Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA TASSA SERVIRA’ A FINANZIARE POLITICHE AMBIENTALI
Alla fine sembra proprio che l’adozione della Tobin tax a livello europeo sia realtà . Anche l’Italia alla fine parteciperà a quel gruppo ristretto di Paesi che intende mettere una tassa del 0,05% sulle transazioni finanziarie.
Una grande vittoria per chi si batte da anni per un provvedimento mirante ad attingere almeno un poco ai capitali che transitano da un capo all’altro del mondo sulla scorta di istanze speculative quasi sempre poco trasparenti.
I Paesi europei aderenti alla Tobin Tax utilizzeranno il meccanismo della “collaborazione rafforzata”: se almeno 9 Paesi su 27 sono d’accordo possono agire in determinati ambiti senza il consenso degli altri, facendo in questo modo da apripista a chi si vorrà aggregare in un secondo tempo.
Il pressing sul Governo Monti da parte di numerose ONG è continuato fino ai giorni scorsi.
Così commenta il risultato raggiunto la Campagna Zerozerocinque: “Dopo vari tentennamenti e fino all’ultimo scettica, finalmente l’Italia è della partita. Ha sciolto le sue riserve ed esplicitato questa mattina la sua piena adesione. La lettera italiana alla Commissione verrà controfirmata a breve dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Grilli”.
Dunque la Tassa sulle Transazioni Finanziarie è ora una certezza.
La Campagna ZeroZeroCinque, sostenuta da oltre 50 organizzazioni della società civile italiana, da anni svolge la sua attività di sensibilizzazione e di promozione di una piccola tassa, quel famoso granello di sabbia negli ingranaggi della finanza che ha il duplice vantaggio di frenare la speculazione e di generare un gettito da destinare al welfare, alla cooperazione allo sviluppo e alla lotta contro i cambiamenti climatici.
“Quello di oggi è un risultato molto importante, ma è solo un primo passo nella giusta direzione” — sostiene Andrea Baranes, portavoce della Campagna ZeroZeroCinque – “Continueremo, con ancora più forza, la nostra attività di sensibilizzazione della cittadinanza e di pressione sulle istituzioni per vigilare sulle modalità di applicazione della tassa, ad esempio per quali strumenti finanziari verrà applicata, data l’importanza che comprenda le operazioni in valuta e derivati, e sulla futura destinazione del gettito. La dimensione della finanza è tale per cui anche un’imposta dello 0,05% permetterebbe di generare ogni anno risorse significative che chiediamo al Governo italiano di destinare per finanziare misure volte a sostenere il welfare nel nostro Paese e per onorare i nostri impegni a livello internazionale in tema di cooperazione allo sviluppo e contrasto ai cambiamenti climatici.”
Per il presidente delle Acli Andrea Olivero la decisione assunta ieri, come riporta un comunicato stampa: “rappresenta «una grande occasione per l’Italia e per l’Europa, un segnale importante per di ridare speranza ai cittadini e fiducia nelle istituzioni nazionali ed europee».
«Chi ha causato o addirittura lucrato sulla crisi — spiega Olivero — dovrà restituire qualcosa a chi ha già pagato molto e continua a pagare. Ci si avvia finalmente a voltare pagina rispetto ad un modello finanziario sganciato dall’economia reale e indifferente ai destini delle persone e degli Stati. Un primo passo verso quello sviluppo sostenibile capace di integrare etica ed economia».
Le Acli, insieme ai promotori della campagna ZeroZeroCinque, proseguiranno l’attività di sensibilizzazione dei cittadini e delle istituzioni, vigilando in particolare sulle modalità di applicazione della tassa, perchè possa comprendere le operazioni in valuta e derivati. La richiesta è che il ricavato dell’imposta vada a finanziare da una parte il sistema di welfare, dall’altra gli impegni internazionali di cooperazione allo sviluppo di contrasto ai cambiamenti climatici.”
Non bisogna tuttavia sedersi sugli allori. Un articolo di lettera43 descrive tutti i possibili futuri ostacoli: “Ma l’aliquota sulle speculazioni finanziarie, a 40 anni dalla sua invenzione a opera dell’economista James Tobin, da cui il nome, ha ancora molti avversari.
Il conto è facile: all’appello mancano 16 nazioni.
La maggioranza, nell’Europa a 27.
E anche se lo strumento della cooperazione rafforzata, con l’accordo a 11, consentirebbe ai Paesi aderenti di agire da soli in assenza di prassi condivise da tutta l’Unione (senza tuttavia escludere la possibilità di nuove adesioni) il risultato sembra arridere ai nemici giurati della tassa, a cominciare da Irlanda, Svezia e, soprattutto, Inghilterra.
Il rischio, ora, è che le transazioni finanziare a breve termine – quelle che la Tobin Tax vuole colpire, con l’obiettivo di stabilizzare i mercati valutari – si spostino semplicemente dalle piazze dell’Europa continentale a quelle d’Oltremanica o d’Oltreceano. Immettendo nelle casse dell’Unione un gettito molto inferiore ai 57 miliardi di euro auspicati inizialmente da Francia e Germania.
