Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile
FACCIA TOSTA PADAGNA: AVER VINTO GRAZIE A 26.000 VOTI DI UNA LISTA TRUCCATA CON FIRME FALSE (COTA PREVALSE DI APPENA 9.000 VOTI) DIVENTA UN “ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA”…. POVERETTI, AVEVANO AVUTO IL REGALINO DA SILVIO, ORA LO DEVONO RESTITUIRE AL NEGOZIO
In via Alfieri, davanti a Palazzo Lascaris, sede del consiglio regionale è arrivato anche Matteo
Salvini, segretario della Lega, accolto dalle urla dei partecipanti: “Le elezioni le fanno vincere gli elettori e non le sentenze”.
Ha ragione, infatti senza i 26.000 voti della lista “pensionati per Cota”, lista con firme false che non avrebbe dovuto essere accettata subito, gli elettori avevano deciso che Cota non diventasse governatore del Piemonte.
La Lega, grazie ai perenni ricatti sul Pdl, ottenne da Berlusconi la terza Regione del Nord in regalo, pur contando su appena il 15% dei consensi.
Ora che è stato accertato il taroccamento della lista Pensionati, devono restituire il gioiello di Silvio all’oreficeria.
Non sono neanche capaci di consolarsi per averlo indossato a scrocco per quattro anni…
In via Alfieri arriva Roberto Cota che racconta la vicenda e fa una battuta da grande umorista: “Davvero un Paese di matti, dove non ci sono certezze”. Non si può vincere con una lista truffa che ti chiedono di restituire il malloppo…che strano Paese davvero.
Il corteo, nonostante la mobilitazione in tutte le regioni, è un flop, appena mille persone.
Il linguaggio diventa più scurrile al fondo del corteo dove sfilano i Giovani padani.
Gli slogan sono variegati: “Giudici mafiosi” e poi “Bresso e Chiamparino vergogna di Torino” E ancora : “Bresso i ricorsi mettili nel culo ” e “Magistrato pezzo di merda”.
Verranno mai identificati e denunciati gli autori di questi insulti, come accadrebbe per un comune mortale?
Dal palco di piazza Castello Luca Zaia promette di tornare in Piemonte portando i moduli per chiedere l’ indipendenza.
Magari potrebbe anche portare qualche campione di mutande di riserva, potrebbero sempre servire nei prossimi mesi.
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Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile
UNA SORELLA D’ITALIA AMANTE DEL TRICOLORE E UNO CHE LO USA COME CARTA IGIENICA: A BRESCIA VA IN ONDA IL SOLITO BECEROCOPIONE, MA LA POLIZIA LI ALLONTANA E SI CHIUDE IL SIPARIO
Provocazioni e insulti.
È culminato con qualche momento di tensione il presidio in piazza contro la presenza del ministro Cecile Kyenge a Brescia.
I rappresentanti di Lega Nord e Fratelli d’Italia dopo due ore di stazionamento solitario in piazza Arnaldo hanno pensato di spingersi fin davanti alla sala dell’Auditorium San Barnaba, dove il ministro stava intervenendo.
L’assessore regionale Viviana Beccalossi e il consigliere regionale leghista Fabio Rolfi, accompagnati da uno sparuto gruppetto di supporters (meno di dieci persone), hanno srotolato le loro bandiere di partito davanti al
presidio organizzato dalle associazioni e movimenti per i diritti degli immigrati.
Un gesto che ha scatenato le reazioni indispettite di questi ultimi, l’intervento delle forze dell’ordine ha limitato il contatto fisico tra gli esponenti dei due gruppi.
Diverso il destino della contestuale manifestazione di Forza Nuova, ai militanti di ultradestra non è stato permesso di uscire dalla piazza per arrivare all’auditorium.
Ma mentre ai militanti di Forza Nuova non è stato permesso di uscire dai limiti consentiti, alla
Beccalossi e a Rolfi non è stato impedito di mettere in scena la loro provocazione ( come da sequenza fotografica che pubblichiamo): ovvero arrivare a contatto con chi entrava ad ascoltare il ministro per suscitare la logica reazione.
Alla fine la polizia ha dovuto allontanare i provocatori per evitare incidenti, ma un risultato i due lo hanno raggiunto: guadagnarsi un titolo sui giornali.
