Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL SOLITO POLITICO CAMUFFATO DA TECNICO CHE SI DICE FELICE DEL GIUDIZIO POSITIVO SULLA SUA NOMINA DELLA PROGETTISTA ZAHA HADID, DIMENTICANDO CHE ERA LEI MINISTRO QUANDO LE PAGARONO LA PARCELLA
Nei giorni scorsi dopo la nomina di Giovanna Melandri alla presidenza del Maxxi, più che le
proteste scontate della destra (ma a parti invertite cosa avrebbe detto o fatto la stessa Melandri se avessero nominato Bondi, in qualità di ex ministro «che ha aperto il museo»?), ha sorpreso l’arroganza della neo-nominata.
Un’arroganza che in alcune occasioni ha toccato punte surreali come quando ha sostenuto che quello che contava non era il giudizio di politici invidiosi ma di un’archistar come Zaha Hadid.
Ora la Hadid avendo ricevuto, grazie alla Melandri, una parcella immaginiamo cospicua per progettare il museo, ci mancherebbe altro che non fosse contenta. Oppure quando l’ex ministro per la Cultura dall’alto della sua competenza ha affermato che il presidente della Tate guadagna 300 mila sterline l’anno, confondendolo con il direttore (il presidente non becca un penny).
Certo la Melandri può dire che a sostenerla c’è stato il comunicato dell’Amaci (l’Associazione dei musei d’arte contemporanea).
Ma, come più volte si è scritto in questa rubrica, la vera debolezza dei musei d’arte contemporanea italiani è proprio quella di essere in balia dei capricci dei politici: in assenza di capitali privati che nessuno sa o vuole davvero cercare, sono gli assessori a permettere che la baracca vada avanti.
Quindi è naturale che l’Amaci appoggi anche questo capriccio-pasticcio di un politico camuffato da tecnico al vertice del Maxxi (museo che fa parte dell’associazione). Peraltro rimediando, come dicono a Firenze, una figura «cacina»: da sei mesi l’Amaci elemosina un incontro con Monti (Ornaghi li snobba pubblicamente non partecipando neppure alla presentazione delle giornate del contemporaneo promosse dalla stessa associazione) e loro che fanno?
Si congratulano con la Melandri per la nomina e con il ministro per avere rispettato la scadenza di fine commissariamento del Maxxi senza neppure fare un accenno alla latitanza del Governo nel campo del contemporaneo, e soprattutto senza chiedere criteri seri per la scelta dei vertici dei musei (la nomina scriteriata della Melandri al Maxxi fa il paio con quella di Giovanni Minoli a Rivoli, peraltro i due sono anche cugini).
Come direbbe Nanni Moretti, allora ve la meritate la Melandri.
Rocco Moliterni
(da “La Stampa“)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
TROPPO SICURO, MA NELLA SUA CITTA’ NON VINSE NEANCHE AL PRIMO TURNO”
Dall’altro capo del telefono risuona una risata sincera e fragorosa. Enrico Rossi, governatore della Toscana, bersaniano di ferro, uno di quelli che più erano contrari a cambiare lo statuto per far correre il sindaco di Firenze alle primarie, reagisce così quando sente che Renzi dice «con me il Pd va al 40% e con voi resta al 25%».
Perchè certo «il personaggio non difetta di sicumera, ma c’è solo un dato di riferimento reale, le elezioni al sindaco di Firenze, quando non vinse al primo turno… ».
E anche se ne è passata di acqua sotto i ponti, «l’atteggiamento è lo stesso, l’attacco verso la sinistra è identico, così come il desiderio di compiacere l’elettorato di centrodestra. Un conto sono i sondaggi compiacenti, un altro i voti reali. Una battuta un po’ presuntuosa, via».
Piuttosto, Rossi si interroga sul perchè Renzi non si pronunci sulle scelte del governo: «Si potrebbe pensare ad una patrimoniale sulle grandi ricchezze, per una finanziaria più equa che rilanci gli investimenti e riduca i tagli a sanità e scuola. Che ne pensa Renzi? Non basta costruire suggestioni, bisogna entrare nel merito delle cose».
Certo il labirinto di regole per votare alle primarie può scoraggiare la partecipazione e limitare infine la capacità espansiva del Pd. O no?
«Penso che questo albo degli elettori vada fatto e costruito con serietà , anche per ricostruire un rapporto tra i partiti e gli elettori. E chi è deluso dalle politiche di Berlusconi e vuole partecipare alle scelte del centrosinistra, è giusto che ci metta la faccia».
Ma ad esempio, perchè non potersi iscrivere on line e andare a ritirare il certificato, pagare e poi votare negli stessi gazebo?