Insomma, una tassa Robin Hood ma “all’europea”, che anzichè “dare ai poveri” finirebbe per favorire gli astenuti, come il Lussemburgo (dove si è tenuta la riunione di EcoFin) e quello che gli economisti iniziano a chiamare il Tax heaven Uk , il paradiso fiscale di Cameron.
Senza contare che, con il rifiuto netto di Usa e Giappone a una Tobin Tax globale, infatti, la proposta di tassazione europea riguarderebbe solo i movimenti finanziari intra-comunitari, lasciando intatti quelli dei capitali extra Ue.
Ormai, però, la strada è spianata.
La Commissione presenterà la proposta di regolamento a metà novembre, e si scommette su un accordo entro fine anno.
Si parte dalla proposta della Commissione Ue già sul tavolo: tassa su scambio di azioni e obbligazioni dello 0,1%, sui contratti derivati dello 0,01%.
Meno di quanto suggerito dallo stesso Tobin (0,05%) in una famosa intervista rilasciata nel 2001 al settimanale tedesco Der Spiegel. Ma questo basterebbe, se la tassa fosse applicata globalmente, a estirpare la fame nel mondo.”
Vale la pena di sostenerla fino in fondo.
(da “Unimondo.org“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI FIRENZE STAVOLTA HA SBATTUTO CONTRO IL MURO DI UNO TOSTO E RIMEDIA UNA FIGURA BARBINA: PRIMA USA IL JET PRIVATO (QUANTO COSTA NON LO DICE) POI SI PRESENTA IN CAMPER AGLI ELETTORI
«Renzi ha sbagliato e continua a sbagliare. Si farà del male. Sono stato a Matera per una
iniziativa su Berlinguer: c’era il doppio della gente rispetto a quanta era accorsa ad ascoltare Renzi. Però i giornali non lo scrivono, perchè rottamare il Pd conviene a molti».
Poi, l’affondo. «La settimana scorsa Renzi è andato a Sulmona, in jet privato da Ciampino, poi una Mercedes. In camper c’è salito alle porte di Sulmona, ma quando è arrivato in piazza, tutti ad applaudire il giovane ribelle che “altro che auto blu, lui viaggia in camper”».
A lanciare tante stilettate sul sindaco di Firenze, candidato alle primarie del centrosinistra, è un nome importante del Pd: Massimo D’Alema, presidente del Copasir.
Lo fa in un retroscena pubblicato su La Stampa a firma di Federico Geremicca e che viene – in parte – poi smentito dalla portavoce di D’Alema.
Ma la bomba è ormai lanciata.
La replica di Renzi nel merito è poco convincente:: «Ho preso quel volo, pagando di tasca mia, per andare al funerale di Piero Luigi Vigna che è un pezzo di storia di Firenze, e non avevo altra possibilità che fare 40 minuti di volo».
Un jet privato è forse alla portata di tutti?
E quanto gli è costato non lo dice, come non dice di essere poi salito su un Mercedes.
A Renzi però saltano i nervi: “Nelle frasi di D’Alema c’è un che di intimidatorio».
Il sindaco di Firenze ha detto di essere «veramente colpito», ma «quello che mi colpisce di più» – ha aggiunto – è che D’Alema «non vuole mollare: se perdo, do una mano a Bersani, ma se vinciamo noi li mandiamo a casa”.
Quindi in caso di vittoria, ha affermato il sindaco di Firenze, «non è che il giorno dopo il gruppo dirigente dice che si continua allo stesso modo: non penserete mica che facciamo le primarie, si sconfigge questo gruppo dirigente, e poi D’Alema e la Bindi hanno la deroga. La deroga la ripongono nella vaschetta, diciamo».
Renzi chiude in stile bulletto: “Occhio che ti fai male D’Alema lo vada a dire qualcun altro».
A noi resta una domanda: quanto costa la campagna elettorale di Renzi e chi la paga.
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
PSICODRAMMA DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA CHE SPERAVA IN UNA CANDIDATURA (POI SFUMATA) NELL’UDC
Mi dimetto. Non mi dimetto. Ho annunciato le dimissioni. Non ho annunciato le dimissioni.
E’ stata una giornata di psicodramma per Guido Podestà , presidente della Provincia di Milano, finita con una conferenza stampa in cui il politico del Pdl assicura che resterà al suo posto.
E se già si fa fatica a comprendere la versione “ufficiale” dell’interessato, si aggiungono i retroscena.
Il più accreditato dei quali vuole che Podestà abbia annunciato le dimissioni per poter correre alle elezioni politiche, dato che per legge possono candidarsi i presidenti di Provincia che abbiano lasciato il loro incarico almeno sei mesi prima del voto, previsto ad aprile.
Ma dopo aver ricevuto un no dall’Udc — a Milano Podestà rappresenta la minoranza del Pdl — il presidente sarebbe tornato in fretta sui propri passi.
“Credo non ci sia motivo per dare le dimissioni”, ha affermato in conferenza stampa, spiegando che in un momento difficile “bisogna rispettare il patto con i cittadini”. L’esposizione dei fatti che avrebbero portato all’equivoco è stata quanto meno contorta. Podestà ha assicurato di non aver cambiato idea rispetto a quando, poche ore prima, aveva convocato la conferenza stampa medesima con un messaggio su Twitter. Che recitava: “Alle 16 conferenza stampa sulle ragioni delle mie dimissioni. Governare una provincia in queste condizioni è (quasi) impossibile”.
