Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
“LA SOLIDARIETA’ E’ UN PRINCIPIO FONDANTE DELL’EUROPA”…”I NOSTRI VOLI CONTRO L’ISIS SONO LEGITTIMA DIFESA”
“Chiudere le frontiere non risolverà la crisi dei rifugiati». Nel suo ufficio al Quai d’Orsay, Laurent
Fabius parla con cinque testate europee, tra cui Repubblica , dei grandi temi internazionali.
«La solidarietà – dice a proposito dell’accoglienza dei migranti tra i paesi Ue – non è un principio variabile, à la carte ».
Sulla Siria il ministro degli Esteri conferma discussioni in corso con Mosca. «Un governo di transizione è possibile con elementi del regime ma senza Bashar al Assad», spiega Fabius, molto impegnato anche nei negoziati per la Cop21, la Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima di cui è il Presidente.
Dal 30 novembre si riuniranno a Parigi 196 paesi. Un summit “vitale”, dice il ministro, per il futuro del nostro Pianeta.
L’Europa è divisa sull’accoglienza ai rifugiati. Un accordo è ancora possibile?
«L’Europa ha conosciuto altre crisi. Ma ora, in un certo senso, è in causa la sua ragione d’essere. È illusorio credere che ne possiamo uscire ristabilendo le frontiere nazionali. Ma bisogna avere l’onestà di dire che al di là della solidarietà necessaria nei confronti dei rifugiati, non possiamo spalancare le porte ai migranti economici, sennò avremmo il caos, un’estremizzazione dei fenomeni, e delle conseguenze pesanti per l’Europa».
Come far fronte al flusso dei rifugiati?
«Bisogna organizzare i centri di accoglienza e identificazione, hotspost, nei paesi d’ingresso come l’Italia, organizzare un sistema di ripartizione equo e aiutare i paesi fuori dall’Unione che sono in prima linea, penso a Turchia, Giordania, Libano. Dobbiamo anche avere una politica di sviluppo per l’Africa. Non è attraverso gli egoismi nazionali che usciremo da questa crisi».
Ormai c’è un abisso tra la posizione sui rifugiati della Germania e quella dell’Ungheria. Qual è il collante dell’Europa?
«Ci sono dei principi di base che ognuno deve rispettare. L’Europa si è allargata in particolare sulla solidarietà interna: non è un principio à la carte».
La libera circolazione nello spazio Schengen è minacciata. Ogni paese, a turno, chiude le frontiere.
«Schengen prevede che, in alcuni casi eccezionali, si possa ristabilire le frontiere per un tempo limitato. Ma bisogna risolvere le cause profonde del disfunzionamento ».
La Francia potrebbe tornare a presidiare i suoi confini?
«Sempre nei termini previsti da Schengen. È quello che è già accaduto al confine con l’Italia ».
Cosa pensa dello slancio di generosità della Germania?
«All’inizio è stato uno slancio positivo e generoso di solidarietà rispetto a situazioni umane intollerabili. Ma bisogna poter reggere sul lungo termine».
Angela Merkel ha sbagliato?
«Il suo gesto forte può essere stato percepito in maniera ancora più forte. La Francia, con la Germania, cerca le soluzioni adatte. Ognuno deve fare la sua parte, senza perdere il controllo della situazione»
Lanciare raid in Siria contro l’Is non è un modo indiretto di aiutare Assad?
«Abbiamo avuto prove di attentati contro la Francia preparati da elementi dell’Is in Siria. Di fronte a questa minaccia abbiamo deciso di fare voli di ricognizione per colpire, se necessario. Si tratta di legittima difesa ».
Ci potrebbe essere un intervento a terra?
«Nessun paese è disposto a farlo. La lezione dei conflitti armati recenti è che non si vincono questo tipo di guerre con truppe a terra straniere. L’aviazione esterna può e deve aiutare, ma bisogna che siano le popolazioni locali o regionali a intervenire ».
Vladimir Putin chiede una coalizione internazionale contro l’Is. Cosa risponde la Francia?
«Mosca vuole una coalizione dei volonterosi. Perchè no? Ma tra i volenterosi come si può includere Assad? Ricordatevi l’inizio del caos siriano: una manifestazione di giovani repressa in modo tale che il dramma si è propagato con violenze inaudite, l’utilizzo di armi chimiche, l’internazionalizzazione del conflitto. E oggi abbiamo 240mila morti, milioni di rifugiati, un paese martoriato. Non voglio sminuire la responsabilità mostruosa dell’Is. Ma come proponevamo già a Ginevra 1 (la prima conferenza sulla Siria, nel giugno 2012, ndr. ), la soluzione è un governo di unione nazionale ».
Un governo con membri del regime di Assad?
