Destra di Popolo.net

ECCO GLI ONOREVOLI CHE HANNO RICEVUTO PIU’ SOLDI

Gennaio 25th, 2016 Riccardo Fucile

I FINANZIAMENTI DICHIARATI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE SONO POCHI…TRA IMMOBILIARISTI, COSTRUTTORI E LOBBY VARIE… A DESTRA CHI HA FINANZIATO GASPARRI, BOCCHINO, SALTAMARTINI E LA MELONI

Nemmeno le campagne elettorali sono più quelle di una volta. Sono lontani i tempi in cui un signore delle preferenze come Pier Ferdinando Casini, nel lontano 1992 e con una Democrazia cristiana a un passo dell’abisso, riusciva a raccogliere quasi mezzo miliardo di vecchie lire (e 50 mila voti, secondo a Bologna solo ad Achille Occhetto). Davvero una bella somma se si considera che, secondo i parametri Istat, quella cifra ammonterebbe oggi a 400 mila euro.
Fra disaffezione crescente, portafogli sgonfiati dalla crisi e liste bloccate del Porcellum, l’ultima campagna elettorale è stata assai spartana: stando ai rendiconti depositati, gli eletti al Parlamento avrebbero ricevuto dai privati appena 3 milioni.
In realtà , stando ai dati della Tesoreria della Camera, sono molti di più.
Anche perchè solo 7 parlamentari su 10 hanno depositato il consuntivo come impone la legge e, di questi, il 41 per cento ha affermato di non aver ricevuto contributi. Disamore o meno, non tutti i candidati sono stati snobbati dagli elettori. Al contrario, una piccola pattuglia è riuscita a raccogliere cifre ragguardevoli, come mostra questa elaborazione dell’Espresso realizzata sulla base di dati Openpolis e di Montecitorio.
VIVA GLI SPOSETTI
Il candidato più sostenuto economicamente, con oltre 262 mila euro, è stato il senatore Pd Ugo Sposetti (che poi ne ha girati 40 mila al partito), per anni tesoriere dei Democratici di sinistra e attualmente dell’omonima Fondazione che amministra il milionario patrimonio immobiliare appartenuto al Pci e poi passato alla Quercia. L’assegno più sostanzioso (50 mila euro) lo ha staccato la Pca, una società  di brokeraggio dei fratelli Gavio, i costruttori piemontesi poi divenuti anche re delle autostrade del Nord-ovest grazie alle concessioni ottenute.
Altri 38 mila euro (8 mila per la stampa di materiale elettorale) sono arrivati invece dalla Federazione italiana tabaccai (Fit), che rappresenta gli interessi dei rivenditori di generi di monopolio e, come specifica sul suo sito , “segue con attenzione l’attività  dei due rami del Parlamento e del governo”.
La Fit, dal canto suo, ha erogato anche 10 mila euro al finiano (non eletto) Italo Bocchino.
Fra i finanziatori di Sposetti, con 10 mila euro, c’è pure la Cpl Concordia, la coop modenese coinvolta nell’inchiesta sulle presunte tangenti per la metanizzazione dell’isola d’Ischia. Stessa cifra è arrivata anche dalla Milano 90 del costruttore Sergio Scarpellini, da cui la Camera affitta (a suon di milioni) i vari palazzi Marini che ospitano gli uffici degli onorevoli.
CARO CANDIDATO
Vari nomi noti si ritrovano anche tra i finanziatori del presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre, secondo in graduatoria con 225 mila euro.
E particolarmente amato dagli immobiliaristi, a scorrere l’elenco dei sostenitori.
A cominciare dai 50 mila euro della holding Sorgente group, attiva nella finanza immobiliare e proprietaria, fra l’altro, della Galleria Alberto Sordi, a due passi da Palazzo Chigi e Montecitorio.
E ancora: 15mila euro dal gruppo Cepu e 30 mila dall’Isvafim dell’imprenditore napoletano Alfredo Romeo (concessionario della manutenzione e gestione del patrimonio pubblico in molte città ), altrettanti dalla Colonna prima (pure questa una società  immobiliare) e dal gruppo Navarra costruzioni (che ha erogato15 mila euro anche a Giorgia Meloni, un gradino fuori dalla top ten con quasi 60 mila euro raccolti).