Poi ha “spiegato” che è sempre stata sua intenzione andare avanti, ma di aver discusso “pure con la famiglia” e di aver capito le ragioni di altri presidenti che oggi si sono dimessi, chiamando in causa i tagli del governo.
E alla fine ha anche attribuito la colpa al suo ufficio stampa, che avrebbe sbagliato a scrivere il “twit” incriminato.
Nel fuorionda il presidente si rivolge al portavoce Andrea Radic. “Tu hai mandato veramente ‘sti twit?”. “Sì”. E il presidente: “E’ una stronzata. Se lo hai fatto è una cosa inaccettabile” .
In precedenza, Podestà aveva spiegato ai giornalisti che il twit conteneva un “mie” di troppo, dal che si dedurrebbe che fosse sua intenzione parlare di “dimissioni” altrui.
Sui motivi delle annunciate dimissioni erano circolate diverse ipotesi.
Da una parte nel 2014 la Provincia di Milano scomparirà perchè nascerà l’Area metropolitana. Dall’altra, appunto, una possibile candidatura alle prossime elezioni politiche.
Altra ipotesi, un gesto per protestare contro i tagli alle Province (stesso motivo addotto dalla presidente di Asti, Maria Teresa Armosino), e quindi che si tratti di una provocazione. E’ il caso anche del presidente della Provincia di Biella Roberto Simonetti (che è anche parlamentare della Lega Nord).
E ancora tra tre giorni Podestà si presenterà davanti al giudice per l’udienza preliminare per il caso delle firme false presentate per consentire alle liste Pdl di partecipare alle elezioni regionali del 2010.
L’accusa per l’attuale presidente della Provincia di Milano è quella di falso ideologico.
All’epoca il presidente della Provincia era coordinatore regionale lombardo del Pdl: è imputato perchè sarebbe stato il promotore della presunta falsificazione delle firme a sostegno della lista di Roberto Formigoni e di quella provinciale del Pdl per le regionali del 2010.
L’estate scorsa il procuratore aggiunto Alfredo Robledo aveva chiesto il processo per altre nove persone, tra cui Clotilde Strada, all’epoca responsabile della raccolta firme del partito e che è stata anche collaboratrice della consigliera regionale Nicole Minetti.
E poi, sullo sfondo, c’è il crepuscolo del Pdl, perfino a Milano.
Mentre Silvio Berlusconi dice di ritirarsi per far spazio a un’area dei moderati la più ampia possibile, il partito resiste solo nella figura del presidente di Regione, Roberto Formigoni.
Milanese, classe 1947, Podestà ha iniziato a lavorare con Silvio Berlusconi nella Edilnord nel 1976, diventandone anche amministratore delegato.
La sua carriera politica è iniziata nel 1994 in Forza Italia quando è stato eletto al Parlamento europeo, di cui in seguito è diventato anche vicepresidente.
E’ rimasto eurodeputato fino al 2009, quando è diventato presidente della Provincia, che sparirà nel gennaio 2014 per diventare città metropolitana.
Nel maggio 2008 è diventato coordinatore regionale di Forza Italia e poi del Pdl fino al 2011 quando è stato sostituito da Mario Mantovani.
Lo scorso febbraio si è candidato alla segreteria provinciale del Pdl a Milano, ottenendo il 22% dei voti contro il 72% dell’eletto Sandro Sisler.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
MONTI SI SMARCA DALL’ABBRACCIO INTERESSATO DEL CAVALIERE
No, grazie. Sondato nuovamente nei giorni scorsi da Berlusconi sulla possibilità di guidare uno
schieramento conservatore alle elezioni, Mario Monti ha ribadito per l’ennesima volta il suo «no».
«Non mi interessa, non è in questo modo che posso essere utile al paese».
Così, in una giornata in cui il premier è stato impegnato in incontri internazionali e poi nella lunga maratona del Consiglio dei ministri, l’unica cosa che filtra da palazzo Chigi è la freddezza del Professore per essere trascinato nell’arena in maniera strumentale, unita allo stupore per l’uscita del Cavaliere.
Tanto più che a New York, quando per la prima volta aveva aperto alla possibilità di un reincarico dopo le elezioni, Monti aveva chiaramente condizionato la sua disponibilità a una «condizione di emergenza» e a una prosecuzione della grande coalizione tripartita.
Ma se il no di Monti era quasi scontato, anche dalle parti del centro il leader del Pdl colleziona soltanto rifiuti.
Persino l’apertura di credito di Italia Futura è soltanto apparente.
La soddisfazione – ha spiegato Luca Cordero di Montezemolo ai leader che lo hanno cercato – è che finalmente Berlusconi abbia annunciato il passo indietro, «come noi abbiamo sempre chiesto».
Questo non significa che il patron della Ferrari si farà arruolare nell’esercito del Cavaliere: «Tranquilli, non ci faremo risucchiare».
