Dicembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
LE FREQUENTI VISITE IN VIA DELLA SCROFA E L’AIUTINO CONFEZIONATO A LA RUSSA
Forse dietro quelle strane visite di Italo Bocchino in via della Scrofa, rigorosamente con auto di servizio (non blu, ma grigia), con autista e apritore di sportello, c’è davvero qualcosa che bolle in pentola.
Nelle stesse ore in cui Menia ci confermava le sue visite in quella storica sede di An, ma specificava che era solo per consegnare delle multe ricevute per la campagna elettorale del 2008, Bocchino alla Camera regalava uno strano assist a Ignazio La Russa, a conferma di un feeling ritrovato e propedeutico forse ad altro.
Sul decreto taglia-firme il Fli, cioè Bocchino, rompeva l’accordo col Pd su un emendamento che eliminava l’obbligo di presentazione delle firme per le liste collegate a movimenti già presenti in Parlamento al momento del varo del decreto, per convergere sul salva-La Russa, un altro emendamento che faceva rientrare nella sanatoria anche le liste nate “prima dell’approvazione parlamentare” del decreto.
Giunge voce, però, che un altro collaborazionista pronto ad abbracciare i “fratelli d’Italia” sarebbe Carmelo Briguglio
(da “Il Portaborse”)
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Dicembre 26th, 2012 Riccardo Fucile
FOTOGRAFIA DI UN GRUPPO ALLO SBANDO DOVE LA POSTA IN GIOCO E’ STRAPPARE QUALCHE CONCESSIONE AL CAVALIERE CHE LI VUOLE AI MARGINI DEL SUO NUOVO PROGETTO
Maurizio? Come un fratello. 
Giorgia? Una sorella minore.
Dissidi tra noi? No, sul piano personale non cambia niente.
Da giorni gli ex colonnelli di An, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri in specie, spiegano con ogni mezzo comunicativo che il lessico familiare di via della Scrofa, sede storica della destra che fu missina, non si tocca, che si può andar dove si vuole ma in fondo si è sempre parenti.
Troppa strada fatta insieme, troppi giorni e notti, troppe cose comuni per dividersi su quisquilie come la nuova militanza in partiti diversi (veri, costituendi o ipotetici che siano), o prendere sul personale quella fatale necessità che li costringe a sparpagliarsi per ogni dove, ciascuno titolare di un pezzettino piccolissimo, quasi un rapporto uno a uno tra i movimenti e i loro capi (La Russa con Centrodestra nazionale, Gasparri col Pdl, Alemanno con Italia popolare, Meloni con Senza paura, eccetera).
Ma fratelli, sorelle, cugini, padri e nonni si dicono ancora.
Ed è una petizione d’origini che un po’ immalinconisce, ormai. Anche perchè poi fa ritornare in mente le foto, di quell’album di famiglia, scatti dove erano tutti più giovani, taluni con più capelli, e parevano persino meno infelici.
Per esempio, quella del matrimonio di Italo Bocchino con Gabriella Buontempo.
Ci sono gli sposini, al centro seduti, accanto Pinuccio Tatarella, e tutto intorno, disposti ad aureola, Altero Matteoli e Adolfo Urso, Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Francesco Storace, Ignazio La Russa.
Era il 1995, An appena nata.
E passati diciotto anni, dopo che tutti sono stati con tutti, in formazione variabile, adesso nessuno in pratica sta più con nessuno, persino il matrimonio Bocchino-Buontempo è esploso.
Ciascuno è andato o sta andando per sè, nella scacchiera impazzita di un plotone vasto il cui principale scopo oggi è rientrare in Parlamento, ma nessuno (o quasi) riesce a liberarsi di quel richiamo, di quel tic, di quelle foto, del riflesso pavloviano della famigliona missina o per lo meno dei suoi scampoli.
Anche se non sa più che farne.
E a buttarla in politica va ancora peggio, perchè davvero, come dice pro domo sua Francesco Storace, leader della Destra, “in effetti uno se lo chiede. A che serve un nuovo contenitore nel centrodestra promosso da chi esce dal Pdl in dissenso con i metodi del Pdl per poi ritrovarsi ad appoggiare il leader del Pdl?”.
