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IN ITALIA GLI STIPENDI PIU’ BASSI D’EUROPA, META’ DELLA GERMANIA

Febbraio 27th, 2012 Riccardo Fucile

L’ULTIMA RILEVAZIONE DI EUROSTAT CONFERMA LA TENDENZA IN ATTO: IL NOSTRO PAESE AL DODICESIMO POSTO DIETRO A GRECIA, IRLANDA E SPAGNA….LA RETRIBUZIONE MEDIA E’ DI 23.000 EURO

I lavoratori italiani sono tra i meno pagati d’Europa.
Meno degli spagnoli, ciprioti e irlandesi, che pure non se la passano meglio di noi.
E la metà  di tedeschi e olandesi.
Una situazione che pesa sempre di più sulle famiglie.
Tanto da meritare immediatamente la reazione del ministro del Walfare, Elsa Fornero: “In Italia abbiamo salari bassi e un costo del lavoro comparativamente elevato. Bisogna scardinare questa situazione, soprattutto aumentando la produttività “.
Anche per questo sostiene il ministro è urgente trovare un accordo con il sindacato e si dice “fiduciosa” sulla possibilità  di un’ampia intesa sulla riforma del mercato del lavoro e sull’articolo 18, ma mette in guardia le parti sociali: “Il tema va affrontato in maniera laica, senza levate di scudi”.
Lo si sapeva, tanto è vero che il tema del costo del lavoro è scomparso da tempo dai radar delle doglianze di Confindustria.
I cui esponenti ormai si lamentano solo del carico fiscale, o al massimo della minor produttività , ma non certo di quanto pesa la busta paga sui bilanci.
Ulteriore conferma è arrivata ieri da Eurostat, l’agenzia di statistica dell’Unione Europea. Secondo i dati del 2009, lo stipendio medio dei lavoratori italiani è al dodicesimo posto nella classifica dell’area euro, nonostante il nostro paese sia ancora (ma per quanto?) la terza “potenza” industriale del Vecchio Continente.
Entrando nel dettaglio, cosa dicono i numeri?
In Italia, il valore dello stipendio annuo (con almeno 10 dipendenti) è pari a 23.406 euro, ovvero la metà  di quanto si guadagna in Lussemburgo (48.914), Olanda (44.412) o Germania (41.100).
Ma meglio di noi fanno anche, paesi in cui la crisi ha colpito molto duramente come Irlanda, Spagna, Cipro e persino la bistrattata Grecia (ma con i tagli agli stipendi dell’ultimo anno scenderà  molto in classifica con le prossime rilevazioni).
Guardando ai cosiddetti Pigs, l’Italia riesce a superare solo il Portogallo.
Anche per quanto riguarda l’aumento delle retribuzioni, l’Italia risulta tra i paesi in cui il potere di acquisto ha retto di meno: in quattro anni (dal 2005) il rialzo è stato del 3,3%, molto distante dal +29,4% della Spagna, dal +22% del Portogallo.
E anche i Paesi che partivano da livelli già  alti hanno messo a segno rialzi rilevanti: Lussemburgo (+16,1%), Olanda (+14,7%), Belgio (+11,0%) e Francia (+10,0%) e Germania (+6,2%).
Una buona notizia per l’Italia, invece, arriva dalle differenze di retribuzioni tra uomini e donne, quello che Eurostat chiama “unadjusted gender pay gap”, l’indice utilizzato in Europa per rilevare le disuguaglianze tra le remunerazioni.
Ma è solo un’illusione.
La Penisola, infatti, con un gap che supera di poco il 5% (con riferimento al 2009) si colloca ampiamente sotto la media europea, pari al 17%, risultando il paese con la forbice più stretta alle spalle della sola Slovenia.
Ma c’è poco da vantarci: a ridurre le differenze di stipendio in Italia contribuiscono fattori come il basso tasso di occupazione femminile e lo scarso ricorso (a confronto con il resto d’Europa) al part time.
Non a caso tra i Paesi che vantano una minor divario ci sono anche Polonia, Romania, Portogallo, Bulgaria, Malta, ovvero tutti stati con una bassa   partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Il fenomeno, ovviamente, ha anche altre implicazioni.
La prima, già  messa in evidenza dagli studi legati all’immigrazione, ci dice che con il livello delle retribuzioni attuali, il nostro paese attira sempre meno manodopera qualificata e stranieri con un basso livello di istruzione.
Il secondo fenomeno è legato alla fuga delle competenze: tra i paese europei – soprattutto tra quelli con un basso indice demografico – si fa sempre più ricorso a laureati provenienti da altre nazioni.
Non a caso, anche in Italia è sempre più frequente il caso di agenzie di recruiting che lavorano per conto di ditte tedesche: in Germania c’è carenza di medici e ingegneri.

Luca Pagni
(da “la Repubblica”)

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BERLUSCONI ASSOLTO? NO COLPEVOLE 10 VOLTE SU 25 ACCUSE

Febbraio 27th, 2012 Riccardo Fucile

LA SUA CARRIERA DI IMPUTATO E’ COSTELLATA DI REATI ACCERTATI MA IMPUNITI… ECCO UN RIEPILOGO DEI 25 PROCESSI: IN BEN 10 L’HA FATTA FRANCA PER PRESCRIZIONE (6), AMNISTIA (2) E DEPENALIZZAZIONE DEL REATO (2)

CINQUE IN CORSO
Mediaset (frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita).
Accusa: fondi neri per centinaia di milioni con l’acquisto a prezzi gonfiati di film Usa. Dibattimento a Milano.

