Destra di Popolo.net

IL DEPUTATO REMIGIO CERONI AVEVA PICCHIATO DAVVERO LA MOGLIE: PUBBLICATO IL REFERTO MEDICO CHE PARLA DI 20 GIORNI DI PROGNOSI

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO PDL CHE VUOLE SOTTERRARE L’ART. 1 DELLA COSTITUZIONE   AVEVA PICCHIATO LA MOGLIE CHE AVEVA DOVUTO RICORRERE AL PRONTO SOCCORSO… LUI NEGA CHE SIA VERO, MA “IL FATTO” PUBBLICA IL REFERTO MEDICO CHE CONFERMA: “PERCOSSA DAL MARITO NELLA PROPRIA ABITAZIONE”

Ieri Vittorio Feltri dalle pagine di Libero ha definito l’articolo pubblicato da Il Fatto sull’onorevole Remigio Ceroni (“Vuole riformare la Costituzione e mena la moglie”, questo il titolo) “lacunoso” e privo di “particolari utili per comprendere l’accaduto”.
Facendo seguire una serie di domande: “Dove Ceroni ha menato la moglie fino a renderne necessario il ricovero al pronto soccorso? In quale ospedale la poveraccia è stata medicata? Quale prognosi i medici hanno emesso? Quali le cause del pestaggio?”.
Concludendo: “Neanche un cenno di risposta ai basilari interrogativi. Pazienza. A volte anche i cronisti provetti e i loro capi lavorano maluccio e con risultati deludenti…”
È vero a volte anche i giornalisti provetti e i loro capi lavorano maluccio ma non è questo il caso, visto che il Fatto Quotidiano ha pubblicato una notizia dopo averla verificata e documentata esattamente come è in grado di dimostrare.
“È facile sbagliare ancora Feltri — l’importante è riparare. Il problema è un altro e ben più grave. La signora Ceroni alla domanda sulle percosse postale da Libero, ha sorriso ed ha risposto candidamente anche un pò stupita e un po’ divertita: “L’unica volta che sono stata in un letto d’ospedale è stato quando ho partorito”.
Allora, conclude Feltri, le ipotesi sono due o Il Fatto o la sposa del deputato ha detto una bugia pietosa…
Quando un parlamentare che fino a un giorno prima era un “signor nessuno” fa una battaglia politica, a prescindere che la faccia al servizio di Berlusconi o meno, è normale che ci si chieda chi sia quest’uomo, che si raccolgano notizie, che se ne tracci un ritratto.
E quando si fa un ritratto si può scoprire di tutto.
Anche, come in questo caso, che l’onorevole Ceroni ha usato violenza sulla moglie.
A quel punto si ha il dovere di pubblicare la notizia seppure non c’entri nulla con la modifica della Costituzione da lui proposta.
Lo abbiamo fatto con il dispiacere e la malinconia del cronista che indaga su fatti a volte illuminanti della personalità  e del carattere.
Non c’è nessun fango.
Nelle famiglie accade che si litighi, ma un litigio è diverso dal picchiare la moglie.
E nessuno può solidarizzare con chi lo fa.
Non crediamo che Feltri picchi o abbia mai picchiato sua moglie e ci stupisce che ci rimproveri di non aver scritto “quali sarebbero le cause del pestaggio”. Perchè -ipotizziamo — se la signora fosse stata sorpresa con un altro uomo, il marito sarebbe stato legittimato a menarla?
Poi una donna può decidere di restare con chi vuole ma che il marito parlamentare l’abbia picchiata resta una notizia vera.
È questa la ragione per cui non commentiamo le dichiarazioni della signora: “C’è chi si inventa tali falsità  e le scrive sui giornali. Tutta pubblicità  per mio marito. Lui è un uomo pacifico, inoffensivo. Se mio marito mi avesse picchiato non saremmo arrivati a 38 anni di matrimonio”.
Noi comprendiamo il suo stato d’animo, purtroppo, comune a molte donne nella sua stessa situazione.
Così come sorvoliamo sulle offese a chi scrive rese ai giornali e scritte su Facebook dalle figlie e ci stupiamo di vedere pubblicata su Libero la foto della famiglia Ceroni compresa quella della figlia minorenne.
E prendiamo atto che l’onorevole Ceroni che ha invocato l’intervento del Presidente della Repubblica e del Presidente della Camera, mente quando afferma che si tratta di “volgari menzogne. Non farei mai del male alla donna che amo appartiene alla fantasia di questa giornalista”.
E mente quando dichiara che chi scrive ha telefonato a metà  paese alla ricerca di gossip.
I fatti.
La signora Silvia Di Stefano, moglie di Remigio Ceroni ai tempi sindaco di Rapagnano, l’11 febbraio del 1998 alle ore 9:48:52 riferisce ai medici di guardia del Pronto soccorso dell’ospedale Augusto Murri di Fermo — dove si è recata accompagnata dalla sorella — “di essere stata percossa dal marito” che il fatto è accaduto “ieri alle 22.30 circa presso la propria abitazione”.
I medici redigono il referto e lo inviano in copia all’autorità  giudiziaria .
Questa la diagnosi: “Ecchimosi spalla destra, spalla sinistra, braccio destro, contusione escoriata gamba destra, ematoma gamba destra, ecchimosi guancia destra, ematoma orbitario sinistro, contusione piramide nasale”.
E queste le prestazioni eseguite: “Visita medica, medicazione, fasciatura semplice ig tetano bendaggio elastico. Esami richiesti: rx orbita zigomo sinistro ossa nasali più Ect Muscolare gamba destra consulenza oculistica e otorino”.
Prognosi: venti giorni.
La signora è stata accompagnata al Pronto Soccorso la mattina seguente perchè subito dopo essere stata picchiata è scappata di casa facendo perdere le sue tracce.
Ascoltata dai carabinieri ha confermato il referto aggiungendo che avrebbe sposto querela nei confronti del marito.
Cosa che ha ribadito ad un avvocato da cui si è recata alcuni giorni dopo accompagnata dalla sorella.

