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L’AQUILA, MAZZETTE SULLE CHIESE: UN “CORVO” AVVERTI’ BERTONE

Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile

NEL 2012 UN PRETE SCRISSE UN ESPOSTO ANONIMO ANNUNCIANDO LO SCANDALO-RICOSTRUZIONE E INTERESSI POCO CHIARI ALL’INTERNO DELLA CHIESA

Mentre le indagini puntano al “livello romano”, e viene indagato anche Fabrizio Magani ex direttore regionale del Mibac, si scopre che un prete scrisse al Vaticano, annunciando lo scandalo-ricostruzione.
Era il 2012 e un prete aveva già  capito che a L’Aquila, sugli appalti delle chiese distrutte dal terremoto, s’erano accesi molti appetiti: era anche convinto che si consumassero truffe e si elargissero mazzette.
Il prete si trasformò così in “corvo”, e scrisse un esposto anonimo, convinto che anche all’interno della curia, tra i sacerdoti, qualcuno brigasse con gli imprenditori per scopi personali.
Annunciava uno scandalo all’interno della Chiesa, il prete — corvo, e pensò di spedire l’esposto anonimo al comando generale dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, alla procura aquilana e — soprattutto — di informare un importante carica del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, anch’egli tra i destinatari dell’anonimo.
Il misterioso sacerdote, tra gli uomini indicati nell’esposto, menzionava l’imprenditore Graziano Rosone, imprenditore arrestato — con l’accusa di millantato credito — due giorni fa dalla procura aquilana.
Al di là  dell’episodio di millantato credito, che nulla c’entra con la ricostruzione, Rosone era interessato alla ricostruzione della parrocchia di San Marco.
Ed era frequentemente in contatto con Luciano Marchetti e Alessandra Mancinelli — ex vice commissario alla ricostruzione e funzionaria del Mibac — arrestati, sempre due giorni fa, con l’accusa di aver intascato mazzette per pilotare la ricostruzione delle chiese aquilane.
La matassa dipanata dalla Procura de L’Aquila, con le indagini condotte da Squadra Mobile e Guardia di Finanza, è fitta e complessa.
Un fatto però — nel leggere l’ordinanza d’arresto, richiesta dai pm David Mancini e Antonietta Picardi, coordinati dal procuratore Fausto Cardella — sembra chiaro: Marchetti e Mancinelli incassarono 10mila euro, l’uno per cento d’una tangente da 190 mila euro, legata alla ricostruzione della chiesa di Santa Maria in Paganica.
I due puntavano tutto su una norma, da inserire in un decreto firmato dall’ex premier Enrico Letta, che rendesse la curia aquilana il “soggetto attuatore” per la ricostruzione delle chiese.
Interessarono il “livello romano”, una sorta di “cerchio magico” vicino a Enrico Letta, composto da Antonello Antonellis e Amedeo Piva.
“La Mancinelli — dice Antonellis a il Fatto Quotidiano — mi contattò perchè sapeva che ero molto amico di Letta, mi chiese quale fosse la strada più facile per ottenere quell’emendamento, ma alla fine, con l’ex premier, io non ne parlai. Non ne ebbi l’occasione”.
L’emendamento rimase una bozza e non fu mai attuato. Intercettato con Mancinelli, però, Antonellis spiega che, per agevolare l’iter, era necessario convincere il premier che la richiesta arrivava dalla Cei.
E in effetti la curia aquilana, per spingere il decreto, spedì una lettera a Gianni ed Enrico Letta. Dice Antonellis nell’intercettazione: “Mercoledì alle tre vedo il premier e Ferrara che è il Vice Segretario Generale di Palazzo Chigi, è quello che fa la legge… lo vedo insieme ad Amedeo (Piva, ndr) … facciamo vedere che… una cosa che viene proprio dal Vaticano e che non è una questione politica. Ad Enrico gli diciamo che questa cosa è venuta direttamente dalla Cei… Se la fai uscire dalla Conferenza Episcopale… ha maggior forza! … gli facciamo avere il testo in modo tale che mercoledì, quando andiamo da… non tanto da Letta, da Ferrara che è il Vice Segretario Generale… gli dà  la legge. … Amedeo (Piva, ndr) ce lo porto io…. perchè … tu hai capito che è l’uomo del Vaticano Piva… È lui che presenta… come dire… quella massoneria cattolica… che comanda… anche se qualche ministro vuole fare lo stronzo, quando gli dice che viene dalla Cei… non può dire nulla! Chiaro?”.
Talmente chiaro che, di lì a poco, Monsignor D’ercole e i vescovi aquilani firmano la lettera indirizzata a Gianni ed Enrico Letta.
“Non potevo immaginare — dice al Fatto Monsignor D’Ercole — che Mancinelli e Marchetti fossero implicati in una storia di tangenti e, comunque, la curia chiedeva di diventare soggetto attuatore della ricostruzione, sì, ma non di gestirne il denaro”.

Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“I NUOVI PRECARI SONO GLI OVER 50”: SOLO 1 SU 4 E’ OCCUPATO

Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile

CENSIS: NEGLI ULTIMI SEI ANNI I DISOCCUPATI OVER 50 SONO AUMENTATI DEL 146%

Gli over 50 anni in Italia sono 24,5 milioni.
Tra loro gli occupati sono solo poco più di un quarto, quasi 6,7 milioni, di cui gli uomini superano di poco i 4 milioni e le donne raggiungono i 2,6 milioni.
Negli ultimi sei anni i disoccupati over 50 sono aumentati del 146%.
Lo rileva il Censis sottolineando che «con la crisi il segmento degli adulti di 50-70 anni sembra abbandonato al triste destino di esuberi, prepensionati, esodati, staffettati, senza alcun meccanismo utile per conservare almeno una porzione di quell’importante capitale umano».
Tra i bocconi avvelenati della crisi c’è il conflitto latente fra le generazioni sul mercato del lavoro, rileva il Censis: «se avere un impiego non è mai stato così difficile, soprattutto per i giovani – osserva l’istituto – Si è contestualmente ridotto l’orizzonte di opportunità  anche per chi ha oggi 50 anni. Insomma gli over cinquantenni, anche a causa del prolungamento dell’età  pensionabile, si trovano a competere con i ventenni per conquistare il lavoro che non c’è»
Fra gli over 50, tra il 2008 e il 2013 è aumentata l’incidenza dei lavoratori dipendenti e degli occupati a tempo pieno, come effetto dello slittamento in avanti dell’età  da pensione.
Ma nello stesso periodo c’è stato un aumento del 7,6% dei lavoratori autonomi e tende a raddoppiarsi la componente degli occupati a tempo parziale, che nel 2013 diventano circa un milione, con un incremento nei sei anni pari al 47,5%.
I disoccupati over 50 hanno raggiunto le 438mila unità , con un aumento rispetto al 2008 di 261mila persone in termini assoluti e del 146% in termini relativi (in soli dodici mesi l’area della disoccupazione ha visto un incremento di 64mila unità : +17,2% tra il 2012 e il 2013).
E i disoccupati di lunga durata ultracinquantenni sono quasi triplicati negli ultimi sei anni: sono passati da 93mila a 269mila (+189%).
Oggi l’insicurezza economica determinata dalla crisi, l’erosione oggettiva dei redditi, la necessaria compressione dei consumi spingono molti over 50 a cercare di entrare nel mercato del lavoro.
Se si somma il numero delle persone in cerca di occupazione e quello di chi, pur inattivo, si dichiara disponibile a lavorare, la pressione esercitata sul mercato del lavoro da parte degli over 50 supera il milione di individui.

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LEGA NORD: IL MOSTRO C’E’ SOLO SE CONVIENE

Giugno 19th, 2014 Riccardo Fucile

ORA CHE IL PRESUNTO ASSASSINO DI YARA SAREBBE UN BERGAMASCO DOC, IL CARROCCIO E’ SILENZIOSO, MA TUONAVA QUANDO SEMBRAVA ESSERE COLPEVOLE IL RAGAZZO MAROCCHINO…SONO ANNI CHE CAVALCA CASI DI CRONACA NERA, SALVO POI TACERE QUANDO SI SCOPRE CHE GLI AUTORI SONO ITALIANI