«Le regole è giusto che ci siano ed è giusto che chi decida di votare per il centrosinistra si esponga ma deve esser anche data la possibilità di cancellarsi dall’albo se si cambia opinione. Ma sarebbe singolare se qualche elettore, spinto dagli appelli venuti da Berlusconi e Santanchè, venisse a votare alle primarie e cambi opinione da qui alle elezioni. Vanno evitate furbizie e brogli, perchè i contraccolpi delle primarie di Palermo e Napoli hanno rischiato di mettere in dubbio la credibilità del partito. Detto questo, mi sembra che Renzi voglia uscire dall’angolo in cui si è messo con la rottamazione e con le frequentazioni con la finanza, ributtandola sulle regole che lo penalizzerebbero».
E secondo lei queste regole non penalizzano Renzi?
«In realtà l’assemblea nazionale del Pd si è riunita per concedere a lui questa modifica dello statuto ad personam: e uno non si aspetta di essere ringraziato per questo, anche se un po’ di educazione non guasterebbe. Doveva esser lì, chieder di parlare e ringraziare».
Ma alla luce di questi paletti così stringenti, si può dire che alla fineBersani sia stato condizionato dalla nomenklatura del Pd che vuole blindare lo status quo? In altre parole, il segretario ha voluto rassicurare al massimo tutte le correnti che lo sostengono?
«Credo siano lineari i comportamenti di Bersani e invito Renzi a non definire sleale il suo competitor che è il segretario del suo partito. Capisco il bisogno di essere al centro della scena e dello spettacolo, ma le parole si devono misurare: definire sleale Bersani che per primo si è impegnato ad avere primarie aperte, malgrado il parere di molti, non è proprio accettabile. E comunque certe letture derivano da una scarsa conoscenza del personaggio Bersani: un uomo pacato, ma così determinato che nei suoi propositi non lo smuove nessuno».
Carlo Bertini
(da “La Stampa”)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
SETTIMANA DECISIVA. IN PARLAMENTO IL DECRETO BALDUZZI
Abbiamo il diritto di parlare con chi ci governa. E di essere ascoltati. 
Una voce è debole, ma migliaia, insieme, possono diventare potenti quanto quella delle lobbies. Dobbiamo scrivere a Mario Monti perchè ponga fine all’invasione delle slot machine.
Allo Stato biscazziere e alla criminalità organizzata che si riempie le tasche.
Dobbiamo farlo adesso che il Senato — dopo il via libera della Camera — si prepara a votare il decreto con le regole per il settore.
Erano gli anni Sessanta quando un grande uomo, Peter Benenson, fondò Amnesty International. Pochi volontari (oggi sono milioni) contro i tiranni.
Pareva follia, forse lo era. Benenson usò un’arma alla portata di ciascuno di noi: prese carta e penna e cominciò a scrivere. Invitò tutti a farlo.
Una, dieci, migliaia di punture che neppure i peggiori dittatori potevano ignorare. Lettere decise ma civili, perchè questa è la base del dialogo.
Ogni mese Amnesty adottava un prigioniero politico e ne chiedeva la liberazione. Spesso con successo.
Noi dobbiamo fare lo stesso. Una volta c’era la posta, oggi basta una email. Clic, il messaggio è partito.
Proviamo.
Scriviamo a Monti, chiediamogli di affrontare la piaga delle slot machine che sta intaccando la società italiana.
Non è facile, le lobby sono potenti e hanno amici anche tra i partiti che sperano di rimpolpare i bilanci. E i giochi sono sempre piaciuti alla politica, dai tempi del Bingo.
L’esecutivo Monti, a differenza dei predecessori, qualche timido passo l’aveva fatto.
Uno avanti, però, e due indietro: come per il limite, introdotto e svuotato, alle società intestate a parenti di inquisiti.
Poi l’addio alla tessera magnetica richiesta per giocare, che sarebbe stato un deterrente.
C’è aria di bandiera bianca.
Il decreto in esame al Parlamento rivela debolezze e ombre di condizionamenti: le distanze delle sale gioco dalle scuole erano stringenti e sono diventate inefficaci.
Ci si prepara ad aprire 2000 nuove sale. Il ministero dell’Economia, con il via libera del Consiglio di Stato, vara il betting exchange , la Borsa delle scommesse, a rischio oasi per i riciclatori di denaro sporco.
No, non si possono fare altri regali ai signori delle slot.
Non si può ignorare che le slot, come la droga, sono una delle principali fonti di radicamento e di arricchimento della criminalità organizzata.
