Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
LE SPESE ALLA PROVINCIA, MENTRE IL SUO COMUNE NEGA LA TRASPARENZA
Dalla pizzeria “Far West” di Pontassieve all’hotel Raphael di Roma. 
Dalle pizze mangiate a cento metri dalla casa dove vive con moglie e figli all’albergo simbolo di Tangentopoli: Bettino Craxi qui soggiornava nella Capitale e qui venne bersagliato con le monetine.
Il Raphael, Renzi lo frequentava ai tempi della Provincia insieme al già allora fidatissimo Luca Lotti — capo gabinetto assunto a chiamata in Provincia — era ospitato con la carta di credito dell’ente pubblico in uso a Matteo Renzi.
È tutto rendicontato grazie al lavoro della Corte dei conti e della Procura di Firenze che nel 2012 avviarono una verifica a tappeto sulle spese di rappresentanza dell’allora presidente della Provincia. Spese che non sono mai state pubblicate online.
Così come non sono stati ancora resi noti i dettagli di quelle sostenute da Renzi sindaco e, anche di questi, on-line non esiste alcuna traccia, se non poche voci generiche.
Da una settimana il Fatto chiede al premier di rendere trasparenti le sue spese, così come ha fatto l’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, prima di essere costretto a dimettersi anche per le incongruenze nelle ricevute che aveva pubblicato.
Renzi preferisce non risponderci.
Ieri, intervistato a Radio24 , ha sostenuto che “la vicenda sui miei scontrini è totalmente inventata”, aggiungendo: “Trovo abbastanza imbarazzante che, a fronte di una vicenda totalmente inventata, da una settimana io debba rispondere su queste questioni”.
Quando ha risposto? Non si sa.
Basterebbe rendere noti i dettagli delle spese sostenute
Non risponde neanche ai consiglieri di opposizione del Comune di Firenze. Ancora ieri, infatti, alle quattro richieste (di cui tre andate a vuoto) presentate da Tommaso Grassi di Sel, se n’è aggiunta una quinta firmata dal Movimento 5 Stelle.
Sono parcheggiate sulla scrivania del direttore generale di Palazzo Vecchio.
L’ufficio di gabinetto dell’attuale sindaco, Dario Nardella, contattato ieri dal Fatto, ha spiegato che non ha ancora dato seguito alle richieste perchè “chi gestisce gli uffici sta valutando se è tenuto per legge” a consegnarli. In pratica: se sono obbligati.
E comunque “abbiamo trenta giorni di tempo per rispondere”.
Forse farà prima la Corte dei conti, che a seguito dell’inchiesta del Fatto ha aperto un fascicolo per approfondire la legittimità delle spese di rappresentanza sostenute in Comune.
Nell’attesa , siamo andati a spulciare ancora i dettagli dell’indagine sulle spese della Provincia svolta dai magistrati contabili e dalla procura nel 2012.
Il materiale è sterminato, così ci siamo limitati a considerare l’uso della carta di credito nel solo anno 2007.
Una carta nuova di zecca: prima dell’avvento di Renzi, l’ente non aveva una carta di credito.
La introduce la delibera numero 26 con “una garanzia di 10 mila euro”.
Il 2 aprile successivo però la Provincia aumenta la garanzia di altri 10 mila euro con la delibera numero 552.
Tra la miriade di trasferte, viaggi, cene, ci siamo soffermati su due elementi: le cene pagate dalla Provincia alla pizzeria “Far West” di Pontassieve — dove Renzi mangia sempre con una, due, massimo tre persone, spendendo sempre cifre inferiori ai 60 euro — e le lussuose trasferte a Roma, invece, in stile prima Repubblica.
Maurizio Mandola è il titolare della “Far West” nonchè amico di famiglia Renzi.
Gli chiediamo se Renzi ha mai portato qualche politico nazionale noto, qualche parlamentare.
Impossibile chiedere al ristoratore uno sforzo di memoria fino al 2007, quando Renzi usa la carta di credito della Provincia per pagare sette cene, quasi tutte di lunedì sera e per un massimo di quattro commensali.
