Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
GLI SVILUPPI DELLE INDAGINI SULLA FONDAZIONE MAUGERI CHE AVEVANO PORTATO IN CARCERE ANCHE DACCO’, IL FACCENDIERE DELLE VACANZE PAGATE A FORMIGONI
Sono in corso da parte della Polizia giudiziaria della Procura di Milano sequestri di beni immobili e quote di società italiane ed estere per oltre 60 milioni di euro nell’ambito dell’inchiesta sul caso Maugeri.
I beni sono stati sequestrati alle cinque persone arrestate lo scorso aprile: fra loro c’è anche Pierangelo Daccò, il faccendiere vicino a Comunione e liberazione che avrebbe pagato le vacanze del governatore lombardo Roberto Formigoni. Il quale si è limitato a commentare la vicenda con un “non ne so nulla, ho letto solo la notizia”.
Fra i beni figurano anche ville, hotel, quote di alcune società italiane ed estere e Amerika, il lussuoso fuoribordo Ferretti Navetta 33 appartenente alla flotta messa a disposizione da Daccò al governatore Formigoni per le sue vacanze.
L’imbarcazione è attualmente ormeggiata nel porto di Ancona. Nel mirino degli inquirenti anche un migliaiobottiglie di vini pregiati per un valore di acquisto superiore ai 300mila euro, che lo stesso Daccò aveva depositato presso la cantina del noto ristorante milanese Sadler (estraneo comunque alla vicenda).
I provvedimenti sono stati disposti dal gip Vincenzo Tutinelli, il quale ha accolto la richiesta dei pm Luigi Orsi, Laura Pedio, Gaetano Ruta e Antonio Pastore.
Il gip ha sequestrato al faccendiere anche un immobile in via Melchiorre Gioia, quattro a Sant’Angelo Lodigiano, uno a Bonassola, quattro terreni a Bonassola, una villa a Schina Manna (in Sardegna) e 11 conti correnti.
A Umberto Maugeri, l’ex presidente del cda della Fondazione Maugeri dimessosi dopo l’ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari, sono stati invece sequestrati 14 conti correnti, una casa in via Bainsizza 2 a Milano, una villa a Venezia e una Mitsubishi, oltre ad altri 4 appartamenti a lui riconducibili tramite la Modrone società semplice.
Sigilli anche alle quote di capitale di Maugeri nella società .
L’inchiesta ipotizza l’esistenza di un’associazione per delinquere transnazionale finalizzata a reati tra cui il riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita, l’appropriazione indebita pluriaggravata ai danni della Fondazione Maugeri, la frode fiscale, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
In particolare le indagini hanno permesso di scoprire oltre 70 milioni di euro di fondi neri all’estero accumulati in alcuni anni.
Ricostruiti anche flussi finanziari illecitamente sottratti alla Fondazione Maugeri e transitati nella rete di conti correnti e società estere costituiti anche in Paesi off-shore.
Da qui la decisione del sequestro preventivo “del profitto dei reati contestati anche ‘per equivalente’ laddove non sia possibile reperire le somme direttamente pertinenti il reato”.
All’ex assessore regionale lombardo dc Antonio Simone, arrestato nell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri, viene contestato un riciclaggio da oltre dieci milioni di euro e un milione 300mila dollari. Simone, si legge nel decreto, “trasferiva denaro (proveniente dai reati di appropriazione indebita ai danni della Maugeri) per un importo di circa dieci milioni e un milione 300mila dollari”.
E “compiva in relazione a esso – si legge sempre nel decreto – altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della sua provenienza delittuosa, facendo transitare tali somme su conti correnti riferibili a lui personalmente o a sue società in forza di falsi contratti di consulenza, così da disperderne le tracce”.
A Simone sono stati sequestrati due conti correnti, quote societarie per 20mila euro e un’abitazione a Schinna Manna (Olbia).
