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DE LUCA, COME IL SUO BRACCIO DESTRO TRUCCO’ LE PARLAMENTARIE PD 2013: “IMBUCA 300 SCHEDE GIA’ VOTATE”

Febbraio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LE TELEFONATE DEL COSTRUTTORE ESPOSITO… VOTARONO IN 1.200 MA RISULTARONO 1.800 SCHEDE

L’imput politico partì da Vincenzo De Luca. “Ha chiamato Enzo e ha detto che Fulvio (Bonavitacola, ndr) deve fare il primo”: così deve riferire Enrico Esposito a un altro candidato delle parlamentarie Pd del 2013.
Enrico Esposito è un costruttore dell’Esa, appaltatore di piazza della Libertà  a Salerno, e consigliere comunale dem a Nocera Inferiore.
E’ un pezzo della lobby politico-affaristica legata a doppio filo al Pd di De Luca, svelata dall’inchiesta della Finanza sui costi gonfiati della piazza.
Una lobby che avrebbe truccato le parlamentarie Pd del 29 dicembre 2012, il voto che decise i candidati da schierare alla Camera e al Senato alle politiche 2013.
I brogli sono rivelati dalle intercettazioni di Enrico Esposito, titolare di fatto dell’Esa, impresa in contatto quasi quotidiano con De Luca per le problematiche del cantiere. Dall’ascolto delle conversazioni telefoniche è emerso un piano per riempire le urne del seggio di Nocera con schede prevotate per Fulvio Bonavitacola, il fedelissimo di De Luca, deputato uscente e rieletto, che si è dimesso qualche mese fa per mantenere la carica di vicegovernatore.
Il piano fu orchestrato da Esposito con la complicità  di Nello Mastursi, il segretario tuttofare di De Luca, che si è dimesso da capo della segreteria politica del governatore dopo il coinvolgimento nell’inchiesta di Roma sulla sentenza emessa dal giudice Anna Scognamiglio, che ha mantenuto in carica De Luca nonostante la Legge Severino. Ecco alcune delle intercettazioni trascritte dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza e allegate all’informativa 25847 del 16 gennaio 2013.
Il 22 dicembre Enrico Esposito contatta Antonio Iannello, sindaco Pd di Nocera. Si parla di parlamentarie. Si concorda che a Nocera bisogna dirottare voti su Bonavitacola perchè “lo ha chiesto De Luca”.
Iannello: E scusami! tu lo devi fare fare con Fulvio il ragionamento, a te ti ha chiamato direttamente De Luca.
Esposito: ok, ok!
Iannello: “Viciè” (sono le parole che Enrico, secondo Antonio Iannello, deve riferire a Vincenzo Petrosino, un altro candidato alle parlamentarie, originario di Nocera, ndr) “io ti voglio dare una mano, ma io ho il problema di Vincenzo (De Luca, ndr) che mi ha chiamato e vuole i voti su Fulvio a Nocera perchè deve fare il primo, dopo di te, chi glieli deve dare, fammi capire? Sempre deluchiani siamo”.
Ore 16.39 del 28 dicembre, il giorno prima della consultazione. Enrico Esposito riceve una telefonata da Massimo Petrosino, consigliere comunale di Nocera Inferiore. E’ il cugino di Vincenzo Petrosino, anche lui candidato alle parlamentarie Pd. Si parla di schede da “insaccare”, da “imbucare”.
Dal tono della conversazione Esposito sembra ricevere, scrivono i finanzieri, “una proposta di pianificazione di brogli atti a favorire la designazione sia di quest’ultimo (Vincenzo Petrosino, ndr), che di Bonavitacola”. La Rosaria citata nella conversazione è una collaboratrice di Esposito ed è addetta al seggio Pd di Nocera.
Esposito: Sta facendo, sta facendo.
Petrosino: E per Fulvio giusto? per Fulvio?
Esposito: Cosi siamo rimasti con Enzo.
Petrosino: E ma quanti?
Esposito: Dobbiamo fare uscire Fulvio.
Petrosino: E quanti?
Petrosino: Quanti ne sono, 100, 150, 200 non lo so, me lo devi dire tu perchè.
Esposito: Non lo so, devo parlare con lei, voglio parlare con lei, ma penso di si, ma quell ‘altro li vuole imbucare Vincenzo, che ne so cosa vuole fare, io parlo con lei questa sera.
Petrosino: Siccome sono qua, no io sono qua io, Antonio e Vincenzo, Antonio mi ha detto chiama quel finito.
Esposito: Più tardi faccio un punto con Rosaria e ci organizziamo per fare, e domani mattina definiamo, chi non viene.
Petrosino: Va bene, ma quanti ci dobbiamo prendere 150, 200 se no a Vincenzo lo scapezziamo proprio.
Esposito: No, ma adesso parlo con Rosaria questa sera, sta chiamando, quella la gente non vuole venire nemmeno a votare ia, sta chiamando.
Petrosino: Perciò insacchiamo 150 a Fulvio, il resto non prende niente nessuno, prende secondo me 50, 60 voti Alfonso Andria, Valiante sta andando facendo elemosina con tutti quanti e non prende nemmeno il cazzo, capisci che dico?
Esposito: Valiante?
Petrosino: Eh.
Esposito: Simone (Valiante, altro candidato, ndr)? secondo me no, Simone li prende.
