Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
SI RISCHIA DI NUOVO LA RIAPERTURA DELLA PROCEDURA DI DEFICIT ECCESSIVO E IL RISCHIO COMMISSARIAMENTO COME LA GRECIA
Dall’Europa non arriva alcuna reazione ufficiale.
Bocche cucite a Bruxelles, come a Berlino o a Parigi.
Ma nei palazzi della Ue si respira tutta la preoccupazione per una crisi di governo a Roma che rischia di far saltare il banco.
Quello che l’Europa cerca da giorni di spiegare all’Italia, attraverso i numerosi appelli alla stabilità e alla responsabilità dei politici, è che un terremoto politico in questo momento non è solo un fattore di instabilità che mina la fiducia nel Paese ma una vera e propria minaccia per i conti pubblici.
L’Italia è indietro su tutte le richieste di Bruxelles: ha superato il 3% di deficit, non ha iniziato a ridurre il debito e va a rilento sulle riforme tanto che quella più attesa – cioè la riduzione del cuneo fiscale – non è ancora in cantiere.
Una crisi di governo metterebbe in stand-by i conti, e con le previsioni economiche del 5 novembre la Commissione Ue non potrebbe fare altro che confermare lo sforamento, e rimandare a maggio per l’eventuale riapertura della procedura per deficit eccessivo.
È il momento peggiore per una crisi di governo. L’Italia non ha nè preparato la finanziaria, nè completato la definizione precisa delle coperture dell’abolizione dell’Imu che pure Bruxelles si aspetta entro il 15 ottobre.
La crisi di governo evoca inoltre lo spettro Troika per l’Italia.
A poco più di due settimane dalla presentazione della legge di stabilità , il caos politico scatenato potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese, materializzando l’incubo che da anni Roma tenta di scacciare, quello di perdere ogni tipo di sovranità economica, seguendo le orme della Grecia.
Agli occhi europei appare inconcepibile che un partito arrivi a far cadere il governo per difendere un leader condannato con sentenza passata in giudicato e con altri processi in corso.
Facendo pagare i danni economici all’intero Paese.
argomento: Europa | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
ORELLARA IL PUNTO DI RIFERIMENTO DI CHI NON VUOLE SEGUIRE LA LINEA DEI VERTICI
Cinque sono sicuri. Ma potrebbero essere anche quindici. 
Si fa la conta nelle file del Movimento Cinque Stelle, cercando di capire quanti saranno gli Scilipoti che tradiranno.
Difficile però avere certezze. Ciò che è certo è che nelle ultime ore il dissidente numero uno il senatore Luis Alberto Orellana ha fatto capire chiaramente quale sia la sua posizione.
E in un’intervista a Europa ha dichiarato «Siamo pronti a sostenere un governo di scopo». Il nervosismo dilaga, i cellulari sono roventi.
E ci si preoccupa che lo siano anche quelli dei dissidenti.
Ci si consulta, preoccupati anche per la situazione generale del Paese.
IL POSTO FISSO
Per quanto riguarda i parlamentari uscenti, ci si immagina la tentazione di chi ha paura di non essere più eletto e si cerca dunque di mettere al riparo il proprio stipendio da parlamentare.
E si cerca di indovinare le posizioni di chi a uno scontro totale, preferisce invece collaborare per tenere in piedi il governo di centro sinistra per andare a elezioni in un secondo momento.
Quello che è più certo è che difficilmente in queste ore il Pd possa trovare un accordo con Grillo.
Troppe infatti dovrebbero essere le concessioni da fare sull’altare di Grillo: la Tav e l’abolizione del finanziamento ai partiti solo per citarne alcune.
Prezzi assai alti per Letta. Ma anche per altri esponenti dei democratici.
GLI ADDII
«Letta? Non sentiremo la mancanza, tutti a casa»», scrive Crimi su Facebook.
Tutti alle urne allora, anche con il Porcellum, come ha dichiarato Grillo ai giornali stranieri. Con la consapevolezza che più passano i mesi è più i voti dei Cinque Stelle rischiano di scendere.
Ma molti Cinquestelle potrebbero smarcarsi dalla linea decisa dal vertice.
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Grillo | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
MANCANO 14 SENATORI PER UNA NUOVA MAGGIORANZA…E SOLO CHE DAL PDL POTREBBERO ARRIVARNE OLTRE DIECI
Un appello al “buon senso”, per non seguire Silvio Berlusconi sulla strada di una crisi che danneggerebbe il Paese.
L’accelerazione data dal Cavaliere, che oggi toglie la fiducia al Governo Letta anticipando quello che sarà l’orientamento del Pdl se il Premier confermerà il passaggio in Parlamento, scuote con forza anche il lavorio dei centristi, Casini e Mauro in testa, per fornire una ciambella di salvataggio alle larghe intese.
