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PATTI, SOLDI E COMITATI: COME SI MUOVE VANNACCI

HA GIA’ IN CASSA UN MILIONE DI EURO, PUNTA AL SORPASSO SULLA LEGA… IL RUOLO DI SFORZINI, IMPRENDITORE MASSONE

Con un partito ancora su carta e un’allegra compagnia di estremismi di vario tipo, il generale conquista rapidamente posizioni e consensi. Il fenomeno da baraccone è diventato un fenomeno politico, mica facile riporlo nella collezione di soldatini. La previsione di un sondaggista di alto rango è spietata per il centrodestra di Giorgia Meloni che s’è dato una pettinata in quattro anni di governo: Vannacci è determinante.
Al momento Futuro Nazionale è un «documento notarile e un simbolo depositato» di cinque mesi fa, lo dice il suo fondatore, eppure i sondaggi lo quotano già attorno al 5 per cento con un margine di crescita di 1 o 2 punti se acciuffa elettori del centrodestra che non si muovono troppo e ancora di 1 o 2 punti o chissà quanti se risveglia elettori del centrodestra che si astengono. Dettagli: il sorpasso sui leghisti è questione di settimane, se non di giorni.
Toscano di Viareggio nato a La Spezia il 20 ottobre 1968, generale di Divisione in congedo, paracadutista incursore che ha comandato il reggimento “Col Moschin”, la brigata “Folgore”, la “Task force 45” in Afghanistan, il “Contingente nazionale terrestre” in Iraq e ha partecipato a missioni in Yemen, Ruanda, Libia, Somalia, Bosnia Erzegovina, Costa d’Avorio, per decifrare Roberto Vannacci è opportuno
partire dal libro e andare oltre il libro “Il mondo al contrario” (estate 2023) e dragare il mondo di sotto e di sopra che lo circonda. Ci sono due eventi che hanno compromesso la carriera militare e preparato la carriera politica di Vannacci. 13 marzo 2019, rientrato da Bagdad, il generale depositò un doppio esposto – giustizia ordinaria e militare – per denunciare l’esposizione all’uranio impoverito dei soldati in Iraq e la mancata tutela dei vertici della Difesa.
Il secondo evento si è sviluppato da febbraio 2021 a settembre 2022 durante l’incarico di addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca. Il generale Vannacci, subito ben introdotto nel sistema russo, rimase affascinato dal modello sociale di Vladimir Putin e, nelle sue relazioni di servizio allo Stato Maggiore, era sempre indulgente nonostante le esercitazioni militari dell’Armata a ridosso dei confini ucraini.
Vannacci fu espulso – attenzione: provvedimento collettivo, non individuale – assieme ai connazionali come ritorsione per le sanzioni europee comminate a Mosca dopo la guerra a Kiev e, dopo nove mesi, ricollocato all’Istituto geografico militare di Firenze. Non la destinazione che preferiva, probabilmente. Non il riconoscimento che rivendicava, certamente.
Allora il generale avviò l’operazione “Il mondo al contrario”, edizione digitale nella settimana di ferragosto (2023). Un formato semiclandestino: per il pubblico generalista, non per le gerarchie in uniforme. Il libro è un classico manifesto di estrema destra: la patria e la famiglia e la cultura e la tradizione minacciati da lassismo, immigrazioni, omosessuali, ambientalisti. Niente di eccessivamente originale per il pubblico di Salvini e Meloni.
Vannacci ha occupato facilmente questo territorio politico non più presidiato da Salvini e Meloni, nel mentre autorevoli commentatori, inforcato il monocolo, scandagliavano il libretto come se il “dilemma” fosse la struttura narrativa e non il seguito popolare che un misto di banalità e corbellerie aveva suscitato.
Però Vannacci, più accorto di quanto appaia, non ha sfondato subito in politica, s’è fatto trascinare dal vortice mediatico che adora creare titoli e dibattito; s’è concesso come ispiratore dell’associazione Mondo al contrario (in sigla Mac) del suo amico/ex amico Norberto De Angelis, campione di football americano fermato da un grave incidente; s’è fatto benestante con i ricavi del libretto tradotto e ristampato, 800.000 euro dichiarati nel 2023 e 200.000 euro stimati nel 2024, secondo i documenti ufficiali. S’è messo lì, un po’ presente e un po’ in disparte, aspettando che qualche ingenuo da fenomeno da baraccone lo trasformasse in fenomeno politico. Matteo Salvini non s’è lasciato sfuggire l’occasione e, disperato per il collasso della Lega, ha consegnato al generale un bel seggio da eurodeputato (giugno 2024) e un pezzo di Carroccio con la nomina a vicesegretario (maggio 2025).
Vannacci è stato catapultato in Europa con 560.000 preferenze che vuol dire 560.000 leghisti da Nord a Sud che hanno scritto il suo nome sotto al simbolo con il nome di Salvini. Il generale è diventato azionista non soltanto della Lega, ma anche di Salvini. Ancora una volta, Vannacci non ha agito di fretta. Perché averne, di fretta: vetrina europea a Bruxelles, eccellente stipendio, autonomia assoluta di favellare da Mussolini statista alla Decima Mas. Già lo scorso anno, dopo neanche un semestre da eurodeputato leghista, i primi segnali con le Regionali in Toscana e con una modifica di statuto al Mac, non più associazione culturale, ma associazione politico culturale per «offrire un appoggio concreto» al generale onorevole. Vannacci ha attirato vecchi leghisti e nuovi avventurieri, per esempio l’ex senatore Umberto Fusco, ma a nessuno ha offerto la sua faccia e su nessuno ha apposto la sua firma.