Sandra Amurri
(da “ Fatto Quotidiano“)

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“DESTRA DI POPOLO” VI AUGURA…

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

                                                                     

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ARRIVA IL LIBRO AUTOBIOGRAFICO DELL’ANNO: “SCILIPOTI RE DEI PEONES” CON PREFAZIONE DI BERLUSCONI

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

NELLA REPUBBLICA DELLE BANANE SI SFORNA ANCHE L’APOLOGIA DEL VENDUTO…. IL PREMIER DEFINISCE L’AGOPUNTURISTA “UN LAVORATORE AL SERVIZIO DELLA DEMOCRAZIA, COERENTE, INFATICABILE E PRAGMATICO”… IL GOVERNO BERLUSCONI-SCILIPOTI ORA HA LA SUA BIBBIA: “HA STILE ASCIUTTO, DECISO E DISTACCATO”

Silvio Berlusconi ha firmato la prefazione al libro dato alle stampe da Domenico Scilipoti: “Perchè Berlusconi – Scilipoti re dei peones”.
Un testo in cui, secondo quanto finora trapelato, l’ex Idv, saltato sul carro della maggioranza per il voto di fiducia del 14 dicembre, racconta la sua esperienza di vita.
Dall’agopuntura al berlusconismo.
Se il testo non è ancora in vendita nelle librerie, la prefazione firmata dal Presidente del Consiglio, è stata pubblicata da Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro.
Il Cavaliere elogia Scilipoti, definendolo un peone “infaticabile, pragmatico, lavoratore al servizio della democrazia”.
Riportiamo il testo integrale della prefazione, esempio unico di umorismo involontario.
“Questo libro è un sasso gettato nello stagno dell’ipocrisia politica oggi alimentata da quell’egemonia culturale della Sinistra che non cambia mai i suoi metodi e si culla nell’illusione di una sua pretesa superiorità  etica.
Domenico Scilipoti è stato fra i primi ad aderire a quel gruppo dei Responsabili che ha consentito al Governo di conservare alla Camera dei Deputati la maggioranza conferitagli dagli elettori nelle Elezioni politiche del 2008 e confermata, negli anni successivi, con le consultazioni europee, regionali ed amministrative.
Questo è bastato perchè contro di lui venisse scatenata quella collaudatissima macchina del fango che negli ultimi vent’anni ha causato un gran numero di vittime.
I professionisti della disinformazione, al servizio di una sola fazione politica, hanno infatti trasformato il mondo dell’informazione, in ogni democrazia severo controllore della vita politica, in un mostro con “licenza” senza limiti di insultare, calunniare e demonizzare l’avversario nonchè di inventare di sana pianta dichiarazioni e fatti.
Secondo il postulato che esiste una sola cultura, una sola politica, una sola informazione ed una sola verità , quella — appunto — di una sola parte, la loro.
Con un meccanismo perverso e perfettamente oleato, pronto a mettersi in moto per lamentare presunti attentati, presunte censure e presunti pericoli per quella libertà  che proprio la loro stampa per prima mortifica.
Questa licenza senza limiti è ormai assurta a totem della libertà  di stampa e va in onda ogni giorno anche e soprattutto in tanti programmi della radio e della televisione pubblica.
L’onorevole Domenico Scilipoti, in questi giorni, come i numerosi Parlamentari che recentemente si sono ribellati alla vergognosa pratica del ‘ribaltone’, sono divenuti oggetto di questa macchina che produce pericolose liste proscrizione ed alimento ogni giorno una perenne clima di tensione politica nel rispetto del falso e purtroppo ben noto teorema secondo il quale chi lascia il centrodestra per ‘accasarsi’ a sinistra è un eroe e chi invece compie il percorso inverso è un traditore o, peggio, un ‘venduto’.
Questo libro ha il pregio di rompere gli schemi precostituiti della vulgata di Sinistra e di affermare con orgoglio il valore del termine peon, solitamente utilizzato dalla stampa in forma negativa e qui invece declinato nella sua accezione positiva.
Ovvero peon in quanto infaticabile, pragmatico, lavoratore al servizio della democrazia.
Queste pagine sono, insomma, una sacrosanta ribellione ai ‘soviet’ politici e mediatici che, in nome di una strabica “fatwa” morale, mirano a colpevolizzare e a rendere oggetto di incivile satira chi ha l’unica colpa di essersi affrancato dal mondo della Sinistra.
Scilipoti chiarisce e precisa i motivi fondanti che hanno portato alla costituzione del nuovo Gruppo parlamentare dei Responsabili: la preoccupazione per un Paese che sta superando una grave crisi economica e che non si può permettere nuove elezioni in quanto bisognoso di una stabilità  e di una continuità  di Governo per risolvere le numerose emergenze nazionali ed internazionali.
Con uno stile asciutto, veloce e distaccato Domenico Scilipoti illustra la sua vita professionale, i risultati ottenuti nel settore dell’agopuntura, le tecniche di medicina alternativa applicate, le onorificenze ottenute a livelli internazionale nonchè le battaglie a sostegno delle vittime dell’usura bancaria.
Per delineare il ritratto di un uomo coerente e forte al quale do volentieri il benvenuto nel nostro Centrodestra, la grande famiglia della democrazia e della libertà ”.

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ADDIO WELFARE DEI COMUNI, TAGLI DELL’ 80%

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

NEANCHE UN EURO A NIDI E NON AUTOSUFFICIENTI….DISABILI, ANZIANI, IMMIGRATI, BAMBINI: I SACRIFICI CHE NON FANNO RUMORE…DAL 2008 LE FINANZIARIE HANNO SVUOTATO I DIECI FONDI DESTINATI AI SERVIZI SOCIALI

