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MAFIA CAPITALE: DI COSA E’ ACCUSATO IL SOTTOSEGRETARIO NCD CASTIGLIONE

Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile

PER IL BRACCIO DESTRO DI ALFANO LE ACCUSE PARLANO DI TURBATIVA A GARE D’APPALTO PER IL   CARA DI MINEO

L’ex presidente della Provincia di Catania, oggi deputato nazionale e coordinatore del Nuovo centrodestra in Sicilia, sotto accusa con altre 5 persone che secondo i pm di Catania “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara di Mineo del 2011 e prevedevano gara idonee a condizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014″.
Gara da 100 milioni definita “illegittima” dall’Anticorruzione, nel silenzio del Viminale.
La gestione del Cara di Mineo, al centro dell’inchiesta della Procura di Roma su Mafia Capitale, getta la propria ombra lunga sul governo. Giuseppe Castiglione, sottosegretario all’Agricoltura ed esponente del Nuovo Centrodestra, figura tra isei indagati per turbativa d’asta nell’inchiesta della Procura diCatania sull’appalto per la gestione del Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo di Mineo.
La notizia, anticipata dal quotidiano La Sicilia di Catania, ha trovato riscontro nel decreto con il quale i carabinieri hanno perquisito gli uffici comunali di Mineo.
I pm di Catania, che lavorano in coordinamento con i colleghi di Roma, ipotizzano che gli indagati “turbavano le gare di appalto per l’affidamento della gestione del Cara del 2011, prorogavano reiteratamente l’affidamento e prevedevano gara idonee acondizionare la scelta del contraente con riferimento alla gara di appalto 2014“. Quella stessa gara definita illegittima dal presidente dell’Autorità  Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, i cui rilievi sono stati ignorati dal ministero dell’Interno guidato da Angelino Alfano.
Sei gli indagati nell’inchiesta siciliana sull’affare migranti, al centro delle mire della cupola romana: oltre a Castiglione, che è anche deputato nazionale e coordinatore del Ncd in Sicilia, “nella qualità  di soggetto attuatore per la gestione del Cara di Mineo”, ci sono Giovanni Ferrera, “nella qualità  di direttore generale del Consorzio tra Comuni, Calatino Terra di Accoglienza”, Paolo Ragusa, “nella qualità  di presidente della Cooperativa Sol. Calatino”, Luca Odevaine “nella qualità  di consulente del presidente del Consorzio dei Comuni”, e i sindaci di Mineo e Vizzini, Anna Aloisi e Marco Aurelio Sinatra.
L’appalto da 100 milioni di euro del 2014 per il Cara del paesino in provincia di Catania, il più grande d’Europa, è la storia più delicata politicamente e più rilevante dal punto di vista economico di Mafia Capitale.
Il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, che ha gestito le gare incriminate (dal 2011 a oggi) è stato guidato negli anni scorsi proprio da Castiglione, ex presidente della Provincia di Catania, che poi ha lasciato il posto alla sua compagna di partito Anna Aloisi, che di Mineo è sindaco.
Per il centro d assistenza sono finiti giovedì ai domiciliari i manager del Gruppo La Cascina, la storica cooperativa facente parte della galassia di Comunione e Liberazione.