Le motivazioni fornite come giustificativo recitano tutte la medesima dicitura: “Incontro di rappresentanza istituzionale ”.
L’8 febbraio aggiunge “parlamentari della Repubblica”, eppure, da quanto risulta dalla sua agenda e dalle agenzie di stampa dell’epoca, Renzi quel giorno aveva solo un appuntamento allo stadio Franchi di Firenze. Con chi cena?
Il 16 aprile aggiunge “organi consolari”. Ha portato dei diplomatici a mangiare una pizza a Pontassieve?
Ancora: martedì 13 novembre nel giustificativo aggiunge “stampa locale”.
A Pontassieve non esiste neanche una radio. Con chi era?
Complessivamente spende poco meno di 300 euro per sette cene.
A Roma in un colpo solo
La sera del 18 aprile 2007, Renzi striscia la carta di credito della Provincia al ristorante da “Alceste al buon gusto”, a pochi passi da piazza Navona: 280 euro per 4 coperti.
In realtà il totale è 304, ma il titolare fa un piccolo sconto, visto che già una settimana prima (il 10 aprile) il Rottamatore aveva cenato spendendo 206 euro in due.
Il 21 aprile cambia e va a “Le Grotte”: totale 210 euro.
Coò su cui sembra non avere dubbi è l’albergo: a Roma scende solo al Raphael, in stanze da 200 a 350 euro a notte.
L’11 aprile salda un conto di 226 euro, il 19 aprile 253 euro, il 22 aprile altri 769 euro, il 14 giugno 485 euro e altri ancora fino al 15 dicembre, quando paga 616 euro per due alloggi: uno a nome suo e uno per Luca Lotti.
Insieme all’attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Renzi va anche a Milano. E l’albergo scelto è un bellissimo quattro stelle della catena Monrif immerso in pieno centro: l’Hermitage.
Il 13 febbraio — l’anno è sempre il 2007 — la carta di credito della Provincia copre una spesa di 568 euro.
Il 14 settembre successivo, invece, si ferma a 404 euro. Poche settimane dopo, il 28 settembre, Renzi torna ma questa volta da solo e spende 202 euro.
Nel capoluogo lombardo il premier non trova un ristorante di suo gradimento tanto che cambia con frequenza ma apprezza “Il vecchio porco” dove il 13 settembre in due, presumibilmente con Lotti, spende 88 euro.
O meglio: li spende la Provincia.
Questi e molti altri scontrini e fatture, come detto, sono state recuperate dalla Corte dei Conti e dalla Procura: perchè Renzi non fornisce i dettagli delle spese di rappresentanza che ha sostenuto da sindaco di Firenze?
Sicuro che sia tutta un’invenzione?
Davide Vecchi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
LA LETTERA IMMAGINARIA DI RENZI A BERLUSCONI IN CUI RICONOSCE DI ESSERSI MACCHIATO DI “CONCORRENZA SLEALE”
“Caro Silvio, è un po’che non ci vediamo, ma i molti amici che abbiamo in comune mi assicurano che godi di ottima salute, anche se rosichi perchè ti sto rubando il mestiere di leader di Forza Italia. Proprio per questo ti scrivo: per scusarmi con te della concorrenza sleale.
Ricordi quando mi proponesti di passare dalla tua parte come tuo delfino?
Rifiutai — ora te lo posso dire — perchè avevo un’idea migliore: fare le stesse cose che facevi tu, o che volevi fare tu, o che avevi fatto tu e ti avevano cancellato i successori e la Consulta, ma da leader del Pd, visto che il mio partito — non per merito mio — è arrivato primo alle ultime elezioni, mentre il tuo solo terzo
Quando la Bce, nell’agosto 2011, ti mandò la famosa lettera con le leggi di austerità da approvare, tu dicesti più o meno che l’Europa doveva farsi i cazzi suoi, mentre io dichiarai al Sole 24 Ore(26.10.2011): “Mi ritrovo nella lettera della Bce. E non condivido l’atteggiamento prevalente del Pd che invoca l’Europa quando conviene e ne prende le distanze se propone riforme scomode. Dobbiamo essere coerenti: sulle pensioni è stato un errore del governo Prodi abolire lo scalone-Maroni. Ora ci ritroviamo al punto di partenza. Sono per estendere a tutti il contributivo: non è pensabile che a fronte di un allungamento dell’aspettativa di vita non si faccia nulla. Chiedere a un lavoratore di lavorare un anno o due di più per avere un asilo nido in più, credo sia equo”.