Emilio Randacio
(da “La Repubblica”)
argomento: Formigoni | Commenta »
Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
I DATI DEL BOLLETTINO STATISTICO DI VIA NAZIONALE: IL DEBITO SI ATTESTA A 1.996,3 MILIARDI
Nuovo record per il debito italiano. Secondo il Supplemento Finanza pubblica di
bankitalia, il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 17,1 miliardi rispetto al mese precedente, raggiungendo un nuovo massimo storico pari a 1.966,3 miliardi di euro.
Con il debito aumentano anche le entrate tributarie grazie, tra l’altro, alle tasse sulla benzina.
IL DEBITO
Nel complesso nei primi 5 mesi il fabbisogno complessivo (53,1 miliardi) è stato superiore di 5 miliardi rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo del 2011 (48,2 miliardi) – spiega ancora la Banca d’Italia -.
Vi hanno influito principalmente gli esborsi in favore degli altri paesi dell’area dell’euro (pari, nel periodo di riferimento, a circa 16,4 miliardi, a fronte dei 4,7 nel 2011); in senso opposto hanno invece operato le misure relative alla tesoreria unica, che hanno comportato il riversamento da parte degli enti decentrati presso la tesoreria centrale di 9 miliardi, precedentemente detenuti presso il sistema bancario. Escludendo questi due fattori, l’aumento del fabbisogno rispetto al corrispondente periodo del 2011 è di circa 2,3 miliardi. In altre parole, via Nazionale spiega che l’incremento è «attribuibile principalmente all’aumento delle disponibilità liquide detenute dal Tesoro (di 8,3 miliardi, a 35,8), al fabbisogno (6,2 miliardi), a scarti di emissione (2,3 miliardi) dovuti all’emissione di titoli sotto la pari, alle variazioni del cambio (0,2 miliardi)».
Pesano anche le garanzie italiane sulle emissioni dell’European financial stability facility (Efsf), che hanno aumentato debito e fabbisogno di circa 1,8 miliardi.
LE TASSE
Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono aumentate a maggio di 1,4 miliardi (+4,6%) rispetto allo stesso mese del 2011.
Lo rileva la Banca d’italia nel Supplemento sulla finanza pubblica.
Nei primi cinque mesi le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono aumentate dell`1,1% (1,6 miliardi) rispetto al corrispondente periodo del 2011, «trainate dalla crescita dei proventi delle accise sulle risorse energetiche».
(da “Il Corriere della Sera“)
argomento: economia | Commenta »
Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
STADERINI E MAGI VOGLIONO REGOLAMENTARLA ATTRAVERSO ORARI E LUOGHI INDICATI, PER COMBATTERE IL MERCATO CRIMINALE
«Di fronte al fallimento delle manie proibizioniste di sindaci sceriffi come Alemanno, è ora di legalizzare e regolamentare l’esercizio della prostituzione».
È la proposta choc avanzata ieri dal segretario dei Radicali italiani, Mario Staderini, e dal numero uno del partito a Roma, Riccardo Magi.
«Non c’è da stupirsi – continuano i due esponenti politici – se chi ha ridotto un fenomeno sociale a questione di decoro urbano si riveli nei fatti indifferente alle condizioni di vita di migliaia di “sex workers”.
Azioni coraggiose come quella dei cittadini dell’Eur e della consigliera Matilde Spadaro hanno il merito di imporre un dibattito che gli sceriffi e certi intellettuali rifiutano da sempre.
Come a Milano e Caserta, dove i Radicali hanno presentato delibere popolari per la regolamentazione della prostituzione: meglio disciplinare orari e luoghi piuttosto che farceli imporre dal mercato nero e criminale», concludono Staderini e Magi.
In Italia ci aveva pensato la legge Merlin, la n. 75 del 20 febbraio 1958, chiamata così perchè la prima firmataria fu la senatrice socialista Lina Merlin, a stabilire la chiusura delle case di tolleranza, ad abolire la regolamentazione della prostituzione e ad introdurre una serie di reati per contrastare lo sfruttamento delle donne.