Appena uscita la nota di fuoco del Cavaliere si sono intensificati i contatti tra Mario Mauro, Andrea Olivero, Gianluca Susta con potenziali dissidenti tra le fila del Pdl al Senato: l’obiettivo è quello di rivolgere un appello a tutti quelli, dice Olivero, “che in questo momento vogliono il bene dell’Italia”.
Anche Casini, da New York, conferma questo orientamento.
Ma in quanti risponderanno? “Davanti al tribunale della propria coscienza molti sapranno scegliere il bene comune, cioè l’Italia”, dichiarava stamani il ministro della Difesa lasciando intendere che l’operazione per sottrarre consensi al Pdl a Palazzo Madama stia portando i primi frutti.
A Palazzo Madama, dove i rapporti di forza sono più sfavorevoli al Pd, la partita sulla fiducia che Letta chiederà martedì (il calendario sarà fissato domani dalla conferenza dei Capigruppo) si gioca sul filo: se il Pdl confermasse l’intenzione di non votarla, al Premier mancherebbero 14 voti: ora conta su una maggioranza di 238 senatori tra Pd, Scelta civica, Autonomie, Gal e Pdl, e senza questi ultimi si fermerebbe a 147 mentre la soglia per avere la fiducia è di 161 senatori.
Quattordici teste che potrebbero emergere tra i grillini, ma in gran parte dagli stessi azzurri.
Di certi ad ora ci sarebbero i siciliani pattugliati dal sottosegretario Castiglione che anche oggi ribadisce la sua ferma contrarietà alla crisi di Governo.
Ma è sugli altri dieci, e anche più, che è partito, serrato, il pressing centrista, con Casini Mauro Susta e Olivero che stanno lavorando ai fianchi i colleghi senatori maldisposti dalle impennate del Cavaliere versione falco.
E così a sfilarsi dall’ultimatum imposto da Berlusconi, oltre a Gaetano Quagliariello e Carlo Giovanardi, potrebbe essere Maurizio Sacconi, che nonostante la missiva per le dimissioni non sarebbe affatto pronto a sfiduciare palesemente Letta.
Così come, a quanto pare, Guido Viceconte, senatore della Basilicata.
In ogni caso nelle prospettive dei civici, i dissidenti da accogliere potrebbero superare non di poco la decina, tutto dipenderà dall’offerta in campo, proprio quella su cui – da parenti in rotta – lavorano in parallelo con Casini.
L’obiettivo è comune: parallelamente al passaggio di Letta in Senato, dar vita ad un gruppo parlamentare nuovo che accolga i dissidenti.
La prospettiva, in parte anche: condizionare la fiducia al Governo Letta ad una prospettiva di medio-lungo periodo, opponendosi ad un semplice esecutivo di scopo che si limiti ad approvare il Def e la modifica della legge elettorale prima che la Consulta si pronunci, e votare subito, nella prima finestra utile, magari a dicembre. Per dirla con Monti, Letta dovrebbe presentarsi in Parlamento con un patto di coalizione”, con l’obiettivo di restare in piedi fino alla primavera del 2015.
Altre soluzioni “non ci sono”, sottolinea l’ex Premier.
Quello che vede ancora lontani Casini e Monti è la paternità dell’operazione, e dunque i futuri rapporti interni al nuovo soggetto che si vuole creare.
In ogni caso, chiarisce Olivero “non c’è nessuna intenzione di spaccarci, anzi se procediamo in maniera unitaria sarà solo meglio”.
Intanto si procede già domani a ridosso del voto in Senato, i civici potrebbero fare un punto e tirare le somme.
“Ed è chiaro – dice Olivero – che il punto non è il tradimento di Berlusconi ma la creazione di un progetto più forte, per dar vita ad un soggetto moderato che superi l’attuale bipolarismo. Un progetto che ha una prospettiva e non si limiterà ad accogliere transfughi”.
Martina Cecchi De Rossi
(da “L’Huffington Post”)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
SI PARLA DI UN LETTA BIS PER FARE LA LEGGE DI STABILITA’ E CAMBIARE LA LEGGE ELETTORALE
Colpa del Cavaliere. Dell’ormai inevitabile aumento dell’Iva, certo, ma anche del tracollo del
governo Letta, inatteso ed improvviso come tutte le fiammate berlusconiane degli ultimi giorni, prive di senso e piene di disperazione.
Con le dimissioni dei ministri pidiellini per ordine di un Berlusconi evidentemente scosso fino alla disperazione, si aprono diversi scenari, il più probabile dei quali potrebbe essere la sostituzione dei ministri dimissionari e un nuovo passaggio di Letta alle Camere per tentare di riottenere la fiducia.
