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TIMORI E RANCORI INTORNO AL LETTO DI SILVIO

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

ALTA TENSIONE TRA MARINA E IL CERCHIO MAGICO: “MA LO AVETE PORTATO A VOTARE?”

Al San Raffaele la storia cambia in modo brusco e anche angosciante. Brusco e angosciante come le parole del medico personale di Silvio Berlusconi, Alberto Zangrillo, che squarcia ogni velo di ambiguità  sul caso, spiegando che l’ex premier “ha rischiato di morire” e che sarà  sottoposto a un intervento chirurgico al cuore, delicato e lungo, la prossima settimana
E se le mani del cardiochirurgo, il professor Alfieri, sono mani rassicuranti anche per un intervento, come si dice in gergo, a cuore aperto, è chiaro che nulla sarà  come prima: “Sconsiglio — dice Zangrillo — di tornare a fare il leader politico”.
Il che non significa che il Cavaliere non potrà  tornare vispo e pieno di vita, come prima più di prima, ma certo i tempi di recupero tanto brevi non saranno e, di certo, non potrà  chiedere al suo corpo di reggere i ritmi, frenetici e faticosi, e anche un po’ imprudenti sostenuti fin qui.
E a cui lo hanno spinto e incoraggiato anche quelli che gli stanno attorno.
“Ma lo avete portato a votare?”, “Ma lo avete portato a fare un comizio a Ostia mentre aveva già  uno scompenso”, “ma ha fatto campagna elettorale come se nulla fosse?”. Nelle domande della figlia Marina ma, più in generale di tutta la famiglia, c’è una tensione neanche tanto velata col famoso “cerchio magico”.
Per come si è preso cura, o meglio non si è preso cura del padre. E per come ha condotto la vicenda negli ultimi giorni, di fatto negando il problema.
Ci vorrebbe lo sguardo di Monicelli per descrivere l’atmosfera da romanzo noir, in cui l’epilogo politico di una grande storia è avvolto da piccole o grandi meschinità  umane: “Sta bene”, “solo stress”, “tornerà  in campo per i ballottaggi”.
Per giorni la strategia di comunicazione del “cerchio” è stata opposta a quella dei medici che, da subito, avrebbero detto la verità .
E pare che sia rimasto molto contrariato anche Fedele Confalonieri, nel toccare con mano, dopo la visita, la gravità  della situazione. E infatti parlando con Renzi non ha detto “solo stress” ma “non c’è pericolo di vita”.
Una differenza che racconta non punti di vista diversi nella comunicazione ma una tensione, tra le persone più vicine a Berlusconi, sul controllo del vecchio leader.
Un controllo, della sua vita e della sua salute, che finora è stato esercitato più dal cerchio che dalla famiglia Marina.
Nello sguardo teso della primogenita, nella sua trattenuta tensione, nelle poche spigolose parole sussurrate ai familiari c’è la rabbia nei confronti di chi, finora, ha minimizzato il problema, negandolo, per paura che la malattia significasse perdita di controllo.
Ecco Berlusconi esponendo come una Madonna pellegrina alle cene di finanziamento, ecco Berlusconi che fa i comizi: “Scendi in campo”, “sei sempre tu”, “fagli vedere chi sei”, “c’è una folla che ti aspetta”.
Le cene di Arcore sono sedute di training autogeno per un leader che, in fondo, ama sentire frasi che esorcizzano il passare del tempo e gli acciacchi.
Dentro Forza Italia parecchi parlamentari sono medici: “Ma è possibile — si domanda uno di loro — che non gli hanno fatto fare nessun controllo arrivando a una stenosi così severa? Ha un malore, è gonfio, e non gli fanno fare un’ecografia al cuore?”.
Prima ancora di quel che accadrà  dentro Forza Italia, dei direttori, delle cabine di regia che verranno durante la convalescenza di Berlusconi, prima ancora dell’ipotesi, che già  circola, delle due miss preferenze Gelmini e Carfagna come reggenti, con annessi veti, veleni e invidie delle donne del cerchio magico, di tutto questo c’è il “chi si prenderà  cura del Cavaliere”: affiancandolo nella convalescenza, intrepretandone la volontà , con consigli e premurosi divieti.
Insomma, se Marina passerà  dalla rabbia trattenuta all’azione. E chissà , alla politica. In un contesto delicato, anche psicologicamente, per un uomo che è sempre stato, come dicono gli americani, stronger than life e che ora è semplicemente impaurito, per quel che è stato e per l’intervento che sarà .

