Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
MA FORMIGONI NON CI STA: “NO AI DIKTAT LEGHISTI, SPAZIO ALL’EX SINDACO”
Il dopo Formigoni inizia con una nuova lite tra il governatore e il coordinatore regionale del
Pdl. Mario Mantovani lancia la proposta di scegliere il candidato del centrodestra alle regionali il 16 dicembre, con le primarie nazionali pidielline.
Lo scopo dell’iniziativa che sarà formalizzata mercoledì al segretario del partito, Angelino, Alfano è rinsaldare l’alleanza con la Lega.
«Un percorso ineludibile – spiega Mantovani, che è stato chiamato ancora una volta a rapporto ad Arcore da Silvio Berlusconi – Ci vogliono grandi ideali, ma anche grandi numeri: l’uno non può fare a meno dell’altro».
Quanto all’ipotesi di candidare l’ex sindaco Gabriele Albertini, il senatore berlusconiano non si sbilancia: «Non l’ho ancora sentito e mi auguro di sentirlo presto. È un buon nome, ma bisogna che la Lega sia favorevole. E proprio attraverso le primarie può emergere un candidato su cui possa convergere anche il Carroccio».
L’interessato, però, prende altro tempo.
Il vicegovernatore Andrea Gibelli della Lega «condivide» il percorso indicato da Mantovani.
«Per vincere in Lombardia – sottolinea – c’è bisogno della Lega, visto che i numeri non sono noccioline». Non prima di aver ribadito: «Il nostro candidato è Roberto Maroni».
A sfasciare tutto, ancora una volta, è Roberto Formigoni. Che prima su Twitter e poi con dichiarazioni a raffica boccia la linea del Pdl lombardo.
«Il Pdl sosterrà la candidatura di Albertini, i giochi sono praticamente fatti – sentenzia il governatore – Il Pdl non accetterà il diktat della Lega che continua a dire avanti con Maroni, non ci sono altre candidature e Albertini ha un profilo stimato oltre Milano. La Lega ha mandato in crisi l’alleanza e ha tradito i patti del 2010 che ci impegnavano fino al 2015 e l’accordo che avevamo sottoscritto con Alfano e Maroni. Il candidato sarà un uomo del Pdl, se poi la Lega vorrà appoggiarlo sarà la benvenuta. Non possono pretendere di avere il candidato».
Formigoni respinge senza appello anche l’ipotesi proposta da Mantovani di scegliere il candidato attraverso le primarie.
«Bisogna vedere se ci sono i tempi – attacca – In Lombardia si può votare anche il 16 dicembre. La politica deve diventare più veloce. Io lavoro perchè si voti il 16 dicembre e credo che il governo, impegnato a dare all’estero un’immagine diversa dell’Italia, sia interessato a dare un’immagine di efficienza».
Il governatore azzarda addirittura che se la data del voto anticipato fosse quella preferita da lui, quelle del Pdl per scegliere il candidato premier «si sposteranno di una settimana».
La scelta del candidato del centrodestra per il dopo Formigoni resta un percorso a ostacoli.
L’argomento è stato al centro di un nuovo faccia a faccia tra Mantovani e Silvio Berlusconi nella sua villa di Arcore. La finestra per andare alle urne, secondo quanto riferito da Formigoni, è dal 16 dicembre al 27 gennaio.
Il Pdl lombardo, invece, punterebbe a votare a febbraio e ad allargare al massimo la coalizione. Non solo alla Lega e ai Pensionati, ma anche all’Udc. Mentre l’area del partito vicina a Formigoni preme per abbandonare definitivamente l’alleanza con il Carroccio e aprire al centro.
Per questo motivo, per capire in quale direzione penderà l’ago della bilancia delle future alleanze, e quindi il candidato più adatto a rappresentarle, bisognerà aspettare anche l’esito del voto in Sicilia.
Oltre, naturalmente, sia alla decisione dei vertici nazionali del Pdl attesa per domani sulle primarie nazionali, che quella del prefetto Gian Valerio Lombardi sulla data del voto in Lombardia.