“Ieri un ‘matto’, che girava nudo per Milano, ha ucciso e ferito senza nessun motivo. Non sarebbe il caso di riaprire delle strutture dove accogliere, curare e controllare i malati di mente?”.
Su Facebook il segretario della Lega nord Matteo Salvini mostra comprensione nei confronti di Davide Frigatti, responsabile dell’ accoltellamento di tre passanti a Cinisello Balsamo , uno deceduto e due ricoverati in gravi condizioni.
Eppure lo stesso “garantismo” il Carroccio (e Salvini in persona) non sembrano averlo mostrato quando casi di cronaca nera hanno coinvolto cittadini non italiani.
Al contrario, ogni delitto compiuto da un extracomunitario (vero o supposto che fosse) è stato quasi sempre il pretesto per campagne politiche sul tema dell’immigrazione.
A cominciare dal caso di Adam Kabobo, il ghanese che lo scorso anno uccise tre passanti a picconate a Milano e al quale Salvini augurava di ‘marcire in prigione’.
Così il segretario della Lega Nord sulla mancata richiesta dell’ergastolo ai danni Adam Kabobo, il ghanese che l’11 maggio del 2013 uccise a colpi di piccone tre passanti a Milano. Il pm Isidoro Palma ha chiesto una condanna a vent’anni di reclusione.
Discorso simile per il caso di Yara Gambirasio, che nei giorni scorsi ha portato al fermo di Massimo Giuseppe Bossetti. Il 5 dicembre 2010, ad esempio, quando il marocchino Mohammed Fikri era stato appena fermato quale sospettato dell’omicidio, l’europarlamentare Mario Borghezio apparve sicuro della sua colpevolezza.
Tanto da tuonare sulla necessità  di «raccogliere le impronte digitali» perchè era evidente la «necessità  di introdurre un’aggravante per i reati commessi dai clandestini».
Una posizione isolata? Non proprio, visto che lo stesso Matteo Salvini si diceva convinto che – a prescindere dalla nazionalità  del colpevole – se era vero che «queste cose succedevano anche prima che arrivassero gli immigrati, da quando ci sono così tanti irregolari succedono di più»
Insomma, la colpa era dei danni prodotti dall’“immigrazione incontrollata” e perchè «c’ è un senso di impunità ».
E siccome «Brembate è una città  tranquilla e ospitale dove episodi del genere non si ricordano negli ultimi anni e se si verificano adesso un motivo ci sarà ». Parole cui fa da contraltare il silenzio di questi giorni
NOVI LIGURE
La fretta di incolpare gli immigrati non è arrivata solo per Yara. Un altro esempio clamoroso di uso strumentale della cronaca risale al febbraio del 2001.
Delitto di Novi Ligure. Erika, quella che poi si scoprirà  aver ucciso col fidanzatino adolescente madre e fratello, incolpa all’inizio due presunti ladri slavi. Albanesi, probabilmente.
Occasione ghiotta per la Lega Nord, che organizza subito una fiaccolata in nome della sicurezza.
In un’interrogazione immediata il parlamentare Mario Borghezio ricorda una donna stuprata pochi giorni prima chiedendo al ministro dell’Interno se non si ritiene «necessaria e urgente un’azione coordinata interforze per individuare e sradicare dalla zona le bande criminali di extracomunitari clandestini che attualmente vi spadroneggiano pressochè indisturbati, con misure efficaci ed effettive di espulsione».
Criticato da tutti gli esponenti politici dopo il riconoscimento di Erika e Omar come gli autori del massacro, Borghezio non arretrò di un passo: «Citare la criminalità  albanese ed extracomunitaria è un riflesso condizionato naturale di fronte al reiterarsi di episodi che hanno creato una grande paura» disse, e ancora: «Queste mie affermazioni sono la conferma che vi è una grande preoccupazione e averle citate non è nient’altro che la riprova, la dimostrazione che queste bande criminali sono troppo libere di agire».
Borghezio non fu solo. Il clima anti-immigrati che si era creato lo ha ricordato in una recente intervista a Il Secolo XIX anche Mario Lovelli (Pd) che nel 2001 era sindaco di Novi: «Per la città  furono giorni traumatici, c’è voluto tempo per metabolizzare la tragedia. Ricordo il giorno dopo il delitto, la reazione strumentale della Lega Nord e di Forza Italia, quando non si conosceva ancora la verità . C’era stato un consiglio Comunale infuocato, molti esponenti del centrodestra chiedevano di usare la mano pesante contro gli immigrati clandestini: si pensava che gli assassini fossero extracomunitari»
I ROM DEL FALSO STUPR
Di tono simile le dichiarazioni lasciate da un esponente leghista dopo la denuncia, da parte di una ragazzina torinese di 16 anni, di uno stupro ad opera di alcuni rom. La violenza si rivelò poi falsa, un’invenzione, ma nel frattempo una spedizione punitiva andò a incendiare le abitazioni del campo nomadi della Continassa, alla periferia di Torino.
In quei giorni Davide Cavallotto dichiarava: «A Torino l’emergenza rom è diventata ormai una piaga sociale. C’è voluto un episodio deprecabile come l’incendio doloso di un campo nomadi per capire che ormai la misura è colma. La politica deve mettere da parte l’ipocrisia e iniziare a fare i conti con l’impossibilità  di una convivenza civile fra chi vive nella legalità  e paga le tasse e chi rifiuta ogni forma d’integrazione e si macchia di reati restando impunito anche di fronte alla legge».
LA CAMIONETTA ASSALTATA
«Varese, ASSALTO a un furgone della POLIZIA per far scappare un detenuto ALBANESE. Primi effetti bastardi dell’infame legge SVUOTA CARCERI».
Così commentava a caldo sempre Matteo Salvini   la notizia di un furgoncino della Penitenziaria preso d’assalto a Gallarate, in provincia di Varese.
Poi si venne a sapere che il detenuto evaso grazie alla sparatoria era Domenico Cutrì. «Per me poteva essere anche Finlandese», cerca di minimizzare allora Salvini, messo di fronte all’errore: «Cambia poco: lo svuota carceri resta una boiata».