Mediatrade/2 (frode fiscale).
Accusa: 10 milioni sottratti al fisco con l’acquisto di film Usa. Udienza preliminare a Roma.

Caso Ruby (prostituzione minorile e concussione).
Accusa: induzione alla prostituzione della minorenne marocchina Karima el Marough e telefonata in Questura per farla rilasciare dopo il fermo per furto. Dibattimento a Milano.

Nastro Fassino-Consorte (rivelazione di segreto d’ufficio).
Accusa: aver ricevuto e girato al Giornale la bobina rubata di una bobina sul caso Unipol, non trascritta e segreta. Udienza preliminare a Milano.

Stragi 1993 (concorso in strage).
Accusa: complicità  nelle bombe mafiose a Roma, Firenze e Milano. Nuova indagine a Firenze con richiesta di archiviazione.

CINQUE ARCHIVIAZIONI
Caso Saccà  (corruzione).
Accusa: aiuti finanziari promessi al capo di Raifiction in cambio di scritture a cinque “attrici”. Archiviato dal Gip di Roma.

Compravendita senatori (istigazione alla corruzione).
Accusa: favori e soldi promessi a senatori Unione in cambio del No a Prodi. Archiviato dal Gip di Roma.

Voli di Stato (abuso d’ufficio e peculato).
Accusa: trasportò amiche sull’aereo presidenziale da Roma a Olbia per festini in Sardegna. Archiviato dal Tribunale dei ministri.

Caso Sanjust (abuso d’ufficio e maltrattamenti).
Accusa: mobbing sull’ex marito di Virginia Sanjust, amante di B., fatto trasferire dal Sisde. Archiviato dal Tribunale dei ministri di Roma.

Agcom-Annozero (abuso d’ufficio).
Accusa: pressioni sull’Agcom per far chiudere Annozero dalla Rai. Archiviato dal Tribunale dei ministri di Roma.

CINQUE ASSOLUZIONI
Guardia di Finanza (corruzione).
Accusa: quattro tangenti Fininvest a ufficiali Gdf per addomesticare verifiche fiscali. Condannato in primo grado, prescritto in appello, assolto in Cassazione per insufficienza di prove (comma 2 art. 530 Cpp).

Medusa (falso in bilancio).
Accusa: 10 miliardi di lire in nero accantonati dall’acquisto di Medusa Cinema. Condannato in primo grado, assolto in appello e Cassazione per insufficienza di prove (comma 2 articolo 530 Cpp).

Mediatrade/1 (frode fiscale e appropriazione indebita).
Accusa: fondi neri dall’acquisto di film Usa. Prosciolto in udienza preliminare a Milano. Ricorso della procura in Cassazione.

Sme-Ariosto/1 (corruzione).
Accusa: aver corrotto magistrati romani per vincere la causa Sme contro De Benedetti; e aver tenuto a libro paga il giudice Squillante (capitolo Ariosto). Assolto in primo grado per insufficienza di prove su “Ariosto” e con formula ampia su “Sme”; con formula ampia su entrambi i capitoli in appello e Cassazione.

Telecinco (falso in bilancio e violazione antitrust).
Accusa: aver controllato, tramite prestanome, il 100 % della tv spagnola in barba al tetto antitrust del 30 %. Assolto a Madrid per modifica della legge antitrust spagnola.

DUE AMNISTIE
Bugie P2 (falsa testimonianza).
Accusa: avere mentito al Tribunale di Verona sulla sua iscrizione alla P 2. Reato accertato, ma amnistiato nel 1990.

Fondi neri Macherio (frode fiscale, appropriazione indebita e 4 falsi in bilancio).
Accusa: 4, 6 miliardi di lire pagati in nero per i terreni di Macherio. Prescritti 2 falsi in bilancio, amnistiato un terzo, assolto sul resto. 2

DEPENALIZZAZIONI
All Iberian/2 (falso in bilancio).
Accusa: fondi neri sulla offshore per corruzioni e scalate illegali in Italia e all’estero. Assolto perchè “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” in quanto l’imputato B. ha depenalizzato il falso in bilancio nel 2001.

Sme-Ariosto/2 (falso in bilancio).
Accusa: fondi neri esteri per pagare giudici. Assolto perchè “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’ha depenalizzato lo stesso imputato.

SEI PRESCRIZIONI

All Iberian/1 (finanziamento illecito).
Accusa: 23 miliardi di lire in nero a Craxi. Condannato in primo grado, prescritto in appello e in Cassazione grazie alle attenuanti generiche prevalenti (l’imputato è incensurato) che dimezzano la prescrizione.

Mondadori (corruzione giudiziaria).
Accusa: tangente al giudice Metta perchè annullasse il Lodo Mondadori e consegnasse il gruppo di De Benedetti a B. Prosciolto per prescrizione, sempre per le attenuanti generiche che la dimezzano.

Lentini-Milan (falso in bilancio).
Accusa: 10 miliardi di lire in nero al presidente del Torino, Borsa-no, in cambio della cessione del calciatore Lentini. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che la riducono ancora.

Bilanci Fininvest 1988- ’92 (falso in bilancio).
Accusa: fondi neri sottratti ai bilanci del gruppo. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che accorcia la prescrizione e alle attenuanti che li tagliano vieppiù.

Consolidato Fininvest (falso in bilancio).
Accusa: fondi neri per 1500 miliardi di lire su 64 società  offshore del “comparto B” della Fininvest. Prescrizione grazie alla legge B. sul falso in bilancio che abbrevia i termini di prescrizione e alle attenuanti generiche che li riducono ancora.