Di Castiglione parla anche Luca Odevaine, secondo i pm il trait d’union tra la cupola e le istituzioni nella gestione degli appalti per l’accoglienza dei migranti, oggi agli arresti.
L’ex vicecapo di gabinetto di Walter Veltroni al comune di Roma ne parla il 21 marzo 2014 con il suo commercialista: inviato a Mineo da Franco Gabrielli per “fare la gara“, Odevaine   — all’epoca membro del Tavolo di coordinamento nazionale insediato presso il Ministero dell’Interno — racconta del proprio incontro con il sottosegretario in un’intercettazione captata negli uffici della Fondazione Integra/Azione: “Praticamente venne nominato sub-commissario … eh del commissario Gabrielli … il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”.
Castiglione si professa innocente: “Tutta questa vicenda è semplicemente assurda — si difende il sottosegretario — già  sei mesi fa quando venne pubblicata la notizia sull’inchiesta a mio carico caddi dalle nuvole. Ora ci risiamo. Ma di cosa stiamo parlando poi?”.
Delle gare d’appalto per il Cara situato nella provincia di cui Castiglione è stato presidente.
“Feci una gara in piena emergenza” — racconta — quando l’ex ministro Maroni mi chiamò per l’emergenza immigrati chiamai Odevaine. In quel momento era il direttore della Polizia provinciale in carica a Roma, una persona autorevole, cosa avrei dovuto fare?”.
Qualche dubbio in merito alla gestione delle gare ce l’ha l’Anticorruzione. Il 27 maggio scorso , come anticipato da Marco Lillo sull’edizione odierna del Fatto Quotidiano, Cantone scriveva al ministro Alfano una lettera in cui definiva illegittimo l’appalto del Cara di Mineo vinto nell’aprile 2014 da un raggruppamento di imprese che comprende La Cascina.
“Tale problematica sarà  sottoposta da Anac al giudice contabile per eventuali profili di danno erariale”, scriveva ancora il presidente dell’Anac.
Tutto inizia il 25 febbraio quando Cantone firma un parere sulla gara vinta dal consorzio. La gara sembrava ritagliata su misura del consorzio che già  gestiva il Cara, quindi — scrive Cantone — è “illegittima” perchè “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità , trasparenza, im-parzialità  e economicità ”.
E il Viminale cosa dice? Nulla, anzi. Il 25 marzo davanti ai parlamentari del Comitato Schengen il prefetto Mario Morcone difende l’operato di chi gestisce il centro: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone. (…) A noi hanno detto sempre che il general contractor (come quello scelto da Odevaine e compagni per il Cara di Mineo, ndr) era la soluzione e che si risparmiava e ora improvvisamente per un contratto del 2013 si è stabilito che è stata impedita la partecipazione alle piccole e medie imprese. A certe situazioni bisogna fare attenzione, perchè ci sono sicuramente aspetti di opacità , ma anche tanta gente per bene”, conclude il prefetto.
Il 6 maggio Cantone prende di nuovo carta e penna e ribadisce per iscritto il proprio parere al Consorzio Calatino: la gara è illegittima.
Ma il 15 maggio Ferrera, direttore generale del Consorzio, firma e pubblica la determina che conferma l’appalto da 100 milioni e chiude la questione anche perchè l’Anac ha solo un potere consultivo.
L’appaltone è salvo. In tutto questo, il ministro dell’Interno Angelino Alfano resta ancora in silenzio.