Paolo Fantauzzi e Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)

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FARAGE IN EXTREMIS RIESCE A FORMARE IL GRUPPO GRAZIE ALL’ACQUISTO DI UNA ELETTA NEL F.N. DELLA LE PEN

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

L’EFD NASCE GRAZIE A TRE SINGOLI DEPUTATI, UN CECO, UN LETTONE E UNA TRANSFUFA DI MARINE… PER GRILLO E’ “UNA VITTORIA DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA”, MA LI UNISCE SOLO L’INTERESSE COMUNE A NON SPARIRE

La squadra europea di Nigel Farage c’è. E’ fragile, ma c’è.
Una fonte di quello che si chiama ancora Efd, gruppo per la Libertà  e la democrazia, fa sapere che il leadr dell’Ukip e il suo alleato pesante italiano, il Movimento 5 stelle, hanno messo insieme 48 eurodeputati di sette nazionalità  differenti.
Fondamentale l’apporto di Joà«lle Bergeron, la francese eletta col Fronte Nazionale che ha mollato la zarina Marine Le Pen.
E dei due altri soci solitari, il ceco Petr Mach e il lettone Iveta Grigule.
I tre singoli significano il raggiungimento della settima nazionalità  necessaria per mettere insieme il team.
Ma sottolineano che basta un capriccio, un dissenso, che porti a una fuori uscita per far saltare tutto.
Equilibrio instabile, insomma. Ma è meglio che niente.
Permette di presentarsi in aula con una bandiera, ambire a poltrone, maggiori tempi di parola e più fondi pubblici.
I grillini, che gli inglesi chiamano “crickets” (grilli), hanno votato a larga maggioranza la scorsa settimana di unirsi all’Efd, per evitare “il suicidio politico” legato alla possibilità  di essere nel nulla dei “non iscritti”.
«Una grande vittoria per la democrazia diretta – assicura Beppe Grillo – Per la prima volta in Europa, i cittadini hanno scelto i loro rappresentanti e hanno detto loro dove sedere nel parlamento. Adesso faremo sentire la loro voce senza intermediari. This is great!».
Gli altri componenti del gruppo sono naturalmente i 24 dell’Ukip, il partito indipendentista che ha sbancato nel Regno Unito; i due del partito lituano Ordine e Giustizia; i due democratici svedesi.
Sono uniti dalla volontà  di cambiare l’Europa, ognuno però a modo suo.
Farage è nuclearista e vuole uscire dall’euro, i Crickets sono per le rinnovabili e per riequilibrare l’euro, senza il quale non si potrebbero avere gli eurobond.
I democratici svedesi sono estremisti, nazionalisti e ultraconservatori.
Con lo spirito movimentista grillino non hanno molto a che fare.
Riusciranno davvero a essere uniti e andare oltre l’interesse comune a non sparire?

Marco Zatterin
(da “La Stampa“)

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LO STATO NON PAGA I DEBITI, LA UE APRE UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

LA REAZIONE ISTERICA DEL GOVERNO NON RIESCE A NASCONDERE LE BALLE DI RENZI: 165 GIORNI PER PAGARE NEI PRIMI TRE MESI DEL 2014, I TEMPI PIU’ LUNGHI D’EUROPA