Mills (corruzione giudiziaria).
Accusa: aver corrotto l’avvocato inglese con 600 mila dollari in cambio di due false testimonianze nei processi Gdf e All Iberian. Prescrizione in primo grado, scattata dopo 10 anni anzichè dopo 15 grazie alla legge ex Cirielli, varata nel 2005 dal governo dello stesso imputato B.

Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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NOVECENTO SCIMMIE CAVIE, BALDUZZI MANDA GLI ISPETTORI: GRANATA (FLI) CHIEDE “UNA MORATORIA PER TUTTI GLI ANIMALI CONDANNATI A UNA SORTE CRUDELE”

Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile

ESPOSTI IN PROCURA, INTERROGAZIONI PARLAMENTARI: SI MOBILITA IL FRONTE ANIMALISTA CONTRO LE CRUDELTA’ CUI SARANNO SOTTOPOSTE 900 SCIMMIE IMPORTATE DALLA CINA E DESTINATE ALLA VIVISEZIONE… E’ ASSEDIO CONTRO LA MULTINAZIONALE HARLAN

Finisce sul tavolo del governo il caso delle 900 scimmie, destinate alla sperimentazione e alla vivisezione, importate dalla multinazionale Harlan nello stabilimento di Correzzana, in Brianza.
Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha disposto «verifiche immediate» sul carico di macachi- uno dei più grossi mai arrivati in Italia.
Gli accertamenti riguarderanno «il rispetto delle procedure previste dalla normativa sull`ingresso» nel nostro Paese «di «primati utilizzati per la sperimentazione scientifica», «in relazione sia alle condizioni di viaggio sia al trattamento degli animali».
Balduzzi ha dichiarato che la vicenda delle scimmie-rivelata ieri da Repubblica – sarà  monitorata costantemente dai tecnici del ministero della Salute: dovranno verificare eventuali irregolarità  e violazioni nelle modalità  con cui i macachi, dalla Cina, sono stati importati da Harlan, via Roma-Fiumicino, in uno dei due allevamenti-laboratorio italiani (l`altro è a San Pietro al Natisone, provincia di Udine).
Da notare: l`ingresso del mega-carico di primati in Italia è stato autorizzato dallo stesso ministero, competente in materia.
È dunque al ministro Balduzzi che, con due interrogazioni parlamentari, Fabio Granata, vice coordinatore nazionale di Fli, e Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del Turismo, chiedono di fare chiarezza.
Granata invoca «una moratoria per queste scimmie e per tutti gli animali condannati alla stessa crudele sorte. Dopo l`ennesimo episodio di barbarie- sottolinea l`esponente finiano – è il momento che in Italia si apra una seria riflessione sull`opportunità  di mettere fine alla pratica della vivisezione».
Granata ha annunciato che chiederà  a Balduzzi «la posizione del governo in materia e di non cedere alle pressioni delle lobby industriali».
L`ex ministro Brambilla, nel merito del caso Harlan, vuole sapere «attraverso quale iter è stata autorizzata l`importazione di un numero così elevato di macachi destinati ai laboratori, chi è il funzionario del ministero che ha firmato l`atto, quali controlli sono stati effettuati sul trasporto dalla Cina e con quale frequenza vengono eseguite verifiche igienico sanitarie nello stabilimento Harlan».
Per sollecitare un intervento nella struttura, e un eventuale sequestro dei macachi, Brambilla ha presentato anche un esposto alla Procura e ai Nas.
Il mondo degli animalisti, intanto, è in rivolta contro Harlan.
I primi a manifestare davanti al capannone di Correzzana sono stati i militanti di “Cento per cento animalisti”, che continueranno la protesta.
La vicenda sta compattando il fronte delle associazioni che si battono contro le pratiche della vivisezione e della sperimentazione scientifica: un settore nel quale Harlan – che alleva e vende animali da laboratorio – è tra i leader mondiali.
«È una vergogna, nei prossimi giorni organizzeremo nuove iniziative contro questa multinazionale», dice Susanna Chiesa, presidente di “Freccia 45”. Manifestazioni di protesta – anche davanti ai ministeri della Salute e dell`Ambiente- sono state annunciate da Fare Ambiente.
Gli animalisti chiedono di«fermare il massacro» degli animali-cavie.
«La grandezza e il progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali», diceva Gandhi.
“Cento per cento animalisti” lo ha scritto su uno striscione che verrà  esposto mercoledì allo stadio di Marassi in occasione della partita Italia-Usa.

Paolo Berizzi
(da “La Repubblica”)

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“SECOLO XIX”: “LIGURIA FUTURISTA IRONIZZA: BELSITO CORRA PER TURSI”

Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile

IL MAGGIOR QUOTIDIANO LIGURE RIPRENDE LA PROVOCAZIONE “FUTURISTA”

“La Lega sciolga la riserva e annunci il suo asso nella manica: il tesoriere della Lega è l’uomo adatto per far quadrare i conti del Comune, l’unico candidato capace di ridare lustro agli studi universitari e impulso a nuove iscrizioni all’ateneo…” è l’ironica proposta che Liguria Futurista lancia per il candidato sindaco di Genova. “Musso e Doria comincino a tremare”.