La decisione ultima, comunque, è nelle mani di Giorgio Napolitano. Che viene descritto, in queste ore, come profondamente turbato per la piega disastrosa che stanno prendendo gli eventi per colpa di uno solo che non accetta il suo destino da pregiudicato.
Sembra che sia stato Niccolò Ghedini, nei giorni scorsi, a far crollare definitivamente il sistema nervoso del Capo annunciandogli che la Procura di Milano aveva già pronto un mandato di arresto, da tirare fuori un minuto dopo la sua decadenza, per l’accusa di inquinamento di prove del processo Ruby bis.
Di qui tutte le accelerazioni di queste ore, prima le dimissioni dei parlamentari, poi queste dei ministri, una pressione fantastica e dai contorni certamente eversivi, per costringere il Pd a rinviare la legge Severino in Corte Costituzionale e fermare, in questo modo, l’iter della decadenza al Senato.
Forse per addirittura due anni.
In altri tempi di democristiana memoria, forse un compromesso si sarebbe trovato su questo tema, oggi il Pd non può in alcun modo permettersi di accettare un ricatto del genere.
Ecco che, dunque, ora tutto torna nelle mani di Napolitano.
Se Letta si rifiutasse, come ha già detto in precedenza, di dare vita ad un Letta bis, casomai con tecnici al posto dei ministri pidiellini, solo per fare la legge di stabilità e cambiare il Porcellum, allora Napolitano potrebbe chiedere ad un tecnico, forse allo stesso Giuliano Amato, di formare un esecutivo per traghettare il Paese alle urne a marzo.
E’ solo che Berlusconi, con questa mossa, vuole spingere il Quirinale a mandare il Paese alle urne il 24 novembre, prima che la Corte Costituzionale si sia pronunciata sull’incostituzionalità del Porcellum (prevista il 3 dicembre), ma si tratta solo di un desiderata di Berlusconi, nulla di più.
Napolitano non gliela darà mai vinta. E poi non ci sono più i tempi.
Se anche non si riuscisse a formare un nuovo esecutivo, il Capo dello Stato probabilmente chiederebbe a Letta di restare per gli affari correnti fino a marzo, tirando per le lunghe le consultazioni e il resto degli adempimenti che ci sono durante una crisi per chiudere la finestra che rende possibile le elezioni subito dopo Natale (ai primi di febbraio, per intendersi), ma è chiaro che questa crisi porta con sè tutto il carico della fine dell’impero berlusconiano e la gestione del tutto più che tecnica deve essere politica.
Non è da escludere — ma davvero come estrema ratio — che Napolitano renda operative le sue di dimissioni, come più volte minacciato seppur in sedi private, vanificando così la sbornia elettorale dei partiti che a quel punto sarebbero costretti a trovare prima un nuovo Capo dello Stato, poi un nuovo residente del Consiglio.
Uno scenario che nessuno, al momento, si augura.
Al momento, è probabile — si diceva — che Letta torni in Parlamento per cercare di ottenere nuovamente la fiducia solo con la sostituzione dei ministri dimissionari.
Se questo tentativo dovesse fallire, però, si aprirebbe solo la possibilità di un governo tecnico con all’interno personalità di gradimento “grillino”, ma allo stato la questione sembra difficile da concretizzarsi.
In ultimo, ma davvero l’estrema ratio, è che si vada alle urne alla prima data utile a partire dalle dimissioni di Letta con un decreto, approvato dalla maggioranza del consiglio dei ministri in carica, che modifica il Porcellum.
Il colpo di grazia per Berlusconi, senza dubbio, ma prima — molto prima — per tutto il Paese.
Sara Nicoli
argomento: governo | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
LE PRIME REAZIONI POLITICHE
Letta: chiarimento in Parlamento.
“Il chiarimento deve avvenire in Parlamento, alla luce del sole, di fronte ai cittadini.”
Il premier non ci sta a subire. E rispedisce al mittente le accuse del Pdl.
“ll tentativo di Berlusconi di rovesciare la questione è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti – si sottolinea a Palazzo Chigi – perchè la decisione di ieri del Consiglio dei ministri è stata causata dalle dimissioni in bianco annunciate da deputati e senatori del Pdl che non avrebbero garantito che l’eventuale decreto legge potesse essere convertito in legge. Una decisione quella sul mancato rinvio – puntualizzano il presidente del Consiglio -assunta concordemente anche dai ministri Pdl.