Come Sposetti, anche Latorre dopo le elezioni ha versato 40 mila euro al partito. Probabilmente la parte restante dei contributi privati ricevuti.
Assai più “pop” la campagna elettorale di Enrico Letta, che ha potuto contare su molte sottoscrizioni da mille e duemila euro. Totale: 116 mila euro.
Dopo il voto, divenuto presidente del Consiglio, parte dei fondi raccolti e presumibilmente avanzati sono stati versati al partito (45 mila euro), mentre altri 47 mila euro sono andati   all’associazione 360 , uno dei think tank a lui riconducibili.
Il più generoso con Letta è stato Francesco Merloni, l’imprenditore fondatore della Indesit (con 35 mila euro). E nei mesi scorsi l’ex premier ha ricambiando, omaggiando l’imprenditore con la sua presenza alla festa per i suoi 90 anni .
Fra i tanti contributi, nell’elenco figurano anche 15 mila del patron dell’acciaieria Foroni e i 10 mila della Inergia spa, che ha realizzato e gestisce una dozzina di impianti eolici in Puglia.
FRA RINNOVABILI E MATTONI
E proprio le rinnovabili appaiono anche nella lista di contributi elettorali del ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che – travolto dal tonfo dell’Udc – non è riuscito a essere eletto malgrado i 90 mila euro raccolti.
Ma il destino, ora che si occupa anche di green economy, lo ha portato comunque sulla strada di uno dei suoi principali finanziatori (con 20 mila euro): la Seci, colosso del gruppo Maccaferri, che ha in piedi un progetto da mezzo miliardo per trasformare i vecchi zuccherifici Eridania in produttori di energia da biomasse .
Un nome, quello della società  per azioni, che ritorna (con 30 mila euro) anche fra i supporter di un altro parlamentare bolognese della top ten: Luigi Marino, eletto con Monti e ora passato proprio con Ncd-Udc.
Buona parte del denaro ricevuto da Maurizio Gasparri è arrivato invece dalla Telit Communications (25 mila euro), da cui nel 2006 fu nominato amministratore non esecutivo un anno e mezzo dopo aver smesso i panni di ministro delle Comunicazioni. E ancora: l’Immobiliare Vittadello (15 mila), la società  di produzione Albatross Entertainment (15 mila), oltre a 5 mila a testa da Federfarma e Delta Petroli.
Come mostrano i casi di Sposetti e Latorre, il mattone resta comunque il ramo più attivo nei finanziamenti alla politica.
Erogazioni da questo campo spuntano infatti anche per la leghista Barbara Saltamartini. Per lei, 10 mila euro dalla Stile costruzioni, che nella capitale ha realizzato due hotel Hilton e uno degli Sheraton.
A guidarla, Luigi Rebecchini, figlio del sindaco della grande espansione (e cementificazione) di Roma negli anni ’50.
A favore dell’alfaniano Mario Dalla Tor vanno annoverati i 20 mila della Secis (ristrutturazione di immobili), i 15mila della Rossi Renzo Costruzioni e i 10 mila dell’armatore Giancarlo Zacchello, in passato presidente dell’autorità  portuale della Laguna.
E IO PAGO
Fra chi ce l’ha fatta e ora siede in Parlamento, tuttavia, non c’è solo chi prende. Ma pure chi dà . Di tasca propria. E le cifre, anche in questo caso, sono ragguardevoli.
L’ex ministro Ignazio La Russa, ad esempio, ha speso quasi 79 mila euro per la campagna elettorale. Tanto denaro si giustifica anche con gli eventi politici: l’addio al Pdl assieme a Giorgia Meloni e l’incognita delle urne dopo il varo di Fratelli d’Italia.
A seguire, con poco meno di 60 mila euro, Ilaria Borletti Buitoni, nominata sottosegretario alla Cultura in quota montiana da Letta e confermata da Renzi.
Ma si tratta di una inezia, a ben vedere: in campagna elettorale la manager ha staccato a favore di Scelta civica un mega-assegno da 710 mila euro. Un record, tanto da valerle il primato.

