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“SE SALTA LA STEPCHILD ADOPTION E’ COLPA DI GRILLO E CASALEGGIO”: L’ACCUSA DI GAY CENTER

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LA PROVOCAZIONE DEL PORTAVOCE MARRAZZO: “LA NOSTRA SOLIDARIETA’ AI PARLAMENTARI GRILLINI CHE NON POSSONO MAI DISSENTIRE DAGLI ORDINI”

“Ora se sarà  tolta la stepchild adoption la colpa sarà  principalmente di Grillo e Casaleggio”. E’ la reazione di Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, alle dichiarazioni di Renzi in merito al ddl Cirinnà .
“La nostra solidarietà  — continua Marrazzo — ai parlamentari grillini che non possono mai dissentire. Spero lo facciano, hanno ancora poche ore. Se viene tolta la stepchild servirà  una grande mobilitazione pro adozioni che apra ai gay ma anche ai single. Sui bambini non si scherza nè con il no ai canguri nè con i no alla cicogna”.
Ugualmente preoccupati in merito gli esponenti del movimento Lgbt, che si rivolgono a   M5S e a Sel.
“Sul tema del voto di fiducia — fanno sapere — il movimento Lgbti italiano ribadisce il proprio dissenso, difendendo la linea parlamentare della legge sulle unioni civili. Le associazioni Lgbt hanno pertanto chiesto un incontro con il direttorio M5S. Anche Sel si è resa disponibile ad incontrare nelle prossime ore le associazioni. Un accordo di governo con mediazioni al ribasso equivale a uno svuotamento della legge e quindi diciamo chiaramente no!”.
Le associazioni Lgbti chiedono inoltre “alle forze politiche di mantenere gli impegni presi con gli elettori e con le persone Lgbti e di trovare le strade regolamentari per farlo. Se necessario tornando al voto degli emendamenti in aula del Senato subito. Qui le forze politiche ed i singoli senatori e senatrici si assumeranno la propria responsabilità . Non servono i proclami e giocare ad un ignobile scaricabarile; ognuno lavori per il risultato senza alibi. Avremo buona memoria”.
“Pertanto — continuano le associazioni Lgbt — facciamo appello perchè Pd M5S e Sel si incontrino nelle prossime ore per trovare un accordo politico che escluda il voto di fiducia. L’attuale legge è già  una mediazione e non sono accettabili altre mediazioni al ribasso, a partire dalla cancellazione della stepchild adoption, per questo saremo davanti al senato dal 24 febbraio alla ripresa dei lavori d’aula e confermiamo la manifestazione del 5 marzo a Roma invitando tutte le persone che hanno a cuore i diritti umani a partecipare e la società  civile a mobilitarsi in queste ore”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LA STRADA DEI DIRITTI: NON TUTTO E’ NEGOZIABILE