In attesa che una destra civile proponga soluzioni per risolvere i problemi reali degli italiani che sono ben altri.
E che qualcuno comprenda che una destra vera non può avere nulla a che fare con chi usa il tricolore come carta igienica .
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Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile
ALLO STUDIO UN SISTEMA A DOPPIO TURNO PER “FILTRARE” VIA WEB DISSIDENTI E METEORE
Cantiere aperto nel Movimento nel 2014, al varo le nuove Parlamentarie. Obiettivo
dichiarato: le Europee di maggio.
Un punto d’arrivo a cui i Cinque Stelle mirano per bissare possibilmente il successo elettorale dello scorso anno, senza però ripeterne gli errori.
Sul banco degli imputati sono finiti in primis i criteri di selezione dei parlamentari (un minuto di presentazione web e curricula erano gli elementi cardine), che non hanno soddisfatto nessuno.
Nonostante siano convinti fosse una buona idea sperimentale, perfettamente in linea sul piano teorico con gli ideali di uguaglianza pentastellati, strateghi e fedelissimi vedono le Parlamentarie 2012 come il tallone d’Achille che ha permesso di imbarcare troppi dissidenti a Roma.
La base ne ha più volte evidenziato i limiti su carenza di rappresentatività per chi si muove da attivista doc e non salta banchetti o altri eventi.
Da mesi si sta studiando un correttivo, un modo per mettere in lista candidati «Cinque Stelle doc» per Bruxelles.
Secondo indiscrezioni, sembra stia guadagnando terreno l’idea di un sistema a doppio turno: il primo su base regionale, il secondo, invece, riguarderebbe la circoscrizione di appartenenza.
Questo sistema, in pratica, fungerebbe da filtro selezionatore, permettendo di far convergere le preferenze nel ballottaggio verso i militanti più apprezzati e riducendo i rischi di «meteore del Movimento».
Un secondo motivo che spinge a una doppia scrematura è il fatto che il numero di candidati per le Europee sarà drasticamente inferiore rispetto alle centinaia di persone in lista alle Politiche: poche decine in tutta Italia
«Quello che serve è una soluzione di buon senso e questa lo è» ammette un pentastellato.
Si tratta di un’idea che «molti auspicherebbero», ma che tuttavia non ha ancora convinto del tutto. Alcuni vedono un vantaggio per chi proviene da bacini elettorali più grandi, altri temono che un doppio turno possa rivelarsi un boomerang che alimenti divisioni.
Tutte ipotesi per ora. Quello che è certo è che a maggio si voterà con le preferenze e che questo sistema può presentare sorprese anche per chi sarà candidato in lista. L’esempio da tenere a mente è quello del deputato Alessio Tacconi, eletto (con le preferenze) nella circoscrizione estero.
Dodicesimo classificato alle Parlamentarie con 22 voti, Tacconi fece campagna elettorale con altri candidati in modo autonomo inviando 500 mila lettere/volantino agli elettori.
Risultato? Dodicimila preferenze alle urne e seggio a Montecitorio, con annesse polemiche tra gli altri candidati surclassati in termini di voti.
Intanto è stato eletto il nuovo capogruppo al Senato: è Maurizio Santangelo, che con 26 preferenze ha superato lo sfidante Maurizio Romani, più vicino agli «aperturisti», fermo a 23 voti.
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 11th, 2014 Riccardo Fucile
“SCALFARI NON MI PUBBLICA, IL CAVALIERE MI DESIDERA”
A Eugenio Scalfari, che criticava Beppe Grillo, il simpatico e smanioso deputato del Movimento 5 stelle Alessandro Di Battista rispose così, un giorno di novembre, su Facebook: “Mai una parolina sull’uso ad personam del potere da parte dei potenti, vero? Non sia mai! Il suo giornale mi rifiutò un reportage sulle violazioni dei diritti indigeni perpetrate da Enel in Guatemala”.
E poi: “Stavo in mezzo alla selva a supportare popolazioni autoctone millenarie che lottano per il bene comune e la madre natura. Ho scritto e inviato il materiale al giornale che lei ha fondato, Direttore. Nulla”.