Ora tuono un giorno sì e l’altro pure contro l’austerità e dico all’Europa, che pretende addirittura il rispetto degli impegni sul deficit, di farsi i cazzi suoi.
Avevi ragione tu, scusami.
Quando il governo Letta, di cui eri alleato indispensabile, obbedì al tuo diktat di cancellare l’Imu sulla prima casa per il 2013, mi scatenai (20.5): “È una cambiale pagata a Berlusconi. Io avrei agito sull’Irpef. L’Imu è il meccanismo che Berlusconi ha avuto per rientrare sulla scena politica, complice un centrosinistra che ha dormito”. Infatti diedi tempo a Letta di rimettere l’Imu con un altro nome (Tasi), poi lo feci fuori per abolirla io, come avevi già fatto tu prima che Monti la ripristinasse.
Ora te lo posso dire: avevi ragione tu, scusami.
Ai tempi di Letta, dopo la sentenza della Consulta sul Porcellum che delegittimava le Camere uscite dalle urne nel 2013, tu dicevi che il governo di larghe intese doveva durare l’intera legislatura.
Io invece affermavo (20.5. 2013) che, “fatte la legge elettorale, alcune cose semplici e urgenti per l’economia, bisogna andare a votare al più presto, anche per farla finita col centrodestra e il centrosinistra che fingono di fare a botte come nel wrestling, e poi fanno le cose insieme”.
Ma era solo per logorare Letta e prenderne il posto: infatti ora dico anch’io che la legislatura deve arrivare alla scadenza naturale, e chissenefrega della Consulta e del Parlamento delegittimato (anche perchè con l’Italicum abbiamo resuscitato tutto il peggio del Porcellum).
Avevi ragione tu, scusami.
Quando tu governavi, noi del Pd ti accusavamo di favorire l’evasione fiscale e votammo con entusiasmo la legge di Monti che riduceva a mille euro il tetto per i pagamenti cash. Ora l’ho riportato a 3 mila euro, come ai bei tempi tuoi. Se l’avessi fatto tu, ti avremmo lapidato in piazza.
Avevi ragione tu, scusami.
Quando, nel 2001, mandasti l’esercito a bombardare l’Afghanistan, ti accusammo di essere un guerrafondaio agli ordini di Bush. Ora Obama mi ha ordinato di restare a Kabul e io gli ho subito obbedito
Avevi ragione tu, scusami.
Quando il tuo governo pagava i riscatti ai terroristi per far liberare gli ostaggi italiani in Iraq e Afghanistan, noi ti accusavamo di incoerenza. Ora abbiamo pagato 11 milioni ai terroristi per liberare due cooperanti rapite in Siria.
Avevi ragione tu, scusami.
Quando, nel novembre 2013, criticavi la legge Severino che imponeva la tua decadenza da senatore dopo la tua condanna definitiva, andai a Porta a Porta e dissi che bisognava rispettarla e che per te era game over.
Ora ce ne infischiamo della legge Severino che impone la sospensione degli amministratori locali condannati in primo grado, infatti abbiamo fatto eleggere il condannato e sospeso Vincenzo De Luca a governatore della Campania e per giunta chiediamo le dimissioni della giunta lombarda anche se il presidente Maroni e il vicepresidente Mantovani non sono stati condannati.
Avevi ragione tu, scusami.
Nel 2006, quando tu scassasti la seconda parte della Costituzione a colpi di maggioranza per dare più poteri al premier a scapito del Parlamento, io firmai l’appello degli amministratori toscani per il Comitato del No, che poi vinse il referendum confermativo e cancellò la tua riforma.