Paolo Fantauzzi
(da “L’Espresso”)

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I GIORNI DELL’IRAN: ROHANI IN ITALIA, ACCORDI DA 17 MILIARDI

Gennaio 25th, 2016 Riccardo Fucile

“VIAGGIO STORICO” DEL LEADER IRANIANO: VEDRA’ MATTARELLA, RENZI E PAPA FRANCESCO

Il viaggio in Italia e in Francia “avviene dopo l’accordo sul nucleare e la fine delle sanzioni, e quindi arriva in un momento storico”.
A dirlo, lasciando Teheran per volare a Roma, è lo stesso presidente iraniano Hassan Rohani, che incontrerà  oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il premier Matteo Renzi.
“Vogliamo trarre massimo profitto per lo sviluppo del Paese e l’occupazione dei giovani, rafforzando la cooperazione economica e facilitando gli investimenti delle società  italiane e francesi”, ha sottolineato il capo dello Stato, citato dalla tv iraniana. Accompagnato da una foltissima delegazione — 120 tra imprenditori e dirigenti delle aziende pubbliche e sei ministri – Rohani ha annunciato la firma di “documenti importanti, road map a medio e lungo termine con Italia e Francia”.
Secondo indiscrezioni riportate dal Financial Times, a Roma saranno siglati accordi per 17 miliardi di dollari, mentre in Francia verrà  suggellato il patto per l’acquisto di 114 airbus.
Del bottino italiano, Saipem dovrebbe fare la parte del leone – è attesa un’intesa da 5 miliardi — ma affari d’oro sono in vista anche per Ferrovie dello Stato, Danieli, Condotte, Gavio e Fincantieri.
La cifra complessiva di 17 miliardi sarà  raggiunta anche grazie ad alcuni accordi “al buio”, vale a dire settori e opere in cui il governo iraniano si impegna a chiudere appalti con aziende italiane.
L’agenda di Rohani prevede prima un incontro con Mattarella attorno alle 12, seguito da un pranzo al Quirinale (rigorosamente senza vino).
Nel pomeriggio il presidente iraniano vedrà  Renzi; seguirà  una cena con vista sui Fori. Martedì mattina Rohani interverrà  al forum Italia-Iran organizzato da Confindustria e Ice insieme all’ambasciata iraniana. Alle 11 sarà  ricevuto da Papa Francesco in Vaticano.
Mercoledì mattina la visita in Italia si concluderà  con una conferenza stampa. Atteso anche un incontro con l’ad dell’Eni, Claudio De Scalzi.
Pur non potendo prescindere dai grandi temi politici, la visita a Roma del presidente iraniano sarà  soprattutto focalizzata sul rilancio della cooperazione tra i due paesi. Non solo petrolio ed energia, ma anche trasporti, infrastrutture, costruzioni.
Dopo la fine delle sanzioni contro Teheran, infatti, Roma guarda con interesse al grande mercato persiano e non vuole perdere l’opportunità  di ritornare il primo partner commerciale dell’Iran.
L’obiettivo è riportare l’interscambio con l’Iran ai livelli del 2010, ovvero a 7 miliardi di euro, e l’export a 2,5 miliardi entro il 2018. Una cifra che nel 2014 è scesa a 1,596 miliardi (con un saldo positivo per l’Italia di 714 milioni). Si prevede, inoltre, che il sistema bancario iraniano possa rientrare nel sistema Swift entro uno-due mesi, permettendo così il ritorno delle normali transazioni finanziarie internazionali finora impedite dalle sanzioni.
Il settore economicamente più rilevante è ovviamente quello del petrolio.
L’Eni ha in Iran una presenza importante dal 1957 ma le sanzioni hanno di fatto bloccato ogni sviluppo.
Ora si attende una revisione del sistema contrattuale e una soluzione, che appare ormai vicina, sugli 800 milioni di arretrati dovuti dalla compagnia statale Nioc. In ogni caso, in autunno è già  stata firmata una bozza di memorandum di intesa per l’espansione della cooperazione bilaterale nel campo delle perforazioni petrolifere con la National Iranian Drilling Company.
Vicino sembra anche un accordo per il recupero dei crediti di Sace, esposta per circa 1 miliardo nei confronti della banca centrale iraniana.
Ma a scaldare i motori è anche tutto il settore delle costruzioni per la manutenzione e l’ampliamento di molte infrastrutture nel Paese, dalle autostrade ai porti e soprattutto quello delle ferrovie.
L’Iran programma investimenti infrastrutturali per 15 miliardi di dollari, aperti anche alle iniziative italiane. In ballo la costruzione dell’ammodernamento della rete ferroviaria e della costruzione di una linea di alta velocità  con aziende italiane a fare capofila del progetto.
Si parla in particolare della tratta tra Teheran e Mashad e dell’alta velocità  tra Teheran e Qom. Sempre su questo fronte, dopo la missione italiana a novembre, si sarebbero aperte altre opportunità  tra Fs e ferrovie iraniane con progetti in collaborazione in paesi terzi. Al centro dell’attenzione anche lo sviluppo delle strade, testimoniato dal recente incontro italo-iraniano all’Ance di Roma, presenti Anas e grandi gruppi come Astalli, Impregilo e Salini.
Come spiega Alberto Negri sul Sole24Ore, per Roma è fondamentale essere in “pole position” nella corsa al tesoro iraniano.
“Secondo l’Economist, nei prossimi dieci anni il Pil iraniano potrebbe superare quello di sauditi e turchi. Le potenzialità  sono enormi: è il secondo Paese al mondo per le riserve di gas, il quarto per quelle di petrolio, possiede un apparato industriale che produce la maggior parte delle auto del Medio Oriente, è il più importante produttore d’acciaio e venta un settore tecnologico tra i più avanzati della regione che si aspetta ovviamente di fare un salto ulteriore con la fine delle sanzioni”.
Con Mattarella e con Renzi il leader iraniano affronterà  anche i principali dossier del Medio Oriente, dalla guerra in Siria alla situazione incandescente nel Golfo Persico, fino al pericolo del terrorismo islamista.
Ai temi della politica estera è dedicato l’incontro, previsto per martedì alla Farnesina, tra il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni e il suo omologo iraniano Javad Zarif.