Bisogno in effetti non si sente, dissidi veri non ce ne sono — per lo meno non più di prima.
E’ però, spiegano nei corridoi, il volere di Berlusconi, quello di spacchettare il Pdl e ricollocare per quanto possibile gli aennini là dove sono venuti; lontano, comunque, dal cuore pulsante del suo progetto, che non può certo suonare nuovo con le loro facce.
E i colonnelli dell’ex An, buoni buoni, s’attrezzano alla bisogna.
S’attrezzano, in qualche modo a diventare davvero degli ex colonnelli: in una specie di prepensionamento forzato del quale non ci sono che da trattare i margini.
Una buona liquidazione, un contrattino a termine, un posticipo dei termini.
E se per ottenere qualche risultato bisognerà rassegnarsi a far spazio a Giorgia Meloni e mandare avanti lei — a quanto pare sarebbe questo il destino di La Russa – pazienza, andrà benissimo lo stesso.
Giorgia, del resto, è come una sorella minore.
Susanna Turco
(da “L’Espresso”)
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
I SOGGETTI DI CUI SI CIRCONDA SILVIO: L’EX LEADER RADICALE CONTRO SE STESSO RIMEDIA L’ENNESIMA FIGURA DI M….
La campagna elettorale è entrata da poco nel vivo e già si capisce quale sarà il pilastro della strategia del fronte berlusconiano: diffondere bufale e mistisicazioni attraverso qualunque mezzo, dai “successi” del Cavaliere sintetizzati su Twitter alle più tradizionali sparate televisive.
Ma quello che ha affermato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone dopo la lite Berlusconi-Gilletti a Domenica in ha dell’incredibile.
Secondo Capezzone, ”da Silvio Berlusconi su Rai1 è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura paragonabile a quella che Berlusconi realizzò a Vicenza nel 2006, aprendo la strada a una rimonta enorme”.
Il riferimento è a una manifestazione organizzata da Confindustria in quella campagna elettorale: un intervento di Romano Prodi e, pochi giorni dopo, la stessa opportunità a Berlusconi, con rigide regole identiche per entrambi, “vigilate” dal giornalista Ferruccio De Bortoli.
Berlusconi, che come oggi doveva rimontare lo svantaggio derivato dal bilancio negativo del suo governo, prima annullò l’appuntamento per un’improvvisa “lombosciatalgia“, poi si presentò all’improvviso nell’orario giusto per i tg dell’ora di pranzo, e mezzo zoppicante si lanciò in un aggressivo comizio mandando completamente all’aria il cerimoniale confindustriale.
L’opinione di Capezzone su Berlusconi a Domenica in è del tutto legittima, ma sentite che cosa disse in occasione dello show berlusconiano a Vicenza, che oggi assume a modello positivo: ”Berlusconi appare patetico”.
E giù ironie sullo “sciancato di Arcore”, che in cinque anni di governo aveva “tradito” le speranze degli elettori.
E allora, concludeva l’allora dirigente della Rosa nel pugno (centrosinistra) “occorre che non si affidi il governo a Berlusconi per altri cinque anni”.
Il voltafaccia è talmente surreale che vale la pena di rileggersi i due lanci d’agenzia originali.
CAPEZZONE 2012 (Ansa, 23 dicembre)
”Da Silvio Berlusconi su Rai1 è venuta una positiva scossa politica e di comunicazione, in qualche misura paragonabile a quella che Berlusconi realizzò a Vicenza nel 2006, aprendo la strada a una rimonta enorme. In tv, Berlusconi mostra di vincere anche in trasferta, in contesti ostili e non facili, dove è opportuno avere un approccio non remissivo: il suo obiettivo, giustamente, è quello di parlare al Paese reale, agli italiani che pagano le tasse. Molti pseudo-analisti della comunicazione farebbero bene a stare un po’ meno su Twitter e un po’ più nelle strade: comprenderebbero meglio il Paese, i suoi umori, le sue attese”.