Davvero l’Italia è la maglia nera in Europa per i pagamenti alle imprese?  
Secondo i dati di Intrum Justitia, società  che opera nei servizi di gestione e recupero crediti, la media dei pagamenti della Pa riscontrata nei primi 3 mesi del 2014 è di 165 giorni. Una media nazionale, calcola l’ufficio studi della Cgia di Mestre, superiore di 107 giorni a quella europea.
Chi è il miglior pagatore d’Europa?  
Finlandia, Estonia, Islanda e Norvegia pagano a poco più di venti giorni. La Germania, spesso presa d’esempio, a 35.
Chi sono i peggiori?  
I 165 giorni di media calcolati dalla Cgia pongono l’Italia dietro a Grecia (155 giorni), Spagna (154) e Portogallo (129).
Qual è la media europea?  
È stimata in 58 giorni.
La situazione sta migliorando?  
Il governo ha «definito un quadro di norme che hanno il duplice scopo di impedire la formazione di un nuovo stock di debito, e garantire ai creditori pagamenti entro i termini di legge».
E quindi?
Rispetto al 2013, grazie alla nuova normativa che ha recepito la Direttiva europea contro i ritardi dei pagamenti, i tempi di pagamento della P.a. italiana si sono accorciati di soli cinque giorni.
A quanto ammonta il debito da smaltire?  
Secondo i dati Bankitalia restano da pagare 75 miliardi, secondo il Ministero del Tesoro 60.
Quali strade si possono percorrere?
Secondo l’Ance, l’associazione dei costruttori edili, l’unica via è l’allentamento del Patto di Stabilità  interno per gli investimenti.
E intanto la Confartigianato si fa portavoce del punto di vista delle imprese e parla di «spettacolo curioso a cui ci tocca assistere, con le parti politiche che si schierano per tifoserie pro e contro», quando «è purtroppo incontrovertibile che la Pa non paga» e «nessuna compiacenza può farci dire il contrario».

Giuseppe Bottero
(da “la Stampa“)

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FORZA ITALIA BOICOTTA FITTO: ANCHE A MILANO UN’INIZIATIVA PER OSCURARLO

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

“MISTER PREFERENZE” COSTRETTO A RINVIARE L’APPUNTAMENTO, COME ERA GIA’ SUCCESSO A NAPOLI: FORZA ITALIA AVEVA CONVOCATO UNA MANIFESTAZIONE ALLA STESSA ORA

Per “senso di responsabilità ” e per “risparmiare ai nostri elettori uno spettacolo che non meritano”, Raffaele Fitto sul suo blog annuncia il rinvio dell’appuntamento a Milano dopo che Forza Italia, sulla falsariga di quanto era già  successo a Napoli, ha convocato una manifestazione nella stessa giornata e nello stesso orario di quella organizzata dall’europarlamentare azzurro.
“Era successo a Napoli, e la cosa si ripete a Milano. Per la seconda volta, dopo la notizia di una mia iniziativa pubblica, giunge puntuale (stessa città , stesso giorno, stessa ora!) la convocazione di un altro appuntamento pubblico organizzato da altri colleghi di partito”, premette Fitto sul suo blog.
“Non intendo dare, in questo difficile momento, occasione per rappresentare il nostro partito diviso e rissoso. Ancora una volta, con pazienza e senso di responsabilità , decido di rinviare il mio appuntamento, per risparmiare ai nostri elettori uno spettacolo che non meritano. Per parte mia, continuerò a lavorare per il futuro di Forza Italia e del centrodestra, per programmi rinnovati, per l’emersione in tutta Italia di personalità  dotate di idee, merito e consenso, e per un partito che sappia farsi forte dei suoi uomini e delle sue donne migliori”, conclude.

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PASSA IL DL IRPEF CON IL VOTO DI SEL CHE SI SPACCA: ADDIO SINISTRA, VINCE L’OMOLOGAZIONE

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

META’ DEL GRUPPO DISERTA L’AULA… LA PAURA DI SPROFONDARE NELL’IRRILEVANZA POLITICA

Con 322 favorevoli e 149 contrari, il decreto Irpef riceve anche il via libera della Camera e viene dunque convertito in legge, a 5 giorni dalla sua scadenza.
Ma il voto di oggi invita a leggere tra le righe dei numeri, cominciando dall’alto numero degli assenti: sono 150, tra i quali diversi deputati di Sel in dissenso dalla decisione del proprio gruppo di votare sì al provvedimento.
Alcuni escono allo scoperto: uno di loro, Giulio Marcon (ex portavoce di Sbilanciamoci, intervenuto in Aula insieme all’ex Fiom Giorgio Airaudo) afferma che i dissidenti sarebbero circa la metà  del gruppo.
Eppure, l’ordine di Vendola – o forse la presa d’atto del rischio enorme di chiudersi in un angolo, favorendo così l’esodo di altri parlamentari verso il Pd – ha la meglio, e non sfugge il dettaglio che la dichiarazione di voto sia affidata a Titti Di Salvo, certamente meno vicina al Pd rispetto al capogruppo Gennaro Migliore, a voler testimoniare che si tratta di una decisione condivisa da tutto il partito.
Le motivazioni del voto favorevole sono un po’ ballerine (Di Salvo parla di senso di responsabilità , quando certamente alla maggioranza non mancavano i numeri per approvare il testo, e di stimolo all’azione di un governo a cui proprio ieri Sel ha negato la fiducia), ma la scelta politica appare obbligata: il dibattito apertosi nella stessa lista Tsipras, tra chi voleva l’adesione al PSE e chi invece ha preferito la sinistra radicale, dimostra la paura di sprofondare nell’irrilevanza.
E così, in attesa che Vendola chiarisca (se possibile) la linea futura, il partito si spacca e finisce infilzato da più parti: da un lato, il Pd riscuote con soddisfazione e ringrazia; dall’altro, le altre forze di opposizione ironizzano su un’imminente entrata di Sel in maggioranza.