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

SI STA DISCUTENDO DI DIGNITA’ E IDENTITA’ DELLE PERSONE

La discussione sulle unioni civili avrebbe bisogno di limpidezza e di rispetto reciproco, invece d’essere posseduta da convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose.
Di fronte a noi è una grande questione di eguaglianza, di rispetto delle persone e dei loro diritti fondamentali, che non merita d’essere sbrigativamente declassata, perchè altre urgenze premono.
I diritti, dovremmo ormai averlo appreso, sono indivisibili, e quelli civili non sono un lusso, perchè riguardano libertà  e dignità  di ognuno.
Bisogna liberarsi dai continui depistaggi. La maternità  surrogata, vietata fin dal 2004, viene evocata per opporsi all’adozione dei figli del partner, penalizzando proprio quei bambini che si dice di voler tutelare e tornando così a quella penalizzazione dei figli nati fuori dal matrimonio eliminata dalla civile riforma del diritto di famiglia del 1975.
E si dovrebbe ricordare che la Costituzione parla della famiglia come società  “naturale” non per evitare qualsiasi accostamento alle unioni tra persone dello stesso sesso, ma per impedire interferenze da parte dello Stato in «una delle formazioni sociali alle quali la persona umana dà  liberamente vita», come disse Aldo Moro all’Assemblea costituente.
Altrimenti ricompare la stigmatizzazione dell’omosessualità , degli atti “contro natura”.
L’impegno del presidente del Consiglio per arrivare ad una disciplina delle unioni civili rispettosa di quello che la Corte costituzionale ha definito come un diritto fondamentale a vivere liberamente la condizione di coppia, si è via via impigliato nel prevalere delle preoccupazioni legate alla tenuta della maggioranza.
Il riconoscimento effettivo di diritti fondamentali viene così subordinato ad una esigenza propriamente politica che sta svuotando la portata della nuova legge.
E non si può dire che si cerchi di procedere con la cautela necessaria, data la delicatezza dell’argomento, perchè la cautela si è trasformata nel progressivo abbandono di una linea rigorosa, nel gioco delle concessioni verbali che tuttavia inquinano il senso della legge in punti significativi.
È indispensabile riprendere una strada coerente con il fatto che si sta discutendo di dignità  e identità  delle persone, dunque di una materia dove non tutto è negoziabile.
Il legislatore sta oscillando tra concessioni improprie e irrigidimenti ingiustificati. Una assai discutibile e discussa sentenza del 2010 della Corte costituzionale viene eretta a baluardo inespugnabile, che non consentirebbe neppure di adempiere a quel dovere positivo di riconoscimento pieno dei diritti delle coppie tra persone dello stesso sesso imposto all’Italia da una sentenza di condanna del 2015 della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Per sfuggire a questa responsabilità , più si va avanti più si delinea una situazione in cui il legislatore sta costruendo una sua gradita impotenza.
Non posso intervenire perchè avrei bisogno di una legge costituzionale. Non posso intervenire perchè devo ancora considerare il codice civile come un riferimento ineludibile. Non posso muovermi nel nuovo contesto costruito dai principi e dalle regole europee. Non posso intervenire perchè l’opportunità  politica variamente mascherata me lo preclude.
Nessuno di questi argomenti regge.
Nel 2013 la Corte di Cassazione ha detto esplicitamente che le scelte in questa materie sono affidate al legislatore ordinario. Ricostruire il principio di riferimento nel fatto che il codice civile parla ancora di diversità  di sesso nel matrimonio è un errore di grammatica giuridica perchè si dimentica che la Costituzione si pone in una posizione gerarchicamente superiore al codice civile e bisogna interpretare la Costituzione partendo dal principio di eguaglianza.
Proprio la forza di questo principio ha determinato un radicale cambiamento del sistema istituzionale europeo.
La Carta dei diritti fondamentali ha cancellato il requisito della diversità  di sesso sia per il matrimonio, sia per ogni altra forma di costituzione della famiglia, e ha ribadito con forza che non sono ammesse discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale. Se si guarda più a fondo nel nostro sistema, neppure l’accesso al matrimonio egualitario sarebbe precluso al legislatore ordinario.
In questo nuovo mondo, che pure le appartiene e nel quale ha liberamente deciso di stare, l’Italia è recalcitrante ad entrare.
E così conferma un ritardo culturale, che in altri tempi aveva vittoriosamente sconfitto, anche in occasioni difficili come quelle dell’approvazione delle leggi sul divorzio e dell’aborto, senza restare prigioniera delle preoccupazioni della Chiesa, che oggi tornano in maniera inquietante e inattesa.
Di nuovo lo sguardo si fa ristretto, la riflessione culturale si rattrappisce e non si riesce a dare il giusto rilievo al fatto, sottolineato con forza dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ormai la maggioranza dei Paesi del Consiglio d’Europa riconosce le unioni civili e che aumentano continuamente gli Stati dov’è riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso – Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Danimarca, Inghilterra, Irlanda, Svezia, Norvegia, Svizzera, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica.
Strada che questi Paesi non percorrono con avventatezza, ma riflettendo con serietà , e che dovrebbero essere un riferimento per sfuggire alla superficialità  con la quale troppo spesso in Italia si affrontano questioni serie come quelle riguardanti le adozioni coparentali (stepchild adoption).
Tema, questo, che trascura del tutto le dinamiche degli affetti, la genitorialità  come costruzione sociale e che, a giudicare da alcuni improvvidi emendamenti al disegno di legge in discussione al Senato, rischia di lasciare bambine e bambini in un avvilente limbo, che di nuovo nega dignità  ed eguaglianza.
Ancora e sempre l’eguaglianza, che la Corte costituzionale non ha adeguatamente considerato in quella sentenza del 2010, la cui interpretazione dovrebbe essere seriamente riconsiderata a partire dal nuovo contesto istituzionale europeo.
Perchè no? Ricordiamo che, con una violazione clamorosa del principio di eguaglianza, nel 1961 la Corte costituzionale dichiarò legittima la discriminazione tra moglie e marito in materia di adulterio. La Corte si ravvide nel 1968, mostrando che l’eguaglianza e la vita non possono essere consegnate alla fissità  di una decisione.
Un legislatore, che sta costruendo la sua impotenza, dovrebbe piuttosto riflettere sulla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che, nel 2015, ha ammesso il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Ferma restando la legittima manifestazione di ogni opinione, i giudici americani hanno affermato il loro dovere di sottrarre i diritti fondamentali alle «vicissitudini della politica».

Stefano Rodot�
(da “La Repubblica”)

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TASSE A LIVELLO EUROPEO? PAGHEREMMO 557 EURO IN MENO A TESTA

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LO STUDIO DELLA CGIA DI MESTRE: I VANTAGGI DI UN SISTEMA FISCALE UNIFICATO

L’Italia soffre di troppa Europa o di troppo poca Europa?
I pareri sono divisi, ma l’ufficio studi della Cgia (gli artigiani) calcola che se in Italia ci fosse una tassazione a livello europeo, ciascuno di noi eviterebbe di girare allo Stato 557 euro all’anno, per un totale di 34 miliardi di euro.
La Cgia prende spunto dalla proposta italiana di istituire a livello europeo un Superministro delle Finanze per armonizzare anche i sistemi fiscali dei 19 Paesi che utilizzano la moneta unica.
Nell’Eurozona, la pressione fiscale più elevata si riscontra in Francia: il peso complessivo di imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali è pari al 48,1 per cento del Pil.
Seguono il Belgio, con il 47,3 per cento, la Finlandia, con il 43,9 per cento, l’Austria e, al quinto posto, l’Italia.
Nel 2014 (ultimo anno in cui è possibile effettuare la comparazione) la pressione fiscale nel nostro Paese è stata del 43,6 per cento del Pil.
La media dei 19 che utilizzano la moneta unica, invece, è al 41,5 per cento, cioè 2,1 punti in meno che da noi.
Se la tassazione nel nostro Paese fosse in linea con la media europea ogni italiano avrebbe risparmiato 557 euro nel 2014.
Facendo il confronto con la Germania si osserva che noi paghiamo 1.141 euro all’anno in più, rispetto agli olandesi 1.593 euro in più, rispetto agli spagnoli 2.389 euro in più degli spagnoli e rispetto agli irlandesi 3.531 euro in più.