Petrosino: E che può prendere 60, 70. E infatti, comunque fammi fare questo conto con Rosaria e poi ci sentiamo ia.
Ore frenetiche. Alle 17.51 Enrico Esposito e Iannello sono di nuovo al telefono. Il sindaco di Nocera lo informa che Vincenzo Petrosino vuole ‘truccare’ le elezioni a proprio esclusivo vantaggio. I due vorrebbero stopparlo.
Iannello: Enri.
Esposito: Ma questo è uno scemo.
Iannello: Enri, questo non sta bene.
Esposito: Questo non sta bene, questo è scemo veramente.
Iannello: Ti ha chiamato davanti a me.
Esposito.: Ma questo è proprio un idiota.
Iannello: Io perciò ti sto chiamando, ora sto chiamando a Francesco, che ha già  capito e sta rallentando, per dirgli ‘Francè’…
Esposito: Ma Francesco chi?
Iannello: Stanzione, il presidente (del seggio, ndr). “Francè rallenta questa operazione perchè questi vorrebbero far trovare lo scatolo già  con qualcosa dentro…
Esposito: Ma non esiste proprio…
La conversazione prosegue a lungo discutendo su quante centinaia di voti potrebbero raccogliere questo o quel candidato a Nocera.
Domenica 29 dicembre. E’ il giorno delle votazioni. Enrico Esposito viene intercettato mentre chiede a un suo collaboratore di predisporre un foglio d’uscita dalla sua sala Bingo di 400 euro. Raccomandando di fare in modo che escano 200 monetine da 2 euro. E’ appena il caso di ricordare che gli elettori delle parlamentarie dovevano versare un obolo di 2 euro, guarda caso. Alle 19.15 Esposito chiama la signora Rosaria “chiedendole se avesse proceduto a compilare le schede inserendo i nominativi di Bonavitacola e di Lamberti (un altro candidato Pd, ndr)”.
Esposito: Rosà , stai procedendo? Stai mettendo assieme Fulvio e Lamberti?
Rosaria: Sì, Lamberti e Bonavitacola, come siamo rimasti…
Venti minuti dopo, alle 19.35, Esposito chiama Mastursi, che in quelle ore è il coordinatore delle parlamentarie a Salerno e provincia. Gli dice che può assicurare l’attribuzione di 250 preferenze a Bonavitacola, lo informa delle manovre di Vincenzo Petrosino. Esposito apre una trattativa.
Dice a Mastursi che può ‘alterare’ 700 schede. Ma lo farà  solo se su 200 verrà  apposto il nome di Bonavitacola. Mastursi è d’accordo. Anzi. Ordina che Bonavitacola ottenga più dei 200 voti richiesti.
Esposito: E io 250 voti ‘ncuollo a Fulvio li porto senza problemi. Il problema che c’ho è che però ci sta un po’ di… animosità  da parte di sto cretino di Vincenzo (Petrosino, ndr) che ha già  imbustato 70… 80… 100 schede se non qualcosa in più… (…) no perchè lui ha detto: Vincè… Enrico ma ci sta la disponibilità  di 700 schede ma non mi tagliare tu le ali… non mi far sentire… insomma mi ha…
Mastursi: Ho capito ma allora deve mettere… Deve mettere pure Fulvio…
Esposito: Sì… fermati… io ho detto…
Mastursi: Siccome non è in concorrenza con Fulvio.
Esposito: E’ chiaro… ma io detto… se ti posso dire tutto, ti dico tutto. Allora io ho detto: “Vincè si può fare ma io devo portare… tu non hai portato a nessuno io devo portare la media che sto portando veramente allora allora a me mi devi dare il 30%… se tu vuoi mettere 700 schede… 200 sono di Fulvio e 500 sono tue… o così o non si fa… e lui ha detto: “Va bene Enrico così si può fare… facciamo così”.
Esposito: Allora con questa proporzione si può fare?
Mastursi: Se si tratta un po’ di più è meglio! Sopra a Fulvio, tanto non è concorrente suo… dobbiamo dare di più a Fulvio… non è concorrente suo Fulvio… nella lista (…) Enrico dici così (a Petrosino, ndr): “Ho parlato con Nello. Va bene ma dobbiamo far salire a Fulvio, punto”. Non esiste… Non dobbiamo discutere proprio perchè se no Nello pone la questione sul seggio di Nocera, punto”.
Ore 19.42. Enrico Esposito, dopo aver informato Iannello, chiama Vincenzo Petrosino e gli riferisce gli ‘ordini’ di Mastursi. Poi rilancia una proposta: “imbucare” 300 schede ‘Petrosino’ e 300 schede ‘Bonavitacola’.
Esposito: Gli ho detto che facciamo 30 e 70 e mettiamo dentro 500 tue e 200 mie… però lui ha detto “Enrì deve salire Fulvio, dobbiamo fare metà  e metà ”
Petrosino: E quindi dobbiamo fare 300 e 300? 300 e 350, eh? Ne mettiamo 700… ma mettiamone 600 perchè stanno arrivando le telefonate da Salerno… stava un po’ adombrato… qualche ricchione con il telefonino che ci ha visti di parlare… ora dico a Rosaria di farne 600, 3 e 3.
Petrosino: Ok, vabbuò.
La signora Rosaria però ha solo 500 schede in bianco. Si finirà  per scriverne 300 col nome Petrosino e 200 col nome Bonavitacola. Pasticcio finale: i registri annotano 1200 firme di votanti a Nocera, ma le schede sono 1800. “Vieni qua e vediamo — dice Esposito a Massimo Petrosino — fai la parte che non sappiamo niente”.