Semmai mantenere una «posizione centrale», ora che Berlusconi sembra intenzionato a non candidarsi, «potrà indurre qualche moderato del Pdl, e ce ne sono, a lasciare quel partito». Più che essere «risucchiato» Montezemolo, che non sarà candidato, punta quindi ad «attrarre».
Quanto agli altri due interlocutori, Casini e Fini, la palla lanciata dal leader Pdl viene lasciata rotolare senza essere raccolta.
Compreso che tra 24 ore questa fiammata berlusconiana potrebbe spegnersi senza lasciare altro che cenere, Alfano ieri ha alzato il telefono per chiamare sia Casini che Fini.
«Guardate che Berlusconi stavolta fa sul serio – li ha implorati – non lasciate cadere questa offerta. Conviene a tutti».
E certamente conviene ad Alfano, che altrimenti si vedrà tra poco nuovamente messo da parte da un redivivo Berlusconi.
Raccontano infatti che il leader del Pdl, lanciata la sua Opa sull’elettorato centrista e montiano, proceda in parallelo con la costruzione di una nuova offerta politica. Un movimento senza la vecchia zavorra, che si liberi del fango e dall’ombra degli scandali che ormai il Pdl si porta dietro.
E che lo fanno precipitare nei sondaggi senza paracadute. «Berlusconi è già in campagna elettorale, è pronto a partire», dice una fonte vicina ad Arcore, «lo farà appena ottenuta una legge elettorale più favorevole».
La mossa del Cavaliere viene valutata comunque con grande attenzione dalle parti del terzo polo.
Nessuno ne sottovaluta la capacità di penetrazione.
«Berlusconi in questo momento è insidioso – ammette il capogruppo di Fli Benedetto Della Vedova – perchè da questa parte ancora non c’è un unico logo e una chiara offerta politica. Dobbiamo muoverci».
Nel frattempo Casini e Fini si difendono come possono.
Il leader centrista ha puntato per ora sulla carta della «inaffidabilità » di Berlusconi nei suoi annunci. Fini invece ha provveduto ad alzare una serie di paletti programmatici. «Aspettiamo 48 ore – ha consigliato il presidente della Camera ai suoi ieri pomeriggio – e vediamo se questa bolla di Berlusconi si sgonfia da sola. Vogliono allearsi davvero? E sull’Europa cosa dicono? E la legalità ? Alfano non aveva finito di parlare che il Pdl al Senato già ripresentava in Senato gli emendamenti Salva-Ruby».
Oltretutto l’uscita di Berlusconi ha creato un certo sconcerto nelle stesse file del Pdl. Specie tra gli ex An, infastiditi da quell’appello a Monti per un nuovo mandato alla guida dei «moderati».
In attesa di capire se quella dell’ex premier sia realtà o solo una provocazione tattica, tra i parlamentari ieri la confusione sulla linea era manifesta.
In un angolo del cortile di Montecitorio: «Se “loro” rispondono così allora “noi” dobbiamo incalzarli», diceva l’ex ministro Andrea Ronchi al direttore del Secolo Marcello De Angelis.
«Va bene Andrea, sono d’accordo. Solo non ho capito una cosa: “noi” chi siamo? Ma soprattutto… “loro” chi cavolo sono?».
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
PERQUISIZIONE NEGLI UFFICI DI VINCENZO MARUCCIO, CAPOGRUPPO E SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO DI DI PIETRO… L’IPOTESI DI REATO E’ PECULATO
Nuove perquisizioni della Finanza nella sede del Consiglio regionale del Lazio. Militari del nucleo di polizia valutaria della Gdf stanno effettuando perquisizioni da stamattina negli uffici della Regione e acquisendo documentazione contabile sul gruppo consiliare dell’Italia dei valori.
L’indagine, di cui è titolare il pm Stefano Pesci, ipotizza il reato di peculato e riguarda in particolare il consigliere dell’Idv Vincenzo Salvatore Maruccio, segretario regionale del partito ed ex assessore ai lavori pubblici della precedente amministrazione regionale guidata da Piero Marrazzo.
Come nel caso di Franco Fiorito, l’indagine riguarda una consistente distrazione di fondi destinati ai gruppi consiliare, tra assegni, prelievi in contanti e bonifici in suo favore senza motivazioni o con motivazioni generiche.
Si parla di 500mila euro destinati al partito e di cui invece Maruccio si sarebbe appropriato engli ultimi due anni.
I pm stanno però verificando se a questa somma vadano aggiunti circa 200mila euro di prelievi in contanti da due conti del gruppo dell’Idv effettuati nell’ultimo anno. In tal caso si arriverebbe alla cifra di 700mila euro.
L’inchiesta nei confronti di Maruccio sarebbe scattata in seguito ad una segnalazione
di movimenti bancari sospetti inviata dalla Banca d’Italia alla Guardia di Finanza.
La Procura di Roma ha così disposto le perquisizioni nei confronti dell’esponente dell’Idv che sono state eseguite oltre che nelle sue abitazioni a Roma e negli uffici della Pisana, anche a Maierato, in Calabria.