Ed ora i Radicali ripensano alle «case chiuse».
(da “La Stampa”)
argomento: Costume | Commenta »
Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
SCOPPIA LA PROTESTA DEI MILITANTI SU SOCIAL NETWORK E BLOG: “I NOSTALGICI CRAXIANI HANNO GETTATO LA MASCHERA”… SE NE SONO ACCORTI SOLO ORA
Per ora si va avanti così, da separati in casa. Ma quella casa, se dovesse tornare a
chiamarsi Forza Italia, a tanti starebbe stretta.
L’intervista di Berlusconi alla Bild ha spiazzato il popolo degli ex An.
E mentre i big temporeggiano, i militanti sfogano l’amarezza su blog e social network. «Silvio ci ha fregati», «è un tradimento», «meglio dividerci».
Chiedono un segnale di discontinuità agli ex colonnelli e guardano a Storace. Qualcuno cita il “nemico” Fini: «Siamo alle comiche finali».
Puntuale arriverà la smentita del Cavaliere.
Ma in rete la parola più usata dagli ex aennini è «scissione».
Stracquadanio ha abbandonato la nave.
Tra quelli rimasti, la prima a esporsi contro l’ultima svolta di Berlusconi è stata Giorgia Meloni. Dalle pagine del suo blog si è scagliata contro «gli apologeti del ritorno al passato, che in queste ore propongono la ricostituzione di Forza Italia, che in tutta la sua storia quel partito ha ottenuto al massimo il 21% dei consensi degli italiani, a fronte del 38% raggiunto nel 2008 dal Pdl».
Sulla pagina Facebook della ex leader dei giovani Pdl i messaggi di sostegno sono tanti: «Mi piacciono questi post coraggiosi che vanno controcorrente… Ma altri ex Msi e An dove sono finiti? Tutti dietro il Gran Capo/ò», chiede Alessandro.
Domenico guarda al futuro: «ll coraggio deve essere quello di aprie il dialogo a destra e chiudere definitivamente con Berlusconi e il suo portavoce Alfano, soprattutto, dopo i trattamenti riservati agli ex An, e non per ultimo, le prese in giro che sino ad oggi abbiamo assistito. Rifondare la destra è possibile».
Sugli ex azzurri il giudizio è definitivo: «Dobbiamo sciogliere il legame con questa corte di servi e padroni». «Finalmente gli ex socialisti nostalgici craxiani hanno buttato la maschera», tuona Alessandro.
Su Twitter c’è chi posta vecchie foto con i manifesti di An. Le battute si sprecano: «Torna Forza Italia, gli ex An verso il Psg».
I militanti spiazzati incalzano e i leader sono costretti a rompere il silenzio.
«Un partito non cambia il nome con un annuncio a un giornale tedesco», interviene La Russa.
Matteoli però dice no a un eventuale strappo: «Ai miei amici ex An dico che non sono disponibile a dare vita ad altri partiti».
Massimo Corsaro, ex aennino oggi vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio si scaglia contro il nuovo “cerchio magico” del Cavaliere: «Il problema sono i cortigiani del Pdl. Gente che non ha mai avuto idee per andare oltre Berlusconi. Persone che non sono mai diventate così adulte da pensare di sopravvivere al loro leader».
«A questo punto si dovrà discutere di qual è la soluzione migliore». «Un ritorno al passato non è digeribile, Silvio deve accettare le primarie», incalza Alemanno.
Su Facebook Roberto consiglia al sindaco di prendere le distanze da Berlusconi: «Riavvicinati a Fini e Casini».
Ma i più invitano a guardare a destra.