Meno servizi per i disabili, meno aiuti agli anziani, un taglio ai programmi d’integrazione per gli immigrati, le politiche per l’infanzia e per la famiglia costrette ad aspettare.
Mettere a posto i bilanci dello Stato ha un costo: molto spesso lo paga il welfare.
E i primi a dover fare i conti con la drastica riduzione imposta dall’ultima Finanziaria ai Fondi statali di carattere sociali sono i sindaci.
La manovra per il 2011 è destinata a lasciare un pesante segno sulle politiche di assistenza messe in atto dai comuni.
Dal 2008 ad oggi i dieci principali canali d’investimento (dal fondo per l’affitto a quello per i servizi d’infanzia) hanno subito una riduzione del 78,7 per cento: dai 2 miliardi e 527 milioni stanziati quattro anni fa si è passati ai 538 milioni di oggi.
Alcuni capitoli di spesa sono stati semplicemente azzerati: il fondo per i non autosufficienti, per esempio, l’anno scorso aveva ottenuto 400 milioni di euro, quest’anno non è stato rifinanziato.
Stessa cosa per i servizi d’infanzia: dai cento milioni dell’anno scorso (investimenti che il governo aveva finalizzato soprattutto all’apertura di nuovi asili nido) si è passati all’azzeramento per il 2011.
Il fondo per le politiche sociali – che è un po’ il padre di tutto i fondi – ora può contare su meno di 274 milioni, solo tre anni fa erano il triplo.
Quello per le pari opportunità  è stato riportato in vita in extremis dal decreto Milleproroghe: la Finanziaria vi aveva depositato solo 2,2 milioni, ora sono 17,2.   Poca cosa rispetto agli oltre 64 del 2008.
Eppure qualcosa è stato salvato: «Le prestazioni monetarie, per esempio – documenta uno studio di Sergio Pasquinelli per lavoce.info – per l’indennità  di accompagnamento saranno spesi 13 miliardi».
Tutti i servizi sociali dei comuni italiani costano la metà : nel 2008,dati Istat, sono ammontati a 6,6 miliardi.
A fare le spese del rigore sui conti sono stati i più deboli» commenta Antonio Misiani, responsabile del federalismo fiscale per Legautonomie.
«Un problema enorme, che tuttora resta nell’ambito degli addetti ai lavori – precisa – e le cui conseguenze si manifesteranno solo fra sei mesi».
Allora, spiega Misiani, balzerà  all’occhio l’effetto incrociato dei tagli già  subiti dai trasferimenti ai comuni lo scorso maggio e di quelli attuali.
I sindaci, spiegano in Legautonomie, non sanno più che pesci pigliare e temono che il federalismo fiscale possa ulteriormente peggiorare la situazione.
Stanno male le grandi città , ma non stanno bene nemmeno i comuni più piccoli.
«Siamo in trincea» sintetizza Paolo Annibaldi, sindaco di Castel Sant’Angelo, (1250 abitanti in provincia di Rieti) e responsabili per l’Anci delle politiche per i disabili.
«Io farò i salti mortali: non voglio rinunciare ai servizi, ma per contenere i danni sono costretto a tagliare sulla manutenzione e sulle opere pubbliche. Quest’anno, per esempio, aspetterò il più a lungo possibile prima di risistemare il manto stradale.