Grazie alle macchinette le mafie riciclano denaro sporco con profitti esponenziali. In quel mondo è labile il confine tra economia legale e criminale.
Un business che, soprattutto in tempi di crisi, specula su un bene raro: la speranza. Gli italiani con le tasche ormai vuote sacrificano 44 miliardi l’anno in giocate.
Soprattutto i ceti deboli, disoccupati e pensionati.
Le macchinette hanno contagiato gli italiani con la ludopatia, la febbre del gioco, che intacca il tessuto sociale indirizzando all’azzardo.
Un tumore, il termine è duro, visibile dove bar e circoli sono sostituiti da migliaia di locali con i vetri oscurati, per nascondere ipocritamente la scena dell’interno.
Serve rigore, subito.
Bisogna far pagare alle società concessionarie le penali miliardarie (2,5 miliardi in primo grado) stabilite dalla Corte dei Conti.
Perchè i cittadini devono pagare le multe e i signori delle slot no?
Queste somme tornino nelle casse pubbliche: parliamo di miliardi che eviterebbero sacrifici alla gente comune.
Bisogna fissare regole nuove, senza compromessi.
Evitando la vergogna del recente passato: consulenti dei signori delle slot erano gli stessi scelti dallo Stato per scrivere le leggi. Il governo può cambiare rotta.
Avrà l’appoggio dei cittadini, ma non solo: tra gli altri, anche della Chiesa, che sta combattendo questa battaglia.
Scriviamo subito a Monti, all’indirizzo:
segreteriadelportavoce@governo.it
Perchè abbiamo il diritto di essere ascoltati, ma il dovere di parlare. Adesso.
Ferruccio Sansa
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
MICHAELA BIANCOFIORE: “CARI MASCHIETTI DA NOMENKLATURA, IL PARTITO E’ FINITO…GLI EX AN? AL 5%”
Onorevole Michaela Biancofiore, lei è una delle cosiddette «Amazzoni azzurre» del Pdl, giusto?
«Sì… però, guardi, le do un consiglio: non la consideri una sciocca iniziativa di quattro donnette nostalgiche di Forza Italia che non si rassegnano al disastro in cui è precipitato il partito, come vorrebbero far credere in giro certi maschietti della nostra nomenklatura…».
Continui, è interessante.
«Sono gli stessi maschietti che hanno deplorato le parole di Daniela Santanchè, la quale ha suggerito a tutti e tutte di dimettersi, considerando conclusa l’esperienza del Pdl. Si tratta di una decina di deputati che non accettano la realtà e lavorano per difendere le proprie posizioni di potere… ma gli altri 250 deputati che siedono alla Camera?».
Gli altri che pensano?
«Ecco, il punto è questo: pensano che Daniela abbia ragione, che non si può far finta di niente se i sondaggi, nel volgere di qualche mese, sono crollati e dal 22% siamo ormai intorno al 15%».
Cominci lei a non far finta di niente: di chi è la colpa?
«Intanto io dico che questo partito ha pagato e paga l’arrivo degli ex An, che nel Pdl hanno portato un modo di fare politica a noi forzisti sconosciuto. Per noi la politica è sempre stata fondata sul merito e non sulla clientela, sull’amico dell’amico, sulle correnti che, a lungo andare, hanno infatti scavato il Pdl nella pancia».
Ignazio La Russa sostiene che..
«Trovo irriverenti e irriconoscenti i discorsi di La Russa quando propone a Berlusconi di andarsene per la sua strada e di lasciargli il Pdl. Ma scherziamo? Precisato questo, gli ex An sono liberi di rifarsi il loro partito. Anche se mi sa che…»
Mi sa che?
«Beh, qui nessuno ha ancora avuto il coraggio di dirlo. Ma la verità è che il gruppetto che sappiamo, da La Russa ad Alemanno, dalla Meloni a Gasparri, per qualche settimana ha pensato seriamente di rimettere insieme i cocci di Alleanza nazionale, magari riabbracciando pure il vecchio camerata Storace. Poi però hanno fatto fare qualche sondaggino e cosa hanno scoperto? Hanno scoperto che una nuova An starebbe, sì e no, intorno al 5%. Così adesso cincischiano. Ma è inutile. Ormai è chiaro che il Pdl è una roba vecchia. Perciò vadano pure a farsi il loro partito, magari con la Meloni leader, perchè tra l’altro Giorgia è giovane e brava».
Stiamo parlando da un quarto d’ora, e lei non ha ancora nominato Angelino Alfano, che pure annuncia grandi novità .