(da “Huffingtonpost“)

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BERLUSCONI SARA’ OPERATO AL CUORE: “INSUFFICIENZA AORTICA GRAVE”

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

L’INTERVENTO LA PROSSIMA SETTIMANA, L’INTERVENTO DURERA’ 4 ORE: “VA SOSTITUITA LA VALVOLA”

Silvio Berlusconi sarà  operato al cuore. La diagnosi per l’ex premier è infatti di insufficienza aortica “di grado severo”.
La valvola aortica dovrà  essere sostituita: sarà  operato da Ottavio Alfieri, primario di cardiochirurgia al San Raffaele, entro la prossima settimana, l’intervento durerà  4 ore.
E’ stato il giorno della verità  e delle visite eccellenti per Silvio Berlusconi, che domenica sera ha avuto uno scompenso cardiaco, e da martedì è ricoverato al San Raffaele di Milano.
Visto il pressing mediatico che da giorni pesa sulla famiglia e sulla cerchia più ristretta dei collaboratori di Forza Italia, alle 17 è stata convocata una conferenza stampa nell’ospedale di via Olgettina per sciogliere il ‘giallo’ sulle sue condizioni di salute dell’ex premier.
Nonostante Forza Italia continuasse a negare l’ipotesi dell’intervento chirurgico, lo staff medico che segue Berlusconi ha comunicato la decisione di sottoporre Berlusconi a una operazione al cuore.
Alberto Zangrillo e gli altri medici della clinica stamattina hanno avuto al San Raffaele un consulto molto importante con diversi luminari di cardiologia e cardiochirurgia, per stabilire la strada da intraprendere.
In ospedale, intanto, sono continuate le visite di familiari e dei più stretti collaboratori come l’avvocato Niccolò Ghedini, che è arrivato in via Olgettina per incontrare l’ex premier.
Ci ha provato anche Denis Verdini, ex compagno di partito di Berlusconi (ora leader di Ala), che però è stato fermato perchè “il leader di Forza Italia può ricevere solo la visita dei familiari e dei più stretti collaboratori”.
Ghedini già  mercoledì era rimasto nella stanza di Berlusconi – una suite privata che occupa buona parte del sesto piano del padiglione D del San Raffaele – per tutta la mattina, insieme con la compagna del leader di Forza Italia, Francesca Pascale, e la primogenita Marina, che è tornata dal padre verso le 12.30.
Prima di raggiungere la suite al sesto piano dove è ricoverato, aveva solo detto: “Sta bene, proseguono gli accertamenti”.
Tra coloro che hanno fatto visita a Berlusconi anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, insieme con l’amministratore delegato del Milan Adriano Galliani.
“E’ lì, sta bene”, ha detto il numero uno di Mediaset prima di lasciare l’ospedale, riferendosi allo stato di salute del leader di Forza Italia, che ha ricevuto la vista anche di Gianni Letta, suo storico braccio destro e sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri fino al 2011 durante i mandati da premier di Berlusconi.
L’ex premier era parso “molto affaticato” a chi gli ha fatto visita. Gli accertamenti condotti in questi giorni dai medici sono stati mirati a capire le cause dello scompenso cardiaco che si è verificato a Roma a sera di domenica 5 giugno, giorno delle elezioni.
Inizialmente i controlli erano stati programmati al rientro a Milano per il pomeriggio del lunedì: dopo i primi accertamenti, però, i medici del San Raffaele hanno deciso di ricoverare Berlusconi a partire dal giorno dopo, martedì. I tempi del ricovero, all’inizio stimati in un paio di giorni al massimo, si sono poi allungati più del previsto.
Ora la decisione di procedere con l’operazione.