Proprio lì, dove adesso c’è chi assapora la vendetta: «Il ritorno di Forza Italia è l’ultima pala di terra sulla tomba di An», scrivono i militanti sulla bacheca Facebook di Francesco Storace (un altro esperto in salti della quaglia).
argomento: AN | Commenta »
Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
SUL WEB LE VOCI DI CHI DIFENDE LA MINETTI… EMILIO FEDE: “UNA CACCIA STUPIDA”
E adesso cambia di tutto.
I dribbling ai processi, il balzo dalla poltrona da igienista a quella di consigliere regionale, le chiamate intercettate.
Le ironie dopo la telefonata di Berlusconi a Gad Lerner. «Una persona, intelligente, preparata, seria». E giù a ridere, a darsi di gomito.
Basta l’ultimatum di Alfano per trasformare Nicole nel capro espiatorio. Una pioggia di messaggi sul web, dai forum dei quotidiani online a twitter.
Per dire che sì, la Minetti ha sbagliato, ma pagare per tutti proprio no.
Spuntano anche gli hashtag #nicoleresisti e #iostoconlaminetti.
La pagina del segretario del Pdl sul social network è invasa dai commenti.
«Tutti a chiedere le dimissioni della Minetti, compreso @angealfa. Una curiosità : quando Silvio la candidò perchè stavano zitti?».
Sofia Ventura allarga il campo. Non solo il partito. «Nicole Minetti deve dimettersi. E un gruppo parlamentare che sostenne che per B. Ruby era la nipote di Mubarak?».
La linea è quella. Perchè adesso? Perchè lei?
«Le viene imposto di lasciare il seggio regionale per un ghiribizzo dell’Angelino. Resista» scrive sul forum della Stampa.it Celestino.
«Lo squalo morde il pesce, e il pesce si vendica sul gamberetto. Alfano che ringhia contro la Minetti racconta la catena alimentare del Pdl» twitta Alessandro Robecchi, ex di Cuore, un presente da battitore libero tra la Rai e il manifesto.
Sceglie twitter anche Emilio Fede, uno che i meccanismi di Arcore li conosce bene: «Nella stupida caccia alla Minetti tutti vogliono la taglia..rispetto per un essere umano..Berlusconi non ama le vendette».
Silvio Viale dei radicali, uno che con le polemiche ci va a nozze, non si lascia scappare l’occasione. «Tifo Nicole, si dimetta Formigoni».
Il social network è un fiume in piena: «E dell’Utri, e Cosentino?».
Guido Crosetto, deputato Pdl ed ex sottosegretario, cita Manzoni: «Vergin di servo encomio, non me la sento oggi di speculare con codardo oltraggio. Minetti non è un tema politico e non la si può usare».
Poi in un altro tweet spiega: «Gli errori si fanno, si ammettono e si cercano di correggere. Ma lei non è causa di alcun problema, solo di imbarazzo».
«Sembra esser diventata il capro espiatorio: punire lei per pulire tutto il resto. Nicole Minetti è indifendibile, ma prima di chiedere le sue dimissioni, Alfano ci spieghi perchè, ci spieghi chi decise di metterla nel listino bloccato e di conseguenza chieda le dimissioni di chi commise questo errore che ha sporcato le Istituzioni, la politica e anche il fu Pdl commentano vari siti di area Fli.
Giuseppe Bottero
(da “La Stampa“)
argomento: PdL | Commenta »
Luglio 16th, 2012 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA ALLA TEDESCA BILD SPIEGA IL RITORNO, MINIMIZZA I BUNGA BUNGA, CRITICA LA MERKEL
Il terremoto sul nome arriva dalla Germania: Silvio Berlusconi ha annunciato in
un’intervista alla Bild, che uscirà domani, che il Pdl abbandonerà il suo nome per tornare al vecchio Forza Italia.
Che il Cavaliere fosse convinto che il marchio Pdl non funzionasse ormai si sapeva. Tra i vertici del partito circolano infatti da giorni bozze del nuovo simbolo, con annesso toto-nome.
E si sapeva che il nuovo nome avrebbe rievocato il vecchio Forza Italia, ma non che fosse proprio quello.