“Dieci sono le ragioni per votare NO”, scrivevamo nel documento: “Un NO a una riforma che stravolge la nostra Costituzione riscrivendo ben 53 articoli… un NO per fermare il progetto che conferisce al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rende sostanzialmente inamovibile . . . ”.
Ora ho appena scassato la Costituzione a colpi di minoranza riscrivendone ben 45 articoli e, complice l’Italicum, ho conferito al premier poteri che nessuno Stato democratico prevede e lo rendono sostanzialmente inamovibile.
Ovviamente stavolta guiderò i comitati del Sì al referendum.
Avevi ragione tu, scusami”.
Marco Travaglio
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI CEDE AL PRESSING DI OBAMA: CI COSTERA’ 150 MILIONI DI EURO
Il governo conferma: a differenza di quanto previsto, i nostri soldati resteranno in Afghanistan
anche nel 2016 come ci chiedono pressantemente l’Alleanza atlantica e l’Amministrazione Usa. Non se ne parla, invece, d’impegnarsi per il 2017.
Dentro l’Esecutivo, peraltro, c’era chi frenava e avrebbe voluto concedere soltanto sei mesi. Ma tant’è. La risposta di Roma probabilmente deluderà Washington.
È Matteo Renzi in persona ad annunciare, in un passaggio del suo discorso all’Università di Venezia, che l’Italia sta «decidendo in queste ore» quale posizione tenere in Afghanistan. «Avete sentito tutti cosa ha detto il presidente Obama», dice il premier.
Già , tutti hanno saputo che Obama, di malavoglia, ha dovuto confermare la presenza dei marines per il 2016 e il 2017.
Rispetto alle richieste dei suoi generali, ha dimezzato le presenze, ma l’annunciato ritiro totale degli americani non ci sarà .
Con l’occasione, Obama ha anche detto che conta sulla presenza in Afghanistan degli alleati
Italiani e tedeschi
Sono una quarantina i Paesi presenti con proprie truppe in Afghanistan, eppure l’appello è rivolto essenzialmente agli italiani e ai tedeschi.
Si consideri infatti che i francesi sono già rientrati in patria da un paio di anni, gli spagnoli stanno smobilitando, gli inglesi hanno mollato la posizione di Helmand e c’è soltanto un contingente di circa 200 soldati a Kabul
Il pressing è per gli italiani, insomma, perchè i nostri militari sono molto apprezzati per il lavoro che svolgono sul terreno, ma soprattutto per una questione politica e simbolica: gli americani temono di restare soli in quel pantano.
Perciò è nato questo riferimento afghano, con sottolineatura di come vanno davvero le cose, nel discorso di Renzi a Venezia.
«Stiamo valutando in queste ore se prolungare di un altro anno la nostra presenza in Afghanistan, come ci è stato chiesto dall’amministrazione americana».
Un altro anno a Herat, allora? A questo punto è scontato. La Difesa, però, è in affanno.
La missione costa 150 milioni di euro all’anno, altri 120 milioni (come da impegni presi nel summit Nato Chicago 2012: ma a quel tempo eravamo sicuri di rientrare nel 2014) li versiamo per pagare gli stipendi dell’esercito afghano, e Roma vorrebbe concentrare quei soldi sul Mediterraneo, che è la nostra vera priorità .
Se mai partisse la missione di «peace keeping» in Libia, poi, uomini e mezzi sarebbero chiamati a un nuovo impegno gravoso.
Le difese della Russia
È un fatto, comunque, che la Nato ritiene molto pericolosa la situazione in Afghanistan.
Un ritiro completo degli occidentali, mancando oltretutto il supporto aereo, potrebbe spingere l’esercito regolare di Kabul al collasso.
E non solo l’Alleanza atlantica vede una realtà pericolante. Putin ha deciso ieri di mandare truppe alla frontiera tra Afghanistan e Tagikistan.