Ma è al leader del centrodestra che Letta rivolge le parole più dure: “Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l’alibi dell’Iva” – afferma il premier. “In Parlamento ognuno si assumerà le
proprie responsabilità d’innanzi al Paese – Gli Italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica, un simile tentativo di stravolgimento della realta”.
Zanonato: “Ministri irresponsabili”
“Ministri Pdl si dimettono: mi spiace per loro che tra l’Italia e Berlusconi sono stati costretti a stare con quest’ultimo. Pdl irresponsabili”. Lo scrive su twitter il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato.
D’Alia (Udc): “Giovani, disoccupati e imprese non meritano crisi”
”I giovani, i disoccupati, le imprese che arrancano non meritano la crisi di governo. Chi ha a cuore le sorti degli italiani non gioca col loro futuro e non puo’ permettere tutto questo”. Così su Facebook il ministro per la Pubblica amministrazione e la semplificazione Gianpiero D’Alia commentando la notizia delle dimissioni dei ministri Pdl dal governo Letta.
Boccia (Pd): “Pdl responsabile di aumento Iva”
“Il tentativo di capovolgere la realtà non ha alcuna possibilità di avere successo di fronte agli italiani. Il mancato blocco dell’aumento dell’Iva ha una sola e unica responsabilità : la decisione dei parlamentari del Pdl di dimettersi, rendendo così impossibile l’eventuale conversione del decreto”. Per il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia “nessun governo serio, in nessuna parte del mondo adotterebbe delle misure in una situazione di assoluta incertezza. D’altra parte, già nella giornata di ieri, con le dichiarazioni dei principali esponenti del Pdl su presunte coperture, era chiaro qual era il loro atteggiamento”. “Il Paese rischia di precipitare in una situazione grave, privo di un governo che, come era suo dovere, in questi mesi si è occupato di esodati, cassintegrati, debiti della Pa, emergenza Abruzzo, scuola. E’ assurdo che un grande paese come l’Italia debba guardare all’apertura dei mercati di lunedì con ansia e preoccupazione”.
Mauro (Sc.Civ): “Serve senso di responsabilità ”
“Serve senso di responsabilità : il nostro Paese ha bisogno di stabilità , non di ricatti”. Lo scrive il ministro della Difesa, Mario Mauro, sulla sua pagina Facebook.
Zoggia (Pd): “Escalation Pdl inqualificabile”
“L’escalation del Pdl non per questioni legate all’azione di governo ma per questioni legate alle vicende di Berlusconi è inqualificabile, non ci sono parole per descriverla”. Così Davide Zoggia del Pd interviene nell’edizione straordinaria del TgLa7 in merito alle dimissioni dei ministri del Pdl. “Ci saranno i passaggi istituzionali — prosegue Zoggia — decideranno Letta e il presidente della Repubblica e il nostro partito deciderà l’atteggiamento da tenere di conseguenza”.
Fassina (Pd): “Pdl in preda a spinta distruttiva. Sicuro c’è altra maggioranza”
Le dimissioni dei ministri del Pdl sono “una mossa disperata” che mostrano un partito “in preda ad una spinta distruttiva”. Per Fassina “Berlusconi e il Pdl sono in grandissima difficoltà , isolati nel Paese, perchè nessuna associazione o categoria, dalla Cei alla Confesercenti, giustifica quello che è successo in questi giorni”. “Non si andrà ad elezioni perchè troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c’è una maggioranza in grado di evitarlo. Dobbiamo approvare la legge stabilità e la legge elettorale — ha aggiunto — perchè se non lo facciamo vuol dire fare del male molto seriamente all’Italia”.
Zanda (Pd): “Molto pericoloso il prevalere di questioni personali”
“Da qualsiasi punto di vista si guardi questa vicenda è gravissimo e molto, molto molto pericoloso che parlamentari e uomini di governo mettano questioni personali e del loro leader prima degli interessi dell’Italia”. Così il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda interviene durante l’edizione straordinaria del TgLa7. “All’Italia serve un governo che possa governare con una maggioranza che lo sorregga — prosegue Zanda — e andare avanti con minacce quotidiane, pressioni e ricatti è insopportabile, impossibile e molto dannoso. La questione — conclude — è e deve essere nelle mani del presidente del Consiglio, del presidente della Repubblica e mi auguro anche del Parlamento”.
Bindi (Pd): “Berlusconi ha piegato il Paese ai suoi interessi”
“Vedo che siamo arrivati alla fine di questa storia terribile, impegnativa, drammatica per il nostro Paese”. Lo ha detto Rosy Bindi a margine della festa del Pd a Castrovillari, rispondendo ad una domanda sulle dimissioni dei ministri del Pdl. “Berlusconi, ancora una volta, ha piegato — ha aggiunto — gli interessi del Paese ai destini della sua persona. Questo è evidente, chiaro a tutti. Da vent’anni questo Paese è occupato da Silvio Berlusconi e dai suoi fedelissimi”.
