intervento.
Qui lo ha raggiunto la compagna, Francesca Pascale
Il primo a dichiarare che l’esito dell’operazione era positivo era stato Gianni Letta: “Tutto bene, ora sono più tranquillo. Scusate ma ero in ansia” aveva detto pochi minuti dopo le 12.30 dopo aver ricevuto una telefonata dal San Raffaele.
Quando potrà uscire dalla terapia intensiva, Berlusconi tornerà in reparto, nella stessa stanza in cui si trova ricoverato dal giorno in cui si è sentito male per uno scompenso cardiaco.
Qui dovrebbe passare circa una settimana di degenza, poi dovrà sottoporsi per un mese alla riabilitazione tipica dei pazienti che hanno subìto un intervento al cuore.
In stanza, ad aspettare la fine dell’operazione, si erano riuniti tutti i figli di Berlusconi, il fratello Paolo e la Pascale che, affacciandosi per un istante dalla finestra della camera da letto dell’ex cavaliere, era apparsa molto preoccupata.
Presente anche Fedele Confalonieri che ha detto: “Il Cavaliere è forte e supererà anche questa”.
Il leader di Forza Italia era stato portato nella sala operatoria intorno alle 8 del mattino. Qui il chirurgo Alfieri, l’aiuto Alessandro Castiglioni e Zangrillo hanno iniziato il delicato intervento che consisteva nella sostituzione della valvola aortica. Alla vigilia dell’intervento, il primario di cardiochirurgia si era confidato con gli amici dicendo loro: “Sento la pressione mediatica e la responsabilità della giornata”.
(da agenzie)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Giugno 14th, 2016 Riccardo Fucile
DALLE BATTUTE SULLA LEADERSHIP ALLE LITI INTERNE AL PARTITO
I figli di Berlusconi, in un momento come questo, avrebbero preferito derubricare la questione a
«sgradevole inconveniente», di cui nemmeno curarsi, se non fosse che il padre non ha mai smesso di leggere i giornali e ancora ieri si è fatto portare nella stanza di ospedale le agenzie di stampa, dalle quali è emerso l’ennesimo, collettivo e grottesco accapigliamento.
La protezione
Perciò i figli, impegnati a proteggere il genitore e a garantirgli un clima il più possibile sereno, non hanno retto dinnanzi alla reazione indispettita del familiare, sottoposto a un’ulteriore dose di stress che avrebbero voluto risparmiargli, vittima – ai loro occhi – di premure interessate, di parole e azioni involontariamente infauste, che in qualche frangente hanno anche suscitato l’ilarità del Cavaliere, per via della sua scaramanzia.
Per esempio, appellarsi a Mattarella perchè lo nomini senatore a vita – come ha fatto ieri la Biancofiore – sarà stato un sincero gesto d’affetto, ma contestualizzare la richiesta «alla vigilia di un così delicato intervento» trasmette una tetra sensazione. Come il rosario di preghiera che era stato organizzato per ieri sera – cioè prima dell’operazione di Berlusconi – tra i parlamentari azzurri, pronti ad aderire all’iniziativa pensata dai colleghi Squeri e Palmieri.
L’idea, certamente nobile, era stata lanciata via whatsapp nella chat forzista: deputati e senatori avrebbero potuto partecipare dividendosi tra la basilica di Sant’Agostino a Roma e la cappella del San Raffaele a Milano.
Dev’essere successo qualcosa, o deve essere intervenuto qualcuno, se «per esigenze logistiche» il «momento di raccoglimento» non solo è stato spostato al pomeriggio di oggi – cioè dopo l’operazione di Berlusconi – ma a Milano è stato spostato anche come sede: la famiglia era stata chiara a non volere assembramenti nell’ospedale del padre.
Protagonismo
Per quanto sia giustificabile voler restare vicini al proprio leader, non sembrano giustificabili per i figli il «protagonismo» e il «cattivo gusto», così come la sola impressione che davanti al letto di un uomo sofferente il conflitto non si fermi, quasi a testimoniare che è iniziata la disputa per una spartizione.
Perciò non è bastato ieri il tentativo del governatore Toti, pronto a ribadire che il Cavaliere è il capo «che ci governa con polso fermo», e pronto a sostenere che le ricostruzioni giornalistiche dove si parla di scontri dentro Forza Italia «sono prive di fondamento».
Tempo qualche ora e sulle agenzie è andata in scena la rissa en plein air.
Da una parte la Savino ha trovato «irrispettoso che qualcuno avanzi pretese o si permetta di mettere in discussione la leadership di Berlusconi».
Dall’altra la Ravetto ha bollato come «squallidi personaggi quanti, nel mio stesso partito, hanno tentato di strumentalizzare alcune mie dichiarazioni» a favore della Gelmini. E se la De Girolamo ha spiegato a Forza Italia che Forza italia «non ha bisogno di un leader» e che «sarebbe preferibile un atteggiamento di prudente silenzio in attesa dell’interno di Berlusconi», Brunetta – invece di glissare – ha risposto a una domanda sul partito «che è monarchico ma non può essere ereditario», evocando così la vecchia storia sulla discesa in campo di Marina Berlusconi.
Il cerchio magico
Per i figli del Cavaliere, al Cavaliere in questa fase non è risparmiato nulla, a fronte di una vicenda dolorosa che è anzitutto privata, sebbene riguardi un uomo pubblico come il padre.
Perciò sono infastiditi, dal blocco del Sud e dal fronte del Nord, finito anch’esso nel mirino di famiglia dopo il cerchio magico, dalla Rossi fino alla Bergamini, passando per la segreteria di Roma gestita dalla Ardesi e lambendo chi non ha impedito viaggi faticosi a Berlusconi come quello ad Aversa.
Da ieri sera però la famiglia tiene fuori dalla porta gli schiamazzi di un partito su cui pende la profezia di Rotondi, fedele alleato del Cavaliere e che a suo tempo fu testimone del declino del suo vecchio partito, la Dc: «I sintomi sono gli stessi. Ormai siamo entrati in un altro mondo. Perciò farei notare agli aspiranti successori di Berlusconi che Forza Italia senza lui in campo valgono quanto valeva il Ccd di Casini. Preghino quindi per la sua salute, se non per amor di lui almeno per amore di se stessi. E tacciano invece di agitarsi, perchè fossi un figlio di Silvio mi incazzerei».
Appunto.
Francesco Verderami
(da “il Corriere della Sera”)
argomento: Berlusconi | Commenta »