Nel frattempo, Formigoni fa sapere che potrebbe candidarsi anche a premier: «Sto valutando, lo annuncerò su Twitter»
Andrea Montanari
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Ottobre 30th, 2012 Riccardo Fucile
SCANDALO FONDI PDL: I SEI MEMBRI DELL’UFFICIO DI PRESIDENZA ACCUSATI DI ABUSO D’UFFICIO PER LA PROROGA AL SEGRETARIO GENERALE DELLA PISANA
I membri dell’ufficio di presidenza della Regione Lazio, tra i quali Mario Abbruzzese, presidente, e Isabella Rauti, consigliere di segreteria e moglie del sindaco Gianni Alemanno, sono indagati dalla procura di Roma per concorso in abuso d’ufficio.
Il filone d’inchiesta, nell’ambito del fascicolo sull’uso dei fondi del Pdl, riguarda la proroga dell’incarico al segretario generale del Consiglio regionale Nazzareno Cecinelli, che sarebbe dovuto andare in pensione.
NELL’ELENCO ANCHE ASTORRE
Oltre ad Abruzzese (Pdl) e Rauti (Pdl) sono indagati anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Raffaele D’Ambrosio (Udc), e i consiglieri Gianfranco Gatti (Lista Polverini), Claudio Bucci (Idv) e Bruno Astorre (Pd).
L’inchiesta è nata da un accertamento del Nucleo tributario della Guardia di finanza. Anche la Corte dei Conti ha avviato un’inchiesta contabile dopo aver ricevuto una segnalazione dalla Procura.
PROROGA SENZA REQUISITI
Secondo il pm Alberto Pioletti, il 28 marzo 2012 l’ufficio di presidenza avrebbe prorogato l’incarico a Cecinelli in violazione delle disposizioni legislative sull’affidamento di incarichi dirigenziali a tempo determinato.
Il Nucleo tributario avrebbe già acquisito le delibere relative al segretario generale. L’episodio nel quale sono coinvolti è relativo al 28 marzo 2012 e riguarda il conferimento dell’incarico a Nazzareno Cecinelli di segretario generale del consiglio regionale del Lazio
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
VINCE CROCETTA COI SOLI VOTI DI PD E UDC, SUCCESSO DI GRILLO, PERDE IL PDL GRAZIE A SILVIO… CROLLANO MICCICHE’, MPA E GLI STRATEGHI DEL NULLA
Chi vince e chi perde. 
Stavolta non sarà facile taroccare gli esiti delle elezioni siciliane, fermo restando che nei prossimi giorni si assisterà al solito mercato delle alleanze per formare il governo regionale.
E ci sarà chi si venderà al prezzo giusto, come sempre.
Vediamo per adesso, a scrutino ormai giunto al 70%, alcune certezze:
1) Il Movimento di Grillo diventa il prima partito della Sicilia con il 15% dei voti, circa il 3,5% in meno di quanto ha ottenuto il suo candidato Cancellere.
2) Crocetta viene eletto presidente staccando di ben 6 punti Musumeci e senza usufruire dell’aiuto di voti disgiunti.
La somma dei voti dei partiti che lo appoggiavano è la stessa della percentuale che lo premia: quindi nessuno può mettere il cappello sulla sua vittoria, ha vinto da solo, senza voti in prestito.
3) Più che Musumeci, ha perso il Pdl, crollato ai minimi storici: può ringraziare Berlusconi con le sue uscite improvvide a pochi giorni dal voto regionale e le guerre interne che stanno dilaniando il Pdl
4) Escono semidistrutti lombardiani e Miccichè, il quale ha perso circa il 5% di voti sulla sua persona, rispetto alla somma dei voti di coalizione che avrebbe dovuto ottenere.
Solo degli sprovveduti potevano scegliere come candidato colui che da cavallo vincente (il famoso 61-0) è ormai riconosciuto da tutti (a parte i non udenti) come un ronzino.
Doveva giocarsela, a suo dire, con Crocetta, è finito quarto.
5) Come avevamo previsto e denunciato a tempo debito, la scelta di Fli di appoggiare Miccichè è stata suicida: nonostante l’alleanza con l’Mps e il prestito di qualche uomo-traino dall’Mpa, l’obiettivo sbarramento del 5% è stato ceffato.
Un partito della legalità e dell’etica non poteva allearsi con Micciche e Lombardo, l’elettorato non lo ha perdonato.