Vincenzo Iurillo
(da “il Fatto Quotidiano”)

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ABU OMAR, IL SEGRETO DI STATO USATO PER COPRIRE I COLPEVOLI

Febbraio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LA CONDANNA DELL’ITALIA DA PARTE DELLA CORTE EUROPEA: QUEL TRIANGOLO ITALIA-EGITTO-USA E LE DOPPIE VERITA’ DEI GOVERNI

In un singolare ma significativo incrocio di destini che ha a che fare con le doppie verità  di Stato, con la tortura, con l’intelligence “non convenzionale” nel triangolo Italia-Egitto-Stati Uniti, dal caso Regeni alle intercettazioni illegali della Nsa sulle utenze telefoniche dell’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, irrompe la Corte Europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo.
La condanna del nostro Paese per la complicità  assicurata nella “extraordinary rendition” dell’imam egiziano Abu Omar (sequestrato da agenti della Cia a Milano nel 2003 con la complicità  del Sismi di Niccolò Pollari e quindi avviato alle torture nelle galere del Cairo), smaschera infatti la cattiva coscienza e le mosse abusive di quattro diversi governi (Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Mario Monti, Enrico Letta) che hanno opposto il segreto di Stato sulla vicenda (segreto la cui legittimità  era stata per altro confermata dalla Corte Costituzionale) garantendo l’impunità  agli uomini del nostro Servizio segreto militare consapevoli, in quel 2003, di consegnare alle pratiche disumane del regime egiziano un cittadino straniero per il quale, per giunta, esisteva un procedimento in Italia (nel 2013, Abu Omar è stato infatti condannato nel nostro Paese a 6 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale).
Scrivono i giudici della Corte europea nelle motivazioni della loro sentenza (qui la sintesi integrale diffusa da Strasburgo oggi): “La Corte sottolinea come, a dispetto dello sforzo prodotto da investigatori e giudici italiani (l’indagine sul sequestro di Abu Omar fu condotta dagli allora procuratori aggiunti di Milano Pomarici e Spataro, oggi procuratore di Torino ndr.) che ha consentito l’identificazione dei responsabili e garantito le loro condanne, queste ultime non hanno avuto effetto per l’atteggiamento tenuto dal governo italiano. Il legittimo principio del “segreto di Stato” è stato infatti chiaramente applicato solo per consentire che i responsabili della vicenda non ne dovessero rispondere. Per questo motivo, infatti, l’indagine e il successivo processo non hanno portato alla punizione dei responsabili cui è stata di fatto garantita l’impunità “.
A ben vedere, del resto, per l’extraordinary rendition di Abu Omar, ad oggi nessuno sta scontando la pena in una prigione italiana.
Non gli “impuniti”, che si chiamano Niccolò Pollari (ex direttore del Sismi, 10 anni di condanna “annullati” dal segreto di Stato), Marco Mancini (allora capo della divisione antiterrorismo del Servizio, 9 anni annullati dal segreto) e i funzionari del Servizio Raffaele Di Troia, Luciano Di Gregori e Giuseppe Ciorra (a loro il segreto ha evitato di scontare 6 anni).
Non chi patteggiò la condanna (gli ex funzionari del Sismi Pio Pompa e Luciano Seno, 2 anni e 8 mesi per favoreggiamento), il “giornalista”, a libro paga del Servizio con nome in codice “Betulla”, Renato Farina (6 mesi per favoreggiamento convertiti in 6.840 euro di pena pecuniaria), il carabiniere del Ros e aspirante agente Sismi Luciano Pironi (21 mesi).
Non gli uomini della Cia che materialmente condussero l’operazione di sequestro e rendition all’Egitto e per i quali, gli stessi governi italiani che hanno opposto il segreto di Stato hanno garantito nel tempo l’impunità  con un escamotage che ne ha assicurato la latitanza.
Armando Spataro accoglie la sentenza di Strasburgo afferrandone il cuore.
“La Corte Europea dei diritti dell’uomo — osserva – ha sposato la tesi della Corte di Cassazione, della Procura e della Corte di appello di Milano che, nel condannare gli italiani, avevano sostenuto che il Segreto di Stato non fosse opponibile per attività  non istituzionali di alcuni appartenenti al Sismi. E’ una decisione che deve fare riflettere, specie se si considera che anche il Senato Usa, nel dicembre del 2014, ha approvato un rapporto in cui afferma di condannare rendition e prigioni segrete e di ritenere del tutto inutile queste inaccettabili prassi per contrastare il terrorismo”.
E non diverse sono le parole di Claudio Fava, oggi vicepresidente della Commissione Antimafia e, nel 2007, parlamentare europeo nella commissione che indagò, documentò e denunciò la pratica delle extraordinary rendition.
“La sentenza della Corte di Strasburgo — dice – conferma quello che denunciamo da anni: l’uso strumentale, illegittimo e improprio del segreto di Stato su questa vicenda. Un’illegittimità  sulla quale si sono impegnati tutti i governi in carica in Italia negli ultimi dodici anni, nessuno escluso”.
Al contrario, tacciono Governo e Parlamento (gli stessi che in questi giorni chiedono al regime di Al Sisi giustizia e verità  per le torture e la morte di Regeni inflitte dagli stessi apparati cui Abu Omar venne consegnato).
Senza neppure provare a dissimulare l’imbarazzo per una vicenda in cui, per giunta, mentre Roma si spendeva con l’alleato di Washington per assicurare copertura e impunità  nel caso Abu Omar in nome della “lotta al terrorismo”, quello stesso alleato ascoltava abusivamente i telefoni di Palazzo Chigi attraverso il grande orecchio della Nsa.
Del resto, in perfetta continuità  con i suoi predecessori, lo stesso Matteo Renzi non ha esitato a opporre il segreto di Stato sugli uffici coperti del Sismi di Pollari in via Nazionale a Roma.
Una “fabbrica di dossier” illegali nei confronti di magistrati, giornalisti, politici, scoperta proprio durante le indagini condotte da Spataro sul sequestro di Abu Omar e figlia di quella disinvolta e a abusiva stagione della “lotta al terrorismo” che ora, tra Washington Roma e il Cairo sembra improvvisamente senza padri.
E che, se non fosse per la Corte di Strasburgo, tutti avrebbero una gran fretta di far dimenticare.

