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PRIME SENTENZE CON LA LEGGE FORNERO: LICENZIATA E REINTEGRATA DOPO APPENA TRE MESI

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

UN’OPERAIA DELLA PATA ERA STATA ALLONTANATA PERCHE’ RITENUTA INIDONEA A CAUSA DEL “GOMITO DEL TENNISTA”…. GRAZIE AL NUOVO PROVVEDIMENTI LAMPO INTRODOTTO DALLA FORNERO E’ TORNATA SUBITO AL SUO POSTO

Nell’arco di tre mesi licenziata e reintegrata.
Patrizia Sinini, operaia della Pata, azienda che produce snack e patatine a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova, è fra le prime persone in Italia a beneficiare del nuovo procedimento giudiziario “lampo” in materia di impugnazione dei licenziamenti previsto dall’articolo 1 comma 47 e seguenti della legge n. 92 del 2012, meglio conosciuta come “Legge Fornero“.
I fatti.
Il 4 luglio del 2012 Patrizia Sinini viene licenziata dalla ditta mantovana che dà  lavoro a 200 persone.
Il motivo addotto è l’inidoneità  alla mansione per cui era stata assunta, ossia cernita, confezione e cartonatrice delle patate.
A stabilirlo una valutazione del medico aziendale che aveva diagnosticato all’operaia una epicondilite acuta, disturbo meglio conosciuto come “gomito del tennista”.
A questo punto la donna, ritenendo ingiusto il licenziamento si è rivolta all’avvocato giuslavorista Arturo Strullato che ha impugnato la decisione dell’azienda ricorrendo al tribunale di Mantova.
Il 28 settembre 2012 la velocissima sentenza in merito al contenzioso, firmata dal giudice Luigi Bettini, viene depositata in cancelleria.
Poco più di tre mesi per dire che il licenziamento è illegittimo e da annullare e che la signora Sinini deve essere reintegrata nel precedente posto di lavoro dall’azienda.
A quest’ultima viene anche ordinato di pagare le spese legali (2225 euro) alla dipendente licenziata ingiustamente e cinque mensilità .
La commissione medica dell’Asl, che ha visitato l’operaia su sua stessa richiesta, ha infatti stabilito, vista la natura transitoria dell’infiammazione che l’ha colpita, la sua idoneità  alla mansione, seppure con alcune limitazioni rispetto al passato.
“I tempi di giudizio — spiega l’avvocato Strullato — sono stati rapidissimi perchè abbiamo potuto beneficiare delle nuove norme in materia di impugnativa dei licenziamenti stabilite dall’articolo 1 commi 47 e seguenti della Legge numero 92 del 2012 o Legge Fornero.
In sostanza la nuova legislazione prevede che a seguito della presentazione del ricorso il giudice fissi con decreto l’udienza di comparizione delle parti.
L’udienza deve essere fissata non oltre quaranta giorni dal deposito del ricorso.
La sentenza, completa di motivazione, deve essere depositata in cancelleria entro dieci giorni dall’udienza di discussione, con evidente abbattimento dei tempi processuali rispetto ai 60 giorni previsti per il deposito della sentenza motivata nel procedimento ordinario del lavoro.
Se avessimo dovuto affrontare questo caso con le vecchie norme saremmo arrivati a sentenza come minimo all’inizio del 2014.
Questo perchè avremmo dovuto affrontare almeno tre udienze distanziate di sei mesi l’una dall’altra.
La legge Fornero, invece, permette al giudice di decidere allo stato dei fatti, basandosi sulle documentazioni fornite dalle parti in causa.
Nel caso specifico il giudice si era limitato a sentire, oltre che le parti in causa, il dottor Roberto Trinco dell’Asl di Mantova”.
Le conseguenze dell’illegittimità  del licenziamento sono state valutate dal giudice con riferimento alla disciplina dell’articolo 18 della Legge n. 300 del 1970 o Statuto dei lavoratori, che regolamenta la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato.
Come noto la riforma Fornero ha modificato questo articolo, ma essendo il licenziamento di Patrizia Sinini avvenuto il 4 luglio, ossia prima dell’entrata in vigore della Legge Fornero (18 luglio 2012), la nuova disciplina non è stata applicata.
Probabile che la vicenda, comunque, non sia finita qui e che la Pata ricorra in appello. Il rapporto fra l’azienda e la dipendente è complicato da parecchio tempo e già  in un’altra occasione c’è stato bisogno di ricorrere agli avvocati e alle vie legali.
In particolar modo i rapporti fra le parti si erano complicati quando l’azienda, due anni fa, aveva deciso di non pagare più il premio di produzione e di sostituirlo con i buoni pasto.
Decisione mai accettata dalla signora Sinini “rimasta l’unica dipendente della Pata, su 200, iscritta al sindacato” ha detto l’avvocato Strullato, e pronta a dare battaglia su questo fronte pretendendo che le fosse corrisposto il premio.
Anche in quel caso il giudice le diede ragione.
Per questi motivi nell’ultimo ricorso l’operaia della Pata lamentava, oltre che l’assenza di giustificato motivo del licenziamento, anche la natura discriminatoria dello stesso, conseguenza del fatto che era rappresentante sindacale e che aveva più volte fatto valere i propri diritti.
Ma in questo caso il giudice le ha dato torto sentenziando che “non può ravvisarsi alcuna natura discriminatoria nel licenziamento intimato”.