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ROMA DA MUNGERE: LA DIFFERENZIATA PAGATA IL TRIPLO CHE A TORINO

Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile

“VALORI SPOPORZIONATI RISPETTO ALLA MEDIA ITALIANA”

Agli occhi della procura, certi comportamenti sono reati. Punto.
Se una gara d’appalto viene pilotata, si chiama «turbativa d’asta». È uno dei reati, per dire, che si imputano a Giovanni Fiscon, l’ex amministratore delegato dell’Ama, la municipalizzata di Roma per la raccolta rifiuti. Fiscon è uno dei manager della stagione di Alemanno, ma è soprattutto uno degli amiconi di Mafia Capitale.
La raccolta multimateriale (plastica, acciaio, alluminio, cartoni per bevande) per conto di Ama è in effetti uno dei business più succulenti per le cooperative di Salvatore Buzzi.
E ora si capisce il perchè. Le indagini sono andate avanti, infatti. E gli allibiti magistrati hanno scoperto che a Roma quel tipo di raccolta veniva pagato 900 euro a tonnellata. Uno sproposito, se si considera che a Prato lo stesso tipo di raccolta viene pagato 200 euro a tonnellata.
Parla chiaro, in un interrogatorio, l’attuale direttore generale dell’Ama, Alessandro Filippi, che si è insediato nel nuovo incarico il giorno dopo che il suo predecessore fu arrestato.
Gli chiedono: ha rilevato anomalie nella gara per il multimateriale assegnata nel 2014 da Ama? Sì, qualche anomalia l’ha riscontrata.
Primo, «la gara è stata indetta in ritardo rispetto ai tempi fisiologici, dettati dall’esaurimento delle risorse finanziarie relative ai precedenti affidamenti».
Secondo, «significativo è il ridotto numero dei partecipanti alla gara».
Ma soprattutto, terzo, è il prezzo. «Pare essere disallineato – dice l’ingegner Filippi – rispetto ai valori di benchmark di altre ed analoghe esperienze al momento disponibili di epoca coeva. Per esempio sul multimateriale pesante, per la provincia di Torino il valore di aggiudicazione è di 205 euro/tonnellata, a fronte di una base di gara Ama che fissa tale valore da 360 euro a 590 euro/tonnellata». In pratica a Roma il Comune paga lo stesso servizio più del doppio.
«Sul multimateriale leggero – insiste poi Filippi – appare significativa la dicotomia tra il valore Ama (900 euro/tonnellata) e il valore di aggiudicazione di Prato (200 euro/tonnellata) e il benchmark Federambiente, del 2012, di 300 euro/tonnellata».
Quel servizio che tanto interessava Buzzi, insomma, nella Capitale è pagato il triplo che nel resto d’Italia, se non addirittura il quadruplo.
Una manna per chi si aggiudica l’appalto. «In misura spropositata, rispetto ai valori medi praticati in Italia…», commenta il gip Costantini.
E si capisce meglio, allora, perchè la poltrona di Fiscon, pur messa pesantemente in discussione dal sindaco Ignazio Marino, viene difesa da Buzzi con le unghie e con i denti.
Accadeva a metà  luglio scorso. Il sindaco è furibondo perchè la raccolta dei rifiuti va male e vorrebbe sostituire Fiscon, individuato come il responsabile dell’emergenza-rifiuti.
Ma Salvatore Buzzi vigila e muove le sue pedine.
«Viene convocata una riunione di giunta – ricostruisce il giudice – dove viene convocato Fiscon, alle 21, e una riunione dei capigruppo di maggioranza al Consiglio Comunale, alle 20… Una riunione che si conclude con un nulla di fatto. E’ in tale contesto che Buzzi si preoccupa di costruire il consenso politico tra consiglieri espressione della maggioranza e assessori, al fine di respingere l’offensiva del sindaco. Tra gli altri, viene contattato Coratti. La seduta di giunta si conclude e Buzzi, commentandone gli esiti, usa l’ennesima metafora, in questo caso di sapore calcistico: Marino-Fiscon 0-2».

Francesco Grignetti
(da “la Stampa“)

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DALL’1 AL 10 PER CENTO, IL TARIFFARIO DI BUZZI: “QUANTO TI DO? DIPENDE, IO CI DEVO GUADAGNARE”

