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TRA GLI “SCHIAVI DELLE ARANCE” NELLE CAMPAGNE SICILIANE: IL RAPPORTO DI FILIERA SPORCA

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

“IN ITALIA C’E’ ANCORA LO SCHIAVISMO, SI CHIAMA CAPORALATO”… OTTO ORE DI LAVORO PER 10-20 EURO AL GIORNO

Raccolgono arance da succo dalle 8 del mattino alle 4 del pomeriggio per 10 o 20 euro al giorno, a seconda del periodo.
Nelle campagne siciliane il caporalato e gli abusi sui migranti sono una realtà  che assume le forme di una nuova schiavitù.
Il prezzo delle arance da succo quest’anno è sceso al minimo storico di 7 centesimi al chilo. Senza di loro quelle arance non sarebbero state raccolte.
A denunciare lo sfruttamento di lavoratori italiani e richiedenti asilo appena sbarcati in Italia è Filiera Sporca — Terra!Onlus, daSud e Terrelibere.org nel secondo rapporto #FilieraSporca dal titolo “La raccolta dei Rifugiati. Trasparenza di Filiera e responsabilità  sociale delle aziende”.
I promotori della campagna hanno scoperto che quest’anno la raccolta delle arance nella piana di Catania è stata fatta anche dai richiedenti asilo del Cara di Mineo, il centro di accoglienza più grande d’Europa.
Non potrebbero lavorare perchè privi del permesso provvisorio, ma tutto a Mineo avviene alla luce del sole.
Non solo migranti. Gli “schiavi delle arance” sono anche italiani.
“Negli ultimi tempi” – denuncia l’associazione – “è diventata persino una prassi per le aziende riprendersi il bonus Irpef, introdotto da Renzi nel 2014, di 80 euro al mese. Alcuni lavoratori hanno sottoscritto dei moduli di rinuncia al bonus, richiedendo poi solo successivamente il conguaglio in sede di dichiarazione dei redditi. Ed è proprio la crisi del settore degli agrumi (il 4% del Pil agricolo nazionale, 120mila lavoratori) che si incrocia con l’aumento delle importazioni da Spagna (60%), Egitto e Marocco. In Sicilia negli ultimi 15 anni sono stati persi oltre 30mila ettari di superfici agrumetate perchè gli agricoltori hanno rinunciato al lavoro e hanno venduto le terre, un fenomeno di “landgrabbing” all’italiana”.
Così il settore agrumicolo ha scaricato il peso della crisi sui lavoratori, come dimostra la scomposizione del prezzo delle arance, si legge nel rapport.
“Un chilo di arance per il mercato del fresco vengono pagate al produttore tra i 13 e i 15 centesimi, di cui solo 8 /9 vanno ai lavoratori, fino a scendere a 3/4 per i braccianti in nero, che arrivano a 2 per gli stagionali di Rosarno. Il prodotto al supermercato viene venduto a 1,10-1,40 euro, di cui il 35-50% è costituito dal ricarico della grande distribuzione organizzata (Gdo)”.
L’associazione pone l’attenzione sul ruolo della Grande Distribuzione Organizzata (Gdo), fondamentale per una filiera etica.
Per questo, #FilieraSporca ha inviato un questionario sulla trasparenza di filiera a 10 gruppi presenti in Italia: Coop, Conad, Carrefour, Auchan – Sma, Crai, Esselunga, Pam Panorama, Sisa Spa, Despar, Gruppo Vegè e Lidl. A rispondere però sono stati solo gruppi: Coop, Pam Panorama, Auchan — Sma e Esselunga.
Per disinnescare il combinato esplosivo di sfruttamento del lavoro e marginalità  di centinaia di migliaia di braccianti, la campagna #FilieraSporca chiede una legge sulla trasparenza che preveda l’introduzione di una etichetta narrante sui prodotti, e l’introduzione dell’elenco pubblico dei fornitori che permetta la tracciabilità  dei fornitori lungo la filiera.
“Chiediamo un incontro urgente al ministro del Mipaaf Maurizio Martina, è arrivato il momento che la politica agisca sulla prevenzione del fenomeno, rendendo trasparente la filiera”, spiega Fabio Ciconte, direttore di Terra!Onlus e portavoce della campagna #FilieraSporca.
“Tra i legami con Mafia Capitale e lo sfruttamento del lavoro, il Cara di Mineo è il simbolo del fallimento delle politiche sull’accoglienza — ha detto la deputata Celeste Costantino (Sel-SI), componente della commissione parlamentare Antimafia — serve un impegno maggiore del Governo per superare i ghetti, ridare dignità  al lavoro e togliere spazio alle mafie che creano e insieme cavalcano la crisi del settore”.