(da “Il Secolo XIX” di domenica 26-02-2012)

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L’EXPORT DEL LAVORO: DELOCALIZZAZIONE, IN DUE ANNI BRUCIATI 34.000 POSTI DI LAVORO

Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile

IL 13,5% DELLE AZIENDE TRASLOCA OLTRE CONFINE… CORRUZIONE, TASSAZIONE, BANCHE, BUROCRAZIA E INFRASTUTTURE INADEGUATE LE CAUSE PRINCIPALI DELL’ABBANDONO

Sergio Marchionne ventila l’ipotesi di chiudere due stabilimenti Fiat in Italia che, evidentemente, sarebbero sostituiti da produzioni all’estero.
Non importa come e dove: non necessariamente negli Stati Uniti, ma magari in Serbia o in Cina.
Pochi gli ricordano che negli ultimi dieci anni i posti di lavoro persi in Italia dal gruppo Fiat a causa del fenomeno delle delocalizzazioni sono stati ben 20 mi-
la.
Cinquemila quelli dei call center altrettanti nella telefonia.
Delocalizzazioni come quella della Omsa fanno perdere all’Italia 400 posti di lavoro, mentre la Dainese di Molveno, la casa delle tute sportive e motociclistiche che rifornisce anche Valentino Rossi, sposta tutto in Tunisia, dove impiega già  500 persone, salvando solo 80 lavoratori su 250.
E poi, ancora, il caso di Bialetti, Omsa, Rossignol, Geox e la complessa situazione del nord-est dove il fenomeno della delocalizzazione nei settori del tessile e abbigliamento e calzaturiero è stata devastante con le perdite, solo nel distretto tessile veneto (Verona, Vicenza, Padova e Treviso) di decine di migliaia di posti con un impatto sui piccoli laboratori artigiani che facevano da sub-fornitori alle imprese medio-grandi.
Prendendo come base della propria ricerca le imprese italiane dell’industria e dei servizi italiani con più di 50 addetti, l’Istat ha rilevato che nel periodo 2001-2006, circa 3.000 imprese, pari al 13,4 per cento delle grandi e medie imprese industriali e dei servizi, hanno avviato processi di questo tipo. L’internazionalizzazione ha interessato maggiormente le imprese industriali (17,9 per cento) rispetto a quelle operanti nel settore dei servizi (6,8).
Ad attirare di più le imprese italiane nel periodo 2001-06 è stata l’Europa, verso la quale si è indirizzato il 55 per cento delle imprese internazionalizzate. Nel resto del mondo si distinguono Cina (16,8) e Usa e Canada (complessivamente 9,7), seguiti da Africa centro-meridionale (5) e India (3,7). Le previsioni per il periodo 2007-09 segnalano invece una forte crescita degli investimenti in India, Africa e nei paesi europei extra Ue.
Secondo i dati dell’European Restructuring Monitorprogetto che monitora i processi di ristrutturazione aziendale nei 27 paese Ue più la Norvegia, la percentuale di incidenza dei paesi asiatici è al 25 per cento.
La motivazione fondamentale di questa scelta è scontata, la riduzione del costo del lavoro e degli altri costi di impresa.
Nelle brochure di consulenti aziendali come la Pricewaterhouse si può leggere che le opportunità  della delocalizzazione sono date dalla crescita dei paesi emergenti, dal formarsi di una nuova classe media, dallo sviluppo delle infrastrutture e dall’emergere di sempre nuovi paesi (non solo est europeo ma anche Asia, Cina, Vietnam e Thailandia).
Riguardo all’impatto sui posti di lavoro, secondo i dati dell’Erm, il 6,4 per cento dei posti di lavoro persi in seguito a ristrutturazioni aziendali è “imputabile a iniziative di delocalizzazione”.
Numero che, per il 2009-10 significa circa 34 mila posti persi.
All’Italia va un po’ meglio di altri paesi europei che soffrono perdite maggiori: il 6,6 per la Francia, il 6,9 per la Germania e, addirittura, l’8,9 per cento per la Gran Bretagna.
I comparti maggiormente colpiti sono quello tessile, l’abbigliamento e calzaturiero, la meccanica e le apparecchiature, industriali e per ufficio, la meccanica elettrica e il settore automobilistico (la Fiat in Serbia insegna).
Un ultimo sguardo sul fenomeno lo offrono i dati dell’Istituto per il commercio estero secondo i quali il numero di investitori italiani (gruppi industriali o imprese autonome) attivi sui mercati internazionali ammonta a quasi 5.800 unità , per un totale di 17.200 imprese estere partecipate a vario titolo con un numero di dipendenti totali all’estero pari a 1.120.550 unità  per un fatturato realizzato dalle affiliate estere nel 2005 di quasi 322 miliardi di euro.
Per contro, le imprese italiane partecipate da società  estere sono circa 7.000, con l’intervento di quasi 4.000 imprese investitrici, un totale di dipendenti in Italia di quasi 860.000 unità .
Un saldo negativo di 260.000 posti di lavoro.