A una cena di Natale a Parma, il 12 dicembre 2025, ha iniziato le sue manovre di distacco da Salvini. «In quella circostanza mi ha chiesto di aiutarlo a scrivere il programma», ricorda il pavese Luca Sforzini, perito d’arte, che si definisce imprenditore, politico, mecenate, filantropo. Sforzini frequenta la politica lombarda sin da minorenne, e non ha di fatto smesso a leggere la sua biografia: a 16 viene introdotto nella Lega da Franco Castellazzi, poi va a studiare nel Regno Unito, a 23 anni torna e lancia la “Giovane Pavia”, poi è «cooptato» nel Partito Repubblicano da Giorgio La Malfa e diventa vicesegretario regionale lombardo, a 31 anni collabora con l’eurodeputato Vittorio Sgarbi, infine va a lavorare per il forzista Francesco Fiori. A 26 anni nel ’99, altro passaggio rilevante, Sforzini è ammesso all’obbedienza massonica Grande Oriente d’Italia. Quattro anni fa ha comprato il castello medievale di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria e, una volta ristrutturato e rinominato Castello Sforzini, ha inaugurato il centro studi “Rinascimento Nazionale”. Vannacci l’ha conosciuto un anno fa e si sono piaciuti tanto, talmente tanto che gli ha affidato il compito di convertire le sue parole d’ordine su patria, famiglia eccetera in programma di partito. Due mesi dopo la cena di Parma, a febbraio il generale ha liquidato Salvini e la Lega e pure il suo amico De Angelis con l’associazione Mac: «Verrà assorbita da noi». Mac ha già versato i soldi raccolti (83.300 euro) sul conto di Futuro Nazionale e non ha più ragione di esistere: il contenuto è gestito da Sforzini, il contenitore è Futuro Nazionale con la sua triade Massimiliano Simoni (coordinatore, consigliere regionale), Edoardo Ziello (deputato, responsabile organizzazione), Annamaria Frigo (tesseramento nazionale).
L’ultimo fine settimana di maggio, il generale era in Sicilia per reclutare Stefano Ruvolo di Patto Italia e Confimprenditori – dopo l’ingresso di Indipendenza di Gianni Alemanno – e in contemporanea Sforzini radunava al Castello avvocati e docenti con il primo intervento dell’ex leghista Mario Borghezio. Ciò che sorprende è la capacità di mobilitazione di Futuro Nazionale: 85.000 iscritti in 1.100 comitati formati al ritmo di decine al giorno. Come se il mondo al contrario di Vannacci avesse attivato altri mondi. «No, lo escludo. Io partecipo a titolo personale», precisa Sforzini quando si fa riferimento alla massoneria. E Vannacci sull’argomento: «Non c’è alcun legame fra me e la massoneria. Io non chiedo alle persone che conosco se sono o meno affiliate a questo sodalizio. Mi risulta solo che non sia illegale. Durante il tempo libero fanno quello che vogliono». Sforzini ha pianificato il test di Vigevano (64.000 abitanti): con un comizio del generale e senza il simbolo, il suo candidato a sindaco Furio Suvilla ha preso il 14 per cento, il doppio di 6 anni prima e soprattutto più di Lega e Fdi.
Futuro Nazionale sarà partito entro l’anno per essere pronto con le elezioni nel 2027. Sì, la prossima settimana a Roma si terrà l’assemblea costituente, ma Vannacci darà i “galloni”, parole sue, dopo le prove sul campo. Precauzioni: in questa fase l’afflusso di aspiranti candidati e (ri)candidati è massiccio. «Io non ho problemi ad accettare persone che giungono da altre esperienze politiche purché assimilino i nostri valori, ideali, principi. Altrimenti così facilmente sono entrati, così facilmente ne usciranno», arringa il generale.
Futuro Nazionale ha già costituito la sua componente alla Camera nel gruppo misto con tre ex leghisti (Ziello, Rossano Sasso, Laura Ravetto), un ex meloniano (Emanuele Pozzolo, non privo di guai). Altri quattro/cinque sono già arrivati. Il generale pregusta bilanci rigogliosi: «Adesso possiamo usufruire di ciò che prevede la legge: erogazioni detraibili per i nostri sostenitori e due per mille il prossimo anno». Con tessere da 10 euro – di cui 2 per la produzione e 8 al partito – i 90.000 iscritti hanno generato introiti per 720.000 euro che si aggiungono ai circa 200.000 euro in donazioni da marzo a maggio (esclusi i soldi di Mac, ndr).
Vannacci fa lo spavaldo: «Non ho interlocuzioni formali con il centrodestra. Salvini non lo sento da quando ci siamo separati. Gli ho mandato gli auguri per il compleanno. Fontana? Centinaio? Lupi? Chi mi critica è ininfluente». Marina Berlusconi è un bersaglio quotidiano: «Forza Italia eterodiretta?».
A Vannacci conviene la campagna in solitaria con le truppe che si disperdono nelle retrovie (e però in Europa sta già con l’ultradestra dagli istinti razzista di Afd & soci). Il repertorio è semplice: dall’ossessione per Putin ai burocrati di Ursula von der Leyen per dimostrare l’incoerenza di Salvini e Meloni. Il sondaggista di alto rango ha analizzato i flussi interni al centrodestra, e sentenzia: il contributo di Futuro Nazionale è superiore alle eventuali perdite da Forza Italia. A Meloni la scelta: centrodestra che perde o centrodestra che Vannacci?
(da lespresso.it)

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