(da “Huffingtopost“)

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VERDINI E AREA POPOLARE MANDANO AVVERTIMENTO A RENZI: GOVERNO SOTTO AL SENATO

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

VOTANO CONTRO SU UNA RATIFICA DI ACCORDI INTERNAZIONALI

Il Governo va sotto al Senato su una ratifica che riguarda cinque accordi internazionali in materia di lotta al terrorismo.
Secondo quanto viene riferito, sia il gruppo Ala di Denis Verdini che Area Popolare, al governo con Matteo Renzi, avrebbero votato con le opposizioni.
Il governo è stato battuto su un emendamento a firma del senatore di Forza Italia Giacomo Caliendo. Sono stati 9, secondo quanto si apprende, i senatori di Ap che hanno votato contro il governo, 15 invece gli esponenti di Area Popolare assenti, e due gli astenuti
“Non si diano interpretazioni politiche a questo voto” dice però subito Ciro Falanga, senatore verdiniano, intervenendo in Aula al Senato.
“Si sappia – aggiunge – che vi sono dei senatori che sostengono il governo quando condividono i provvedimenti, ma che nella loro libertà  di mandato quando sono contrari esprimono il loro dissenso”.
Dunque, “nessun significato politico al voto di stamattina”, su quel passaggio “Ala non era d’accordo con relatore e maggioranza”.
“Nessun fatto politico ma squisitamente tecnico, e quindi nessun messaggio al governo. Il voto di oggi sull’emendamento Caliendo da parte di alcuni senatori del gruppo di area popolare è motivato dalla maggiore sensibilità  di questi che, secondo la propria coscienza, hanno ritenuto di inasprire le sanzioni nei confronti di un grave reato quale quello configurato da atti di terrorismo nucleare” ha dichiarato il presidente dei senatori di Area Popolare Renato Schifani.
“Non vorrei essere pedante, ma quanto è accaduto stamattina è un caso di studio da portare alla attenzione dei nostri studenti. Così funziona un Parlamento” dice Gaetano Quagliariello, senatore di Idea.
“Ci sono delle commissioni che approfondiscono e poi un’aula. Non siamo ancora in una camera dei fasci e delle corporazioni. Si dibatte e poi si apportano ulteriori argomentazioni rispetto alla commissione”.

(da “Huffingtonpost”)

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TANGENTI DENTIERE LOMBARDIA DEL LEGHISTA RIZZI: 4 MILIONI DI DANNI ALLA SANITA’

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

I MAGISTRATI CONTABILI SEQUESTRANO CONTI E IMMOBILI A TUTELA DELL’ERARIO

La Procura della Corte dei Conti della Regione Lombardia ha eseguito a tutela dell’Erario numerosi sequestri conservativi su beni immobili, conti correnti e altri crediti nei confronti di pubblici funzionari di aziende sanitarie lombarde.
Ne dà  notizia la Procura stessa, spiegando che le misure cautelari sono state disposte nell’ambito del procedimento di responsabilità  erariale conseguente a un ipotizzato e ingente danno patrimoniale alla sanità  pubblica – circa quattro milioni di euro – scaturente dalla violazione della disciplina degli appalti pubblici nell’affidamento a privati del servizio di odontoiatria.
Il tutto si riferisce all’inchiesta per presunte tangenti connesse ad appalti odontoiatrici nella sanità  lombarda.
L’inchiesta vede Fabio Rizzi, l’ex consigliere regionale leghista ed estensore della riforma della sanità  lombarda, accusato di aver pilotato una serie di gare d’appalto nel settore dell’odontoiatria.
L’attività  investigativa diretta ed effettuata dalla Procura della Repubblica di Monza con la cosiddetta indagine ‘Smile’ ha consentito l’avvio del parallelo procedimento di responsabilità  erariale con l’ausilio del Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano seguito dal Procuratore regionale Antonio Caruso e dai sostituti procuratori Alessandro Napoli e Luigi D’Angelo. Gli inquirenti stanno svolgendo inoltre ulteriori accertamenti.
Proprio in queste ore la Regione ha deciso di costituirsi parte civile contro Rizzi.
A rappresentare gli interessi dell’istituzione è stato scelto Domenico Aiello, l’avvocato personale di Roberto Maroni. Il legale difende il governatore lombardo anche nel processo per due presunte assunzioni clientelari di due collaboratrici di Maroni e in passato ha già  sostenuto la difesa di 19 ex consiglieri regionali leghisti, accusati di avere gonfiato le spese dei contributi ai gruppi del Pirellone per spenderli quasi tutti in pranzi e cene.

