Destra di Popolo.net

“LA TASSA DEL 3% SUI RICCHI E’ INIQUA”: ARRIVA LO STOP DI CONFINDUSTRIA E DI UN PDL CHE NON CAMBIA MAI

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

PER FAVORIRE GLI ESODATI SAREBBE STATA APPLICATA SOLO SUI REDDITI OLTRE I 150.000 EURO… MA ANCHE IL PD DIVENTA PRUDENTE

“C’è già  aliquota del 3% su questi redditi, aggiungerne un’altra sarebbe alquanto iniquo: quella è la fascia di popolazione che è l’unica che spende e c’è il problema di consumi interni”.
Lo dice il vice presidente di Confindustria Aurelio Regina, bocciando la proposta della commissione Lavoro della Camera di una tassa del 3% sui redditi altri per finanziare maggiori tutele per gli esodati.
Anche Fabrizio Cicchitto, capogruppo alla Camera del Pdl, si dice contrario. “Malgrado ci siamo occupati più volte del tema perchè sinceramente impegnati nel trovare soluzioni ragionevoli al problema degli esodati, nessuno ha consultato la presidenza del gruppo del Pdl prima dell’ultima riunione della commissione Lavoro dedicata al tema”.
E aggiunge: “Sostenendo in generale la via dell’abbattimento del debito per diminuire una pressione fiscale insostenibile per tutti, non condividiamo il ricorso a forme di finanza straordinaria per una copertura delle risorse necessarie sul tema”.
D’accordo invece il segretario della Cisl. Sugli esodati “una soluzione bisogna trovarla – spiega Raffaele Bonanni – e il Parlamento ha dato un’indicazione credibile”.
Il leader della Cisl poi aggunge che “l’importante è che si trovino i soldi per questa operazione”.
Per risolvere la questione degli esodati “mi pare positiva l’indicazione di un meccanismo di solidarietà , di chiedere a chi ha di più in questo paese di contribuire. Poi bisogna trovare le soluzioni tecniche”.
A dirlo Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. Il voto di ieri in commissione, per la sindacalista, “è il segno di una necessità  che il Parlamento conferma che si dia una soluzione al problema degli esodati, che è una profonda ingiustizia che continua a permanere e che non può trascinarsi”.
“Aspettiamo che il governo maturi una posizione più aperta rispetto a quella che ha manifestato ieri”.
Sono queste le parole del responsabile economico del Pd, Stefano Fassina.
“È stato approvato un emendamento dalla commissione Lavoro della Camera ed è una posizione che verrà  valutata anche dalla commissione Bilancio – spiega l’esponente democratico -: mi pare ci sia la possibilità  di portare in porto un intervento sulla platea degli esodati”.
Questo “affinchè nessuno di coloro che sarebbe dovuto andare in pensione nel 2013- 2014 – conclude Fassina – rimanga intrappolato nel segmento dell’età  pensionabile e quindi rientrino nei salvaguardati”.

(da “la Repubblica”)

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VERSO IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE: IPOTESI IMPOSTA DEL 3% SUI PIU’ RICCHI PER DARE LA PENSIONE AGLI ESODATI

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

ALLO STUDIO LA POSSIBILITA’ DI RECUPERARE 4,2 MILIARDI PREVISTI CON IL TAGLIO DELL’IRPEF E FAR CONVERGERE SUL LAVORO DIPENDENTE TUTTE LE RISORSE