(da “La Repubblica”)

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LA SCONFITTA DELLA LEGA, FLOP DA NORD A SUD

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

SALVINI HA PERSO ANCHE IN ALCUNE SUE STORICHE ROCCAFORTI

La Lega Nord doppiata da Forza Italia nella Milano di Salvini (battuto nettamente da Mariastella Gelmini nelle preferenze, un’«umiliazione» che brucia parecchio al diretto interessato). Addirittura superata dal Pd nella Varese di Maroni.
Cosa è successo? Il prezzo da pagare per il progetto nazional-lepenista intrapreso dal «Capitano»? Tutt’altro.
Quello che il Carroccio perde nelle sue roccaforti storiche, a causa frutto della svolta sudista, non viene raccolto al Centro-Sud.
Anzi, come già  si era intravisto alle regionali dello scorso anno (2,29% in Puglia), il brand Salvini da Roma in giù raccoglie solo briciole.
«Noi con Salvini» il partito creato per presentarsi alle elezioni nelle regioni in cui la Lega non esiste, balla tra l’uno e il due percento.
Il tema sarà  affrontato domani alla riunione del consiglio federale convocata in via Bellerio e galvanizza quei leghisti che, sin dall’insediamento di Salvini, ripetono: «Che ci andiamo a fare in Campania? Concentriamoci sul nostro territorio». L’argomento doveva essere oggetto di discussione del congresso, inizialmente convocato per gennaio-febbraio.
Poi spostato a marzo-aprile, quindi rinviato all’autunno.
«Finirà  che lo faremo a dicembre, con un anno di ritardo» ammette un deputato lombardo, facendo notare che «certamente non lo potremo fare prima del referendum sulle riforme costituzionali».
L’obiettivo di quel congresso era di mettere mano allo statuto del Carroccio e di trasformare il partito.
Non tanto in una «Lega Italia» (alcuni dirigenti dicono di «rabbrividire» davanti a quel nome), piuttosto in una «Lega delle Nazioni».
Creare un partito che riprenda le tesi di Miglio delle tre Repubbliche Federali: del Nord, dell’Etruria, e del Sud, a cui si aggiungerebbero le Regioni autonome.
Visti gli ultimi risultati, però, sono in molti a tirare il freno e a chiedere se la strada del partito nazional-lepenista sia quella da seguire.
Matteo Salvini, che punta alla leadership dell’intero centrodestra, ovviamente non arretra. Il 25 giugno organizzerà  una kermesse per gettare le basi di un programma comune da offrire alla coalizione.
Ma gli alleati di Forza Italia hanno più di un motivo per chiedergli di abbassare la cresta.
Prendiamo per esempio Roma, dove il segretario si è speso più volte in prima persona, con iniziative elettorali e con la grande manifestazione del febbraio dello scorso anno. Ci puntava parecchio. E invece, nella corsa al Campidoglio, la lista Lega-Noi Con Salvini si è fermata al 2,71% e non avrà  nemmeno un consigliere.
È andata un po’ meglio a Latina (4,07%) e Terracina (3,66%), ma in altre parti del Lazio i numeri sono drammatici: 2,7% a Cassino, addirittura 0,95% a Sora.
Ma nelle zone del Sud in cui il progetto Noi Con Salvini è attivo da quasi un anno e mezzo i risultati sono persino peggiori: 1,39% a Gallipoli, 1,93% a Caserta, solo 0,20% a Crotone.
E così succede che nell’intera Sicilia l’unico successo da sbandierare sia quel 9,18% di Grammichele, 13 mila anime, paese che ha dato i natali a Raffaele Lombardo. Altrove i candidati salviniani non hanno corso nemmeno sotto il simbolo ufficiale, ma si sono candidati in altre liste.
Segno che la storia della Lega continua a essere l’ostacolo più grande ai sogni garibaldini di Salvini.

Marco Bresolin
(da “La Stampa”)

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NELL’ACCAMPAMENTO DEI DISPERATI CHE RACCOLGONO ARANCE PER TRE EURO L’ORA

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

“STRUTTURA DA SMANTELLARE”… MA MANCANO FONDI E IL COMUNE E’ SCIOLTO PER MAFIA… LO STATO DOV’E?