«Vede: Alfano, un anno fa, aveva il partito genuflesso, eravamo tutti lì ad aspettare fiduciosi… purtroppo non ha avuto coraggio, il partito gli si è sgretolato tra le mani e ora che ha capito come e quanto Berlusconi si senta distante e distinto dal Pdl, tenta dei colpi di coda. Brutta scena, sì».
Colpi di coda?
«Temo che Alfano si stia facendo influenzare dalla nomenklatura del partito e non si stia muovendo d’intesa con Berlusconi. Ma senza Berlusconi non va da nessuna parte».
Questo è anche il pensiero del Cavaliere?
«Beh… da qualche tempo, in Transatlantico, una sua collega giornalista dice che tra me e Berlusconi c’è una sintonia che andrebbe studiata in psichiatria…».
E ad Alfano, lei, certe cose le ha mai dette?
«È impossibile parlare con Alfano. La prego di non scriverlo… ma… ma davvero sta lì, chiuso al quarto piano di via dell’Umiltà , ha trasformato il suo ufficio in un bunker… quattro porte blindate con quattro telecamere».
Sta lavorando alla squadra con cui rilancerà il Pdl.
«E sbaglia, povero Angelino! Ma cosa vuol rilanciare? La gente pensa al Pdl e, automaticamente, ormai pensa a Fiorito, la tragica figura del nostro ex capogruppo alla Regione Lazio che rubava facendosi chiamare Batman. Il Pdl è fi-ni-to… E cambiargli nome, badi bene, non basta. Serve una rifondazione totale, con facce nuove, dove non ci sia più spazio per un modo di fare politica alla… alla Gasparri… ecco, l’ho detto!».
Perchè, scusi: Gasparri com’è che fa politica?
«Cercando di mettere da Aosta a Lampedusa sempre e comunque un suo uomo, senza badare se è bravo, se ha qualità . Come tanti ex di An, Gasparri vive la politica come controllo del territorio e, quindi, del potere. Il Pdl è stritolato da queste logiche».
Come finirà ?
«Io scommetterei forte che, alla prossime elezioni, Berlusconi finirà con il presentarsi con una sua lista. E credo che possa stare ancora tra il 18 e il 20%. Noi, cioè le cosiddette “Amazzoni”, stiamo lavorando proprio a questo progetto: e non siamo sole. Ci sono anche personalità come Galan e Martino, giovani docenti universitari e tipi come Laura Marchese, capo ufficio stampa Fiction di Mediaset, l’esperta in comunicazione che dovrebbe fare quello che Giorgio Gori fa a Matteo Renzi».
(A intervista conclusa, la Biancofiore – 41 anni, da Bolzano – racconta: «Poi sabato mi sono sentita con Berlusconi, e lui che mi ha detto? Mi ha detto: “Visto che ormai sei un’amazzone, mi toccherà regalarti un cavallo”» ).
Fabrizio Roncone
(da “Il Corriere della Sera“)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
MORTALITA’ SUPERIORE DELL’11% RISPETTO AL RESTO DELLA PUGLIA… CASI QUASI RADDOPPIATI PER LE DONNE
Peggiorano da più 10 a più 11 per cento i dati della mortalità a Taranto secondo il Progetto
Sentieri dell’Istituto superiore della sanità sui siti inquinati.
Mentre nelle donne i tumori aumentano a seconda del tipo dal 24 al 100 per cento rispetto alla media della provincia e nei bambini crescono le malattie nel primo anno di vita.
“Dai risultati presentati emerge con chiarezza uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto”, scrive il ministero della Salute.
Si apre dunque con un serio allarme la settimana cruciale per il futuro dello stabilimento Ilva.
Dovrebbe infatti essere questione di ore la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della nuova Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’esercizio dell’attività industriale, che potrebbe avvenire martedì 23 ottobre facendo entrare in vigore il testo, approvato con molte osservazioni e critiche, dalla Conferenza di servizi il 18 ottobre scorso.
Intanto il ministro della Salute Renato Balduzzi ha incontrato le associazioni ambientaliste per presentare lo studio compiuto dall’Istituto superiore della sanità con l’Oms, denominato progetto Sentieri, che si riferisce ai dati aggiornati al 2009 sull’analisi della mortalità , del biomonitoraggio e del rischio sanitario connesso alla qualità dell’aria.
Il più 11 per cento si riferisce all’eccesso di mortalità rilevato a Taranto rispetto alle aspettative di morte di tutti i cittadini residenti in Puglia.
Si tratta di un dato ricavato dalla media tra l’eccesso di mortalità del 14 per cento registrato tra gli uomini e quello dell’8 per cento rilevato nelle donne nel periodo tra il 2003 e il 2009.