Le alternative, nel bilancio di un paese, sono ridotte all’osso».
Tutti gli amministratori sono d’accordo sulla riduzione degli sprechi – precisa – «ma i conti non vanno sanati con tagli indifferenziati: risparmiare oggi sul welfare significa spendere il doppio, domani, per le emergenze».

Luisa Grion
(da “La Repubblica“)

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“IL FEDERALISMO FARA’ AUMENTARE LE TASSE LOCALI PER 16 MILIONI DI CITTADINI ITALIANI”

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

UNO STUDIO SINDACALE SUGLI EFFETTI DELLA RIFORMA VOLUTA DALLA LEGA PORTA A UNA VERITA’: BEN 3.500 COMUNI ITALIANI AUMENTERANNO LE ADDIZIONALI IRPEF PER RIENTRARE DEI TAGLI SUBITI DALLA FINANZIARIA

“Aumento delle tasse in vista per oltre 16 milioni di cittadini. E ad essere colpiti saranno, ancora una volta, i lavoratori dipendenti e i pensionati dei circa 3.500 Comuni che dovranno, soffocati dai tagli, aumentare le addizionali Irpef, così come previsto dal federalismo municipale”.
A lanciare l’allarme è luno studio condotto dal Dipartimento politiche economiche della Cgil sugli effetti legati all’entrata in vigore del decreto sul federalismo fiscale municipale.
Il provvedimento, approvato con voto di fiducia, “prevede infatti la possibilità  per i Comuni di aumentare le addizionali Irpef, ovvero l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Una possibilità  però, come prevede il decreto, non concessa a tutti i Comuni ma solo a quelli che attualmente applicano un’aliquota addizionale inferiore allo 0,4%. A questi infatti il decreto sul federalismo municipale dà  una possibilità  di incremento annuo dello 0,2% (potenzialmente per due anni fino allo 0,4%, che sembra rappresentare il tetto del massimo aumento possibile). Una eventualità  concessa ai soli Comuni che non hanno sforato già  tale tetto perchè in tanti hanno già  deliberato addizionali superiori allo 0,4% (fino allo 0,9%, come per il comune di roma) e quindi non hanno la possibilità  di incremento nè tantomeno l’obbligo di riduzione”.
Questo nei fatti si tradurrà  “in un ovvio consolidamento delle addizionali comunali in ogni Comune d’italia senza nessuna prospettiva di risparmio fiscale per i cittadini e, soprattutto, in modo del tutto disparato e diseguale”.
In questo senso, “tra aumenti e mancate riduzioni, si tratta di una misura che interessa tutti i Comuni”.
Dati i tagli realizzati dal governo, anche con l’ultima manovra estiva (pari a 1,5 miliardi di euro nel 2011 e 2,5 miliardi nel 2012 solo per i municipi), lo studio sostiene che “i Comuni si avvarranno di questa facoltà  per recuperare almeno parte di queste minori entrate”.
In particolare, quelli che probabilmente aumenteranno le addizionali sono circa 3.500: il 44% del totale dei comuni italiani, che vede coinvolti oltre 16 milioni di cittadini.