E insomma Scalfari aveva niente meno che un Di Battista originale tra le mani, e non l’ha pubblicato. Pazzo.
Adesso il deputato del M5s, autore — si badi — del libro “Sicari a cinque euro” (Casaleggio e associati editore), dedicato alla sua esperienza guatemalteca (Scalfari non sa cosa si è perso), ha rivelato di essere stato avvicinato nei giorni scorsi da un emissario per conto del Cavaliere, il solito corruttore, sì, ma anche il solito scopritore di giovani talenti (vedi Van Basten e Kakà¡).
“Berlusconi mi vuole”, ha dunque spiegato Di Battista.
E insomma il Cavaliere, che ha gusto, ha ovviamente capito di che buona stoffa è fatto Di Battista.
“Ma io non mi faccio comprare”, ha rassicurato lui.
Pare tuttavia che Berlusconi, leggendo i giornali, il giorno dopo, cioè mercoledì mattina, abbia a un certo punto esclamato, seguendo la moda del momento: “Di Battista chi?”.
Così lui, venuto a saperlo, comprensibilmente c’è rimasto male.
Come “chi?”, io sono quello del Guatemala! Quello delle popolazioni millenarie!
Ed ecco dunque su Facebook, come per Scalfari che non lo pubblicava, un post anche per Berlusconi che non lo riconosce: “Berlusconi sembra un Renzi qualsiasi. Non credo che, dopo le menzogne sui milioni di posti di lavoro o sull’Imu da ritirare alle Poste ci sia gente che ancora gli crede, comunque, per dimostrare che non dico balle ecco l’sms. Non scherzate con i cittadini nelle istituzioni!”.
Vediamo l’sms. Un misterioso corruttore di Di Battista via iPhone: “Ale sono a cena da Berlusconi e parliamo di te… Bene”; Risposta: “Bene. Sempre meglio parlarne. Digli che può godersi i nipoti che al prossimo giro governiamo noi. Un abbraccio”.
Mistero gaudioso su chi fosse dell’sms, forse un convitato di pietra…
Adesso una domanda sorge spontanea: ma tra le popolazioni millenarie che in Guatemala lottano per il bene comune, com’è che si dice mitomane?
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Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile
UNA ESCALATION DI CARTE BOLLATE, DAL TAR ALA CORTE DI GIUSTIZIA UE: IL PIANO SEGRETO DEI LEGALI DI SILVIO
È un “piano” su cui i legali di Silvio Berlusconi sono a lavoro da tempo. 
E che doveva rimanere segreto se il Cavaliere non si fosse lasciato sfuggire una battuta nel corso della riunione con i coordinatori regionali “Voglio presentarmi come capolista alle europee in tutte le circoscrizioni”.
Una frase che lascia increduli gli astanti.
Epperò il dossier non è archiviabile alla voce boutade. Lo hanno limato gli avvocati dell’ex premier che nelle ultime settimane hanno già raccolto una serie di “pareri” di giuristi italiani ed europei.
La tesi è che sulla “incandidabilità ” ci sia una difformità “tra la normativa italiana e quella europea” e che quindi non sia così automatico che Berlusconi sia incandidabile in Europa così come lo è in Italia.
Ecco che tra i cavilli si capisce la strategia dell’escalation che vuole mettere in campo Berlusconi di qui al voto europeo con l’obiettivo, ancora una volta, di prendersi la scena. E di polarizzare la campagna elettorale.
Per farlo i suoi legali hanno messo a punto una parallela escalation di carte bollate. Perchè è l’effetto vittima che conta, prima ancora del risultato.
E così è già messo in conto che l’ufficio elettorale respingerà la richiesta di candidatura del Cavaliere in Europa ai sensi di della Severino. Una volta che viene respinta, partono i fuochi d’artificio.
Che saranno accompagnati da una campagna “politica” martellante con Berlusconi in campo nel ruolo della vittima cui viene negata “l’agibilità politica”: “Berlusconi – dice un azzurro di rango – è candidabile, ma se glielo negano anche quello diventa uno spot”.
E così le tappe successive sono il Tar e poi al Consiglio di Stato, dove i legali presenteranno ricorso. Basta un appiglio, una riserva in un pronunciamento e la battaglia nei tribunali è possibile.