Luigi Grassia
(da “La Stampa”)

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SULLE UNIONI CIVILI GLI ADOLESCENTI SONO PIU’ AVANTI DEGLI ADULTI: 8 SU 10 PROFESSANO IL DIRITTO DI AMARE CHI SI VUOLE

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

IL 60% FAVOREVOLE ALLA STEPCHILD ADOPTION, IN LINEA CON GLI ADULTI

Le opinioni degli adolescenti italiani in materia di unioni civili quindi, sono molto personali, si basano su quello che ascoltano in casa o che recuperano come capita. Quasi 8 su 10 professano il diritto di amare chi si vuole, di qualsiasi sesso o tendenza, il 60% è favorevole alla Stepchild Adoption, l’adozione dei figli del coniuge,
Se poi si parla di utero in affitto, i pareri sono più confusi: metà  sono a favore e l’altra metà  contro.
Il 24% dei ragazzi e delle ragazze hanno potuto fare chiarezza sulle unioni civili tra i banchi di scuola. Di questi il 77% lo ha fatto con i suoi insegnanti. Una minoranza molto fortunata, il 5%, si è potuto confrontare con esperti, un 8% ne ha discusso durante l’assemblea d’istituto e il 6% lo ha fatto attraverso temi e compiti.
I ragazzi che hanno potuto parlarne in classe hanno capito qualcosa di più rispetto a quello che sapevano.
In 1 caso su 3 i ragazzi che hanno affrontato la questione a scuola raccontano di aver anche cambiato la loro opinione iniziale: un 26% ora afferma di essere complessivamente d’accordo con il ddl Cirinnà , un altro 7% in disaccordo.
In linea di massima, comunque, l’opinione degli adolescenti sulle unioni civili è positiva: 2 adolescenti su 5 dicono al portale di aver persino apprezzato vedere tanti dei cantanti che hanno preso parte al Festival di Sanremo, esibirsi con le fascette arcobaleno, simbolo dei diritti gay.
Quando si parla loro d’amore, non lo negano a nessuno, perchè dovrebbero farlo alle persone dello stesso sesso?
Quello su cui il ddl Cirinnà  ha generato parecchio dibattito è la questione dell’utero in affitto che potrebbe aprirsi dallo Stepchild Adoption.
Ma cosa ne pensano i più giovani? Per il 27% è inumano dare la possibilità  di togliere alla donn a, se pur consenziente, il bambino che ha appena partorito. Un altro 24% ne fa una questione femminista: la maternità  surrogata, per chi ha risposto in questo modo, è solo sfruttamento del corpo della donna.

Flavia Amabile
(da “La Stampa“)

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“LA POLITICA SVENDE I NOSTRI FIGLI”: UNIONI CIVILI, SCOPPIA LA RIVOLTA DEL MONDO GAY

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

LE ASSOCIAZIONI A DIFESA DELLA STEPCHILD: “LA SOCIETA’ CI HA COMPRESO, LA POLITICA NO”

“Hanno svenduto i nostri figli per un accordo politico, come potranno d’ora in poi guardarsi allo specchio?”. Marilena Grassadonia, presidente delle Famiglie Arcobaleno, parla con una foga che sconfina nella commozione.
“E’ soltanto stanchezza, sono anni che lottiamo, e adesso che sembrava la volta buona, anche i partiti in cui avevamo creduto ci voltano le spalle, fanno affari sulle nostre teste con quegli stessi senatori che in aula hanno paragonato i nostri bambini ad animali o a creature Ogm. Pensate che insulto…”.
Si sente ferito al cuore il movimento Lgbt italiano, tradito sia dal Pd che dal Movimento Cinque Stelle, perchè, “senza la stepchild adoption quella che nascerà  sarà  una cosa monca, una legge per i gay ma i gay non festeggeranno, se non si tutelano i più deboli, i bambini, che senso ha tutto questo?”.
Sarebbe come gioire sulle ceneri di una speranza, fa capire Marilena Grassadonia, mamma insieme a Laura di tre bambini, Flavio, Diego e Jordi.
“I nostri figli stanno soffrendo, noi abbiamo regalato all’Italia la nostra intimità  per farci conoscere, e far capire che siamo buoni genitori, la società  l’ha compreso, la politica no, votare il maxiemendamento è uno sbaglio, si torni al percorso parlamentare senza stralciare i diritti dei bambini”.
Dalle Famiglie Arcobaleno all’Arcigay, dal Circolo Mario Mieli alla Rete Rainbow, dall’Agedo a Gay Net, la posizione è unanime: “la stepchild adoption è il cuore delle unioni civili”.
Invece, fare l’accordo con Ncd, per Gabriele Piazzoni, segretario di Arcigay, “è come scrivere le leggi a tutela dei bambini con l’orco…”.
“Le condizioni per proseguire ci sono, se Pd, Movimento 5 Stelle e Sel decideranno di votare emendamento per emendamento, senza tradire le aspettative di milioni di persone”.
Il timore delle associazioni è che fatto l’accordo con Alfano, la stepchild adoption finisca nel cimitero delle leggi dimenticate.