L’ inverno scorso, nella stagione degli agrumi, erano arrivati a mille, stipati nella tendopoli; adesso circa la metà  è andata a raccogliere pomodori altrove, e sono rimasti in poco più di 400.
Quasi tutti con lo status di rifugiati, o in attesa di ottenerlo: cittadini ormai stanziali, a dispetto di sistemazioni che dovrebbe essere temporanee per definizione; e senza diritti, nonostante non siano nè clandestini nè abusivi.
«La percentuale di popolazione straniera dotata di regolare permesso di soggiorno è andata aumentando, ma tale tendenza si scontra con un’organizzazione del lavoro caratterizzata in modo strutturale da lavoro nero, sottosalario e caporalato», denuncia l’ultimo rapporto di Medu, l’associazione Medici per i diritti umani che da anni monitora la situazione nei campi di Rosarno e San Ferdinando.
La raccolta delle arance viene pagata in media 25 euro al giorno (circa 3 euro all’ora), al lordo delle trattenute per il trasporto nei campi: prima imperavano il caporalato e il cottimo, adesso prevalgono assunzioni in nero o fasulle (a volte intestate a italiani che accumulano i contributi senza fare nulla, mentre a lavorare vanno molti neri africani e pochi bianchi dell’Est europeo).
Un lavoro che comincia all’alba e finisce al tramonto, quando si torna nell’accampamento, dove forse finisce lo sfruttamento ma prosegue un’esistenza degradata.
A sostenerlo non è soltanto un’organizzazione autonoma come Medu, ma il rappresentante del governo: il prefetto di Reggio Calabria Carlo Sammartino, che a febbraio ha approvato un «protocollo di accoglienza e integrazione degli immigrati nella Piana di Gioia Tauro» con l’obiettivo di smantellare la tendopoli.
Proprio in virtù di una presenza tanto massiccia quanto stabile dei rifugiati che lavorano e producono reddito.
L’importanza di quel documento – firmato anche da rappresentati degli Enti locali, della Croce Rossa, della Chiesa, insieme a Caritas, Emergency e Medu – sta nelle premesse, prima ancora che nelle soluzioni.
Perchè è lì che, nonostante il linguaggio apparentemente asettico, è descritta l’intollerabilità  del contesto
Occorrono «linee di intervento per il superamento della condizione di precarietà  abitativa e igienico-sanitaria in cui versa un consistente numero di lavoratori extracomunitari», si legge.
E più avanti: «Una tendopoli è stata dismessa, ma nell’altra, ancora operante, si registrano condizioni di degrado, anche sotto il profilo igienico-sanitario, nonchè altre carenze».
Infine: «La particolare situazione in cui versano gli immigrati presenti in quel territorio impone interventi non più procrastinabili al fine di garantire la fruizione di servizi essenziali agli immigrati e favorire una piena integrazione degli stessi»
Di qui la decisione di «assicurare, nell’immediato, la riconduzione di San Ferdinando a condizioni di maggiore vivibilità  e sicurezza, mediante interventi di bonifica, sostituzione delle tende e degli apparati deteriorati»; e successivamente, «smantellare l’attendamento, mediante l’individuazione e celere realizzazione di politiche attive di accoglienza e integrazione nel tessuto sociale e locale».
Tradotto dal burocratese, significa che i rifugiati non possono più vivere negli accampamenti, che devono scomparire, perchè hanno diritto all’accoglienza in case normali. Ma siamo ancora alla prima fase dell’intervento: per trovare le abitazioni servono soldi (che non bastano mai) e scelte politiche non facili da parte di Regione e Comuni.
Nella Piana la presenza dei «neri» è una miscela che di tanto in tanto esplode, e per gli amministratori locali risulta complicato e scomodo, occuparsene.
Nel 2010 ci fu la rivolta dei migranti, seguita a ripetuti episodi di aggressioni e violenze nei loro confronti, che a sua volta scatenò la contro-rivolta dei locali (esasperati anch’essi da una condizione sociale non certo invidiabile), con venature razziste e sospette infiltrazione mafiose.
Il risultato fu lo sgombero delle ex fabbriche in cui i rifugiati erano costretti a vivere in condizioni non troppo differenti da quelle degli animali nelle stalle.
Si passò alle tendopoli, ma a San Ferdinando, nel 2013, il sindaco ne ordinò la rimozione.
Dopo pochi mesi il governo nazionale rimosse lui, arrestato per concorso con la ‘ndrangheta: il Comune fu sciolto per mafia ed è tuttora commissariato.
Gli extracomunitari sottopagati per raccogliere arance hanno cambiato accampamenti, ma senza che la situazione migliorasse di molto.
Al punto da far scrivere, nel rapporto Medu, che «di stagione in stagione sembra consolidarsi una vera e propria sospensione della dignità  e dei diritti per i lavoratori immigrati, radicata in un contesto dove tutta la popolazione deve ancora troppo spesso subire la pervasiva e capillare presenza della criminalità  organizzata, a cui si associano gli effetti perversi della malapolitica e del sottosviluppo economico».