Un annuncio che susciterà senza dubbio reazioni, soprattutto tra gli ex An, pronti forse anche a lasciare.
Ieri ad esempio la Meloni tuonava: “Vorrei segnalare a quegli apologeti del ritorno al passato, che in tutta la sua storia Forza Italia ha ottenuto al massimo il 21% dei voti, a fronte del 38% raggiunto al suo debutto, nel 2008, dal Popolo della Libertà “.
Ma è un Cavaliere a tutto campo, quello che parla nell’intervista alla Bild. Dal caso Ruby alla Merkel, dal governo Monti alla sua discesa in campo, dall’amicizia con Putin a Berlusconi non si è certo limitato a parlare del futuro del suo partito.
Nulla di nuovo, in realtà : il Cavaliere ha ripetuto i suoi leitmotiv preferiti.
Immancabile l’offensiva sulla giustizia: l’ex premier, secondo quanto dichiarato al giornale tedesco, si considera una vittima della giustizia nell’affaire Bunga Bunga
Si sarebbe trattato di una “campagna di diffamazione da parte della magistratura, che in parte è di sinistra”.
Le ragazze coinvolte sono accusate di prostituzione “anche se hanno solo ballato, come in tutte le discoteche del mondo”.
E poi: “Tutte le accuse si dissolveranno nel nulla, come negli altri processi, che sono stati fatti contro di me. Erano più di 50 o io ho pagato più di 428 milioni di euro per avvocati e consulenze giuridiche. Non credo che qualcun altro oltre me avrebbe resistito a così tanti attacchi”.
on manca il fronte politico-economico nelle dichiarazioni del Cavaliere: “Noi ci auguriamo una Germania più europea e non un’Europa più tedesca”.
Berlusconi ha criticato la “eccessiva politica di risparmio” di Angela Merkel. “Al momento si avverte una certa supremazia tedesca in Europa. E proprio per questo – ha aggiunto – noi auspichiamo da Berlino una politica europea lungimirante, solidale e aperta”.
La crisi? “E’ impregnata di una sorta di profezia che si auto-avvera, cioè il fattore psicologico è una delle cause principali della crisi”, dice ancora.
“Io invece sono del parere che sia compito di un governo creare un clima di ottimismo e fiducia”.
Poi l’elogio del suo governo (“Se noi abbiamo di nuovo sotto controllo il nostro bilancio statale è in gran parte grazie al mio governo”) e dell’importanza della sua discesa in campo: “La mia discesa in campo 18 anni fa – dice – ha salvato l’Italia dal comunismo. Questa è la verità storica e ne sono fiero. Sono stato l’unico leader europeo ad avere eccellenti rapporti al tempo stesso con la Russia e con gli Stati Uniti d’America, e ho fatto sentire il peso di questa amicizia in ogni circostanza in cui è servito alla pace e alla sicurezza nel mondo”.
Un peso che si farebbe sentire ancora, visto che l’ex premier racconta: “La situazione in Siria è molto complicata, ma non senza speranza. Nei prossimi giorni avrò un incontro privato con Putin, e ne parleremo. Mi vede un pò come suo fratello maggiore. Insieme parliamo di tutto”.
“Non sono rimasto traumatizzato dalla perdita di potere – continua Berlusconi – anche perchè il presidente del Consiglio in Italia non ha alcun potere. La nostra Costituzione non gli permette neppure di sostituire un proprio ministro. Avevo potere prima del 1994, quando facevo solo l’editore televisivo”.
E i partiti piccoli sono un guaio: “Gli italiani votano male. Abbiamo ottenuto il 37,8% nelle ultime elezioni, e siamo stati costretti a includere nella coalizione i partiti minori. Purtroppo i partiti piccoli non pensano al Paese e al bene comune, ma sempre e solo alle piccole ambizioni politiche dei loro piccoli capi”.