Emanuele Salvato
(da “Il Fatto Quotidiano”)

argomento: Giustizia, Lavoro | Commenta »

IL CIELLINO MAURO “ARCHIVIA” BERLUSCONI: “NUOVO LEADER O CHIUDIAMO BOTTEGA”

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

SU “AVVENIRE” IL PRESIDENTE DEI DEPUTATI PDL AL PARLAMENTO EUROPEO SPIEGA L’URGENZA DI TROVARE UNA GUIDA PER IL PARTITO…”IL POPOLO E’ OSTILE A CAMPAGNE ELETTORALI FATTE DI DISCUSSIONI SUL NULLA”

L’identikit   è chiaro: “serve un candidato capace di dire cose credibili sull’Europa e sul recupero di competitività  nel nostro Paese”.
Altrimenti “meglio archiviare definitivamente il Pdl” e “chiudere bottega”.
Sono dure le parole di Mario Mauro, il presidente del deputati del Pdl al Parlamento europeo legato al movimento di Comunione e Liberazione, che ad Avvenire liquida definitivamente l’era Berlusconi e spiega che il partito “per continuare ad esistere ha un disperato bisogno di un nuovo leader”.
In particolare, aggiunge, ”abbiamo bisogno di qualcuno che non abbia esaurito la sua carica, che non abbia terminato la sua parabola.
Il partito per continuare a esistere ha disperato bisogno di un nuovo leader. Se non lo troviamo, meglio chiudere bottega”.
Adesso, prosegue, “serve un dibattito serio, e non saranno trovate dell’ultimo istante a convincere un popolo oramai ostile a campagne elettorali fatte di discussioni sul nulla”.
E avverte: “Se la nostra mossa a sorpresa fosse cercare di far ricadere sull’Europa la responsabilità  per quanto non riusciamo a fare da vent’anni, sarebbe pura follia”.
Il parlamentare commenta anche la figura di Matteo Renzi che, nonostante sia “ancora acerbo”, “esprime un’incredibile voglia di cambiamento”.
“E se poi di là  passa il messaggio ‘mai più un partito ex comunista’, di qua dovrà  prendere forma un partito nuovo che non sia più una corte e che sappia riscoprire una storia”.
Parole che non sono piaciute a Sandro Bondi, ex coordinatore nazionale del Pdl.
“Non sono d’accordo nè con Mario Mauro nè con Gianni Alemanno“, spiega il deputato criticando anche il sindaco di Roma che nei giorni scorsi aveva chiesto una svolta per rifondare il centrodestra, “una realtà  che ha bisogno non solo di valori, che ci sono, e di riferimenti politici, ma che ha bisogno di comportamenti che rendano credibili questi valori”.
Bondi ha aggiunto che in questo momento “la parola d’ordine non deve essere quella di ripudiare la nostra storia e di disconoscere con una certa leggerezza il ruolo del presidente Berlusconi. Auspicare scissioni o nuovi inizi è nel migliore dei casi una illusione foriera di ulteriori imprevedibili problemi”.
Secondo il senatore l’impegno “deve essere positivo e costruttivo, con un lavoro certosino e costante rivolto al rafforzamento, al consolidamento e soprattutto ad un autentico rinnovamento. Bisogna partire dalle difficoltà  obiettive, non per smantellare quello che in questi anni abbiamo costruito faticosamente, bensì per sostenere il nuovo corso che con l’elezione di Angelino Alfano il presidente Berlusconi ha voluto imprimere alla vita del partito”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

argomento: PdL, radici e valori | Commenta »

CON VENDOLA LE PRIMARIE DIVENTANO VERE: “VINCERO’ LA SFIDA CONTRO IL MONTI-BIS”