Carlo Bonini
(da “La Repubblica”)

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BERLUSCONI SPIATO, QUANTA IPOCRISIA: SONO 70 ANNI CHE SIAMO UNA COLONIA USA E FANNO FINTA DI SCANDALIZZARSI

Febbraio 24th, 2016 Riccardo Fucile

LA STORIA DELLA REPUBBLICA E’ FATTA DI INGERENZE E APPOGGI STATUNITENSI… LA SOVRANITA’ TANTO DECLAMATA E’ SOLO UNO SLOGAN

“Ci accingiamo a chiedere informazioni in tutte le sedi, anche con passi formali, sulla vicenda di Berlusconi”.
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi risponde così alle pressanti richieste di Forza Italia di fare chiarezza sulle intercettazioni di cui, come rivelato da Repubblica e L’Espresso sulla base dell’ennesimo flusso di file emerso dal caso Wikileaks, Berlusconi fu oggetto da parte dell’americana National Security Agency nel periodo 2008-2011.
La recita continua con lo stesso Renzi che anticipa in Senato “una presa di posizione nelle prossime ore della Farnesina sulla vicenda”.
Quasi in contemporanea, dal Ministero degli Esteri parte la convocazione dell’ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Phillips, per “chiarimenti circa le indiscrezioni comparse su alcuni organi di stampa”.
Sulla vicenda interviene il portavoce del dipartimento di Stato americano Mark Toner: “Come già  detto in precedenza, non conduciamo alcuna attività  di sorveglianza di intelligence a meno che non vi sia una specifica e valida ragione di sicurezza nazionale. E ciò si applica a cittadini ordinari come a leader mondiali”.
Due schiaffoni e zitti: “Il presidente – aggiunge Toner – è stato chiaro sul fatto che, a meno che non vi sia uno stringente motivo di sicurezza nazionale, non monitoreremo le comunicazioni di capi di Stato e di governo dei nostri amici e alleati”.
E dato che il concetto “motivo di interesse nazionale” e’ molto soggettivo, gli Stati Uniti continueranno a fare quello che riterranno opportuno.
Non a caso tra gli intercettati c’erano anche la Merkel e Sarkozy, non certo solo Berlusconi.
Anche perchè dalle intercettazioni del premier italiano al massimo potevano venire a conoscere gli orari di visita delle olgettine a villa Certosa, motivo di ilarità  più che di analisi politica.
Ma dato che ora tutti, a destra come a sinistra, fingono indignazione sarebbe opportuno ricordare loro che da circa 70 anni siamo di fatto un “protettorato”, se non una colonia degli Stati Uniti.
Come se la Dc non fosse stata finanziata dagli Usa, come se la scelta dei segretari democristiani non fosse stata sempre operata con il placet degli States, come se la prima Repubblica non stesse in piedi grazie ad accordi economici e finanziari con il capitalismo a stelle e strisce.
Non discutiamo nel merito, c’era la guerra fredda e i finanziamenti sovietici, esponiamo solo i fatti.
E nelle vicende “strategia della tensione” e “terrorismo anni ’70-80”, quante volte si è parlato di operazioni dei servizi?
E ora le stesse mammole che portano le ginocchiere quando salgono le scale dell’ambasciata americana (compresi i partiti neofiti) fingono di scandalizzarsi perchè il padrone non si fida del maggiordomo e teme che gli frega un pezzo dell’argenteria.
E pazienza, fatevene una ragione: come i servizi avranno fatto relazioni sulle specializzazione delle olgettine ora le faranno sul giglio magico, che male c’è.
E’ il prezzo che si paga quando si rinuncia alla sovranità , quella che a destra viene artatamente indirizzata verso i più deboli, mai verso i più forti.
Gli Usa fanno i propri interessi, ci mancherebbe, siamo noi europei che non sappiamo perseguire i nostri, divisi tra egoismi nazionali, guerre finanziarie e provincialismi ottocenteschi.
I blocchi militari sono stati solo sostituiti da quelli economici, ma un terzo polo, un’Europa nazione, solidale e coesa, non riesce a concretizzarsi.
Quindi tenetevi le cimici sotto il letto e continuate a dormire, magari evitando di russare: disturba la ricezione del segnale.