Tanto valeva andare da soli.
Alla fine Fli ha preso, fatta la tara dei voti prestati dagli autonomisti, intorno al 2,5%, percentuale che corrisponde alla media nazionale, nulla di più.
I grandi strateghi della disfatta dovrebbero stasera rassegnare le dimissioni dai vertici del partito, senza distinzioni, a cominciare da chi lo guida a livello nazionale e regionale.
Altro che le palle che ci hanno propinato in questo mese per giustificare i loro errori.
Per assicurarsi qualche collegio alle prossime politiche hanno snaturato il manifesto di Bastia Umbra.
Neanche l’ultimo patetico tentativo di far votare Crocetta in segreto per poter poi bleffare e reclamare riconoscenza ha funzionato.
Crocetta non ha preso un voto in più di quelli che già aveva, mentre Miccichè ha perso sì il 5%, ma a favore dei Grillini.
E non potranno neanche dire di aver fatto perdere Musumeci che arranca a 6 punti da Crocetta, ben oltre il 4% preso dai Polli della Nazione.
Restano senza argomenti e, cosa più grave, senza idee.
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MICCICHE’ CROLLA AL 15,2% , FLI FERMO AL 4,1% NON RAGGIUNGE LO SBARRAMENTO, IDEM L’IDV AL 3,6%
Rosario Crocetta 31%
Partito Democratico 13,8%
Unione di centro (Udc) 10,60%
Movimento politico (Mp) 6,50
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Nello Musumeci 25,10%
Il Popolo della libertà (Pdl) 12,2%
Musumeci presidente 6,0%
Cantiere Popolare 5,7%
Alleanza di centro (Adc) 0.3%
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Giancarlo Cancelleri 18, 20%
Movimento 5 stelle 14,90%
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Gianfranco Miccichè 15,20%%
Partito dei Siciliani – Movimento per le autonomie (Mpa) 9,4%
Grande Sud 6,2%
Futuro e libertà per l’Italia (Fli) – Nuovo Polo 4,1%
Ppa – Piazza Pulita 0,1%
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Giovanna Marano 6,1%
Italia dei valori (Idv) 3,6%
Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) -(Sel) – Verdi 3,1%
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Mariano Ferro 1,8%
Popolo dei forconi 1,5%
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MICCICHE’ CROLLA AL 15,2% , FLI FERMO AL 4% NON RAGGIUNGE LO SBARRAMENTO, IDEM L’IDV AL 3,7%
Rosario Crocetta 30,9%
Partito Democratico 13,6%
Unione di centro (Udc) 10,70%
Movimento politico (Mp) 6,50
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Nello Musumeci 24,90%
Il Popolo della libertà (Pdl) 12,2%
Musumeci presidente 5,9%
Cantiere Popolare 5,6%
Alleanza di centro (Adc) 0.3%
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Giancarlo Cancelleri 18, 50%
Movimento 5 stelle 15,10%
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Gianfranco Miccichè 15,20%
Partito dei Siciliani – Movimento per le autonomie (Mpa) 9,3%
Grande Sud 6,3%
Futuro e libertà per l’Italia (Fli) – Nuovo Polo 4%
Ppa – Piazza Pulita 0,1%
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Giovanna Marano 6.2%
Italia dei valori (Idv) 3,7%
Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) -(Sel) – Verdi 3,1%
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Mariano Ferro 1,7%
Popolo dei forconi 1,4%
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MICCICHE’ CROLLA AL 15,3% , FLI FERMO AL 4% NON RAGGIUNGE LO SBARRAMENTO, IDEM L’IDV AL 3,5%
Rosario Crocetta 30,5%
Partito Democratico 13,6%
Unione di centro (Udc) 10,40%
Movimento politico (Mp) 6,50
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Nello Musumeci 25,10%
Il Popolo della libertà (Pdl) 12,3%
Musumeci presidente 6,2%
Cantiere Popolare 5,7%
Alleanza di centro (Adc) 0.3%
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Giancarlo Cancelleri 18, 70%
Movimento 5 stelle 15,30%
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Gianfranco” Miccichè 15,30%%
Partito dei Siciliani – Movimento per le autonomie (Mpa) 9,1%