CAPEZZONE 2006 (Ansa, 19 marzo)
”Berlusconi appare patetico”. Così Daniele Capezzone, della segreteria della Rosa nel pugno, giudica l’intervento di ieri del premier al convengno di Confindustria. ”Ho visto ieri alla tv — ironizza l’esponente radicale — una scena indimenticabile. Il melodrammone italiano si arricchisce di nuove pagine lamentose: dopo la ‘cieca di Sorrento’, la ‘muta di Portici’ e lo ‘smemorato di Collegno’, arriva anche lo ‘sciancato di Arcore”’. Capezzone attacca quindi il presidente del Consiglio: ”Le riforme liberali che invoca — dice — sono quelle che gli italiani gli avevano chiesto, affidandogli per questo una maggioranza parlamentare enorme. Ma lui ha sciupato questa opportunità e tradito quelle speranze. Di che si lamenta? Anche per questo, occorre che non si affidi il governo a Berlusconi per altri cinque anni, e che poi, nel centrosinistra, si dia una forza particolare alla Rosa nel pugno, il soggetto politico che terrà insieme la lotta per i diritti civili e quella per la modernizzazione economica e sociale”
Non c’è altro da aggiungere…
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
E’ SU TUTTI I CANALI TV OGNI GIORNO MA SI LAMENTA: PERCHE’ NON VA A STRISCIA LA NOTIZIA, E’ UN PROGRAMMA UMORISTICO ADATTO A LUI
Dopo lo show di domenica da Massimo Giletti all’Arena di Domenica In, l’ex
premier va all’attacco della par condicio nelle trasmissioni televisive.
«D’Alema a Che tempo che fa ha raccolto un numero di spettatori pari a tutti quelli che io ho raggiunto con tutti i miei interventi televisivi andando in tarda serata o nel pomeriggio. Attendo ancora un invito per un programma di prime time. In mancanza d’altro mi sono fatto invitare da Santoro, che mi permette almeno di andare in prime time», ha ironizzato il Cavaliere riferendosi alla puntata di domenica sera del programma di Fabio Fazio che ha avuto ospite Massimo D’Alema.
L’attacco di Berlusconi arriva durante una seconda intervista a TgCom24, dopo quella di domenica in cui aveva attaccato tutti gli avversari, da Pier Luigi Bersani a Beppe Grillo, passando per Fini e Casini definiti «i peggiori traditori della mia vita».
In pochi giorni, «grazie a poche apparizioni in tv, con alti share e una buona riuscita» il Pdl è salito del 5% ed oggi è «al 20%», ma mancano più di due mesi alle elezioni e «ho la fondata convinzione che possiamo raggiungere la vetta del 40% e vincere elezioni, per il male mio e il bene dell’Italia», ha detto ancora il Cavaliere.
Ma come, appena il 40%? Con la profonda coerenza della sua impostazione politica, perchè non porsi il traguardo del 101%, sicuramente alla sua portata?
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
SANT’EGIDIO, PRANZO DI NATALE DA RECORD: 5.500 PERSONE INSIEME A TAVOLA… CENTINAIA DI VOLONTARI PER UNA VERA GARA DI SOLIDARIETA’… BAGNASCO: “LA SOLITUDINE E’ BRUTTA COME LA FAME”
Oltre 5.500 persone hanno partecipato al tradizionale pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Genova.
I pranzi sono stati organizzati in 16 diversi luoghi di Genova: tra questi la chiesa dell’Annunziata, Palazzo Ducale, la Commenda di Prè, l’Istituto calasanziano di Cornigliano e in alcuni istituti religiosi.
Menu tradizionali ed etnici per gli ospiti dell’associazione: tra loro molti pensionati e cassintegrati, bambini, homeless, anziani.
Quest’anno, il pranzo di Natale di Sant’Egidio ha compiuto trent’anni e la comunità di Sant’Egidio vuole sfatare l’etichetta tradizionale di un pranzo “per i poveri”, in una società in cui è sempre più difficile tracciare un confine tra ricchi e e poveri, ma un pranzo per tutti.