Il “cuneo fiscale”, il peso di tasse e contributi sulla busta-paga che appesantisce il costo del lavoro, debutta nel cantiere della legge di Stabilità  2013: in Parlamento si sta studiando un intervento per alleggerirlo.
Ieri Bersani, dopo l’incontro con Monti, lo ha fatto capire esplicitamente: il governo, ha detto, è “affezionato a dare qualche segnale sul tema del cuneo fiscale”.
Scontato ormai, come è emerso dagli incontri degli ultimi due giorni con gli altri leader della maggioranza “Abc”, che Palazzo Chigi è disponibile a modificare la manovra, si studia lo “smontaggio” del taglio dell’Irpef di due punti e si cerca una destinazione più efficace per i 4,2 miliardi che si renderanno disponibili.
Se il governo è costretto a rivedere le sue posizioni sulla manovra, anche sul fronte degli “esodati” ieri ha dovuto subire un severo altolà  in Commissione Lavoro. L’organismo parlamentare ha approvato all’unanimità , contro il parere del governo, un emendamento (firmato dal presidente della Commissione Silvano Moffa) che “salva” gli esodati del biennio 2013-2014 e introduce, per coprire la misure, un contributo di solidarietà  del 3 per cento sull’Irpef per la parte di reddito che supera i 150 mila euro. Naturalmente la norma dovrà  essere votata dalla Commissione Bilancio nell’ambito dell’esame della legge di Stabilità .
Gli occhi sono tuttavia tutti puntati sulla modifica del pacchetto fiscale.
A catalizzare l’attenzione ieri è stata l’audizione del direttore di Confindustria Marcella Panucci che ha di fatto “bocciato”, aggiungendo la propria voce alla lunga serie di critiche politiche ed istituzionali giunte nei giorni scorsi, la riduzione delle aliquote Irpef: “Si distribuisce su un amplissimo numero di soggetti con effetti unitari modesti”, ha detto sobriamente.
Confindustria avanza una proposta che sembra in assoluta sintonia con le intenzioni del governo alle prese con la modifica del testo: “E’ essenziale che tutte le risorse vadano al taglio del cuneo fiscale, senza disperdere le scarse disponibilità  della finanza pubblica su troppi fronti”, ha chiesto Marcella Panucci.
Confindustria ha osservato che il “cuneo” nel 2011 è risultato il secondo più elevato tra i 34 paesi Ocse, pesando per il 53,5 per cento del costo del lavoro contro una media Ocse del 35,4 per cento .
La proposta di Confindustria e l’apertura di Monti sono state prese al balzo dal relatore Renato Brunetta: “Concordo pienamente sul tema del cuneo” e anche dal Pd arrivano segnali di interesse.
L’operazione alla quale si sta pensando è quella di rinunciare alla riduzione Irpef, recuperare i 4,2 miliardi, eliminare tagli e tetti alle detrazioni, e far convergere sul lavoro dipendente tutte le risorse.
Un iniziativa analoga fu fatta dal governo Prodi nel 2007: il cuneo, ovvero la quota di costo del lavoro che va in tasse e contributi e che determina la differenza tra retribuzione lorda e netta, fu ridotto mediate un taglio all’Irpef, all’Irap e un aumento differenziato delle detrazioni per figli e coniuge.
Allora il cuneo fu abbattuto, attraverso la fiscalizzazione degli oneri sociali, del 5 per cento: il 2 aumentò la retribuzione netta e il 3 per cento ridusse il costo del lavoro attraverso un taglio dell’Irap.
Infine non va dimenticato che in molti, soprattutto dal fronte del Pdl, spingono per utilizzare le risorse ex-Irpef per una completa sterilizzazione dell’Iva.
Del resto il ministro dell’Economia Grilli è tornato a definire “ottimale” quello che la Corte dei Conti nel documento presentato in Parlamento definisce sinteticamente “la scelta più Iva/meno Irpef”.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

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“LA VERITA’ NON SI DICE”. L’ORDINE DI BERTOLASO DOPO IL TERREMOTO DELL’AQUILA

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

SPUNTANO NUOVE INTERCETTAZIONI TRA BERTOLASO E BOSCHI: “NON TI PREOCCUPARE, SIAMO COLLABORATIVI”

“L’unico precedente a questa sentenza è Galileo”. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini torna sul processo dell’Aquila, in cui 7 membri della Commissione Grandi Rischi sono stati condannati a 6 anni per omicidio colposo plurimo.
“Se il motivo è che non hanno fatto una previsione esatta del terremoto, questo è assurdo. Spero che l’appello ribalti tutto, chiederò agli scienziati di ritirare le dimissioni”.
Al ministro replica il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli: “Agli imputati è stata contestata l’errata analisi dei rischi, che ha comportato un’informazione non corretta”.
E che le riunioni della Commissione Grandi Rischi, in quel marzo 2009 in cui L’Aquila era investita da uno sfibrante sciame sismico, fossero “un’operazione mediatica” non è suggerito solo dalle famigerate parole dette da Guido Bertolaso una settimana prima della grande scossa del 6 aprile.
Anche dopo il sisma, infatti, l’allora direttore della Protezione Civile continuò a chiedere alla Commissione dichiarazioni che avessero lo scopo precipuo di tranquillizzare la popolazione.
“Mi hanno chiesto: ma ci saranno nuove scosse?” dice in una telefonata del 9 aprile al sismologo Enzo Boschi.
Proprio quel giorno la Commissione si sarebbe riunita nella sede dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia a Roma.
Prima dell’incontro Bertolaso spiega al suo interlocutore: “La riunione di oggi è finalizzata a questo, quindi è vero che la verità  non la si dice”.
E ancora: “Alla fine fate il vostro comunicato stampa con le solite cose che si possono dire su questo argomento delle possibili repliche e non si parla della vera ragione della riunione. Va bene?”
Quali siano le vere ragioni della riunione e l’innominabile verità  non è chiaro. Neanche Boschi sembra capirlo.
Ma in quei giorni c’era molta preoccupazione sulla tenuta della diga di Campotosto in caso di una nuova forte scossa. “Quando avete finito mi chiami e mi dici quello che vi siete detti. Eh?” prosegue Bertolaso, il cui telefono era stato messo sotto controllo precedentemente dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta G8.
Per queste frasi l’ex capo della Protezione Civile è attualmente indagato all’Aquila, nel secondo capitolo del processo per il sisma.
Boschi il 9 aprile, per nulla scandalizzato dal tono del suo interlocutore, risponde ossequioso: “Non ti preoccupare, sai che il nostro è un atteggiamento estremamente collaborativo. Facciamo un comunicato stampa che prima sottoponiamo alla tua attenzione”.
Già  prima del sisma del 6 aprile, d’altronde, Bertolaso si era dato da fare per tranquillizzare una popolazione con i nervi a fior di pelle per via dei mesi di piccole scosse e degli annunci di Giampaolo Giuliani, secondo cui un forte terremoto avrebbe colpito Sulmona. Bertolaso il 30 marzo aveva chiesto ai “luminari del terremoto” di riunirsi il giorno dopo all’Aquila per “zittire subito qualsiasi imbecille”, per “tranquillizzare la gente” e per dire che “cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà  mai la scossa quella che fa male. Capito?”.
I “luminari” capiscono.
E si adeguano, sia prima che dopo il terremoto.