«Per evitare il crollo di un sistema, com’è accaduto in Iraq, bisogna conservare i pilastri dell’esercito e dello Stato. I negoziati devono puntare su due aspetti: servono elementi del regime e membri dell’opposizione che rifiutano il terrorismo».
La conferenza mondiale sul Clima è davvero l’ultima chance per salvare la Terra?
«È un negoziato vitale. Se non agiamo subito ci saranno conseguenze devastanti. Non centinaia di migliaia, ma milioni di persone saranno costrette a fuggire a causa di siccità , carestie, inondazioni, guerre. Superata una certa soglia del riscaldamento climatico, stimata ai 2 gradi per questo secolo, il fenomeno diventerà irreversibile ».
Cos’è cambiato rispetto alla conferenza di Copenhagen del 2009, che fu un fallimento?
«Ormai c’è una presa di coscienza. L’anno 2014 è stato il più caldo da sempre. E il 2015 potrebbe essere ancora peggio. Oggi esistono tutte le soluzioni finanziarie, tecnologiche per intervenire. Secondo l’economista Nicholas Stern, se non fermeremo il riscaldamento climatico ci sarà un impatto tra il 5 e il 20% del Pil mondiale nel 2050».
L’impegno preso dalla Cina è importante?
«Sì, la Cina è leader di quello che chiamiamo gruppo dei 77. Il suo impegno ha un considerevole effetto di trascinamento su altri paesi. Negli Stati Uniti, anche Barack Obama si è impegnato molto. Stati Uniti e la Cina sono i più grandi paesi produttori di gas a effetto serra. Quindi si tratta di un’evoluzione notevole ».
(da “La Repubblica”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
NELLA LETTERA, INVIATA A MONS. NOSIGLIA, MONETE DA 10 CENT
Nella sua buca delle lettere, l’altro ieri l’arcivescovo Cesare Nosiglia ha trovato una busta diversa dalle altre.
I mittenti sono un gruppo di clochard torinesi, che hanno raccolto 60 euro in monete da dieci centesimi e da uno o due euro, per i migranti che in questi giorni stanno raggiungendo l’Italia.
La lettera è scritta a mano, con qualche errore grammaticale.
Chi l’ ha scritta racconta all’arcivescovo la storia di un gruppo di senza fissa dimora che spesso si ritrovano insieme in una mensa della città e che un giorno, ascoltando il telegiornale, hanno saputo dell’appello alle famiglie di aiutare i profughi, ed è per questo motivo si sono attivati, hanno raccolto sessanta euro, li hanno messi in una busta portata in via dell’Arcivescovado.
Il testo ha solo la firma (senza cognome) di un clochard.
Perchè il loro desiderio è che la donazione rimanga anonima.
Nosiglia, che si è commosso non appena ha letto il contenuto della busta, ieri ha voluto ringraziare pubblicamente, con una seconda lettera, le famiglie e comunità che hanno accolto con generosità i rifugiati.
«Con la vostra disponibilità voi state testimoniando a tutti che cosa significa vivere l’amore più grande, il dono di Dio che ci fa tutti fratelli», scrive Nosiglia.
Per lui questo accogliere chi ha bisogno è una «proposta educativa molto concreta, e che va controcorrente rispetto ad una cultura che insegna ai giovani solo a soddisfare i propri desideri. E credere che al mondo ci siamo solo noi e i “nostri».
Dopo aver ringraziato La Caritas, la San Vincenzo, l’Ufficio Migranti e altre associazioni, l’arcivescovo scrive: «Persino, e devo proprio ricordarlo, sono arrivati i soldi da alcuni senza fissa dimora che hanno girato parte delle elemosine ricevute!».
Secondo Cesare Nosiglia «i poveri sanno cos’è la miseria, e per questo motivo esprimono la propria generosità aiutando altri poveri con amore incondizionato. In più, aiutando qualcuno a stare meglio, si sentono utili in questa società ».
Pierluigi Dovis, direttore diocesano della Caritas, racconta che questo non è certo il primo caso di solidarietà che proviene dagli homeless.
«Per il terremoto in Emilia Romagna un gruppo di clochard aveva raccolto alcune decine di euro e le aveva consegnate a noi – racconta Dovis – ed una signora torinese sotto la soglia della povertà tutti i mesi mi invia una busta contenente dieci euro per le persone in difficoltà ».
Cristina Insalaco
(da “La Stampa”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL SINDACO INAUGURA LA PRENESTINA BIS, FDI LO CONTESTA E LUI RISPONDE. “RAPPRESENTATE LA MAFIA”
Applausi ma anche contestazioni durante l’inaugurazione della Prenestina Bis, aperta dopo sei anni di
lavori.