Fino ad arrivare, dopo il Consiglio di Stato, alla Corte di giustizia europea del Lussemburgo. È questo il punto di approdo.
Perchè, spiega una fonte vicina al dossier, su una cosa del genere non si è mai pronunciata e non ci sono precedenti.
È una partita che Berlusconi considera possibile. E che non pensa sia già chiusa in partenza.
Una convinzione maturata dopo che ha dato mandato ad Antonio Tajani di fare un “sondaggio” in Europa.
Il commissario non avrebbe raccolto pareri ostili, anche perchè la sfida europea tra Ppe e socialisti rende prezioso ogni voto in più. E i consensi di Forza Italia sono tutt’altro che irrilevanti, anzi. È proprio questo realismo in base al quale i voti si contano e non si pesano che avrebbe prodotto anche nei vertici europei tradizionalmente ostili al Cavaliere un cambio di umore, visto che Forza Italia è ancora saldamente ancorata al Ppe.
È per questo che i coordinatori regionali hanno avuto la sensazione che il Capo sia già con la testa alla campagna elettorale per le europee.
Con l’obiettivo, ancora una volta, di mostrarsi vivo.
E di farne un test in grado di dare una scossa al governo che, a dispetto dei proclami sull’election day, a palazzo Grazioli nessuno crede che cadrà .
Anche perchè i segugi azzurri che seguono la manovra renziana non scommettono un euro che si possa arrivare al sistema spagnolo che significherebbe, di fatto, la crisi di governo.
E anche l’interlocuzione con Renzi è avvolta dal reciproco sospetto.
Berlusconi è pronto a incontrarlo, il sindaco-segretario prende tempo per paura dell’abbraccio della morte. E per valutare la praticabilità del modello spagnolo occorre aspettare le motivazioni della Corte costituzionale.
Il voto italiano è più lontano. E in fondo per il Cavaliere non è neanche un male.
Su quello è incandidabile senza se e senza ma. E non ci sono cavilli che tengano.
(da “Huffingtonpost“)
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Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile
CIRCA 15.000 EURO IN CENE E VIAGGI IN OTTO MESI
Il carteggio è definito “copioso” dai protagonisti. A volte con toni piccati, puntiglioso nelle argomentazioni, rari spunti ironici, citazioni in latino tanto per impressionare l’interlocutore. Accuse reciproche su circa quindicimila euro di rimborso spese.
Da una parte c’è il Collegio Sindacale della Sin, Sistema Nazionale Integrato per lo sviluppo dell’Agricoltura, dall’altra il suo ex presidente e amministratore delegato, Ernesto Carbone, esponente Pd di neanche quarant’anni, fiero renziano, considerato un figlio privilegiato della nuova politica per età , esperienze e relazioni trasversali. Un predestinato.
Il 23 dicembre scorso il Fatto Quotidiano si è occupato dello scontro tra lui e il Collegio, raccontando le spese “ingiustificate” (così vengono definite nel carteggio) da parte dell’ex dirigente.
Oggi le notule hanno acquisito un ulteriore valore.
Un ristorante, un aperitivo, un taxi alle due di notte, un aereo verso la Croazia, un treno per Bologna in business, ovvio, un altro da Roma sempre per Bologna e sempre in business. Ancora aperitivo. Il pranzo. Cena. Viaggio. Sosta. Aperitivo.
La sua si potrebbe definire una vita intensa a prova di colesterolo, come raccontano le specifiche presentate.
In ordine sparso: amatriciana, ostriche, crocchette di baccalà , moscardini fritti, polpettine di tonno (il suffisso ine va molto di moda nella Capitale, pare renda il piatto presentato più chic). Fettuccine alle triglie. Paranza.
E ancora, e ancora, fino a un totale di 15.770, 05 euro spesi in appena otto mesi; 1.050 dei quali sono stati restituiti dallo stesso Carbone.
Ma il punto è un altro: secondo il contratto siglato dall’esponente Pd, l’unico compenso percepito doveva essere lo stipendio (60 mila euro l’anno) senza l’aggiunta di alcun benefit.
Nè ristorante, nè taxi, nè viaggio. Niente.