Giuseppe Caporale e Elena Dusi
(da “La Repubblica“)

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IL MARITO DELLA FINOCCHIARO RINVIATO A GIUDIZIO PER TRUFFA E ABUSO SU UN APPALTO DI 1,7 MILIONI

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

RIGUARDA L’INFORMATIZZAZIONE DEL PTA DI GIARRE CHE VENNE ASSEGNATO SENZA GARA PUBBLICA… IL MARITO DELLA SENATRICE PD AVREBBE FATTO PRESSIONI SUI DIRIGENTI DELL’ASP

Quattro rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulla procedura amministrativa che aveva portato, a Catania, all’affidamento senza gara dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre, assegnato alla Solsamb srl, società  guidata da Melchiorre Fidelbo, marito della senatrice del Pd Anna Finocchiaro.
Tra loro lo stesso Fidelbo, il manager dell’Asp etnea Antonio Scavone, l’ex direttore amministrativo dell’Azienda sanitaria provinciale di Catania Giuseppe Calaciura, e il direttore amministrativo dell’Asp Giovanni Puglisi. Non luogo a procedere per la responsabile del procedimento, Elisabetta Caponetto.
I quattro devono rispondere di abuso d’ufficio e di truffa su un appalto da 1,7 milioni di euro per l’informatizzazione del sistema ospedaliero affidato senza gara d’appalto alla società  di Melchiorre Fidelbo.
Il Gip ha accolto la richiesta del pubblico ministero Alessandro La Rosa, che aveva chiesto il rinvio a giudizio per Fidelbo e gli altri quattro indagati: Giuseppe Calaciura, attuale direttore del Parco dell’Etna, all’epoca dei fatti direttore amministrativo dell’Asp di Catania; Giovanni Puglisi, direttore amministrativo ed Elisabetta Caponetto, responsabile del procedimento. Quest’ultima è stata prosciolta.
A loro si è aggiunto all’inizio dell’estate, su richiesta dello stesso Gip Rizza che ne ha chiesto l’iscrizione nel registro degli indagati, anche Antonio Scavone, ex manager dell’Asp di Catania. Per tutti, i reati contestati sono abuso d’ufficio e truffa aggravata.
Oggi il pubblico ministero ha ripercorso le tappe che hanno portato alla richiesta di rinvio a giudizio.
Un appalto da 1,7 milioni di euro per l’informatizzazione del Presidio territoriale giarrese assegnato dall’Asp di Catania alla società  Solsamb, di proprietà  di Fidelbo, senza nessuna gara d’appalto e quindi non considerando il divieto di affidare incarichi esterni senza bando di evidenza pubblica.
Secondo l’accusa Fidelbo avrebbe fatto pressioni sui dirigenti dell’Asp.
Un ruolo importante, in tal senso, avrebbe assunto sull’asse Catania-Palermo anche Scavone, che avrebbe favorito con alcune delibere l’affidamento dell’appalto alla Solsamb.
“Non esiste nè la truffa, nè l’abuso d’ufficio   –   ha sostenuto Carmelo Galati, legale di Scavone   –   perchè l’impostazione accusatoria manca dei presupposti di legge. Quale sarebbe la norma violata? Non c’è stato un rapporto diretto tra l’azienda e la Regione, ma tra lo Stato e la Regione”.
La sentenza del giudice Rizza, lo stesso che a giugno ha chiesto al pm l’imputazione per Scalone e l’aggravamento del capo di accusa, è attesa a breve.

Salvo Catalano
(da “La Repubblica“)

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MONTI BIS E PARTITO AD ALFANO: IL PROGETTO DI BERLUSCONI

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

L’ACCELERAZIONE PER TUTELARE IL CENTRODESTRA ALLA VIGILIA DEL VOTO IN SICILIA… MESSAGGIO A MONTI: “DEVI ESSERE TU LA GUIDA DEI MODERATI”