GLI UOMINI
Per gli uomini l’eccesso di mortalità per tutte le cause nel periodo che va dal 2003 al 2009 rispetto alla media regionale è del 14 per cento.
Per tutti i tumori è più 14, per cento malattie circolatorie 14 per cento, malattie respiratorie c’è un eccesso del 17 per cento, per i tumori polmonari si raggiunge il più 33 per cento e c’è un più 419 per cento di mesoteliomi pleurici.
Rispetto al resto della provincia, invece, per gli uomini che vivono tra Taranto e Statte si registra un più 30 per cento di tumori.
Nel dettaglio c’è un più 50 per cento del tumore maligno del polmone, più 100 per cento per il mesotelioma e per i tumori maligni del rene e delle altre vie urinarie (esclusa la vescica), più 30 per cento per il tumore della vescica e per i tumori della testa e del collo, più 40 per cento per il tumore maligno del fegato, del 60 per cento per il linfoma non Hodgkin, del 20 per cento per il tumore maligno del colon retto e quello della prostata e al 90 per cento per il melanoma cutaneo.
LE DONNE
Per le donne a Taranto invece è stato rilevato un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione per tutte le cause nel periodo tra il 2003 e il 2009 dell’8 per cento.
I decessi legati ai tumori sono più 13 per cento, per le malattie circolatorie più 4 per cento, per i tumori polmonari più 30 per cento e per il mesotelioma pleurico più 211 per cento.
In particolare, rispetto però stavolta ai dati della provincia nel sito di Taranto e Statte si registra un incremento totela dei tumori del 20 per cento e nello specifico dei tumori al fegato (+75%), linfoma non Hodgkin (+43%), corpo utero superiore (+80%), polmoni (+48%), tumori allo stomaco (+100%), tumore alla mammella (+24%).
I BAMBINI
Per i bambini si registrano incrementi significativi di contrazione malattie per tutte le cause nel primo anno di vita.
“La situazione a Taranto è indubbiamente complessa. Credo sia necessario uno sforzo, anche da parte della sanità ‘ pubblica per un monitoraggio sanitario costante e un piano di prevenzione nei confronti dei lavoratori, dei bambini, di tutti, con iniziative mirate”. Lo ha detto il ministro Baluduzzi.
“I dati su Taranto sono allarmanti e ricalcano quelli già ‘ circolati: bisogna partire da questo dato di fatto per intervenire”, è stato invece il commento dell’assessore alla Sanità della Regione Puglia, Ettore Attolini, dopo l’incontro con il ministro.
Domani, martedì 23, Clini e Balduzzi saranno a Bari dove parteciperanno a una tavola rotonda sul “Caso Ilva” dopo l’illustrazione della relazione al Parlamento sulla gestione dei rifiuti nella Regione Puglia, elaborata dalla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Gaetano Pecorella.
Oggi e domani l’Ilva è anche al centro di due appuntamenti giudiziari.
Oggi ci sarà in Tribunale l’udienza sull’appello presentato dalla Procura di Taranto per far sospendere l’immediata esecutività dell’ordinanza del Tribunale del 28 agosto con la quale, tra l’altro, venne disposto il reintegro del presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, nella funzione di custode giudiziario degli impianti sequestrati.
L’appello è stato proposto in attesa della decisione sul ricorso presentato in Cassazione dalla procura contro la stessa ordinanza.
Il 23 ottobre il Tribunale del riesame esaminerà il ricorso dei legali dell’Ilva contro il secondo no del gip Patrizia Todisco alla rimessione in libertà di Emilio Riva, del figlio Nicola e dell’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, tutti agli arresti domiciliari dal 26 luglio nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dei vertici dell’azienda.
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE AL GOVERNO: “SIAMO SOTTO ELEZIONI, NON E’ TEMPO DI FARE RIFORME”
Le reazioni degli insegnanti alle “sei ore in più a parità di salario” sono state rabbiose, sorprendenti nella loro rapidità e via via organizzate in protesta fuori e dentro le scuole.
Pier Luigi Bersani, ha contato almeno 400 mila voti a rischio dentro quel bacino protestante e per due volte ha detto che questa legge di stabilità non l’avrebbe votata. Così il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo al suo staff ha detto: «Sulle sei ore fermiamoci, siamo troppo vicini alla campagna elettorale. I 183 milioni da tagliare cerchiamoli nelle singole voci di spesa, non c’è tempo per fare grandi riforme».Con l’arresto della riforma dell’orario a scuola si ferma anche il risiko delle cattedre che avrebbe espulso dall’insegnamento 6.400 precari (fonti Pd) o 30 mila (fonti sindacali). Viene annacquato anche il riordino dei dodici enti di ricerca pubblici.