Eppure lo stesso Carbone si è fatto assegnare una carta aziendale senza passare dal consiglio — come da regolamento — per poi spendere a suo piacimento, come gli viene contestato negli atti del Collegio.
E sono finanziamenti pubblici arrivati dall’Europa.
Il Sin dispone di 7,2 miliardi di euro che annualmente vengono affidati all’Italia dalla Pac, la Politica agricola comunitaria dell’Unione europea; il Sin gestisce il Sian (Sistema informativo agricolo nazionale), il meccanismo attraverso il quale lo Stato individua, controlla e ripartisce i fondi destinati agli agricoltori nazionali .
Insomma, un gigantesco forziere dentro al quale girano le speranze, aspettative, sogni e delusioni di centinaia di migliaia di piccoli, magari piccolissimi, medi e grandi coltivatori nostrani.
Carbone per due volte è stato ai vertici e nella seconda occasione è incappato in una situazione dove si “ribadisce il carattere di gravità delle irregolarità ed illegittimità riscontrate”, come scrive il Collegio, non convinto delle specifiche offerte dal democratico.
Quest’ultimo, infatti, in un secondo tempo ha presentato gli scontrini richiesti, con scritto a penna sul retro il motivo della rappresentanza.
Ecco un generico “Senato”, un altrettanto vago “Camera”, quindi “Finmeccanica”, “Mipaf”, sempre così.
Nessuna ulteriore specifica su “chi” della Camera o del Senato.
In alcuni casi compare “Gabinetto”, e proprio in quel periodo ricopriva anche il ruolo di vice capo di gabinetto al ministero delle Politiche Alimentari e Forestali.
In sostanza, un pranzo di rappresentanza con se stesso. E che conti, con botte da 130 euro per una sola persona, altri più bassi, altri molto più alti, nei migliori esercizi della Capitale, tanto da poterlo considerare un neo “Trip advisor” per varietà , eccellenza e frequentazione.
Contatto dal Fatto, Carbone ha replicato: “Il Collegio ce l’ha con me perchè ho apportato tagli e ho messo mani dove non dovevo. Andate a vedere quanto costa adesso il Collegio composto da tre persone di cui due siciliani: 390.000 euro totali l’anno e stanno anche 4 giorni a Roma in albergo, per fare cosa? Le mie spese, invece, sono tutte giustificate e inferiori rispetto a quelle dei miei predecessori”.
Sul suo sito scrive: “Ormai siamo un Paese abituato agli scandali, ai furti legalizzati, a fantaprogrammi pieni di promesse vuote. Dobbiamo tornare a pretendere serietà , rispetto e trasparenza perchè l’Italia non è di chi la governa ma di chi la vive”.
Sante parole.
Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile
NELL’INCONTRO A PALAZZO CHIGI VARATA LA ROAD MAP PER IL 2014
L’alta tensione di questi giorni obbligava ad un primo chiarimento tra il premier e il leader Pd e quindi
ieri sera i due hanno deciso di vedersi stamattina.
Colpi di mortaio dei renziani contro il ministro Saccomanni, voci di un incontro con Berlusconi che Renzi ha dovuto smentire, tutti ingredienti non proprio distensivi, così come l’accelerazione imposta sulla legge elettorale.
Che ieri Alfano ha dovuto subire, costretto a fidarsi che questa fretta di andare in aula entro gennaio non nasconda una voglia di voto anticipato a maggio.
Ed è proprio questo il primo punto che il premier ha voluto chiarire quando alle nove il leader Pd è salito nel suo studio.
Da palazzo Chigi filtra una versione di «un incontro utile e positivo» che comunque, vista la tanta carne al fuoco e la matassa di tensioni da sciogliere, è stato ancora interlocutorio.
Fatto sta che Renzi ha confermato a Letta che si voterà del 2015, insomma che non vuol far cadere ora il governo, ma ha voluto chiarire una volta per tutte che la partita sulla legge elettorale intende giocarsela lui in prima persona.
Tradotto, se pure alla fine si riuscirà a chiudere un accordo sul doppio turno di coalizione gradito ad Alfano, dovrà risultare evidente che il merito sarà della conduzione di gioco del leader del Pd, perchè anche il dialogo con Berlusconi è servito come strumento di pressing sul leader del Nuovo Centrodestra.