Per non mettere all’incanto la sua storia, Berlusconi doveva passar la mano tenendo la mano ai suoi eredi.
Non era facile per un uomo che negli ultimi venti anni ha scritto la storia del Paese e del Palazzo.
Ma dopo un lungo e tormentato pensamento, mentre intorno a sè vedeva aggirarsi schiere di pretendenti che lo adulavano per accaparrarsi brandelli del suo patrimonio politico, Berlusconi ha scelto.
È a Monti che ha deciso di affidare il lascito più importante, è sul Professore che punta il Cavaliere, «perchè io non rinuncio all’idea di vederti a capo di uno schieramento dei moderati», gli aveva ripetuto l’altra sera a Palazzo Chigi, tra i contorcimenti di chi cercava un appiglio a cui aggrappare certezze che non aveva: «Insisto. E non ti chiedo di rispondermi subito, ma a questa idea non rinuncio».
In questo gesto c’era un’analogia con il ’94, quando Berlusconi – prima di scendere in campo – si recò da Martinazzoli per invitarlo a «unire i moderati» e impedire la vittoria della sinistra.
Ma rispetto ad allora il Cavaliere ha offerto la successione a Monti nel campo che nel frattempo aveva conquistato, non in quello dei tecnici.
Raccontano che il premier abbia compreso e invece di lasciar cadere il discorso abbia voluto rispondergli.
A suo modo, però, spiegando che l’Italia ha bisogno di un programma di «riforme radicali in senso liberale», prospettando un progetto che per realizzarsi necessita di un «vasto appoggio», facendo insomma capire al Cavaliere che una sua nuova discesa in campo avrebbe ostacolato l’aggregazione delle forze necessarie al disegno.
I dubbi avevano accompagnato Berlusconi per tutta la nottata e anche la mattina dopo, fino all’appuntamento con Alfano che non era più rinviabile.
In quel colloquio interminabile non c’erano solo in gioco le scelte politiche ma anche «il legame di affetto e di lealtà » che per il segretario del Pdl sovrintende ogni altro aspetto nel rapporto con il Cavaliere.
Una decisione era tuttavia necessaria prima del voto in Sicilia, per mettere il partito al riparo dai rischi di implosione in caso di sconfitta.
Ed è vero che Alfano era pronto a dire no all’idea di spacchettare il Pdl, che lì sarebbe rimasto, che lo avrebbe annunciato nelle prossime ore.
E l’ha detto, convinto di non aver altra strada, confortato anche da un suggerimento che indirettamente gli era giunto dal cardinal Ruini: «È sempre un errore sciogliere un partito».
L’intento di Alfano non era quello di sfidare Berlusconi, semmai di esortarlo a guidare il rinnovamento.
Il pericolo che la riunione finisse con un nulla di fatto, era pari a quello che il segretario del partito annunciasse le primarie dello «strappo».
Ed è stato allora che Berlusconi ha definitivamente deciso a chi affidare l’altra parte dell’asse ereditario, e ha ragione il centrista Lusetti quando sostiene che «così come nel ’94, la decisione del Cavaliere di non candidarsi cambia radicalmente lo scenario politico».
Lo cambia nel Pdl, perchè è Berlusconi a intestarsi le primarie a cui parteciperanno persone a lui vicine. Perchè è la successione democratica all’interno di un partito carismatico, che non passa per un parricidio nè per un infanticidio.
Il Pdl, o come si chiamerà  in futuro, sarà  un pezzo del nuovo centrodestra.
E già  l’impianto delle primarie dovrà  essere nuovo, sicuramente diverso da quello del Pd.
Ecco cosa voleva dire Berlusconi parlando di consultazioni «aperte»: niente vincoli, niente regole capestro, perchè il vero obiettivo è «riavviare il rapporto con gli elettori, non asfissiare il confronto tra i competitori».
Non c’è dubbio che la citazione di Alfano nella nota in cui annuncia la sua decisione di non ricandidarsi a Palazzo Chigi, sia un modo per riconoscere il ruolo al segretario del partito.
Ma la corsa del 16 dicembre sarà  libera e senza preclusioni nè vantaggi iniziali per nessuno. Così come d’ora in poi finirà  la corsa a inseguimento del Pdl verso le altre forze politiche che fanno parte del campo moderato.
Il partito resta compatto e tutti tirano un sospiro di sollievo, a partire da Schifani che era andato in tv per evidenziare «l’avvitamento» del Pdl e attendeva al pari degli altri quel segnale positivo che è arrivato.
Ora il voto in Sicilia fa meno paura: una sconfitta non cambierà  l’agenda del Pdl, un successo gli darà  maggiore slancio.
Ad Alfano, in attesa del voto delle primarie, toccherà  iniziare il «reset». Dopo, se riuscisse a vincere, non potrà  restare a gestire con il bilancino gli equilibri di partito, ma dovrà  assumere il ruolo di interlocutore dell’establishment, acconciarsi alle trattative per la sfida elettorale, uscendo dal perimetro in cui si è trovato confinato.
Perchè Berlusconi vuole vincere, «io voglio vincere» ha detto al segretario del partito. Ed è evidente che la sua mossa ha spiazzato tutti, a partire da Casini.
Così com’è evidente che il segnale era rivolto ad altri interlocutori, a partire da Montezemolo.
Ma è su Monti che Berlusconi confida per veder risarcita la sua scelta.
Il Professore è «la continuità », Monti è il rappresentante di quella parte di Paese che «non ha mai voluto partecipare alla caccia alle streghe», di quel pezzo di poteri forti che non lo ha «demonizzato».
E siccome il Cavaliere non vuole veder disperso il patrimonio politico costruito in diciotto anni, a lui si affida dinnanzi «al pericolo serio», che nel ’94 erano i Progressisti e oggi ai suoi occhi sono i Democratici.
Il resto è tutto in costruzione, è un cantiere che nemmeno è stato aperto.
Sulla legge elettorale, per esempio, si vedrà  se Berlusconi continuerà  a puntare i piedi per tenersi il Porcellum o aprirà  seriamente alla trattativa per un nuovo sistema. Ma è chiaro che, facendo un passo indietro, il Cavaliere ha in realtà  fatto un passo avanti nel campo moderato.
Come nel gioco degli scacchi, non si è posto su una casella ma la controlla da un’altra posizione.
In fondo era una mossa obbligata, così l’avvertiva, specie dopo che Veltroni e soprattutto D’Alema avevano annunciato di non ricandidarsi per un seggio in Parlamento.
Una scelta che l’aveva colpito e che è stata tra i motivi della sua decisione.
Le ore convulse e interminabili che hanno sancito il passaggio di consegne sono state vissute con diversi stati d’animo nel Pdl.
In molti sono stati presi alla sprovvista, soprattutto quanti speravano che Berlusconi rilanciasse e facesse saltare il partito.
Ma il colloquio con Alfano dimostra quale sia il legame tra i due, e testimonia al tempo stesso la crudezza della politica, con le sue ferree regole: «Presidente, è l’ora, dobbiamo scegliere».
E il «presidente» ha scelto.