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BERTOLASO VINCE L’OSCAR DELL’UMORISMO: “TOGLIERO’ I CASSONETTI, COSI’ I ROM NON ROVISTANO”

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

UN CANDIDATO IN BALIA DI SQUINTERNATI: TUTTI SI CONTENDONO LA RUSPA

Un’idea al giorno. Anzi, una ogni ora.
Guido Bertolaso è un fiume in piena, una fonte inesauribile di soluzioni ai problemi della Capitale. Da quando, il 12 febbraio, l’alleanza di centrodestra lo ha indicato come proprio candidato per le elezioni comunali di Roma — con Matteo Salvini che ci ha ripensato quasi subito — l’ex capo della Protezione Civile si è gettato a capofitto in campagna elettorale.
Cavalcando anche i temi più caldi della politica nazionale. Come quello delle unioni civili, sul quale l’ex braccio armato di Silvio Berlusconi in tema di appalti affidati in deroga, emergenze varie e Grandi Opere si è prodotto in una doppia giravolta nell’arco di una sola dichiarazione:
“Esiste l’obiezione di coscienza — ha premesso Bertolaso intervistato su Radio 2 durante Un giorno da pecora — da sindaco non celebrerei un’unione civile. Però sono favorevole alle unioni civili in linea di principio e non sono favorevole ai matrimoni gay, ma rispetto le vicende delle persone”.
Le idee sono chiare invece, almeno per ora, sulla stepchild adoption:   “Non mi piace proprio”.
Vacci a capire.
“A Renzi darei un 5 politico per i suoi due anni di governo”, ha detto ancora Bertolaso che al governo consiglierebbe “sicuramente una bella trasfusione e una bella dose di immunoglobuline servirebbero a rinforzarlo e a dargli la capacità  di avere più grinta per andare avanti”.
La stessa grinta che Bertolaso mette nella sua corsa al Campidoglio. Oggi, ad esempio, durante una visita ai mercatini gestiti dai roma alla Montagnola, in zona Eur, (giaccone blu d’ordinanza come ai bei tempi della Protezione Civile, ma senza lo stemma) è tornato a parlare dei nomadi: occorre evitare “che i figli dei rom, i bambini e spesso anche le donne vadano in giro, allo sbando in città , creando situazioni di illegalità , i piccoli borseggi, rovistare nei cassonetti, ma noi lo risolveremo togliendo i cassonetti. Andremo così a impedire una delle attività  più frequenti in tutta la città ”.
Peccato che nei cassonetti rovistino ormai migliaia di persone che hanno perso il lavoro e tanti anziani in difficoltà .
E se togli i cassonetti la spazzatura dove la portano? Sotto casa tua?
Ma non è finita: “Certo se creiamo nei loro Paesi condizioni diverse, forse in Italia ne vengono di meno“: ma quali Paesi, ha mai sentito parlare di “nomadi”?
Ma Bertolaso, uomo del fare, ha una soluzione anche per il decennale problema degli autobus che non passano, delle metro che ritardano e degli scioperi selvaggi che rendono difficile airomani usare i mezzi pubblici per muoversi in città .
“Trasporti pubblici? — twitta — Attenzione agli anziani, rimettere a posto quelli esistenti e far pagare a tutti il biglietto“. E’ così facile.
Come mai nessuno ci aveva mai pensato prima?