Giovanni Bianconi
(da “il Corriere della Sera“)

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LA DESTRA DELLA VERGOGNA: HANNO FREGATO UN MILIONE DI EURO AI LIGURI E NON LI CHIEDONO INDIETRO

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

ESSENDO COINVOLTI RIXI, BRUZZONE (LEGA) E ROSSO (FDI), TOTI FA LA MARCHETTA PER MANTENERE LA POLTRONA DI PRESIDENTE

I termini sono scaduti. La giunta Toti ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo più importante, da un punto di vista politico, sulle spese pazze, al contrario di quanto, a fine mandato e quindi alla vigilia della campagna elettorale, aveva fatto la giunta Burlando nei confronti dei consiglieri Idv, sotto processo per le stesse accuse, seppure in un altro dibattimento.
Ora deve essere chiaro a tutti che se gli ex consiglieri saranno condannati, di fatto la Regione non potrà  più chiedere i danni e neppure pretendere la restituzione dei nostri soldi, spesi da chi ci governava per cene e viaggi, ostriche e champagne.
Si tratta di una scelta politica e come tale sempre legittima. Saranno gli elettori a giudicare.
Ma è altrettanto giusto ricordare che la richiesta del M5S alla giunta di costituirsi parte civile è caduta nel vuoto (i grillini non erano in consiglio all’epoca dei presunti illeciti).
E che poi nessun partito ha speso una parola.
Ieri, solo perchè interpellato, Toti ha spiegato: «Noi ci comportiamo sempre così. Infatti non ci costituiremo neppure per il processo contro Raffaella Paita».
Quelli del Pd, invece, non ci hanno messo neppure la faccia, limitandosi e rendere nota la posizione (teorica) del partito: «Noi ci costituiamo sempre». Sarà . Ma atti istituzionali non ne abbiamo visti.
E per una volta tutti i politici sono rimasti zitti.
Sarà  per la vergogna?

(da “il Secolo XIX”)

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SPESE PAZZE: LA REGIONE LIGURIA NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

TOTI NON CHIEDERA’ I DANNI AI SUOI COMPAGNI DI MERENDA: E’ QUESTO IL CENTRODESTRA DELLA LEGALITA’ ?