Fassina (Pd): “Rischio che la legge di Stabilità venga scritta dalla Troika”
Con la caduta del governo e l’eventuale ritorno alle urne si rischia che sia la Troika a “fare la legge di Stabilità al posto nostro”. Lo ha detto Stefano Fassina, durante la festa di Left Wing a Roma. Secondo il vide dell’economia, inoltre, ora è “abbastanza realistico” avere “200-300 punti di spread in più”.
Vendola (Sel): “Siamo alla crisi dello Stato”
Quella che si sta consumando “è molto più di una crisi di governo: è una crisi dello Stato, siamo davanti al rischio dello schianto della nostra Repubblica”: lo dice il leader di Sel Nichi Vendola alla Festa di Centro democratico.
argomento: governo | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PDL RITIRA I MINISTRI E CERCA DI ADDOSSARNE LA RESPONSABILITA’ AGLI ALTRI… ALFANO SCATTA SULL’ATTENTI, CICCHITTO E’ CRITICO
Fine del governo Letta. 
Tutto accade dopo una nota di Silvio Berlusconi diramata nel pomeriggio, in cui chiede ai ministri del Pdl di “valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà , di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”. Pochi minuti dopo il ministro dell’Interno e vicepremier Angelino Alfano esegue: l’invito è stato accolto.
“I ministri del Pdl — ha comunicato la portavoce del segretario Pdl dicendo di parlare a nome di tutta la delegazione del Popolo della Libertà – rassegnano le proprie dimissioni”.
Dalla compagine di centrodestra presente nell’esecutivo viene così condivisa la proposta del capogruppo alla Camera Renato Brunetta che aveva chiesto ai colleghi di partito di dimettersi in massa.
E viene disatteso anche l’invito di Giorgio Napolitano di garantire continuità e non una “campagna elettorale permanente”.
E il Quirinale in una nota fa sapere che il Presidente della Repubblica “dopo il rientro a Roma concorderà con il Presidente Letta l’incontro che le decisioni odierne rendono necessario”.
Per parte loro, i ministri di centrodestra confermano: “Non ci sono condizioni per restare”. Il motivo? Sono le “conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco“, proprio come era scritto nella nota del Cavaliere.
Se da un lato le dichiarazioni ufficiali vogliono fare ricadere sull’aumento dell’Iva la responsabilità della crisi dell’esecutivo, in realtà il braccio di ferro tra i ministri Pdl e Letta è legato alla decadenza di Berlusconi da senatore, a seguito della sentenza della Cassazione che ha confermato la condanna a quattro anni per frode fiscale.
Infatti Alfano aveva chiesto invano a Letta un decreto interpretativo sulla legge Severino.
I ministri Pdl spiegano però che le loro dimissioni sono dovute all’aumento dell’Iva, replicando quanto scritto nella nota dell’ex premier. Ma il presidente del Consiglio Enrico Letta risponde a stretto giro: la colpa dell’aumento dell’imposta è dovuta alle dimissioni del Pdl e chiede un “chiarimento in Parlamento, davanti al Paese“.
E, secondo fonti di Palazzo Chigi, il tentativo di “rovesciare la questione” è contraddetto dai fatti perchè il mancato intervento sull’imposta è frutto delle dimissioni dei suoi parlamentari e quindi del fatto che non era garantita la conversione del dl in legge.
Interviene sul passo indietro dei ministri di centrodestra anche il segretario del Partito democratico Guglielmo Epifani secondo cui le dimissioni “sono una ulteriore azione di sfascio per l’azione del governo” e aprono “formalmente nei fatti una crisi”. Ora, prosegue il leader democratico, “dovremo valutare esattamente le conseguenze di questo. L’irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili”. Fabrizio Cicchitto ha criticato le modalità con cui si è arrivati alle dimissioni dei ministri del Pdl.
“Prima di arrivare a questo passo, ha spiegato, sarebbe stata necessaria «una discussione approfondita» negli organismi dirigenti e nei gruppi parlamentari del Pdl.
argomento: PdL | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
IL PD MINACCIA: “LA MAGGIORANZA SI TROVA”… IPOTESI ESECUTIVO DI MINORANZA, MA C’È ANCHE CHI RICORDA CHE MONTI HA RETTO GLI AFFARI CORRENTI PER 5 MESI
Lo spauracchio, nemmeno troppo velato, lo agita un autorevole esponente dei senatori democratici.
Dice che una maggioranza, Pdl o no, si deve trovare. E si troverà .