Centinaia i volontari impegnati, con grande partecipazione di scout che hanno provveduto alla realizzazione del pranzo e al servizio in tavola.
Sono 16, i luoghi che oggi hanno ospitato il tradizionale pranzo di Natale della Comunità di Sant’Egidio, che quest’anno compie 30 anni: fra Sampierdarena, Cornigliano, e quello di San Siro, sono state ospitate circa 5500 persone. Anche nella storica sede, quella della chiesa dell’Annunziata, dove l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, è passato a portare gli auguri. «La solitudine – ha detto – è brutta come la fame. Invito tutti a essere lieti in questo splendido giorno e a volersi bene gli uni con gli altri».
Il cardinale ha salutato una per una le tantissime persone che hanno pranzato nella basilica.
Oltre al pranzo, anziani, cittadini stranieri, persone senza dimora, disabili, famiglie in difficoltà e malati hanno ricevuto anche un regalo.
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
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Dicembre 25th, 2012 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE PIU’ SVEGLIO DELLA LEGA E’ CRITICO VERSO L’ALLEANZA CON IL PDL IN LOMBARDIA E GIOCA UNA PARTITA TUTTA SUA
“Mario Monti ha ragione, quello che si contraddice ogni giorno è Silvio
Berlusconi”.
Parola di Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, per ora maroniano e più volte indicato come possibile front men del Carroccio su scala nazionale alle prossime elezioni politiche, in ticket con lo stesso Maroni che punterà alla conquista della Regione Lombardia.
Per Tosi la posizione assunta in questi giorni dal Cavaliere «è cervellotica». «Al di là del fatto che non condividiamo l’operato di Mario Monti – ha spiegato il leghista all’Ansa – il professore ha ragione quando afferma che Berlusconi si contraddice in continuazione, ogni giorno».
«NON HA IL CONSENSO»
Tosi, che è anche segretario veneto del Carroccio, conferma che una ridiscesa in campo di Berlusconi non ha senso «perchè non ha il consenso degli italiani; Monti da parte sua sta giocando la sua partita ponendo una condizione irrealizzabile, quella cioè di ottenere un centro con Casini, Bersani, Montezemolo . Starà quindi alla finestra prenderà atto che nessuno avrà i numeri per governare e attenderà un nuovo incarico che a noi ovviamente non piacerà ».
IL NODO LOMBARDIA
Tornando ai rapporti tra Pdl e Lega Tosi ribadisce che «il nodo resta la Lombardia. Un’ipotesi di alleanza con il Pdl oggi non ci offre nessuna garanzia di vincere»,
Ecco quindi la ricetta “Verona”: «Maroni candidato governatore appoggiato da numerose liste civiche potrebbe essere – sostiene il sindaco – una buona soluzione anche per recuperare i voti di quel 40% o 50% di elettori che non andranno a votare o che voteranno Grillo non per un preciso programma ma per punire il sistema».
Se poi Maroni dovesse vincere dovrà lasciare la segreteria della Lega, se dovesse perdere avrebbe buon gioco la componente veneta del Carroccio per metterlo all’angolo.
E Tosi ha già scaldato i motori.
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Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
IN EMILIA PRONTI 920 MODULI ABITATIVI PER 3.500 PERSSONE VITTIME DEL SISMA TRA TASSE NON PROROGATE E DISOCCUPAZIONE
Sette mesi dopo il terremoto anche l’Emilia festeggia l’arrivo del Natale.
Là dove le macerie ingombravano le strade e le tende occupavano gli spazi verdi a ridosso dei palazzi storici distrutti, dove si lavora incessantemente giorno e notte per ricostruire le case, le scuole, le fabbriche, le festività hanno, però, un significato diverso.
“Sono un’occasione per ritrovarsi come comunità ”. Una comunità frammentata dal terremoto, vessata dalla ricostruzione, eppure decisa a lottare per riconquistare la quotidianità .
Nella bassa, tra Modena, Ferrara e Reggio Emilia, i centri storici sono ancora luoghi fantasma, le strade, recentemente riaperte al traffico, sono immerse nel silenzio e pochi sono i negozi che hanno le vetrine illuminate a Natale. Eppure tutto, dalle impalcature ai lampioni, è addobbato a festa.