Salvatore Cannavò
(da “Il Fatto Quotidiano)

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C’ERA UNA VOLTA L’EDUCAZIONE: LA PRIMA RIFORMA CHE NECESSITA ALL’ITALIA

Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile

LA GRAFFIANTE SATIRA DI MASSIMO FINI SUL MALCOSTUME ITALICO: “UNO DI QUESTI GIORNI AMMAZZO QUALCUNO”

Da qualche anno vado a nuotare in un centro sportivo di antica tradizione meneghina.
Le attrezzature sono ottime: piscina olimpica, campi da tennis, palestra.
L’abbonamento è piuttosto salato, per gente benestante (in giro si vedono solo Il Giornale’ e Libero).
Nei primi tempi, per tre volte a fila, mi hanno fregato i quattrini che avevo lasciato nei vestiti. Allocco io, ma non pensavo che in un posto del genere ci fosse gente che va a frugare nelle tasche altrui. (Invece avrei dovuto essere ammaestrato. Una macchina me l’hanno rubata nel lussuoso parcheggio sotterraneo di Canale 5, sotto il Palazzo dei Cigni, a Milano Due. Se non è stato Berlusconi, sarà  stato Dell’Utri).
Icona dell’educazione
Capita l’antifona, adesso di soldi in piscina non ne porto più.
In compenso mi hanno scassinato varie volte l’armadietto. Portano via le modeste cose che ci sono: l’accappatoio, un paio di costumi, le ciabatte.
Citofonano: “Ho un pacco per la signora P.” dice una voce italiana. “Guardi che ha sbagliato. Al 16 trova la sign…”.
Non mi fanno nemmeno finire la frase e buttano giù il microfono senza dire nè ‘scusi’ nè ‘grazie’.
Accade quasi quotidianamente per un caso di semiomonimia.
Capita spesso che per la strada mi chiedano un’informazione. Sulle prime mi stupivo che si rivolgessero a un vecchio talpone come me.
Poi ho capito.
Intorno c’è solo gente attaccata al cellulare o con l’ I-Pad sulla pancia come un marsupio.
Se è un giapponese si inchina tre volte. Se è un ‘chicanos’ mi sorride. Alle volte facciamo quattro chiacchere.
Un italiano gira il culo senza dire ‘ba’.
Qualche tempo fa, districatomi dai funerali di Bocca, cercavo un posteggio taxi.
Vedo sul marciapiede una vigilessa, bassa, tarchiata.
“Mi scusi, sa dov’è un posteggio taxi?”. “No”. E “E piazza Baracca?”. “Che ne sacciu”.
Un tempo a Milano c’era ‘il ghisa’, un personaggio mitico.
Disarmato, stava a metà  fra il vigile di quartiere e il ‘bobby’ londinese.
Alto, di bell’aspetto, milanese era un punto di riferimento per i meneghini che si rivolgevano a lui per qualsiasi problema: “Guarda, c’è lì il ghisa”, “chiedilo al ghisa”, “ chiamiamo il ghisa”. Adesso ci sono questi qua che non conoscono nemmeno la topografia della città .
Mi telefona il direttore di un importante quotidiano. Vuole vedermi. “Va bene”. “Chiamami tu lunedì mattina. Lunedì, diligente, telefono. “Sono in riunione, ti richiamo fra cinque minuti”. Mai più sentito.
La direttrice di un mensile ‘online’ vuole un’intervista. Arriva a casa mia in pompa magna, con un’operatrice, una regista, una redattrice.
La cosa si prolunga. Suonano alla porta.
“Visto che ero qui” dice la tipa “ho fatto venire un’altra persona che devo intervistare”.
Per la verità  io avrei da lavorare, ma lascio fare (“Par delicatesse j’ai perdu ma vie” scrive Rimbaud).
Quando finisce la prego di dirmi dove e quando uscirà  l’intervista. “Certo”. Sparita.
Viene da me Oleg, moldavo, un muratore che si presta anche per lavoretti da factotum. Viene due sere di seguito perchè la prima, per un lavoro a modo, gli mancavano certe viti.
Gli chiedo: “Quanto le devo?”. “Niente”. “Come niente?”. “Erano cose minime. Sono un muratore, mi chiami se ha bisogno”.
Per gli stessi lavoretti chiamo, a volte, il mio elettricista.
Per la sola uscita sono 30 euro e fa sempre in modo di lasciare qualcosa di incompiuto per poter ritornare.
Adesso anche da noi gli impiegati agli sportelli pubblici hanno, come in Svizzera, la targhetta sul petto con nome e cognome.
Solo che in Svizzera al terzo rilievo li cacciano a pedate nel culo.
Da noi rimangono indolenti e sgarbati, tanto chi li punisce?
Io penso che la prima riforma da fare in Italia sia quella della buona educazione.
È questo stillicidio di sgarberie, di furberie, di squallidi latrocini che inquina la nostra vita e, alla fine, esaspera.
Uno di questi giorni ammazzo qualcuno.

Massimo Fini blog

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LE CENSURE DI FACEBOOK: NIENTE ALLATTAMENTO E VIOLENZA VERBALE VIETATA

Febbraio 26th, 2012 Riccardo Fucile

LE LINEE GUIDA PER IL SOCIAL NETWORK, IN RETE I DOCUMENTI DEI MODERATORI, SCOPPIA LA POLEMICA…NO A NUDO E FOTOMONTAGGI E IN TURCHIA NON SI PARLA DEI CURDI