«Terroristi di varia natura – ha spiegato il presidente russo – stanno guadagnando sempre maggior influenza e non nascondono i loro piani per una ulteriore espansione. Uno dei loro obiettivi è quello di irrompere in Asia centrale. Dobbiamo essere pronti a reagire».
Francesco Grignetti
(da “La Stampa”)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
HAI LA CORRENTE ELETTRICA? LO STATO “PRESUME” TU ABBIA ANCHE LA TV…. E’ L’INVERSIONE DELL’ONERE DELLA PROVA
Se in casa hai la corrente elettrica allora hai anche la tv, quindi devi pagare il canone Rai.
La parola chiave dell’ articolo 12 della legge di Stabilità sulla tv pubblica è «presunzione».
Lo Stato, d’ora in avanti, presume che chi abbia l’ elettricità abbia anche «un apparecchio radio-ricevente», vecchia definizione risalente al regio decreto del ’38 che il governo non modifica ma integra con questa aggiunta: «La presunzione (di possedere in casa un apparecchio radioricevente, ndr ) sussiste in caso di esistenza di una utenza per la fornitura di energia elettrica ad uso domestico con residenza anagrafica presso il luogo di fornitura».
Il canone Rai viene portato da 113,50 a 100 euro (95 nel 2017, promette Renzi), e sarà diviso in rate con scadenza da definire. Si pagherà una volta sola anche se si hanno più case.
I termini, i criteri e le modalità per il pagamento del canone saranno definiti con decreto legge «sentita l’ Autorità per l’ Energia» (che è piuttosto scettica e ha detto di essere disponibile solo a «soluzioni praticabili») «da adottare entro 45 giorni dall’ entrata in vigore della legge di Stabilità », e dunque non si può prevedere quando perchè di mezzo c’ è l’ iter in Parlamento.
«Il gestore del servizio di fornitura di energia elettrica — si legge nella bozza — non opera come responsabile di imposta ed è tenuto ad informare con cadenza bimestrale l’Agenzia delle Entrate al fine dell’ attivazione delle procedure di recupero». In sostanza, ai morosi del canone non verrà staccata la corrente, ma saranno segnalati al Fisco.
La sanzione amministrativa per chi evade è fissata pari a cinque volte la cifra evasa, spiega il Quotidiano energia che ha pubblicato l’ intera bozza. La multa corrisponde a 500 euro, se si è evaso solo un’ annualità di canone, altrimenti anche di più (ma Anzaldi del Pd frena: «Non sarebbe accettabile, lo cambieremo», mentre il Codacons prepara i ricorsi e i gestori elettrici restano in fibrillazione).
Ma per il premier la norma è «al riparo da impugnative».
Il vero cambiamento è l’ inversione dell’ onere della prova, col quale il governo punta a recuperare l’ evasione del canone, stimata al 27%.
Fino ad oggi si riceveva un bollettino che finiva in molti casi direttamente nel cestino, il nuovo meccanismo è completamente diverso.
Il canone verrà infilato direttamente nella prima bolletta che riceveremo, e solo dopo potremo chiedere di esserne esentati, se in grado di dimostrare di non possedere alcun apparecchio per la ricezione tv (gli over 75 restano esentati).
«Per i titolari di utenza elettrica, il pagamento del canone avviene previo addebito sulle fatture, di cui costituisce distinta voce».
Per superare la «presunzione di possesso» bisognerà prendere carta e penna (dunque «uscire allo scoperto», gongolano già in Rai) e scrivere all’ Agenzia delle entrate tramite un’ autocertificazione («Io sottoscritto dichiaro di non possedere etc…»), «la cui mendacia comporta effetti anche penali» specifica il governo.
Significa che chi ha in casa una tv ma non vuole pagare deve rischiare, se vuol farsi togliere le rate dalla bolletta, un controllo con conseguente multa di 500 euro e pure denuncia penale per aver dichiarato il falso.
Il governo scommette che chi prima non pagava, pur avendo la tv, ora pagherà .
Non è chiaro se chi ha soltanto un computer in casa sia esentato dal canone, anche se il computer permette la visione in streaming dei programmi Rai.