Maria Novella De Luca
(da “La Repubblica”)

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TEPPAGLIA RAZZISTA INCENDIA OSTELLO E ATTACCA BUS IN GERMANIA

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

INCENDIO DOLOSO IN UN RIFUGIO DI BAUTZEN, IN TRENTA APPLAUDONO E LANCIANO SLOGAN RAZZISTI..IL GOVERNO PARLA DI CRIMINALI, MA INVECE DI FARE CHIACCHIERE LA PROSSIMA VOLTA CARICATELI E ARRESTATELI

“A Bautzen!” – prima della caduta del Muro, se un giudice spediva un prigioniero politico nel carcere della cittadina sassone, significava una condanna terribile, legata a botte, torture, condizioni di detenzione durissime.
Da sabato notte, il nome Bautzen sarà  associato a un altro momento buio della storia tedesca. Una trentina di persone hanno infatti assistito ridendo, applaudendo, scandendo slogan razzisti all’incendio doloso che ha semidistrutto un ex albergo riconvertito in centro di accoglienza per i profughi.
Secondo la Dresdner Morgenpost, ci sarebbero stati persino dei bambini tra gli spettatori: avrebbero partecipato ai cori e agli insulti contro i profughi, definendoli “scarafaggi”.
I primi richiedenti asilo sarebbero dovuti arrivare a marzo: per fortuna al momento del rogo l’edificio era vuoto. Ma alcune persone avrebbero tentato a più riprese di impedire ai pompieri di spegnere il fuoco: tre ragazzi tra i 19 e 21 anni sono finiti ieri sotto indagine.
L’episodio è avvenuto dopo un altro, grave atto di intolleranza registrato ad appena un centinaio di chilometri.
A Clausnitz un pullman con una quindicina di profughi a bordo è stato circondato giovedì sera da un centinaio di persone che hanno gridato frasi xenofobe e “noi siamo il popolo”, storpiando lo slogan simbolo della rivoluzione pacifica del 1989.
I richiedenti asilo, terrorizzati, si sarebbero rifiutati di scendere dal bus.
All’arrivo della polizia, qualcuno ha filmato una scena aberrante: un ragazzino libanese di 15 anni, Luai, paralizzato dalla paura sui gradini del pullman, un poliziotto che lo prende per il collo, lo trascina a forza per cinque o sei metri, fino al centro di accoglienza.
La polizia sassone ha persino giustificato il collega. Il bimbo sarebbe stato “molto più al sicuro”, nel centro, secondo il capo della polizia di Chemnitz, Uwe Reissmann.
Il quale ha persino annunciato che potrebbero partire denunce “contro qualche passeggero”.
La condanna del mondo politico dopo questi episodi che per qualcuno dovrebbero ispirare una riflessione più ampia sul “caso Sassonia”, dopo gli innumerevoli casi di intolleranza registrati di recente nel Land dell’ex Germania est, è stata unanime.
Per il portavoce di Angela Merkel, “è senza cuore osteggiare i profughi che arrivano, fra cui donne e bambini, sbraitando e urlando insulti villani”, il ministro dell’Interno de Maizière ha parlato di fatti “intollerabili”, e il primo ministro della Sassonia, Tillich (Cdu) li ha definiti “rivoltanti”.
Ma è inutile continuare a condannare questi episodi, è il momento che le autorità  di polizia e la magistratura intervengano.

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GLI USA SPIAVANO BERLUSCONI PRIMA DELLA SUA CADUTA

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

GLI INCONTRI CON MERKEL E SARKOZY: “LE PAROLE NON BASTANO PIU’, STATE RISCHIANDO DI SALTARE COME UN TAPPO DI CHAMPAGNE”