Letta invece ha chiarito che pure il governo vuole fare la legge elettorale il prima possibile senza dilazioni, ben sapendo che comunque la vita del governo è legata ai risultati che porterà a casa sulle altre riforme utili al paese.
E quindi oggi il piatto forte del faccia a faccia è stato la road map per arrivare a stringere il patto di governo del 2014: a Letta va bene l’impostazione generale del “job act” renziano, ma il premier attribuisce grande peso al sostegno pieno del Pd a questo piano che sarà discusso dalla Direzione del partito di maggioranza relativa giovedì prossimo.
E a Renzi interessa arrivare alle europee in condizioni di prendere molti voti e quindi avendo portato a casa oltre alla legge elettorale, almeno la prima lettura in Parlamento della riforma per abolire il Senato.
E magari altri provvedimenti utili ad arginare l’onda d’urto dell’antipolitica.
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Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile
STOP ALLE MANETTE FACILI: MA LE ALTERNATIVE AL CARCERE SONO TROPPO BLANDE… IL SàŒ ALLA CAMERA, 231 ASSENTI E CINQUE STELLE ASTENUTI
Lo hanno ribattezzato “stop alle manette facili”. Ed effettivamente quello che ieri ha visto la luce alla Camera (e che ora passa al Senato per l’approvazione definitiva) è un provvedimento di revisione della custodia cautelare che renderà sempre più complicato per il giudice fermare un presunto delinquente anche davanti a imputazioni pesanti e delitti gravi.
Scopo della legge, che ieri ha avuto il voto favorevole di 290 deputati (dunque sotto la soglia della maggioranza di 316, vista l’assenza di ben 231), con 13 contrari e 95 astenuti (i grillini), sarebbe quello di restituire la natura di extrema ratio alla carcerazione preventiva, rendendo più stringenti i presupposti e ampliando le misure alternative.
Peccato che poi queste alternative risultino assolutamente blande, come ad esempio il divieto di esercitare una professione, il ritiro del passaporto o l’obbligo di dimora: tutto facilmente aggirabile.
Però, l’emergenza carceri ha reso questo “indulto mascherato” una misura emergenziale, costringendo la Camera a un’approvazione rapida; il ministro Cancellieri conta, infatti, di veder approvato definitivamente il tutto entro fine febbraio.
Così, tra due mesi, finire in carcere in attesa di giudizio sarà davvero difficile.
Con la nuova legge salteranno gli attuali automatismi applicativi: la custodia cautelare potrà essere disposta soltanto quando siano inadeguate le altre misure coercitive o interdittive.
Carcere o arresti domiciliari off-limit anche quando si riterrà di concedere la condizionale o la sospensione dell’esecuzione della pena.
In più, il pericolo di fuga o di reiterazione del reato non dovranno più essere soltanto concreti (come oggi) ma anche “attuali”.
E il giudice non potrà più desumere il pericolo solo dalla gravità del delitto, ma ci dovranno essere elementi quali i precedenti, i comportamenti antecedenti e susseguenti dell’imputato o indagato, etc.
Insomma, in carcere mai più. Fino a condanna definitiva.
Inoltre, la disposizione della cautela non potrà più limitarsi a richiamare per relationem gli atti del pm, ma dovrà dare conto “con autonoma motivazione” anche delle ragioni per cui gli argomenti della difesa sono stati disattesi.
In ultimo, per i delitti di mafia e associazione terroristica resta la presunzione assoluta di idoneità della misura carceraria, ma non per altri delitti gravi (omicidio, violenza sessuale, prostituzione minorile, sequestro di persona per estorsione, etc.): in questi casi si applica il carcere a meno che non si dimostri che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con misure meno afflittive (domiciliari pure per gli assassini, dunque?).
Altro capitolo, poi, sui ricorsi al Riesame. Che avrà 30 giorni di tempo per le motivazioni, pena la perdita di efficacia della misura cautelare, ossia l’annullamento dell’ordinanza, con conseguente liberazione dell’accusato (oggi, invece, può integrarla).