Le reazioni
”Il denaro veniva utilizzato solo per finalità politiche e collettive” ha commentato a caldo la consigliera regionale Idv del Lazio Giulia Rodano dopo la notizia che il capogruppo Vincenzo Maruccio è indagato per peculato.
”Noi abbiamo già ammesso pubblicamente l’errore politico nell’aver sottovalutato l’aumento dei fondi per i gruppi. Io stessa l’ho scritto. E’ un errore politico serio per l’Idv ma tra questo e la dimensione dell’uso illegale o illegittimo ce ne corre” ha aggiunto difendendo il collega.
“Io sono stata assicurata che i fondi del gruppo sono stati utilizzati solo per finalità politiche: il gruppo ha pagato per le iniziative sulla sanità o per l’affitto della sala per una iniziativa della cultura”.
A chi le chiedeva chi gestisse i soldi, e se ci fosse una figura di tesoriere, Rodano ha risposto: ”Il capogruppo, penso. Il nostro è un gruppo piccolo, non c’è un tesoriere tra i consiglieri. Io comunque non ho mai avuto idea di ammanchi. Rendicontazione? Io non l’ho vista, ma c’è – ha concluso Rodano – ci sono le fatture, ma io non le ho pagate direttamente”.
Carlo Bonini
(da “La Repubblica“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
GLI ALTRI: RINALDIN, PENATI, FORMIGONI, BONI, NICOLI CRISTIANI, PONZONI, GIANMARIO, LA RUSSA, MINETTI, BELOTTI, BOSSI, RIZZI
Con l’arresto di Domenico Zambetti, assessore alla Casa della Giunta Formigoni, sale a 13 il
numero di esponenti politici – fra Giunta e Consiglio – indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone.
Proprio l’altro ieri, è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa il consigliere del Pdl Gianluca Rinaldin mentre la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui corruzione, per l’ex vice presidente dell’Aula, Filippo Penati, ex Pd.
Questa sorta di `elenco’ stilato dai media per raccontare, in questi mesi, le vicende che intrecciano politica e giustizia in Regione Lombardia comprende il presidente Roberto Formigoni (Pdl), accusato di corruzione aggravata nella inchiesta sulla Fondazione Maugeri; l’ex presidente del Consiglio regionale, Davide Boni (Lega), accusato di corruzione; i due suoi ex vicepresidenti Penati appunto e Franco Nicoli Cristiani (Pdl, che, arrestato, si è dimesso dal Consiglio regionale), accusati a loro volta di corruzione; l’ex consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl), arrestato a gennaio con varie accuse fra cui la corruzione e la bancarotta fraudolenta. Sia Boni sia Nicoli sia Ponzoni, fra l’altro, sono stati assessori regionali nelle Giunte precedenti.
Indagati, al Pirellone, anche il consigliere del Pdl Angelo Giammario, ex sottosegretario di Formigoni, per corruzione; l’attuale assessore alla Sicurezza, Romano La Russa, accusato di finanziamento illecito; la consigliera Pdl Nicole Minetti, a processo per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile nell’ambito del caso Ruby.
In un’inchiesta per tifo violento è, invece, stato coinvolto l’assessore leghista Daniele Belotti.
Fuori ormai dalla politica, dunque senza alcun incarico, ma dentro questo `elenco’ ci sono l’ex consigliere leghista Renzo Bossi (dimessosi per l’inchiesta sull’uso dei rimborsi elettorali del Carroccio nella quale è accusato di appropriazione indebita) e l’ex assessore sempre leghista, Monica Rizzi, sospettata in passato di aver prodotto dossier proprio per screditare avversari interni di Bossi Jr.
(da “La Stampa”)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
AI BOSS CALABRESI BEN 200.000 EURO… IN MANETTE ANCHE AMBROGIO CRESPI, FRATELLO DEL SONDAGGISTA… COINVOLTO ANCHE IL PADRE DI SARA GIUDICE PER AVER FATTO DIROTTARE I VOTI SULLA FIGLIA
Ordine d’arresto per un assessore regionale della giunta Formigoni.
I carabinieri parlano di operazione “senza precedenti”, un’espressione non raramente abusata, ma in questo caso suona a proposito: sinora non s’era mai visto in Lombardia un politico pagare i gangster della ‘ndrangheta per avere un pacchetto di voti sicuri. Erano voti pagati in contanti, a caro prezzo, 50 euro circa l’uno, quelli presi da Domenico Zambetti, 60 anni, Pdl.
Era stato eletto alle ultime competizioni con 11.217 voti di preferenza, quindi nominato assessore alla Casa al Pirellone.
Secondo l’inchiesta, ha dovuto pagare ai clan calabresi, in varie rate, 200mila euro. Una è di 80 mila, una versata il 31 gennaio 2011 e l’ultima rata, 30 mila euro, è stata pagata nell’associazione culturale ‘Centro e libertà ‘ con sede in via Mora 22 il 15 marzo 2011.
Ad incassarli, secondo l’accusa, Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni, già condannato negli anni scorsi per traffico di droga, che appartiene alla cosca calabrese Morabito-Bruzzaniti; l’altro, referente del clan Mancuso, è l’imprenditore Eugenio Costantino.