Non solo perchè il Porcellum passerà solo a dicembre il vaglio della Corte Costituzionale, ma perchè se si torna a votare con la legge firmata da Calderoli, ci si ritrova al punto di partenza: senza vincitori, condannati alle larghe intese.
Così, la caccia al senatore è già aperta. Non deve necessariamente votare la fiducia all’esecutivo di scopo. Può anche semplicemente fare in modo che nasca “un governo di minoranza” .
Se ne era discusso a lungo, già ai tempi dell’esploratore Bersani. Poi, Napolitano disse che, di soluzioni rattoppate, non era aria.
Ma adesso sono passati sei mesi, tante cose sono cambiate e ci si può persino accontentare.
Accordi preventivi non sono ancora stati siglati, ma basta questa minaccia a mettere il Pdl di fronte alle sue responsabilità : con o senza di voi, si va avanti comunque.
Non si tratterebbe, almeno questo è il messaggio che fanno filtrare i più vicini al premier, di un Letta-bis: l’attuale primo ministro non ha intenzione di intestarsi nessun prosieguo.
Piuttosto, un esecutivo nato di nuovo sotto l’egida di Giorgio Napolitano, pronto a verificare l’esistenza di nuove “maggioranze”.
I numeri con cui costruire la nuova intesa contano già alcune prese di posizione pubbliche.
C’è Paolo Naccarato, con la pattuglia di 10 senatori di Gal (Giulio Tremonti, a dire il vero, si tira fuori) che non ha intenzione di seguire i vecchi amici pidiellini e annuncia “tradimenti” illustri (al momento, al Senato, non hanno firmato le dimissioni in bianco Carlo Giovanardi e Gaetano Quagliariello).
Ci sono i 4 ex senatori grillini, che tutti danno già per acquisiti, ci sono altrettanti dissidenti M5S che di fronte a un governo finalizzato a cambiare la legge elettorali sarebbero pronti a fare il grande salto.
Non hanno gradito che il capogruppo uscente Nicola Morra abbia liquidato come un “bluff” le dimissioni dei Pdl.
Scrive Luis Orellana: “Sarà vero o no. È poco importante. È importante invece proporre una soluzione seria e responsabile al Paese e capire chi ci sta”.
Ci starebbero i senatori di Sel (sono 7): ieri è stato lo stesso Nichi Vendola a invocare un esecutivo per “cancellare il Porcellum e avviare l’Italia verso la ripresa”.
La Lega invece è secca: “Se la scorsa volta ci siamo astenuti, stavolta voteremo contro”, spiega il capogruppo a palazzo Madama Massimo Bitonci.
Sa anche lui che le elezioni subito non sono realistiche. Ma sostiene che si può tirare avanti fino a febbraio anche “a Camere sciolte”.
Sembrerebbe una follia, invece, non è detto che non stia in piedi.
Tra le ipotesi che lo stesso entourage lettiano non esclude, c’è quella di una “lunga gestione degli affari correnti”.
Tradotto, significa che lunedì o martedì Letta esce sfiduciato dal Parlamento. Napolitano avvia le consultazioni e perde un discreto tempo alla ricerca di nuove soluzioni.
Alla fine però, il Quirinale si trova costretto a sciogliere le Camere e a indire nuove elezioni al massimo entro 70 giorni.
Il Parlamento può comunque legiferare e addirittura si cita un caso scuola in cui il Presidente potrebbe autorizzare il governo ad emanare un decreto in maniera elettorale.
Fantascienza, pura teoria. Eppure c’è chi fa notare che la lunga gestione degli affari correnti ha un precedente molto ravvicinato.
Di mezzo ci sono state le elezioni, ma Mario Monti ha sbrigato l’ordinaria amministrazione dal 9 dicembre al 28 aprile: quasi cinque mesi.
Paolo Zanca
argomento: Parlamento | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
QUASI SVIENE, IN ROTTA CON LA PASCALE. E COME AL SOLITO ALFANO DA LETTA NON OTTIENE NULLA
La ciotola per doppia portata di Dudù è l’unico oggetto o notizia che fa sorridere il Cavaliere. 
Il viso scavato di Angelino Alfano, ambasciatore di segnali funesti, lo rende nervoso. E l’incolpevole Alfano subisce.
E anche l’annoiata Francesca Pascale patisce.
Quando il segretario rincasa dal faccia a faccia con Enrico Letta (“Non muovo un dito per B.”), Silvio Berlusconi, intenzionato a rompere subito, spedisce zio Gianni Letta a palazzo Chigi: tra parenti ci s’intende.
Ma la famiglia provoca soltanto dolori al Cavaliere, che non andrà al battesimo di un nipotino di Francesca (rivela Linkiesta) e ancora non ha smaltito lo spavento per il malore di giovedì pomeriggio, stava quasi per collassare.