Non si può allattare, non si può andare in bagno, forse non si possono nemmeno mostrare i piedi nudi, non si può parlare di Kurdistan se si risiede in Turchia.
Si tratta delle regole base che si devono seguire per vivere nel mondo virtuale di Facebook.
Solo che non vengono sempre esplicitate agli utenti, che diventano a volte violatori inconsapevoli dei diktat della casa di Cambridge.
Il controllo dei contenuti pubblicati dagli utenti di tutto il mondo (850 milioni, secondo gli ultimi dati) si svolge su più livelli.
Il primo, il più basso – capita, se si violano le regole, di trovarsi l’account bloccato per 24 o 48 ore, di non poter più mandare inviti agli amici, ecc. – è affidato ad aziende esterne.
Una di queste è oDesk. La scorsa settimana un ex impiegato della compagnia, Amine Derkaoui, ha diffuso tramite il sito Gawker.com le linee guida dell’azienda di Cambridge (documento che poi è stato modificato e ripubblicato).
Il marocchino, 21 anni, intendeva protestare per il trattamento umiliante subito dai lavoratori, pagati 1 dollaro l’ora.
Da Facebook ammettono senza problemi il ricorso a compagnie esterne per il controllo, e assicurano che per «processare in modo rapido ed efficiente milioni di segnalazioni che riceviamo ogni giorno», le società  selezionate «sono soggette a rigorosi controlli di qualità  e abbiamo implementato diversi livelli di tutela per proteggere i dati degli utenti che usano il nostro servizio. Inoltre nessun altra informazione viene condivisa con terzi oltre ai contenuti in questione e alla fonte della segnalazione. Abbiamo sempre gestito internamente le segnalazioni più critiche e tutte le decisioni prese dalle terze parti sono soggette a verifiche approfondite».
Così è emerso il meccanismo in base al quale alcune foto scompaiono dopo poco dalle bacheche degli utenti, o come gli account vengono di volta in volta bloccati o sospesi.
Gli standard comunitari che gli utenti di Facebook accettano al momento dell’iscrizione recitano «Ci impegniamo a coltivare un ambiente in cui ognuno possa parlare apertamente di problemi comuni e condividere il proprio punto di vista nel pieno rispetto dei diritti degli altri», e avvisano che: potrebbero essere rimossi i contenuti che indicano un appoggio ad organizzazioni violente; che le autorità  competenti saranno informate in caso di minacce di suicidio; che bullismo e molestie saranno presi in assoluta considerazione; che «la discriminazione di individui in base a razza, etnia, nazione di origine, religione, sesso, orientamento sessuale o malattia rappresenta una grave violazione»; che le immagini di violenza sadica non sono tollerate; che protegge la privacy; che non consente «l’organizzazione di atti di vandalismo, furti o frodi».
Fino a qui tutto bene, ma all’atto pratico, che cosa è consentito pubblicare e condividere, e cosa no?
E qual è il limite tra la «pulizia» e la censura stretta?
Il documento fornito da Derkaoui presenta l’esatto limite: la pattuglia di moderatori riceve una segnalazione e sceglie se accoglierla, cancellando il contenuto, respingerla, mantenendolo, o inoltrarla a livelli più alti di quella che sembra una struttura piramidale per un ulteriore vaglio.
Vengono censurate fotografie con un abbigliamento che evidenzia troppo la zona genitale (per maschi e femmine), quelle di donne che allattano bambini senza coprirsi il seno (è dei giorni scorsi la cancellazione di una foto di una donna di colore che allattava un bambino bianco, o albino), giocattoli sessuali (ma solo se usati nel loro contesto), oggetti di feticismo sessuale (senza specificare quali siano, se indumenti, parti del corpo o altro), immagini di persone ubriache o addormentate con il volto disegnato da qualche buontempone, o persone che vanno in bagno.
O quelle comparative tra due individui, o tra una persona e un animale che magari le somiglia.
Ma anche frasi ed espressioni, e qui si tocca la libertà  di espressione, che possano incitare alla violenza (l’esempio? «I love hearing skulls crack», «Mi piace sentire un cranio che si frattura»), a prescindere dal loro contesto, o che «mostrino supporto per organizzazioni o persone note prevalentemente per la loro violenza», a giudizio del moderatore che riceve la segnalazione.
Censurate anche le esplicite attività  sessuali, anche se «velate», mentre vengono consentiti i baci anche tra individui dello stesso sesso.
Vengono inoltrate ai piani superiori frasi e immagini che negano l’Olocausto, se pubblicate in Germania, ma anche gli attacchi ad Ataturk (il padre dei Turchi), le mappe del Kurdistan, le bandiere turche bruciate e i contenuti che appoggiano il Pkk, il partito curdo combattente se effettuate in Turchia, o da utenti turchi.
E questa indicazione è già  una palese scelta politica.
Rincarata dal commento che recita: «Ignorare se chiaramente contro il Pkk».
In molti paesi europei la negazione dell’Olocausto è un reato, e in Turchia lo è il supporto al movimento curdo.
Ma non lo è nel resto del mondo, e viene da chiedersi cosa potrebbe accadere se un utente straniero commettesse queste violazioni sulla bacheca di un utente turco o tedesco.
Sembra una palese violazione della libertà  di opinione, tanto più che, se nelle linee guida generali si parla di contenuti violenti o espliciti, non si parla mai di contenuti politici da evitare.
Eppure, per queste violazioni non esplicitate è previsto il blocco dell’accesso al servizio per l’utente che le commette.
Facebook però risponde che questi blocchi non scattano, o non dovrebbero scattare, per utenti di paesi dove il commento non costituisce reato: «Non è che tutti gli utenti non possano negare l’Olocauto. La negazione dell’Olocausto è vietata per legge in Germania, quindi i contenuti vengono bloccati in Germania. Facebook è compliant (si adatta, ndr) con le leggi locali».
Si suppone, quindi, che a breve verrà  pubblicato anche un aggiornamento delle linee guida che vieti di negare il genocidio che i turchi hanno commesso ai danni degli armeni: in Francia, infatti, sta per diventare reato.
Sì alle foto della marijuana, no alle altre droghe se non nel contesto di studi medici o scientifici.
Ovviamente se non si fa riferimento a un’offerta di vendita delle sostanze, però. Sì ai video di risse scolastiche, a meno che non siano pubblicati per bullismo.
I video sulle torture agli animali sono ammessi ma solo se sono apertamente schierati contro la violenza.
A sorprendere di più, però, sono i contenuti che devono essere consentiti: «E’ ok mostrare i fluidi corporei (con l’eccezione dello sperma) a meno che nel processo non sia coinvolto un essere umano».
Traduzione spicciola: sangue, ferite, o altro sono «ok» a meno che non si veda l’atto di violenza che l’ha causata.
«Ferite profonde sono ok, il sanguinamento eccessivo è ok, teste rotte e arti recisi sono ok finchè non si vedono le interiora».
E qui scatta la nota che sottolinea come non siano ammesse eccezioni per i link alle notizie o a contenuti che richiedono il controllo da parte dei genitori.