(da “Huffingtonpost”)

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QUARTO, AGGREDITO IL PRESIDENTE DELLA SQUADRA DI CALCIO ANTICAMORRA

Gennaio 25th, 2016 Riccardo Fucile

MENO MALE CHE NESSUNO SI ERA MAI ACCORTO DELLE INFILTRAZIONI DELLA MALAVITA NEL COMUNE CINQUESTELLE

Prima minacciato, poi aggredito con una mazza da baseball.
È successo al presidente della squadra calcistica giovanile di Quarto, il comune al centro della vicenda prima giudiziaria sulle infiltrazioni dalla camorra, e poi politica conclusasi con le dimissioni del sindaco Rosa Capuozzo, espulsa dal Movimento 5 Stelle.
Domenico «Nico» Sarnataro, 18 anni, è il presidente della società  sportiva Virtus Social Quarto Santa Maria, che milita in terza categoria.
Sullo sfondo, la vicenda della gestione dello stadio Giarrusso: il campo, di proprietà  del Comune, fino alla fine dello scorso campionato era stato affidato al team Quarto per la legalità , nato dopo che il presidente della precedente compagine, l’A.s.d Quarto, Castrese Paragliola, era finito in carcere con una condanna a 10 anni.
La società  era prima stata sequestrata e confiscata dalla Procura, per poi essere affidata al presidente dell’associazione antiracket Luigi Cuomo.
Per tre anni l’attività  era proseguita, fino a quando a fine di luglio 2015 la società  era stata messa in liquidazione a causa di 12mila euro di debiti con il Comune proprio relativi all’affitto dello stadio.
Da allora l’amministrazione aveva deciso di gestire direttamente la struttura dello stadio Giarrusso.
La Virtus Social Quarto, presieduta da Nicola Sarnataro, nata in parrocchia, all’insegna – si leggeva nel comunicato del mese di agosto – dei valori di serietà  e correttezza e attorno alla quale è nato anche un progetto sociale, gioca nello stadio «conteso» ma si allena presso una struttura privata, dal momento che il regolamento per l’utilizzo dello stadio non è ancora stato pubblicato.
Nella struttura però si allena il Quartograd, che alla fine dello scorso mese di dicembre era finito al centro della bufera per un triangolare a cui avevano partecipato quelle che in paese vengono chiamate le «Vecchie glorie».
Ovvero i giocatori della squadra che aveva vinto nel campionato di Eccellenza nella stagione 2006-2007. Quella presieduta proprio da Paragliola.
E infatti sugli spalti c’era anche il figlio Sabbatino.
«Lo sport può salvare i ragazzi dalla malavita» aveva detto in un’intervista Sarnataro, dall’età  di 14 anni attivo al fianco di numerose associazioni tra cui Libera .
Dall’inizio del campionato però, ha raccontato ai carabinieri lo stesso presidente, erano iniziate le prime minacce contro squadra e giocatori.
Su Facebook, poi fogli lasciati negli spogliatoi. Fino alla violenza: venerdì il 18enne stava tornando a casa a piedi quando è stato avvicinato da uno scooter con a bordo due persone.
Uno di loro è sceso e l’ha colpito con una mazza da baseball per poi gridare – come si legge su Il Mattino – «Uomo di merda così impari».
Il ragazzo, visito in ospedale, guarirà  in sette giorni, e ha presentato una nuova denuncia ai carabinieri.
«Tutto ciò ci lascia sgomenti e senza parole – si legge in un comunicato del Comune – L’Amministrazione comunale esprime la più sentita vicinanza al giovane Nico Sarnataro con l’augurio per lui e per tutta la città  di un veloce riscontro della magistratura».