(da “La Repubblica“)

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MADIA ATTACCA ORFINI: GUERINI LA RIMPROVERA

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

IL MINISTRO CHIEDE LE DIMISSIONI DI ORFINI DA COMMISSARIO DEL PD ROMANO

Matteo Orfini deve lasciare il ruolo di commissario del Pd a Roma. A chiederlo è il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, in un’intervista a Repubblica mentre Roberto Giachetti in un colloquio col Messaggero fa notare che Orfini “è in scadenza”.
La ministra della P.A. viene però subito richiamata dal vice segretario Pd, Lorenzo Guerini: “Io tengo sempre scolpita a mente una frase di Alda Merini che dice: Mi piace chi sceglie con cura le parole da non dire. Consiglierei a tutti più sobrietà  nelle dichiarazioni. Orfini si è assunto la responsabilità  di commissario di Roma dopo Mafia Capitale e lo ha fatto con grande impegno e determinazione, di cui va solo ringraziato”.
“Sul contenuto delle riflessioni del ministro – sostiene il vicesegretario del Pd – credo sia oltremodo sbagliato porre la questione in questo modo” cioè chiedendo le dimissioni del commissario del Pd romano.
“Inviterei – aggiunge Guerini – a finirla con questo dibattito, un po’ surreale, sul post elezioni di Roma: lavoriamo per ripartire e più che discutere tra di noi e su noi stessi, riprendiamo a confrontarci con i cittadini romani”.
Madia: “Orfini lasci la guida del Pd romano”.
“Il voto ci dice una cosa chiara: nella mia città , che non è l’ultimo borgo d’Italia, siamo stati rottamati dai cittadini. Il Pd non ha saputo ascoltarli. E ci hanno punito”. Lo dice Madia in un’intervista a Repubblica in cui accoglie il richiamo di Romano Prodi a restituire attenzione all’ingiustizia sociale e sottolinea che se a Roma “il tappo” è Orfini allora “si dimetta da commissario”.
“In questo momento tutti gli schemi di gioco sono saltati. E bisogna avere l’umiltà  di riconoscerlo”, spiega Madia. Orfini dovrebbe dimettersi perchè “non ci possiamo più permettere ostacoli al cambiamento. In città  c’è una classe dirigente giovane, agisca. Ma senza aspettare che qualche capo corrente la candidi”.
“Prodi ha fatto un’analisi lucida, che condivido appieno, su quello che è il problema centrale del mondo contemporaneo: l’ingiustizia crescente”, aggiunge il ministro. “Che finisce per influenzare il voto dei cittadini, non solo in Italia. Basta guardare quel che è successo a Roma, dove il Pd è stato vissuto come ininfluente rispetto alla vita delle persone. Troppo ripiegato su se stesso, non ha capito il disagio delle periferie, della gente meno tutelata e più in difficoltà , che alla fine ci ha percepito come inutili, incapaci di dare risposte ai loro bisogni. E ha scelto chi invece gli offriva questa speranza”.
Per Madia “sul voto di Roma la vicenda locale ha pesato” ma “è stato proprio il nostro premier a porre il tema della lotta alle diseguaglianze, ingaggiando con la Ue una battaglia contro l’austerità  e l’illusione che si possa scindere l’azione dei governi nazionali dalla qualità  della vita delle persone”. “Credo che abbiamo fatto tante cose buone, non sempre comunicate bene. Ora con umiltà  dobbiamo capire che ci sono dei bisogni a cui non siamo arrivati, e a cui dobbiamo provare a rispondere”.
Giachetti: “Orfini in scadenza”.
Questo partito deve diventare di nuovo un luogo di attrazione per chi vuole fare politica. Abbiamo toccato il fondo: ricominciamo dai comitati di quartiere, dalle reti dei cittadini senza piangerci troppo addosso e facendo tesoro della cavolate fatte in passato. Non basta andare in periferia solo in campagna elettorale”. Lo afferma il candidato a Roma per il centrosinistra Giachetti in un’intervista al Messaggero in cui aggiunge che il commissario del Pd romano Matteo Orfini è “in scadenza” e che “a parte D’Alema”, non si è sentito tradito da nessuno.
“Ora dobbiamo pensare al futuro, superare il commissariamento e rilanciare la politica”, dice Giachetti. “Già  quando ho fatto le primarie ho capito che aria tirava. Eravamo messi proprio male: ‘a Robe’, mi dicevano i nostri iscritti, non sarai mica venuto qui a farci la lezioncinà “. “Compresi che bisognava fare una campagna tutta impostata sull’ascolto e con umiltà  mettersi a sentire gli umori della città . E questo ci ha consentito di arrivare al ballottaggio”.
“Il leit motiv della campagna in buona sostanza è stato questo: ‘Peccato che sei del Pd, se no ti votavo’. Il Pd ha avuto una responsabilità . Prima con Alemanno, uno sterile consociativismo che ci ha allontanato in particolare dalle periferie: strillavano in piazza e poi chiedevano i posti nei cda. E poi con Marino. Se oggi giri e pronunci il nome di Marino la gente ti corre appresso. Si capiva come sarebbe finita. E dopo il ballottaggio abbiamo trovato un muro”. Smarcarsi dal Pd non è servito: “Ho imposto una linea di assoluta rottura con quel che è accaduto negli anni passati. Liste pulite, facce nuove, rottura con un sistema di un certo tipo”.