Andrea Sarubbi
(da “La Stampa“)

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INTERVISTA ALLA PRESIDENTE BOLDRINI “DIREMO AI RIFUGIATI: BENVENUTI IN UN POSTO SICURO”

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

“TUTTE LE REGIONI ITALIANE SI FACCIANO CARICO DELL’ACCOGLIENZA DI MIGRANTI. L’EMERGENZA E’ NEI LORO PAESI, NON DA NOI”

Fogli pieni di numeri e parole piene di passione, questa è Laura Boldrini, Presidente della Camera, quando parla del tema dell’immigrazione, alla vigilia del suo viaggio in Sicilia, venerdì, per la giornata mondiale del rifugiato.
«Conosco le emergenze umanitarie da una vita, ho visto di persona, nelle aree più difficili del mondo, che significa scappare da un bombardamento e vivere in una tenda, cercare solo l’ombra, soffrire l’”habub”, le tempeste di sabbia che ti costringono a ripararti dove la temperatura arriva fino a cinquanta gradi. A Kassala, in Sudan, la sera si dormiva nelle bettole, un buco per terra come bagno, e prima di coricarsi bisognava fare una cortina di polvere intorno al letto per evitare che gli scarafaggi ti camminassero addosso».
E poi l’Angola, l’Afghanistan, il Kosovo, la Macedonia, il Caucaso.
«Gli unici che mi riuscivano a raggiungere in qualsiasi posto del mondo erano quelli di Radio Radicale», ricorda sorridendo.
Presidente Boldrini, cosa dirà  ai rifugiati che incontrerà  fra due giorni in Sicilia in veste di rappresentante dello Stato italiano?  
«A loro dirò: “Welcome, benvenuti in un posto sicuro, qui non vi succederà  nulla, nessuno vi torturerà , nessuno vi ammazzerà , nessuno vi perseguiterà  più”. E allo stesso tempo però aggiungerei: “Ora che siete qui, organizzatevi, non riposate sugli allori, perchè bisogna essere realistici, l’Italia può fare molto, ma non può fare tutto”».
Le nostre coste sono prese d’assalto, la Sicilia è in affanno. Anche secondo lei l’Europa non sta facendo abbastanza?  
«Il senso della mia visita in Sicilia è proprio questo: rendere omaggio ai Corpi dello Stato che stanno lavorando in modo strenuo per salvare le persone e difendere principi sacrosanti del diritto internazionale. Ma vado anche a dare solidarietà  a una regione che si sta prendendo il carico più grande dei flussi di richiedenti asilo. Le cifre parlano chiaro: in Sicilia sono ospitati il 33% dei migranti, in Veneto il 3%, in Lombardia il 7%. Il presidente Maroni, quando era agli Interni, aveva lanciato il progetto di una equa ridistribuzione tra Regioni. Oggi che è presidente della Regione però sembra non pensarla più così. Prima di lamentarci con l’Europa pensiamo a come organizzarci meglio al nostro interno».
Parliamo di emergenza: dove va gestita? Qui nei centri di accoglienza, o nei Paesi in cui le fughe cominciano?
«Ecco, intanto intendiamoci sulla parola “emergenza”. Chi sono le persone che arrivano? Il Mediterraneo è passato da rotta di migranti economici a via dell’asilo: oggi la gran parte delle persone — soprattutto siriani, eritrei, somali – scappano dalla morte, e prima di arrivare qui si fermano in ben altre zone. Prendiamo la Siria: 2milioni e 800 persone sono scappate nei Paesi confinanti. Nel Libano, che ha 4 milioni di abitanti, i rifugiati siriani sono 1 milione. E’ come se in Italia ce ne fossero 14 milioni, e invece ce ne sono 65.000, di tutte le nazionalità . Non sono solo numeri: se si ha una quantità  così enorme di persone in fuga, è ovvio che una piccola percentuale arriva anche in Europa. Sa quanti ne arrivano in tutti i Paesi europei messi insieme? Meno dell’1%. L’emergenza non è qui, è lì».
Anche tra gli stati dell’Unione Europea la distribuzione dei flussi non è equa, non trova?
«Prima di lamentarci di essere stati lasciati soli chiediamoci quante domande di asilo sono state fatte negli altri Paesi, perchè in quel caso scopriremmo — e mi scusi se torno sui numeri, ma mi sembrano la risposta migliore — che la Germania ha ricevuto nel 2013 109.600 domande d’asilo, la Francia 60.000, la Svezia 54,200, l’Italia 27.800. Quante persone sono arrivate via mare quest’anno? 55.000, tante, ma non tantissime, se paragonate alle 800.000 che stanno in Giordania».
Lei conosce i nostri centri. Le sembrano all’altezza di contenere questi numeri?  
«Ci sono carenze nel nostro sistema, le stesse di sempre. La realtà  è che gli arrivi via mare sono un dato strutturale, non possono essere gestiti come emergenze».
Si spende poco per l’accoglienza o si spende male?  
«Ci vuole una cabina di regia capace di far colloquiare tutti gli attori e un monitoraggio che impedisca quello che avvenne nel 2011, quando si spesero tantissimi soldi per l’accoglienza, ma furono spesi male, con le persone alloggiate nei ristoranti cinesi e nei bed and breakfast, senza i servizi e senza mediatori culturali. Bisogna controllare dove finiscono i soldi, che vengano usati come previsto dalla convenzione».
E un maggiore coordinamento europeo?  
«Si, innanzitutto nei valori, nell’assunzione di responsabilità  rispetto al salvataggio di vite umane. E poi bisogna pensare a rilanciare processi di pace, a isolare i dittatori e non farci affari, trattare, sanzionare chi non ottempera. E dare delle alternative alla fuga nel Mediterraneo».
In che modo?
«L’operazione “Mare nostrum”, che pure ha il grande merito di salvare le vite, da sola non basterà  mai. Per ridurre il numero di persone che si affidano ai trafficanti e prendono il largo, bisogna prevedere nei paesi di transito sedi diplomatiche dell’Ue attrezzate per accogliere domande d’asilo e per trasferire legalmente le persone nei paesi di destinazione. Oppure applicare il programma del “re- insediamento” dell’Unhcr, un sistema di screening dei rifugiati da cui gli stati membri possono poi pescare delle quote. Queste sono proposte concrete, che spero siano prese in considerazione nel prossimo vertice Ue e nell’imminente semestre di Presidenza italiana».