Francesco Verderami
(da “Il Corriere della Sera”)

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TUTTI IN PRESSING SU BERLUSCONI. “LASCIA O SALTANO LE AZIENDE”

Ottobre 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA FAMIGLIA E CONFALONIERI, IL PDL AL 15% E LE BEGHE INTERNE: LA GIORNATA DELLA DECISIONE DI LASCIARE…. RESSA DI CANDIDATI SUCCESSORI

“Vedremo se qualcuno riuscirà  a fare meglio di me, io me lo auguro sinceramente”. Amareggiato, forse già  pentito per quel passo indietro a cui lo hanno costretto senza che ne fosse fino in fondo convinto, ieri sera Berlusconi si è chiuso dentro palazzo Grazioli rendendosi irreperibile a chiunque.
Una lunga lista di esponenti Pdl (molte inconsolabili deputate) ha provato a salire al primo piano ma è stata respinta da segretari e segretarie sull’orlo di una crisi di nervi: “Ma non capite il momento? Rendetevi conto del momento!”. Insomma, un lutto più che un “passo indietro compiuto per ragioni d’amore”.
Fino a domenica infatti il Cavaliere era determinato a resistere, a sparigliare il gioco con una divisione in più liste del suo campo, lasciando Alfano a presidiare la “bad company” del Pdl insieme agli ex An.
Ma nelle ultime quarantotto ore tutto è precipitato.
A fare da detonatore è stato l’approssimarsi delle elezioni siciliane, con il rischio concreto di una disintegrazione del Pdl a causa della sconfitta di Musumeci.
Alfano non avrebbe retto l’ennesima dèbà¢cle e ieri ha trovato il coraggio di affrontare il fondatore in una riunione lunghissima (cinque ore) a via del Plebiscito: “Io non ci sto più a questo stillicidio, devi dire una parola chiara adesso”.
Lunedì sarebbe stato troppo tardi per qualsiasi annuncio, il passo indietro sarebbe sembrato la “fuga di Pescara”.
E, in fondo, già  due sere fa, incontrando Monti, il Cavaliere era stato vago: “Molto probabilmente non mi ricandiderò”.
Ma a pesare davvero è stato il pressing incalzante della famiglia, dell’azienda e dei collaboratori di una vita. Fedele Confalonieri ed Ennio Doris soprattutto, preoccupati perchè “ormai ci può venire solo un danno se resti in prima linea come un bersaglio”.
E poi Gianni Letta e Giuliano Ferrara.
C’è molto dello stile del direttore del Foglio nella prosa con cui Berlusconi dà  l’addio alla politica. Che sia stato o meno Ferrara il ghost writer, di certo il Cavaliere ha compiuto quello “strappo” che l’Elefantino si augurava sabato nell’intervista a Repubblica.
L’ex premier considera anche la sua posizione giudiziaria, teme che un nuovo impegno diretto possa dare benzina non solo al processo Ruby ma anche al filone Finmeccanica che s’avanza da Napoli e al processo per i diritti tv.
Da ultimo i sondaggi impietosi di Alessandra Ghisleri, che fotografano una situazione disastrosa. È vero che il Pdl starebbe tra il 15 e il 17 per cento.
Ma la somma delle eventuali liste nate dallo spacchettamento che aveva in mente Berlusconi – dalle “amazzoni” all’Italia che lavora – avrebbe dato un risultato ancora più basso. E l’Istituto Piepoli quota la fiducia in Berlusconi all’11 per cento, contro il 14 di Alfano.
E tuttavia se il segretario del Pdl ieri si è preso la sua rivincita, l’eredità  del Cavaliere rischia di trasformarsi per Angelino in un frutto avvelenato. Liberato dal Capo indiscusso per quasi vent’anni, il partito carismatico, ubriacato dall’entusiasmo della novità , ondeggia infatti paurosamente.
Come se fosse saltato un tappo.
E le primarie tanto attese rischiano di trasformarsi in un tana libera tutti.
Un forzista della prima ora come Roberto Tortoli ieri gelava così i pidiellini in festa: “Siete contenti perchè se ne va? Non capite che adesso sarà  una guerra di tutti contro tutti?”.
Le avvisaglie ci sono tutte, anche perchè diffusa è la consapevolezza che ormai non c’è più nulla da perdere, per molti si tratta comunque dell’ultimo giro.
Roberto Formigoni, bruciato in Lombardia, medita il gran passo. Giancarlo Galan lo ha già  annunciato, Alessandro Cattaneo dei “formattatori” si prepara. E così Gianni Alemanno, il sindaco di Roma in fuga dallo squagliamento del Pdl nel Lazio e ormai proiettato verso una lista civica.
Anche Daniela Santanchè ci sarà , in una posizione di attacco frontale ad Alfano e a tutta la vecchia guardia, “che deve essere rottamata dal primo all’ultimo”.
Guido Crosetto e Giorgia Meloni non hanno ancora deciso. Sono tentati dal correre ma potrebbero anche accordarsi con il segretario.
“Guido parliamoci – ha proposto ieri la Meloni a Crosetto in Transatlantico – e soprattutto evitiamo di farci male”.
Meloni potrebbe anche essere candidata in ticket con Alfano in rappresentanza degli ex An. In un mondo abituato a rispondere a un solo grande capo trovarsene improvvisamente dieci piccoli è stato un brusco risveglio.