(da “Huffingtonpost”)

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ABANO, IL CENTRODESTRA PERDE GIA’ IL SINDACO: ARRESTATO PER TANGENTI

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

GIA’ UN ANNO FA LA GDF AVEVA PERQUISITO LE SUE SOCIETA’ E LA SUA CASA

Appena rieletto aveva detto “non sarò il sindaco di tutti”. Anche perchè non mandava giù l’inchiesta per turbativa d’asta e concussione che lo vedeva indagato: “I buoni siamo noi e abbiamo sconfitto i cattivi” e se l’era presa anche con i sacerdoti: “Cattocomunisti che votano Pd”.
Oggi per Luca Claudio, sindaco di Abano Terme, è stato arrestato.
La sua quarta volta da primo cittadino, la prima e la seconda volta fu eletto a Montegrotto Terme dal 2001 al 2011, sembra già  finita.
Claudio era stato rieletto con il 52,3% delle preferenze il 19 giugno scorso alla guida di una coalizione di liste civiche dell’area di centrodestra.
Al primo cittadino vengono contestate corruzione e induzione indebita.
L’indagine era partita l’anno scorso anno per un giro di presunte tangenti sulla manutenzione del verde ma avrebbe portato a un giro di bustarelle in altri settori compreso l’edilizia. Gli investigatori hanno ricostruito tutti gli appalti assegnati ad Abano e Montegrotto dal 2008 in avanti.
L’operazione denominata Imperator ha portato all’arresto di un altro amministratore pubblico e di tre imprenditori, indagati a vario titolo per i reati di concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità , corruzione e riciclaggio.
Altri 18 persone sono indagate a piede libero: in corso anche 22 perquisizioni.
Poco meno di un anno fa, la Guardia di Finanza aveva perquisito le società  a lui riconducibili e la sua casa per il secondo troncone di indagine aperta nell’aprile del 2015 su un giro di presunte tangenti, indagine che aveva portato anche all’arresto di un assessore di Montegrotto Terme e alle dimissioni del sindaco di Montegrotto Terme Massimo Bordin.
Cuore di quell’indagine la donazione di alcuni immobili, una quindicina di appartamenti come forme di ringraziamento in cambio di modifiche ai piani regolatori.
Gli investigatori in quell’occasione avevano sequestrato diversi documenti e notificato un avviso di garanzia per concussione e turbativa d’asta.

(da agenzie)

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BREXIT, STAMPA INGLESE DIVISA: SI ACCENDE LO SCONTRO

Giugno 23rd, 2016 Riccardo Fucile

DAL DAILY AL GUARDIAN, LE POSIZIONI DEI GIORNALI

Remain or Leave, anche la stampa britannica si schiera.
C’era una volta la stampa “british”, dallo stile ponderato: ora le principali testate inglesi si schierano tutte e non risparmiano su editoriali ultra di parte.
Nel giorno del referendum sulla permanenza nell’Ue, come del resto aveva già  fatto durante la campagna referendaria, i giornali britannici si dividono e spiegano.
“Il Regno Unito decide”, scrive in prima pagina il Daily Mail, il quotidiano più letto del Paese, favorevole alla Brexit, pubblicando anche quelle che considera le principali “menzogne” di Bruxelles.
The Times, l’unico quotidiano del gruppo Murdoch che è a favore della permanenza, come d’altra parte i suoi lettori, sottolinea il testa-a-testa nei sondaggi, che lasciano un futuro “appeso a un filo”.
Il Sun, anch’esso di Murdoch, titola “Il giorno dell’Indipendenza, Il risorgimento del Regno Unito”, sullo sfondo di un cielo albeggiante.
Il Guardian, che è a favorevole alla permanenza, segnala che i britannici affrontano “il giorno della scelta”, prevedendo che il risultato sarà  testa-a-testa.
Il Daily Telegraph, favorevole alla Brexit e quotidiano di riferimento del Partito Conservatore, pubblica in apertura una vignetta dove si vede un’anziana con un cagnolino -potrebbe essere Elisabetta II a un incrocio, al centro della bandiera del Regno Unito, l’Union Jack.
L’Independent, favorevole alla permanenza, dà  risalto all’ultimo sondaggio ComRes, favorevole alla permanenza, che dà  un netto vantaggio all’opzione Remain, con il 45% rispetto al 42% favorevoli alla Brexit.
Infine ill quotidiano economico Financial Times sottolinea invece l’importanza della giornata odierna e segnala che la sterlina ha riguadagnato valore nella giornata del referendum.

