LE COPERTURE PER L’ULTIMA LEGGE DI BILANCIO DEL GOVERNO SONO POCHISSIME: IL CENTRODESTRA VALUTA UN AUMENTO DELLE TASSE SUL SETTORE ENERGETICO PER RACIMOLARE ALMENO DUE MILIARDI DI EURO
L’INTEMERATA DEL NUMERO DI INTESA SANPAOLO CARLO MESSINA SUL CONTRIBUTO DA 5 MILIARDI CHIESTO ALLE BANCHE HA FATTO CAPIRE A MELONI CHE DEVE GUARDARE ALTROVE PER RACCATTARE SOLDI… LA DUCETTA SPERA DI OTTENERE MAGGIORE FLESSIBILITÀ SUL DEFICIT DALLA COMMISSIONE EUROPEA, TANTO PER CAMBIARE…
Alle sei del pomeriggio, quando il gruppetto si incontra al piano nobile di Palazzo Chigi,
il clima non è dei migliori. I cinque sono al secondo incontro dall’inizio della settimana: ci sono Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Maurizio Lupi e il ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti. A complicare la discussione su come far tornare i conti della legge di Bilancio per il 2027 mancavano solo gli scontri di piazza e la protesta dei tir.
La premier sta aspettando un segnale di disponibilità da parte della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul deficit, e spera di avere risposte entro la fine della settimana.
Il momento è delicato: il differenziale di rendimento fra Btp e Bund ieri è risalito all’1,27 per cento, il doppio dello scorso giugno, e Meloni non vuole dare l’impressione ai mercati di sfidare le regole europee.
Il muro innalzato dai banchieri contro un intervento fiscale che vada oltre i dieci miliardi frutto dell’accordo di un anno fa, è un problema nel problema. Né Meloni, né tantomeno Giorgetti, si immaginavano il no pubblico del numero uno di Intesa Sanpaolo Carlo Messina. Lo schema immaginato pochi giorni fa nel Documento programmatico di bilancio – lo scheletro della manovra – e depositato a Bruxelles ha già bisogno di essere rivisto.
E così sul tavolo della riunione torna una misura che si sarebbe voluta evitare, ovvero l’aumento delle tasse per il settore energetico. L’aumento di due punti dell’Irap previsto dal decreto bollette del febbraio di quest’anno diventerà molto probabilmente strutturale.
Aumentare le tasse al settore accresce le probabilità che la misura si scarichi sulle bollette degli italiani, ma nel frattempo la premier ha ottenuto il sì di Bruxelles ad un tetto al prezzo all’ingrosso del gas, e dunque la speranza è che non accada.
Alternative non ce ne sono: più tasse a banche, assicurazioni e società energetiche resta l’unica soluzione per finanziare la manovra senza urtare l’opinione pubblica fiaccata dalla crisi. […]
Secondo i calcoli che circolano nei palazzi, se il governo replicasse lo schema del decreto bollette di febbraio – e gli anticipi fiscali decisi allora – il settore dovrebbe contribuire alla legge di Bilancio per un paio di miliardi.
«Abbiamo già dato», è la sintesi con cui l’associazione Elettricità Futura tenta di evitare l’aggravio. E però è ormai chiaro a tutti che non si può tirare la corda davanti agli italiani: le tensioni di piazza di questi giorni non aiutano.
Che ci farà il governo con le risorse aggiuntive? La versione fatta circolare da Palazzo Chigi alla fine della riunione sembra ridare fiato all’ipotesi di allargare l’aliquota Irpef del 33 per cento (invece del 43) ai redditi dai cinquantamila euro lordi. La soluzione di compromesso sarebbe quella prospettata da Tajani di ridurre l’aliquota intanto fino a 55mila euro: costerebbe «solo» 1,2 miliardi. […]
Se ne riparlerà in un nuovo vertice, il terzo, probabilmente lunedì, la data entro la quale il Tesoro spera di avere da Bruxelles le risposte che attende. La flessibilità che va cercando l’Italia non riguarda solo l’entità complessiva del deficit a disposizione, ma anche il tipo di misure da finanziare: il governo vuole reintrodurre un generoso bonus energia per la ristrutturazione delle case e usare parte della voce «difesa» per aumentare le indennità e le assunzioni nella Polizia e nei Carabinieri.
(da La Stampa)
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