IL CAPITANO SALVINI PROVA IN TUTTI I MODI A RIMETTERE INSIEME I PEZZI DEL CARROCCIO ANNUNCIANDO LA NOMINA A VICESEGRETARIO DI LUCA ZAIA. DI FATTO È UN’AMMISSIONE CHE LA LINEA “VANNACCIANA” SCELTA DALL’EX TRUCE DEL PAPEETE È STATO UN FALLIMENTO
MA L’EX DOGE NON HA NESSUNA INTENZIONE DI FARE LA FOGLIA DI FICO DI SALVINI E PUNTA SEMPRE AL DOPPIO PARTITO FEDERALE SUL MODELLO TEDESCO DELLA CDU-CSU
Più che un congresso per eleggere un vicesegretario serve l’abiura del segretario. La
trattativa Salvini-Zaia rischia di colorarsi di nero Vannacci, saltare. Si sta “guastando”.
Chi vuole bene a Salvini fa sapere che la trattativa è chiusa con Zaia vicesegretario (l’altro è Fedriga), chi sente Zaia dice che non lo è affatto. Risultato? Zaia ha un’occasione per sfilarsi e Salvini di perdere l’ultima spiaggia.
E’ un’operazione tormentata che dovrebbe essere annunciata mercoledì al Federale Lega e prevedere successivamente un congresso non elettivo a settembre.
E’ un’operazione che imporrebbe prudenza e invece Salvini ha scatenato la fiera delle cariche, le anticipazioni. Prima ha riempito d’onore Vannacci, pentendosene, ora dice a Zaia e a Bof e Furgiuele (i due deputati corteggiati da Vannacci): “Cosa volete? Ditemi, e vi do”.
Vannacci ha lasciato Salvini dicendo: “Me ne vado perché mi attaccano i tuoi, mi attacca Zaia”, ma in due anni ha avuto la possibilità di consultare i dati Lega, salire su palchi pagati dalla Lega.
Quanto è costata questa infatuazione, l’investimento Vannacci? Fedriga e Zaia temono ora di fare la foglia di fico di Salvini e Salvini per chiuderla baratta titoli. Il problema è il ruolo che propone, la sua pienezza e la libertà di manovra. Che politica vuole portare avanti?
Salvini ha un’occasione unica per ricominciare ma continua a sbagliare modi e tempi: a Vannacci offriva le rose, a Zaia e Fedriga pensa di poter dare pacche sulle spalle. Ha finora proposto il ritiro della Lega ma dovrebbe iniziare con il mi pento e mi dolgo dei miei Vannacci.
Tutto si può dire, tranne che la nomina di Luca Zaia come vice-segretario della Lega sia normale amministrazione. Salvini ha un certo interesse a farla passare come tale
Solo che non è un mero ritorno alla normalità. In mezzo c’è il fallimento di un progetto politico, il tentativo di trasformare l’anima profonda del leghismo come l’aveva concepita e messa in pratica Umberto Bossi.
Salvini decise di andare oltre e di fare della Lega un partito di estrema destra, costruito sulla riscoperta di una tradizione mai illustrata con chiarezza. Il suo Carroccio, nordista solo sul piano retorico, conservava l’obiettivo formale di un’Italia ricomposta nel mosaico delle “autonomie differenziate”, ma di fatto s’ispirava alla Francia di Marine Le Pen: una nazione centralista con orgoglio e un partito che intende tramandarne il retaggio
E poi c’erano i tedeschi di Alternative, accusati di nostalgie neo-naziste e comunque noti per essere una “quinta colonna” in Occidente della Russia di Putin. Questa è stata la Lega salviniana, con un iniziale successo elettorale che presto si è spento insieme al carattere specifico del movimento.
Il connubio con il generale Vannacci, nominato alla vice-segreteria (proprio la carica a cui oggi è chiamato Zaia), aveva segnato il sigillo sulla svolta immaginata dal cosiddetto “capitano”. Ma è stato anche il primo indizio che il vecchio partito non gradiva la direzione di marcia, per cui serviva una forzatura.
Il resto è cosa nota. Vannacci è rimasto fin quando gli ha fatto comodo e poi se ne è andato a fondare il suo Futuro Nazionale: temi, slogan e ambizioni tipici di una
frangia estremista, compreso l’esplicito sostegno alla guerra del Cremlino in Ucraina. Strada facendo, Salvini ha perso la battaglia.
Il generale gli ha sottratto i consensi nazionalisti, quelli guadagnati con la svolta destrorsa, e adesso non rimane che ripiegare. In fretta. Con Zaia la Lega vuole ritrovare sé stessa, secondo l’inevitabile ritorno alle origini. Non a caso la scelta è caduta sull’ex presidente del Veneto, titolare di un curriculum prestigioso. E di certo non è una figura che arriva per fare il vice come un burocrate qualsiasi.
Zaia al momento maschera la disfatta di Salvini, ma tutti sanno che è stato un critico assiduo della linea “vannacciana”. Solo perché manca un anno alle elezioni va in scena l’abbraccio tra il lombardo e il veneto, ognuno interprete di un modo diverso di essere leghisti post bossiani. Ma se il Carroccio riuscirà a guadagnare un po’ di credibilità e dunque di voti, il merito sarà soprattutto del nuovo vice-segretario e della sua esperienza nordista.
Del resto, solo così la Lega sarà forse in grado di ritagliarsi una funzione nell’alleanza guidata da Giorgia Meloni: ritrovando il rapporto con le “piccole patrie” e con un mondo produttivo piccolo e medio che ha necessità di avere punti di ririmento. Alternative non ce ne sono, visto che la sfida a destra non ha
funzionato. E adesso è tutto da vedere se riuscirà nella versione Vannacci. Nonostante i sondaggi, peraltro contraddittori, i dubbi sono legittimi.
(da il Foglio)
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