A manifestare contro il primo cittadino alcuni esponenti del Comitato Tor Sapienza, sostenuti da Fratelli d’Italia, scesi in strada per protestare contro campi rom, roghi tossici e il degrado del quartiere, rimasto a loro avviso inalterato nonostante le promesse dell’amministrazione a un anno dalla ‘rivolta’ scoppiata in via Morandi. Polemiche e accuse a cui il sindaco ha risposto: “Ringraziamo i cittadini che con il simbolo di Fratelli d’Italia sono venuti a ricordarci che quando governavano loro i fondi finivano nelle tangenti e qui per 5 anni non si è fatto nulla. Grazie dunque per essere venuti a ricordarci che il partito della Meloni aveva il sindaco Alemanno indagato per associazione mafiosa – ha replicato Marino ai contestatori – Grazie per essere venuti a ricordarci che rappresentate la mafia, noi rappresentiamo i cittadini perbene, la città perbene, che quando mette un cartello che indica che in 6 mesi terminerà il lavoro lo fa. E lo fa non per cercare con i collaboratori di ottenere tangenti o di sprecare denaro pubblico, ma perchè vuole che i lavoratori possano migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini. Grazie – ha concluso Marino – a coloro che sono venuti qua perchè vogliono con la loro presenza marcare la differenza con la nostra amministrazione”.
Striscioni di contestazioni con le scritte: “Tor Sapienza non è la Malagrotta del Campidoglio”, e “Tor Sapienza Giubileo del degrado”, ma non solo.
Tra i cittadini c’è stato anche chi ha applaudito al sindaco durante l’inaugurazione della Prenestina Bis, un’opera da 14 milioni avviata nel 2009 che contribuirà a liberare dal traffico la zona compresa tra la Prenestina e la Casilina.
Il taglio del nastro quindi, accompagnato anche dall’assessore capitolino ai Lavori pubblici, Maurizio Pucci, e dal presidente del V Municipio, Gianmarco Palmieri, si è svolto in un clima da tifoserie contrapposte.
L’opera, costata 14 milioni, era stata avviata il 23 marzo 2009, ma a fine 2014 risultava completata solo per il 50%.
Il 7 marzo 2015 il sindaco aveva promesso l’apertura della strada entro settembre, installando in via Targhetti un tabellone luminoso che segnava i giorni mancanti al completamento dei lavori.
L’obiettivo dell’intervento è quello di risolvere “in maniera definitiva i problemi di viabilità – è stato spiegato – in una parte nevralgica del quadrante orientale della città “. La Prenestina bis è una bretella che corre parallela alla via Prenestina, che rappresentava l’unica infrastruttura viaria di collegamento inter e intraquartiere, offrendo quindi un percorso alternativo ai flussi di traffico, soprattutto quelli diretti verso il Grande raccordo anulare e l’esterno della città .
Entro novembre 2015, poi, la Prenestina-bis si allaccerà direttamente al Raccordo. Il primo cittadino ha voluto quindi “ringraziare i lavoratori che hanno consentito di consegnare l’opera in tempi così brevi. Oggi è un giorno di festa. Ora molte persone di quest’area della città potranno muoversi più facilmente, e questo significa che, guadagnando venti, trenta minuti di percorso ogni giorno, questo tempo in più potrà essere dedicato ai propri affetti, alla propria famiglia e a tutto quello che rende migliore la nostra qualità di vita”.
(da “La Repubblica”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
SPUNTA IL SOSTEGNO DELLA MALAVITA A TRE CANDIDATI: PIO ORLANDO, CASILLO E CARRINO
Che sia in lista col Pd o in Forza Italia, per la camorra è uguale.
Dal candidato, il clan cerca solo un accordo di reciproca convenienza. I voti della cosca sono a disposizione di chiunque. Purchè garantisca qualcosa in cambio: appalti, posti di lavoro, regalie.
L’ennesima conferma del principio fondante dei rapporti tra mafie e politica arriva da Napoli.
Nelle carte di una retata di 45 arresti di camorra nei quartieri Spagnoli, al culmine di un’inchiesta coordinata dalla dda dell’aggiunto Filippo Beatrice, tra storie di droga, armi, contraffazioni di scarpe Hogan e contrabbando di orologi Rolex e Cartier fasulli, spuntano a sorpresa le intercettazioni ambientali che dimostrerebbero il sostegno elettorale del clan dei ‘Picuozzi’ a tre candidati alle amministrative del 2011: Antonio Pio Orlando, in corsa al consiglio comunale con Forza del Sud, alleata del “Pdl per Gianni Lettieri”, Gennaro Carrino e Antonio Casillo, candidati alla prima Municipalità rispettivamente per il Pd e per Forza del Sud.
Dei tre, indagati per voto di scambio politico mafioso, l’unico ad essere eletto sarà Carrino, con 277 preferenze.
Hanno rischiato l’arresto, respinto perchè all’epoca lo scambio voti-favori non era previsto dalla norma penale in assenza di passaggio di denaro.