Tutto è sintomo e simbolo di una terra che non vuole arrendersi. “Si spera in un futuro migliore”, dicono con convinzione gli emiliani terremotati.
Perchè se il sisma ha distrutto gli edifici, la voglia di ritrovarsi assieme, in famiglia, e condividere una festività che, per molti, coincide anche con il tentativo di recuperare la normalità , è forte.
Ma c’è ancora molto da fare perchè quelle strade, un tempo affollate, ritornino a vivere.
“Quello che è successo si sente, e si sentirà per tanto tempo — racconta Rudi Accorsi, sindaco di San Possidonio, 3800 abitanti, 1450 dei quali evacuati dalle proprie case — il terremoto è ancora qui, nella nostra mente.
Ma la popolazione non ha perso i suoi punti di riferimento e ognuno cerca di fare del proprio meglio per ricominciare. Il sisma ci ha unito molto come comunità e questo si sente ancora oggi, dopo sette mesi. Dentro di noi c’è la convinzione che ne usciremo, e ne usciremo bene. E’ chiaro che solo il tempo potrà dire se questo è vero”.
Oggi l’Emilia è un cantiere a cielo aperto, le gru si innalzano accanto ai presepi allestiti nelle piazze riconquistate dopo il terremoto, e dovunque edifici e monumenti sono puntellati in attesa di essere ricostruiti.
Ma ricostruire non è facile, servono soldi, e servono subito.
E quando si parla di denaro, si finisce per parlare anche di burocrazia. “Se dovessimo chiedere un regalo di Natale allo Stato — spiega Carlo Martini, sindaco di Concordia sulla Secchia — chiederemmo sicuramente una deroga al patto di stabilità : finalmente, almeno in parte, i soldi ci sono, il problema è che non possiamo chiederli finchè non siamo pronti a spenderli, altrimenti rischiamo che rimangano bloccati dalla legge”.
“Se dovessi esprimere un desiderio per la mia città — racconta invece Livia Turci, sindaco di Novi di Modena — chiederei sicuramente che gli indennizzi per le prime case e per le aziende siano innalzati al 100%, perchè ne abbiamo bisogno per ricostruire. L’80% previsto oggi dalla legge è al di sotto del livello necessario, le aziende e le famiglie non ce la fanno a trovare il denaro per coprire ciò che lo Stato non risarcisce. E se il tetto di copertura non verrà alzato, qualcuno qui rimarrà indietro. Invece non deve rimanere indietro nessuno. Chi andrà al governo dovrà farsene carico”.
Anche perchè cittadini e imprese dovranno attendere ancora per ricevere risposta alle richieste di risarcimento presentate, almeno l’anno nuovo.
Si parla di gennaio 2013, “ma siamo preoccupati”, raccontano gli abitanti della bassa.
Che a Natale si trovano a dover fare i conti con le tasse, con la disoccupazione, la cassa integrazione.
“La situazione qui è ancora molto difficile — racconta Alessandro Braida di Finale Emilia — anche se la gente si dà da fare ci sono un sacco di problemi. Quello di aver dovuto pagare tasse e Imu, acconto più saldo, tutto in una volta, ha messo in ginocchio molte famiglie. Ci ha svuotato le tasche. Ci sono tanti che, sebbene non abbiano avuto danni tali da rendere inagibile la propria abitazione, hanno speso o dovranno spendere diverse migliaia di euro di tasca propria per ricostruire, senza pensare di poter recuperare alcunchè. Senza contare poi la svalutazione che gli immobili hanno subito in seguito al sisma”.
Dei soldi se ne parla molto ma ancora dobbiamo vedere un centesimo — chiarisce Federica Battaglia, titolare di una merceria in centro a Mirandola, uno dei pochi negozi che ha potuto riaprire per le feste — gli unici che sono arrivati provengono da donazioni fatte da persone che si sono sentite toccate da quello che ci è successo.