(da “Huffingtonpost”)

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RAGGI, LA GIUNTA NON C’E’, SOLO LA PROMESSA DELL’ANNUNCIO

Giugno 22nd, 2016 Riccardo Fucile

SONO PIU’ I NO CHE I SI’ QUELLI RACCOLTI DAL SINDACO: FIDUCIA NEL M5S E MULTE CAUSANO LA FRENATA… ALLA FINE ACCETTERANNO SOLO LE TERZE FILE

La Giunta che non c’è.
Sembra quasi il titolo di una canzone e invece è la prima (mezza) sorpresa nella Capitale al tempo di Virginia Raggi, proclamata oggi ufficialmente sindaco.
Premesso che il primo cittadino ha a disposizione 20 giorni di tempo, da quando viene proclamata, per nominare i suoi assessori, il dato è che sono stati gli stessi 5 Stelle in nome della trasparenza a cavalcare il leitmotiv della squadra di governo da rendere nota prima del voto.
Non si tratta di retroscena giornalistici, ma di dichiarazioni ufficiali a cui però non hanno fatto seguito i fatti a causa dei tanti “no” incassati dalle personalità  contattate in questi mesi.
Complice il dubbio che l’amministrazione targata M5S non abbia lunga vita, stipendi bassi in nome dei tagli e soprattutto la multa di 150mila euro che anche gli assessori sarebbero chiamati a pagare se dovessero venire meno al codice di comportamento.
A parlare della squadra Raggi si inizia il 2 marzo a Porta a Porta: “Ci piacerebbe presentare tutta o parte della Giunta prima delle elezioni. Così i cittadini — dice Raggi – potranno scegliere in maniera consapevole. Non ci piace votare a scatola chiusa”. Passano i giorni, i mesi e la campagna elettorale entra nel vivo.
A fine maggio, la candidata sindaco 5Stelle ribadisce in più circostanze, come in un’intervista all’Ansa o a TeleRoma56, che la squadra sarebbe stata comunicata “a breve”: “Siamo a buon punto. Prima del 5 giugno comunicheremo la parte che siamo riusciti…”.
E poi ancora: “Alcuni nomi della giunta sì, saranno annunciati prima del voto”.
Anche Luigi Di Maio a In mezzo’ora il 29 maggio ribadisce che i membri della Giunta sarebbero stati annunciati “in settimana, sarà  un dream team”.
In realtà  prima del turno del 5 giugno nessun nome viene dato, complice il fatto che i primi contatti avviati con personalità  di spicco si sono conclusi in un nulla di fatto. Dall’entourage spiegano inoltre che trattandosi di professionisti preferiscono “non bruciarsi” a campagna elettorale ancora in corso.
Ci sarebbe cioè un problema di opportunità  politica: il dubbio, negli ambienti che contano, è che M5S alla fine non la spunti o che il suo governo non abbia lunga vita. Circola qualche nome.
Tra questi c’è quello del prefetto Marilisa Magno, a capo della commissione d’accesso che chiese il commissariamento per mafia di Roma dopo l’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’.
Oppure l’ex calciatore Damiano Tommasi, da poco rieletto presidente dell’Associazione italiana calciatori (Aic), il sindacato dei giocatori.
O ancora l’ex consigliere comunale M5S Daniele Frongia, ricandidato e indicato come possibile capo gabinetto del sindaco. Ma si tratta solo di indiscrezioni.
Intanto Virginia Raggi supera il primo turno delle amministrative e nelle due settimane che separano il risultato dal ballottaggio si dedica a tempo pieno alla composizione della squadra: “La presenteremo in blocco la prossima settimana”, dice l’8 giugno.
Tanto che riduce al minimo gli appuntamenti pubblici perchè, viene spiegato dal suo entourage, “vuole mettere l’ultima parola su ogni nome e partecipare a tutte le riunioni”.