Negli ultimi giorni, infatti, Profumo ha congelato l’ipotesi di un unico Centro di ricerca nazionale per tutelare i brevetti, segnalare i bandi migliori, rappresentare gli interessi italiani a Bruxelles.
Il ministro – e qui l’opposizione è arrivata da destra, con il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri deciso a tutelare l’amico Enrico Saggese alla guida della traballante Agenzia spaziale italiana – non taglierà più i dodici consigli d’amministrazione preferendo chiedere ai singoli presidenti di portare in tempi brevi una loro proposta operativa.
Ieri a Roma, autoconvocati, senza bandiere sindacali, cento docenti sono andati a ritmare la loro protesta sotto le finestre di un ministero dell’Istruzione chiuso.
L’onda dell’opposizione alle “sei ore in più” porterà alla riduzione dell’attività didattica in molti licei: stop a interrogazioni, compiti in classe, gite scolastiche.
La riforma dell’orario è riuscita a ricompattare tutti i sindacati, che hanno indetto uno sciopero generale della scuola per il 24 novembre.
Il ministro Profumo ora fa sapere: «Spero che le mie indicazioni servano a rimettere la scuola al centro dell’agenda del paese coniugando tradizione e modernità e agganciandosi alle migliori esperienze sperimentate in Italia e in Europa».
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
GLI ULTIMI RITOCCHI DEL GOVERNO, SARANNO UFFICIALIZZATE A NOVEMBRE
Niente da fare per Benevento, che invocava la «storia del territorio sannita», e nemmeno per
Rovigo, che sul piatto metteva la «peculiarità del Polesine».
Giorni contati per Treviso, troppo piccola di appena 23 chilometri quadrati, e per Terni, che pur di sopravvivere aveva suggerito il trasloco a qualche Comune dalla vicina Perugia.
La nuova cartina delle Province italiane è agli ultimi ritocchi: arriverà con un decreto legge all’esame del primo Consiglio dei ministri di novembre.
Una mappa che mette insieme le proposte che stanno arrivando in queste ore dalle Regioni.
E che respinge le tante richieste di deroga, applicando senza sconti le regole fissate con la legge sulla spending review : le Province che hanno meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpate con quelle vicine.
Considerando solo le Regioni a Statuto ordinario, le Province scenderanno da 86 a 50, comprese le dieci Città metropolitane.
Quelle tagliate saranno trentasei, alle quali bisogna aggiungere un’altra decina di cancellazioni nelle Regioni a statuto speciale, che però hanno sei mesi di tempo per adeguarsi e decideranno loro come farlo.
Le uniche che potrebbero essere recuperate sono Sondrio e Belluno. Per il resto palla avanti e pedalare.
I COMMISSARI
«Non possiamo pensare che una riforma importante come questa – dice il ministro della Pubblica amministrazione, Filippo Patroni Griffi – possa venir meno solo per delle resistenza localistiche». Anzi.
Per mettere al sicuro il risultato ed evitare la tentazione del dietrofront, vedi campagna elettorale e nuovo governo, il decreto prevede un processo a tappe forzate.
Dalla fine di giugno del 2013 tutte le Province, anche quelle che non si vedranno toccare i confini, saranno guidate da un commissario. Toccherà a lui curare la transizione verso il nuovo regime.
Un’accelerazione non da poco perchè la legge sulla spending review lasciava intendere che sarebbero andate a scadenza naturale, mentre nelle Città metropolitane il processo sarebbe dovuto partire all’inizio del 2014.
Resta da decidere solo se il commissario sarà esterno, nominato dal prefetto, o se il ruolo verrà affidato al presidente uscente della Provincia.
NUOVE SEDI
Più probabile la seconda ipotesi perchè, nei limiti del possibile, si andrà incontro alle richieste del territorio. È il caso della Basilicata.
La Regione avrà una sola Provincia ma vorrebbe spostarne la sede a Matera, lasciando invece a Potenza gli uffici regionali. Si può fare.
Pronti al confronto anche sugli uffici periferici dello Stato, come le questure o le prefetture.
Il decreto dice che ci sarà una «consultazione del governo con il territorio» in modo da spalmare la presenza dello Stato.
Per capire: se la nuova Provincia di Modena e Reggio Emilia avrà la sede politica a Modena, la questura o la motorizzazione potrebbero andare invece a Reggio.
Cosa succederà ai dipendenti?
«Nell’immediato – dice il ministro – non ci sarà una contrazione del personale ma ci potrebbe essere uno spostamento fisico. Naturalmente i criteri di quest’operazione andranno studiati con un esame congiunto insieme ai sindacati».