Grande Sud 6,6%
Futuro e libertà per l’Italia (Fli) – Nuovo Polo 4%
Ppa – Piazza Pulita 0,1%
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Giovanna Marano 6.2%
Italia dei valori (Idv) 3,5%
Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) -(Sel) – Verdi 3,1%
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Mariano Ferro 1,6%
Popolo dei forconi 1,3%
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
MICCICHE’ CROLLA AL 15% , FLI FERMO AL 4,2% NON RAGGIUNGE LO SBARRAMENTO, IDEM L’IDV AL 2,7%
Rosario Crocetta 31,7%
Partito Democratico 13,4%
Unione di centro (Udc) 11,00%
Movimento politico (Mp) 7,20
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Nello Musumeci 26,00%
Il Popolo della libertà (Pdl) 13,3%
Musumeci presidente 5,9%
Cantiere Popolare 5,5%
Alleanza di centro (Adc) 0.3%
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Giancarlo” Cancelleri 17, 50%
Movimento 5 stelle 14,30%
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Gianfranco Miccichè 15,00%%
Partito dei Siciliani – Movimento per le autonomie (Mpa) 9,4%
Grande Sud 6,0%
Futuro e libertà per l’Italia (Fli) – Nuovo Polo 4,2%
Ppa – Piazza Pulita 0,1%
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Giovanna Marano 5.2%
Italia dei valori (Idv) 2,7%
Federazione della Sinistra (Prc + Pdci) -(Sel) – Verdi 3,0%
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Mariano Ferro 2,2%
Popolo dei forconi 1,9%
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
E PARTE UN NUOVO ASSALTO AI MODERATI
La verità la dice su Facebook il direttore di «Europa» Stefano Menichini: «Bersani brinda.
Ora per il Pd la campagna elettorale è più facile».
Già , perchè il ritorno del Cavaliere furioso permette al Partito democratico di giustificare l’alleanza con Sel e ricompattare il centrosinistra in nome dell’antiberlusconismo.
Non solo: dopo l’uscita dell’ex premier sarà difficile per i moderati e per Casini giocare di sponda con il Pdl.
Senza contare il fatto che con la sua mossa Berlusconi ha «regalato» Mario Monti al centrosinistra
E l’offerta di andare alle elezioni anticipate con il Porcellum non interessa al Pd? Bersani scrolla la testa: «Se le avessimo volute le avremmo avute dieci mesi fa… tutte balle. Piuttosto io guardo con preoccupazione alle mosse di Berlusconi, perchè mi pare che di populismi in questo Paese ce ne siano già tanti. Comunque, questa è la conferma della bontà del nostro progetto politico: l’unica possibilità è un’alleanza tra progressisti e moderati per ricostruire il Paese».
Sulla questione delle elezioni anticipate anche Enrico Letta è fermo: «Con Berlusconi non abbiamo mai fatto patti quando era a palazzo Chigi e non ne faremo di certo adesso».
Per il vice segretario del Pd, in realtà l’uscita dell’ex premier non ha ripercussioni sul Partito democratico, bensì sul Pdl: «Ma io credo che le loro primarie siano irreversibili: Berlusconi non riuscirà a bloccare quello schema».
Dunque il centrosinistra non è interessato all’offerta delle elezioni anticipate: «Noi non staccheremo certo la spina», osserva Francesco Boccia, che aggiunge: «Tra l’altro noi non possiamo certo tenerci il Porcellum perchè sarebbe come offrire un assist a Grillo».
E da buon lettiano, Boccia sottolinea: «Quello che è successo rafforza l’opzione dell’alleanza del Pd con i moderati, che a questo punto non possono certo andare con Berlusconi, e Vendola dovrà seguire Bersani su questa strada».
Una prospettiva su cui si soffermano in molti nel Partito democratico.
Ad esempio, Paolo Gentiloni: «Per noi è sempre più chiara l’impossibilità di un bis dell’attuale coalizione che regge il governo e diventa invece impellente la necessità di una grande maggioranza politica tra un Pd non schiacciato a sinistra e un’area centrale rinnovata. Ed è chiaro che una simile maggioranza si deve basare sull’agenda Monti».