Riunioni durante le quali vengono presi contatti con i possibili assessori. Spunta per la Cultura il nome di Rossana Rummo, direttore generale delle Biblioteche e Istituti Culturali del Mibact, già  sub-Commissario straordinario del Comune di Roma alla Cultura, ma lei rifiuta: “Mi è stato proposto di diventare assessore alla Cultura in una ipotetica giunta di Virginia Raggi, ho ringraziato per la considerazione dimostratami, ma ho declinato la proposta”.
Poi c’è quello del campione di rugby Andrea Lijoi e dell’ex centrocampista della Roma Daiano Tommasi, ma nulla di fatto anche qui.
Anche Tomaso Montanari e Christian Raimo, i cui nomi erano circolati per la casella della Cultura, e Pasqualino Castaldi (il sub commissario di Tronca che in Campidoglio si occupa di bilancio) declinano l’invito.
Tramonta anche l’ipotesi di Raphael Rossi, esperto di raccolta differenziata e che ha già  lavorato tra Napoli e Parma.
Secondo alcuni a freddare gli entusiasmi c’è anche una questione meramente economica: “Chi guadagna svariate migliaia di euro al mese – ragiona un parlamentare – non rinuncia facilmente a una vita di agi per una spesa tra Aule e corridoi del Campidoglio”.
Per non parlare delle multa di 150mila se vengono meno al codice di comportamento e se dovessero causare un danno di immagine al Movimento 5 Stelle.
Raggi evoca anche il nodo delle quote rosa, ovvero la mancata disponibilità  da parte delle donne a ricoprire l’incarico di assessore.
Nel confronto tv a SkyTg24, il mercoledì prima del ballottaggio, Raggi fa sapere: “Tra domani e venerdì sarà  annunciata, la stiamo completando. Sta venendo molto bella, sono tutti pronti a collaborare”.
Ma il proposito di annunciare tutta la Giunta prima del voto va a naufragare.
La Raggi dà  i quattro nomi che circolavano da giorni: Paolo Berdini all’Urbanistica, Paola Muraro alla Sostenibilità , Andrea Lo Cicero allo Sport e Luca Bergamo alla Crescita culturale. Mancano le caselle chiave, come il Bilancio.
Pare che alcuni si siano sfilati e che altri non si sono voluti esporre prima: “Quando chiamerà  da sindaco sarà  tutta un’altra storia”.
Sta di fatto che gli incontri per comporre la squadra sono ancora in corso.
Secondo quanto si apprende dovrebbe mancare una sola casella, quella del Turismo su cui sono in ballo due nomi.
Al Bilancio, ma si tratta di indiscrezioni, dovrebbe andare Marcello Minenna, ex dirigente della Consob, anche se pochi giorni prima del voto aveva detto che con i 5Stelle non aveva alcun accordo.
La persona designata per l’incarico a tempo per occuparsi delle Partecipate dovrebbe essere Antonio Blandini. Poi Cristina Pronello ai Trasporti e Francesca Denese alle Politiche sociali.
Non sembra invece ancora coperta la delicata casella della delega al commercio. Dopo una serie di annunci dell’annuncio, adesso la comunicazione ufficiale della Giunta al completo dovrebbe arrivare durante la prima riunione del Consiglio comunale.
Anche se qualcuno teme un nuovo caso Livorno, quando ad agosto di due anni fa il sindaco Filippo Nogarin era in vacanza a San Vito Lo Capo ma non aveva ancora completato la Giunta.

(da “Huffingtonpost“)

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BENVENUTI NELLA CASERMA RAGGI: MULTA DI 150.000 EURO PER CHI VIOLA IL CODICE M5S

Giugno 22nd, 2016 Riccardo Fucile

“SE UNO PRENDE DECISIONI LONTANE DALLA LINEA DEL GRUPPO”: DECIDE LO STAFF … MA A TORINO LA APPENDINO NON APPLICA LA NORMA FARSA