Giugno 6th, 2015 Riccardo Fucile

TRATTATIVE DA SUK CON I POLITICI DEL CAMPIDOGLIO…PER I BIG NON BASTANO NEANCHE 100.000 EURO CASH

L’Aula Giulio Cesare è il suk in cui Salvatore Buzzi compra e vende.
Compra consiglieri, assessori, capi dipartimento.
Vende, fissandone il prezzo, i servizi della “29 giugno”, holding cooperativa del Terzo Settore dalle tariffe fuori mercato.
Come i 900 euro a tonnellata che, nel 2013, spunta con l’Ama per la raccolta di “rifiuti multimateriale” a fronte di un prezzo medio di 250-300.
O il milione e 630mila euro per la prima accoglienza, nel luglio 2014, di 580 migranti, poco meno di 2.800 euro a essere umano.
I suoi “ricarichi” sui prezzi di mercato sono nell’ordine del 50 per cento, fino a punte del 70, e questo lo rende un battitore unico, perchè da quella generosa cresta può ritagliare altrettanto generose “stecche”.
Insomma, una Mucca dalle mammelle d’oro, se lo si volesse parafrasare nella sua metafora. Naturalmente, domanda e offerta, come nel più volatile dei mercati, sono fluttuanti e dunque, documentano le 428 pagine dell’ordinanza, trovano un punto di incontro in una tariffa altrettanto volatile.
Quella che monetizza «l’asservimento della funzione politica e amministrativa » del corrotto.
«Quanto te posso da’? Dipende da quanto ce se guadagna», dice dunque lui, Buzzi, a Massimo Caprari, il consigliere centrista pronto a mettersi a catena per mille euro al mese.
Di fatto, dall’1 al 10 per cento del valore della posta in gioco. Un appalto, piuttosto che la madre di tutte le delibere. Quella che, ogni anno, deve votare l’Assemblea capitolina per autorizzare l’iscrizione fuori bilancio di oneri straordinari, la voce in cui vengono regolarmente caricate le gare vinte da Buzzi e da chi gli si associa.
Lo strumento necessario a rendere quei compensi esigibili.
LA CORSA ALLA MUNGITURA
È un mercato di cui si riesce a comprendere la meccanica solo se osservato da vicino. Come dimostra ciò che intercettano le cimici del Ros il 17 settembre 2014 alle 3 del pomeriggio. Buzzi interloquisce con una persona non meglio identificata cui spiega cosa sta accadendo.
Per far mettere all’ordine del giorno dell’Assemblea capitolina la delibera che autorizza i debiti extra bilancio, una partita che per la “29 giugno” vale 10 milioni di euro, si è impegnato a consegnare 100mila euro a Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea. Ma qualcosa non va per il verso giusto
Buzzi: «Stamattina ho visto l’amico nostro, Luca, che m’ha portato a parla’ con Ferrari (Alfredo Ferrari, consigliere Pd e presidente della commissione Bilancio). Vogliono 30mila. Quindici Luca (Luca Giansanti, consigliere comunale e capolista della Lista civica Marino ndr) e quindici Ferrari.
Trenta extra rispetto al pacchetto di 100 (quello per cui Buzzi si è impegnato con Coratti ndr). Tanto è vero che, dopo che gli ho detto “sì”, è uscita l’agenzia di stampa con Ferrari che dice che cambia i numeri in bilancio (…) Non mi va però di dire agli altri che Luca (Giansanti) e Ferrari pigliano i soldi… «.
Interlocutore: «Quanto sarebbero?».
B: «Quelli so’ cazzi nostri. Noi abbiamo sempre detto 100, l’1 per cento. E l’1 per cento è 100 mila».
I: «Così è 1, 1,3, 1,5%».
B: «Sì, 130. Però noi teniamo quelli (Giansanti e Ferrari ndr.) veramente a nero. O, se no, potremmo di’: “Noi pensiamo a Ferrari e a Giansanti e voi pensate a tutto il resto. O, se no, potrei di’ “Ce sta’ 30 in nero e 100 in chiaro”.
I: «E certo (…) Ma non dobbiamo manco fa’ i nomi».
B: «Guarda, Coratti m’ha detto: “Ferrari è roba mia, per me non ve dovete preoccupa’”. Col cazzo! Ferrari c’ha detto: “Quanto Coratti. Se no, io non faccio un cazzo!”. Tutti così ormai sono».
I: «Ma io me lo immaginavo. Che t’ho detto?».
B: «Alla fine noi paghiamo i 30 e poi dovemo paga’ pure i 100. Perchè se gli dici 130, come fai a fa’ la ripartizione? Ce sto’ a pensa’ da stamattina alle 11».
IL VALORE DI UN’ASSUNZIONE