Francesco Bei
(da “la Repubblica”)

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ELEZIONI SICILIA, IL PDL LA BUTTA IN SATIRA: SPUNTA IL CANDIDATO “CROCCHE'”

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

SUL SITO DEL PDL ARRIVA “IL CANDIDATO UNICO” DI LOMBARDO, CON UN GIOCO DI PAROLE CHE UNISCE I COGNOMI CROCETTA E MICCICHE’

E il Pdl la butta sulla satira.
Dopo l’uscita di Nello Musumeci che ieri ha accusato apertamente l’Mpa di sostenere sottobanco Rosario Crocetta anzichè Gianfranco Miccichè, oggi sul sito Internet del Pdl Palermo è spuntata una pagina con l’immagine di una appetitosa crocchè di patate.
“C’è uno strano caso elettorale in Sicilia. Due candidati alla presidenza della Regione, quindi avversari, sono appaiati in realtà  come due cavalli alla stessa carrozza – si legge nella pagina dei berlusconiani palermitani -. Concorrono per far vincere il cocchiere.
Questi è Raffaele Lombardo, l’uscente devasta-presidente della Regione.
Gianfranco Miccichè, infatti, è sostenuto ufficialmente da Lombardo con l’obiettivo di sottrarre voti al Pdl; Rosario Crocetta, invece, è supportato da Lombardo che ha inserito nelle sue liste uomini propri ed è sostenuto da quel Pd di Lumia e Cracolici che ne ha tenuto in piedi il governo uscente. Comunque vada, Lombardo si garantirà  una qualche presenza parlamentare all’Ars.
Ecco perchè i nomi dei due finiscono con il fondersi in un nome unico, CROCCHE’ – chiosa la nota, con una crasi dei due cognomi dei canddiati -. Ma attenzione, si scrive CROCCHE’, ma si legge Lombardo.
A volte la politica è davvero insopportabile”.

(da “Sicilia Live”)

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SICILIA VERSO LE ELEZIONI: IN CORSA 32 INDAGATI O SOTTO PROCESSO

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

CONDANNATI, RINVIATI A GIUDIZIO, SOTTO INDAGINE PER I REATI PIU’ DIVERSI: FORMANO IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI INQUISITI

Indagati, imputati, condannati: sono trentadue, all’ultima conta.
Per reati che magari sfuggono ai codici etici approvati da Udc, Pd, Pdl ma dimostrano come sia irrisolta in Sicilia la questione morale.
Gianfranco Fini ha messo il dito nella piaga: “Se in Sicilia si vuole aprire un chiosco o un bar serve un certificato antimafia. Per candidarsi no…”, ha detto il presidente della Camera durante il suo tour mella regione.
Circostanza che crea “una differenza oggettiva nel rispetto della legalità “.
Parole che riaprono una recente ferita nella sua coalizione “autonomista” che sostiene Gianfranco Miccichè: Grande Sud, il partito di Miccichè, ha ricandidato a Palermo Franco Mineo, attualmente sotto processo perchè accusato di essere un prestanome di un esponente dei Galatolo, famiglia mafiosa dell’Acquasanta..
Ma il caso di Mineo, come detto, non è isolato.
Basti pensare che in corsa ci sono pure tre ex consiglieri regionali finiti in carcere nell’ultimo scorcio di legislatura e tuttora indagati.
Nelle liste dell’Mpa di Raffaele Lombardo ci riprova Riccardo Minardo, rinviato a giudizio per truffa all’Unione europea, e fa altrettanto Fabio Mancuso, inquisito per reati finanziari. Nell’estate del 2011 era finito in carcere per quindici giorni anche l’ex autonomista Cateno De Luca.
Provvedimento ingiusto, per la Cassazione, ma sul capo di De Luca rimane un’inchiesta per abuso d’ufficio, tentata concussione e falso che non gli ha impedito di ricandidarsi. Addirittura per la presidenza della Regione.
Volto più noto è quello di Giuseppe Drago, ex sottosegretario di Berlusconi, che nel 2010 ha dovuto rinunciare allo scranno da deputato dopo la sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna a tre anni per peculato: quand’era presidente della Regione, dicono i giudici, Drago ha utilizzato in modo improprio 123 mila euro di fondi riservati.
Ora, finita l’interdizione dai pubblici uffici, Drago ha trovato un posto in lista nel Pid-Cantiere popolare di Saverio Romano.
E in corsa c’è di nuovo l’immortale Giuseppe Buzzanca (Pdl) già  sindaco di Messina, consigliere regionale, poi entrambe le cose.
Malgrado quella vecchia condanna per peculato d’uso – passata in giudicato – che gli deriva da un viaggio in auto blu con la moglie sino in Puglia per partecipare a una crociera. “Invoco il diritto all’oblio “, fa spallucce Buzzanca.
Ma ai magistrati, ora, deve rispondere anche delle accuse di disastro colposo nell’inchiesta sulle responsabilità  per i danni dell’alluvione di Giampilieri che causò 39 morti.
Stesse contestazioni fatte a Mario Briguglio, sindaco di Scaletta Zanclea, nel Messinese: anche lui candidato, per Grande Sud.
Fra i candidati “illustri” sotto inchiesta anche Francesco Cascio, il presidente dell’Assemblea regionale del Pdl: su Cascio, e su altri ex assessori al Territorio, pende una richiesta di rinvio a giudizio per la mancata adozione di misure anti-inquinamento. A Catania in lizza due ex assessori della giunta Scapagnini, Mimmo Rotella e Giuseppe Arena, entrambi condannati in primo grado per falso in bilancio.

Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio: se il Pds-Mpa di Raffaele Lombardo è il partito con il maggior numero di “inguaiati”, ben nove, il Pdl e il Pid-Cantiere popolare seguono a quota quattro.
Il centrosinistra ha meno problemi.
Ma anche Rosario Crocetta, il portabandiera dell’alleanza Pd-Udc, deve fare i conti con qualche grana giudiziaria dei suoi candidati.
Ultima quella relativa a una condanna per abuso d’ufficio di Giuseppe Spata, in lista per l’Udc a Palermo.
E anche la sinistra “alternativa” ha dovuto pagare dazio: nelle liste di Italia dei Valori, a Messina, Francesco Pettinato, è indagato nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nel Comune di Fondachelli Fantina, provincia di Messina.
Pettinato, in seguito a sollecitazioni di Di Pietro, ha annunciato che si ritira dalla corsa.
È questo lo scenario in cui si svolgono le elezioni siciliane, con Grillo che ha buon gioco nell’urlare “piazza pulita”.
E Fini a lanciare il suo richiamo istituzionale.
Ma anche Fli deve fare i conti con due indagini: quella per concussione che riguarda Mario Bonomo, capolista a Siracusa, e quella per voto di scambio che invece coinvolge un ex consigliere provinciale di Messina, Nino Reitano.
A dimostrazione di quanto sia trasversale il partito degli inquisiti.

Emanuele Lauria
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI SALUTA E SE NE VA: “NON MI CANDIDO A PREMIER, IL 16 DICEMBRE SI FARANNO LE PRIMARIE DEL PDL”

Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile

“PASSO INDIETRO PER AMORE DELL’ITALIA, RIMANGO A FIANCO DEI PIU’ GIOVANI”… E ARRIVANO SUBITO LE PRIME CANDIDATURE DI GALAN E DELLA SANTANCHE’