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

L’ULTIMO PROFETA DI UN COMUNISMO DAL VOLTO UMANO SFIDA BERSANI E RENZI PUNTANDO SU DIRITTI E STATO

Alla fine Nichi Vendola ha deciso di candidarsi alle Primarie perchè pensa di poterle vincere.
Che poi ci riesca, questo è tutto da dimostrare, ma in battaglie come queste il piglio che anima i contendenti condiziona la qualità  della contesa e puntare al primo posto è diverso che contentarsi di un buon secondo posto.
L’ambizione di Vendola, che trapela dall’entourage del Governatore, è un’ottima notizia: è l’annuncio che le Primarie del centrosinistra saranno vere, verissime.
La stessa convinzione di Vendola, in queste ore, anima gli altri due sfidanti alle Primarie, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani e il sindaco di Firenze Matteo Renzi. Tutti e tre, dati i tempi, non potranno cincischiare, saranno chiamati ad spiegare molto concretamente come immaginano di far uscire l’Italia dalla durissima crisi nella quale si ritrova.
Daranno il “meglio” o il “peggio” di sè? Questo è ancora presto per dirlo.
Ma l’approccio è già  chiaro.
Dopo averci rimuginato per mesi, Vendola ha deciso di lanciarsi nella contesa perchè pensa di avere trovato le tre parole chiave per fare l’onda che lo porti per primo al traguardo: no al Monti-bis.
Certo, Vendola, l’ultimo profeta di un comunismo dal volto umano, farà  leva sulla sua cultura di sempre: i diritti (sociali ma anche civili) vengono prima di tutto e sicuramente prima dei doveri; l’economia si rianima grazie allo stimolo dello Stato; la spesa pubblica deve restare un buon ammortizzatore sociale.
E’ la cultura post-sessantottina che dagli Anni Settanta è arrivata fino ad oggi e che secondo l’analisi di Mario Monti e non solo sua è corresponsabile dell’imbuto nel quale è finito lo Stivale.
Matteo Renzi – che per candidarsi non ha chiesto il permesso ai guru della sinistra mediatico-imprenditoriale – dice di puntare quasi tutto su una parola e su una pratica che finora è stata tabù a sinistra: merito.
Non è molto e su tante questioni il sindaco resta sul vago, anche perchè Renzi scommette tutto sul discrimine vecchio-nuovo.
Così come Vendola punta tutto, o quasi, su un altro discrimine: Monti sì-Monti no. Pier Luigi Bersani, che in cuor suo contava su una candidatura di Vendola perchè sa che il Governatore della Puglia è in grado di drenare una parte dei voti anti-casta di Renzi, ora è chiamato ad una svolta di chiarezza.
Se non dirà  parole più chiare e meno “sentite”, se non spiegherà  meglio la sua idea di Paese, la sfida delle Primarie, al di là  dei tanti consensi che continuano a gratificare il segretario del Pd, potrebbero polarizzarsi attorno al duo Renzi-Vendola.
E a quel punto Bersani non potrà  cavarsela, invocando, come faceva la Dc, un voto al centro contro gli opposti estremismi.

Fabio Martini
(da “La Stampa“)

argomento: elezioni | Commenta »