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FEDERALISMO, ARRIVA UNA NUOVA STANGATA: I PASSAGGI DI PROPRIETA’ DELLE AUTO AUMENTANO ANCHE DEL 600%

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

I PRIMI FRUTTI DEL FEDERALISMO LEGHISTA, PIU’ TASSE PER TUTTI: NEL DECRETO LEGGE APPROVATO   DAL GOVERNO FORTI AUMENTI PER L’IPT, L’IMPOSTA PER LA TRASCRIZIONE AL PRA

Stangata federalista per gli automobilisti italiani.
Dopo lo sblocco delle addizionali comunali Irpef e l’introduzione della tassa di soggiorno, il decreto legge sul federalismo fiscale regionale e provinciale, approvato in via definitiva il 31 marzo dal Consiglio dei ministri, riserva una amara sorpresa per chi comprerà  una autovettura: prima dell’estate scatteranno salati rincari dell’Imposta provinciale di trascrizione, quella che si paga sui passaggi di proprietà  delle autovetture nuove e usate.
Rincari che arriveranno, in alcuni casi, fino 600% delle attuali tariffe.
La sorpresa è contenuta all’articolo 13 (Tributi connessi al trasporto su gomma), comma 5-bis del decreto che sta per uscire sulla Gazzetta Ufficiale. Il decreto dovrà  essere oggetto solo di un ulteriore provvedimento attuativo da parte del ministero dell’Economia che entro fine maggio farà  scattare gli aumenti.
Il testo abolisce il vantaggio fiscale che gli automobilisti hanno oggi quando acquistano un veicolo nuovo o usato da un concessionario: attualmente chi compra un’auto da un soggetto Iva, un concessionario o un salonista, paga semplicemente l’Imposta provinciale di trascrizione (in sigla l’Ipt) in cifra fissa. Varia, a seconda delle province, da 151 a 196 euro ed è indipendente dai kilowatt dell’auto acquistata.
Diverso, e più oneroso, è attualmente il trattamento per chi compra un’auto da un privato che non è soggetto all’Iva.
Chi segue questa strada è tenuto a pagare l’Ipt in modo proporzionale.
Se l’auto è sotto i 54 kw (è il caso, ad esempio, di una Fiat Panda) paga 196 euro.
Ma se la potenza massima cresce, allora la tassa provinciale sale proporzionalmente fino ad arrivare a prevedere – per un passaggio di proprietà  di una Bmw X6, ad esempio – ben 1.026 euro di imposta.
Tra circa un mese le cose cambieranno e l’aggravio previsto per chi compra da un privato si allargherà  anche a coloro che compreranno auto nuove o usate da un concessionario o da un salonista.
Con la nuova norma, i compratori dovranno prepararsi a sborsare molto di più di quanto contano di spendere oggi.
Solo le piccole utilitarie sotto i 54 kw si salveranno; per le altre auto gli aumenti saranno stratosferici: si andrà , ad esempio, da oltre il 100 per cento per cento in più di Ipt per una Golf Volkswagen, al 423 per cento di una Mercedes Classe Cls, fino al 683 per cento per i fortunati che possono permettersi una Ferrari California.
Al di là  delle macchine più costose, la gran massa degli aumenti colpirà  le medie cilindrate con aumenti che raggiungeranno il 100 per cento.
Nel mirino anche le piccole imprese di trasporto: rincari del 300 per cento per gli autocarri oltre gli 80 quintali.
Per le Province, di cui molti auspicano l’abolizione, arrivano così nuove risorse: gli aumenti della Ipt dovrebbero consentire di incamerare circa 300-400 milioni che si sommeranno ai circa 3 miliardi che le Province, tra l’imposta sulla Rc auto e Ipt, spremono dall’automobilista.
Sono i primi frutti della patacca federalista.