Sul suo successore Mario Monti, il Cavaliere conclude: “La sua forza principale sta nell’avere il più ampio supporto che mai un presidente del Consiglio abbia avuto. Ed è questo il principale motivo che mi ha spinto a fare un passo indietro: volevo consentire l’approvazione di riforme anche costituzionali”.
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile
DOCCIA GELATA SUL PDL CHE ASPETTA IL PASSO INDIETRO… LA FUGA DI NOTIZIE SUL PRESSING DEL CAVALIERE L’AVREBBE IRRITATA E FARLA INCAZZARE NON CONVIENE… LEI CHIEDE UN PROGRAMMA TV COME INDENNIZZO
Nicole Minetti non molla.
L’ex igienista dentale del San Raffaele eletta nel listino bloccato di Roberto Formigoni e poi coinvolta nel caso Ruby resiste.
Non intende lasciare il Consiglio regionale, almeno per il momento.
La doccia fredda sul Pdl lombardo che, dopo le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi sulle pressioni di Silvio Berlusconi, si aspettava di incassare un passo indietro dalla ex velina di Colorado Cafè, è arrivata quando la Minetti, rientrata da Parigi, ha fatto sapere di non aver alcuna intenzione di lasciare il suo posto al Pirellone.
Anzi. Ha confermato che intende presentarsi regolarmente in aula martedì per la seduta dedicata all’Expo 2015.
La fuga di notizie sul pressing del Cavaliere per spingerla a fare un passo indietro (pressing che avrebbe dovuto rimanere riservato almeno fino a dopo l’estate), raccontano alcune fonti pidielline, sembra aver irritato l’ex igienista dentale, che ora avrebbe alzato le sue pretese.
Si vociferava già di una trattativa per farle ottenere un posto di rappresentanza in una Onlus che Berlusconi vorrebbe inaugurare con lo scopo di aprire nuovi ospedali per bambini nel mondo, ma anche di un contratto per la conduzione di un programma televisivo sulle reti Mediaset. Tutto fermo, in attesa che la palla passi di nuovo nelle mani dell’ex presidente del Consiglio., l’unico in grado di ottenere il sì della Minetti.
Alcuni maligni sostengono anche che l’ex velina aspetterebbe ottobre per maturare la porzione del vitalizio che spetta agli ex consiglieri regionali che abbiamo coperto almeno metà della legislatura.
Il capogruppo del Pdl in Regione Paolo Valentini conferma: «Dalla Minetti non ho ricevuto alcuna lettera di dimissioni», ma ammette anche che «si tratta di una scelta personale».
Il consigliere regionale ciellino Stefano Carugo, che nei mesi scorsi aveva confessato pubblicamente il suo disagio a sedere di fianco alla Minetti, invece, preferisce parlare di «una questione di opportunità ».
Anche perchè «Nicole non ha quasi mai partecipato alle riunioni delle commissioni. Nemmeno quando si trattava di esaminare la nuova legge sulla violenza alle donne. Il suo non è l’unico caso, ma se il Pdl vuole ripartire veramente non basta un simbolo nuovo, deve ricominciare da una questione morale di cui una nuova formazione politica non può non tenere conto».
In ogni caso, se la Minetti dovesse dimettersi, le subentrerebbe Francesco Magnano, il geometra di Berlusconi che Formigoni ha fatto dimettere da sottosegretario della sua giunta per far posto a due donne.
Andrea Montanari
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, la casta, Milano, PdL | Commenta »
Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile
OBBEDIENTE AGLI IMPUT DEL CAVALIERE, IL SEGRETARIO DEL PDL DIMENTICA DI QUANDO DEFINIVA NICOLE “UNA OTTIMA E COMPETENTE CONSIGLIERA REGIONALE, LAUREATA E PREPARATA”…MA ALLORA PERCHE’ DOVREBBE DIMETTERSI? O ALFANO RACCONTAVA PALLE ALLORA O ADESSO: QUINDI DI DIMETTA PRIMA LUI DAL PARLAMENTO
Nessun “cerchio magico” attorno al Cavaliere. Nessuna ipotesi di uscita dall’euro. E una nuova spinta per le dimissioni della Minetti.