Non solo la sindaca Virginia Raggi e i consiglieri in Campidoglio, anche gli assessori della futura giunta rischiano una multa da 150mila euro se violano il codice di comportamente M5s.
Il documento firmato dai candidati grillini, come anticipato a febbraio scorso, sarà  sottoposto anche alla squadra di esterni che sarà  annunciata ufficialmente nei prossimi giorni.
I 5 stelle sono alla ricerca di facce che siano completamente svincolate dai partiti tradizionali, ma il timore è che i selezionati poi non seguano la linea del gruppo. Raggi e il mini direttorio romano sono al lavoro per esaminare i curriculum e non mancano le difficoltà  tra rinunce e perplessità .
La prima precauzione è cercare persone che siano vicine allo spirito del Movimento, ma potrebbe non bastare.
Da qui la decisione di far firmare il codice etico anche ai futuri assessori.
“Sindaco, assessori e consiglieri eletti dovranno rispettare il presente Codice”, si legge nel documento che include i membri della giunta tra i soggetti tenuti ad operare in sintonia “con le indicazioni date dallo staff”.
E tra i sottoposti, in caso di violazione, al rischio di multa per danno di immagine di almeno 150mila euro.
Si tratta di una clausola simile a quella degli europarlamentari M5s che invece rischiano una penale di 250mila euro.
Diversa invece la situazione a Torino: la sindaca Chiara Appendino ha fatto firmare un codice etico “soft” dove non è prevista alcuna sanzione in denaro.
Il documento che tutti i candidati grillini a Roma hanno firmato prevede che “le proposte di atti di alta amministrazione e le questioni giuridicamente complesse verranno preventivamente sottoposte a parere tecnico-legale a cura dello staff coordinato dai garanti del M5s, al fine di garantire che l’azione amministrativa degli eletti M5S avvenga nel rispetto di prassi amministrative omogenee ed efficienti, ispirate al principio di legalità , imparzialità  e buon andamento dell’azione amministrativa di cui all’art. 97 della Costituzione”.
Anche gli assessori dovranno rispettare il “non statuto”, dovranno “coordinarsi con i responsabili della comunicazione del M5s nel Parlamento (gruppo comunicazione)”, dovranno informarsi ai principi di “trasparenza”.
Gli assessori rientrano anche nel capitolo “sanzioni” assumendosi “l’impegno etico” a dimettersi in caso di condanna penale anche solo di primo grado o se iscritti nel registro degli indagati e se una consultazione in rete o i garanti “decidano per tale soluzione nel superiore interesse del preservazione dell’integrità  del M5s”.
“Il sindaco, ciascun assessore e ciascun consigliere sarà  ritenuto gravemente inadempiente laddove, secondo il principio della democrazia diretta, detto “recall”, già  applicato negli Stati Uniti” lo decidano almeno 500 iscritti al M5s o lo decida una votazione in rete.
Infine, continua il documento, “ciascun candidato del M5s alla carica di Sindaco di Roma Capitale, di Assessore della Giunta di Roma Capitale e di consigliere dell’Assemblea di Roma Capitale, prima delle votazioni per le liste elettorali, dovrà  sottoscrivere formalmente il presente codice di comportamento” e quindi “si dichiara consapevole” che “a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5s subirà  un grave danno alla propria immagine, che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000“.
Il candidato, conclude, “accetta espressamente la predetta quantificazione del danno all’immagine che subirà  il M5S in caso di violazioni dallo stesso poste in essere alle regole contenute nel presente codice e si impegna pertanto al versamento del predetto importo, non appena gli sia notificata formale contestazione a cura dello staff”.
Intanto per il team Raggi è corsa contro il tempo per trovare i nomi che completino la squadra.
Nelle scorse ore su Facebook è scoppiato il caso di Rolando Ramieri, membro dei gruppi di discussione M5s in Municipio IX, a Roma, che ha lanciato l’annuncio, dalla sua pagina social che recitava: “Se a qualcuno dei miei amici di Facebook interessasse svolgere il compito di assessore municipale al IX Municipio e ritenesse di possedere le competenze giuste mi contatti in privato così da fornirgli le informazioni per inviare il suo cv allo staff del nuovo presidente del Municipio. Astenersi commenti inutili e perditempo di governo”.
Lo stesso Ramieri, seppellito dalle richieste e dai cv, poi ha ammesso “di aver commesso una leggerezza nel pubblicare sul mio profilo la richiesta di ricerca di assessori. Io non ricopro nessun ruolo nè nel gruppo IX Municipio nè tantomeno all’interno del M5S romano”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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TORINO, LA APPENDINO VUOLE METTERE LE MANI SULLA COMPAGNIA SAN PAOLO: CHI TIENE LA CASSA GESTISCE LA CITTA’

Giugno 22nd, 2016 Riccardo Fucile

FASSINO DIFENDE IL PRESIDENTE PROFUMO: LA COMPAGNIA E’ UNA POTENZA FINANZIARIA CHE FA PIOVERE SUL TERRITORIO 140 MILIONI L’ANNO