Le cimici piazzate nel 2010 dai carabinieri del comando Provinciale di Napoli a casa del boss Marco Mariano e nelle auto dei suoi fiancheggiatori hanno svelato conversazioni imbarazzanti.
I camorristi e i politici ragionano insieme di quanti voti siano necessari per eleggere i candidati di riferimento. Di appalti negli ospedali dove lavorano. Di come agganciare politici di peso.
Il 21 giugno 2010 Mariano conversa in auto con un presunto affiliato, C. R.
Gli chiede se conosce qualche assessore in Regione. Lui risponde facendo il nome di Pietro Diodato (non indagato, estraneo all’inchiesta), che peraltro è solo consigliere regionale e poi aggiunge che il segretario di Cesaro (Luigi Cesaro, deputato azzurro, non indagato ed estraneo all’inchiesta) aveva sposato una sua cugina e se avevano “un fatto legale, un fatto buono, lui ci può favorire sicuramente”.
Mariano a quel punto avanza una richiesta: una concessione, ad esempio una Napolipark a Caserta, a Benevento, ad Avellino.
Sono solo chiacchiere, e i politici tirati in ballo potrebbero essere vittime di millanterie.
Più significative le registrazioni dei colloqui a casa Mariano il 26 novembre 2010 e il 14 dicembre successivo.
Casillo (Forza del Sud) conversa col boss, che gli chiede, scrive il Gip Tullio Morello, “su quale struttura ospedaliera aveva la competenza Orlando (che è medico) e Casillo risponde con entusiasmo: li tiene tutti (…) “.
Mariano a quel punto fa i suoi calcoli e domanda “quanti voti fossero necessario a Orlando per essere eletto. Casillo rispondeva: “1500”. Mariano replicava 1500 voti dovremo contare famiglia per famiglia, noi dobbiamo essere sicuri di quello che facciamo”.
A dicembre a casa Mariano c’è anche il medico ospedaliero Orlando, anche lui candidato in Forza del Sud.
Il boss fa un discorso che non lascia spazio a equivoci: “Noi votiamo… tu vieni a prendere a Napoli amministrativamente, ci fa piacere… coma sta una gara d’appalto di 40, 50 o 100 milioni di euro noi non ci possiamo perdere le cose, dobbiamo essere all’altezza di potervi dire qua facciamo noi, però siccome ci vogliamo presentare per primi stiamo formando una società nuova di servizi, voi l’appaltate, sub appalto, noi portiamo le condizioni, naturalmente… l’appaltatore è amico del dottor Orlando, sub appalto a questu qua, che esce 100 posti di lavoro… voi fate le cose vostre senza rompere le scatole, nello stesso tempo noi abbiamo la possibilità materiale di sistemare le persone che vanno accomodate, di mettere una cosa di soldi perchè qua se non vendiamo i pacchi di Rolex…”.
Orlando “replicava: ‘un quadro ancora migliore, più roseo, te lo dico apertamente, noi non è che dobbiamo fare un tentativo, noi dobbiamo andare… perchè nel 2012 qua arrivano una marea di miliardi di euro per conto del settore.. ed io ci devo stare sopra”.
Orlando uscirà deluso dalle urne e intercettato al telefono il 17 maggio, se ne lamenta così: “Mi aspettavo un botto sui quartieri Spagnoli, hanno votato pochissime persone”.
Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 22nd, 2015 Riccardo Fucile
IL MONDO LIBERALE E IL DIRITTO DI ESPRIMERSI
Si possono non condividere le parole di uno scrittore che benedice il sabotaggio della Tav e l’uso di
cesoie per tagliare le reti di un cantiere.
Ma da qui a chiedere otto mesi di reclusione per chi le ha pronunciate, come ha appena fatto il pubblico ministero di Torino, passa un mondo.
Il mondo laico e liberale che abbiamo ereditato senza troppi meriti e di cui la libertà di opinione costituisce un caposaldo.
Il mondo tollerante ed evoluto che fece dire a Voltaire: non la penso come te, però sono pronto a morire per difendere il tuo diritto di esprimerti.
Se Erri De Luca si chiamasse Enrico De Lucia, nessuno si sarebbe sognato di portarlo in tribunale.
Applicando lo stesso metodo a tutte le istigazioni a delinquere più o meno anonime che si leggono sul web bisognerebbe imbastire milioni di processi.
Senza contare che De Luca ha additato come nemica un’opera pubblica, non una vita umana.
Questa storia fatta di parole non doveva finire in un dibattimento, ma in un dibattito. Nell’aula di un convegno De Luca sarebbe stato un relatore come gli altri.
In un’aula di giustizia diventa subito una vittima.
E la condizione di vittima infonde paradossalmente più forza e visibilità proprio alle parole che qualcuno considera talmente pericolose da giustificare la galera.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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