Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
IL CONFRONTO CON QUANTO SUCCEDE IN EUROPA DOVREBBE INDURRE IL GOVERNO AD AUMENTARE GLI STIPENDI, NON CERTO L’ORARIO
Gli insegnanti italiani lavorano troppo poco o l’orario di insegnamento è in linea con quello dei colleghi europei?
L’aumento da 18 a 24 ore dell’orario di insegnamento contenuto nella legge di stabilità per il 2013, in discussione alla Camera, sta spaccando a metà l’opinione pubblica italiana.
Una parte ritiene legittimo l’aumento di sei ore settimanali a carico dei docenti di scuola media e superiore. Che questo aumento sia poi a costo zero – non è previsto neppure un euro in più sullo stipendio – è un altro discorso.
L’altra metà dell’opinione pubblica è contro l’aumento forzoso dell’orario di insegnamento previsto per i prof italiani.
Ma per quante ore a settimana stanno in classe in Europa i docenti, più o meno delle 18 ore settimanali svolte in Italia?
E quanto lavorano, comprese tutte le attività funzionali all’insegnamento: correzione degli elaborati, preparazione delle lezioni, aggiornamento, partecipazione alle riunioni pomeridiane, incontri con i genitori e incontri informali per affrontare le problematiche che si presentano a scuola.
E quanto guadagnano?
Da alcuni anni a questa parte, considerando l’istruzione dei cittadini un fattore strategico per lo sviluppo economico, Unione europea e Ocse studiano a fondo i sistemi scolastici degli stati aderenti.
In Europa, secondo la banca dati Eurydice della Commissione europea, i docenti di scuola media e superiore lavorano da un massimo di 23 ore a settimana della Scozia a un minimo di 14 ore di Polonia e Turchia.
In media, 18,1 ore settimanali per i docenti di scuola media e 17,6 per i colleghi delle superiori.
Le 24 ore settimanali di insegnamento inserite nel disegno di legge di Stabilità non sono contemplate in nessuno dei 34 paesi europei presi in considerazione da Eurydice e collocherebbero l’Italia al primo posto in assoluto.
Le 18 ore settimanali attuali svolte da prof italiani sono perfettamente in linea con la media europea e, per la scuola superiore, sono anche al di sopra della media.
Quello che contestano al governo i docenti è che le 18 ore a settimana rappresentano soltanto una parte dell’impegno complessivo. In alcuni paesi europei, questo impegno, lo hanno quantificato.
E si scopre che l’orario di insegnamento è solo una parte dell’impegno complessivo.
In Germania, l’orario di insegnamento alla media e al superiore uguale a quello degli insegnanti italiani: 18 ore.
Cui corrispondono 30 ore di presenza a scuola settimanali e 40 ore di impegno settimanale complessivo, lezioni e presenza a scuola compresi.
Stesso discorso in Danimarca – 20 ore di lezione a settimana alla media e 19 al superiore – per un impegno complessivo di 37 ore settimanali.
E analogo discorso in Spagna – 38 ore complessive a settimana – e in Scozia: 23 di lezione, 28 di presenza a scuola e 35 ore complessive di impegno settimanale. Ma nella maggior parte de casi – Italia compresa – l’unico orario prestabilito è quello delle lezioni da svolgere in classe.
Le 18 ore settimanali italiane corrispondono, in base a questi dati, ad un impegno complessivo variabile fra le 35 ore della Scozia e le 40 ore della Germania.
Ma in tutte le nazioni che hanno computato il lavoro totale degli insegnanti presentano uno spread con l’Italia i termini di retribuzioni di gran lunga superiore a quello tra i bond tedeschi e i titoli di stato italiani.
In Germania, un’insegnante di scuola superiore con 15 anni di servizio percepisce, secondo l’Ocse, la stratosferica cifra di 66.895 dollari Usa equivalenti, l’83 per cento in più di un collega italiano nelle stesse condizioni.
Il divario di stipendio con la Danimarca scende al 59 per cento e con la Spagna al 33 per cento.
Lo spread con i prof lussemburghesi, anche questi impegnati per 18 ore a settimana in classe con gli alunni e ai quali viene richiesta la presenza a scuola per 20 ore – comprese le 18 ore di lezione settimanali – è addirittura imbarazzante: 101.775 dollari Usa all’anno, quasi il triplo dei 36.582 percepiti da un professore italiano.
Salvo Intravaia
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
MA FORMIGONI NON CI STA: “NO AI DIKTAT LEGHISTI, SPAZIO ALL’EX SINDACO”
Il dopo Formigoni inizia con una nuova lite tra il governatore e il coordinatore regionale del
Pdl. Mario Mantovani lancia la proposta di scegliere il candidato del centrodestra alle regionali il 16 dicembre, con le primarie nazionali pidielline.
Lo scopo dell’iniziativa che sarà formalizzata mercoledì al segretario del partito, Angelino, Alfano è rinsaldare l’alleanza con la Lega.
«Un percorso ineludibile – spiega Mantovani, che è stato chiamato ancora una volta a rapporto ad Arcore da Silvio Berlusconi – Ci vogliono grandi ideali, ma anche grandi numeri: l’uno non può fare a meno dell’altro».