C’è un soggetto danneggiato che non batte cassa.
E questo non è il solo paradosso del processo più imbarazzante per la Regione, quello che ha messo sotto accusa le spese dei suoi consiglieri.
Il fatto è che la Liguria è l’unica fra le amministrazioni italiane – che sul tema hanno preso posizioni diverse a prescindere dal colore politico – a essersi pronunciata in due modi radicalmente opposti: nel primo procedimento, a carico degli ex membri dell’Italia dei Valori, l’ente si è costituito parte civile; nel secondo, quello in cui sono coinvolti esponenti di tutti gli altri partiti, no.
È un fatto che questo cambio di strategia coincida con una transizione politica.
Nel primo caso, concretizzatosi oltre un anno fa, al governo c’era ancora la vecchia maggioranza di centrosinistra, guidata da Claudio Burlando.
Nel secondo si era già  insediato il centrodestra guidato da Giovanni Toti.
«Non volevamo ingolfare il processo», spiega il nuovo governatore. Che poi aggiunge una frecciata polemica ai suoi oppositori: «Non ci siamo costituiti parte civile nemmeno nell’inchiesta sull’alluvione che vede coinvolte Raffaella Paita (attuale capogruppo Pd in Regione, ndr) e Gabriella Minervini (dirigente, ndr).”
Cene, vini e viaggi per due
La vicenda giudiziaria è tra le più note degli ultimi anni e ha riguardato quasi tutti consigli regionali del nostro Paese.
Per anni, secondo la Guardia di Finanza, la stragrande maggioranza dei politici ha considerato i rimborsi destinati all’attività  politica alla stregua d’un bancomat, in alcuni casi come un vero e proprio integrativo allo stipendio.
Con soldi pubblici sono state pagate, così dice l’accusa, spese personali d’ogni tipo: cene, viaggi, parchi giochi, vini, notti in hotel, vestiti e regali assortiti. In soldoni, solo il secondo filone, 23 imputati di centrodestra e centrosinistra eletti nell’ultima legislatura, è costato alle finanze pubbliche oltre 1 milione di euro.
Le altre amministrazioni
E qui arriviamo al comportamento processuale. Gli atti sulla conclusione delle indagini vengono notificati alla Regione, identificata come parte lesa, passano attraverso l’ufficio legale e arrivano quindi alla giunta.
La decisione finale sul costituirsi o meno come parte civile, e avere diritto dunque a un risarcimento già  in sede penale, è del tutto politica.
In giro per l’Italia, per fare qualche esempio, hanno deciso di farlo Lombardia, Piemonte, Sicilia e Molise. Mentre non hanno scelto questa strada Emilia-Romagna e Campania.
La Liguria, però, è l’unica amministrazione ad aver dato due indirizzi diversi.
Ed è interessante rilevare come l’orientamento del passato fosse quello di farsi le proprie ragioni in prima persona: l’ente si era costituito parte civile, per dire, nel caso della ristrutturazione a fini privati con soldi regionali d’un villino a Mulinetti, in varie indagini su truffe sanitarie e pure nell’affaire derivati (il maxi-prestito ottenuto dalla banca giapponese Nomura a condizioni molto pericolose), dove si fece avanti già  nella fase dell’indagine preliminare.
L’interrogazione dei M5S
Va detto che nei mesi precedenti la scadenza dei termini per presentare l’istanza, i partiti non si sono affannati nel domandare un intervento della giunta regionale. L’unica sollecitazione risale a febbraio, quando Fabio Tosi, consigliere del Movimento Cinque Stelle (formazione entrata in consiglio nella legislatura successiva a quella sotto inchiesta), sul punto presentò un’interrogazione.
Da allora, e fino a ieri, sul caso è calato il silenzio. E a essere ammesso come parte civile, alla fine, c’è solo l’associazione di consumatori Codacons.

(da “il Secolo XIX”)

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DOPO IL FLOP ELETTORALE PONTIDA PUO’ ATTENDERE: L’ADUNATA SPOSTATA AL 16 SETTEMBRE

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

PER RIEMPIRLO MEGLIO ASPETTARE IL RITORNO DALLE VACANZE DEI GUERRIERI PADAGNI… ANCHE SE ORMAI IL PRATONE SI E’ RIDOTTO, LASCIANDO PURE SPAZIO A UN SUPERMERCATO

L’ultima volta era successo nel 1995: era fine novembre, dal palco parlava gente come Pagliarini e Formentini da allora uscita dai radar più un Umberto Bossi che, fresco della rottura con Berlusconi e in procinto di appoggiare Lamberto Dini, avvertiva di non sprecare fatica al sud, per non deludere il ceto medio nordista e «spingerlo verso Silvio».
Da allora sono trascorsi 21 anni, i rapporti tra Lega e Berlusconi sono tornati burrascosi, il partito torna dalle elezioni romane con uno scarno 2,72% e in generale le Comunali nelle grandi città  non sono andate benissimo.
E il raduno di Pontida si riaffaccia sull’autunno: l’edizione 2016 abbandonerà  la consueta collocazione di maggio-giugno e per la prima volta si amplierà  a tre giorni: il tutto sarà  il 16, 17 e 18 settembre.
La scelta della data è stata fatta dopo molte incertezze.
A lungo i dirigenti indicavano un «dopo le elezioni», per fare dal palco un bilancio dei risultati. Ma fra primo turno e ballottaggi ci si sarebbe inoltrati verso l’estate, con troppa gente in vacanza.
La ragione principale della scelta è però quella di usare il raduno di Pontida per lanciare la campagna per il no al referendum costituzionale di ottobre, proprio come Matteo Renzi ha usato il Teatro Sociale di Città  Alta per lanciare la sua campagna per il sì.
E sarà  anche un’occasione per celebrare il ventennale della dichiarazione d’indipendenza della Padania.
Era infatti il 15 settembre 1996 quando a Venezia Umberto Bossi annunciò che «la Padania è una Repubblica federale indipendente e sovrana. Noi offriamo, gli uni agli altri, le nostre vite, le nostre fortune e il nostro sacro onore».
E anche uno come Salvini, poco sensibile ai riti con le ampolle del dio Po, tiene a valorizzare l’anniversario.
Tanto da avere già  cancellato la manifestazione di Cittadella, che da qualche settembre ha sostituito Venezia.
Per il resto la macchina organizzativa, gestita da Maurizio Bosatra dalla sede centrale di via Bellerio e dalla segreteria provinciale di Bergamo, è ampiamente oliata, tanto da poter organizzare il raduno anche con soli dieci giorni di preavviso.
È già  stata preallertata la ditta di Treviso che da dieci anni si occupa del palco, e che ha pronta una struttura in tubolari di 18 metri per 10, con una copertura alta 25.
Una bella differenza dal palchetto sul quale Bossi era salito nel primo raduno del 19 maggio 1990.
Da allora il pratone è stata ridotto per fare spazio a un supermercato e il raduno si è svolto 29 volte, anche con più edizioni l’anno, oscillando tra marzo e luglio, cono due puntate a settembre e novembre, e un paio di traslochi a Palazzago e Curno per il maltempo.
E tre cancellazioni: nel 2003 per la malattia di Bossi, nel 2006 per la sconfitta nel referendum sulla devolution e nel 2012 per un ingolfamento tra congressi, ma anche perchè si era nel pieno del periodo nero delle lauree albanesi e dei diamanti della Tanzania.