Tra una telefonata e una riunione con i ministri indecisi e i senatori riottosi, Berlusconi s’è arreso a se stesso.
Non s’arrende al buon senso di Gianni Letta e Fedele Confalonieri, che vogliono evitare le elezioni anticipate, perchè non riesce a reperire una via di fuga: non si fida di Enrico Letta, non si fida di Giorgio Napolitano e, ingoiata la sceneggiata “dimissioni di massa”, non si fida dei parlamentari che ha inserito in lista e fatto eleggere.
Ripete con lo sguardo perso: “Mi sbattono in prigione e non ne esco più. Perchè dovrei far vivere questo governo che mi è contro?”.
Istruito per benino, in serata, Alfano agiterà i pugni con Enrico Letta: “Senza trattare la giustizia il chiarimento che vuoi è soltanto un’ipocrisia”.
Il vicepremier ha assorbito perfettamente la lezione perchè, adesso, per pressare Palazzo Chigi e Quirinale, Berlusconi s’aspetta un’apertura: “Se mi danno una mano, se non mi mandano a casa, Enrico può andare avanti. Ma se stanno fermi, li caccio io”.
B. procede un passo avanti e un passo indietro, barcolla, di fisico e d’umore: domani non vuole festeggiare il 78esimo compleanno come Francesca (e Daniela Santanchè) avrebbero desiderato.
Ripensa, terrorizzato, a Sergio De Gregorio a Servizio Pubblico: “Questo mi vuole inguaiare. Che disgusto”.
Osserva, stupefatto, le analisi di coscienza dei vari Antonio Razzi e Carlo Giovanardi.
L’ex Italia dei Valori è preoccupato: “Ho firmato, però non saprò come pagare il mutuo”.
B. ha persino scoperto che i cosiddetti senatori siciliani esistono davvero e resistono, non mollano la poltrona nemmeno per finta: si chiamano Giuseppe Castiglione e Salvatore Torrisi. Facce non familiari per il Cavaliere, ma numeri concreti che, se spostati da destra a sinistra, possono creare una nuova maggioranza per un governo di qualche mese, mentre B. s’immagina ai domiciliari o in carcere, vedovo di un partito che possa contare.
Senza dimenticare i dissidenti col rango di ministri: Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello, pronti a seguire il Quirinale.
E così Renato Brunetta e Renato Schifani, ormai due corpi per una sola voce, rassicurano Enrico Letta, non escludono, anzi auspicano il sì per la fiducia in Parlamento, per un tagliando di governo: potrebbe valere un paio di giorni.
Perchè la manifestazione del 4 ottobre “siamo tutti decaduti”, che rientra nella strategia tensione e distruzione di Daniela Santanchè, è ufficialmente in programma, in piazza Farnese a Roma. Dovrà coincidere con l’ultima e pubblica seduta in giunta per le elezioni, che avvierà il conto alla rovescia a Palazzo Madama per Berlusconi.
Il Cavaliere è rinchiuso in villa San Martino ad Arcore mentre Alfano, intorno alle 21, espelle un pezzo di quid. Rimprovera Enrico Letta, difende il Capo perseguitato (e condannato), lascia il governo in sospeso e pretende che l’esecutivo si occupi di giustizia, in senso berlusconiano ovviamente: “La crisi non va scaricata sul Pdl”.
Alfano ha l’espressione incattivita di chi, ben dotato di pazienza, s’è bevuto una predica infinita di Berlusconi: “Angelino, che significa arrivare qui e dirmi ‘Enrico non vuole muovere un dito per te’?”.
Alfano voleva scomparire, nascondersi, anche dietro la ciotola di Dudù.
Il Cavaliere l’ha bocciato per direttissima e s’è affidato al vecchio Gianni Letta, che in questi giorni non ha trattenuto la sua repulsione per le tattiche d’assalto di Santanchè e Brunetta.
Ma la carovana di Forza Italia è variopinta.
Per un Augusto Minzolini che torna in televisione per recitare, cioè va in una trasmissione a leggere la letterina di dimissioni; ecco un Fabrizio Cicchitto che, sempre più rappresentante di se stesso, garantisce che no, credeteci, i ministri non verranno ritirati.
E qualcuno dovrà informare il povero Berlusconi che Dudù soffre i viaggi in aereo.
Carlo Tecce
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Settembre 28th, 2013 Riccardo Fucile
UNO DEI TANTI PARLAMENTARI DISPOSTI A TRADIRE SILVIO AL MOMENTO GIUSTO
È il milite ignoto di Forza Italia.
Deputato di penultima fila, ultracinquantenne e prossimo esodato della politica.