Ma dallo Stato e dalla Regione giungono solo promesse, dicono che i fondi arriveranno ma ancora non abbiamo ricevuto nulla, solo il Comune ha dato un bonus di 1.000 euro alle attività che hanno deciso di riaprire in centro”.
Per ora, la ricostruzione “è a carico del cittadino”.
Certo, “c’è la speranza che questi soldi arrivino e tutto si fa sulla base di questa speranza. Vedremo”.
Le promesse, del resto, “non saldano le fatture”, e molte imprese, in attesa dell’arrivo degli aiuti, sono ferme.
“Il lavoro ci sarebbe — racconta una commerciante di Mirandola — ma le aziende sono bloccate perchè se pagano il materiale necessario a riparare i capannoni, poi non ci sono più i soldi per retribuire i dipendenti”.
E il lavoro è forse il regalo più desiderato nell’Emilia post sisma.
“E’ fondamentale, anzi imprescindibile per garantire ai cittadini una vita dignitosa — sottolinea Alberto Silvestri, sindaco di San Felice sul Panaro — dobbiamo sostenere le imprese affinchè possano tornare a produrre con i ritmi presisma, è necessario per poter veramente ricominciare”.
Sotto l’albero degli Emiliani, quindi, quest’anno, più che doni, si trovano speranze. Tra le quali quella, per molti, di tornare a casa.
Per questo in quasi tutti i comuni del ‘cratere’ si lavora, giorno e notte, per montare i 920 moduli abitativi temporanei da destinare alle persone ancora sfollate. 3.500 circa, di cui 1.900 ospitate in strutture alberghiere.
San Possidonio è la prima ad aver ultimato i due quartieri di casette prefabbricate, uno al Forcello e uno in via Federzoni, previste per dare un tetto a 210 sfollati, che il 29 maggio hanno dovuto lasciare la propria abitazione.
E in queste ore le prime 73 famiglie stanno entrando ‘in casa’.
“Abbiamo fatto il possibile affinchè le soluzioni abitative fossero pronte entro Natale perchè queste famiglie, che hanno perso la casa, da sette mesi vivono in soluzioni di ripiego ed era giusto che rientrassero in città quanto prima — racconta Accorsi — le casette sono completamente arredate, con bagno, cucina, tv, divano. Le famiglie hanno stipulato un contratto gratuito di 18 mesi, rinnovabile, e speriamo di riuscire a ricostruire le abitazioni entro i prossimi due anni”.
“Sarà un Natale difficile, malinconico”, scrivono sul web gli abitanti del ‘cratere’ “chiediamo solo di non essere dimenticati, di poter ricostruire le nostre case, riprendere a lavorare. Ma da soli non possiamo farcela”. “Chiunque andrà al governo deve ricordarlo”.
Annalisa Dall’Oca
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Dicembre 24th, 2012 Riccardo Fucile
PER FAR FRONTE A UN DEBITO DI 1,6 MILIARDI, LA REGIONE CARTOLARIZZA GLI EDIFICI PUBBLICI… MA AFFIDA IL PROGETTO A UN UOMO FIAT, MEMBRO DEL CDA DI UN GRANDE FONDO IMMOBILIARE, AMICO DEL GOVERNATORE ESPERTO NEL REGGERE PORTACENERI
Non bastava un esperto qualunque per risollevare le sorti di una
Regione in default finanziario.
Ed è per questo che, nonostante un debito di 1,6 miliardi di euro (ma che potrebbe anche essere di più) la Regione Piemonte ha affidato l’incarico di consulenza a Ferruccio Luppi, brillante amico del governatore Roberto Cota e dell’assessore alla Sanità , Paolo Monferino, tutti vicini al gruppo Fiat-Agnelli. Una consulenza “altamente professionale” per cui l’Ente avrà sborsato (al 31 dicembre 2012, termine di scadenza del contratto) 100 mila euro. L’operazione di finanza creativa, di tremontiana memoria, in effetti è complessa.
Perchè riguarda la vendita del patrimonio immobiliare della Regione, comprese le proprietà di Aziende ospedaliere e Asl.