Francesca Sforza

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LA “DOGESSA” DEL MOSE: “ERAVAMO ONNIPOTENTI, FAR GIRARE LE TANGENTI CI SEMBRAVA NORMALE”

Giugno 18th, 2014 Riccardo Fucile

INTERVISTA A CLAUDIA MINUTILLO, L’EX ASSISTENTE DI GALAN: CON IL SUO ARRESTO NEL 2013 INIZIAVA LO SCANDALO DELLA LAGUNA

“Ci sentivamo onnipotenti”, così   in un’ora d’intervista Claudia Minutillo riassume dieci anni della sua vita.
O meglio, delle sue due vite: assistente di Giancarlo Galan prima (“uomo di grande intelligenza e amante della bella vita, mi ha fatto cacciare senza nemmeno dirmelo in faccia”), lanciatissima imprenditrice a fianco di Piergiorgio Baita, poi.
Con quest’ultimo ha condiviso l’onta dell’arresto, nel febbraio del 2013.
Indagata per false fatturazioni e concorso in corruzione. Cominciava così la tangentopoli della Laguna, e lei, da allora, si è chiusa nel silenzio. Fino ad oggi.
“Non sono una “tangentara”, nè la dark lady descritta dai giornali, concentrati solo su dettagli stupidi e privati. Sono stata trattata in modo sessista dai media, solo perchè sono una donna”.
“Dark lady”, ma anche “Dogessa”, “vicepresidentessa”, “Morticia”: a Venezia le sono stati affibbiati diversi nomignoli. Aveva davvero tutto questo potere?
“Avevo potere solo perchè Galan mi usava come filtro, dovevano tutti passare da me per avere un appuntamento. Fino al 2005 sono sempre stata accanto a lui, lavoravo 18 ore al giorno”.
Galan è accusato di aver “spremuto” Baita e il Consorzio Venezia Nuova per ottenere milioni di euro e la ristrutturazione della casa. Lei lo sapeva?
“Poco prima di andarmene mi ero accorta di un certo andazzo… ma non posso entrare nei dettagli, c’è un’indagine in corso”.
Come lo ha conosciuto?
“L’ho conosciuto nel 1994 in Forza Italia, credevo nel progetto di Berlusconi. Sono stata la sua segretaria fino al 2005 quando la moglie Sandra Persegato ha chiesto di allontanarmi. Non sopportava che fossi io a decidere l’agenda del marito “.
Eppure dopo poco si ritrova amministratrice delegata di Adria Infrastrutture (gruppo Mantovani, ndr ) e nel consiglio della Pedemontana Veneta. Come ha fatto?
“Fu Baita a cercarmi. La Mantovani mi pagava molto bene, perchè mi occupavo di progetti importanti e perchè avevo un’ottima rete di relazioni”.
Quando si è accorta del sistema delle sovraffatturazioni con cui a Baita rimediava denaro liquido da girare a politici e amministratori?
“Subito, era lui stesso a parlarmene. Giravano tanti nomi di beneficiari, ma di Galan e di Renato Chisso (ex assessore alle Infrastrutture della Regione Veneto, ndr ) ne ho la certezza”.
In un’intercettazione telefonica la sentiamo dire all’assessore Chisso “alza il culo e vieni qua”. Lo comandava a bacchetta?
“È una frase che è stata fraintesa. Tra noi c’era un rapporto di confidenza, avevo un modo molto diretto di parlare con lui”.
Lei ha parlato, durante un interrogatorio, di somme per Gianni Letta e Giulio Tremonti. Vuole spiegare meglio?
“Era Baita che mi faceva capire che c’erano soldi che finivano a qualcuno a Roma. Era tutto un sottinteso, però”.