(da “il Corriere della Sera”)

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CASALEGGIO JR IN MISSIONE PER IL CANTIERE DELLE POLITICHE

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

NEL M5S MAGGIORE PESO AD ALCUNI ESPONENTI REGIONALI E CONTATTI CON LE LOBBY ECONOMICHE PER UN PROGRAMMA COMUNE

L’orizzonte va oltre ai ballottaggi. Il Movimento Cinque Stelle lavora su un doppio binario. Da un lato le riunioni per mettere a punto il rush finale della campagna elettorale, dall’altro lato, invece, è già  partita l’operazione Politiche.
I risultati delle Amministrative sono stati scandagliati palmo a palmo. Oltre alla guerra dei numeri, si studia l’impatto (disomogeneo) sul territorio.
Al di là  delle dichiarazioni di rito, la tornata elettorale ha sancito l’affermazione dell’ala pragmatica guidata da Luigi Di Maio sugli ortodossi, sempre in sofferenza nelle aree in cui hanno espresso loro il candidato.
Un risultato che, di fatto, frena le ambizioni del gruppo più movimentista-integralista e cristallizza i ruoli attuali, rafforzandoli.
In sostanza prevale la linea tracciata da Gianroberto Casaleggio nei mesi prima della sua scomparsa. Per agire nel suo solco, proporre nuove strategie di rete è atteso a Roma anche Davide Casaleggio, ma difficilmente la trasferta romana avverrà  prima del ballottaggio.
L’imprenditore attende che la situazione (anche elettorale) si sedimenti: la sua consulenza resta fondamentale per il Movimento.
Il livello locale
Non è escluso, infatti, che ci siano all’orizzonte novità  a livello locale. Potrebbero acquisire maggior peso alcuni esponenti regionali che ricalcano più da vicino i profili di Appendino e Raggi.
Un serbatoio di volti da lanciare prossimamente. I pragmatici considerati vicini a Di Maio come Giancarlo Cancelleri – che raccoglie i frutti delle elezioni siciliane e che sarà  lanciato come candidato governatore nell’isola – ma anche Stefano Buffagni e Valeria Ciarambino, chiamati a intervenire su aree come Lombardia e Campania dove il Movimento non ha brillato.
Profili che sappiano coniugare l’anima degli attivisti, il lavoro sui territori, con la svolta moderata.
La sfida delle Politiche
Novità  che serviranno poi ai pentastellati per interfacciarsi nei prossimi mesi per l’obiettivo principale: il Movimento sta preparando la sua partita per le Politiche.
Da tempo è iniziata una serie di incontri con docenti universitari e con il mondo delle imprese. Incontri che proseguono e sono in programma anche nelle prossime settimane.
Economisti scuola Bocconi, aziende di caratura internazionale hanno avuto abboccamenti: i primi sondati per essere eventualmente coinvolti nella stesura di un programma economico, le seconde per creare una rete d’ascolto e capire quali siano le priorità  su cui agire.
«Ci stiamo organizzando, serve tempo: abbiamo solo avviato un processo lungo», dicono nel M5S. Non c’è fretta. Anche perchè si lavora per trovare una sintesi che possa essere condivisa dai militanti della prima ora e che possa essere giudicata «inclusiva» nei riguardi dell’elettorato moderato.
Ecco perchè nel caso di una vittoria a Roma i primi cento giorni e i primi dossier della giunta verranno trattati come una sorta di banco di prova, di test nazionale.