Così Angelino Alfano, segretario del Pdl, intervistato da Maria Latella per SkyTg24.
“Conosco le ‘cose della casa’, e attorno a Berlusconi non c’è alcun cerchio magico perchè lui non ha bisogno di essere assistito nè da un cerchio nè da soggetti magici”.
“Maria Rosaria Rossi – dice Alfano – è una brava parlamentare, svolge una collaborazione con una certa efficacia accanto al presidente, e ritengo sia dispiaciuta legittimamente dall’essere inserita in ‘cerchi magici’. Io la ricandiderei perchè è una brava parlamentare. Il folklore impazza e si deve guardare a tante cose”.
Il segretario del Popolo delle libertà torna sulla candidatura dell’ex premier a Palazzo Chigi e assicura che “sarà impiantata in qualcosa di molto solido”, perchè il Cavaliere “non è animato da ambizioni personali, quanto dal fatto che l’Italia e gli italiani devono pronunciarsi su un pezzo della nostra storia e sulle modalità oscure con cui il nostro governo è caduto”.
“Noi – prosegue – ci siamo dimessi perchè i numeri in Parlamento erano stati debilitati dal comportamento di Fini, ma anche perchè c’è stata una gravissima aggressione contro di noi”.
Nessun rimpianto nè dispiacere, promette il delfino “scaricato” dopo pochi mesi.
“Tra l’ambizione e la riconoscenza, io metto la riconoscenza al primo posto. Ho condiviso la scelta senza mettere avanti le ambizioni personali. Io pretendo di essere giudicato per quello che sono. Nel mio essere uomo c’è la riconoscenza. Io riconosco di essere in politica perchè lo ha voluto Silvio Berlusconi. Sono un uomo politico, ma sono primo di tutto un uomo”.
Sarà una campagna elettorale giocata sulla contrarietà all’euro?
Sul punto Alfano sostiene che malgrado la moneta unica “abbia un problema enorme”, la crisi non si risolve con l’uscita. Noi crediamo nell’euro, servono piuttosto più poteri per la Bce”.
Il caso Minetti.
Alla domanda diretta sulla necessità di dimissioni del consigliere regionale lombardo Nicole Minetti, il segretario Pdl rispionde senza esitazioni: “Sì”.
Poi, sulla ventilata fuoriscita di Tremonti dal partito, smentisce: “Non mi risulta affatto”.
L’intervista evidenzia un Alfano prono ai voleri del Cavaliere, senza alcun sussulto di operare un minimo distinguo tra la linea che aveva intrapreso e quella che invece perseguirà il Cavaliere.
Il massimo dell’umorismo Alfano lo raggiunge quando intima alla Minetti di dimettersi oggi stesso, ma non spiega le ragioni per cui dovrebbe farlo.
Ma non era stato Alfano a difendere, insieme con il gruppo dirigente del Pdl, Nicole Minetti tessendone gli elogi e sostenendo che si trattava di una “ottima e competente consigliera regionale, laureata e preparata”?
E allora perchè mai dovrebbe dimettersi, cribbio?
O Alfano ha raccontato palle allora o le racconta oggi.
In entrambi i casi dovrebbe dimettersi prima lui per manifesta incapacità
argomento: Berlusconi, PdL, Politica | Commenta »
Luglio 15th, 2012 Riccardo Fucile
MINETTI FA RUMORE, MA NEL SILENZIO UNA SFILZA DI VECCHI POTENTI E’ STATA ESAUTORATA NEL TEMPO
Amaro paradosso di una disperata stagione, il partito del Cavaliere – che
nacque vantandosi unica forza liberale in Italia – trascolora in un bunker senza tempo dove si celebrano epurazioni, contestualmente al Grande Ritorno.