Il senatore Stefano Ceccanti appare meno ottimista dei suoi colleghi e affronta la questione da un altro punto di vista: «Secondo me il Pd dovrebbe preoccuparsi perchè quella posizione di Berlusconi determina una slavina del Pdl verso il polo di centro che rischia di arrivare primo alle elezioni, visto che ci coglie tutti spostati nel ridotto minoritario della sinistra storica a cui ci ha condotto l’alleanza con Vendola».
Per Beppe Fioroni, che con un occhio guarda al Pd, e con l’altro all’aggregazione che vede uniti Andrea Riccardi, Montezemolo e Bonanni, l’uscita di Berlusconi che minaccia di sfiduciare Monti rappresenta «l’estremo tentativo di provare a bloccare l’organizzazione di un’area moderata».
«Mi auguro – aggiunge Fioroni – che nè il Pd, nè nessun altro gli faccia da sponda perchè il futuro del Paese dipende dall’alleanza tra i riformisti e quest’area moderata che finalmente si libera di Berlusconi»
Sembrano invece non preoccuparsi dell’ex premier i giovani turchi come Stefano Fassina e Matteo Orfini. Osserva il primo: «Il Cavaliere fa delle minacce che ormai non ha più la forza di mantenere».
E Orfini, irridente: «Io sono stato impegnato in questi ultimi due giorni in un convegno sul Mezzogiorno. E su decine di interventi non ce n’è stato uno che riguardava Berlusconi. E già questo la dice lunga…».
Insomma, forse l’ex premier ha in mano «solo una pistola scarica», come sospetta Pier Luigi Bersani.
Maria Teresa Meli
(da il Corriere della Sera)
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Ottobre 29th, 2012 Riccardo Fucile
L’IRA DEL CAVALIERE … “ALFANO NON CAPISCE LA PANCIA DEL PAESE”
Dopo di lui il diluvio.
E pazienza se oggi sarà lunedì nero per spread e Borse.
«Ho fatto due passi indietro ma Monti e Napolitano hanno preferito abbandonarmi al mio destino. Ora ho il diritto di difendermi, mi vogliono in galera e non ho tempo da perdere». Nel day after, Silvio Berlusconi rincara la dose, se possibile.
Il governo dei tecnici dice di non volerlo far cadere, ma «ballare» sì che lo farà ballare.
A cominciare da domani in commissione, legge di stabilità con la sua «odiosa» pressione fiscale.
La giornata di festa, dopo una settimana da incubo, la trascorre ad Arcore, in famiglia. Al telefono pochi fedelissimi del giro lombardo.
Il Pdl vada pure per la sua strada, ripete. Martedì i dirigenti di via dell’Umiltà si riuniranno per il tavolo delle regole sulle primarie, lui partirà per Malindi. Destinazione Kenya, ritorno al residence di Briatore e arrivederci al 5 novembre.
Le primarie sono «affare loro ».
Il partito è attonito, governato in queste ore dal panico, scialuppa in cui tutti i dirigenti cercano la rotta per salvarsi. Partito soprattutto a un passo dalla scissione, tra berlusconiani e montiani.
Solo dopo una telefonata lunga un’ora, sabato a pranzo, Gianni Letta è riuscito a convincere l’ex premier a desistere dall’annuncio in conferenza stampa del varo del nuovo partito, della nuova lista.
Ma è lì che Berlusconi andrà a parare.
Il segretario Alfano tace, ricomparirà oggi dopo il voto in Sicilia. Sa di avere buona parte del partito con lui, sulla sponda pro-Monti, ma una disfatta nella «sua» isola potrebbe portarlo alle dimissioni, ammettono dirigenti di via dell’Umiltà .
Fosse pure per provocare una scossa e trasformare le primarie in una corsa per la segreteria e contarsi lì sulla linea: quella oltranzista del capo o quella moderata che lui, Angelino, ormai rappresenta.
«Non si torna indietro da Monti» diceva ieri sera al Tg3 Maurizio Lupi. È il diktat anche di Franco Frattini, che non fa mistero di non aver gradito affatto le uscite antieuropeiste e di non sostenerle in Parlamento.
«Attenti a non far saltare lo spread» avverte ormai anche il capogruppo Fabrizio Cicchitto. Perfino il fedelissimo Gaetano Quagliariello sembra quasi richiamare il leader, quando fa notare che «in presenza di elezioni non si fa dibattito interno, è un fatto di buon senso ».