«Un incontro tenutosi il 22 ottobre tra la cancelliera Angela Merkel, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è stato definito nei giorni seguenti come teso ed estremamente duro verso il governo di Roma dal consigliere personale per le relazioni internazionali del primo ministro italiano, Valentino Valentini. Merkel e Sarkozy, che evidentemente non tolleravano scuse sull’attuale situazione difficile dell’Italia, hanno fatto pressioni sul primo ministro affinchè annunciasse forti e concrete misure e affinchè le applicassero in modo da dimostrare che il suo governo è serio sul problema del debito».
Questa intercettazione top secret dell’ottobre 2011, che WikiLeaks pubblica in esclusiva con l’Espresso e con un team di media internazionali, dimostra che, oltre a Germania e Giappone, anche il governo italiano era spiato e riapre il caso del complotto ai danni dell’allora presidente del consiglio che aveva spinto i fedelissimi di Berlusconi a chiedere una commissione d’inchiesta.
I cablo di WikiLeaks riportano frasi dettagliate dei protagonisti di quelle intercettazioni: «Sarkozy avrebbe detto a Berlusconi che, mentre le affermazioni di quest’ultimo sulla solidità  del sistema bancario italiano, in teoria, potevano anche essere vere, le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto “saltare in aria” come il tappo di una bottiglia di champagne e che “le parole non bastano più” e che Berlusconi “ora deve prendere delle decisioni”.
Non solo: il 24 [ottobre] Valentini ha indicato che il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha sollecitato l’Italia ad adottare misure finalizzate a ridurre l’impressione all’interno dell’Unione Europea che l’Italia sia oppressa da un enorme debito, in un momento in cui sta lottando anche con una bassa produttività  e la sua economia sta mostrando poco dinamismo».
L’incontro del 22 ottobre avviane a Bruxelles, al consiglio europeo. Il giorno dopo c’è la famosa conferenza stampa di Sarkozy e Merkel, con scambio di sorrisi ironici davanti alle telecamere, quando viene nominato il premier italiano. Qualche giorno dopo, il 12 novembre, Berlusconi si dimetterà .
“Il premier italiano vi ha rassicurato sui provvedimenti che prenderà  il suo governo?”. A questa domanda, la reazione ilare di Merkel, Sarkozy e di tutta la stampa presente. Poi la risposta del presidente francese: “Abbiamo fiducia nel senso di responsabilità  dell’insieme delle autorità  italiane, politiche, finanziarie ed economiche”
Che cosa accadde nell’autunno più cupo per l’Italia, in cui lo spread viaggiava a ritmi insostenibili per l’economia italiana, e gli scandali sessuali di Berlusconi, da Ruby Rubacuori alle olgettine, facevano il giro del mondo?
Cosa esattamente ha portato alla caduta del governo Berlusconi, aprendo così la strada all’esecutivo non eletto di Mario Monti?
Una cosa è certa: quello che accadeva in quei giorni è stato puntualmente ascoltato e trascritto dalla più potente agenzia d’intelligence del mondo: la National Security Agency (Nsa), come rivelano questa intercettazione e altri documenti top secret pubblicati da WikiLeaks e dall’Espresso.
Secondo questi file, Silvio Berlusconi, il suo fidato consigliere personale Valentino Valentini, il suo consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi — uno dei testimoni del processo Ruby, insieme a Valentini — il consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, e il rappresentante permanente dell’Italia alla Nato, Stefano Stefanini, sono stati tutti nel mirino della «più grande, più potente, più tecnologicamente sofisticata agenzia di spionaggio che il mondo abbia mai conosciuto», secondo la definizione del prestigioso magazine americano “New Yorker”. Si tratta, ancora una volta, della Nsa, l’organizzazione del governo americano i cui piani di sorveglianza di massa sono stati rivelati tre anni fa da Edward Snowden.
I documenti rivelano che nel marzo 2010, Silvio Berlusconi è stato addirittura intercettato nei suoi colloqui con il leader israeliano Binyamin Netanyahu, nel momento di massima crisi tra Stati Uniti e Israele, quando l’annuncio di Netanyahu di costruire mille e seicento case a Gerusalemme est fece sprofondare Washington e Tel Aviv in un gelo diplomatico senza precedenti.
A quel punto, secondo quanto ricostruisce un’intercettazione top secret della Nsa, Netanyahu contattò vari paesi europei, tra cui l’Italia, nel tentativo di smussare il conflitto con gli Usa.
«Parlando con il primo ministro italiano, Silvio Berlusconi», si legge nella trascrizione delle intercettazioni Nsa, «il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu ha insistito che la scintilla che ha innescato la disputa — la decisione di Israele di costruire 1.600 case nei territori contesi di Gerusalemme est — era totalmente in linea con la politica nazionale fin dai tempi dell’amministrazione di Golda Meir, e ha dato la colpa della cattiva gestione di questo caso a un funzionario del governo dotato di scarsa sensibilità  politica.
L’obiettivo adesso — ha detto Netanyahu — è evitare che i palestinesi usino questa vicenda come una scusa per bloccare la ripresa dei colloqui o per avanzare pretese irrealistiche che potrebbero affondare una volta per tutte le negoziazioni di pace. Continuando, ha affermato che la tensione è stata solo aggravata dalla mancanza di un contatto diretto tra lui e il presidente degli Stati Uniti. In risposta, Berlusconi ha promesso di mettere l’Italia a disposizione di Israele, nell’aiutare a rimettere a posto le relazioni di quest’ultima con Washington».