Non sono cose belle, ma paradigmatiche di come procedono certe vicende in Italia. è tutto sempre uguale.
I Capi, anche i peggiori, vengono sciaguratamente elogiati e massaggiati. A un certo punto vacillano, o sembrano vacillare, e chi li aveva serviti li scalcia, raglio dell’asino.
Sono operazioni che spesso precedono una forma di revirgination, necessaria poi a spendersi con altri in futuro. Con Berlusconi però il gioco è più difficile, perchè si tratta di un Capo imprevedibile: oltretutto, dalle sette vite.
Mentre per Maroni dev’essere relativamente facile espellere Bossi anche dal simbolo, con l’unto dal Signore le cose sono un po’ diverse, nonostante tutto.
Sarà anche uno scampolo di vita politica quello che lo attende, ma serve per ora innanzitutto a punire chi l’ha tradito (altra categoria antica).
La Minetti, che commise l’errore di dargli del «vecchio», viene fatta fuori con tale forza che persino una di quelle che nel Pdl non la sopportava – Sara Giudice, ex consigliere del Pdl a Milano, espulsa anche lei a suo tempo ma proprio perchè protestò contro le candidature nel listino di Formigoni la difende: «Oggi Berlusconi pensa, semplicemente epurando le veline, di riuscire a prendere di nuovo tutti in giro».
La realtà è che vengono fatti fuori molti altri.
La più sostanziale delle epurazioni tocca in queste ore al povero Alfano.
Il Cavaliere s’arrabbiò moltissimo quando, dopo le amministrative, Angelino ammise «abbiamo perso», cosa che lui non fa nemmeno dopo le sconfitte del Milan (ma non direbbe neanche «abbiamo non-vinto»).
Non l’ha mai perdonato, e ora nei fatti lo elimina.
Vacillano assai i suggerimenti del capogruppo Fabrizio Cicchitto, che vorrebbe «solo modificare» il partito, e invece il Capo vuole smantellarlo.
E sono invisi ormai i coordinatori che hanno osato spendere parole di critica verso il Re, quando pareva deposto, come Maurizio Gasparri: l’ex premier si è legato al dito questa sua frase, «se Berlusconi dovesse dire che non vuole più andare avanti con il Pdl il partito andrà avanti lo stesso. è un problema suo se non ne vuole far parte».
Problema suo? S’immagini la faccia che deve aver fatto il Capo.
Qualcuno, nel Pdl, vorrebbe addirittura un Berlusconi epuratore tout court, Galan, per esempio, che non nasconde «l’orgasmo per il ritorno» e ora sentenzia «ha fatto bene a chiedere le dimissioni a Nicole Minetti, ma dovrebbe chiederle a molte più persone. Anzi, non dovrebbe chiederle, dovrebbe dimetterle direttamente».
Fuori i nomi?
Beh, per esempio «i colpevoli della non attuazione di molti punti del nostro programma di governo, come Ignazio La Russa e Giulio Tremonti».
Nomi molto pericolanti e già messi ai margini nei fatti, se è vero che l’ex ministro dell’Economia pensa addirittura di lanciare un suo movimento.
A volte chi non viene propriamente cacciato si caccia da solo: come Giorgio Stracquadanio, che un tempo lo divertiva assai; il Cavaliere recentemente ha detto sbrigativo, a tre persone, «levatemelo di torno».
Dev’esser parso un manifesto quando giovedì, al vertice con i dirigenti del partito, il Grande revenant ha pronunciato frasi come «la mia candidatura non è contro nessuno», «non ho il dente avvelenato», «non ci saranno epurazioni».
Qualcuno, che aveva studiato latinorum ad Arcore, le ha lette come un’excusatio non petita.
Jacopo Iacoboni
(da “La Stampa”)
argomento: Berlusconi | Commenta »