Già , non esiste “stecca para” tra i piranha dell’Aula Giulio Cesare. Al Pesce grande va dato 10 volte quello che prende il pesce piccolo. Coratti è un pesce grosso e per giunta lo chiamano “Balotelli” «perchè pensa solo ai cazzi suoi», «non fa squadra». Massimo Caprari è un pesce piccolo. Ferrari e Giansanti sono pesci medi. Francesco D’Ausilio, allora capogruppo del Pd in Campidoglio è un pesce grosso. Ma poichè c’è bisogno del voto di tutti per far approvare quella benedetta delibera dei debiti fuori bilancio (cosa che avverrà  il 30 ottobre 2014), Buzzi e Francesco Ferrara, dirigente della “Cascina” ragionano sul da farsi, dando a ogni nome una tariffa.
Buzzi: «Senti un po’, con “Balotelli” non annamo da nessuna parte, eh… «.
Ferrara: «Eh, lo so».
B: «I centotrenta già  so’ aumentati. Perchè qualcuno è venuto e m’ha inserito dentro Balotelli, capito?».
F: «Cazzi loro, cazzi…».
B: «Però bisogna che Balotelli parla co’ D’Ausilio. Se Balotelli parla co’ D’Ausilio è fatta (…) Te l’ho detto che Caprari è venuto da me? Voleva tre posti di lavoro!».
F: «Tre posti di lavoro?».
B: «Poi alla fine avemo concordato uno».
F: «Tre posti de lavoro cioè, proprio nun ce stanno, eh… Tre posti de lavoro so’ 40… So’ 30 mila euro l’anno. Ma che cazzo vuole?».
Trenta-quaranta mila l’anno ad assunto fanno 1.500, 2.000 euro al mese, che Buzzi contabilizza accanto alla “retribuzione base” del consigliere nella fascia più bassa. Un Caprari, appunto. Che così negozia con lui. «Voi come… rapportate, di solito, coi consiglieri? C’è la percentuale?».
E il mercante: «Dipende.. Dipende se ce se guadagna. Dal 5 al 10 per cento». Caprari pensa al 5, ma vorrebbe uno “chip” base: «Se me voi mette’ al cinque, me va più che bene così.. na stronzata (…) Mille euro al mese… «. Buzzi gli spiega che è quanto prendono altri. «Io, guarda, c’ho co’ te, co’ Pedetti e co’ Giansanti». Caprari ringrazia. Perchè in fondo è solo l’inizio: «Ah.. vabbè. Tu quand’è.. insomma, sai.. poi se s’apre uno spazio o cose… Dobbiamo cerca’ de fa cose più solide…».
L’ORGIA DEI CONTANTI
È un pesce grosso e dall’inesauribile appetito Luca Odevaine. Il 6 giugno, Carmelo Parabita, della cooperativa “La Cascina”, lo va a trovare con l’offerta finale che fissa il prezzo con cui intendono comprarselo per gli affidamenti e le quote nei Cara per migranti di Mineo. Un affare da 96 milioni di euro. Lo trova con il pallottoliere.
Parabita : «Volevamo capire poi la forma, perchè ai 10 (10mila euro al mese ndr.) si aggiungerebbero degli altri. .. eh. .. di chiudere tutto a 20 (20mila al mese ndr.)… se per te va bene. .. Più il variabile. .. cioè. .. più le aperture nuove. Cioè ai 20 si aggiunge Fiano, per esempio. .. che è quella che. .. speriamo che si aggiunga… dal primo gennaio sempre… «
Odevaine : «Guarda, ti dico la verità . Su Mineo avevo capito altro. Abbiamo fatto un accordo quando erano 2000 persone. Con 4000, abbiamo detto ok raddoppiamo. Per cui sul raddoppiamo… E sugli altri, francamente, non so. Diciamo tutto a 5000?».
P: «Lì non riusciamo più a cava’. I numeri non girano più come una volta».
O: «Lo so che non girano più come prima. Però, tra Enea e Staderini, ce stanno 800 persone».
C’è naturalmente anche da risolvere come prenderla quella montagna di grano.
Odevaine : «Da non trascurare il fatto che poi dobbiamo trovare pure la forma. Perchè se no qui ci vuole una stamperia (di fatture false per prestazioni inesistenti, lo strumento con cui dissimulare la tangente ndr.). Quanto saranno? Credo 600.000 euro all’anno, no? Non lo so, dimmi tu qual è secondo te una buona formula».
IL TASSAMETRO GIRA SEMPRE
Naturalmente c’è chi viaggia “fuori scala”. I “pezzi da 90”, come li chiama il mercante. Luca Gramazio e Giordano Tredicine. Per loro, la forbice entro cui contenere l’oscillazione della “stecca” non vale. Il solo Gramazio prende in dodici mesi oltre 100mila euro cash e 10 assunzioni che, nella contabilità  di Buzzi, valgono, lo abbiamo visto, tra i 300 e i 400 mila euro complessivi l’anno. Mentre per Tredicine, vale la regola del “tassametro”. Lo paghi quanto lo usi. A minutaggio. Come Buzzi racconta ridendo a Carminati. «J’ho detto: a Giorda’, li mortacci tua, prima o poi devi scenne dal taxi, se no gira sempre er tassametro».

Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)

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