Questa intercettazione dei colloqui Berlusconi-Netanyahu, che risale al marzo 2010, è una di quelle che la Nsa classifica come condivisibile con i “Five Eyes”, ovvero i “cinque occhi”: Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda, le potenze con cui gli Usa hanno accordi di intelligence speciali, che permettono all’alleanza di condividere informazioni segrete che non passerebbero ad altre nazioni. L’intercettazione di Valentino Valentini, dell’ottobre 2011, è invece top secret/noforn, ovvero non rilasciabile a nazioni straniere.
Entrambe le registrazioni sono state condotte da quella che probabilmente è la divisione più sensibile in assoluto della Nsa: lo Special Collection Service (Scs), un’unità  speciale che opera sotto copertura diplomatica nelle ambasciate e nei consolati americani in giro per il mondo, per sorvegliare governi amici e nemici, lavorando spesso in collaborazione con la Cia.
Obiettivo dei team Scs è raccogliere intelligence fresca e facilmente “deperibile” sulla leadership del paese in cui si trova l’ambasciata o il consolato in cui sono basati. Questo compito è facilitato dalla presenza e dall’operatività  del team nelle ambasciate delle grandi capitali mondiali. Già  nel 2013, grazie ai file di Snowden, l’Espresso aveva rivelato come l’Italia fosse, secondo un documento top secret della Nsa datato 2010, l’unico paese europeo, insieme alla Germania, ad avere sul proprio territorio due team dello Special Collection Service: uno a Roma e l’altro a Milano.
Nell’intercettazione Nsa del colloquio Berlusconi-Netanyahu, lo Special Collection Service viene menzionato esplicitamente, mentre in quella di Valentino Valentini si scrive che è stata raccolta con   mezzi “non convenzionali”, un termine che nella maggior parte dei casi si riferisce alle attività  di intercettazione condotte dall’Scs.
Che un consigliere fidato di Silvio Berlusconi come Valentino Valentini potesse essere oggetto della sorveglianza Nsa era in qualche modo immaginabile: in un cablo del 2009 della diplomazia americana, pubblicato da WikiLeaks, Valentini è definito come «una figura in qualche modo nell’ombra, che opera come l’uomo chiave di Berlusconi in Russia, senza alcuno staff o anche solo una segretaria».
Per gli americani non era chiaro cosa Valentini facesse esattamente a Mosca, «ma si vocifera ampiamente che curi gli interessi di Berlusconi in Russia». Nel cablogramma, la diplomazia di via Veneto riferiva che i contatti degli Usa sia nel partito dell’allora premier sia nel centro sinistra credessero che «Berlusconi e i suoi compari stessero approfittando personalmente e lautamente di molti degli accordi nel settore energetico tra l’Italia e la Russia».
Nei nuovi documenti sul nostro Paese rivelati da WikiLeaks sono presenti due intercettazioni Nsa trascritte, rispettivamente quella di Berlusconi e quella di Valentini, e anche tre “selectors”, ovvero i numeri di telefono usati dalla National Security Agency per i suoi programmi di sorveglianza e ascolto. I tre selectors corrispondono ai numeri di telefono di Stefano Stefanini, rappresentante permanente dell’Italia alla Nato dal 2007 al 2010; del consigliere diplomatico di palazzo Chigi, Marco Carnelos, diventato poi consigliere diplomatico della Regione Lazio nel 2011 e oggi ambasciatore italiano a Baghdad, e infine del consigliere per la sicurezza nazionale, Bruno Archi, negli anni del governo Berlusconi. Il primo selector è un numero fisso e, ancora oggi, permette di collegarsi direttamente all’ufficio di rappresentanza permanente della Nato a Bruxelles, mentre gli altri due sono cellulari: chiamando quello di Carnelos è ancora oggi possibile raggiungere direttamente il diplomatico.
Già  nel 2013, l’Espresso aveva rivelato, grazie ai file di Snowden, i piani di sorveglianza di massa della Nsa contro l’Italia.
Dai documenti top secret emergevano: la presenza in Italia di due team dello Special Collection Service a Roma e a Milano, le due operazioni Nsa “Bruneau” e “Hemlock” per spiare le comunicazioni della nostra ambasciata a Washington e, infine, la massiccia raccolta dei metadati degli italiani. I file dettagliavano come in un solo mese, dal 10 dicembre 2012 al 9 gennaio 2013, la Nsa avesse raccolto i metadati di 45.893.570 di telefonate degli italiani, dove i “metadati” sono quelli che in Italia comunemente si chiamano “tabulati telefonici”, ovvero chi chiama chi, a che ora, per quanti minuti, da dove.
Sebbene la Costituzione italiana tuteli esplicitamente la riservatezza delle comunicazioni e le leggi del nostro Paese prevedano che sia possibile intercettare e raccogliere i dati delle comunicazioni dei cittadini solo in modo mirato e non massivo, e solo dietro un mandato e sotto la stretta supervisione dell’autorità  giudiziaria, ad oggi, nessuna procura ha ritenuto di dover aprire un’inchiesta su queste rivelazioni.
Quanto al governo italiano, si è sempre distinto per il suo silenzio e i suoi dinieghi assoluti, con il presidente Matteo Renzi che ha completamente ignorato lo scandalo e con l’ex presidente Enrico Letta che, nei mesi in cui il caso Snowden infuriava, dichiarava alla Camera: «In base alle risultanze dell’intelligence e ai contatti internazionali avuti, non risultano compromissioni della sicurezza delle comunicazioni dei vertici del governo, nè delle nostre ambasciate. Non risulta che la privacy dei cittadini italiani sia stata violata».
Dopo la rivelazione di questi nuovi documenti pubblicati da WikiLeaks, sarà  più difficile fare finta di nulla.