E’ un altro colpo per una giunta, come quella Lombarda, che vede il presidente Roberto Formigoni indagato per corruzione con i faccendieri Antonio Simone e Piero Daccò, e ha visto altri arresti per appalti e inchieste per tangenti.
L’ordinanza firmata dal gip Alessandro Santangelo viene eseguita in queste ore e nell’elenco degli arrestati figura, accanto all’assessore Zambetti, anche Ambrogio Crespi: è il fratello minore del più celebre Luigi, ex sondaggista preferito di Silvio Berlusconi.
Era proprio Crespi, secondo l’accusa, a rastrellare i voti nei quartieri periferici di Milano, grazie ai suoi numerosi contatti con la malavita organizzata.
Ai detective, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe D’Amico, non è sfuggito il ruolo di Marco Scalambra, un chirurgo che ha collaborato con Gavannezini Humanitas a Bergamo e con l’istituto Galeazzi, 55 anni, ma impegnato in politica come faccendiere del centrodestra.
Viene considerato il burattinaio del sindaco di Sedriano, Alfredo Celeste, il quale finisce agli arresti domiciliari. In tutto sono venti le persone destinate al carcere, ma quello che emerge ancora una volta, da quando Ilda Boccassini è il coordinatore della distrettuale antimafia milanese, è la cosidetta ‘zona grigia’.
E’ quel mondo di persone apparentemente lontane dal crimine ma in realtà disposte a ubbidire, manovrare, avere vantaggi grazie a gangster molto pericolosi, in questo caso legati a due gruppi, i Mancuso della provincia di Vibo Valenzia e i Morabito-Palamara Bruzzaniti di Africo Nuovo, con i loro affiliati in Lombardia.
Una microspia, che i ‘cacciatori’ del nucleo investigativo milanese sono riusiti a piazzare dentro una Bmw, è diventata una specie di bussola per tracciare la rotta degli insospettabili: un’operazione che pare da manuale.
Qualcuno ricorderà Sara Giudice: è la giovane ex esponente del Pdl a Milano che organizzò, anzi creò la la campagna ‘anti-Nicole Minetti’. Invocava liste pulite, opponendosi alla ‘politica del bunga bunga’, partecipando a trasmissioni come Anno Zero, l’Infedele, Un giorno da pecora.
Ebbene, anche lei, non eletta a causa della legge elettorale, ha ricevuto i voti della ‘ndrangheta, anche se probabilmente a sua insaputa.
E’ stata la più votata della della lista del Terzo Polo nel capoluogo lombardo, con 1.028 preferenze. “Non vi deluderò”, aveva promesso.
A fare l’accordo con i mafiosi calabresi, ma non c’è prova che sapesse con chi avesse a che fare, è stato suo padre, Vincenzo Giudice, ex consigliere comunale Pdl.
Uno molto chiacchierato ma intoccabile, finito nelle carte giudiziarie sempre per suoi incontri con uomini delle cosche.
Per favorire sua figlia aveva promesso non soldi, ma appalti in Calabria, grazie a una società partecipata del Comune di Milano di cui, nominato dalla giunta Moratti, è al vertice.
L’assessore Zambetti era in contatto con Eugenio Costantino, che gli presenta il boss Giuseppe D’Agostino, da qualche tempo detenuto, come ‘portavoce’ della ‘ndrangheta. Da quel momento, Zambetti è sotto scacco: “Bisogna fare attenzione … con il mangiare”, gli fa sapere il boss.
Gli mostrano anche una lettera-pizzino con la ricostruzione precisa della genesi dei loro rapporti e l’assessore fa assumere all’Aler, l’ex istituto case popolari, Teresa Costantino, consigliere comunale pdl a Sedriano, con la complicità di persone ancora da individuare.
Quando Zambetti capisce che non ha molto spazio di ribellione e deve sottostare alle richieste di appalti e favori, “s’è messo a piangere, e piangeva per la miseria, si è cagato sotto, cagato completo, totale, ogni tanto solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione. Il potere lo hanno i politici e la legge, però ogni tanto, vaff…, con l’aiuto degli amici, ogni tanto una soddisfazione ce la prendiamo”, si dicono gli ndranghetisti.
La gang si occupava anche di estorsioni e di un traffico di gru, elevatrici, ruspe rubate in Italia e spedite nei paesi emergenti.
Circa sessanta imprenditori verranno ascoltati nei prossimi giorni, perchè nessuno – e si conferma l’allarme lanciato dalla Procura milanese – si è rivolto alle forze dell’ordine.
Da notare, invece, un candidato di una lista vicina alla Lega, che a Rho rifiuta di essere sponsorizzato dal medico-faccendiere Scalambra, che gli propone “i voti della “lobby calabrese””.
L’inchiesta è in pieno svolgimento ma alle 13, nell’ufficio del procuratore capo, si terrà una conferenza stampa.
Piero Colaprico
(da “La Repubblica”)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
MANOVRA DA 10 MILIARDI, TAGLI ALL’IRPEF , L’IVA CRESCE DI UN PUNTO
Colpo di scena. Non ci scommetteva nessuno, nemmeno alcuni suoi autorevoli colleghi di
governo. E invece alla fine Monti ha deciso.