Quanto all’ipotesi di candidare l’ex sindaco Gabriele Albertini, il senatore berlusconiano non si sbilancia: «Non l’ho ancora sentito e mi auguro di sentirlo presto. È un buon nome, ma bisogna che la Lega sia favorevole. E proprio attraverso le primarie può emergere un candidato su cui possa convergere anche il Carroccio».
L’interessato, però, prende altro tempo.
Il vicegovernatore Andrea Gibelli della Lega «condivide» il percorso indicato da Mantovani.
«Per vincere in Lombardia – sottolinea – c’è bisogno della Lega, visto che i numeri non sono noccioline». Non prima di aver ribadito: «Il nostro candidato è Roberto Maroni».
A sfasciare tutto, ancora una volta, è Roberto Formigoni. Che prima su Twitter e poi con dichiarazioni a raffica boccia la linea del Pdl lombardo.
«Il Pdl sosterrà la candidatura di Albertini, i giochi sono praticamente fatti – sentenzia il governatore – Il Pdl non accetterà il diktat della Lega che continua a dire avanti con Maroni, non ci sono altre candidature e Albertini ha un profilo stimato oltre Milano. La Lega ha mandato in crisi l’alleanza e ha tradito i patti del 2010 che ci impegnavano fino al 2015 e l’accordo che avevamo sottoscritto con Alfano e Maroni. Il candidato sarà un uomo del Pdl, se poi la Lega vorrà appoggiarlo sarà la benvenuta. Non possono pretendere di avere il candidato».
Formigoni respinge senza appello anche l’ipotesi proposta da Mantovani di scegliere il candidato attraverso le primarie.
«Bisogna vedere se ci sono i tempi – attacca – In Lombardia si può votare anche il 16 dicembre. La politica deve diventare più veloce. Io lavoro perchè si voti il 16 dicembre e credo che il governo, impegnato a dare all’estero un’immagine diversa dell’Italia, sia interessato a dare un’immagine di efficienza».
Il governatore azzarda addirittura che se la data del voto anticipato fosse quella preferita da lui, quelle del Pdl per scegliere il candidato premier «si sposteranno di una settimana».
La scelta del candidato del centrodestra per il dopo Formigoni resta un percorso a ostacoli.
L’argomento è stato al centro di un nuovo faccia a faccia tra Mantovani e Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. La finestra per andare alle urne, secondo quanto riferito da Formigoni, è dal 16 dicembre al 27 gennaio.
Il Pdl lombardo, invece, punterebbe a votare a febbraio e ad allargare al massimo la coalizione. Non solo alla Lega e ai Pensionati, ma anche all’Udc. Mentre l’area del partito vicina a Formigoni preme per abbandonare definitivamente l’alleanza con il Carroccio e aprire al centro.
Per questo motivo, per capire in quale direzione penderà l’ago della bilancia delle future alleanze, e quindi il candidato più adatto a rappresentarle, bisognerà aspettare anche l’esito del voto in Sicilia.
Oltre, naturalmente, sia alla decisione dei vertici nazionali del Pdl attesa per domani sulle primarie nazionali, che quella del prefetto Gian Valerio Lombardi sulla data del voto in Lombardia.
Nel frattempo, Formigoni fa sapere che potrebbe candidarsi anche a premier: «Sto valutando, lo annuncerò su Twitter»
Andrea Montanari
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
SCANDALO FONDI PDL: I SEI MEMBRI DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA ACCUSATI DI ABUSO D’UFFICIO PER LA PROROGA AL SEGRETARIO GENERALE DELLA PISANA
I membri dell’ufficio di presidenza della Regione Lazio, tra i quali Mario Abbruzzese, presidente, e Isabella Rauti, consigliere di segreteria e moglie del sindaco Gianni Alemanno, sono indagati dalla procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio.
Il filone d’inchiesta, nell’ambito del fascicolo sull’uso dei fondi del Pdl, riguarda la proroga dell’incarico al segretario generale del Consiglio regionale Nazzareno Cecinelli, che sarebbe dovuto andare in pensione.
NELL’ELENCO ANCHE ASTORRE
Oltre ad Abruzzese (Pdl) e Rauti (Pdl) sono indagati anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Raffaele D’Ambrosio (Udc), e i consiglieri Gianfranco Gatti (Lista Polverini), Claudio Bucci (Idv) e Bruno Astorre (Pd).
L’inchiesta è nata da un accertamento del Nucleo tributario della Guardia di finanza. Anche la Corte dei Conti ha avviato un’inchiesta contabile dopo aver ricevuto una segnalazione dalla Procura.
PROROGA SENZA REQUISITI
Secondo il pm Alberto Pioletti, il 28 marzo 2012 l’ufficio di presidenza avrebbe prorogato l’incarico a Cecinelli in violazione delle disposizioni legislative sull’affidamento di incarichi dirigenziali a tempo determinato.
Il Nucleo tributario avrebbe già acquisito le delibere relative al segretario generale. L’episodio nel quale sono coinvolti è relativo al 28 marzo 2012 e riguarda il conferimento dell’incarico a Nazzareno Cecinelli di segretario generale del consiglio regionale del Lazio
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