Stefania Maurizi
(da “La Repubblica”)

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ORA E’ CERTIFICATO: DEI DIRITTI CIVILI NON FREGA NULLA SIA A RENZI CHE A GRILLO

Febbraio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

GUARDANDO COME LE UNIONI CIVILI SONO REGOLATE IN EUROPA, SI CAPISCE CHE L’ITALIA E’ UN PAESE DA TERZO   MONDO DOVE ANCHE UNA LEGGE DI BUON SENSO COME LA CIRINNA’ VIENE BOICOTTATA PER UN PUGNO DI VOTI

Mentre in Italia le forze politiche si dividono sulla stepchild adoption, ovvero l’articolo 5 del disegno di legge Cirinnà  che prevede l’adozione da parte del partner del figlio naturale del “coniuge”, in molti Paesi europei dove vige il matrimonio gay o anche solo le unioni civili è consentita l’adozione tout court, come avviene per le coppie eterosessuali.
In alcuni casi l’adozione è stata approvata prima dei matrimoni gay. In altri casi è presente la stepchild adoption. Ma vediamo la situazione Stato per Stato.
Olanda.
È consentita l’adozione congiunta di minori per coppie gay dal 2001, grazie alla legge che nello stesso anno ha aperto la strada al matrimonio omosex.
Belgio.
Adozione consentita dal 2006, mentre il matrimonio omosex è stato approvato nel 2003.
Norvegia.
Dal 2006 le coppie gay possono sposarsi, adottare e fare ricorso alla fecondazione assistita.
Svezia.
L’adozione per le coppie gay anche non sposate è legale dal 2003. Il matrimonio omosex è stato invece introdotto solo nel 2009, con la benedizione da parte della Chiesa luterana, cui fanno riferimento il 70 per cento dei fedeli.
Danimarca.
L’adozione congiunta da parte delle coppie gay è in vigore dal giugno 2006. La Danimarca è stato il primo Paese al mondo a dare il via libera alle unioni civili, nel 1989, cui poi è seguito il matrimonio. Sono escluse dalla legislazione le Isole Faroe e la Groenlandia, dove è prevista la stepchild adoption.
Spagna.
Dal 2005 per le coppie gay è possibile sposarsi e anche adottare figli. Possono inoltre adottare anche le coppie omosex non sposate e i single omo ed etero.
Francia.
L’adozione di bambini da parte di coppie gay è legale dal maggio 2013, come anche il matrimonio. È anche prevista l’adozione da parte di single gay e da coppie solo conviventi. La possibilità  di adottare congiuntamente minori non è consentita alle coppie conviventi, che però possono beneficiare nelle norme del codice civile che consentono a qualsiasi genitore la possibilità  di delega totale o parziale della potestà  genitoriale in favore del partner.
Regno Unito.
Dal 2002, con l’Adoption and children act, l’adozione da parte di coppie omosex è legale in Inghilterra e Galles. Nel 2013 è entrato in vigore anche il matrimonio gay. Dal 2002 al 2013 il bambino adottato risultava figlio del genitore single. La Scozia e l’Irlanda del Nord hanno allineato la propria legislazione a quella inglese rispettivamente nel 2006 e nel 2013. Prima vigeva comunque la stepchild adoption.
Irlanda.
Nell’aprile 2015 è stata approvato il Children and Family Relationship Bill, la legge che regolamenta l’adozione da parte dei genitori dello stesso sesso uniti civilmente. Un mese dopo, in seguito a un referendum popolare vinto con il 62 per cento, è stato introdotto anche il matrimonio gay.
Austria.
L’adozione per le coppie gay unite civilmente è prevista dal gennaio 2015. Prima era possibile solo la stepchild adoption.
Germania.
Qui non esiste l’adozione congiunta, ma dal 2005 è consentita la stepchild adoption. Dal 2013 l’adozione è consentita anche per il figlio adottivo del partner, non solo per quello biologico.
Portogallo.
Dal 2010 esiste il matrimonio gay e proprio mercoledì il parlamento di Lisbona ha superato il veto imposto finora dal presidente Cavaco Silva alla legge che autorizza le adozioni per le coppie omosessuali, approvata lo scorso 18 dicembre. Il presidente uscente Anibal Cavaco Silva entro otto giorni dovrà  promulgare il provvedimento.
Croazia.
La legge prevede un meccanismo simile alla stepchild adoption chiamato “Partner guardianship”, per il quale il genitore non biologico unito civilmente può acquisire responsabilità  genitoriali temporanee o permanenti.
In Italia invece il prode Renzi, abituato a mettere la fiducia sulle norme che interessano i suoi referenti finanziari, in questo caso lamenta di “non avere una maggioranza”al Senato.
In realtà  l’avrebbe, anche se il margine è di una decina di voti.
Ma pensate che sull’inutile (per i lavoratori, non per lui) Jobs Act non sarebbe andato alla guerra? Invece per i diritti civili sai che gli frega.
Come peraltro a Grillo e a Casaleggio   che hanno pensato bene di innestare la retromarcia quando avrebbero potuto intestarsi una battaglia vincente.
Ora anche la stessa Cirinnà  dice che in   fondo è meglio così di nulla, peccato che fino a ieri avesse detto che questa era la soluzione minima, limata in due anni di mediazioni.
Ci fosse mai un leader con le palle, capace di mettere la fiducia sull’intero provvedimento e dire: “Ora vediamo chi vuole far cadere il governo e andare a casa”.
Ve l’immaginate Alfano, che ha più ministri che voti, immolarsi per le adozioni?
Non parliamo poi della presunta   destra: per coerenza potrebbero proporre di spostare le cabine elettorali dai complessi scolastici alle parrocchie.
Evviva lo stato laico…
Finisce che rimpiangiamo Marine Le Pen che si è ben guardata da prendere mai parte ai Family day e ha un vice dichiaratamente gay (forse per quello arriva al 30% ?)
Qua siamo ancora alle processioni con l’inchino della statua della Madonna davanti alle case dei boss: non a caso sono per la “grande famiglia”.
Tutti a messa la domenica e a contrattare i trans sui viali alberati durante la settimana.
E qualcuno poi si perde pure…