Maria Strada
(da “Il Corriere della Sera”)

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IN AULA ARRIVA L’URLO LIBERATORIO: HO IL VITALIZIO

Febbraio 25th, 2012 Riccardo Fucile

CINQUE ANNI DI MANDATO PARLAMENTARE E’ IL MINIMO PER OTTENERE L’INDENNITA’ A VITA….MA I DEPUTATI CHE SONO ENTRATI PER LA PRIMA VOLTA NEL 2006 E CHE SONO CADUTI CON LA FINE DEL GOVERNO PRODI ORA SCOPRONO CHE, SE RIELETTI NEL 2008, HANNO MATURATO I REQUISITI LO STESSO

Lo ha visto aggirarsi tra i banchi della Camera con aria festante.
“È fatta!”, esultava “è fatta!”.
La giovane deputata del Pd ci ha messo un po’ a capire i motivi di tanto giubilo.
Il collega che è entrato in Parlamento prima di lei, quando al governo c’era Romano Prodi, ha capito solo adesso che è arrivato a quota 5.
Cinque anni di mandato, il minimo per ottenere il vitalizio. Forse anche lui, come tanti cittadini, aveva capito che dopo la riforma del 2007 il diritto alla pensione maturava solo dopo due anni sei mesi e un giorno di legislatura (prima bastavano 24 ore, oggi serve un lustro).
Invece ha scoperto che quei due anni che ha passato con il governo di centrosinistra erano un “credito” di cui poter godere, visto che è stato rieletto.
Perchè i cinque anni sono obbligatori sì, ma non necessariamente consecutivi.
Così, nel maggio del 2011, raggiunti i tre anni dall’elezione del 2008, è arrivato ai fatidici cinque anni che gli garantiscono il vitalizio vecchio stile, visto che il passaggio al contributivo è scattato a gennaio 2012.
E come lui la regola vale per decine di altri entrati per la prima volta in Parlamento nel 2006 (Prodi cadde due anni dopo) e tornati a sedere sugli scranni nel 2008: c’è Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Daniele Capezzone, Massimo Donadi, Antonio Borghesi, Manuela Di Centa, Giorgia Meloni.
Tutti con la pensione garantita da maggio scorso.
Per un parlamentare che festeggia a scoppio ritardato, c’è n’è uno, invece, che arriva pronto all’appuntamento.
Pietro Cannella, deputato siciliano 47 enne, porta a casa l’assicurazione per la vita: ha lasciato il suo incarico da assessore al Comune di Palermo a dicembre, per subentrare a Niccolò Cristaldi, che ha optato per la carica di sindaco di Mazara del Vallo.
I due hanno dato vita a un leggendario incrocio di casta: entrando in Parlamento Cannella ha potuto accumulare quei due mesi che gli mancavano per concludere i quattro anni e dieci mesi trascorsi alla Camera nella XIV legislatura, dal 2001 al 2006.
Cristaldi, invece, lasciando la Camera prima del 31 dicembre è riuscito a mantenere il vitalizio vecchio stampo e a sfuggire alla riforma che scattava dal primo gennaio.
Se il caso (anzi, il Pdl) non li avesse messi in lista uno sopra l’altro, si sarebbero meritati un premio all’ingegno.
Ai parlamentari che hanno conquistato “a rate” il vitalizio, comunque, restano altri due anni da accumulare.
Uno è praticamente già  passato, l’altro difficilmente non ci sarà .
In ogni caso, se mai il governo Monti dovesse cadere prima della primavera del 2013, nella riforma di gennaio c’è un’altra clausola dalla loro: gli ultimi sei mesi si possono riscattare e arrivare così a legislatura completa.
Due anni in più in Parlamento, significa prendere il vitalizio con due anni di anticipo rispetto alla soglia dei 65 anni stabilita sempre dalla stessa riforma.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI PRESCRITTO GRAZIE ALLA LEGGE AD PERSONAM, MA I GIUDICI NON LO ASSOLVONO

Febbraio 25th, 2012 Riccardo Fucile

PROCESSO MILLS, L’EX PREMIER PRESCRITTO GRAZIE ALLA EX CIRIELLI CHE AVEVA ABBASSATO DA 15 A 10 ANNI I TERMINI PER LA CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI… IL REATO SI SAREBBE ESTINTO UNA DECINA DI GIORNI FA