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CAPORALATO, IN 400.000 LAVORANO NEI CAMPI PER MENO DI 2,5 EURO L’ORA

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

STUDIO AMBROSETTI: DIECI VITTIME NEL 2015

Più di dodici ore di lavoro nei campi per un salario di 25-30 euro al giorno, meno di 2 euro e 50 l’ora.
È la situazione in cui lavorano in Italia 400 mila lavoratori sfruttati dal caporalato, stranieri nell’80% dei casi.
È quanto emerge da uno studio di The European House-Ambrosetti relativi al 2015, presentato al convegno di Assosomm-Associazione italiana delle agenzie per il lavoro ‘Attiviamo lavoro. Le potenzialità  del lavoro in somministrazione nel settore dell’agricoltura.
Gli oltre 80 distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato vedono in 33 casi condizioni di lavoro “indecenti” e in 22 casi condizioni di lavoro “gravemente sfruttato” e sottraggono alle casse dello Stato circa 600 milioni di euro ogni anno.
Alla paga di chi lavora sotto caporali, pari alla metà  di quanto stabilito dai contratti nazionali, inoltre, devono essere sottratti i costi del trasporto, circa 5 euro, l’acquisto di acqua e cibo, l’affitto degli alloggi ed eventualmente l’acquisto di medicinali.
Infatti il 74% lavoratori impiegati sotto i caporali è malato e presenta disturbi che all’inizio della stagionalità  non si erano manifestati.
Le malattie riscontrate sono per lo più curabili con una semplice terapia antibiotica ma si cronicizzano in assenza di un medico a cui rivolgersi e di soldi per l’acquisto delle medicine.
Ad aggravare la situazione contribuisce poi il sovraccarico di lavoro, l’esposizione alle intemperie, l’assenza di accesso all’acqua corrente, che riguarda il 64% dei lavoratori, e ai servizi igienici, che riguarda il 62%.
Solo nell’estate 2015 lo studio stima che le vittime del caporalato sono state almeno 10.

(da “La Repubblica“)

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IL PRIMARIO DEL “SACCO”: “TANTE PRESSIONI PER FAR ENTRARE I PRIVATI, CI SIAMO DIFESI CON LE UNGHIE”

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

SANITA’ LOMBARDA: DIRIGENTI OSPEDALIERI PRESSANO MEDICI PER FAVORIRE STRUTTURE PRIVATE

“Ci siamo dovuti difendere con le unghie e coi denti”.
E’ quanto racconta Antonella Sparaco, primario del reparto di odontoiatria dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, dopo l’ennesimo scandalo che ha colpito la Sanità  lombarda con l’arresto, tra gli altri, del presidente della commissione Sanità  in regione, il leghista Fabio Rizzi, e dell’imprenditrice Paola Canegrati, che proprio nell’odontoiatria, secondo gli inquirenti, aveva costruito un business milionario grazie a una rete di contatti che dai vertici della politica regionale arrivava ai funzionari di molte aziende ospedaliere.
“In decenni di attività  — riferisce la dottoressa Sparaco — devo riconoscere che in più occasioni siamo stati avvicinati dai service privati che volevano subentrare al nostro posto; ma io e i miei colleghi abbiamo resistito”.
E senza fare nomi spiega: “Ho ancora memoria di quello che alcuni nostri amministratori passati mi venivano a dire. Mi caldeggiavano il subentro dei privati nella gestione del servizio di odontoiatria”.
Proprio come nelle carte dell’inchiesta ‘Smile’, che ha scoperchiato il sistema di tangenti, i privati bussavano alle porte dei dirigenti delle strutture ospedaliere.
“Le indicazioni — prosegue la Sparaco — giungevano da parte di direttori sanitari piuttosto che da direttori generali del passato, che formulavano una richiesta esplicita per permettere l’ingresso dei privati negli ambulatori di odontoiatria. I quali agiscono sulle alte sfere di un ospedale, che a loro volta provano a convincere i medici direttamente coinvolti. Io e diversi miei colleghi abbiamo resistito, ma tanti altri no. Ecco perchè negli anni — riferisce la Sparaco — almeno sei o sette professionisti li ho persi anch’io”.
Nell’ambulatorio della dottoressa Sparaco, difendere l’odontoiatria pubblica significa soprattutto occuparsi di “pazienti marginali: anziani, sieropositivi e persone affette da gravi patologie che difficilmente nelle strutture private troverebbero delle risposte ai loro bisogni.
“Si prenda il caso dei malati di Aids, che altrove vengono spesso mandati via”, denuncia la Sparaco, che lamenta le lunghe liste di attesa che l’ambulatorio è costretto a imporre ai pazienti.
E rilancia: “Speriamo che ora in Lombardia ci sia un cambio di rotta, noi siamo disponibili a crescere, ad accettare ancora più pazienti e a lavorare di più”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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MARINO VERSO DUE PROCESSI: SCONTRINI E ONLUS