Non cancella l’aumento dell’Iva, in cambio il premier taglia le tasse sui redditi più bassi.
Dopo sette ore di discussione ed una riunione a tratti tesa del consiglio dei ministri, la legge di stabilità per il 2013 è pronta.
Il primo gennaio del 2013 saranno abbassate di un punto le due aliquote sui redditi più bassi: quella al 23% scenderà al 22%, quella al 27 al 26%.
In compenso il primo luglio (sempre del 2013) aumenteranno di un punto ciascuna due delle tre aliquote Iva: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%.
È un’operazione a saldo quasi zero, nella logica di un fisco più moderno che punta a tassare più le cose (dunque i consumi) delle persone (i redditi).
Era l’unica soluzione possibile, visti i margini stretti in cui Monti si muoveva.
L’austerità «non è un circolo vizioso, la disciplina di bilancio paga e conviene perchè ci ha consentito di non dover rincorrere di continuo la congiuntura. Con le decisioni di stanotte in questo brevissimo consiglio dei ministri abbiamo voluto dare il chiaro segnale che quando ci sono segni di stabilizzazione ci si può permettere qualche sollievo», dice Mario Monti. Un sollievo «che non è una modifica di rotta».
Fino a tarda notte non c’è stata certezza su quel che il governo avrebbe deciso. L’ipotesi di un taglio dell’Irpef, avanzata in serata dal sottosegretario Polillo a «Ballarò» era stata seccamente smentita dal collega Catricalà .
Solo la conferenza stampa, alle due inoltrate, ha fatto chiarezza e presentato le novità , parte delle quali riguardano il fisco.
La prima: è confermata la reintroduzione dello sgravio per i salari frutto di accordi aziendali.
Vale 1,6 miliardi e permetterà una tassazione secca del 10% fino ad un tetto di tremila euro l’anno.
Due: la legge di stabilità cambierà le agevolazioni fiscali sui redditi al di sopra dei 15.000 euro.
Viene introdotta una franchigia di 250 euro per alcune deduzioni e detrazioni Irpef. Per le sole detrazioni si fissa il tetto massimo di detraibilità di 3.000 euro.
Sopra i 15.000 euro, pensioni di guerra e invalidità saranno assoggetate all’Irpef come gli altri redditi.
Mancano invece i dettagli su come verrà applicata la Tobin tax, che – lo ha detto in conferenza stampa Grilli – «entra in vigore da subito» come imposta di bollo su azioni e «in misura minore» sulle obbligazioni. Non si applicherà invece ai titoli di Stato.
L’insieme della manovra «vale dieci miliardi», dice il ministro dell’Economia. Garantirà un miliardo di tagli alla Sanità (non più 1,5) più altri 3,5 miliardi dalla seconda fase della spending review.
Il governo non la vuole chiamare così, ma la legge di Stabilità per il 2013 altro non è che una nuova manovra.
Non una manovra in senso tecnico perchè non serve a correggere i conti; lo è nella sostanza, perchè prevede tagli, nuove entrate e spese.
I tagli: oltre a ministeri, sanità e Regioni la bozza del governo contiene il divieto all’acquisto di nuovi immobili e auto, un piano per ridurre i consumi di luce nelle città , norme per abbattere i costi delle intercettazioni, un taglio (trenta milioni l’anno) ai contributi concessi ai patronati.
Non mancano nemmeno le spese: il finanziamento della Tav Torino-Lione, per i lavori Anas, 300 milioni per chiudere il dossier del ponte di Messina (sembra un paradosso, non lo è).
C’è una norma che riduce le multe minime in caso di sciopero fuori delle regole, un’altra restituisce a Equitalia la riscossione delle multe sulle quote latte.
C’è la conferma del blocco fino al 2014 degli aumenti del pubblico impiego (compreso quello della «vacanza contrattuale») e del contributo di solidarietà del 5 e 10% per gli stipendi sopra i 90 e 150mila euro.
(da “La Stampa“)
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Ottobre 10th, 2012 Riccardo Fucile
LA SORPRESA DEL CALO DELL’IRPEF E LE ALTRE NORME
Dal cilindro del Consiglio dei Ministri spunta il calo della tassa per eccellenza: l’Irpef. Il governo, con la legge di stabilità , ha deciso di ridurre di un punto le aliquote sui primi due scaglioni dell’imposta sui redditi delle persone.
Ma la decisione è stata presa a scapito dell’Iva: il preventivato stop all’aumento delle due aliquote che doveva scattare a luglio viene dimezzato.
L’aumento ci sarà , ma solo da un punto.
Ma la legge di Stabilità contiene tante norme. Eccole.
CALA L’IRPEF
Arriva il primo calo delle tasse, che toccherà tutti.
Viene ridotta l’aliquota sul primo e sul secondo scaglione: dal 23 scende al 22%, dal 27 al 26%.
Il costo per la riduzione della prima aliquota, che si applica su tutti i redditi, è di 4 miliardi, quello del secondo scaglione vale un altro miliardo.
Sotto i 7.500 euro, che è la soglia di no tax area, non accade nulla.
Tutelati anche i redditi fino a 15.000 euro che non verranno toccati nemmeno nelle detrazioni e nelle deduzioni.