SISTEMA ELETTORALE
Una modifica riguarderà anche il nuovo sistema elettorale, quel meccanismo di secondo livello con i consiglieri eletti non più dai cittadini ma dai consiglieri comunali sul quale a giorni si pronuncerà la Corte costituzionale.
La sostanza non cambierà ma i voti saranno ponderati per evitare che, all’interno dei nuovi consigli provinciali, i Comuni piccoli pesino come quelli grandi. Ci siamo, insomma.
«Qualche intoppo può sempre arrivare – dice Patroni Griffi – ma faremo di tutto per superarlo». E non finisce qui. «Bisognerà andare avanti riflettendo sia sulle dimensioni delle Regioni sia sul numero dei Comuni: sono 8 mila, troppi, e la metà ha meno di 5 mila abitanti».
Un altro decreto, sulle macro Regioni e le fusioni dei Comuni? «Per carità , tocca a chi ci sarà nella prossima legislatura».
Lorenzo Salvia
(da “Il Corriere dellla Sera”)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO PDL: “PRIMA INTERCETTAZIONI E RESPONSABILITA’ CIVILE”
Voto di scambio e prescrizione lunga, il governo va avanti.
Già mercoledì il ministro della Giustizia Paola Severino, partecipando al plenum del Csm, potrebbe fornire dettagli sul nuovo provvedimento del governo.
Che riguarda entrambi gli aspetti, il voto di scambio non solo di fronte al passaggio di denaro, ma anche «di altra utilità », e i tempi della prescrizione calcolati con un meccanismo diverso da quello in vigore.
In queste ore Monti e i suoi s’interrogano, anche a livello tecnico, sulla strada da seguire, se optare per un decreto oppure ripiegare su un disegno di legge.
Intensi anche i rapporti con il Quirinale cui spetta l’ultima parola sulla possibilità di agire effettivamente per decreto legge, valutando le ragioni di necessità e urgenza.
Va da sè che la scelta è determinante.
Solo il decreto dimostrerebbe che il governo fa sul serio e non cerca solo di bloccare le polemiche sul ddl anticorruzione e sulle carenze che contiene.
Un’operazione di facciata, insomma. Il ddl, con la legislatura agli sgoccioli, non avrebbe nessuna chance di passare.
Anche la sede deliberante proposta da Finocchiaro, che ha bisogno del consenso unanime, verrebbe fermata dal Pdl. Dal Pd arriva invece un pieno via libera a muoversi per via d’urgenza, visto che il reato di voto di scambio, se modificato, sarà un utile deterrente per le elezioni nel Lazio e uno strumento determinante nelle mani dei magistrati che lo potranno contestare subito.
Ma dal Pdl all’opposto giunge un esplicito altolà sia sui contenuti del futuro provvedimento, sia sullo strumento da utilizzare.
Non solo, lo stesso Pdl ripropone il solito refrain del cosiddetto trittico, anti-corruzione, intercettazioni, responsabilità civile dei giudici.
Ad assumere le sembianze del falco è il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che all’ora di pranzo gela gli entusiasmi del governo. Niente decreto, niente nuovo reato di voto di scambio, niente prescrizione, ma intercettazioni e responsabilità civile.
A palazzo Chigi i segnali dell’ostilità berlusconiana erano già arrivati, ma ora diventano ufficiali e con toni assai bruschi.
Cicchitto definisce l’aumento della prescrizione per decreto come «parole in libertà ». Parla di «giustizialismo cieco che fa leva evidentemente sull’emozione suscitata da una serie di intollerabili episodi».
Episodi gravi, come l’arresto dell’assessore regionale alla Casa Zambetti a Milano e quello di Fiorito a Roma che aveva al suo attivo 28 mila preferenze.
Il capogruppo Pdl stoppa la riforma della prescrizione soprattutto qualora non fosse accompagnata da un meccanismo tipo il famoso processo breve che il Pdl ha tentato inutilmente di far passare (con l’obiettivo di chiudere i dibattimenti del Cavaliere) e che prevedeva tempi rigidi per ogni grado del processo, tre anni in primo grado, due in secondo, uno e mezzo in Cassazione. Zeppa del Pdl anche sul voto di scambio potenziato, Cicchitto consiglia di «stare attenti a evitare dilatazioni che possano portare ad escludere il rapporto eletti-elettori».
Il Pd contesta Cicchitto.
Gli dice il responsabile Giustizia Andrea Orlando: «Non si capisce che c’entri il giustizialismo con l’aspirazione a veder conclusi importanti processi».
