FLOTILLA, RIENTRO IN ITALIA VIA ATENE PER GLI ULTIMI RECLUSI A KETZIOT DAI TERRORISTI ISRAELIANI
IL PROGRAMMA DEI RIENTRI
Prima i 26 italiani della Global Sumud Flotilla arrivati a Roma e Milano sabato notte dopo giorni di detenzione nel supercarcere
israeliano di Ketziot. Adesso anche gli ultimi 15 tornano a casa. Tutti quanti saranno trasferiti oggi all’aeroporto di Tel Aviv, da dove attorno alle 16 partirà un volo charter diretto ad Atene.
A dare l’annuncio del rientro degli italiani, intercettati in acque internazionali tra l’1 e 2 ottobre e da allora imprigionati nella struttura di massima sicurezza nel deserto del Negav è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.
Ancora dietro le sbarre di Ketziot erano rimasti coloro che hanno rifiutato la procedura accelerata di espulsione e deciso di attendere la pronuncia dei tribunali speciali. Al momento non è chiaro se l’udienza sia stata celebrata o sia in programma, magari in forma collettiva, nella giornata di oggi, ma la loro partenza in giornata è certa.
«La liberazione di chi è ancora sotto sequestro in Israele è notizia che ci rallegra e ci dà sollievo – dice la portavoce della delegazione italiana Maria Elena Delia – Eravamo molto preoccupati, soprattutto per quelli che già in passato hanno ricevuto un denial, un divieto di ingresso in Israele».
Fra loro, c’era sicuramente lo skipper Tony La Piccirella. A luglio era sulla Handala, la barca della Freedom Flotilla che ha tentato di rompere l’assedio e anche allora era stato intercettato, trasferito forzatamente ad Ashdod, incarcerato ed espulso.
Il timore era che a lui e altri venisse riservato un trattamento più duro o che comunque fossero costretti a rimanere più a lungo
dietro le sbarre.
Mani legate con le fascette per ore, occhi bendati, cure mediche e farmaci personali negati, strattoni, braccia torte dietro la schiena, insulti, umiliazioni. «Ci hanno trattato come terroristi», ha detto sabato notte, appena sbarcato a Fiumicino, Cesare Tofani.
«Uno dei membri dell’equipaggio, Surya Mcewen è stato malmenato e ha ora una spalla lussata. Gli è stato anche strappato il passaporto in faccia», denuncia Carlo Costa. E sono solo alcuni dei racconti degli italiani liberati.
«Abbiamo già presentato un esposto, valuteremo se fare un’integrazione», spiega Delia, mentre a Ketziot monta la protesta con decine di attivisti in sciopero della sete e della fame contro le condizioni di detenzione. «Che è – ribadiscono gli avvocati – totalmente illegale»
(da agenzie)
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