“Non mi candido a premier e il 16 dicembre si faranno le primarie del Pdl“. Dopo mesi di incertezza e lotte intestine all’interno del partito, Silvio Berlusconi esce allo scoperto e chiarisce che non sarà  lui a guidare il Pdl alle prossime elezioni politiche.
Neanche il tempo di annunciare il ritiro, che Daniela Santanchè e Maurizio Galan comunicano di essere candidati alla consultazione interna al Popolo delle Libertà .
E iniziano i primi movimenti interni con il gruppo dirigente vicino all’ex premier, da La Russa a Gasparri fino a Frattini, che sollecita e appoggia la candidatura del segretario Angelino Alfano.
Tornando a Berlusconi, l’annuncio lo ha fatto attraverso una nota con cui ha fatto sapere anche che il Popolo delle Libertà  si cimenterà  con le primarie. ”Con elezioni primarie aperte nel Pdl — ha scritto nella nota Berlusconi — sapremo entro dicembre chi sarà  il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità  diverse e idee diverse cementate da valori comuni”.
Berlusconi ha paragonato il suo imminente ritiro dalla scena politica con la “discesa in campo” del ’94: “Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol”.
Poi, appunto, l’annuncio di elezioni primarie all’interno del partito: “Il movimento fisserà  la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà  politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi”.
Per Berlusconi gli italiani “lo faranno con un’investitura dal basso nella quale ciascuno potrà  riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi, ma straordinario per intelligenza e sensibilità  alla storia, che ce la può fare, che può tornare a vincere la sua battaglia europea e occidentale contro le ambizioni smodate degli altri e contro i propri vizi”.
E conclude affidandosi ad Angelino Alfano per traghettare il partito: “”Sta al Popolo della libertà , al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994 — avverte il Cavaliere — dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva”.
La decisione di Berlusconi di affidare alle primarie la scelta del prossimo candidato premier non è nuova.
Risale addirittura al 24 novembre scorso, pochi giorni dopo la caduta del governo Berlusconi.
Fu Angelino Alfano, allora da pochi mesi alla guida del partito, ad aprire la partita delle consultazioni interne per scegliere il leader del partito.
Nei mesi scorsi, quando lo stesso Berlusconi ventilò l’ipotesi di tornare a guidare la coalizione, Alfano fece un passo indietro: “Con il Cavaliere in campo non servono primarie”.
SANTANCHE’: “MI CANDIDO” –
Daniela Santanchè a pochi minuti dall’annuncio di Silvio Berlusconi, fa sapere che si candida alle primarie del Pdl: “Il presidente Berlusconi ha fatto molto bene a fare questa dichiarazione, così siamo usciti da immobilismi. Avevo sempre auspicato le primarie perchè sono uno strumento democratico che riunisce il partito. Sono contenta di questa lettera e sono contenta che siano primarie aperte: quindi io mi candido”. Intervistata telefonicamente dall’Agi, ha poi affermato: “Credo che le nostre regole saranno regole giuste che tuteleranno tutti i partecipanti alle primarie”, aggiungendo: che “quello che mi piace oggi del Pd è che, grazie alle primarie, c’è vivacità , che c’è confronto e scontro, ma soprattutto che riavvicina la gente alla politica”.
GALAN: “MI CANDIDO MA NON HO UN EURO”
L’ex ministro Giancarlo Galan ha annunciato a La Zanzara su Radio 24 la sua candidatura alle primarie dopo il passo indietro di Berlusconi: “Mi candido alle primarie. Rappresento l’area liberale e anche una buona storia di amministrazione regionale”, ha detto.
“Non ho soldi — ha aggiunto Galan — ma spero che qualcuno mi sosterrà  anche economicamente”.
E sulle future candidature del partito dice: “Uno come Scajola non lo candiderei, perchè non corrisponde all’immagine del mio partito. Stessa cosa vale anche per Dell’Utri. Si può fare anche altro nella vita, non è obbligatorio fare i deputati per forza”.
Sui colleghi ex An, Giancarlo Galan ha concluso: “Faccio molta fatica a vedermi nello stesso partito con La Russa e Gasparri, e penso che loro facciano fatica anche più di me”.
LA RUSSA, GASPARRI E QUAGLIARIELLO: “ALFANO SI CANDIDI”
Il vice capogruppo del Pdl al Senato Gaetano Quagliariello in diretta tv da per scontato la candidatura del segretario Alfano: “Saranno sicuramente candidati Alfano e Santanchè ma anche altri. Ci sarà  un candidato per i moderati, uno di destra, uno per i ‘populisti’”.
Appoggio che arriva anche da altri due esponenti di peso del partito come gli ex An Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri: ”Con le primarie di dicembre si esce dall’incertezza e si riparte verso il futuro. Alfano è la migliore espressione di quel rinnovamento che abbiamo voluto e condiviso con lui e che la generosità  di Berlusconi rafforza”.
FRATTINI: “SE ALFANO SI CANDIDA LO SOSTERRO’ ”
La richiesta di candidarsi alle primarie arriva anche dall’ex ministro degli Esteri Franco Frattini: “”Mi auguro che Alfano elabori una proposta sostenibile per le primarie e in vista di ciò la sosterremo”.
Riferendosi a Daniela Santanchè, Frattini spiega: “Mi auguro che accetti le primarie. Cosa possiamo fare altrimenti sull’Europa? Diciamo ai colleghi del Ppe che abbandoniamo gli impegni? Se la Santanchè non crede all’Europa lo diranno, io invece spiegherò il contrario. Io mi attengo a quanto detto da Renzi: se perdo sosterrò Bersani. Lo chiederò anche ai nostri candidati, e’ la precondizione per fare primarie serie, sostenere chi vince”.
BARBARA BERLUSCONI: “ORA OPPORTUNITA’ PER CHI DAVA LEZIONI” La figlia dell’ex premier si toglie qualche sassolino dalle scarpe: “La responsabilità  di rappresentare la maggioranza degli italiani spetta ora ad altri. E i tanti che in questi anni hanno dato lezioni hanno l’opportunità  di mettersi alla prova”.
FORMIGONI: “PLAUSO A BERLUSCONI, ORA PDL RINASCERA’ ”
A commentare con soddisfazione la decisione di Berlusconi è il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni:   ”Plaudo alla decisione del presidente Berlusconi di annunciare la sua volontà  di non ricandidarsi alla presidenza del Consiglio”.
Secondo il ‘celeste’ si tratta di “una scelta nobile e ovviamente di grande importanza. Ora con le primarie e il confronto tra le idee e le persone che le primarie porteranno il Pdl potrà  rinascere”.
BONIVER: “NO ALLE PRIMARIE, BENE ALFANO”
“Sentiremo moltissimo la mancanza di Berlusconi leader in politica — ha affermato la deputata del Pdl Margherita Boniver-. Non mi convince tanto lo strumento delle primarie, considero la designazione di Alfano molto soddisfacente. Comunque vada sono contraria alla ricerca di un papa straniero”.
MELONI: “RIPARTIRE DA SPIRITO DEL ’94″
A commentare la svolta di Berlusconi è l’ex ministro della Gioventù Giorgia Meloni: ”Questa è una vittoria per il popolo della libertà  che ha bisogno di rimettere le scelte nelle mani degli italiani. Un bisogno — ha sottolineato la Meloni — che Berlusconi ha capito prima degli altri. Ripartire con lo spirito del 1994 significa questo. Chiunque — ha proseguito — è un candidato perfetto perchè abbiamo un’ampia classe dirigente molto bella. Di identikit se ne possono fare molti”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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