E comunque, «la spina a Monti non si stacca» avverte il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli.
È l’ala montiana del partito, che comprende anche Maria Stella Gelmini (pur presente a Lesmo due giorni fa) e Mario Mauro, capogruppo a Strasburgo, assai critico con la svolta antiUe e «suicida» con la Markel.
Sognano il Ppe italiano, si sono ritrovati all’ombra di un leader populista e nemico dell’euro.
A questo punto, però, la loro è l’ala maggioritaria. Pronta ad andare alla conta se la fronda berlusconiana decidesse di staccare la spina.
Una fronda che comprende i coordinatori Verdini e Bondi, gli ex An La Russa e Meloni e Corsaro tentati dalla rivolta contro Monti.
E poi le “amazzoni” Santanchè e Biancofiore, ma anche i dc Rotondi e Giovanardi, oltre che il coordinatore lombardo Mantovani e Paolo Romani.
La sacca di resistenza che ha deciso di stare col capo sempre e comunque.
La Santanchè, che due giorni fa aveva provocato Alfano chiedendone le dimissioni, ieri twittava trionfante: «Le parole di Berlusconi sono state un colpo d’aria che ha fatto andar via la voce agli amici del Pdl».
Qualcuno di loro suggerisce anche una grande manifestazione di piazza, come ai vecchi tempi. Ma non tira aria.
Pallottoliere alla mano, sulla “stabilità ” alla Camera i berlusconiani non avrebbero i numeri per opporsi.
Ma al Senato – ieri si faceva di conto nel partito – ce la farebbero, assieme ai leghisti
Molteplici e tormentate le telefonate intercorse ieri per tutto il giorno tra Angelino Alfano e il suo leader. «Perchè proprio ora? Giusto alla vigilia del voto in Sicilia? È un attacco a me? Ce l’hai con me?» avrebbe incalzato il segretario, stando ai racconti di chi ha parlato con Berlusconi.
Il Cavaliere lo ha rassicurato a più riprese. «Con lui sotto il profilo umano non c’è alcun problema, ma ci sono alcuni nodi politici da risolvere» ha poi spiegato l’ex premier ai suoi interlocutori.
Staccare la spina al governo non lo ritiene utile, ormai: «La crisi non conviene a nessuno, al voto si va comunque a breve: io ormai sono in campagna elettorale ». Quella legge che aumenta la pressione fiscale però la vuole «stravolgere». Il presidente del Consiglio è nel mirino, come lo è senza ipocrisie ormai il capo dello Stato.
Non si attendeva certo un salvacondotto, Berlusconi, a sentire lo sfogo delle ultime ore, ma delle garanzie più solide, anche dal Colle.
Non è arrivato: «L’anno scorso ho compiuto un sacrificio importante, ma mi hanno abbandonato in balia dei magistrati». Ora non ci sta più.
Cavaliere «galvanizzato», raccontano, che adesso alza il tiro in privato a briglie sciolte contro Monti: «Ogni volta parla di credibilità come se quelli che sono venuti prima di lui fossero dei poco di buono. Lo spread si è regolarizzato, è vero, ma grazie agli interventi della Bce, non solo grazie a lui».
E continua, rivolto al Professore: «Molte scelte strategiche vengono fatte senza alcun coinvolgimento: non ha tagliato il cuneo fiscale, non ha movimentato la crescita, solo tagli ».
Per non dire dei ministri tecnici del governo, definiti nei colloqui confidenziali «irriguardosi», oltre che con «velleità » politiche: «Ma chi si credono di essere? » Berlusconi si è convinto che la pancia del Paese non segua più questo governo, soprattutto il cuore del Nord produttivo, «basta sentire Squinzi».
E lui, l’ex premier, pensa di poterla interpretare, quella «pancia». A differenza del segretario del suo partito. «Angelino è un caro ragazzo. Ma fa fatica ad avere presa su quella fetta di paese scontento e disperato ».
È lo spartiacque del leader Pdl, «chi vuole andare col governo delle tasse ci vada pure, Angelino scelga con chi stare, io ho lanciato un’operazione verità ».
Con lui o contro di lui, ormai è una partita a rompere.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)
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