(da “il Corriere della Sera”)

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UNDICI MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO A CURARSI: PESANO PROBLEMI ECONOMICI E LISTE DI ATTESA

Giugno 9th, 2016 Riccardo Fucile

SONO DUE MILIONI IN PIU’ RISPETTO AL 2012…VOLA IL PRIVATO: + 3,2%

Più cure, ma solo per chi può pagare. Se infatti è arrivata a 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria sostenuta di tasca propria dai cittadini italiani, sono diventati 11 milioni nel 2016 gli italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà  economiche, non riuscendo a pagarle di tasca propria.
Sono 2 milioni in più rispetto al 2012. E’ quanto emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata oggi a Roma al VI ‘Welfare Day’.
Anziani quasi un quarto.
Se gli italiani spendono meno e risparmiano su molte cose, quando si tratta di cure e terapie, se se le possono permettere, preferiscono non rinunciare.
L’incremento della spesa sostenuta dai cittadini è stato del 3,2% nel 2013-2015, il doppio dell’aumento di quella complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo, pari a +1,7%.
La ‘sanità  negata’ mette a rischio soprattutto le fascie più deboli della popolazione: riguarda 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennial, la generazione nata tra la metà  degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila.
Pensionati e quei giovani, spesso senza un posto di lavoro e con una vita precaria, che rinunciano a curarsi. Una tendenza quella di ‘tagliare’ le spese sanitarie legata alla crisi e economica ed emersa nei precedenti rapporti del Censis e dell’Istat.
Caro ticket.
L’andamento della spesa sanitaria privata – segnala ancora l’indagine Censis-Rbm Assicurazione Salute – è tanto più significativo se si considera la dinamica deflattiva, rilevante nel caso della diminuzione dei prezzi di alcuni prodotti e servizi sanitari.
Nel Servizio sanitario nazionale il ticket è aumentato fino a superare il costo della stessa prestazione in una struttura privata. Il 45,4% dei cittadini ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico. Questo dato cresce di 5,6 punti percentuali rispetto al 2013.
Le liste d’attesa.
Il 72,6% delle persone che hanno dovuto scegliere la sanità  privata lo ha fatto a causa delle liste d’attesa che nel servizio sanitario pubblico si allungano.
Pagare per acquistare prestazioni sanitarie è ormai un gesto quotidiano: più sanità  per chi può pagarsela.Sono inoltre 7,1 milioni gli italiani che nell’ultimo anno hanno fatto ricorso all’intramoenia (il 66,4% proprio per evitare le lunghe liste d’attesa).
Il 30,2% si è rivolto alla sanità  a pagamento anche perchè i laboratori, gli ambulatori e gli studi medici sono aperti nel pomeriggio, la sera e nei weekend.
Peggiora la qualità  del Ssn.
Per il 45% degli italiani la qualità  del servizio sanitario della propria regione è poi peggiorata negli ultimi due anni (lo pensa il 39,4% dei residenti nel Nord-Ovest, il 35,4% nel Nord-Est, il 49% al Centro, il 52,8% al Sud), per il 41,4% è rimasta inalterata e solo per il 13,5% è migliorata. Il 52% degli italiani considera inadeguato il servizio sanitario della propria regione (la percentuale sale al 68,9% nel Mezzogiorno e al 56,1% al Centro, mentre scende al 41,3% al Nord-Ovest e al 32,8% al Nord-Est)
La lunghezza delle liste d’attesa è il paradigma – secondo l’indagine – delle difficoltà  del servizio pubblico e il moltiplicatore della forza d’attrazione della sanità  a pagamento.

(da agenzie)

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