Al segretario del Pdl Alfano, che chiede di accelerare sul ddl anticorruzione alla Camera, Orlando ricorda che le colpe dei tempi lunghi sono tutte dei berlusconiani. Sembra di rileggere le risse scoppiate per il ddl anticorruzione.
Un segno cattivo per il destino della prescrizione lunga e del voto di scambio allargato.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 22nd, 2012 Riccardo Fucile
L’ALLARME DELLA FNSI… IL PDL INSISTE PER APPROVARLA
La legge che doveva salvare dal carcere Alessandro Sallusti, e rischia di inguaiare in suo nome
tutta la libera stampa, comincia a diventare un affare imbarazzante.
I primi firmatari sono i senatori Vannino Chiti e Maurizio Gasparri: doveva essere un impegno bipartisan, quello di eliminare la possibilità del carcere come pena per la diffamazione.
Oggi, però, quella legge Chiti non la riconosce più. E Pd e Udc si dicono pronti a frenare qualsiasi strisciante tentativo di censura.
“Se verrà fuori un pasticcio sono pronto a togliere la mia firma”, dice Chiti.
Il senatore pd spiega che il suo primo obiettivo era eliminare il carcere. E che aveva poi previsto, per ragioni motivate, un obbligo di rettifica da parte del giornale con lo stesso spazio e lo stesso rilievo della notizia.
Questo però doveva servire a bloccare il procedimento penale.
Sulle pene, si era pensato a un massimo di 50mila euro.
E per il web, il tutto avrebbe dovuto riguardare solo i giornali online, non i singoli blog.
Nelle mani della commissione giustizia, “a forte maggioranza di centrodestra”, le cose sono cambiate.
“Si rischia di fare una legge puramente sanzionatoria. Se è così meglio fermarsi, limitarsi a eliminare il carcere, e lasciare che sia un Parlamento più sereno a occuparsi del resto”. Chiti non fa parte della commissione Giustizia, dove invece la vicenda è seguita da vicino dall’ex pm Felice Casson.
Suo uno degli emendamenti che prevede che il giornalista “recidivo” nella diffamazione sia interdetto per un periodo da uno a tre anni.
“Ma il punto di partenza era l’interdizione perpetua – spiega Casson – di questo bisogna tener conto. Poi certo, c’è una tendenza di alcuni senatori, soprattutto del centrodestra ma non solo, a inasprire le sanzioni pecuniarie e quelle accessorie”. Rivendica, Casson, di aver proposto di eliminare la possibilità di riparazione pecuniaria in caso ci sia già una multa.
Mentre Luigi Zanda spiega: “Il sentimento comune del Pd è contro l’arresto, contro le maximulte, contro le esagerazioni che abbiamo letto nel pezzo di Repubblica. Non le faremo passare”.
E la stessa capogruppo Anna Finocchiaro ricorda che il partito si è battuto perchè il testo arrivasse in aula, e non venisse votato direttamente in commissione come aveva previsto il presidente del Senato Schifani: “Ci siamo opposti alla deliberante che abbiamo fatto saltare. Oltre all’abolizione della pena detentiva, ci vuole un sistema che bilanci la risarcibilità dell’onore e della dignità del diffamato. È una battaglia che il Pd fa da 15 anni”.
Il relatore della legge per il Pdl, Filippo Berselli, è invece convinto che si stia andando nella direzione giusta: “La storia dell’emendamento anti-Gabanelli non ha senso, nessuno ha mai preso davvero in considerazione l’idea di togliere al giornalista la copertura economica dell’azienda. Il senatore Caliendo lo ritirerà . Quanto alle pene pecuniarie, è ovvio che togliendo il carcere dovevamo aumentarle. Se poi c’è una giusta rettifica, vengono diminuite. E se il direttore responsabile non vuole farla, il giornalista può chiedere ai giudici di imporgliela”.
Roberto Rao, Udc, avverte: “Dobbiamo scongiurare che le norme sulla diffamazione a mezzo stampa riguardino tutti i blog. Quanto all’aumento delle pene, la diffamazione dev’essere duramente sanzionata, ma questa legge non può essere un cavallo di Troia per fare norme intimidatorie contro i giornalisti”.
Molto preoccupato il presidente della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale, che ricorda come sanzioni da 100mila euro rappresentino un problema per le grandi redazioni, e un rischio di sopravvivenza per le altre.
E avvisa: “Siamo pronti alla stessa battaglia fatta contro la legge sulle intercettazioni. Se nelle prossime 36 ore non ci sarà un ravvedimento operoso, sarà meglio lasciare in piedi la legge che c’è”.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)
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