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

CHIUSE DUE INDAGINI: UNA LEGATA ALLE SPESE SOSTENUTE CON LA CARTA DI CREDITO DA SINDACO, L’ALTRA SUI COMPENSI ALLA SUA ASSOCIAZIONE

Cene a spese del Comune e assunzioni fittizie nella ong della quale era presidente. L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino rischia due processi in altrettante inchieste aperte lo scorso anno dalla procura capitolina, che oggi ha fatto recapitare gli atti di chiusura indagini agli indagati.
Tra cui il chirurgo dem, sotto inchiesta per peculato e falso nel caso delle spese con carta di credito del Campidoglio, e truffa ai danni dell’Inps per quanto riguarda i posti di lavoro nella organizzazione non governativa.
Una doppia tegola giudiziaria proprio mentre l’ex primo cittadino sta decidendo se candidarsi o meno alle comunale della prossima primavera.
56 CENE SOSPETTE PER OLTRE 12 MILA EURO
A sentire le accuse degli inquirenti, sono 56 le cene sospette di Ignazio Marino tra luglio del 2013 e giugno del 2015, per complessivi 12.700 euro pagati con la carta di credito in dotazione al primo cittadino ma consumate, secondo gli inquirenti, “generalmente nei giorni festivi e prefestivi, con commensali di sua elezione, comunque la difformi della funzione di rappresentanza dell’ente”.
I ristoranti preferiti dall’allora sindaco erano a Roma, ma anche in altre città  come Milano, Genova, Firenze e Torino. Inoltre Marino, si legge nell’atto di chiusura indagini, avrebbe impartito “disposizioni al personale addetto alla sua segreteria affinchè formasse le dichiarazioni giustificative delle spese sostenute per le cene, inserendovi indicazioni non veridiche tese ad accreditare la natura ‘istituzionale’ dell’evento, ed apponendo in calce alle stesse la sua firma”.
Stando alle accuse del pm Roberto Felici, responsabile dell’indagine, Marino avrebbe così indotto il personale della segreteria del Campidoglio a “redigere atti pubblici attestanti fatti non veri e recanti la sua sottoscrizione apocrifa”.
LE ASSUNZIONI FANTASMA DELLA ONG
Quattro, invece, gli indagati nel procedimento legato alla onlus ‘Imagine’ della quale Ignazio Marino era presidente.
La struttura, che si occupava di aiuti sanitari a Paesi in via di sviluppo, secondo i pm ha messo in atto delle assunzioni fittizie tra il 2012 e il 2014, con soggetti inesistenti truffando l’Inps.
Oltre a Marino, presidente della ong fino al luglio dl 2013, l’inchiesta vede indagati per truffa in concorso Carlo Pignatelli, Rosa Garofalo e Federico Serra.

(da agenzie)

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LUXURIA: “M5S PENOSI, HANNO TROVATO LA SCUSA PER NON VOTARE IL DDL CIRINNA'”

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

“DICEVANO DI VOLERE LE UNIONI CIVILI ALLA TEDESCA, HANNO FINITO PER FARE QUELLE ALLA VATICANA”

L’attivista per i diritti lgbt, Vladimir Luxuria, ha criticato ai microfoni di Radio Cusano Campus l’evoluzione legata al ddl Cirinnà : “Meglio un pezzo che oggi che tutto mai come dice Renzi? Intanto a pezzi siamo noi, sempre in mano a politici che tra voltafaccia, giochi di alleanza e tradimenti, decidono quali diritti concederci e quali diritti no. Sarebbe stato come se i neri d’America si fossero accontentati di una legge che stabilisse che potevano sì salire sull’autobus, ma che dovevano rimanere in piedi. Io credo che l’uguaglianza debba essere totale”.
“Siamo stufi — continua — di essere presi in giro e di veder svenduti i nostri diritti. Dicevano di volere le unioni civili alla tedesca, qui invece siamo davanti alle unioni civili alla vaticana. E siamo così sicuri che verrà  tolta soltanto la stepchild adoption? Io mi aspetto altre sorprese. Qui tra i due litiganti, Pd e Movimento Cinque Stelle, Angelino gode”.
Luxuria poi si scaglia contro il Movimento Cinque Stelle: “Mi ha molto delusa. In Italia c’era un’emergenza democratica legata ad una lacuna sui diritti civili che durava da trent’anni e loro hanno trovato la scusa della regola del supercanguro per non votarla — afferma -, dopo che venti minuti prima avevano dato il loro consenso. Per fortuna ora i sondaggi li vedono in calo. L’incoerenza dev’essere punita”
“L’anno scorso mi ricordo Airola — prosegue — che è venuto al Gay Village promettendo un sacco di cose, poi in venti minuti hanno cambiato idea. Penosi”

(da “il Fatto Quotidiano”)

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ELEZIONI ROMA, I PARERI DI QUATTRO SONDAGGISTI

Febbraio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

WEBER DI IXE’, GHISLERI DI EUROMEDIA, NOTO DI IPR E KLAUS DAVI: “UNA SFIDA TRA CHI STA PEGGIO”