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MORIRE DI IMMONDIZIA, TERZIGNO SI RIBELLA: I RESIDENTI NELLA ZONA DELLA DISCARICA DANNO IL VIA AL CENSIMENTO DELLE PERSONE MALATE DI TUMORE

Aprile 24th, 2011 Riccardo Fucile

“BISOGNA CAMBIARE IL PIANO DI SMALTIMENTO E PUNTARE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA”… UNA RICERCA HA RILEVATO UN AUMENTO DEL 20% DELLE MALATTIE TUMORALI

In una telefonata intercettata nel 2007 Gianfranco Mascazzini, l’ex direttore generale del ministero dell’Ambiente, li definiva con disprezzo «abitanti del Quarto mondo» e invitava i suoi sottoposti a sversare nella discarica a pochi passi dalle loro case «i rifiuti più puzzolenti».
Da allora ne è passato di tempo, ma gli abitanti di Terzigno, il piccolo paese ai piedi del Vesuvio divenuto famoso per le dure proteste anti-discarica dello scorso ottobre, ancora non si rassegnano a un destino di «monnezza e malattie» e continuano la lotta con altri mezzi.
Abbandonata la violenza, hanno ideato un’iniziativa che, nei loro intenti, dovrebbe sconfiggere l’inefficienza delle strutture pubbliche.
Da qualche giorno una parte dei residenti della città  assieme a quelli di Boscoreale, comune che confina con la discarica Sari, hanno organizzato un censimento porta a porta tra tutte le famiglie del territorio per documentare il numero delle persone che si sono ammalate di tumore negli ultimi anni.
Lo scopo è dimostrare che vi è un’effettiva connessione tra l’utilizzo della discarica e l’aumento delle malattie croniche tra i cittadini che vivono in questo territorio
Il censimento porta a porta è stato ideato dal movimento «Vesuvio in lotta» e nasce dalla consapevolezza che il registro dei tumori in Campania è stato istituito solo per 35 dei 92 comuni esistenti nella provincia di Napoli ed è fermo ai dati del 2007.
I comitati civici hanno creato un questionario ad hoc che, recita il sito del movimento, ha lo scopo di «rivelare e documentare la presenza di elementi capaci di alterare la qualità  della vita» ed è «il giusto strumento per capire e rivendicare un futuro migliore per noi e i nostri figli».
Oggi i territori che circondano la discarica appaiono come luoghi pacifici e nonostante le periferie di Boscoreale e di Terzigno siano invase da cumuli di spazzatura, non hanno nulla a che vedere con il territorio in preda al fuoco e alle fiamme di qualche mese fa.
Un camion bruciato lungo la strada che porta alla discarica Sari è l’unico ricordo degli scontri passati, ma l’intera area è pattugliata da polizia e dai militari e dovrebbe essere inaccessibile.
Tuttavia da un luogo che ospita un maneggio è possibile avvicinarsi alla discarica e da qui si può osservare il suo stato: decine di gabbiani volano sul panettone di rifiuti coperto da enormi teloni e di tanto in tanto un liquido scuro, che ha tutta l’aria di essere percolato, fuoriesce dalla pancia della discarica .
Oggi, dopo l’accordo tra il premier Berlusconi e i sindaci dell’area vesuviana dell’ottobre 2010, cava Sari smaltisce la spazzatura di circa 300.000 persone che vivono nei 18 comuni limitrofi e ogni giorno sono portate qui circa 300 tonnellate di rifiuti.
Niente a che fare con le cifre da capogiro raggiunte nelle notti della crisi.
In un primo momento l’accordo stipulato a ottobre fu salutato come una vittoria dei movimenti civici: la richiesta più importante fu accettata dal governo che revocò l’apertura di Cava Vitiello, la discarica più grande d’Europa che doveva sorgere a pochi passi dalla Sari.
L’utilizzo di quest’ultima, che per oltre 20 anni era stata gestita illecitamente dal clan camorrista Fabbrocino di Palma Campania, fu confermata «fino all’esaurimento», nonostante il 5 ottobre del 2010 il Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, durante un’udienza della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività  illecite connesse al ciclo dei rifiuti, avesse descritto la discarica come la sede di «inadempienze anche abbastanza gravi e significative per quanto riguarda il pericolo di infiltrazione nel terreno di reflui, di percolati e così via».