Il suo destino è segnato, è un esubero di Forza Italia e non ha cuore di dirlo a casa, alla moglie.
Ha vergato e sottoscritto le maledettissime dimissioni. “Me le hanno fatte firmare durante la seduta alla Camera. Nemmeno la cortesia di una spiegazione. Scrivi e firma. Vedesse le donne, le amazzoni, come hanno subito conquistato la prima fila. Guerriere dell’esercito di Silvio. Sanno che i voti ce li ha ancora e si impegnano per conquistarsi la rielezione. Io invece, e con me altre decine di nullatenenti, siamo carne da mandare prima in guerra e poi al macello. Non siamo dei loro, non siamo i fidatissimi, abbiamo amicizie oblique. Verdini ha già fatto la croce e deliberato. Neanche ti calcolano, ti salutano.
Anche l’assemblea faceva paura. Altro che Forza Italia, sembra il partito comunista.
Il presidente non è lucido, e quelli se ne approfittano. Gli fanno credere che lo arrestano e lo spingono a essere sempre più duro.
O rompi o finisci dentro. O rompi o ci asfaltano. Finisce male questa storia, lo sento”. Provi a resistere, dichiari la sua opposizione. Tiene alto il suo profilo, dimostra coraggio, i giornali parleranno di lei.
“Se pubblica il mio nome sono finito. Meglio essere vile”.
La paura è un sentimento umanissimo. Si dice che anche Annibale avesse terrore in battaglia.
“Non sono mai stato bravo in storia. Il mio incubo ricorrente è questo: mentre attraverso piazza Montecitorio mi si para un microfono davanti e la ragazza vestita di nero mi chiede: in che anno c’è stata l’unità d’Italia? E io che ne so, figlia mia. Sa quante volte sono andato su Google a cercare la data? La dimentico sempre”.
1861.
“Adesso che lo dice io ricordo. Poi passa e fugge via. Mi confondo con le Olimpiadi”.
Non tutti sono talenti.
“Ho fatto il massimo possibile, sono intraprendente e avevo un lavoro che mi dava soddisfazioni. La politica mi ha rovinato. Se ci dimettiamo adesso io non ritorno più a Roma. E a casa cosa trovo? Ho trascurato lo studio, e dirottato i clienti ad altri colleghi. Non vorrei imitare Razzi ma uno si fa due conti. Al mio secondo mandato mi sono detto: posso farmi il mutuo. È alto, era un passo necessario. Ma se esco di qui prima del previsto i conti si sballano. È la vita di un uomo che ha famiglia e nessuno ha rispetto”.
Berlusconi le ha dato tanto.
“Devo tutto a lui. E se avessi idea di un uomo lucido lo seguirei ovunque. Lei non l’ha visto: è terrorizzato, incupito. Gli danno una dose quotidiana di incubo. I Verdini, le Santanchè, gli avvocati lo stanno trascinando alla guerra, gli fanno vedere manette ovunque. Un Politburo che comanda e silenzia ogni dissenso. Se non sei con loro sei fuori. Mettere Brunetta capogruppo, poi…”.
Brunetta la fucilerà .
“Se scrive il mio nome mi fucilerà ”.
Chi non sottoscrive quel che dice ambisce a falsificare la realtà .
“Facciamo così allora: mi dia altre due settimane, fino al 4 ottobre io sto con loro. Vado in piazza con loro. Se la situazione precipita, come credo, il 5 ci vediamo di nuovo qui, al tavolino di questo bar. E proseguiamo il colloquio interrotto”.
Da qui al 5 ottobre cosa cambierebbe per lei?
“Ho come la sensazione che se le dimissioni saranno poste ai voti, il Pd giocherà come il gatto col topo. Accetterà quelle degli Schifani e terrà di conto invece chi ha idee come le mie più ragionevoli”.
Farà il topo.
“Farò il topo. L’unica possibilità che ho per salvarmi è che non si vada alle elezioni. Farmi almeno questa legislatura per intero. Credo che il presidente Napolitano non voglia crisi cruente e che Enrico Letta, da buon democristiano, sappia scegliere tra noi”.
Sta annunciando la diserzione.
“Mi dica se ho un’altra chance, una diversa via di fuga. Dieci giorni ancora di inabissamento e poi mi dichiaro”.
È politicamente e moralmente riprovevole ciò che sta per fare.
“Io voglio bene a Berlusconi, ma non mi dà una sola possibilità di spiegargli il mio stato d’animo. E’ circondato da pazzi furiosi”.
Chieda udienza.
“Neanche mi fanno entrare. Conto meno di Dudù”.
Antonello Caporale
argomento: Forza Italia | Commenta »