Ai magistrati lei ha raccontato anche di una cena a casa di Niccolò Ghedini, nel 2004, in cui William Colombelli, della Bmc di San Marino, avrebbe parlato apertamente del meccanismo delle sovraffatturazioni per finanziare la politica. Ghedini la definisce una “millantatrice”.
“Non ho fotografie, nè registrazioni. Ma sono convinta di quello che dico. Mi ricordo anche che Ghedini suggerì di non usare quella società  per le cose ufficiali della Regione, perchè avrebbe potuto richiamare attenzione”.
È mai stata nella sede di San Marino della Bmc di Colombelli, “la cartiera”, come la definiscono i pm ?
“Sì, aveva un ufficio piccolo, con due stanze, due segretarie e una fotocopiatrice. Con Adria Infrastrutture, di cui ero amministratrice, c’è stato uno scambio di tre o quattro fatture false per 1,8 milioni di euro, non tutte firmate da me. A volte Baita pressava per fare dei contratti urgenti, perchè qualcuno doveva incontrarsi con personaggi importanti a Roma”.
E poi il 28 febbraio dell’anno scorso i finanzieri la portano in carcere
“Una liberazione. Sapevamo da tempo di essere indagati, ce lo aveva detto Baita, spiegandoci che stava cercando di intervenire attraverso Mirco Voltazza (imprenditore padovano, ndr) “.
Perchè non se ne è andata prima?
“Non ne ho avuto la forza, è stato uno sbaglio e lo ammetto. Siamo immersi in un sistema di corruttela troppo strutturato, troppo consolidato, nella pubblica amministrazione e nella magistratura, nella Corte dei conti e nei Tar, fino anche al Consiglio di Stato. Ovunque funziona così. Se vuoi i lavori pubblici, devi fare queste cose. Tant’è che i ricorsi delle gare per gli appalti le vinceva chi pagava di più. Eravamo convinti che quello fosse l’unico sistema possibile, che non si potesse fare diversamente. Solo quando ci hanno arrestato abbiamo capito la gravità  delle nostre azioni”.
Quando dice noi, chi intende?
“Io, Baita, Chisso, Buson, Mazzacurati e gli altri…”.
Solo dopo l’arresto avete capito. Pare una giustificazione un po’ debole…
“Il sistema, le mazzette, le buste coi soldi, ci sembravano una cosa normale”.
Come fa a dire una cosa del genere? La Tangentopoli del 1992 se la ricorda?
“Tutti dicevano che da allora erano cambiati i metodi, ma la corruzione nei lavori pubblici era rimasta la stessa e nessuno avrebbe mai scardinato niente. Ci sentivamo un po’ onnipotenti, eravamo convinti di poter vincere tutte le commesse ”
Fino a che punto è arrivata la corruzione in questo settore?
“Anche a livello sovranazionale, nelle istituzioni europee…”.
Si sente vittima o carnefice del sistema corrotto di cui parla?
“Nè vittima nè carnefice, sono uno dei tanti ingranaggi. Ritengo di essere stata molto usata”.
Ora cosa fa?
“Mi dedico a un nuovo progetto che non ha niente a che vedere con i lavori pubblici. Sto collaborando con i magistrati per far emergere tutto il marcio. E ora voto Matteo Renzi, non l’avrei mai detto”.
La terza vita di Claudia Minutillo.

Fabio Tonacci
(da “La Repubblica”)

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