Annalisa Grandi
(da “il Corriere della Sera”)

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GENOVA, LAVORATORI ILVA OCCUPANO FABBRICA E STAZIONE: “IL GOVERNO NON RISPETTA GLI ACCORDI”

Gennaio 25th, 2016 Riccardo Fucile

CHIEDONO CONVOCAZIONE A ROMA PRESSO IL MINISTERO

L’Ilva di Cornigliano occupata, il traffico del Ponente di Genova bloccato per la manifestazione dei lavoratori di Fiom e Fialms in difesa dell’Accordo di Programma. “Questa mattina abbiamo fatto l’assemblea generale di tutti i lavoratori – spiega Bruno Manganaro, segretario generale Fiom Genova – e abbiamo deciso di fare assemblea permanente a tempo indeterminato, bloccando gli impianti. Attualmente l’azienda è completamente ferma, i lavoratori sono in strada. La nostra richiesta è semplice: vogliamo una trattativa vera con il Governo sul processo di vendita. A Genova il Governo sta mettendo in discussione l’accordo di programma, rifiuta di incontrarci, mette in discussione gli impianti, lo stabilimento, i lavoratori genovesi. È una presa in giro, e non ne vogliamo parlare solo con i tecnici, vogliamo un incontro politico. Con il Ministero, la Presidenza del Consiglio, il Governo, per mettere in chiaro che la vendita sarebbe un problema vero, e va rispettato l’accordo”
L’assemblea dei lavoratori dell’Ilva convocata questa mattina da Fiom e Failms ha deciso l’occupazione della fabbrica per alzata di mano.
I lavoratori sono scesi in strada e hanno occupato la rotonda che si trova tra via Guido Rossa e il terminal Spinelli a Cornigliano con due grandi mezzi. Sono stati incendiati alcuni copertoni e un cassonetto è stato rovesciato in strada. Il traffico è stato bloccato.
Poi il corteo si è mosso in direzione della stazione, che si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento. Alla manifestazione non prendono parte Fim-Cisl e Uilm, che hanno preso le distanze dalla scelta di Fiom e Failms.
“Ci vuole una vera convocazione per l’incontro a Roma, non una data su una mail” ha detto il segretario Fiom Bruno Manganaro. L’intenzione è di non riprendere il lavoro finchè non sarà  garantito che all’incontro – fissato per il 4 febbraio – partecipi anche il ministro Federica Guidi, titolare dello Sviluppo Economico, o Giuliano Poletti, ministro del Lavoro.
Al momento il traffico è fermo all’altezza della rotonda di via Guido Rossa, ma un gruppetto di manifestanti ha occupato anche via Cornigliano e dato fuoco a cassette della frutta e altri rifiuti trovati accanto ai cassonetti.
Nelle intenzioni dei manifestanti anche lo stop alla stazione ferroviaria e al casello autostradale di Genova-Aeroporto, al momento bloccata in entrata e in uscita. Pesanti le ripercussioni sul traffico da e per il ponente.
“Pensiamo che il governo abbia dato uno schiaffo alla città  di Genova oltre che ai lavoratori dell’Ilva – ha aggiunto Manganaro – Il governo vuole superare lo scoglio del 10 febbraio senza intimorire i privati con l’accordo di programma di Cornigliano. Il governo senza dichiararlo sta strappando l’accordo di programma, per questo dobbiamo alzare la voce per difendere reddito, posti di lavoro e stabilimento”.

(da agenzie)

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