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ROMA RESUSCITA ANCHE STORACE: “LA MELONI? MA SE NON HA PRESO NEANCHE IL 4%”

Febbraio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

CONTINUA LA GUERRA PER BANDE: “BERTOLASO E’ SOTTO PROCESSO, L’UNICO CANDIDATO DI DESTRA SONO IO”

Nella guerra per bande che attraversa il centrodestra romano, riemerge Francesco Storace che certifica: “L’unico che ha militato a destra sono io”.
Magari dimentica i   danni che ha fatto e i continui ritorni e servigi a palazzo Grazioli, ma la ritrovata alleanza con Alemanno e l’endorsement di Fini, pare gli abbiano ridato vitalità  (la credibilità  è altra cosa)
E così in una intervista a “il Tempo” dice: «Sono contento di come stanno andando le cose».
Contento del cupio dissolvi del centrodestra?
«La colpa è di chi sta sbagliando tutto, cioè il centrodestra».
Ce l’ha più con Silvio Berlusconi o Giorgia Meloni?
«Il primo responsabile è Berlusconi. La Meloni ormai pratica la cultura dell’obbedienza. Non mi vogliono e poi chiedono unità , ma come fanno?».
La Meloni dice che lei si è candidato quattro volte e ha sempre perso. Lo fa solo per ottenere una poltrona.
«Avesse detto che lo faccio per un seggio da parlamentare la capirei… Stiamo parlando del Consiglio comunale. E poi, scusi, che pretende di nominarmi lei? Siamo davanti a un modo isterico di fare politica. Quanto alle sconfitte, nel 2013 dopo Fiorito e Polverini non avrebbe vinto neppure Gesù Bambino. E la Meloni l’anno dopo, nel 2014, ha perso le europee non raggiungendo il quorum, il 4%».
Perchè la leader di Fratelli d’Italia la attacca?
«Per insicurezza, basta guardare il suo rapporto con Salvini. La Meloni ha sbagliato tutto. È uscita dal Pdl chiedendo le primarie e ora non le vuole fare. Ha posto la questione morale e si trova un candidato a processo».
Perchè Bertolaso non le piace?
«Perchè è di sinistra, non è un dettaglio. Tra tutti i candidati l’unico ad aver militato nella destra sono io. Vorrei capire perchè non vado bene».
Cosa avrebbe fatto al posto del Cav?
«Sarei saltato sulla mia candidatura. Bertolaso parla delle Olimpiadi e dimostra ancora di avere qualche problema con le gare. Cita Giuliani? Ho detto le stesse cose giorni prima. Io comunque vado avanti, stanno nascendo comitati in tutta Roma».
La Meloni dice che i pezzi di FdI che la sostengono è gente di Alemanno.
«Io ho fatto opposizione cinque anni ad Alemanno. Lei invece con chi stava? Se nel 2008 Gianni non avesse vinto, Giorgia non avrebbe fatto il ministro. E se nel 2013 fosse rimasto in Campidoglio, FdI avrebbe continuato ad avere assessori e uomini nelle municipalizzate. Come fa a fare finta di non conoscerlo? Non si può sempre rinnegare tutto».
Nel 2008 disse: «Se vinco prendo una ruspa e mi butto contro il primo campo nomadi che incontro». In tanti anni non è stato fatto nulla.
«Ma mica ho governato io. E oggi la ruspa la evoca Salvini… Se vinco in sei mesi risolvo il problema».
Pronto il programma?
«È una cosa seria, c’è tempo. Alcune cose però possiamo dirle. Sulle municipalizzate spazziamo via i Cda: gli amministratori devono avere un rapporto diretto col sindaco. Bisogna ricucire il rapporto con i dipendenti: i 300 euro di salario accessorio vanno difesi perchè servono a riempire il frigo. Il debito non può essere un alibi: ci sono migliaia di romani che hanno vinto un concorso nel 2010 e devono essere assunti. I dipendenti comunali non sono troppi: in pianta organica il buco è di ottomila unità . Stesa cosa vale per i vigili: sono sotto organico, bisogna sbloccare il concorso».
Altre proposte?
«Illuminazione in tutta la città  per garantire la sicurezza, altro che la spending review di Monti. E poi Roma deve diventare una città  Regione con poteri legislativi. Giachetti e Morassut hanno perso un’occasione: potevano porre il tema nella riforma Boschi. Roma deve andarsi a prendere tutti i poteri che può dalla Regione, anche forzando la mano».

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