Con grandi operazioni di ingegneria finanziaria gli ospedali presto non solo dovranno cedere il loro patrimonio immobiliare ma pagheranno anche l’affitto al fondo che sarà istituito dalla Regione e il patrimonio sarà gestito da un’altra società esterna. I contorni di questa vicenda sono emblematici e lasciano qualche perplessità , sia per quanto riguarda la nomina di Luppi, sia per le modalità in cui verrà gestita la vendita del patrimonio.
A Luppi, il governatore ha affidato l’incarico di collaborazione per essere supportato, come si evince dalla delibera del 16 gennaio 2012, “nelle funzioni di coordinamento dell’esecutivo regionale, in ordine alle scelte strategiche di sostegno allo sviluppo economico, riferite sia alla ristrutturazione del debito, sia alla cessione di partecipazioni, nonchè alla valorizzazione immobiliare ed alla gestione del patrimonio”.
La carriera del consulente “esperto”, così come si legge sul giornale locale “Lo Spiffero”, ha inizio nella Ifil degli Agnelli.
Nel 1997 è passato alla Worms, holding di partecipazioni quotata alla Borsa a Parigi (controllata dalla stessa Ifil).
Ha gestito le finanze alla Fiat e poi qualche collaborazione anche in Ferrari e Cnh. Nel 2009 è entrato nel direttorio di Gènèrale de Santè, il gruppo ospedaliero francese leader nel settore della sanità privata.
Oggi è membro del cda del più grande ente di gestione fondi immobiliari (Idea-Fimit). Se non è un conflitto d’interessi suona quantomeno strano.
Cota, con il lancio di due fondi immobiliari pensa di portare in tempi rapidi nelle casse regionali circa 600 milioni di euro.
La ratio dell’iniziativa è semplice: la Regione raccoglie immobili sui quali può esprimere anche una valutazione, si costituisce un fondo, si affida a una Sgr (società di gestione del risparmio) la quale, nel momento in cui acquisisce la disponibilità del patrimonio, anticipa all’Ente subito una somma (600 milioni, appunto).
Nel primo fondo, definito Fondo immobiliare regionale (Fir) dovrebbero confluire beni per oltre 500 milioni di euro.
Metà dal nuovo palazzo della Regione, la quota che resta in carico alla Regione è di 1/3 mentre 2/3 vanno ad “investitori terzi” (fondi pensioni, assicurazioni).
Tutto bene a parte il fatto che non è chiaro quale valore reale si possa assegnare a un bene che non è di proprietà , dato che il nuovo palazzo della Regione è un “leasing in costruendo”. Il fondo avrà una durata ventennale e potrà indebitarsi per 200 milioni.
Le quote di partecipazione saranno del 33% della Regione e del 66% di investitori privati.
Nel secondo fondo, definito Fondo immobiliare sanitario (Fis), confluiranno immobili degli ospedali per un miliardo di valore, avrà durata venticinquennale, potrà indebitarsi per 350 milioni e le quote di partecipazione saranno del 66% delle aziende ospedaliere e del 33% di investitori terzi (identificati come investitori etici, quindi fondazioni bancarie, fondi pensione). Il secondo fondo comprende pure gli immobili ospedalieri destinati all’attività di ricovero.
Cioè vengono tolte alle Aziende sanitarie le proprietà e l’ospedale dovrà pure pagare l’affitto al fondo. In questo caso non è chiaro a chi verrà affidata la gestione degli immobili.
Probabilmente, per proseguire sulla scia della privatizzazione dei servizi, così come sta avvenendo già con altri provvedimenti in campo sanitario, a grosse società o multiservizi.
E sempre ai privati si potranno assegnare servizi quali, manutenzione, edilizia, pulizie.
Non è detto che con queste operazioni la Regione riesca a far cassa, specie se non bada a spese quando deve scegliere gli uomini che affiancano il governatore o società esterne che gestiscono in maniera manageriale anche la sanità .
È certo che seminerà indebitamenti e mutui per 20 anni. E i provvedimenti sono inderogabili.
Angela Corica
(da “il Fatto Quotidiano“)
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