REGIONE PIEMONTE: MOGLI, FIGLI E AMICI DI PARTITO

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

LO STAFF DELLA GIUNTA DEL PRESIDENTE COTA: PARENTOPOLI LEGHISTA

«Niente sarà  più come prima». L’aria dell’assessore appena uscito dal tavolo di concertazione della Regione Piemonte era sullo sconsolato andante.
Quasi una seduta di autocoscienza, quella di ieri, capigruppo e presidente a decidere di cancellare con un tratto di penna i rimborsi legati all’autocertificazione (591mila euro nel 2011) e la riduzione del venti per cento dei fondi destinati ai gruppi consiliari.
I 19 faldoni che la Finanza ha acquisito venerdì sono sotto chiave.
L’indagine comincerà  da quei consiglieri assurti agli onori delle cronache in questi giorni, per via di vicende e autocertificazioni chilometriche di dubbia natura.
«Quel che è certo» spiegano in procura «è che non si può essere contemporaneamente in due luoghi diversi».
Ma ormai il pulsante dell’autodistruzione, almeno sul piano dell’immagine, è stato schiacciato.
Lo stesso prospetto dei collaboratori esterni della giunta, chiesto e ottenuto da Roberto Cota con il proposito di dare vita a una operazione di trasparenza, rischia di trasformarsi in un’arma a doppio taglio.
Anticipato in parte dal micidiale Spiffero, il sito di informazione politica che a Torino tutti leggono senza ammettere di farlo, quell’elenco ha subito prodotto agitazione.
Contiene infatti nomi di familiari, amici degli amici, vecchi compagni di partito sistemati per tempo.
Nulla che possa interessare la magistratura, una legge del 1981, ben sfruttata da legislature di diverso colore dell’attuale, consente una spesa da quattro milioni di euro per assumere personale esterno alla Regione.
Solo la conferma che il calvinista Piemonte non è poi molto diverso nella sue pratiche politiche da altre e più celebri istituzioni.
Non si arriva mai ai titolari delle liste fai da te, che hanno assunto nella loro squadra mogli, fidanzate e parenti stretti.
Ma salendo ai vertici della giunta certe volte è solo questione di opportunità , o di contiguità  geografica: Isabella Arnoldi, novarese di adozione, dipendente della Regione Piemonte, moglie di Giuseppe Cortese, novarese, portavoce di Cota, ha lavorato per un anno nello staff dell’assessore al Patrimonio Massimo Giordano, grande amico del governatore ed ex sindaco di Novara.
Paola Ambrogio, consigliere comunale Pdl, è moglie di Roberto Ravello, assessore regionale all’Ambiente.
Ha vinto un regolare concorso, ma è stata trasferita – 70mila euro lordi all’anno – nello staff dell’assessore al Commercio William Casoni.
Gli incroci sono tanti.
Michela Carossa, una delle collaboratrici più apprezzate del presidente Cota, è anche figlia di Mario, figura storica del leghismo torinese, consigliere regionale e capogruppo del partito.
Al tempo delle elezioni, maggio 2010, Deodato Scanderebech fece notizia per la decisione di rompere con l’Udc, il suo partito, che appoggiava Mercedes Bresso.
Poi subentrò in Parlamento a Michele Vietti, andato a presiedere il Consiglio superiore della magistratura.
Nell’attesa del viaggio a Roma si accontentò di una collaborazione di tre mesi e da 10.250 euro lordi con l’assessorato allo sviluppo Economico, in qualità  di addetto ai rapporti con le istituzioni e con la stampa.
Tutto in famiglia, anche nel senso della comune militanza politica.
Barbara Bonino, titolare dei Trasporti, si fida molto dei suoi ex compagni di An.
A Cesare Formisano, ex presidente di circoscrizione, molto vicino al deputato Agostino Ghiglia, capo indiscusso di questa area politica piemontese, sono andate quattro consulenze, supporto tecnico e progetto info mobilità , per un totale di 47.300 euro.
Altri due consiglieri comunali Pdl, tendenza An, sono entrati come «collaboratori specializzati», 42.000 euro a testa.
Al Lavoro, retto dall’assessore Claudia Porchietto, berlusconiana nei secoli fedele, era invece di casa Andrea Tronzano, capogruppo Pdl al Comune di Torino, nel doppio ruolo di addetto collaboratore e gestore delle pratiche provenienti da privati cittadini, per un totale di quasi 28mila Euro lordi.
Al Bilancio, consulenza biennale da 29.000 Euro per il consigliere comunale Silvio Magliano.
Al Turismo largo a Davide Balena, ex candidato Pdl alla presidenza di circoscrizione, collaboratore specializzato da 51.000 Euro.
Cifre piccole e grandi, assunzioni di specialisti con la passione per la politica.
C’era una volta, se mai c’è stata, la diversità  piemontese.

Marco Imarisio Marco Imarisio
(da “il Corriere della Sera“)

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BLITZ DELLA FINANZA A TARANTO: 650 DENUNCIATI PER FALSE INDENNITA’ DI ACCOMPAGNAMENTO

Ottobre 3rd, 2012 Riccardo Fucile

SOTTRATTA ALL’INPS UNA SOMMA PARI A OLTRE UN MILONE DI EURO… ESAMINATE 30.000 PRATICHE

Nell’ambito di indagini, la Guardia di Finanza di Taranto ha denunciato 650 persone con l’accusa di indebita percezione di indennità  di accompagnamento.
LE INDAGINI
Sono accusati di omessa dichiarazione all’Inps dei periodi di ricovero nelle strutture pubbliche e privati per i quali non era prevista l’indennità .
La somma sottratta all’istituto di previdenza ammonta ad un milione e centomila euro. Le accuse sono falsità  ideologica commessa da privato in atto pubblico e truffa aggravata.
Le verifiche hanno riguardato tutti quei casi di ricoveri presso strutture sanitarie di riabilitazione o lungodegenza a totale carico dello Stato o di altro ente pubblico, per periodi superiori a 30 giorni.
Per passare al setaccio ogni struttura, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Taranto, hanno acquisito presso la Asl gli elenchi dei soggetti ricoverati nelle strutture della provincia e li hanno incrociati con quelli dei percettori di indennità  presso l’Inps. Sono così state individuate 650 persone, su 30mila posizioni controllate, che, pur essendo state ricoverate in strutture sanitarie, hanno omesso l’invio della prevista comunicazione o hanno comunicato dati inesatti, percependo dunque indebitamente l’indennità  di accompagnamento anche per quei periodi in cui erano ricoverati a totale carico dello Stato.
Allo stato dei controlli, la Gdf ha accertato che ammonta a un milione e centomila euro, l’entità  della somma indebitamente percepita.

Nazareno Dinoi
(da “Il Corriere della Sera”)

argomento: Giustizia | Commenta »

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