Un mese dopo, il 18 novembre, il Procuratore tornò sui suoi passi e in un comunicato sentenziò: «La conclusione che il funzionamento della discarica produce contaminazione delle falde acquifere e pericolo per la pubblica salute è del tutto priva di riscontri documentali».
Nonostante la botta d’arresto nel corso degli ultimi mesi molti esponenti dei comitati civici e i cittadini hanno continuato a chiedere la bonifica e la chiusura della discarica di Terzigno, sottolineando lo stato drammatico dell’ecosistema ambientale.
L’ultima doccia fredda è arrivata lo scorso 15 marzo con la presentazione del “Piano Regionale per la gestione dei Rifiuti urbani della Regione Campania”.
Il documento non solo prevede la creazione di tre nuovi termovalorizzatori in Campania (oltre a quello già  attivo di Acerra, nei prossimi tre anni ne sorgeranno uno a Napoli Est e altri due a Salerno e a Caserta), un’accelerazione sulla raccolta differenziata e una riduzione dei rifiuti da smaltire in discarica, ma riconferma il prosieguo dell’attività  della Sari per i prossimi mesi e rivela che nella stessa si potranno smaltire ancora 130.000 tonnellate di rifiuti.
La decisione è stata fortemente contestata dai movimenti civici che nelle scorse settimane hanno organizzato manifestazioni e riunioni.
Come raccontano alcuni esponenti di “Vesuvio in Lotta” per l’ennesima volta i residenti si sentono traditi dagli amministratori regionali e provinciali: «In questa discarica continuano a buttare di tutto – afferma la dottoressa Anna Maria Sannino, titolare di un laboratorio di biochimica a Boscoreale -.
Nonostante le ricerche scientifiche di rinomati studiosi come Antonio Marfella, tossicologo dell’Istituto dei tumori Pascale di Napoli e Antonio Giordano, ordinario di Anatomia ed Istologia patologica all’università  di Siena, dimostrino l’aumento del 20% dei tumori tra la popolazione campana nelle provincie di Napoli, Caserta e alcune zone dell’Avellinese, dovuto alla devastazione del territorio da parte delle ecomafie, i politici locali non tornano sui loro passi.
Oramai la nostra ultima speranza resta il censimento porta a porta delle malattie tumorali.
Solo così potremo provare che esiste una reale connessione tra tumori e inquinamento del nostro territorio».
Dello stesso avviso Mauro Brancaccio che accusa la regione Campania di avere un’idea obsoleta dello smaltimento dei rifiuti e di non voler sfruttare le nuove tecnologie: «Esistono oggi gli impianti di trattamento meccanico biologico che grazie a innovativi macchinari riescono a separare i rifiuti e a riciclarli completamente. Più volte abbiamo presentato ai nostri amministratori l’esempio degli stabilimenti di Vedelago in Provincia di Treviso. Oggi riescono a riciclare circa il 99% dei rifiuti che arrivano negli stabilimenti sia con la raccolta differenziata porta a porta sia dalle industrie. I costi per la costruzione di un impianto simile sono molto inferiori a quelli necessari per la creazione di un termovalorizzatore e possono essere ammortizzati in pochi anni poichè i rifiuti riciclati producono energia e quindi denaro».
Più scettico appare Luigi Casciello che fa notare come nei giorni scorsi il Consiglio regionale abbia approvato una norma che prevede un patto di solidarietà  tra le province campane.
Nei prossimi mesi se una delle province entrerà  in crisi e non riuscirà  a smaltire la propria spazzatura «per fondate e comprovate ragioni oggettive», le altre realtà  territoriali, in cambio di denaro, saranno obbligate ad aiutarla: «E’ il modo attraverso il quale i nostri politici continueranno a perpetrare l’uso delle le discariche e a fare affari. Mentre cercano nuovi buchi da riempire di spazzatura, a noi ci condannano a morte».

Francesco Tortora
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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