A leggere le specifiche Rai sembra di sì.
Potrebbe essere questo l’ escamotage per gli irriducibili del no al balzello Rai.
Paolo Bracalini
(da “Il Giornale”)
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Ottobre 17th, 2015 Riccardo Fucile
REGIONI, VOTA SOLO L’ISCRITTO
Fermi tutti, c’è un partito da ripensare. Una commissione sulla ” forma-partito” al lavoro da
mesi per cambiare lo statuto.
E modificare – prima di ogni altra cosa – lo strumento principe del partito democratico: le primarie. A partire da quelle regionali, che verranno riservate ai soli iscritti.
Mentre per quelle nazionali si pensa a un albo degli elettori e per le primarie di coalizione, anche nelle amministrative, a una regola che consenta di candidarsi a un solo esponente del Pd.
Il primo segnale è arrivato ieri con una lettera inviata dal vicesegretario Lorenzo Guerini a presidenti e segretari dell’assemblea del partito di Puglia, Liguria e Veneto. Sono le regioni in cui – per diversi motivi – era previsto un avvicendamento ai vertici. Nelle prossime settimane dovevano tenersi dei congressi che sono ora rimandati alla primavera 2016, in attesa che le cose cambino, e che tutti possano adeguarsi. “Attualmente i segretari regionali e le relative assemblee si eleggono nello stesso modo in cui si eleggono il segretario e l’assemblea nazionale – scrive Guerini – quindi, onde evitare che si possa eleggere un segretario regionale con regole che si dovessero rivelare superate dopo breve tempo, e soprattutto per evitare che segretari e assemblee possano essere eletti con regole difformi da regione a regione, viene stabilito che l’elezione dei segretari regionali e le relative assemblee della Liguria, della Puglia, del Veneto, e di tutte quelle regioni che dovessero eventualmente trovarsi nella medesima condizione avverrà in un arco temporale compreso tra il primo marzo e il 31 maggio 2016”.
Oltre cinque mesi di stop, per una ragione molto precisa.
A gennaio si riunisce l’assemblea nazionale del partito.
E al Nazareno, è allo studio una modifica dello statuto che restringa ai soli iscritti la possibilità di votare alle primarie per l’elezione dei segretari regionali.
È il primo passo di una revisione molto più profonda dell’istituto con cui il Pd è nato e su cui ha fondato la sua identità .
Non è un caso che, a lettera ricevuta, il governatore della Puglia Michele Emiliano (uno di coloro che devono essere sostituiti alla guida del partito regionale) avverta con un tweet: “Il Pd compie 8 anni. Nacque grazie al rivoluzionario metodo delle primarie. Nessuno osi cambiare lo strumento essenziale della nostra Storia”.
A ben guardare, è proprio quello che sta accadendo.
L’insofferenza tra i dirigenti del partito è esplosa dopo il fallimento dell’esperienza di Ignazio Marino a Roma, ma era già montata alle scorse amministrative (in Liguria Raffaella Paita vinse le primarie, Sergio Cofferati andò via in polemica denunciando irregolarità , poi lei perse le elezioni; a Venezia, dove il vincitore della consultazione aperta fu il più radicale Felice Casson, l’esito finale è stato comunque la sconfitta alle comunali).
Per ora, la sconfessione dello strumento che ha portato lo stesso Matteo Renzi alla guida del partito dovrebbe avvenire con nuovi accorgimenti: a parte quello che riguarda i segretari regionali, alle prossime primarie per il segretario nazionale e a quelle per scegliere i candidati sindaci si vuole introdurre un ” albo degli elettori” (che dovebbe partire già alle prossime comunali a Roma, Milano e Napoli).
Non proprio una chiusura ai soli iscritti, ma un restringimento del campo che – in altri tempi – i renziani non avrebbero mai avallato.
Un’altra regola riguarderebbe le primarie di coalizione, alle quali si pensa di far correre a un solo candidato del Pd.
Basta guerre fratricide, insomma.
Anche se, per questo, un nuovo statuto potrebbe non bastare.
Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica”)
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