Non è un caso se il primo, vero scontro tra la nuova sindaca di Torino, la grillina Chiara Appendino e Piero Fassino, il grande sconfitto, avvenga sulla Compagnia di San Paolo, istituzione su piazza dal 1563 e, oggi, primo azionista con oltre il 9% di Intesa Sanpaolo, la banca più grande d’Italia.
A poche settimane dal voto, Fassino aveva indicato l’ex-ministro Francesco Profumo alla presidenza. Già  l’ex-sindacalista Fiom Giorgio Airaudo, candidato a sindaco che non ha superato il primo turno, e poi Chiara Appendino hanno contestato quella mossa e ora la grillina, diventata sindaca, chiede un passo indietro all’ex-ministro. Fassino, giusto ieri mattina, superato lo choc della sconfitta, ha sparato ad alzo zero contro la rivale difendendo Profumo e la scelta di nominarlo presidente.
«Parla sempre di meritocrazia – ha detto Fassino – ma forse che Profumo non ha i titoli per presiedere la Compagnia? È stato rettore del Politecnico, ministro della Ricerca scientifica, ha ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali. E rispetto a tutto ciò bisogna cambiarlo? Se non avessi fatto la nomina il Comune avrebbe perso la titolarità »
Insomma, un duello sanguinoso giustificato dal fatto che la Compagnia è una potenza finanziaria che fa piovere ogni anno sul territorio oltre 140 milioni di euro, più della quantità  di denaro che Palazzo Civico può liberamente disporre nel suo bilancio.
In un momento di crisi ormai pluriennale, ma anche senza la crisi, capite bene che poter metter becco nelle decisioni del Comitato di Gestione della Fondazione ex-bancaria è come avere un jolly nella difficile partita per far quadrare i conti di una metropoli. Il sindaco di Torino questo jolly ce l’ha.
Spetta infatti all’inquilino più importante di Palazzo Civico indicare, per «consuetudine», perchè non c’è Statuto o regolamento che certifichi questa sorta di golden share, chi siederà  sulla poltrona di presidente fra i due componenti che sempre il sindaco di Torino può indicare fra i 17 componenti il Consiglio Generale.
Gli altri 12, più tre cooptati, sono nominati da più enti, dalle Camere di Commercio alle Accademie di Torino, Genova e Milano, i territori dove la Compagnia ha le sue radici.
Formalmente, quindi, la nomina di Profumo, dal Consiglio Generale, sorta di parlamentino della Compagnia, alla presidenza del Comitato di Gestione, cioè il governo, non è del sindaco di Torino «ma di una pluralità  di enti – ha spiegato, ieri, Fassino -. La Compagnia di San Paolo ha già  provveduto a ricordare che è un ente di diritto privato che non dipende dalla città ».
Tutto ineccepibile sul piano formale, molto meno sul piano sostanziale chè da secoli si rispetta l’indicazione sul presidente da parte del sindaco di Torino, qualunque esso sia.
«Una nomina così a ridosso del voto – aveva efficacemente sintetizzato il problema Giorgio Airaudo – obbligherà  il nuovo sindaco che non sia Fassino a presentarsi con il cappello in mano».
Per questo motivo, Appendino ha già  annunciato la volontà  di introdurre il semestre bianco prima del voto – il prossimo, va da sè – per bloccare ogni nomina come quella di Profumo.
Escluso che Profumo lasci il campo libero, l’attenzione si sposta sulle erogazioni della Compagnia che – dati 2015 – vanno a portare preziosa linfa nei settori più diversi.
Tra i principali spiccano i cinquanta milioni destinati alle Politiche sociali; Ricerca, Istruzione e Sanità  ricevono altri 44 milioni; l’Arte, attività  e beni culturali assorbono quasi 30 milioni.
«Una cifra che, per il 70% – spiega il segretario generale, Piero Gastaldo – finisce nell’area metropolitana di Torino».
Un fiume di denaro che viene alimentato da una più che saggia gestione delle attività  finanziarie detenute dalla Compagnia di San Paolo che a fine 2015 ammontavano a 7,7 miliardi.
Oltre il 50% del portafoglio è costituito dalle azioni di Intesa Sanpaolo che la Compagnia s’è impegnata a portare al 33,3% entro il 2018. La qual cosa comporterà  un incasso miliardario per la Compagnia:
«Che non significa che ci saranno miliardi in più da spendere» puntualizza Gastaldo. Ma Profumo, appena diventato presidente, non ha esitato a spiegare che una quota importante dei nuovi investimenti della Compagnia «sarà  indirizzata verso la crescita e lo sviluppo del territorio».
Miele per le orecchie di Fassino, all’epoca ancora sindaco. E per Chiara Appendino.

Beppe Minello
(da “La Stampa”)

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