Prescrizione per Silvio Berlusconi al processo Mills. Scattata, a quanto si apprende, appena una decina di giorni fa.
Il giudice Francesca Vitale, dopo circa due ore di camera di consiglio, ha dichiarato “il non doversi procedere”, perchè “il reato è estinto per intervenuta prescrizione”.
Il presidente ha citato l’articolo 531 del codice di procedura penale. Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari, non è stato ritenuto innocente dal collegio giudicante, che altrimenti avrebbe optato per l’assoluzione.
Tanto è vero che il difensore Piero Longo ha affermato a caldo: “Una sentenza così la impugno tutta la vita”.
Insieme al collega Niccolò Ghedini, infatti, aveva chiesto come prima istanza l’assoluzione nel merito.
Per motivi opposti, anche la Procura sembra intenzionata a ricorrere in appello. ”Noi abbiamo l’auspicio di avere un’assoluzione piena”, ha aggiunto Ghedini, “perchè crediamo che il presidente Berlusconi se la meriti”.
I legali attendono comunque le motivazioni della sentanza di primo grado, che saranno rese pubbliche entro novanta giorni.
Lo scoccare della prescrizione è determinato da una legge ad personam, la “ex Cirielli” approvata nel 2005 dalla maggioranza berlusconiana. Prima, infatti, il reato di corruzione in atti giudiziari si prescriveva in 15 anni, scesi a dieci dopo l’approvazione della norma.
La prescrizione sarebbe scattata appena una settimana-dieci giorni fa.
A quanto si apprende, infatti, il Tribunale ha calcolato che i termini per perseguire il leader del Pdl sono scattati tra il 15 e il 18 febbraio.
Il conteggio sarebbe stato fatto scattare l’11 novembre 1999, giorno del presunto versamento di 600 mila dollari da Berlusconi al legale inglese, il punto chiave dell’accusa di corruzione.
Da lì la decorrenza dei dieci anni previsti per la prescrizione ha subito alcune interruzioni previste dalla procedura, e così, secondo i giudici di primo grado, si è arrivati all’estinzione del reato una manciata di giorni prima della lettura della sentenza.
Lo stesso Mills, nel processo per la stessa vicenda, aveva ottenuto la prescrizione in Cassazione per soli venti giorni di “ritardo”, dopo le condanne in primo e secondo grado.
In questi conteggi, il collegio avrebbe adottato la giurisprudenza secondo la quale quando si verifica una sospensione in attesa della decisione della Corte Costituzionale (cosa accaduta due volte in questo processo) su eccezioni di legittimità  di una norma, i termini di prescrizione riprendono a decorrere dalla pubblicazione della sentenza della Consulta in Gazzetta Ufficiale.
Per il pm Fabio De Pasquale, invece, ci sarebbe ancora tempo, perchè la prescrizione scatterebbe il 3 maggio oppure si potrebbe arrivare anche fino a metà  luglio, se si considera che il reato sarebbe stato commesso il 29 febbraio 2000.
Nei suoi calcoli, poi, il pm parte dal presupposto che le sospensioni della prescrizione, in attesa delle due decisioni della Consulta, sono terminate solo quando il dibattimento è ripreso.
Ancora diversi i calcoli della difesa, che prendeva in considerazione altre variabili, concludendo che il reato poteva essere già  dichiarato prescritto l’8 gennaio scorso, o anche il 31 gennaio, o al massimo il 3 febbraio.
Per l’ex premier, il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto 5 anni di reclusione con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.
L’avvocato Longo, difensore dell’ex premier con Niccolò Ghedini, al termine della sua arringa aveva avanzato ai giudici la richiesta di assolvere Berlusconi perchè il fatto non sussiste.
In subordine, l’assoluzione dell’ex premier per non aver commesso il fatto o il proscioglimento per prescrizione.
Proprio sulla prescrizione si è giocata la partita nelle ultime fasi del processo, con calcoli discordanti tra accusa e difesa.
Nella sua arringa, Longo aveva sottolineato che “non esiste falsa testimonianza di Mills nei due processi” che si sono svolti alla fine degli anni Novanta — quello per le tangenti alla Guardia di finanza e All Iberian, al centro dell’accusa di corruzione in atti giudiziari.
E l”’eventuale reticenza” di Mills in aula andrebbe valutata in base al fatto che un testimone “reticente su cose che possano incriminarlo non commette falsa testimonianza”.
Infine, per la difesa di Berlusconi, “manca la prova dell’accordo corruttivo”.   Il legale aveva concluso con un’esortazione ai giudici: “Decidete senza timori e senza speranza”.
Per la Procura di Milano, l’ex premier avrebbe corrotto il legale inglese David Mills con un versamento di 600 mila dollari per indurlo a testimonianze reticenti nell’ambito dei processi All Iberian e tangenti alla Guardia di finanza che lo vedevano imputato.
Mills, che su quei 600 mila dollari ha fornito via via versioni discordanti, ha ottenuto la prescrizione in Cassazione, con una sentenza che però confermava le tesi dell’accusa, che avevano portato alla condanna dell’avvocato per corruzione in primo grado e in appello.
La posizione di Berlusconi, inizialmente imputato con Mills, era stata stralciata per l’approvazione del lodo Alfano sull’immunità  delle più alte cariche dello Stato, poi dichiarato incostituzionale.
In questo nuovo processo l’avvocato inglese, sentito in videoconferenza da Londra con un fitto contorno di schermaglie procedurali, ha negato di essere stato corrotto da Berlusconi e ha spiegato di aver ricevuto i 600 mila dollari dall’armatore napoletano Diego Attanasio, che a sua volta ha sempre smentito la circostanza.
Berlusconi non si è presentato in aula per la lettura della sentenza.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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