Sopra questa soglia, invece, si riduce l’aliquota Irpef, dal 23 al 22% ma scattano i tagli alle agevolazioni fiscali: arriva un tetto di 3.000 euro alle detrazioni e per molte deduzioni (ma non su quelle per la sanità ) viene introdotta una omogeneizzazione, con una franchigia di 250 euro.
PENSIONI GUERRA
Le pensioni di guerra e di invalidità saranno assoggettate all’Irpef, ma non sotto i 15.000 euro.
STOP A METà€ PER AUMENTO IVA
Non viene eliminato il previsto aumento Iva di due punti, che sarebbe scattato dal primo luglio 2013. L’aumento viene solo frenato a metà : l’Iva salirà di un solo punto: dal 10 all’11% e dal 21 al 22%.
TOBIN TAX
Le risorse della legge di stabilità saranno reperite, oltre che con la spending review, anche con la Tobin Tax e con una revisione delle `tax expenditures’.
BANCHE E ASSICURAZIONI
Sale dallo 0,35 a 0,50% l’acconto sulle riserve tecniche delle assicurazioni. Lo ha spietato il Ministro dell’Economia, Vittorio Grilli.
La norma prevede che nel 2014 il prelievo riscenda allo 0,45%. Vengono posticipate di 5 anni le deduzioni riconosciute alle banche per il maggior valore riconosciuto al riallineamento per l’imposta sostitutiva.
SCONTI FISCO PER FONDO TAGLIO DEBITO
Arriva la possibilità di fare erogazioni liberali al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato e usufruire di uno sconto fiscale pari al 19% dell’imposta lorda.
IMU CHIESA
Il governo ha modificato il testo della legge riguardante l’Imu per gli immobili non commerciali e quindi anche della Chiesa in modo da definire il quadro regolatorio «in tempo per il periodo annuale di imposta» che decorre dal 1 gennaio 2013.
STATALI, NIENTE AUMENTO IN BUSTA PAGA
Confermato il blocco dei contratti fino al 2014. Per il 2013-2014 non sarà erogata neanche l’indennità di vacanza contrattuale. L’indennità di vacanza contrattuale tornerà nel 2015 calcolata sulla base dell’inflazione programmata.
SALARIO PRODUTTIVITà€
Gli aumenti salariali aziendali saranno tassati nel 2013 al 10% entro il limite di 3.000 euro lordi, per una spesa di oltre un miliardo nel 2013 e poco meno della metà nel 2014.
STRETTA ASSISTENZA DISABILI
Stretta sui permessi previsti dalla legge 104/1992 per il disabile o per la cura di parenti affetti da handicap.
La retribuzione per i giorni di permesso (tre al mese) scende al 50% a meno che i permessi non siano fruiti per le patologie del dipendente stesso della P.A o per l’assistenza ai figli o al coniuge.
Sono esclusi dal pagamento intero quindi i permessi fruiti per prendersi cura dei genitori disabili.
SANITà€
Taglio di 1,5 miliardi al fabbisogno sanitario nazionale, grazie a una ulteriore riduzione della spesa per l’acquisto di beni, servizi e dispositivi medici.
STOP AFFITTI E ACQUISTI AUTO E IMMOBILI
Stop all’affitto e all’acquisto di nuovi immobili da parte di tutte le amministrazioni pubbliche. Ma anche all’acquisto e il leasing di autovetture. Prevista una stretta anche per l’acquisto di arredi e per le spese di consulenze informatiche.
TAGLI A REGIONI, RISORSE A COMUNI IN DIFFICOLTà€
Vengono aumentati di 1 miliardo i tagli lineari previsti dalla prima spending review per le regioni a statuto speciale. Arrivano poi 160 milioni alla Campania e circa 130 milioni per il Fondo per i comuni in condizioni di predissesto.
ESODATI
Arrivano 100 milioni per gli Esodati. Si attingera’ dal Fondo Letta.
UNIVERSITà€
Il budget delle Università potrà crescere del 3% all’anno.Per alcuni enti di ricerca la percentuale sale al 4.
BENI DEMANIO
Ok alla vendita dei beni demaniali attraverso fondi immobiliari.
TAV E TRASPORTO
Quasi 800 milioni di euro per finanziare studi, progetti, attività e lavori. 1,6 miliardi a partire dal 2013 per il trasporto pubblico locale. 800 milioni di euro sono invece stanziati per la RFI e 300 milioni per l’Anas. 300 invece i milioni di penalità per lo stop al Ponte di Messina.
INTERCETTAZIONI MENO CARE
Arriva la tariffa flat per le intercettazioni telefoniche.
COMMISSARIO ANTICORRUZIONE
Presiederà la Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Sarà a costo zero.
PATRONATI A DIETA
Taglio ai patronati di 30 milioni di euro nel 2014 e di altri 30 milioni nel 2015.
QUOTE LATTE
Torna sotto la gestione di Equitalia la riscossione delle multe per lo sforamento delle quote latte.
CIELI BLU
Per riuscire a risparmiare le notti saranno meno ricche di illuminazione artificiale.
(da “la Stampa”)
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