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 10th, 2014 Riccardo Fucile
E GIA’ SI PENSA A UN CORRENTONE DI SINISTRA CON FASSINA
«Quando sarà il momento Sel si scioglierà in qualcosa d’altro». Nichi Vendola lo dirà tra quindici giorni
nel congresso che solo un anno fa, quando con l’ex segretario democratico Bersani diede vita all’alleanza “Italia bene comune”, mai avrebbe immaginato così “solitario”.
Eppure già nell’ottobre del 2010 quando “Sinistra ecologia e libertà ” fece il suo primo congresso a Firenze, reduce da scissioni e ricomposizioni, Vendola annunciava un partito di transizione.
Poi è andata come è andata. I vendoliani sono finiti all’opposizione e ora una nuova svolta.
A Riccione si terrà dal 24 al 26 gennaio l’assise in cui Sel si gioca il tutto per tutto: quale futuro per sopravvivere.
E Vendola sta pensando di instaurare con il Pd di Renzi un rapporto sul “modello Landini”. Dialogo e intese su alcune questioni, come ha inaspettatamente fatto il leader della Fiom, Maurizio Landini.
Un percorso a tappe per i vendoliani. Con l’obiettivo, a fine percorso, di una federazione democratica.
Sarebbe l’unico modo per uscire dall’impasse in cui il governo Letta e la coalizione dei dem con la destra, hanno ricacciato la sinistra storica: nella ridotta cioè di un’opposizione sbiadita e schiacciata dai grillini.
Sel morde il freno. La mozione unica di Vendola dal titolo che è tutto un programma (“La strada giusta”), sarà vincente.
Se anche il “governatore” della Puglia, sotto botta per la vicenda Ilva, volesse congelare le scelte in attesa di vedere cosa succede al governo sotto la pressione di Renzi, ci sono due bivi in primavera: le europee e le amministrative.
Sono il primo banco di prova. E poi c’è la partita delle elezioni politiche, per la quale non ci si può fare trovare impreparati.
Qui la legge elettorale farà la differenza: se dovesse passare una riforma alla spagnola, che favorisce il bipartitismo, la strada di un abbraccio stretto fino alla fusione con il Pd sarebbe segnata per Vendola.
Ma Sel è per ora schierata con il Matterellum, che premia le coalizioni e quindi consentirebbe di riscrivere la partitura del centrosinistra
Però prima ci sono le europee. Sel è divisa tra chi non disprezzerebbe di partecipare alle liste di personalità per Tsipras, il leader della sinistra radicale greca, e chi pensa si potrebbe fare come il Pd, e cioè schierarsi con il Pse e per Martin Schulz.
Scelte che si trascinano una ricaduta sulla politica domestica.
Vendola per ora dice che si potrebbe tentare una terza strada, cioè correre alle europee in proprio e vedere come va.
Per questo nei prossimi giorni i vendoliani presenteranno alla Camera una proposta di legge per abolire la soglia del 4% alle europee, che li vedrebbe del tutto penalizzati in una corsa in solitaria.
Le differenze nel partito ci sono, eccome. Sopite? Gennaro Migliore, il capogruppo alla Camera, dichiara che la discussione è in corso.
«I migliori risultati noi li abbiamo ottenuti quando siamo stati in un campo unitario del centrosinistra – riflette Migliore – Renzi è un’occasione, nel senso che possiamo ritrovarci sul no alla Bossi-Fini, per la legge sulla rappresentanza sindacale e sui diritti civili».
E avvicinarsi fino ad entrare nel Pd per costituire un “correntone”?
Nelle file del Pd si fa largo l’ipotesi che la mossa di Stefano Fassina di lasciare il governo e guidare una opposizione dentro il partito, miri a un “correntone” irrobustito da Sel, tutta o in parte.
Idee che nascono dall’incertezza sul ruolo di Sel. «Ci sono diversità , certo, tra di noi, le perplessità che però non sono così rilevanti rispetto alla leadership di Nichi», commenta Ciccio Ferrara.
Più a disagio sulla vicenda europee è l’area ecologista guidata da Loredana De Petris. Schierata per il Pse è Titti De Salvo.
E al congresso Sel ha invitato Renzi: attende risposta nella prossima settimana. Inviti stanno per essere recapitati anche ai leader dei partiti progressisti e della sinistra europea, a Schulz come a Tsipras.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)
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