Roberto Weber (Ixe’): “Grillini al ballottaggio e Marchini farà  bene”
«Al momento dati non ci sono. Però, analizzando la situazione, ho la nettissima sensazione che il Movimento 5 Stelle possa raggiungere il ballottaggio a prescindere da chi candiderà . Il profilo del suo candidato, infatti, sarà  del tutto irrilevante. La mia opinione è che in questa fase i tradizionali portatori di consenso abbiano molte meno chance nel passato. Ormai i romani preferirebbero una competizione tra figure esterne alle forme di organizzazione della politica che abbiamo finora conosciuto. Per questo, pur nella confusione degli schieramenti, Alfio Marchini potrebbe avere possibilità  di fare bene. Per il resto, è tutto molto frastagliato, sia nel centrodestra che nel centrosinistra, Forza Italia e il Pd non sono più quelli di una volta e secondo me non esercitano più una solida capacità  di attrazione. Interessante, sarà  capire quel che succederà  a sinistra del Pd. Ora c’è Fassina, poi forse ci sarà  Marino, ma comunque il progetto ha una cornice identitaria molto precisa che andrà  ad erodere sicuramente il consenso del Pd»
Ghisleri (Euromedia): «Centrodestra marginale se non cambia metodo»
«Siamo ancora in una fase iniziale della campagna elettorale perciò non abbiamo dati nè è possibile compiere analisi approfondite. E, quando ci saranno le condizioni per le prime rilevazioni, andando a studiare il consenso dei cittadini, di sicuro emergerà  la differenza di Roma rispetto alle altre città , sia per la sua dimensione, sia per tutto quello che ha sconvolto la città .
Al momento, dunque, non mi sono fatta un’idea su chi potrebbe andare al ballottaggio, e il bello di questo lavoro è lo stupirsi di fronte ai risultati. Logicamente, le due situazioni—snodo saranno l’esito della consultazione online dei 5 Stelle per decidere il candidato sindaco e il risultato delle primarie Pd. Quel che si nota, fin da subito, è la forte polverizzazione di quello che era il voto di centrodestra. Il quale, se rimane così la situazione, potrebbe essere destinato alla marginalità . Quindi o, tra i tre che sono attualmente schierati, ci sarà  un candidato in grado di emergere sugli altri, oppure diventerà  una difficile, dura lotta.
Antonio Noto (Ipr Marketing): «I grillini sono i più forti ma non ce la faranno»
Dati non ne ho, perciò è difficile fare una previsione sulle forze in campo. Lo scenario è in aperta evoluzione, il Pd non ha ancora un candidato e nel centrodestra c’è molta fibrillazione, con la corsa di Bertolaso che viene messa in discussione da Salvini. Dunque, quantomeno occorrerà  attendere l’esito delle primarie dei democratici. Gli schieramenti principali sono attraversati da profonde lacerazioni che rendono difficile prevedere qualsiasi cosa. Il centrodestra, come sappiamo, è diviso in tre. Il centrosinistra attualmente è diviso in due parti, che potrebbero diventare tre qualora Ignazio Marino, come lascia intendere, decidesse di candidarsi. Dunque, questa situazione potrebbe avvantaggiare il M5S, che ha uno status tutto suo. Innanzitutto è molto forte l’attrazione elettorale esercitata dal marchio. Sul responso finale, nessuna certezza. Considerando che M5S non fa alleanze, potrebbe anche risultare il primo partito a Roma ma non vincere le elezione. Oppure potrebbe esserci una sorpresa. Anche qui bisogna aspettare il candidato e la comunicazione elettorale che farà .
Klaus Davi (Massmediologo): “Nessuno vuole vincere, Roma è ingestibile”
«Roma? È tutto in balìa dell’irrazionalità . La situazione iniziale era che il Movimento 5 Stelle partiva avanti, ma ora mi pare che nessuno voglia vincere. Nessuno vuole prendere Roma, perchè la macchina è ingestibile, ci sono strutture in buona parte corrotte e al momento è molto difficile colmare i vuoti che si sono creati. Una volta governare Roma era l’anticamera del governo del Paese, oggi non mi pare sia così, vedo un fuggi-fuggi generale. Nel centrodestra, poi, la frammentazione è assurda. C’era Marchini che avrebbe potuto vincere, e lo dico sulla base di una considerazione oggettiva, indipendentemente da ciò che io possa pensare di lui. Non si capisce per quale motivo Giorgia Meloni non l’abbia voluto. Perchè è stato comunista? Figuriamoci! Chi, in Italia, non è stato qualcos’altro? Berlusconi è stato socialista, Bondi comunista. E allora? Assistiamo a quella che potrebbe essere definita una psicosi da harakiri, e tutto questo veleno in circolo nel centrodestra su Roma potrebbe avere le sue amare conseguenze, domani, anche nella formazione di un’alleanza per il governo nazionale.

(da “il Tempo“)

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